I costumi made in Italy valgono mezzo miliardo. Per ogni donna due bikini e due interi in stile Baywatch
True
www.laverita.info
Su un giro d'affari mondiale di circa 17 miliardi di euro, il fatturato 2017 generato nei
nostri confini si è attestato a 692 milioni. Le importazioni sono stabili a 178 milioni (86 nell'Ue e 92 al di fuori),
mentre l'export è in crescita di oltre 60 milioni rispetto al 2016.
Il pezzo intero negli ultimi due anni ha raddoppiato le vendite mentre il comparto dei due pezzi è diminuito del 7%.
La moda dell'estate si chiama upside down e consiste nell'indossare la
parte sopra del bikini al contrario. A lanciare questo trend è stata la
bergamasca Valentina Fradegrada, ora tra le favorite al titolo di «rookie» dell'anno della rivista Sports Illustrated.
Il boxer arrotolato fino all'inguine e quell'effetto alla «Pippo Inzaghi a Formentera» sono passati di moda. Per l'estate l'uomo sceglie il pantaloncino colorato e con stampe che ricordano mete esotiche o animali in via d'estinzione.
Guida ai cinque accessori da abbinare per vivere un'estate all'ultima moda.
Lo speciale contiene cinque articoli.
INFOGRAFICA
Poco importa se passerete l'estate sdraiati su spiagge bianche caraibiche o all'Idroscalo di Milano. E ancor meno cambierà qualcosa ai followers su Instagram se i vostri scatti estivi saranno memorie a bordo di yacht extra lusso al largo della Costa Smeralda o fatti nella vasca di bagno di casa. L'importante è che, per questa torrida estate 2018, indossiate la parte sopra del vostro bikini «upside down». Ovvero: sottosopra.
Avete letto bene. Per essere davvero alla moda non serviranno costumi interi con cinture come quelli sfoggiati dall'italianissima fotografa e influencer Nima Benati, e tanto meno slip sgambatissimi come quelli mostrati a favor di iPhone dalla più grande delle sorelle Kardashian, Kourtney, recentemente passata dalle coste italiane per le sue vacanze. Tutto quello che serve è il classico triangolino del bikini, quello che tenevate nel cassetto perché tanto non lo porta più nessuno, indossarlo al contrario (ovvero con la base del triangolo verso il collo) e annodare i lacci stretti stretti sotto il seno, nascondendone, ovviamente, le estremità. Più facile a farsi, che a dirsi. Ovviamente. Il boom dell'«upside down» bikini è, per una volta, tutto italiano. A lanciare il trend, che ha colpito modelle come Alexis Ren, finita sulla copertina del noto settimanale Sports Illustrated, è stata Valentina Fradegrada, instagrammer e imprenditrice bergamasca. A lei va il merito di aver iniziato a indossare il noioso triangolino al contrario e averlo riportato all'apice del successo. Su Instagram, ormai social di riferimento per riconoscere i nuovi trend nel campo della moda, le foto pubblicate con l'hashtag #upsidedownbikini sono ben oltre il migliaio e raccontano perché questo fenomeno piaccia così tanto. Stringendo bene i laccetti sotto il seno, infatti, si guadagna quasi una taglia in più rispetto a quella normalmente sfoggiata e l'abbronzatura non risente degli odiosissimi segni bianchi lasciati dal sole. Una doppia vittoria, insomma, per le malate di moda e tintarella.
C'è da dire che il mondo dello swimwear, ovvero tutto quel settore che comprende non sono i costumi da bagno ma anche l'abbigliamento da spiaggia o piscina, è uno dei settori che le case di monda da qualche anno osservano con più attenzione. Secondo i dati di Edited, una società che aiuta retailer come Topshop e Ralph Lauren a mettere sul mercato il prodotto giusto al prezzo giusto, il comparto dei costumi da bagno (e di tutti gli accessori a essi collegati) risulta in crescita grazie al fatto che i viaggi verso destinazioni esotiche o marittime rappresentano il 41% delle scelte dei vacanzieri.
Dimenticandoci per un istante dell'upside down bikini, la domanda che rimbalza di più sui social network sui forum al femminile rimane tuttavia una soltanto: quest'anno va il costume intero o il due pezzi? La risposta è semplice. Entrambi. Dopotutto, è Edited che spiega come una donna abbia nel suo armadio una media di quattro costumi. Dati alla mano, il costume intero negli ultimi due anni ha raddoppiato le vendite mentre il comparto dei bikini è diminuito del 7% nel primo trimestre 2018.
Tra i fattori che hanno comportato la crescita del settore vi sono anche i molteplici festival che si tengono stagionalmente in tutto il mondo, come il Coachella o il Burning Man, in cui un buon costume è sempre la base di un look più elaborato. Il detto delle nonne «chi meno spende più spende» torna utile anche nel mondo dello swimwear. Ma questa volta non di certo con un'accezione negativa. Il fast fashion viene infatti in soccorso a tutte coloro che vogliono cambiare il loro costume almeno una volta al giorno e che, per una settimana di vacanza, mettono in valigia almeno 14 cambi. «Perché non si sa mai».
Quel che certo è che per questo 2018 le donne in media acquisteranno quattro costumi da bagno da tenere nel loro armadio e, quasi sicuramente, almeno due di questi rispetteranno i dettami delle mode social. Largo quindi al rosso, specialmente per i costumi interi, dalle linee semplici, come quelli usati in Baywatch. Il remake della più nota serie tv californiana e il look alla Pamela Anderson sono tornati di gran moda tanto che il segmento dei costumi vermigli ha visto un aumento, nell'ultimo anno, dell'83%. Il comparto bikini invece subisce l'influenza di due trend completamente opposti tra loro. Se da una parte infatti si vedono sempre più slip a vita altissima, da portare con top a balconcino con il ferretto ben in vista che strizzano l'occhio a quelli che indossava la biondissima Brigitte Bardot, dall'altra la tendenza è al minimal più assoluto. Il perizoma, per la gioia di molti, è tornato. Revolve, il brand statunitense più in voga tra le influencer di tutto il mondo, ha lanciato un costume così piccolo da non lasciare nulla all'immaginazione. I colori, oltre ai classici bianco, nero e rosso, sono i più svariati e spaziano dal fluo ai pastello. Ambasciatrici di questa tendenza sono Emily Ratajkowski e Bella Hadid che, statuarie, si mostrano con la loro abbronzatura perfetta e senza segni, e cordini di costumi così sottili da domandarsi come facciano a stare su.
La moda del minimal estremo in spiaggia non è destinata a durare solo una stagione. A Miami si è appena conclusa l'edizione estate 2019 della fashion week dedicata al mondo dei costumi da bagno. In passerella hanno sfilato modelli di bikini minuscoli che coprono solo il minimo indispensabile, abbelliti spesso da pietre semi preziose o ricavati da tessuti preziosissimi. A essere pressoché invisibili anche i costumi interi che, nel 2019, diventeranno un insieme di lacci e pezzi di tessuto, creazioni degne di maestri di bondage, e in grado di risvegliare i più bollenti spiriti.
Marianna Baroli
In Italia il settore fattura 692 milioni
L'Italia detiene circa il 4% del mercato mondiale dei costumi da bagno. Su un giro d'affari mondiale di circa 20 miliardi di dollari (al cambio attuale circa 17,2 miliardi di euro), il fatturato 2017 generato nei nostri confini del settore del beachwear, come lo chiamano gli addetti ai lavori, si è attestato a quota 692 milioni di euro.
I dati arrivano dal centro studi del settore Sita Ricerca che spiega come il giro d'affari rispetto al 2016 sia aumentato del 2% circa. La parte del leone in Italia e nel mondo la fa il settore dei costumi da bagno femminili, in particolare il bikini.
Nel nostro Paese questo tipo di indumenti pesa per il 63% del fatturato. Il resto si divide tra il 20% generato dai costumi da uomo e il 17% da quelli per l'infanzia.
La caratteristica peculiare di questo settore è che gli acquisti online sono ancora un ricordo lontano. Chi compra un costume da bagno nel nostro Paese lo fa ancora alla vecchia maniera. Il 52,9% de acquisti viene svolto tramite negozi monomarca, il 12,7 attraverso punti vendita multimarca e solo 6,9% attraverso la Rete. Il 17%, invece, si affida ai grandi magazzini, il 3,8% attraverso venditori ambulanti (la stessa quota di chi compra al supermercato).
Sarà forse anche per la predilezione a comprare in negozi fisici che spesso il cliente medio di questo settore riesce nel 54% a spuntare un prezzo ribassato. Solo il restante 46% acquista invece a prezzo pieno.
Va detto, inoltre, che su 692 milioni di fatturato 2017, 136,5 milioni derivano dalle esportazioni (106,7 milioni all'interno dell'Ue e 29,7 al di fuori), 178,8 dalle importazioni (86,8 nell'Ue e 92 al di fuori) e il resto viene prodotto e venduto in Italia. Il mercato italiano si basa dunque su produzione e consumi interni: 376 milioni di euro su 692, circa il 54% del totale.
In termini di esportazioni, Spagna, Germania e Francia sono i nostri mercati più importanti. Nel 2017 abbiamo spedito verso Madrid 19,7 milioni di euro di costumi da bagno prodotti nel nostro Paese. Si tratta del 14,4% del totale, spiegano i numeri forniti da Confindustria Moda ed elaborati da Sistema Moda Italia. Al secondo posto troviamo la Germania dove nel 2017 sono arrivati 19 milioni di euro di costumi dall'Italia, il 13,9% del totale. Poco più sotto in classifica troviamo la Francia che riceve dall'Italia 18,85 milioni di costumi, il 13,8% del totale. Queste tre nazioni sono di gran lunga le più importanti: in Inghilterra, quarta in posizione, arrivano l'8,9% dei nostri costumi per un totale di 12,2 milioni di euro. Spagna, Germania e Francia si prendono, tirando le somme, il 42,1% delle nostre esportazioni.
I Paesi destinatari cambiano quando si parla di importazioni. La Cina gioca di gran lunga la parte del leone. In Italia sono arrivati nel 2017 42,4 milioni di euro di costumi, il 23,7% del totale. In poche parole, quasi un costume su quattro che viene venduto nel nostro Paese arriva dalla Repubblica Popolare.
In seconda posizione, anche se piuttosto distaccata, troviamo la Francia che importa il 13,5% dei costumi per un valore di 24,1 milioni. Non troppo in là c'è la Croazia: in questo caso vengono importati 21,7 milioni di euro di merce, il 12,1% del totale. In quarta posizione c'è la Tunisia che incide per il 6,1% delle importazioni con un valore di 10,9 milioni. Anche in questo caso i primi tre Paesi importatori si contendono il 49,3% del mercato delle importazioni in Italia.
Per il 2018, il settore al momento vede qualche nube all'orizzonte. Sempre secondo i dati Confindustria Moda ed elaborati da Sistema Moda Italia, nel nostro Paese, nel periodo gennaio-aprile, le importazioni sono calate del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2017 (per un totale di 93,6 milioni di euro). Migliore è invece la sorte delle esportazioni che, nello stesso periodo sono cresciute dell'1,5% a quota 62,3 milioni.
Gianluca Baldini
Basta una settimana per avere un costume fatto a mano e unico al mondo
Per una donna non c'è nulla di peggio che presentarsi in qualche locale e trovare qualche sconosciuta con indosso lo stesso abito. Esprimere la propria individualità è il desiderio di ogni donna (e uomo). Così mentre i grandi marchi offrono servizi di personalizzazione e «made to order», Roberta Carrino, una giovane ragazza napoletana ha deciso di creare il suo marchio di swimwear completamente fatto a mano: Erre bikini. In un laboratorio che al momento gestisce da sola crea bikini all'uncinetto in base alle specifiche richieste della sua clientela, dal colore al taglio, per farle sentire al meglio. Perché in fondo «ogni cliente è come un'amica».
Come hai imparato a fare costumi da bagno all'uncinetto?
Ho imparato da mia zia, che già 20 anni faceva questo tipo di costumi e li rivendeva ai negozietti del nostro paese. Imparare non è stato facile, all'inizio i costumi mi venivano sempre uno più grande, uno più piccolo. Ci sono voluti due mesi prima che riuscissi a creare il mio primo bikini. È un lavoro duro, ma dà molta soddisfazione.
Da dove nasce il nome Erre Bikini?
Stavo giocando con le Instagram stories e scrivendo per esteso l'iniziale del mio nome - R di Roberta - e muovendo un po' le lettere sembrava che queste si stringessero in un abbraccio. Penso sia visivamente d'impatto e molto significativo perché racchiude la storia d'amore che c'è tra me e il mio lavoro.
Il punto di forza del tuo brand è l'unicità di ogni prodotto. Come ti approcci a un nuovo ordine?
Quando produco un costume me lo immagino indosso alla persona che dovrà acquistarlo. Mi rende felice sapere che qualcuno lo indosserà. Per questo faccio di tutto per instaurare un rapporto sincero con le mie clienti. Con loro parlo, ascolto e da loro traggo ispirazione. È un po' come se diventassero mie amiche.
Quello dei costumi da bagno è un cercato in continua crescita. La competizione ti spaventa?
Non proprio. Con Erre Bikini ho cercato di fare qualcosa di semplice ma di tendenza, cercando di rispondere al meglio alle esigenze del mio target.
A proposito di tendenze, qual è secondo te la moda dell'estate?
Quando si tratta di costumi penso si debba sempre aggiungere un tocco scintillante. La parola chiave del mio brand infatti, oltre che uncinetto, è lurex.
Come fai a farti conoscere?
Mi affido principalmente a Instagram. Investo la maggior parte delle mie risorse nei prodotti, perché per me la qualità viene prima di tutto, quindi ho deciso di usare i social per la comunicazione. Ho anche collaborato con alcune influencer che mi hanno portato ad avere ottimi risultati. Sulla mia pagina lascio che siano i miei prodotti e i sorrisi delle mie clienti a parlare.
Mariella Baroli
Addio all'effetto calciatore con il boxer arrotolato: ora va il pantaloncino colorato
Il modello Fabio Mancini nella campagna Zeybra Portofino
Zeybra Portofino
E l'uomo in spiaggia come si vestirà?
Il boxer resta senza dubbio il re indiscusso dell'estate. Semplice, comodo, ma allo stesso tempo glamour non distoglie l'attenzione dal fisico scolpito a fatica nelle lunghe sessioni di pesi in palestra.
Per non sbagliare, scegliete qualcosa di coloratissimo, con stampe di animali come le tartarughe, le balene e le scimmiette proposte da Vilebrequin. Per osare, perché invece non provare con un boxer con i fiori o con i fenicotteri rosa come quelli di Intimissimi? Per mostrare «chi comanda» anche in spiaggia, la scelta non può che ricadere sul pantaloncino con lo squalo. Il predatore degli abissi è il protagonista della collezione di Mc2 Saint Barth nata in collaborazione con National Geographic. E che dire delle stampe pattern di Zeybra Portofino? Incantevoli se abbinate, per esempio, a una classica camicia bianca di lino. Colori accesi e pattern anche per Dolce & Gabbana che porta in spiaggia costumi ispirati alle maioliche siciliane. L'oro, quello più scintillante, è invece il colore scelto da Moschino per la sua linea mare. Indossarlo, forse, vi farà sentire come Rocky, la creatura del Rocky Horror Picture Show, ma lascerà senza dubbio il segno.
Per chi preferisce la semplicità del tinta unita, Yamamay ha creato boxer di ogni lunghezza nei toni del rosso, del blu scuro, oltre ai classici bianco e nero, tanto amati anche dagli uomini. Spazio anche allo slip, in questa estate 2018 che sembra segnare il ritorno del minimalismo per tutti i sessi. In questo caso il consiglio è solo uno: cercate di essere meno appariscenti possibile. Scegliete colori semplici, modelli non estremamente fascianti o sgambati. Abolite le scritte sul didietro, i colori fluorescenti o i disegni a sorpresa: quelli lasciamoli ai comici per i loro sketch.
Ricordate anche che gli slippini da bagno sono davvero difficile da indossare e sono un modello adatto quasi esclusivamente a chi ha un fisico scolpito.
Non per questo, però, vi sarà concesso arrotolare i boxer fino all'inguine.
L'effetto calciatore è passato di moda da tempo e l'effetto non sarà certo alla «Pippo Inzaghi a Formentera» ma piuttosto simile al pannolone su un bambino un po' troppo cresciuto. Abbronzare le cosce, per un uomo, non è un obbligo. Ma se proprio ci tenete, cambiatevi. Mettete uno slip per le vostre ore sul lettino sotto il solleone, e poi tornate al boxer.
Marianna Baroli
Iper agghindate. L'estate 2018 è fatta di accessori
Parure Collection
Collane che si sovrappongono e orecchini che riempiono i lobi. Gonfiabili griffati, teli mare divertenti, code da sirena e accessori iper tecnologici che ti ricordano quando è il momento di bere.
Oltre al costume da bagno c'è molto di più. L'universo della moda mare si compone infatti anche di tutti quegli accessori che servono a completare il look durante le giornate d'estate.
A lanciare l'ultima moda in fatto di accessori da spiaggia sono state come sempre le sorelle Kardashian. Sono bastati pochi scatti pubblicati sui loro profili Instagram per sancire che il brand dell'estate - in fatto di gonfiabili - è Funboy. L'azienda, nata nella soleggiata California solo tre anni fa è diventata famosa per le sue stravaganti creazioni. Il must have di quest'anno? Lo yatch gonfiabile con tanto di porta vivande in poppa.
Anche le maison di moda italiane si sono fatte conquistare dal brand californiano. È il caso di Missoni che ha deciso di collaborare con loro per creare un materassino che riproduce le ali di una farfalla coloratissima e che ricorda i celebri tessuti del brand varesotto. Il costo per prendere il sole con delle ali di Missoni? Centoquarantotto dollari.
Se il gonfiabile di design non fa per voi, allora buttatevi sul cibo. Sì, avete capito bene. Goolp, il sito italiano specializzato in prodotti per la casa e il tempo libero offre una vastissima scelta. Dal materassino ciambella a forma di ciliegia a quello a forma di avocado per i più salutisti, passando per il tradizionale cono gelato e gli orsetti gommosi.
Ma oltre allo yacht gonfiabile, e alla sua variante moto d'acqua, quali sono gli accessori imperdibili per l'estate?
Senza dubbio alcuno vi è la coda da sirena. Da indossare come una calza, arriva fin sotto l'ombelico ed è l'accessorio perfetto per chi predilige il bikini. I colori, ovviamente, sono cangianti e cambiano nuotando, creando spettacolari giochi di luce nel mare o in piscina. Il costo, in questo caso, è modestissimo: solo 79 euro per vivere un'estate da Sirenetta.
E che dire del telo mare? Il classico salviettone non va più di moda. Ora, il telo si abbina al costume. Come quello a strisce bianco e rosso, brandizzato Barbie, in vendita su Asos.it e prodotto da Missguided. O come quelli di Wild'n'wet, sempre disponibili su Asos, a forma di ghiacciolo, hamburger o ciambella.
Immancabile anche Ulla, il dispositivo a forma di goccia da attaccare alla propria bottiglia d'acqua e che ricorda, a intervalli regolari, di bere. Utilissima, soprattutto durante le lunghe sessioni di tintarella all'ora di pranzo.
Per finire, impossibile non tornare ancora alla moda. Parure collection è il brand preferito dalle ragazze di tutta Italia per questa estate. Per un look stravagante abbinate cinque o sei collanine. La combinazione perfetta è composta dal cornetto smaltato, il girocollo con le stelline colorate, l'icona sacra, la propria mini iniziale e il choker con le conchiglie. Se proprio volete esagerare, spazio anche agli orecchini coloratissimi. Sbirrazzitevi con i lobetti a forma di cactus o con la vostra iniziale, aggiungete il tirannosauro tutto di swarovski verdi e, perché no, qualche fake earcuff o un mini tubolar colorato come il vostro cornetto. La scelta è vastissima, e le combinazioni a migliaia. Ma non temete. Marica, l'ideatrice dello shop, vi saprà consigliare alla perfezione come creare il look perfetto per voi.
Su un giro d'affari mondiale di circa 17 miliardi di euro, il fatturato 2017 generato nei nostri confini si è attestato a 692 milioni. Le importazioni sono stabili a 178 milioni (86 nell'Ue e 92 al di fuori), mentre l'export è in crescita di oltre 60 milioni rispetto al 2016.Il pezzo intero negli ultimi due anni ha raddoppiato le vendite mentre il comparto dei due pezzi è diminuito del 7%.La moda dell'estate si chiama upside down e consiste nell'indossare la parte sopra del bikini al contrario. A lanciare questo trend è stata la bergamasca Valentina Fradegrada, ora tra le favorite al titolo di «rookie» dell'anno della rivista Sports Illustrated.Il boxer arrotolato fino all'inguine e quell'effetto alla «Pippo Inzaghi a Formentera» sono passati di moda. Per l'estate l'uomo sceglie il pantaloncino colorato e con stampe che ricordano mete esotiche o animali in via d'estinzione. Guida ai cinque accessori da abbinare per vivere un'estate all'ultima moda.Lo speciale contiene cinque articoli.INFOGRAFICA!function(e,t,n,s){var i="InfogramEmbeds",o=e.getElementsByTagName(t)[0],d=/^http:/.test(e.location)?"http:":"https:";if(/^\/{2}/.test(s)&&(s=d+s),window[i]&&window[i].initialized)window[i].process&&window[i].process();else if(!e.getElementById(n)){var a=e.createElement(t);a.async=1,a.id=n,a.src=s,o.parentNode.insertBefore(a,o)}}(document,"script","infogram-async","https://e.infogram.com/js/dist/embed-loader-min.js");Poco importa se passerete l'estate sdraiati su spiagge bianche caraibiche o all'Idroscalo di Milano. E ancor meno cambierà qualcosa ai followers su Instagram se i vostri scatti estivi saranno memorie a bordo di yacht extra lusso al largo della Costa Smeralda o fatti nella vasca di bagno di casa. L'importante è che, per questa torrida estate 2018, indossiate la parte sopra del vostro bikini «upside down». Ovvero: sottosopra. Avete letto bene. Per essere davvero alla moda non serviranno costumi interi con cinture come quelli sfoggiati dall'italianissima fotografa e influencer Nima Benati, e tanto meno slip sgambatissimi come quelli mostrati a favor di iPhone dalla più grande delle sorelle Kardashian, Kourtney, recentemente passata dalle coste italiane per le sue vacanze. Tutto quello che serve è il classico triangolino del bikini, quello che tenevate nel cassetto perché tanto non lo porta più nessuno, indossarlo al contrario (ovvero con la base del triangolo verso il collo) e annodare i lacci stretti stretti sotto il seno, nascondendone, ovviamente, le estremità. Più facile a farsi, che a dirsi. Ovviamente. Il boom dell'«upside down» bikini è, per una volta, tutto italiano. A lanciare il trend, che ha colpito modelle come Alexis Ren, finita sulla copertina del noto settimanale Sports Illustrated, è stata Valentina Fradegrada, instagrammer e imprenditrice bergamasca. A lei va il merito di aver iniziato a indossare il noioso triangolino al contrario e averlo riportato all'apice del successo. Su Instagram, ormai social di riferimento per riconoscere i nuovi trend nel campo della moda, le foto pubblicate con l'hashtag #upsidedownbikini sono ben oltre il migliaio e raccontano perché questo fenomeno piaccia così tanto. Stringendo bene i laccetti sotto il seno, infatti, si guadagna quasi una taglia in più rispetto a quella normalmente sfoggiata e l'abbronzatura non risente degli odiosissimi segni bianchi lasciati dal sole. Una doppia vittoria, insomma, per le malate di moda e tintarella. <blockquote class="instagram-media" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/BlUKTpwDYvS/" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-version="4" style="background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:658px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"> <div style="background:url(data:image/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAACwAAAAsCAMAAAApWqozAAAAGFBMVEUiIiI9PT0eHh4gIB4hIBkcHBwcHBwcHBydr+JQAAAACHRSTlMABA4YHyQsM5jtaMwAAADfSURBVDjL7ZVBEgMhCAQBAf//42xcNbpAqakcM0ftUmFAAIBE81IqBJdS3lS6zs3bIpB9WED3YYXFPmHRfT8sgyrCP1x8uEUxLMzNWElFOYCV6mHWWwMzdPEKHlhLw7NWJqkHc4uIZphavDzA2JPzUDsBZziNae2S6owH8xPmX8G7zzgKEOPUoYHvGz1TBCxMkd3kwNVbU0gKHkx+iZILf77IofhrY1nYFnB/lQPb79drWOyJVa/DAvg9B/rLB4cC+Nqgdz/TvBbBnr6GBReqn/nRmDgaQEej7WhonozjF+Y2I/fZou/qAAAAAElFTkSuQmCC); display:block; height:44px; margin:0 auto -44px; position:relative; top:-22px; width:44px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/BlUKTpwDYvS/" style=" color:#000; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none; word-wrap:break-word;" target="_top">See on Instagram C'è da dire che il mondo dello swimwear, ovvero tutto quel settore che comprende non sono i costumi da bagno ma anche l'abbigliamento da spiaggia o piscina, è uno dei settori che le case di monda da qualche anno osservano con più attenzione. Secondo i dati di Edited, una società che aiuta retailer come Topshop e Ralph Lauren a mettere sul mercato il prodotto giusto al prezzo giusto, il comparto dei costumi da bagno (e di tutti gli accessori a essi collegati) risulta in crescita grazie al fatto che i viaggi verso destinazioni esotiche o marittime rappresentano il 41% delle scelte dei vacanzieri.Dimenticandoci per un istante dell'upside down bikini, la domanda che rimbalza di più sui social network sui forum al femminile rimane tuttavia una soltanto: quest'anno va il costume intero o il due pezzi? La risposta è semplice. Entrambi. Dopotutto, è Edited che spiega come una donna abbia nel suo armadio una media di quattro costumi. Dati alla mano, il costume intero negli ultimi due anni ha raddoppiato le vendite mentre il comparto dei bikini è diminuito del 7% nel primo trimestre 2018. Tra i fattori che hanno comportato la crescita del settore vi sono anche i molteplici festival che si tengono stagionalmente in tutto il mondo, come il Coachella o il Burning Man, in cui un buon costume è sempre la base di un look più elaborato. Il detto delle nonne «chi meno spende più spende» torna utile anche nel mondo dello swimwear. Ma questa volta non di certo con un'accezione negativa. Il fast fashion viene infatti in soccorso a tutte coloro che vogliono cambiare il loro costume almeno una volta al giorno e che, per una settimana di vacanza, mettono in valigia almeno 14 cambi. «Perché non si sa mai». Quel che certo è che per questo 2018 le donne in media acquisteranno quattro costumi da bagno da tenere nel loro armadio e, quasi sicuramente, almeno due di questi rispetteranno i dettami delle mode social. Largo quindi al rosso, specialmente per i costumi interi, dalle linee semplici, come quelli usati in Baywatch. Il remake della più nota serie tv californiana e il look alla Pamela Anderson sono tornati di gran moda tanto che il segmento dei costumi vermigli ha visto un aumento, nell'ultimo anno, dell'83%. Il comparto bikini invece subisce l'influenza di due trend completamente opposti tra loro. Se da una parte infatti si vedono sempre più slip a vita altissima, da portare con top a balconcino con il ferretto ben in vista che strizzano l'occhio a quelli che indossava la biondissima Brigitte Bardot, dall'altra la tendenza è al minimal più assoluto. Il perizoma, per la gioia di molti, è tornato. Revolve, il brand statunitense più in voga tra le influencer di tutto il mondo, ha lanciato un costume così piccolo da non lasciare nulla all'immaginazione. I colori, oltre ai classici bianco, nero e rosso, sono i più svariati e spaziano dal fluo ai pastello. Ambasciatrici di questa tendenza sono Emily Ratajkowski e Bella Hadid che, statuarie, si mostrano con la loro abbronzatura perfetta e senza segni, e cordini di costumi così sottili da domandarsi come facciano a stare su. <blockquote class="instagram-media" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/Bkuf-S7AGvE/" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-version="4" style="background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:658px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"> <div style="background:url(data:image/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAACwAAAAsCAMAAAApWqozAAAAGFBMVEUiIiI9PT0eHh4gIB4hIBkcHBwcHBwcHBydr+JQAAAACHRSTlMABA4YHyQsM5jtaMwAAADfSURBVDjL7ZVBEgMhCAQBAf//42xcNbpAqakcM0ftUmFAAIBE81IqBJdS3lS6zs3bIpB9WED3YYXFPmHRfT8sgyrCP1x8uEUxLMzNWElFOYCV6mHWWwMzdPEKHlhLw7NWJqkHc4uIZphavDzA2JPzUDsBZziNae2S6owH8xPmX8G7zzgKEOPUoYHvGz1TBCxMkd3kwNVbU0gKHkx+iZILf77IofhrY1nYFnB/lQPb79drWOyJVa/DAvg9B/rLB4cC+Nqgdz/TvBbBnr6GBReqn/nRmDgaQEej7WhonozjF+Y2I/fZou/qAAAAAElFTkSuQmCC); display:block; height:44px; margin:0 auto -44px; position:relative; top:-22px; width:44px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/Bkuf-S7AGvE/" style=" color:#000; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none; word-wrap:break-word;" target="_top">See on Instagram La moda del minimal estremo in spiaggia non è destinata a durare solo una stagione. A Miami si è appena conclusa l'edizione estate 2019 della fashion week dedicata al mondo dei costumi da bagno. In passerella hanno sfilato modelli di bikini minuscoli che coprono solo il minimo indispensabile, abbelliti spesso da pietre semi preziose o ricavati da tessuti preziosissimi. A essere pressoché invisibili anche i costumi interi che, nel 2019, diventeranno un insieme di lacci e pezzi di tessuto, creazioni degne di maestri di bondage, e in grado di risvegliare i più bollenti spiriti. Marianna Baroli<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/costumi-moda-2018-2590644761.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="in-italia-il-settore-fattura-692-milioni" data-post-id="2590644761" data-published-at="1774130951" data-use-pagination="False"> In Italia il settore fattura 692 milioni L'Italia detiene circa il 4% del mercato mondiale dei costumi da bagno. Su un giro d'affari mondiale di circa 20 miliardi di dollari (al cambio attuale circa 17,2 miliardi di euro), il fatturato 2017 generato nei nostri confini del settore del beachwear, come lo chiamano gli addetti ai lavori, si è attestato a quota 692 milioni di euro. I dati arrivano dal centro studi del settore Sita Ricerca che spiega come il giro d'affari rispetto al 2016 sia aumentato del 2% circa. La parte del leone in Italia e nel mondo la fa il settore dei costumi da bagno femminili, in particolare il bikini. Nel nostro Paese questo tipo di indumenti pesa per il 63% del fatturato. Il resto si divide tra il 20% generato dai costumi da uomo e il 17% da quelli per l'infanzia. La caratteristica peculiare di questo settore è che gli acquisti online sono ancora un ricordo lontano. Chi compra un costume da bagno nel nostro Paese lo fa ancora alla vecchia maniera. Il 52,9% de acquisti viene svolto tramite negozi monomarca, il 12,7 attraverso punti vendita multimarca e solo 6,9% attraverso la Rete. Il 17%, invece, si affida ai grandi magazzini, il 3,8% attraverso venditori ambulanti (la stessa quota di chi compra al supermercato).Sarà forse anche per la predilezione a comprare in negozi fisici che spesso il cliente medio di questo settore riesce nel 54% a spuntare un prezzo ribassato. Solo il restante 46% acquista invece a prezzo pieno.Va detto, inoltre, che su 692 milioni di fatturato 2017, 136,5 milioni derivano dalle esportazioni (106,7 milioni all'interno dell'Ue e 29,7 al di fuori), 178,8 dalle importazioni (86,8 nell'Ue e 92 al di fuori) e il resto viene prodotto e venduto in Italia. Il mercato italiano si basa dunque su produzione e consumi interni: 376 milioni di euro su 692, circa il 54% del totale. In termini di esportazioni, Spagna, Germania e Francia sono i nostri mercati più importanti. Nel 2017 abbiamo spedito verso Madrid 19,7 milioni di euro di costumi da bagno prodotti nel nostro Paese. Si tratta del 14,4% del totale, spiegano i numeri forniti da Confindustria Moda ed elaborati da Sistema Moda Italia. Al secondo posto troviamo la Germania dove nel 2017 sono arrivati 19 milioni di euro di costumi dall'Italia, il 13,9% del totale. Poco più sotto in classifica troviamo la Francia che riceve dall'Italia 18,85 milioni di costumi, il 13,8% del totale. Queste tre nazioni sono di gran lunga le più importanti: in Inghilterra, quarta in posizione, arrivano l'8,9% dei nostri costumi per un totale di 12,2 milioni di euro. Spagna, Germania e Francia si prendono, tirando le somme, il 42,1% delle nostre esportazioni.I Paesi destinatari cambiano quando si parla di importazioni. La Cina gioca di gran lunga la parte del leone. In Italia sono arrivati nel 2017 42,4 milioni di euro di costumi, il 23,7% del totale. In poche parole, quasi un costume su quattro che viene venduto nel nostro Paese arriva dalla Repubblica Popolare. In seconda posizione, anche se piuttosto distaccata, troviamo la Francia che importa il 13,5% dei costumi per un valore di 24,1 milioni. Non troppo in là c'è la Croazia: in questo caso vengono importati 21,7 milioni di euro di merce, il 12,1% del totale. In quarta posizione c'è la Tunisia che incide per il 6,1% delle importazioni con un valore di 10,9 milioni. Anche in questo caso i primi tre Paesi importatori si contendono il 49,3% del mercato delle importazioni in Italia. Per il 2018, il settore al momento vede qualche nube all'orizzonte. Sempre secondo i dati Confindustria Moda ed elaborati da Sistema Moda Italia, nel nostro Paese, nel periodo gennaio-aprile, le importazioni sono calate del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2017 (per un totale di 93,6 milioni di euro). Migliore è invece la sorte delle esportazioni che, nello stesso periodo sono cresciute dell'1,5% a quota 62,3 milioni.Gianluca Baldini <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/costumi-moda-2018-2590644761.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="basta-una-settimana-per-avere-un-costume-fatto-a-mano-e-unico-al-mondo" data-post-id="2590644761" data-published-at="1774130951" data-use-pagination="False"> Basta una settimana per avere un costume fatto a mano e unico al mondo Your browser does not support the video tag. Per una donna non c'è nulla di peggio che presentarsi in qualche locale e trovare qualche sconosciuta con indosso lo stesso abito. Esprimere la propria individualità è il desiderio di ogni donna (e uomo). Così mentre i grandi marchi offrono servizi di personalizzazione e «made to order», Roberta Carrino, una giovane ragazza napoletana ha deciso di creare il suo marchio di swimwear completamente fatto a mano: Erre bikini. In un laboratorio che al momento gestisce da sola crea bikini all'uncinetto in base alle specifiche richieste della sua clientela, dal colore al taglio, per farle sentire al meglio. Perché in fondo «ogni cliente è come un'amica».Come hai imparato a fare costumi da bagno all'uncinetto?Ho imparato da mia zia, che già 20 anni faceva questo tipo di costumi e li rivendeva ai negozietti del nostro paese. Imparare non è stato facile, all'inizio i costumi mi venivano sempre uno più grande, uno più piccolo. Ci sono voluti due mesi prima che riuscissi a creare il mio primo bikini. È un lavoro duro, ma dà molta soddisfazione.Da dove nasce il nome Erre Bikini?Stavo giocando con le Instagram stories e scrivendo per esteso l'iniziale del mio nome - R di Roberta - e muovendo un po' le lettere sembrava che queste si stringessero in un abbraccio. Penso sia visivamente d'impatto e molto significativo perché racchiude la storia d'amore che c'è tra me e il mio lavoro. Il punto di forza del tuo brand è l'unicità di ogni prodotto. Come ti approcci a un nuovo ordine?Quando produco un costume me lo immagino indosso alla persona che dovrà acquistarlo. Mi rende felice sapere che qualcuno lo indosserà. Per questo faccio di tutto per instaurare un rapporto sincero con le mie clienti. Con loro parlo, ascolto e da loro traggo ispirazione. È un po' come se diventassero mie amiche.Quello dei costumi da bagno è un cercato in continua crescita. La competizione ti spaventa?Non proprio. Con Erre Bikini ho cercato di fare qualcosa di semplice ma di tendenza, cercando di rispondere al meglio alle esigenze del mio target.A proposito di tendenze, qual è secondo te la moda dell'estate?Quando si tratta di costumi penso si debba sempre aggiungere un tocco scintillante. La parola chiave del mio brand infatti, oltre che uncinetto, è lurex. Come fai a farti conoscere?Mi affido principalmente a Instagram. Investo la maggior parte delle mie risorse nei prodotti, perché per me la qualità viene prima di tutto, quindi ho deciso di usare i social per la comunicazione. Ho anche collaborato con alcune influencer che mi hanno portato ad avere ottimi risultati. Sulla mia pagina lascio che siano i miei prodotti e i sorrisi delle mie clienti a parlare. Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/costumi-moda-2018-2590644761.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="addio-alleffetto-calciatore-con-il-boxer-arrotolato-ora-va-il-pantaloncino-colorato" data-post-id="2590644761" data-published-at="1774130951" data-use-pagination="False"> Addio all'effetto calciatore con il boxer arrotolato: ora va il pantaloncino colorato Il modello Fabio Mancini nella campagna Zeybra Portofino Zeybra Portofino E l'uomo in spiaggia come si vestirà? Il boxer resta senza dubbio il re indiscusso dell'estate. Semplice, comodo, ma allo stesso tempo glamour non distoglie l'attenzione dal fisico scolpito a fatica nelle lunghe sessioni di pesi in palestra. Per non sbagliare, scegliete qualcosa di coloratissimo, con stampe di animali come le tartarughe, le balene e le scimmiette proposte da Vilebrequin. Per osare, perché invece non provare con un boxer con i fiori o con i fenicotteri rosa come quelli di Intimissimi? Per mostrare «chi comanda» anche in spiaggia, la scelta non può che ricadere sul pantaloncino con lo squalo. Il predatore degli abissi è il protagonista della collezione di Mc2 Saint Barth nata in collaborazione con National Geographic. E che dire delle stampe pattern di Zeybra Portofino? Incantevoli se abbinate, per esempio, a una classica camicia bianca di lino. Colori accesi e pattern anche per Dolce & Gabbana che porta in spiaggia costumi ispirati alle maioliche siciliane. L'oro, quello più scintillante, è invece il colore scelto da Moschino per la sua linea mare. Indossarlo, forse, vi farà sentire come Rocky, la creatura del Rocky Horror Picture Show, ma lascerà senza dubbio il segno. Per chi preferisce la semplicità del tinta unita, Yamamay ha creato boxer di ogni lunghezza nei toni del rosso, del blu scuro, oltre ai classici bianco e nero, tanto amati anche dagli uomini. Spazio anche allo slip, in questa estate 2018 che sembra segnare il ritorno del minimalismo per tutti i sessi. In questo caso il consiglio è solo uno: cercate di essere meno appariscenti possibile. Scegliete colori semplici, modelli non estremamente fascianti o sgambati. Abolite le scritte sul didietro, i colori fluorescenti o i disegni a sorpresa: quelli lasciamoli ai comici per i loro sketch. Ricordate anche che gli slippini da bagno sono davvero difficile da indossare e sono un modello adatto quasi esclusivamente a chi ha un fisico scolpito. Non per questo, però, vi sarà concesso arrotolare i boxer fino all'inguine. L'effetto calciatore è passato di moda da tempo e l'effetto non sarà certo alla «Pippo Inzaghi a Formentera» ma piuttosto simile al pannolone su un bambino un po' troppo cresciuto. Abbronzare le cosce, per un uomo, non è un obbligo. Ma se proprio ci tenete, cambiatevi. Mettete uno slip per le vostre ore sul lettino sotto il solleone, e poi tornate al boxer. Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/costumi-moda-2018-2590644761.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="iper-agghindate-lestate-2018-e-fatta-di-accessori" data-post-id="2590644761" data-published-at="1774130951" data-use-pagination="False"> Iper agghindate. L'estate 2018 è fatta di accessori Parure Collection Collane che si sovrappongono e orecchini che riempiono i lobi. Gonfiabili griffati, teli mare divertenti, code da sirena e accessori iper tecnologici che ti ricordano quando è il momento di bere. Oltre al costume da bagno c'è molto di più. L'universo della moda mare si compone infatti anche di tutti quegli accessori che servono a completare il look durante le giornate d'estate.A lanciare l'ultima moda in fatto di accessori da spiaggia sono state come sempre le sorelle Kardashian. Sono bastati pochi scatti pubblicati sui loro profili Instagram per sancire che il brand dell'estate - in fatto di gonfiabili - è Funboy. L'azienda, nata nella soleggiata California solo tre anni fa è diventata famosa per le sue stravaganti creazioni. Il must have di quest'anno? Lo yatch gonfiabile con tanto di porta vivande in poppa. Anche le maison di moda italiane si sono fatte conquistare dal brand californiano. È il caso di Missoni che ha deciso di collaborare con loro per creare un materassino che riproduce le ali di una farfalla coloratissima e che ricorda i celebri tessuti del brand varesotto. Il costo per prendere il sole con delle ali di Missoni? Centoquarantotto dollari. Se il gonfiabile di design non fa per voi, allora buttatevi sul cibo. Sì, avete capito bene. Goolp, il sito italiano specializzato in prodotti per la casa e il tempo libero offre una vastissima scelta. Dal materassino ciambella a forma di ciliegia a quello a forma di avocado per i più salutisti, passando per il tradizionale cono gelato e gli orsetti gommosi.Ma oltre allo yacht gonfiabile, e alla sua variante moto d'acqua, quali sono gli accessori imperdibili per l'estate?Senza dubbio alcuno vi è la coda da sirena. Da indossare come una calza, arriva fin sotto l'ombelico ed è l'accessorio perfetto per chi predilige il bikini. I colori, ovviamente, sono cangianti e cambiano nuotando, creando spettacolari giochi di luce nel mare o in piscina. Il costo, in questo caso, è modestissimo: solo 79 euro per vivere un'estate da Sirenetta. E che dire del telo mare? Il classico salviettone non va più di moda. Ora, il telo si abbina al costume. Come quello a strisce bianco e rosso, brandizzato Barbie, in vendita su Asos.it e prodotto da Missguided. O come quelli di Wild'n'wet, sempre disponibili su Asos, a forma di ghiacciolo, hamburger o ciambella. Immancabile anche Ulla, il dispositivo a forma di goccia da attaccare alla propria bottiglia d'acqua e che ricorda, a intervalli regolari, di bere. Utilissima, soprattutto durante le lunghe sessioni di tintarella all'ora di pranzo. Per finire, impossibile non tornare ancora alla moda. Parure collection è il brand preferito dalle ragazze di tutta Italia per questa estate. Per un look stravagante abbinate cinque o sei collanine. La combinazione perfetta è composta dal cornetto smaltato, il girocollo con le stelline colorate, l'icona sacra, la propria mini iniziale e il choker con le conchiglie. Se proprio volete esagerare, spazio anche agli orecchini coloratissimi. Sbirrazzitevi con i lobetti a forma di cactus o con la vostra iniziale, aggiungete il tirannosauro tutto di swarovski verdi e, perché no, qualche fake earcuff o un mini tubolar colorato come il vostro cornetto. La scelta è vastissima, e le combinazioni a migliaia. Ma non temete. Marica, l'ideatrice dello shop, vi saprà consigliare alla perfezione come creare il look perfetto per voi. Mariella Baroli
Cresciuto alla scuola del «divo» Giulio, amava vivere la bella vita. Prima di darsi alla politica fece carriera come neurochirurgo. Durante Mani pulite finì nel tritacarne delle procure, ma ne uscì (quasi) indenne. E raccontò tutto con lo pseudonimo «Geronimo».
«Nella Seconda repubblica le sciabole stanno appese. Combattono i foderi». Con il lascito visivo di una lama che dondola da una parete damascata con vista sul Golfo di Napoli, Paolo Cirino Pomicino abbandona la vita terrena. Lo fa 48 ore dopo Umberto Bossi, con la gentilezza partenopea di chi lascia il passo all’avversario di sempre, quel barbaro sognante che lo considerava un simbolo di «Roma ladrona».
‘O ministro, 86 anni, era ricoverato nella clinica Quisisana di Roma, afflitto dai postumi degli acciacchi dovuti alla cardiopatia cronica, con infarti ripetuti e due trapianti che gli hanno fatto dire: «Gli altri cambiano la macchina, io cambio gli organi».
Pilastro della Democrazia Cristiana, intelligente e scafato, cresciuto alla scuola di Giulio Andreotti che negli anni 70 cercava in Campania qualcuno da contrapporre ai ras del Sud Antonio Gava e Ciriaco De Mita, Cirino Pomicino ha attraversato la repubblica delle sciabole da protagonista: deputato per sette legislature, due volte ministro (Bilancio e Funzione pubblica), fu vicerè borbonico della corrente del luciferino Giulio. Qualcuno se lo ricorda raffigurato mentre balla da scatenato nel film che ricostruisce (con spreco di luoghi comuni) gli ultimi fuochi del pentapartito e delle convergenze parallele: «Il Divo» di Paolo Sorrentino.
Caustico e diplomatico, faceva risalire alla famiglia la capacità di trovare uno spazio di confronto con tutti. «Ero il quinto di sette figli, con sei maschi che tifavano per sei squadre diverse (lui era milanista - Ndr) e si identificavano in sei partiti diversi. Ci siamo formati alla scuola della tolleranza senza che mai le differenze intaccassero il profondo rapporto fraterno». Chi lo accusava di sprecare i soldi pubblici per accontentare le clientele si sentiva ripetere: «Sono ricco di famiglia, per capirlo guardate i tombini di Napoli». Portavano il nome della fonderia del nonno. Re delle commissioni Bilancio, nei mitici anni 80 inventò l’emendamento vol-au-vent, che le correnti dei partiti riempivano di finanziamenti. Era lo Sportello Pomicino, lui accontentava tutti e si giustificava: «Se lo sportello funziona è perché qualcuno bussa».
Nato a Napoli il 3 settembre 1939, teneva molto all’orario. «Erano le 7 di mattina, alle 11 l’Inghilterra dichiarò guerra alla Germania di Hitler e alle 17 la Francia fece altrettanto. Il mio arrivo consentì a papà di non essere chiamato al fronte, in quanto padre di 5 figli». Laureato in medicina e attivista democristiano, prima della chiamata andreottiana ha lavorato come neurochirurgo all’ospedale Cardarelli. Avvezzo alle comodità, aveva affittato sull’Appia Antica una villa con 20 stanze, costo 5 milioni di vecchie lire all’anno. I suoi eccessi facevano dire a Francesco Cossiga, che non gli era amico: «Siamo un Paese solido che può sopportare come ministro un analfabeta come lui».
Sposato due volte (la seconda con Lucia Marotta di 27 anni più giovane), il suo destino è stato indissolubilmente legato a Tangentopoli. Le inchieste, i canini affilati delle procure. Indagato 42 volte ma condannato solo due per finanziamento illecito della Dc, Cirino Pomicino uscì clamorosamente di scena la sera in cui, entrato in un ristorante di Napoli con la famiglia, fu costretto ad andarsene dal resto della clientela, che al suo apparire aveva cominciato a far tintinnare i bicchieri con le posate per sloggiarlo. Un affronto volgare e immeritato. Lui si difendeva così: «Nella chiesa è nato il proverbio “senza soldi non si cantano messe”. La politica non mi ha arricchito, non possiedo una casa e non la possiede neppure mia figlia Ilaria».
Testimone di un’epoca dominata anche dal tintinnio delle manette (fu condannato a un anno e mezzo di carcere, fece 17 giorni), qualche anno fa ha rivelato un retroscena inquietante di quella stagione: «Nel 1991 Carlo De Benedetti venne da me e mi chiese: Vuole essere il mio ministro? Lui e l’avvocato Gianni Agnelli avevano deciso un colpo di Stato, spazzare via la Dc per via giudiziaria e consegnare il potere ai comunisti che, orfani di Mosca, sarebbero stati lacchè ai loro ordini. Io dissi no». Arrivò Mani Pulite. Ma a rompere lo schema si materializzò Silvio Berlusconi.
Cirino Pomicino è morto un giorno prima del referendum, lui che della casta dei magistrati non aveva alcuna stima. E ai quali - quando cominciò a scrivere editoriali con lo pseudonimo di Geronimo (chiamato a L’Indipendente e poi al Giornale da Vittorio Feltri) - non risparmiò critiche feroci. «Geronimo era il grande capo Apache che non si arrese alle truppe nordiste e io non mi sono mai arreso ai pm e alle loro truppe mediatiche. Sotto le macerie lasciate dalle inchieste finì tutta la Prima repubblica tranne il Pci che, grazie ai ragazzi della via Pal della procura di Milano, fu solo costretto a cambiare nome». Eppure oggi si sarebbe opposto alla riforma Nordio perché la considerava troppo morbida. «Con lo sdoppiamento del Csm si verrebbe a creare una nicchia dove i pm se la cantano e se la suonano senza controllo, con la possibilità di intimidire non solo la politica ma anche i giudici». Un giorno del 1997, uscito dal sonno indotto dall’anestesia per uno degli infarti, si trovò al capezzale Antonio Di Pietro. «Mi avevano dato tre ore di vita e lui venne a trovarmi. Mi disse che aveva sempre votato Dc. Era convinto che sarei morto e non avrei mai potuto raccontarlo». Invece ha avuto in dono altri 29 anni durante i quali qualcuno gli dava dell’immortale. Lui sorrideva facendo le corna: «Della morte mi spaventa la bara, il corpo chiuso che si decompone. Mi farò cremare». Ora ‘O ministro cammina nell’eternità.
Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)
Nel marzo del 1976 l'ammiraglia della casa di Chivasso fu presentata a Ginevra. Berlina e coupé dal design innovativo e dalle prestazioni sportive, non ebbe il successo sperato per problemi di affidabilità meccanica.
L'articolo contiene una gallery fotografica.
Per sei anni la Lancia, regina delle ammiraglie di lusso italiane, era rimasta senza un vero modello di punta. L’ultima delle berline di classe superiore era stata la «Flaminia», prodotta dal 1959 al 1970, mentre l’ultimo modello a tre volumi (ma meno lussuosa) era stata la 2.000, una semplice rivisitazione dell’altrettanto obsoleta Flavia. La casa di Chivasso, assorbita da Fiat dal 1969, decise di non rimpiazzarla temporaneamente. Poi venne la crisi petrolifera mondiale, ed ogni progetto di vetture di alta cilindrata assetate di benzina fu sospeso.
Lancia si riaffacciò al segmento solo dopo alcuni anni, quando la concorrenza di ammiraglie estere come Mercedes e Bmw aveva occupato una buona fetta del mercato europeo. Ci riprovò dopo la metà degli anni Settanta, con la nuova «Gamma», presentata a Ginevra nel marzo del 1976. La crisi del 1973 aveva lasciato il segno, e l’efficienza dei motori in termini di consumi era diventata una priorità. Il mercato italiano era poi condizionato dalla pesante tassazione dei propulsori di cilindrata superiore ai 2 litri, che spesso erano adottati dalle case estere in configurazione 6 cilindri. La Lancia progettò sulla base di queste esigenze un motore tutto nuovo, completamente diverso da quelli dei modelli precedenti. La «Gamma» sarà infatti spinta da un 4 cilindri boxer in alluminio, prodotto nelle due cilindrate di 1,9 e 2,5 litri da 116 e 140 Cv rispettivamente. Quello che colpì maggiormente il pubblico e gli affezionati del marchio fu certamente la linea, che segnava una rottura con la lunga tradizione delle tre volumi. Affidata al blasonato nome di Pininfarina, la nuova ammiraglia lancia era di fatto una 2 volumi e mezzo con coda spiovente e tronca e la trazione era anteriore.
Contemporaneamente alla berlina fu presentata la coupé, una due porte più aggressiva e sportiveggiante, che conservava tuttavia gli ampi spazi interni della 4 porte. I motori garantivano ottime prestazioni, comprese tra i 185 e i 195 km/h nel confort degli interni lussuosamente rifiniti nello stile caratteristico della casa di Chivasso. La «Gamma» fu ben accolta da pubblico e stampa nonostante la evidente rottura con la tradizione delle berline a tre volumi. La sua storia però, passata dal restyling del 1980 che regalò ai motori l’iniezione elettronica, non fu felice. La causa del mancato successo di una vettura coraggiosa e all’avanguardia per lo stile fu la scarsa affidabilità del motore e degli organi ad esso collegati. Per alcune ingenuità di progettazione di un boxer del tutto nuovo, la Gamma soffrì costantemente di problemi (anche gravi) alla distribuzione per la fragilità del sistema, ed al servosterzo che era direttamente collegato alla distribuzione e poteva, se messo sotto sforzo dalla massa non indifferente della vettura, creare gravi danni agli organi meccanici.
La bella ma sfortunata ammiraglia di Chivasso uscì di scena appena 8 anni dopo il suo lancio, nel 1984. Sarà sostituita da una berlina che, per il successo ottenuto nel decennio successivo, proietterà un cono d’ombra sull’immagine dell’antesignana «Gamma», la Lancia «Thema».
Il frontale di una «Gamma» coupè prima serie (Stellantis/Centro Storico Fiat)
Il proprietario dello storico marchio: «Il rafforzamento internazionale è una priorità. Abbiamo un patrimonio identitario fortissimo però con un potenziale inespresso. La nostra linea cerimonia uomo è la iconica ma avremo pure quelle contemporanea e femminile».
Rilanciare un marchio storico senza tradirne l’identità è una sfida che richiede visione, coraggio e sensibilità. È da qui che riparte Pignatelli, oggi guidata da Francesco Gianfala, protagonista di una nuova fase che intreccia eredità sartoriale e sguardo contemporaneo. Tra radici solide e nuove ambizioni, il futuro della maison prende forma avviando un ambizioso percorso di rilancio e riposizionamento. Abbiamo incontrato Gianfala per approfondire strategie, obiettivi e prospettive di uno dei marchi più rappresentativi del made in Italy.
Nel 2025 ha acquisito il 100% di Carlo Pignatelli: cosa l’ha spinta a investire in questo storico marchio e quale visione aveva fin dall’inizio?
«Tutto nasce da una convinzione molto chiara: ci trovavamo di fronte a un marchio con un patrimonio identitario fortissimo, riconosciuto e radicato nella tradizione sartoriale italiana, ma con un potenziale ancora inespresso sul piano contemporaneo e internazionale. Fin dall’inizio, la mia visione è stata quella di preservare questa eredità, rafforzandola però attraverso un’evoluzione strutturata, capace di dialogare con nuovi linguaggi estetici e nuovi mercati».
L’inaugurazione del nuovo headquarter di Milano rappresenta un momento chiave: che valore strategico ha questa nuova sede per il futuro del brand?
«Un valore fondamentale. Non è solo un ampliamento fisico, ma un vero centro nevralgico in cui convergono creatività, sviluppo prodotto e direzione aziendale. Essere nel cuore dei Navigli significa posizionarsi all’interno del principale ecosistema della moda italiana, favorendo connessioni, visibilità e velocità decisionale. È un investimento sulla crescita e sull’efficienza futura del brand».
Con il lancio di Pignatelli Atelier si apre un nuovo capitolo creativo: quali sono gli elementi distintivi di questa linea rispetto alla tradizione della maison?
«Pignatelli Atelier rappresenta un’estensione evolutiva della maison che nasce in modo naturale per volontà della nuova proprietà che, insieme a Jean Luc Amsler, ha trovato il giusto interprete per questo nuovo capitolo. Gli elementi distintivi sono una maggiore libertà espressiva, l’introduzione di codici più contemporanei e una ricerca stilistica che va oltre la cerimonia tradizionale. Sartorialità, upcycling e costruzioni innovative convivono in una proposta che include il womenswear, mantenendo però una coerenza profonda con il Dna del marchio».
Quanto è stato importante il dialogo con l’archivio storico nel processo di rebranding e innovazione stilistica?
«È stato centrale. Non lo abbiamo considerato come un elemento statico, ma come una fonte viva di ispirazione. Ogni intervento di rebranding è partito da lì: dallo studio delle linee, delle costruzioni, dei dettagli sartoriali. Questo ci ha permesso di innovare senza perdere autenticità, mantenendo un filo diretto con la storia della maison».
La direzione creativa è affidata a Jean Luc Amsler: come si è sviluppata la vostra collaborazione?
«Con Jean Luc condividiamo la stessa visione: quella di portare Pignatelli verso una dimensione più internazionale e contemporanea, senza snaturarne l’identità. Amsler porta una sensibilità couture, una grande esperienza e una capacità di reinterpretare i codici classici in chiave moderna. Il suo contributo è stato determinante nel definire il nuovo linguaggio creativo».
Pignatelli è storicamente leader nella cerimonia uomo: come si integra questa identità con l’ampliamento verso una proposta più contemporanea e anche femminile?
«La cerimonia uomo resta il nostro core business e un pilastro identitario, sotto la direzione creativa di Francesco Pignatelli. L’ampliamento verso una proposta più contemporanea e femminile non è una rottura, ma un’evoluzione naturale. I valori fondanti - eleganza, qualità, sartorialità - vengono declinati in nuove forme e nuovi segmenti, mantenendo coerenza e riconoscibilità».
Il tema dell’upcycling (il riutilizzo di materiali di scarto, ndr) è centrale nella nuova collezione: come si inserisce nella vostra visione di sostenibilità e innovazione?
«L’upcycling è una scelta sia etica che creativa. Si inserisce nella nostra visione di sostenibilità come un approccio concreto alla riduzione degli sprechi, ma anche come opportunità progettuale. Recuperare materiali e basi sartoriali per trasformarli in nuovi capi significa dare valore al passato e reinterpretarlo in chiave innovativa».
Parla di rafforzamento del posizionamento internazionale: quali mercati considera prioritari per la crescita futura?
«Il rafforzamento internazionale è una priorità. Guardiamo con grande attenzione all’Europa, al Medio Oriente e ad alcuni mercati asiatici, dove il valore della sartorialità italiana è particolarmente apprezzato. Allo stesso tempo, vogliamo consolidare la presenza nei mercati in cui siamo già riconosciuti, costruendo una distribuzione più strutturata».
Guardando ai prossimi anni, come immagina l’evoluzione di Pignatelli nel panorama della moda globale?
«Vedo Pignatelli come un brand sempre più solido, riconoscibile e internazionale, capace di essere un punto di riferimento non solo nella cerimonia, ma in un’idea più ampia di eleganza contemporanea. Un marchio che evolve, ma che resta fedele alla propria essenza: il made in Italy, la qualità e la cultura sartoriale».
Dopo l’inquietante indagine, in sole 72 ore via libera per i rimpatri di tre irregolari.
In 16 mesi, gli otto medici del reparto di Infettivologia dell’ospedale Santa Maria Croce delle Croci di Ravenna, indagati per falso ideologico continuato in concorso in atti pubblici e di interruzione di pubblico servizio, avrebbero rilasciato 34 pareri di inidoneità ritenuti falsi su 64 stranieri destinati all’espulsione, dei quali dieci avevano rifiutato di sottoporsi alla visita medica.
Più della metà avevano così evitato i Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). Sono bastate poche settimane dall’avvio delle indagini e già l’aria è cambiata negli ambulatori dove si redigono i certificati. Nell’arco di 72 ore sono stati trasferiti presso i Cpr di Milano e Roma tre extracomunitari irregolari, tutti con precedenti penali. Il 16 marzo, un egiziano di 18 anni arrestato dai carabinieri di Milano Marittima con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, e poi risultato con precedenti per porto d’armi e danneggiamento, è stato è stato spedito al Cpr di Milano Corelli. La visita medica, dunque, ne aveva attestato l’idoneità.
Due giorni dopo, sempre a Milano, è finito un albanese di 68 anni. L’uomo aveva fatto richiesta di protezione internazionale, ma il suo profilo è apparso di rilevante pericolosità sociale: a suo carico, infatti, pendono precedenti per maltrattamenti in famiglia, minaccia e lesioni personali. Pure per l’albanese non sono saltati fuori storie di inidoneità. E nella stessa giornata di mercoledì, ha fatto ingresso al Cpr di Ponte Galeria di Roma un marocchino di 37 anni dal profilo socialmente pericoloso, con precedenti per furto aggravato, rapina, ricettazione ed evasione.
Se le visite mediche hanno accertato la loro idoneità a entrare nelle strutture, senza tante esitazioni, qualche sospetto sul perché della «normalizzazione» delle procedure nasce spontaneo. Prima, era quasi una gara a chi scartava più irregolari. «Altre due da Ravenna!», era il messaggio inviato nel giugno del 2024 da una dottoressa del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna, ora sotto indagine.
La reazione di Nicola Cocco, infettivologo della Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) era l’emoticon con il pollice alzato. Tre mesi dopo, la stessa dottoressa aggiornava l’elenco dei presunti falsi. «Ciao Nicola! Qui a Ravenna almeno altre quattro non idoneità». E in risposta le veniva mostrato il muscolo del bicipite, per celebrare il successo di un simile operato, come riportato dal Corriere Romagna.
A novembre, Cocco rispondeva: «Grande», «grandissim*». E aggiungeva: «Se vi va mandatemi copia delle certificazioni, che sto tenendo una mappatura». Da marzo 2024 la Simm, assieme alla Rete Mai più lager - No ai Cpr e all’Asgi, l’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, hanno sostenuto l’appello ai medici a dichiarare l’inidoneità, con anche una bozza di modello da utilizzare.
Avviate le indagini, nei Cpr si entra senza più esenzioni.