• Secondo le proiezioni matematiche, quest’inverno le vittime saranno la metà di 12 mesi fa e nel 2024 di gran lunga inferiori a quelle dell’influenza. Tutti anziani con altre patologie. Ma insistono a fare iniezioni ai bimbi.
  • Per il giudice di pace di Venezia, le sanzioni ai renitenti ultracinquantenni si fondano sulla discriminazione. Violando, insieme all’obbligo di profilassi, la Carta dei diritti Ue.

Lo speciale contiene due articoli.

I morti per Covid nel periodo invernale quest’anno si dimezzeranno, passando con previsione matematica dagli 8.526 del 2022 a 4.100-4.200 tra l’ultima settima di ottobre 2023 e fine gennaio 2024. È quanto risulta da uno studio appena pubblicato, in attesa di revisione paritaria e dal titolo Forecasting by Analogy: A Parallel between the Trend of Confirmed COVID-19 Deaths in the Winters of 2022/2023 and 2023/2024 in Italy. L’autore è Marco Roccetti, ordinario di informatica all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna.

Basato sul concetto di analogia per descrivere i decessi nel periodo invernale 2022 e quelli di questi mesi, il modello matematico consente, su un numero di settimane equivalente, una previsione di dimezzamento che prosegue fino a fine gennaio 2024. I decessi per Covid sono in calo, i numeri lo evidenziano. Tra il 28 ottobre e il 3 novembre 2022 furono 411; nella settimana dal 26 ottobre al 1 novembre 2023 sono stati 148. Erano 549 la seconda settimana di novembre 2022 (+33,58%), 163 in quella di quest’anno (+10,13%).

I primi sette giorni di dicembre 2022, si registrarono 686 morti per Covid, quest’anno 307. Nella seconda settimana, rispettivamente 719 e 322. Poi, accanto ai dati relativi al 2022, forniti dal ministero della Salute nei bollettini settimanali, ci sono i valori previsti dal modello matematico fino al prossimo 1 febbraio, quando anche il totale dei decessi dovrebbe risultare dimezzato.

«Se le previsioni verranno confermate, sarà l’ulteriore dimostrazione della progressiva riduzione dell’impatto di questo virus, come da più parti si osserva», commenta il professore. «Permane, ma l’attutimento è evidente. E l’anno scorso, di questi tempi c’erano più ricoverati in terapia intensiva». Aggiunge Roccetti, che ha diretto numerosi progetti di ricerca nazionali e internazionali: «Se questo andamento prosegue, dovremmo essere “contenti”, perché 2.000 morti per Covid nella stagione invernale 2024-2025 e in persone anziane sarà un dato molto simile a quello dei decessi correlati all’influenza, di cui ci siamo abituati a pagare il costo». Anzi, risulterà di gran lunga inferiore perché negli ultimi vent’anni le vittime della malattia respiratoria stagionale «sono state circa 8.000 -9.000 ogni inverno», puntualizza il professore.

Quando tra il 1960 e il 1970 si diffuse l’influenza asiatica, in tre mesi si ebbero 5.000 decessi e la strage risultò impressionante. Poi, a questi numeri si è fatta l’abitudine, pur cercando di prevenire la letalità dell’influenza con vaccinazioni ad anziani e persone con patologie. Certo, nessuno può essere contento perché quest’anno i morti per Covid saranno la metà rispetto all’inverno scorso, «sempre tanti sono e piangiamo tutti per queste perdite», sottolinea Roccetti, invitando a «usare il buon senso e a perseverare nelle buone pratiche», considerato che il virus circola ancora, ma «evitando di cadere nella paranoia».

E sarebbe buona cosa ricordare che si va all’altro mondo anche per malattie diverse. Chiediamo al professore qualche dato aggiornato. «La mortalità per neoplasie è di 480 decessi al giorno», risponde. «La scorsa settimana, i morti giornalieri per Covid sono stati 80». In altri periodi, purtroppo ci sono stati anche 969 decessi nelle 24 ore, sebbene non siano mai stati scorporati i dati tra morti per e con Covid.

«C’è davvero un grande numero di ricercatori indipendenti che sta indagando su questioni come la mortalità in eccesso», tiene a far sapere Roccetti. «Senza ricevere fondi dalle aziende e quasi sempre non considerati, ma alla fine la verità la troveremo».

E il dimezzamento delle morti per Covid, quando pochissimi si stanno inoculando, come può essere spiegato? L’esperto sostiene che ci sono 48 milioni di italiani con tre dosi di vaccino, «anzi quest’anno si sono aggiunti 1,5 milioni di persone che hanno fatto il richiamo», e che non è possibile formulare ipotesi. Lo afferma in quanto «scienziato dei dati», non vuole entrare in merito alla questione efficacia vaccini. Noi, però, non possiamo non evidenziare una grossa anomalia. Nell’inverno del 2022, quando i tridosati erano tantissimi e avevano ricevuto il booster da poco tempo, i morti furono il doppio di quanti si stanno registrando da questo ottobre. Tra vaccinati, sì, ma con una protezione ormai insufficiente stando a quello che continuano a ripetere le autorità sanitarie.

Raccomandano richiami a tutti, quarte e quinte dosi non solo ad anziani e fragili per «prevenire la mortalità, le ospedalizzazioni e le forme gravi di Covid-19». Però i morti Covid non sono solo in calo, risultano dimezzati.

Forse davvero infezioni e reinfezioni continue hanno rafforzato il nostro sistema immunitario, senza bisogno di ulteriori sollecitazioni che possono essere molto pericolose come diversi studi evidenziano. Perché dunque insistere su richiami a oltranza, su tamponi obbligatori in ospedali e ambulatori, quando il fattore vaccino non sembra aver aiutato a vivere più a lungo?

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