L’incubo è diventato realtà: benzina e gasolio a 2 euro e il rischio che se il conflitto dovesse continuare per altri 60 giorni possano arrivare fino a 2,5-3 euro come ha ipotizzato il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli.
Sono quotazioni ingiustificate poiché non esiste oggi in Italia una situazione di emergenza nelle forniture di petrolio o di combustibili fossili tale da giustificare rincari così rapidi e pesanti nei distributori. Eppure i cittadini stanno pagando oltre 1,70 euro al litro per la benzina e oltre 1,80 euro al litro per il gasolio, con punte che superano i 2 euro, soprattutto lungo la rete autostradale, come denunciato dalle associazioni dei consumatori. Aumenti che in pochi giorni hanno registrato anche 10 centesimi al litro in più, scaricando immediatamente sui consumatori le oscillazioni dei mercati. L’attenzione è puntata alle prossime mosse del governo. Al momento è stato messo in campo Mister Prezzi, il Garante per la sorveglianza dei prezzi per individuare fenomeni di speculazione, ma per frenare la spirale rialzista ci vuole ben altro. Il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, lancia messaggi rassicuranti. Su X scrive che «allo stato attuale, il prezzo medio dei carburanti è al di sotto dei 2 euro al litro, valori ben lontani dai picchi registrati nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ulteriori aumenti dipenderanno dall’evoluzione del conflitto». Intanto la Lega è al lavoro per preparare un «pacchetto energia» a favore di famiglie e imprese con una serie di emendamenti al decreto Bollette già in discussione, l’unico veicolo legislativo a disposizione per arginare possibili rincari. Tra le proposte anche di evitare la cessione di quote delle riserve energetiche. Il termine per presentare gli emendamenti è domani. Un’altra iniziativa, ventilata dal ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, è la convocazione delle compagnie petrolifere per chiedere informazioni ufficiali e avere rassicurazioni sulle potenziali ricadute sui trasporti. La Lega fa anche pressing sulla Commissione europea affinché si muova in linea con la Casa Bianca. «Considerato che gli Usa hanno allentato le sanzioni sul petrolio russo, annunciando la possibilità di aprire ulteriormente in questa direzione - scrive la Lega su X - sarebbe opportuno che anche l’Unione europea avesse un atteggiamento simile nel nome del realismo».
Il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, ha detto che gli Stati Uniti potrebbero revocare le sanzioni su ulteriori forniture di petrolio russo. Secondo Bessent «ci sono centinaia di milioni di barili di greggio sanzionato in mare aperto e, in sostanza, revocando le sanzioni, il Tesoro può creare offerta». Novità dovrebbero arrivare dal vertice del Consiglio europeo previsto per il 18-19 marzo al quale il premier Giorgia Meloni porterà la richiesta di sospendere il meccanismo dell’Ets, il sistema di scambio di quote di emissione che produce un costo aggiuntivo per le imprese energivore. La riunione potrebbe esaminare anche la proposta di separare il prezzo dell’elettricità da quello del gas.
Le conseguenze degli aumenti energetici sulle imprese, sono stati valutati dalla Cgia di Mestre che prospetta un maggior costo di 10 miliardi nel 2026. Se le attuali tensioni dovessero tradursi in rincari strutturali dei costi energetici, le aziende italiane potrebbero trovarsi a pagare quest’anno 7,2 miliardi di euro in più per l’elettricità e altri 2,6 miliardi per il gas. Secondo un’analisi di Confartigianato, il conflitto espone a rischi 27,8 miliardi di euro di export manifatturiero italiano verso i mercati mediorientali e 15,9 miliardi di import di beni energetici, con possibili ripercussioni sulla crescita e sugli investimenti delle imprese.
Il M5s e il Pd propongono un meccanismo di accise mobili. «Quando il prezzo dei carburanti sale troppo, lo Stato riduce automaticamente le accise per abbassare il costo alla pompa. In altre parole, si restituisce ai cittadini quell’extragettito Iva che lo Stato incassa proprio a causa dell’aumento dei prezzi» afferma Chiara Appendino del M5s, ribadendo che su questo è d’accordo anche la segretaria del Pd, Elly Schlein.
«La proposta di Schlein sui carburanti? «È una norma che abbiamo introdotto noi già dal 2023, vedremo di adattarla», ha replicato Giorgetti, «Se ci sono margini? Li troveremo», ha aggiunto. Intenzione confermata dal premier Giorgia Meloni: «Siamo anche al lavoro per mitigare il più possibile le conseguenze del conflitto per i cittadini e la nostra nazione. In particolare, sulla benzina, stiamo valutando di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili che questo governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023 nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile. Il meccanismo, la cui attivazione viene chiesta anche da parte di alcuni partiti dell’opposizione, consente di utilizzare la parte di maggiore Iva che arriva dall’aumento dei prezzi, per la riduzione delle accise. È lo strumento della sterilizzazione che avevamo scritto nel programma di governo e la sua attivazione è allo studio già da qualche giorno da parte del Mef».