True
2023-11-06
Cresce la tensione tra Israele e la Turchia
True
Ansa
In particolare, il ministero degli Esteri turco ha detto che l'ambasciatore Sakir Ozkan Torunlar è stato richiamato per consultazioni "in considerazione della tragedia umanitaria in corso a Gaza causata dai continui attacchi di Israele contro i civili e dal rifiuto di Israele di accettare un cessate il fuoco". Una mossa che il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Lior Haiat, ha bollato come "un altro passo del presidente turco che si schiera con l'organizzazione terroristica Hamas".
«Netanyahu non è più qualcuno con cui possiamo parlare. Lo consideriamo irrecuperabile», ha affermato, dal canto suo, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. «Non lasceremo soli i nostri fratelli di Gaza. È un requisito della nostra responsabilità nei confronti della storia denunciare i crimini di coloro che hanno sostenuto questo massacro immorale, senza scrupoli e spregevole», ha proseguito il sultano durante una manifestazione domenica, per poi aggiungere di voler portare davanti alla Corte penale internazionale quelli che ha definito i «crimini di guerra» di Israele.
Nonostante nell’ultimo anno Turchia e Israele si fossero avvicinati, la crisi di Gaza in corso ha portato a un incremento della tensione tra i due Paesi. Alcuni giorni fa, Erdogan aveva tra l'altro detto di non considerare i miliziani di Hamas dei terroristi ma dei liberatori: una posizione che aveva fortemente irritato lo Stato ebraico.
D’altronde, la crisi in atto sta rinsaldando un asse che, negli ultimi tempi, aveva man mano cominciato a costituirsi: quello tra Turchia, Qatar e Iran. Ora, i rapporti tra Ankara e Doha sono notoriamente solidi: entrambi hanno del resto storicamente finanziato la Fratellanza musulmana, intrattenendo anche opachi rapporti con Hamas. Il Qatar vanta anche eccellenti relazioni con Teheran e sta, non a caso, cercando di rilanciare il controverso accordo sul nucleare iraniano: quella stessa Teheran che, a sua volta, spalleggia storicamente Hamas. L’avvicinamento tra Ankara e la Repubblica islamica è invece più recente ma non meno significativo. Basti pensare che, appena l’anno scorso, i due governi hanno siglato ben otto memorandum d’intesa.
Il punto è che la Turchia è nella Nato e che, proprio per questo, gli Stati Uniti la considerano un’interlocutrice fondamentale nella crisi in corso. Non a caso, domenica il segretario di Stato americano, Tony Blinken, si è recato nel Paese a conclusione del suo recente tour mediorientale. E intanto la domanda è: a che gioco sta giocando Erdogan? Punta a rinsaldare l’asse con Iran e Qatar in funzione radicalmente anti-israeliana? O sta alzando la voce, come spesso fa, per ottenere qualcosa in cambio? E, se sì, che cosa? Da chi? Solo il tempo ce lo dirà. Intanto però la tensione continua complessivamente a crescere.
Continua a leggereRiduci
Continua a salire la tensione tra Israele e la Turchia a causa della crisi di Gaza. Il governo di Ankara ha richiamato il proprio ambasciatore nello Stato ebraico e ha annunciato di aver interrotto i contatti con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu.In particolare, il ministero degli Esteri turco ha detto che l'ambasciatore Sakir Ozkan Torunlar è stato richiamato per consultazioni "in considerazione della tragedia umanitaria in corso a Gaza causata dai continui attacchi di Israele contro i civili e dal rifiuto di Israele di accettare un cessate il fuoco". Una mossa che il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Lior Haiat, ha bollato come "un altro passo del presidente turco che si schiera con l'organizzazione terroristica Hamas". «Netanyahu non è più qualcuno con cui possiamo parlare. Lo consideriamo irrecuperabile», ha affermato, dal canto suo, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. «Non lasceremo soli i nostri fratelli di Gaza. È un requisito della nostra responsabilità nei confronti della storia denunciare i crimini di coloro che hanno sostenuto questo massacro immorale, senza scrupoli e spregevole», ha proseguito il sultano durante una manifestazione domenica, per poi aggiungere di voler portare davanti alla Corte penale internazionale quelli che ha definito i «crimini di guerra» di Israele.Nonostante nell’ultimo anno Turchia e Israele si fossero avvicinati, la crisi di Gaza in corso ha portato a un incremento della tensione tra i due Paesi. Alcuni giorni fa, Erdogan aveva tra l'altro detto di non considerare i miliziani di Hamas dei terroristi ma dei liberatori: una posizione che aveva fortemente irritato lo Stato ebraico. D’altronde, la crisi in atto sta rinsaldando un asse che, negli ultimi tempi, aveva man mano cominciato a costituirsi: quello tra Turchia, Qatar e Iran. Ora, i rapporti tra Ankara e Doha sono notoriamente solidi: entrambi hanno del resto storicamente finanziato la Fratellanza musulmana, intrattenendo anche opachi rapporti con Hamas. Il Qatar vanta anche eccellenti relazioni con Teheran e sta, non a caso, cercando di rilanciare il controverso accordo sul nucleare iraniano: quella stessa Teheran che, a sua volta, spalleggia storicamente Hamas. L’avvicinamento tra Ankara e la Repubblica islamica è invece più recente ma non meno significativo. Basti pensare che, appena l’anno scorso, i due governi hanno siglato ben otto memorandum d’intesa. Il punto è che la Turchia è nella Nato e che, proprio per questo, gli Stati Uniti la considerano un’interlocutrice fondamentale nella crisi in corso. Non a caso, domenica il segretario di Stato americano, Tony Blinken, si è recato nel Paese a conclusione del suo recente tour mediorientale. E intanto la domanda è: a che gioco sta giocando Erdogan? Punta a rinsaldare l’asse con Iran e Qatar in funzione radicalmente anti-israeliana? O sta alzando la voce, come spesso fa, per ottenere qualcosa in cambio? E, se sì, che cosa? Da chi? Solo il tempo ce lo dirà. Intanto però la tensione continua complessivamente a crescere.
A Cornate d’Adda scatta l’Alps Open, apertura italiana del tour 2026 con oltre 130 professionisti. In Lombardia il golf vale fino a 185 milioni di euro tra circoli, turismo ed eventi, e si rafforza come leva strategica per attrarre investimenti e valorizzare il territorio.
Nel cuore della Lombardia, tra il verde del Parco dell’Adda e un sistema economico sempre più attento alla leva sportiva, il golf torna protagonista. Da domani all’11 aprile il Villa Paradiso Alps Open inaugura la stagione italiana dell’Alps Tour, portando sul campo del Golf Club Villa Paradiso oltre 130 professionisti provenienti da diversi Paesi.
L’appuntamento, aperto al pubblico, si inserisce in una strategia più ampia che vede Assolombarda puntare sul golf non solo come disciplina sportiva, ma come strumento di promozione territoriale e occasione di sviluppo economico. Il torneo rientra infatti nel progetto Open Horizons: Lombardia, Capitale del Golf, pensato per rafforzare il posizionamento della regione come punto di riferimento nazionale e internazionale del settore. I numeri raccontano un comparto tutt’altro che marginale. Secondo lo studio L’indotto del golf in Lombardia, il valore complessivo generato oscilla tra i 165 e i 185 milioni di euro. Una cifra che tiene insieme più livelli: dai ricavi diretti dei circoli, stimati tra 59 e 62 milioni, fino all’impatto turistico, che rappresenta la quota più consistente con un range tra 103 e 118 milioni. Più contenuto, ma comunque significativo, il contributo legato alla vendita di attrezzature e abbigliamento, mentre i grandi eventi continuano a incidere, con l’Open d’Italia che in regione vale tra 8 e 9 milioni a edizione.
La Lombardia, del resto, è già oggi il principale polo golfistico italiano. Con 65 circoli affiliati alla Federazione Italiana Golf — pari al 18% del totale nazionale — e oltre 26 mila tesserati, quasi un terzo dei golfisti italiani, la regione si colloca davanti a realtà consolidate come Piemonte, Veneto e Lazio.
In questo contesto, il progetto Open Horizons mira a costruire una rete stabile tra istituzioni, club e imprese. L’obiettivo è quello di trasformare il golf in un sistema integrato capace di generare valore lungo tutta la filiera: dallo sport al turismo, fino alle relazioni economiche. Un’impostazione che punta a superare la dimensione puramente sportiva, per diventare leva strategica di attrattività. Accanto al circuito professionistico, si muove anche il calendario dedicato al mondo imprenditoriale. Nei giorni scorsi è partita infatti l’edizione 2026 del Assolombarda Golf Tour, un percorso in cinque tappe che toccherà alcuni dei principali circoli lombardi e farà nuovamente tappa proprio al Villa Paradiso l’8 maggio. Un’iniziativa che ha recentemente ottenuto un riconoscimento agli Italian Golf Awards, premiata per il suo rilievo nazionale tra i circuiti a brand golfistico.
Il filo conduttore resta lo stesso: utilizzare il golf come piattaforma di connessione, capace di mettere in relazione sport, territorio e impresa. Un modello che, almeno in Lombardia, sta provando a trasformare una disciplina di nicchia in un asset economico sempre più strutturato.
Continua a leggereRiduci