Giuli ha azzerato lo staff del ministero: il Quirinale ne sa qualcosa?

Chi conosce il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, sa benissimo che due sono le sue caratteristiche principali: non essere un cuor di leone e il fiuto nel sapere anticipare dove tira il vento. Ed è forse per questo che l’anticipazione del Corriere della Sera rispetto ai decreti di revoca che sarebbero partiti o sarebbero in partenza da via del Collegio Romano non ha sorpreso le stanze più importanti di via della Scrofa, sede di Fratelli d’Italia.Non è tanto la scelta di azzerare il suo staff, ma il peso che hanno le persone «silurate» da Giuli e gli scontri verbali di Giuli con le persone interessate.
Ai lettori i nomi di Emanuele Merlino e di Elena Proietti dicono poco, ma a Roma invece pesano. Eccome se pesano.
Elena Proietti è stata assessore di Fratelli d’Italia a Terni ed è esponente di spicco dei meloniani in Umbria. Emanuele Merlino è uno degli uomini più di stretta fiducia di Giovanbattista Fazzolari, militante di vecchia data dal Fronte della Gioventù fino all’adesione in Fdi e soprattutto figlio di Mario Merlino, figura storica e complessa della destra romana e italiana. Emanuele Merlino al ministero della Cultura era gli occhi e la voce di Palazzo Chigi, era il sensore di Fazzolari, prima con Gennaro Sangiuliano poi appunto con l’attuale ministro. La revoca di Merlino quindi è una revoca pesante, che scotta, tanto più che attraverso questa figura il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri garantiva per il «tecnico d’area» arrivato al ministero dopo le dimissioni rumorose di Sangiuliano. Non è un mistero infatti che al posto di Sangiuliano un pezzo del partito avrebbe voluto una figura diversa, più organica; tra questi che avrebbero lasciato Giuli al Maxxi c’era sicuramente il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
Pertanto la rottura con Emanuele Merlino significa rottura con Fazzolari e prima crepa evidente nel rapporto con Giorgia Meloni, una incrinatura che arriva dopo lo scontro accesissimo avuto col vicepremier, nonché leader della Lega, Matteo Salvini (del quale tra l’altro Giuli era stato un consigliere per le politiche culturali dopo la adesione al comitato per il Sì alla Riforma di Matteo Renzi).
Dunque, se Giuli - che a detta di chi lo conosce non è un cuor di leone - manda a casa il braccio destro di Fazzolari dopo aver alzato la voce con Salvini in Consiglio dei ministri (e aver portato questo scontro anche all’esterno con interviste costruite ad hoc), cosa c’è sotto?
Le motivazioni ufficiali che il Corriere riporta sono le seguenti: «Emanuele Merlino pagherebbe il fatto di non aver vigilato sul documentario su Giulio Regeni, a cui il ministero ha negato i finanziamenti, promettendo poi di correre ai ripari. Chi conosce Giuli sa che è ancora molto irritato per questa faccenda di cui Merlino, al contrario, sarebbe stato a conoscenza». «Elena Proietti invece è “accusata” di non essersi presentata all’aeroporto e di non aver quindi partecipato alla missione del ministro a New York lo scorso mese».
Può bastare per un reset politicamente così importante e impattante rispetto ai piani alti di Fratelli d’Italia? Vale la pena ricordare che la sorella di Alessandro Giuli, non solo è amica di Arianna Meloni, ma è anche una dipendente della Camera in forza al gruppo di Fratelli d’Italia (e per questo «stalkerizzata» dalla trasmissione Report). Insomma ci dev’essere qualcosa di più della rabbia causata dal mancato finanziamento del documentario di Regeni, si interrogano in via della Scrofa.
Già, ma cosa? Diciamo che gli stessi ambienti ci invitano a seguire «le recenti uscite di Giuli e a seguirne la traiettoria: guarda caso lambiscono il Quirinale». Giuli era con il presidente Mattarella quando ha difeso l’importanza testimoniale del documentario su Regeni addossandosi le responsabilità del ministero per il mancato finanziamento; ed era sempre lì al Quirinale che, davanti agli attori e ai registi interessati ai premi David di Donatello, che il ministro sembrava tornare sulle tracce dell’amichettismo riaprendo il discorso sui finanziamenti al cinema e chiedendo proprio al Pd e all’opposizione di dialogare sulla riforma del settore. Su al Colle insomma il clima tra Giuli e il mondo del cinema era più che buono, dopo la burrasca dello scorso anno, con tanto di presa in giro da parte di Geppy Cucciari e critiche di attori e registi.
E che dire poi della Difesa di Mattarella dopo la citazione del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco: non si usano impropriamente le parole del presidente della Repubblica, ammoniva Giuli in uno slancio quirinalizio.
Dunque - sospettano in Fratelli d’Italia - «o Giuli si sta lanciando col paracadute del Colle o è un pazzo». Ma quale sarebbe l’atterraggio di un eventuale lancio? «Beh, il nuovo pratone centrista nel caso di pareggio, il pratone dei nuovi diritti civili…».






