I costumi made in Italy valgono mezzo miliardo. Per ogni donna due bikini e due interi in stile Baywatch
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Su un giro d'affari mondiale di circa 17 miliardi di euro, il fatturato 2017 generato nei
nostri confini si è attestato a 692 milioni. Le importazioni sono stabili a 178 milioni (86 nell'Ue e 92 al di fuori),
mentre l'export è in crescita di oltre 60 milioni rispetto al 2016.
Il pezzo intero negli ultimi due anni ha raddoppiato le vendite mentre il comparto dei due pezzi è diminuito del 7%.
La moda dell'estate si chiama upside down e consiste nell'indossare la
parte sopra del bikini al contrario. A lanciare questo trend è stata la
bergamasca Valentina Fradegrada, ora tra le favorite al titolo di «rookie» dell'anno della rivista Sports Illustrated.
Il boxer arrotolato fino all'inguine e quell'effetto alla «Pippo Inzaghi a Formentera» sono passati di moda. Per l'estate l'uomo sceglie il pantaloncino colorato e con stampe che ricordano mete esotiche o animali in via d'estinzione.
Guida ai cinque accessori da abbinare per vivere un'estate all'ultima moda.
Lo speciale contiene cinque articoli.
INFOGRAFICA
Poco importa se passerete l'estate sdraiati su spiagge bianche caraibiche o all'Idroscalo di Milano. E ancor meno cambierà qualcosa ai followers su Instagram se i vostri scatti estivi saranno memorie a bordo di yacht extra lusso al largo della Costa Smeralda o fatti nella vasca di bagno di casa. L'importante è che, per questa torrida estate 2018, indossiate la parte sopra del vostro bikini «upside down». Ovvero: sottosopra.
Avete letto bene. Per essere davvero alla moda non serviranno costumi interi con cinture come quelli sfoggiati dall'italianissima fotografa e influencer Nima Benati, e tanto meno slip sgambatissimi come quelli mostrati a favor di iPhone dalla più grande delle sorelle Kardashian, Kourtney, recentemente passata dalle coste italiane per le sue vacanze. Tutto quello che serve è il classico triangolino del bikini, quello che tenevate nel cassetto perché tanto non lo porta più nessuno, indossarlo al contrario (ovvero con la base del triangolo verso il collo) e annodare i lacci stretti stretti sotto il seno, nascondendone, ovviamente, le estremità. Più facile a farsi, che a dirsi. Ovviamente. Il boom dell'«upside down» bikini è, per una volta, tutto italiano. A lanciare il trend, che ha colpito modelle come Alexis Ren, finita sulla copertina del noto settimanale Sports Illustrated, è stata Valentina Fradegrada, instagrammer e imprenditrice bergamasca. A lei va il merito di aver iniziato a indossare il noioso triangolino al contrario e averlo riportato all'apice del successo. Su Instagram, ormai social di riferimento per riconoscere i nuovi trend nel campo della moda, le foto pubblicate con l'hashtag #upsidedownbikini sono ben oltre il migliaio e raccontano perché questo fenomeno piaccia così tanto. Stringendo bene i laccetti sotto il seno, infatti, si guadagna quasi una taglia in più rispetto a quella normalmente sfoggiata e l'abbronzatura non risente degli odiosissimi segni bianchi lasciati dal sole. Una doppia vittoria, insomma, per le malate di moda e tintarella.
C'è da dire che il mondo dello swimwear, ovvero tutto quel settore che comprende non sono i costumi da bagno ma anche l'abbigliamento da spiaggia o piscina, è uno dei settori che le case di monda da qualche anno osservano con più attenzione. Secondo i dati di Edited, una società che aiuta retailer come Topshop e Ralph Lauren a mettere sul mercato il prodotto giusto al prezzo giusto, il comparto dei costumi da bagno (e di tutti gli accessori a essi collegati) risulta in crescita grazie al fatto che i viaggi verso destinazioni esotiche o marittime rappresentano il 41% delle scelte dei vacanzieri.
Dimenticandoci per un istante dell'upside down bikini, la domanda che rimbalza di più sui social network sui forum al femminile rimane tuttavia una soltanto: quest'anno va il costume intero o il due pezzi? La risposta è semplice. Entrambi. Dopotutto, è Edited che spiega come una donna abbia nel suo armadio una media di quattro costumi. Dati alla mano, il costume intero negli ultimi due anni ha raddoppiato le vendite mentre il comparto dei bikini è diminuito del 7% nel primo trimestre 2018.
Tra i fattori che hanno comportato la crescita del settore vi sono anche i molteplici festival che si tengono stagionalmente in tutto il mondo, come il Coachella o il Burning Man, in cui un buon costume è sempre la base di un look più elaborato. Il detto delle nonne «chi meno spende più spende» torna utile anche nel mondo dello swimwear. Ma questa volta non di certo con un'accezione negativa. Il fast fashion viene infatti in soccorso a tutte coloro che vogliono cambiare il loro costume almeno una volta al giorno e che, per una settimana di vacanza, mettono in valigia almeno 14 cambi. «Perché non si sa mai».
Quel che certo è che per questo 2018 le donne in media acquisteranno quattro costumi da bagno da tenere nel loro armadio e, quasi sicuramente, almeno due di questi rispetteranno i dettami delle mode social. Largo quindi al rosso, specialmente per i costumi interi, dalle linee semplici, come quelli usati in Baywatch. Il remake della più nota serie tv californiana e il look alla Pamela Anderson sono tornati di gran moda tanto che il segmento dei costumi vermigli ha visto un aumento, nell'ultimo anno, dell'83%. Il comparto bikini invece subisce l'influenza di due trend completamente opposti tra loro. Se da una parte infatti si vedono sempre più slip a vita altissima, da portare con top a balconcino con il ferretto ben in vista che strizzano l'occhio a quelli che indossava la biondissima Brigitte Bardot, dall'altra la tendenza è al minimal più assoluto. Il perizoma, per la gioia di molti, è tornato. Revolve, il brand statunitense più in voga tra le influencer di tutto il mondo, ha lanciato un costume così piccolo da non lasciare nulla all'immaginazione. I colori, oltre ai classici bianco, nero e rosso, sono i più svariati e spaziano dal fluo ai pastello. Ambasciatrici di questa tendenza sono Emily Ratajkowski e Bella Hadid che, statuarie, si mostrano con la loro abbronzatura perfetta e senza segni, e cordini di costumi così sottili da domandarsi come facciano a stare su.
La moda del minimal estremo in spiaggia non è destinata a durare solo una stagione. A Miami si è appena conclusa l'edizione estate 2019 della fashion week dedicata al mondo dei costumi da bagno. In passerella hanno sfilato modelli di bikini minuscoli che coprono solo il minimo indispensabile, abbelliti spesso da pietre semi preziose o ricavati da tessuti preziosissimi. A essere pressoché invisibili anche i costumi interi che, nel 2019, diventeranno un insieme di lacci e pezzi di tessuto, creazioni degne di maestri di bondage, e in grado di risvegliare i più bollenti spiriti.
Marianna Baroli
In Italia il settore fattura 692 milioni
L'Italia detiene circa il 4% del mercato mondiale dei costumi da bagno. Su un giro d'affari mondiale di circa 20 miliardi di dollari (al cambio attuale circa 17,2 miliardi di euro), il fatturato 2017 generato nei nostri confini del settore del beachwear, come lo chiamano gli addetti ai lavori, si è attestato a quota 692 milioni di euro.
I dati arrivano dal centro studi del settore Sita Ricerca che spiega come il giro d'affari rispetto al 2016 sia aumentato del 2% circa. La parte del leone in Italia e nel mondo la fa il settore dei costumi da bagno femminili, in particolare il bikini.
Nel nostro Paese questo tipo di indumenti pesa per il 63% del fatturato. Il resto si divide tra il 20% generato dai costumi da uomo e il 17% da quelli per l'infanzia.
La caratteristica peculiare di questo settore è che gli acquisti online sono ancora un ricordo lontano. Chi compra un costume da bagno nel nostro Paese lo fa ancora alla vecchia maniera. Il 52,9% de acquisti viene svolto tramite negozi monomarca, il 12,7 attraverso punti vendita multimarca e solo 6,9% attraverso la Rete. Il 17%, invece, si affida ai grandi magazzini, il 3,8% attraverso venditori ambulanti (la stessa quota di chi compra al supermercato).
Sarà forse anche per la predilezione a comprare in negozi fisici che spesso il cliente medio di questo settore riesce nel 54% a spuntare un prezzo ribassato. Solo il restante 46% acquista invece a prezzo pieno.
Va detto, inoltre, che su 692 milioni di fatturato 2017, 136,5 milioni derivano dalle esportazioni (106,7 milioni all'interno dell'Ue e 29,7 al di fuori), 178,8 dalle importazioni (86,8 nell'Ue e 92 al di fuori) e il resto viene prodotto e venduto in Italia. Il mercato italiano si basa dunque su produzione e consumi interni: 376 milioni di euro su 692, circa il 54% del totale.
In termini di esportazioni, Spagna, Germania e Francia sono i nostri mercati più importanti. Nel 2017 abbiamo spedito verso Madrid 19,7 milioni di euro di costumi da bagno prodotti nel nostro Paese. Si tratta del 14,4% del totale, spiegano i numeri forniti da Confindustria Moda ed elaborati da Sistema Moda Italia. Al secondo posto troviamo la Germania dove nel 2017 sono arrivati 19 milioni di euro di costumi dall'Italia, il 13,9% del totale. Poco più sotto in classifica troviamo la Francia che riceve dall'Italia 18,85 milioni di costumi, il 13,8% del totale. Queste tre nazioni sono di gran lunga le più importanti: in Inghilterra, quarta in posizione, arrivano l'8,9% dei nostri costumi per un totale di 12,2 milioni di euro. Spagna, Germania e Francia si prendono, tirando le somme, il 42,1% delle nostre esportazioni.
I Paesi destinatari cambiano quando si parla di importazioni. La Cina gioca di gran lunga la parte del leone. In Italia sono arrivati nel 2017 42,4 milioni di euro di costumi, il 23,7% del totale. In poche parole, quasi un costume su quattro che viene venduto nel nostro Paese arriva dalla Repubblica Popolare.
In seconda posizione, anche se piuttosto distaccata, troviamo la Francia che importa il 13,5% dei costumi per un valore di 24,1 milioni. Non troppo in là c'è la Croazia: in questo caso vengono importati 21,7 milioni di euro di merce, il 12,1% del totale. In quarta posizione c'è la Tunisia che incide per il 6,1% delle importazioni con un valore di 10,9 milioni. Anche in questo caso i primi tre Paesi importatori si contendono il 49,3% del mercato delle importazioni in Italia.
Per il 2018, il settore al momento vede qualche nube all'orizzonte. Sempre secondo i dati Confindustria Moda ed elaborati da Sistema Moda Italia, nel nostro Paese, nel periodo gennaio-aprile, le importazioni sono calate del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2017 (per un totale di 93,6 milioni di euro). Migliore è invece la sorte delle esportazioni che, nello stesso periodo sono cresciute dell'1,5% a quota 62,3 milioni.
Gianluca Baldini
Basta una settimana per avere un costume fatto a mano e unico al mondo
Per una donna non c'è nulla di peggio che presentarsi in qualche locale e trovare qualche sconosciuta con indosso lo stesso abito. Esprimere la propria individualità è il desiderio di ogni donna (e uomo). Così mentre i grandi marchi offrono servizi di personalizzazione e «made to order», Roberta Carrino, una giovane ragazza napoletana ha deciso di creare il suo marchio di swimwear completamente fatto a mano: Erre bikini. In un laboratorio che al momento gestisce da sola crea bikini all'uncinetto in base alle specifiche richieste della sua clientela, dal colore al taglio, per farle sentire al meglio. Perché in fondo «ogni cliente è come un'amica».
Come hai imparato a fare costumi da bagno all'uncinetto?
Ho imparato da mia zia, che già 20 anni faceva questo tipo di costumi e li rivendeva ai negozietti del nostro paese. Imparare non è stato facile, all'inizio i costumi mi venivano sempre uno più grande, uno più piccolo. Ci sono voluti due mesi prima che riuscissi a creare il mio primo bikini. È un lavoro duro, ma dà molta soddisfazione.
Da dove nasce il nome Erre Bikini?
Stavo giocando con le Instagram stories e scrivendo per esteso l'iniziale del mio nome - R di Roberta - e muovendo un po' le lettere sembrava che queste si stringessero in un abbraccio. Penso sia visivamente d'impatto e molto significativo perché racchiude la storia d'amore che c'è tra me e il mio lavoro.
Il punto di forza del tuo brand è l'unicità di ogni prodotto. Come ti approcci a un nuovo ordine?
Quando produco un costume me lo immagino indosso alla persona che dovrà acquistarlo. Mi rende felice sapere che qualcuno lo indosserà. Per questo faccio di tutto per instaurare un rapporto sincero con le mie clienti. Con loro parlo, ascolto e da loro traggo ispirazione. È un po' come se diventassero mie amiche.
Quello dei costumi da bagno è un cercato in continua crescita. La competizione ti spaventa?
Non proprio. Con Erre Bikini ho cercato di fare qualcosa di semplice ma di tendenza, cercando di rispondere al meglio alle esigenze del mio target.
A proposito di tendenze, qual è secondo te la moda dell'estate?
Quando si tratta di costumi penso si debba sempre aggiungere un tocco scintillante. La parola chiave del mio brand infatti, oltre che uncinetto, è lurex.
Come fai a farti conoscere?
Mi affido principalmente a Instagram. Investo la maggior parte delle mie risorse nei prodotti, perché per me la qualità viene prima di tutto, quindi ho deciso di usare i social per la comunicazione. Ho anche collaborato con alcune influencer che mi hanno portato ad avere ottimi risultati. Sulla mia pagina lascio che siano i miei prodotti e i sorrisi delle mie clienti a parlare.
Mariella Baroli
Addio all'effetto calciatore con il boxer arrotolato: ora va il pantaloncino colorato
Il modello Fabio Mancini nella campagna Zeybra Portofino
Zeybra Portofino
E l'uomo in spiaggia come si vestirà?
Il boxer resta senza dubbio il re indiscusso dell'estate. Semplice, comodo, ma allo stesso tempo glamour non distoglie l'attenzione dal fisico scolpito a fatica nelle lunghe sessioni di pesi in palestra.
Per non sbagliare, scegliete qualcosa di coloratissimo, con stampe di animali come le tartarughe, le balene e le scimmiette proposte da Vilebrequin. Per osare, perché invece non provare con un boxer con i fiori o con i fenicotteri rosa come quelli di Intimissimi? Per mostrare «chi comanda» anche in spiaggia, la scelta non può che ricadere sul pantaloncino con lo squalo. Il predatore degli abissi è il protagonista della collezione di Mc2 Saint Barth nata in collaborazione con National Geographic. E che dire delle stampe pattern di Zeybra Portofino? Incantevoli se abbinate, per esempio, a una classica camicia bianca di lino. Colori accesi e pattern anche per Dolce & Gabbana che porta in spiaggia costumi ispirati alle maioliche siciliane. L'oro, quello più scintillante, è invece il colore scelto da Moschino per la sua linea mare. Indossarlo, forse, vi farà sentire come Rocky, la creatura del Rocky Horror Picture Show, ma lascerà senza dubbio il segno.
Per chi preferisce la semplicità del tinta unita, Yamamay ha creato boxer di ogni lunghezza nei toni del rosso, del blu scuro, oltre ai classici bianco e nero, tanto amati anche dagli uomini. Spazio anche allo slip, in questa estate 2018 che sembra segnare il ritorno del minimalismo per tutti i sessi. In questo caso il consiglio è solo uno: cercate di essere meno appariscenti possibile. Scegliete colori semplici, modelli non estremamente fascianti o sgambati. Abolite le scritte sul didietro, i colori fluorescenti o i disegni a sorpresa: quelli lasciamoli ai comici per i loro sketch.
Ricordate anche che gli slippini da bagno sono davvero difficile da indossare e sono un modello adatto quasi esclusivamente a chi ha un fisico scolpito.
Non per questo, però, vi sarà concesso arrotolare i boxer fino all'inguine.
L'effetto calciatore è passato di moda da tempo e l'effetto non sarà certo alla «Pippo Inzaghi a Formentera» ma piuttosto simile al pannolone su un bambino un po' troppo cresciuto. Abbronzare le cosce, per un uomo, non è un obbligo. Ma se proprio ci tenete, cambiatevi. Mettete uno slip per le vostre ore sul lettino sotto il solleone, e poi tornate al boxer.
Marianna Baroli
Iper agghindate. L'estate 2018 è fatta di accessori
Parure Collection
Collane che si sovrappongono e orecchini che riempiono i lobi. Gonfiabili griffati, teli mare divertenti, code da sirena e accessori iper tecnologici che ti ricordano quando è il momento di bere.
Oltre al costume da bagno c'è molto di più. L'universo della moda mare si compone infatti anche di tutti quegli accessori che servono a completare il look durante le giornate d'estate.
A lanciare l'ultima moda in fatto di accessori da spiaggia sono state come sempre le sorelle Kardashian. Sono bastati pochi scatti pubblicati sui loro profili Instagram per sancire che il brand dell'estate - in fatto di gonfiabili - è Funboy. L'azienda, nata nella soleggiata California solo tre anni fa è diventata famosa per le sue stravaganti creazioni. Il must have di quest'anno? Lo yatch gonfiabile con tanto di porta vivande in poppa.
Anche le maison di moda italiane si sono fatte conquistare dal brand californiano. È il caso di Missoni che ha deciso di collaborare con loro per creare un materassino che riproduce le ali di una farfalla coloratissima e che ricorda i celebri tessuti del brand varesotto. Il costo per prendere il sole con delle ali di Missoni? Centoquarantotto dollari.
Se il gonfiabile di design non fa per voi, allora buttatevi sul cibo. Sì, avete capito bene. Goolp, il sito italiano specializzato in prodotti per la casa e il tempo libero offre una vastissima scelta. Dal materassino ciambella a forma di ciliegia a quello a forma di avocado per i più salutisti, passando per il tradizionale cono gelato e gli orsetti gommosi.
Ma oltre allo yacht gonfiabile, e alla sua variante moto d'acqua, quali sono gli accessori imperdibili per l'estate?
Senza dubbio alcuno vi è la coda da sirena. Da indossare come una calza, arriva fin sotto l'ombelico ed è l'accessorio perfetto per chi predilige il bikini. I colori, ovviamente, sono cangianti e cambiano nuotando, creando spettacolari giochi di luce nel mare o in piscina. Il costo, in questo caso, è modestissimo: solo 79 euro per vivere un'estate da Sirenetta.
E che dire del telo mare? Il classico salviettone non va più di moda. Ora, il telo si abbina al costume. Come quello a strisce bianco e rosso, brandizzato Barbie, in vendita su Asos.it e prodotto da Missguided. O come quelli di Wild'n'wet, sempre disponibili su Asos, a forma di ghiacciolo, hamburger o ciambella.
Immancabile anche Ulla, il dispositivo a forma di goccia da attaccare alla propria bottiglia d'acqua e che ricorda, a intervalli regolari, di bere. Utilissima, soprattutto durante le lunghe sessioni di tintarella all'ora di pranzo.
Per finire, impossibile non tornare ancora alla moda. Parure collection è il brand preferito dalle ragazze di tutta Italia per questa estate. Per un look stravagante abbinate cinque o sei collanine. La combinazione perfetta è composta dal cornetto smaltato, il girocollo con le stelline colorate, l'icona sacra, la propria mini iniziale e il choker con le conchiglie. Se proprio volete esagerare, spazio anche agli orecchini coloratissimi. Sbirrazzitevi con i lobetti a forma di cactus o con la vostra iniziale, aggiungete il tirannosauro tutto di swarovski verdi e, perché no, qualche fake earcuff o un mini tubolar colorato come il vostro cornetto. La scelta è vastissima, e le combinazioni a migliaia. Ma non temete. Marica, l'ideatrice dello shop, vi saprà consigliare alla perfezione come creare il look perfetto per voi.
Su un giro d'affari mondiale di circa 17 miliardi di euro, il fatturato 2017 generato nei nostri confini si è attestato a 692 milioni. Le importazioni sono stabili a 178 milioni (86 nell'Ue e 92 al di fuori), mentre l'export è in crescita di oltre 60 milioni rispetto al 2016.Il pezzo intero negli ultimi due anni ha raddoppiato le vendite mentre il comparto dei due pezzi è diminuito del 7%.La moda dell'estate si chiama upside down e consiste nell'indossare la parte sopra del bikini al contrario. A lanciare questo trend è stata la bergamasca Valentina Fradegrada, ora tra le favorite al titolo di «rookie» dell'anno della rivista Sports Illustrated.Il boxer arrotolato fino all'inguine e quell'effetto alla «Pippo Inzaghi a Formentera» sono passati di moda. Per l'estate l'uomo sceglie il pantaloncino colorato e con stampe che ricordano mete esotiche o animali in via d'estinzione. Guida ai cinque accessori da abbinare per vivere un'estate all'ultima moda.Lo speciale contiene cinque articoli.INFOGRAFICA!function(e,t,n,s){var i="InfogramEmbeds",o=e.getElementsByTagName(t)[0],d=/^http:/.test(e.location)?"http:":"https:";if(/^\/{2}/.test(s)&&(s=d+s),window[i]&&window[i].initialized)window[i].process&&window[i].process();else if(!e.getElementById(n)){var a=e.createElement(t);a.async=1,a.id=n,a.src=s,o.parentNode.insertBefore(a,o)}}(document,"script","infogram-async","https://e.infogram.com/js/dist/embed-loader-min.js");Poco importa se passerete l'estate sdraiati su spiagge bianche caraibiche o all'Idroscalo di Milano. E ancor meno cambierà qualcosa ai followers su Instagram se i vostri scatti estivi saranno memorie a bordo di yacht extra lusso al largo della Costa Smeralda o fatti nella vasca di bagno di casa. L'importante è che, per questa torrida estate 2018, indossiate la parte sopra del vostro bikini «upside down». Ovvero: sottosopra. Avete letto bene. Per essere davvero alla moda non serviranno costumi interi con cinture come quelli sfoggiati dall'italianissima fotografa e influencer Nima Benati, e tanto meno slip sgambatissimi come quelli mostrati a favor di iPhone dalla più grande delle sorelle Kardashian, Kourtney, recentemente passata dalle coste italiane per le sue vacanze. Tutto quello che serve è il classico triangolino del bikini, quello che tenevate nel cassetto perché tanto non lo porta più nessuno, indossarlo al contrario (ovvero con la base del triangolo verso il collo) e annodare i lacci stretti stretti sotto il seno, nascondendone, ovviamente, le estremità. Più facile a farsi, che a dirsi. Ovviamente. Il boom dell'«upside down» bikini è, per una volta, tutto italiano. A lanciare il trend, che ha colpito modelle come Alexis Ren, finita sulla copertina del noto settimanale Sports Illustrated, è stata Valentina Fradegrada, instagrammer e imprenditrice bergamasca. A lei va il merito di aver iniziato a indossare il noioso triangolino al contrario e averlo riportato all'apice del successo. Su Instagram, ormai social di riferimento per riconoscere i nuovi trend nel campo della moda, le foto pubblicate con l'hashtag #upsidedownbikini sono ben oltre il migliaio e raccontano perché questo fenomeno piaccia così tanto. Stringendo bene i laccetti sotto il seno, infatti, si guadagna quasi una taglia in più rispetto a quella normalmente sfoggiata e l'abbronzatura non risente degli odiosissimi segni bianchi lasciati dal sole. Una doppia vittoria, insomma, per le malate di moda e tintarella. <blockquote class="instagram-media" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/BlUKTpwDYvS/" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-version="4" style="background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:658px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"> <div style="background:url(data:image/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAACwAAAAsCAMAAAApWqozAAAAGFBMVEUiIiI9PT0eHh4gIB4hIBkcHBwcHBwcHBydr+JQAAAACHRSTlMABA4YHyQsM5jtaMwAAADfSURBVDjL7ZVBEgMhCAQBAf//42xcNbpAqakcM0ftUmFAAIBE81IqBJdS3lS6zs3bIpB9WED3YYXFPmHRfT8sgyrCP1x8uEUxLMzNWElFOYCV6mHWWwMzdPEKHlhLw7NWJqkHc4uIZphavDzA2JPzUDsBZziNae2S6owH8xPmX8G7zzgKEOPUoYHvGz1TBCxMkd3kwNVbU0gKHkx+iZILf77IofhrY1nYFnB/lQPb79drWOyJVa/DAvg9B/rLB4cC+Nqgdz/TvBbBnr6GBReqn/nRmDgaQEej7WhonozjF+Y2I/fZou/qAAAAAElFTkSuQmCC); display:block; height:44px; margin:0 auto -44px; position:relative; top:-22px; width:44px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/BlUKTpwDYvS/" style=" color:#000; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none; word-wrap:break-word;" target="_top">See on Instagram C'è da dire che il mondo dello swimwear, ovvero tutto quel settore che comprende non sono i costumi da bagno ma anche l'abbigliamento da spiaggia o piscina, è uno dei settori che le case di monda da qualche anno osservano con più attenzione. Secondo i dati di Edited, una società che aiuta retailer come Topshop e Ralph Lauren a mettere sul mercato il prodotto giusto al prezzo giusto, il comparto dei costumi da bagno (e di tutti gli accessori a essi collegati) risulta in crescita grazie al fatto che i viaggi verso destinazioni esotiche o marittime rappresentano il 41% delle scelte dei vacanzieri.Dimenticandoci per un istante dell'upside down bikini, la domanda che rimbalza di più sui social network sui forum al femminile rimane tuttavia una soltanto: quest'anno va il costume intero o il due pezzi? La risposta è semplice. Entrambi. Dopotutto, è Edited che spiega come una donna abbia nel suo armadio una media di quattro costumi. Dati alla mano, il costume intero negli ultimi due anni ha raddoppiato le vendite mentre il comparto dei bikini è diminuito del 7% nel primo trimestre 2018. Tra i fattori che hanno comportato la crescita del settore vi sono anche i molteplici festival che si tengono stagionalmente in tutto il mondo, come il Coachella o il Burning Man, in cui un buon costume è sempre la base di un look più elaborato. Il detto delle nonne «chi meno spende più spende» torna utile anche nel mondo dello swimwear. Ma questa volta non di certo con un'accezione negativa. Il fast fashion viene infatti in soccorso a tutte coloro che vogliono cambiare il loro costume almeno una volta al giorno e che, per una settimana di vacanza, mettono in valigia almeno 14 cambi. «Perché non si sa mai». Quel che certo è che per questo 2018 le donne in media acquisteranno quattro costumi da bagno da tenere nel loro armadio e, quasi sicuramente, almeno due di questi rispetteranno i dettami delle mode social. Largo quindi al rosso, specialmente per i costumi interi, dalle linee semplici, come quelli usati in Baywatch. Il remake della più nota serie tv californiana e il look alla Pamela Anderson sono tornati di gran moda tanto che il segmento dei costumi vermigli ha visto un aumento, nell'ultimo anno, dell'83%. Il comparto bikini invece subisce l'influenza di due trend completamente opposti tra loro. Se da una parte infatti si vedono sempre più slip a vita altissima, da portare con top a balconcino con il ferretto ben in vista che strizzano l'occhio a quelli che indossava la biondissima Brigitte Bardot, dall'altra la tendenza è al minimal più assoluto. Il perizoma, per la gioia di molti, è tornato. Revolve, il brand statunitense più in voga tra le influencer di tutto il mondo, ha lanciato un costume così piccolo da non lasciare nulla all'immaginazione. I colori, oltre ai classici bianco, nero e rosso, sono i più svariati e spaziano dal fluo ai pastello. Ambasciatrici di questa tendenza sono Emily Ratajkowski e Bella Hadid che, statuarie, si mostrano con la loro abbronzatura perfetta e senza segni, e cordini di costumi così sottili da domandarsi come facciano a stare su. <blockquote class="instagram-media" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/Bkuf-S7AGvE/" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-version="4" style="background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:658px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"> <div style="background:url(data:image/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAACwAAAAsCAMAAAApWqozAAAAGFBMVEUiIiI9PT0eHh4gIB4hIBkcHBwcHBwcHBydr+JQAAAACHRSTlMABA4YHyQsM5jtaMwAAADfSURBVDjL7ZVBEgMhCAQBAf//42xcNbpAqakcM0ftUmFAAIBE81IqBJdS3lS6zs3bIpB9WED3YYXFPmHRfT8sgyrCP1x8uEUxLMzNWElFOYCV6mHWWwMzdPEKHlhLw7NWJqkHc4uIZphavDzA2JPzUDsBZziNae2S6owH8xPmX8G7zzgKEOPUoYHvGz1TBCxMkd3kwNVbU0gKHkx+iZILf77IofhrY1nYFnB/lQPb79drWOyJVa/DAvg9B/rLB4cC+Nqgdz/TvBbBnr6GBReqn/nRmDgaQEej7WhonozjF+Y2I/fZou/qAAAAAElFTkSuQmCC); display:block; height:44px; margin:0 auto -44px; position:relative; top:-22px; width:44px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/Bkuf-S7AGvE/" style=" color:#000; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none; word-wrap:break-word;" target="_top">See on Instagram La moda del minimal estremo in spiaggia non è destinata a durare solo una stagione. A Miami si è appena conclusa l'edizione estate 2019 della fashion week dedicata al mondo dei costumi da bagno. In passerella hanno sfilato modelli di bikini minuscoli che coprono solo il minimo indispensabile, abbelliti spesso da pietre semi preziose o ricavati da tessuti preziosissimi. A essere pressoché invisibili anche i costumi interi che, nel 2019, diventeranno un insieme di lacci e pezzi di tessuto, creazioni degne di maestri di bondage, e in grado di risvegliare i più bollenti spiriti. Marianna Baroli<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/costumi-moda-2018-2590644761.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="in-italia-il-settore-fattura-692-milioni" data-post-id="2590644761" data-published-at="1780179183" data-use-pagination="False"> In Italia il settore fattura 692 milioni L'Italia detiene circa il 4% del mercato mondiale dei costumi da bagno. Su un giro d'affari mondiale di circa 20 miliardi di dollari (al cambio attuale circa 17,2 miliardi di euro), il fatturato 2017 generato nei nostri confini del settore del beachwear, come lo chiamano gli addetti ai lavori, si è attestato a quota 692 milioni di euro. I dati arrivano dal centro studi del settore Sita Ricerca che spiega come il giro d'affari rispetto al 2016 sia aumentato del 2% circa. La parte del leone in Italia e nel mondo la fa il settore dei costumi da bagno femminili, in particolare il bikini. Nel nostro Paese questo tipo di indumenti pesa per il 63% del fatturato. Il resto si divide tra il 20% generato dai costumi da uomo e il 17% da quelli per l'infanzia. La caratteristica peculiare di questo settore è che gli acquisti online sono ancora un ricordo lontano. Chi compra un costume da bagno nel nostro Paese lo fa ancora alla vecchia maniera. Il 52,9% de acquisti viene svolto tramite negozi monomarca, il 12,7 attraverso punti vendita multimarca e solo 6,9% attraverso la Rete. Il 17%, invece, si affida ai grandi magazzini, il 3,8% attraverso venditori ambulanti (la stessa quota di chi compra al supermercato).Sarà forse anche per la predilezione a comprare in negozi fisici che spesso il cliente medio di questo settore riesce nel 54% a spuntare un prezzo ribassato. Solo il restante 46% acquista invece a prezzo pieno.Va detto, inoltre, che su 692 milioni di fatturato 2017, 136,5 milioni derivano dalle esportazioni (106,7 milioni all'interno dell'Ue e 29,7 al di fuori), 178,8 dalle importazioni (86,8 nell'Ue e 92 al di fuori) e il resto viene prodotto e venduto in Italia. Il mercato italiano si basa dunque su produzione e consumi interni: 376 milioni di euro su 692, circa il 54% del totale. In termini di esportazioni, Spagna, Germania e Francia sono i nostri mercati più importanti. Nel 2017 abbiamo spedito verso Madrid 19,7 milioni di euro di costumi da bagno prodotti nel nostro Paese. Si tratta del 14,4% del totale, spiegano i numeri forniti da Confindustria Moda ed elaborati da Sistema Moda Italia. Al secondo posto troviamo la Germania dove nel 2017 sono arrivati 19 milioni di euro di costumi dall'Italia, il 13,9% del totale. Poco più sotto in classifica troviamo la Francia che riceve dall'Italia 18,85 milioni di costumi, il 13,8% del totale. Queste tre nazioni sono di gran lunga le più importanti: in Inghilterra, quarta in posizione, arrivano l'8,9% dei nostri costumi per un totale di 12,2 milioni di euro. Spagna, Germania e Francia si prendono, tirando le somme, il 42,1% delle nostre esportazioni.I Paesi destinatari cambiano quando si parla di importazioni. La Cina gioca di gran lunga la parte del leone. In Italia sono arrivati nel 2017 42,4 milioni di euro di costumi, il 23,7% del totale. In poche parole, quasi un costume su quattro che viene venduto nel nostro Paese arriva dalla Repubblica Popolare. In seconda posizione, anche se piuttosto distaccata, troviamo la Francia che importa il 13,5% dei costumi per un valore di 24,1 milioni. Non troppo in là c'è la Croazia: in questo caso vengono importati 21,7 milioni di euro di merce, il 12,1% del totale. In quarta posizione c'è la Tunisia che incide per il 6,1% delle importazioni con un valore di 10,9 milioni. Anche in questo caso i primi tre Paesi importatori si contendono il 49,3% del mercato delle importazioni in Italia. Per il 2018, il settore al momento vede qualche nube all'orizzonte. Sempre secondo i dati Confindustria Moda ed elaborati da Sistema Moda Italia, nel nostro Paese, nel periodo gennaio-aprile, le importazioni sono calate del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2017 (per un totale di 93,6 milioni di euro). Migliore è invece la sorte delle esportazioni che, nello stesso periodo sono cresciute dell'1,5% a quota 62,3 milioni.Gianluca Baldini <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/costumi-moda-2018-2590644761.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="basta-una-settimana-per-avere-un-costume-fatto-a-mano-e-unico-al-mondo" data-post-id="2590644761" data-published-at="1780179183" data-use-pagination="False"> Basta una settimana per avere un costume fatto a mano e unico al mondo Your browser does not support the video tag. Per una donna non c'è nulla di peggio che presentarsi in qualche locale e trovare qualche sconosciuta con indosso lo stesso abito. Esprimere la propria individualità è il desiderio di ogni donna (e uomo). Così mentre i grandi marchi offrono servizi di personalizzazione e «made to order», Roberta Carrino, una giovane ragazza napoletana ha deciso di creare il suo marchio di swimwear completamente fatto a mano: Erre bikini. In un laboratorio che al momento gestisce da sola crea bikini all'uncinetto in base alle specifiche richieste della sua clientela, dal colore al taglio, per farle sentire al meglio. Perché in fondo «ogni cliente è come un'amica».Come hai imparato a fare costumi da bagno all'uncinetto?Ho imparato da mia zia, che già 20 anni faceva questo tipo di costumi e li rivendeva ai negozietti del nostro paese. Imparare non è stato facile, all'inizio i costumi mi venivano sempre uno più grande, uno più piccolo. Ci sono voluti due mesi prima che riuscissi a creare il mio primo bikini. È un lavoro duro, ma dà molta soddisfazione.Da dove nasce il nome Erre Bikini?Stavo giocando con le Instagram stories e scrivendo per esteso l'iniziale del mio nome - R di Roberta - e muovendo un po' le lettere sembrava che queste si stringessero in un abbraccio. Penso sia visivamente d'impatto e molto significativo perché racchiude la storia d'amore che c'è tra me e il mio lavoro. Il punto di forza del tuo brand è l'unicità di ogni prodotto. Come ti approcci a un nuovo ordine?Quando produco un costume me lo immagino indosso alla persona che dovrà acquistarlo. Mi rende felice sapere che qualcuno lo indosserà. Per questo faccio di tutto per instaurare un rapporto sincero con le mie clienti. Con loro parlo, ascolto e da loro traggo ispirazione. È un po' come se diventassero mie amiche.Quello dei costumi da bagno è un cercato in continua crescita. La competizione ti spaventa?Non proprio. Con Erre Bikini ho cercato di fare qualcosa di semplice ma di tendenza, cercando di rispondere al meglio alle esigenze del mio target.A proposito di tendenze, qual è secondo te la moda dell'estate?Quando si tratta di costumi penso si debba sempre aggiungere un tocco scintillante. La parola chiave del mio brand infatti, oltre che uncinetto, è lurex. Come fai a farti conoscere?Mi affido principalmente a Instagram. Investo la maggior parte delle mie risorse nei prodotti, perché per me la qualità viene prima di tutto, quindi ho deciso di usare i social per la comunicazione. Ho anche collaborato con alcune influencer che mi hanno portato ad avere ottimi risultati. Sulla mia pagina lascio che siano i miei prodotti e i sorrisi delle mie clienti a parlare. Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/costumi-moda-2018-2590644761.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="addio-alleffetto-calciatore-con-il-boxer-arrotolato-ora-va-il-pantaloncino-colorato" data-post-id="2590644761" data-published-at="1780179183" data-use-pagination="False"> Addio all'effetto calciatore con il boxer arrotolato: ora va il pantaloncino colorato Il modello Fabio Mancini nella campagna Zeybra Portofino Zeybra Portofino E l'uomo in spiaggia come si vestirà? Il boxer resta senza dubbio il re indiscusso dell'estate. Semplice, comodo, ma allo stesso tempo glamour non distoglie l'attenzione dal fisico scolpito a fatica nelle lunghe sessioni di pesi in palestra. Per non sbagliare, scegliete qualcosa di coloratissimo, con stampe di animali come le tartarughe, le balene e le scimmiette proposte da Vilebrequin. Per osare, perché invece non provare con un boxer con i fiori o con i fenicotteri rosa come quelli di Intimissimi? Per mostrare «chi comanda» anche in spiaggia, la scelta non può che ricadere sul pantaloncino con lo squalo. Il predatore degli abissi è il protagonista della collezione di Mc2 Saint Barth nata in collaborazione con National Geographic. E che dire delle stampe pattern di Zeybra Portofino? Incantevoli se abbinate, per esempio, a una classica camicia bianca di lino. Colori accesi e pattern anche per Dolce & Gabbana che porta in spiaggia costumi ispirati alle maioliche siciliane. L'oro, quello più scintillante, è invece il colore scelto da Moschino per la sua linea mare. Indossarlo, forse, vi farà sentire come Rocky, la creatura del Rocky Horror Picture Show, ma lascerà senza dubbio il segno. Per chi preferisce la semplicità del tinta unita, Yamamay ha creato boxer di ogni lunghezza nei toni del rosso, del blu scuro, oltre ai classici bianco e nero, tanto amati anche dagli uomini. Spazio anche allo slip, in questa estate 2018 che sembra segnare il ritorno del minimalismo per tutti i sessi. In questo caso il consiglio è solo uno: cercate di essere meno appariscenti possibile. Scegliete colori semplici, modelli non estremamente fascianti o sgambati. Abolite le scritte sul didietro, i colori fluorescenti o i disegni a sorpresa: quelli lasciamoli ai comici per i loro sketch. Ricordate anche che gli slippini da bagno sono davvero difficile da indossare e sono un modello adatto quasi esclusivamente a chi ha un fisico scolpito. Non per questo, però, vi sarà concesso arrotolare i boxer fino all'inguine. L'effetto calciatore è passato di moda da tempo e l'effetto non sarà certo alla «Pippo Inzaghi a Formentera» ma piuttosto simile al pannolone su un bambino un po' troppo cresciuto. Abbronzare le cosce, per un uomo, non è un obbligo. Ma se proprio ci tenete, cambiatevi. Mettete uno slip per le vostre ore sul lettino sotto il solleone, e poi tornate al boxer. Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/costumi-moda-2018-2590644761.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="iper-agghindate-lestate-2018-e-fatta-di-accessori" data-post-id="2590644761" data-published-at="1780179183" data-use-pagination="False"> Iper agghindate. L'estate 2018 è fatta di accessori Parure Collection Collane che si sovrappongono e orecchini che riempiono i lobi. Gonfiabili griffati, teli mare divertenti, code da sirena e accessori iper tecnologici che ti ricordano quando è il momento di bere. Oltre al costume da bagno c'è molto di più. L'universo della moda mare si compone infatti anche di tutti quegli accessori che servono a completare il look durante le giornate d'estate.A lanciare l'ultima moda in fatto di accessori da spiaggia sono state come sempre le sorelle Kardashian. Sono bastati pochi scatti pubblicati sui loro profili Instagram per sancire che il brand dell'estate - in fatto di gonfiabili - è Funboy. L'azienda, nata nella soleggiata California solo tre anni fa è diventata famosa per le sue stravaganti creazioni. Il must have di quest'anno? Lo yatch gonfiabile con tanto di porta vivande in poppa. Anche le maison di moda italiane si sono fatte conquistare dal brand californiano. È il caso di Missoni che ha deciso di collaborare con loro per creare un materassino che riproduce le ali di una farfalla coloratissima e che ricorda i celebri tessuti del brand varesotto. Il costo per prendere il sole con delle ali di Missoni? Centoquarantotto dollari. Se il gonfiabile di design non fa per voi, allora buttatevi sul cibo. Sì, avete capito bene. Goolp, il sito italiano specializzato in prodotti per la casa e il tempo libero offre una vastissima scelta. Dal materassino ciambella a forma di ciliegia a quello a forma di avocado per i più salutisti, passando per il tradizionale cono gelato e gli orsetti gommosi.Ma oltre allo yacht gonfiabile, e alla sua variante moto d'acqua, quali sono gli accessori imperdibili per l'estate?Senza dubbio alcuno vi è la coda da sirena. Da indossare come una calza, arriva fin sotto l'ombelico ed è l'accessorio perfetto per chi predilige il bikini. I colori, ovviamente, sono cangianti e cambiano nuotando, creando spettacolari giochi di luce nel mare o in piscina. Il costo, in questo caso, è modestissimo: solo 79 euro per vivere un'estate da Sirenetta. E che dire del telo mare? Il classico salviettone non va più di moda. Ora, il telo si abbina al costume. Come quello a strisce bianco e rosso, brandizzato Barbie, in vendita su Asos.it e prodotto da Missguided. O come quelli di Wild'n'wet, sempre disponibili su Asos, a forma di ghiacciolo, hamburger o ciambella. Immancabile anche Ulla, il dispositivo a forma di goccia da attaccare alla propria bottiglia d'acqua e che ricorda, a intervalli regolari, di bere. Utilissima, soprattutto durante le lunghe sessioni di tintarella all'ora di pranzo. Per finire, impossibile non tornare ancora alla moda. Parure collection è il brand preferito dalle ragazze di tutta Italia per questa estate. Per un look stravagante abbinate cinque o sei collanine. La combinazione perfetta è composta dal cornetto smaltato, il girocollo con le stelline colorate, l'icona sacra, la propria mini iniziale e il choker con le conchiglie. Se proprio volete esagerare, spazio anche agli orecchini coloratissimi. Sbirrazzitevi con i lobetti a forma di cactus o con la vostra iniziale, aggiungete il tirannosauro tutto di swarovski verdi e, perché no, qualche fake earcuff o un mini tubolar colorato come il vostro cornetto. La scelta è vastissima, e le combinazioni a migliaia. Ma non temete. Marica, l'ideatrice dello shop, vi saprà consigliare alla perfezione come creare il look perfetto per voi. Mariella Baroli
Da giugno a settembre i castelli della regione si animano con rievocazioni, cacce al tesoro per bambini e itinerari nel verde. Un viaggio nel tempo da vivere anche a bordo di un treno ideato per ogni visita.
Il Trentino, si sa, è meta molto ambita dagli amanti della montagna e, in generale, della vita all’aria aperta. Ma quali le novità della stagione in arrivo? A imporsi a un primo sguardo sono gli eventi ospitati negli innumerevoli castelli del territorio.
Da giugno a settembre, infatti, il calendario si fa fitto: nei prossimi mesi si avvicenderanno, nella romantica cornice delle fortezze trentine, esperienze guidate, mostre, laboratori e iniziative didattiche, per la gioia di un pubblico eterogeneo quanto a età e interessi.
A partire da Castel Beseno, a Besenello: aperto dal 1° maggio al 1° novembre prossimo tra le 10 e le 18 (a eccezione del lunedì), è il più grande castello del Trentino. Gli avventori possono ammirare, prima di tutto, la sezione museale dedicata alla battaglia di Calliano, combattuta nel 1487 tra le truppe della Repubblica di Venezia e quelle del Principato vescovile di Trento e della Contea del Tirolo. Passeggiare tra le cucine, le cantine e la cinta muraria è una vera e propria un’immersione nella storia e nella natura trentine. Per conoscere tutti gli appuntamenti, tra cui le rievocazioni storiche che avranno luogo su questo pregiato palcoscenico, basta scrivere a info@buonconsiglio.it o chiamare lo 0464-834600.
C’è poi Castel Nanno, situato a Ville d’Anaunia: ogni domenica, dal 7 al 28 giugno, sarà possibile sperimentare un picnic di livello. «Visita e picnic sull’erba nei giardini di Castel Nanno» è la formula che propone prodotti a chilometro zero abbinata a una visita guidata. Il prezzo è di 20 euro per gli adulti, 15 euro per i ragazzi dai 4 ai 12 anni e 8 euro per i bambini sotto i 4 anni. La prenotazione, obbligatoria entro le 12 del giorno prima, può essere effettuata chiamando lo 0463-830133 o scrivendo a info@visitvaldinon.it. Castel Nanno è comunque aperto alle visite libere tutte le domeniche fino al 1° novembre, dalle 10 alle 17, con apertura straordinaria i primi due giorni di giugno e a Ferragosto.
Per il divertimento dei bambini l’ideale è invece Castel Valer, sempre a Ville d’Anaunia (frazione Tassullo). I più giovani potranno andare a caccia dell’indizio per ricostruire gli antichi fasti di questa fortezza. Facile diventare detective tra queste pareti, trattandosi di uno dei manieri più ricchi della Val di Non, che al suo interno custodisce un inestimabile patrimonio di oggetti e arredi appartenuti alla nobile famiglia Spaur.
La proposta, pensata per bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni, sarà valida tutte le domeniche, a partire dalle 10. Un’esperienza di un’ora e mezza, che prevede per i più piccoli la guida verso i dettagli più curiosi e per i più grandi enigmi e giochi investigativi per apprendere la storia del luogo. Alla fine dei giochi, ciascuno potrà vivere un momento memorabile, come la trasformazione in conte di Castel Valer. L’intero nucleo familiare può accedere al costo di 30 euro.
Infine «Dal Castello alla Montagna» è il percorso che collega Folgaria a Castel Beseno, seguendo l’antica viabilità medievale. Un itinerario lungo poco più di 8 chilometri, che parte dall’altopiano e raggiunge il fondovalle attraversando luoghi di rara bellezza, come la chiesetta cinquecentesca di San Valentino, Mezzomonte di sopra e di sotto, il maso Ponte di Folgaria e il torrente Rio Cavallo Rosspach. Una volta arrivati a Castel Beseno, è obbligatoria una visita senza preoccuparsi troppo degli orari: il rientro può avvenire in pullman; ma se si hanno ancora energie a disposizione, il consiglio è di percorrere a piedi il versante orografico sinistro, che offre magnifiche visuali e luoghi storici lungo il percorso.
Un altro indimenticabile modo di vivere il Trentino al meglio è il treno: il Trenino dei Castelli è l’esperienza di un’intera giornata tra la Val di Sole e la Val di Non, che consente di scoprire il patrimonio storico, culturale ed enogastronomico del territorio. Si parte da Trento e si viene sospinti tra castelli arroccati su speroni di roccia o adagiati su dolci colline. Si potranno così visitare il Castello di San Michele a Ossana o Castel Caldes, gotico maniero legato alle leggende riguardanti la nobildonna Olinda.
Castel Valer e Castel Thun sono due delle altre dimore storiche che popolano la zona attraversata dal trenino ed entrambi hanno molto da offrire al visitatore: se il primo si distingue per la ricchezza degli arredi e le ricche collezioni e della cappella di San Valerio, il secondo è uno dei più visitati, sia per il contesto in cui sorge che per la sua ricchezza architettonica e artistica.
Presso molte strutture ricettive è possibile richiedere la Trentino Guest Card, che consente la visita gratuita a oltre 60 castelli e 20 musei, tra cui Mart, Muse e Castello di Avio. La si può usare anche per i trasporti pubblici provinciali e per ottenere sconti sui prodotti locali.
Il Paris Saint-Germain festeggia la Champions League dopo aver battuto ai rigori l'Arsenal nella finale di Budapest (Ansa)
Nella finalissima di Budapest l’Arsenal passa subito in vantaggio con Havertz, ma i parigini riescono a non sciogliersi. Dembélé ristabilisce la parità e cambia l’inerzia del match: i transalpini potrebbero chiuderla ma falliscono il ko. Si va ai rigori e gli inglesi sbagliano con Eze e Gabriel.
La storia continua e si arricchisce di un nuovo capitolo. Nell’ormai infinita saga dell’esasperato dibattito tra risultatisti e giochisti, stavolta tocca a quest’ultimi festeggiare. Tocca al Paris Saint-Germain di Luis Enrique, che dopo aver iscritto lo scorso anno i parigini nell’albo d’oro della Champions League per la prima volta, si ripete e concede il bis battendo nella finale di Budapest l’Arsenal dell’allievo Mikel Arteta.
Due mondi opposti e due filosofie a confronto, hanno detto in molti alla vigilia, guardando, stile di gioco, numeri e statistiche. Da una parte il pragmatismo e l’organizzazione dell’Arsenal, capace di concedere appena sei gol agli avversari in tutto il torneo, prima della finale. Dall’altra le 45 reti messe a segno dal Psg, eguagliando il record stabilito nel 1999/2000 dal Barcellona, nella cui rosa figurava proprio Luis Enrique. Alla fine, nella serata della Puskas Arena, a fare la differenza è stata la qualità offensiva dei campioni di Francia e d’Europa, l’esperienza e quel pizzico di buona sorte necessari in appuntamenti del genere. Tuttavia, la finale si è rivelata essere più equilibrata e meno scontata di quanto si potesse ipotizzare alla vigilia. A dimostrarlo non è solo il fatto che la banda di Luis Enrique abbia avuto bisogno dei tempi supplementari e dei rigori per sbrogliare la matassa che aveva preparato Arteta. Ma anche l’approccio e l’atteggiamento tattico dell’Arsenal, arrivato in Ungheria con legittime ambizioni e reduce dalla conquista della Premier League, ventidue anni dopo l’ultima firmata da Arsène Wenger. Il Psg aveva tutto dalla sua per confermarsi sul tetto d’Europa: forza, qualità della rosa, blasone, esperienza, favore del pronostico. L’Arsenal si è dimostrato comunque all’altezza con Arteta che si è addirittura concesso il lusso di iniziare la partita con 152 milioni di euro dell’ultima campagna acquisti parcheggiati in panchina. Il tecnico spagnolo ha infatti sorpreso tutti preferendo in attacco Kai Havertz allo svedese Viktor Gyokeres, pagato allo Sporting Lisbona 73 milioni di euro, e scegliendo di rimpolpare il centrocampo con il giovane Lewis-Skelly a scapito della mezza punta Eberechi Eze, strappato al Crystal Palace per 79 milioni. Scelte, specialmente la prima, che si stavano rivelando azzeccate visto che pronti via, al 5’ Havertz, che già una finale di Champions l’aveva decisa nel 2021, quando con il Chelsea trionfò nel derby inglese contro il Manchester City di Pep Guardiola, approfitta di un rimpallo a metà campo con Marquinhos e fugge verso la porta di Safonov: il mancino potente sotto la traversa è una sentenza che gela i tifosi del Psg e manda in delirio quelli inglesi.
Da quel momento in poi la partita prende esattamente la piega immaginata da Arteta. L’Arsenal si chiude, concede il pallone agli avversari e difende con ordine, densità e pazienza. Il Psg controlla il possesso, ma per lunghi tratti lo fa in maniera sterile. Kvaratskhelia e Doué faticano ad accendersi, Dembélé appare lontano dalla versione dominante ammirata per tutta la stagione e le occasioni arrivano con il contagocce. I campioni d’Europa rientrano dagli spogliatoi con un atteggiamento più aggressivo, ma rischiano addirittura di subire il raddoppio quando ancora Havertz si presenta dalle parti di Safonov. È il preludio alla svolta dell’incontro. Al 62' Mosquera interviene in ritardo su Kvaratskhelia all’interno dell’area. Siebert indica il dischetto e il Var conferma. Dembélé non sbaglia, spiazza Raya e riporta il risultato in equilibrio.
L’1-1 cambia l’inerzia della finale. Il Psg aumenta la pressione, l’Arsenal perde qualche certezza e la gara si apre. Vitinha sfiora il vantaggio con una conclusione dalla distanza, poi è Kvaratskhelia ad avere la palla più pesante della serata quando approfitta di un errore di Saliba e si presenta davanti a Raya: il portiere spagnolo devia il sinistro del georgiano sul palo, tenendo in vita i Gunners. Nel finale dei tempi regolamentari le occasioni migliori capitano ancora ai francesi. Vitinha manca di poco il bersaglio grosso e, in pieno recupero, Barcola spreca clamorosamente un contropiede che avrebbe potuto chiudere i conti.
I supplementari sono molto più nervosi che spettacolari. L’Arsenal protesta per un contatto tra Nuno Mendes e Madueke, ma per Siebert non ci sono gli estremi per il rigore. Dall’altra parte il Psg continua ad avere una maggiore iniziativa, senza però trovare il colpo decisivo. Così, per la prima volta dal 2016, una finale di Champions si decide ai rigori. Dal dischetto Ramos e Doué trasformano i primi due tentativi, mentre Eze condanna subito l’Arsenal calciando fuori il secondo penalty della serie. Raya tiene aperto uno spiraglio parando la conclusione di Nuno Mendes, ma Rice risponde soltanto in parte. Hakimi e Beraldo non tremano, mentre dall’altra parte Martinelli segna prima che Gabriel spedisca alto il rigore che consegna definitivamente la coppa al Psg e a Luis Enrique. Per il club francese è un successo che prolunga il ciclo aperto dodici mesi fa e si conferma sul tetto d’Europa. I francesi entrano così nel ristretto gruppo di squadre capaci di vincere la Champions League per almeno due stagioni consecutive, diventando al tempo stesso il primo e unico club francese a riuscire nell’impresa. Per Luis Enrique, invece, è la terza coppa dalle grandi orecchie alzata al cielo.
Azzurri agli ottavi del Roland Garros, superati rispettivamente Comesana e Tien.
Il campionissimo Jannik Sinner si concede una pausa dopo il crollo psicofisico di giovedì e scruta l’orizzonte verso Wimbledon, Matteo Arnaldi sta ancora giocando col belga Collignon quando questo giornale va in stampa. Tuttavia il cielo di Parigi può già tributare un’ovazione a Matteo Berrettini, ubriacando il pubblico - citazione da Baudelaire - «di vino, di poesia, di virtù».
Ma soprattutto di tennis e di nerbo. Il trentenne romano esce vittorioso da una battaglia di cinque ore e 23 minuti nel terzo turno del Roland Garros contro «El Tiburon» Comesana, argentino specialista della terra battuta: 7-6, 5-7, 6-7, 6-4, 7-6 con vittoria a 13 nel supertiebreak. Il risultato è già indizio di un match senza esclusione di colpi, in cui il Thor nostrano ha ritrovato sprazzi del suo gioco migliore, quel predominio di servizio esplosivo e dritto potente e arrotato, che negli anni scorsi lo ha condotto a una finale a Wimbledon persa contro Djokovic, a due vittorie al Queen’s, alle semifinali all’Australian Open e allo Us Open. Numeri da capogiro per un tennista italiano, Sinner a parte. Gli infortuni ne hanno funestato il fisicone di 196 cm per 95 kg, ma la naturalezza con cui ha tenuto i turni di battuta e risposto alle rotazioni geometriche dell’avversario, indicano degli ottavi di finale guadagnati con la calma olimpica del pescatore di fiume. Matteo ha soltanto bisogno di disputare tante partite. Solo così potrà ritrovare lo smalto e, perché no, riproporre la sua candidatura in una classifica a oggi impietosa. Buone nuove pure dal terzo turno di Flavio Cobolli, vincitore per 6-2 6-2 6-3 su Learner Tien. Nella racchetta regolare del fiorentino Flavio c’è qualcosa che pare spezzarsi da un momento all’altro, parcellizzandosi in un sistema di possibilità vertiginoso. Il suo è un tennis di Schrödinger: può elevarsi fino a toccare vette da top 20 quale oggi è (quest’anno vanta una finale raggiunta a Monaco di Baviera svillaneggiando in semifinale Zverev e una vittoria al master 500 di Acapulco sconfiggendo l’esperto Tiafoe), oppure, con la stessa disinvoltura, può perdere incontri semplici, scivolando nella coltre dell’anonimato. Tien, mancino statunitense di origini vietnamite, 20 anni, pupillo di quel Michael Chang che nel 1989, a soli 17 anni, vinse proprio al Roland Garros prendendosi gioco di un Ivan Lendl furibondo, è, assieme a Fonseca, Jodar, Mensik, Fils e al diciassettenne francese Kouame, una promessa in parte già mantenuta. Ha vinto il master 250 di Ginevra poco più di una settimana fa, ma contro Flavio pareva appannato, ha sbagliato parecchio, spianandogli la strada verso un match quasi rilassato. Ora Cobolli se la vedrà agli ottavi con Zachary Svajda, numero 85 Atp, che si è preso in cinque set lo scalpo di Francisco Cerundolo, fratello maggiore di Juan Manuel, avversario di Sinner nella partita di giovedì. Con l’eliminazione di Djokovic in cinque set per mano del «Sinnerzinho» brasiliano Joao Fonseca, si saggerà la consistenza agonistica di Sascha Zverev. Il tedesco di origini russe, artefice di una carriera ciclotimica, non si è mai imposto in un trofeo del Grande Slam, quel genere di tornei stanno a lui come Diabolik all’ispettore Ginko. Con Alcaraz e Sinner fermi ai box, ecco giunta la sua fatidica occasione. Sulla sua strada potrebbe trovare nei quarti di finale il tirannico diciannovenne Rafael Jodar. Lo spagnolo, si diceva, assieme a Fonseca e al ceco Jakub Mensik, rappresenta a buon diritto la nuova generazione di atleti destinata a inserirsi nella rivalità tra il nostro altoatesino e il murciano Carlitos. Anche di questi giovani classe 2005/06 si verificheranno presto le qualità.
Si chiude il viaggio tra le golosità della Marca trevigiana, dove resiste la tradizione della «sopa coada», zuppa composta da pane, burro e pennuti infestanti. C’è chi ci mette il fagiano o l’oca. Ma tutti i piatti si inchinano a due «sua maestà»: radicchio e tiramisù.
Riprendiamo, e concludiamo, il viaggio nella golosa Marca trevigiana. Dalla primavera all’estate il passo diventa breve verso l’autunno e qui entra immancabile la stagione dei funghi, di cui un tempo erano fonte generosa i colli del Montello.
Da qui l’intuizione di Fernando Raris e Bepo Maffioli, nel 1976, di creare un circuito dedicato di ristoratori che, in stagione, declinavano finferli e porcini in vario modo a tutto menù, ovvero il Cocofungo. Il primo circuito nazionale dedicato a un singolo prodotto da cui, nella stagione invernale, «gemmò» il Cocoradicchio, creato nel 1988, seguito a ruota da un altro circuito gemello, «I ristoranti del radicchio».
Insegne diverse, ma missione comune. Quella di valorizzare la gustosa cicoria locale tanto è vero che, nel 1999, prende il via il «Radicchio d’oro», una sorta di Campiello gastronomico con premi ad eccellenze nazionali in vari settori. Dallo sport alla cultura, passando per gastronomia, giornalismo e altro ancora, con i premiati omaggiati su palco nientemeno che dal sorriso della Miss Italia millesimata di anno in anno. Ritorniamo alla realtà.
Nel 1996 il radicchio di Treviso è stato il primo ortaggio italiano a ottenere il riconoscimento Igp europeo, ed ecco un’altra medaglia di primogenitura di Marca che si affianca al Festival della cucina trevigiana così come al Cocofungo. Varie le ipotesi di come sia sorta questa variante sulle rive del Sile, alcune romantiche (i suoi semi deposti da uccelli migratori sul campanile di Dosson, e le pianticelle curate poi da dei fraticelli del vicino convento), altre vedono protagonista Francesco van den Borre, architetto di parchi e giardini delle ville venete, che applicò a questo ortaggio tecniche di sbiancamento utilizzate nel Belgio nativo per la locale cicoria. Vi è poi la variante ruspante, quella della civiltà rurale legata alla sussistenza quotidiana. In un tempo in cui non si buttava via niente, i cespi di radicchio venivano messi a riposare in un angolo della stalla ricoperti da un telo per prolungarne il consumo oltre il tempo della raccolta. Un utilizzo non solo alimentare. Le madri di famiglia ne bollivano le radici per ottenere un’acqua depurativa per i disturbi digestivi. In tempi di autarchia, durante il ventennio, le stesse radici venivano tostate e macinate quale surrogato del caffè. I nonni creativi le distillavano per ottenere poi grappe ritenute il miglior digestivo dopo pasti generosi.
Una radicata tradizione familiare, ben descritta da Bepi Mazzotti: «Vengono lavorati sotto i portici o nelle stalle in tempo di filò, le foglie aperte con l’arte consumata dei fiorai». Vari libri dedicati con ricettari che hanno permesso al radicchio di Treviso di scalare pazientemente la gerarchia culinaria, da umile contorno delle cucine rurali a ricercata leccornia di tavole (anche) stellate. Vi è poi il fratellino minore, ovvero il radicchio variegato di Castelfranco, nato da un casuale incrocio di necessità tra radicchio di Treviso e indivia scarola. Ma anche qui il tocco d’artista di Maffioli fa entrare la storia nella leggenda. Nel suo ultimo libro, uscito con le ricette di Onorio Barbesin, accenna a una nobildonna castellana invitata da una famiglia di pari lignaggio a una prima della Scala a Milano. Aveva preparato degna sartoria conseguente, abbellita da una fascinosa orchidea. Ma allora i treni sbuffavano lentamente, con emissioni di nerofumo. L’orchidea ne risentì, ma la nobildonna fece di necessità virtù. Si era fatta preparare dai suoi mezzadri un bel cesto di radicchio variegato, coperto da una tela, per farne omaggio agli amici milanesi. Giunse a Milano intatto nei suoi colori e profumi. Dopo adeguata toilette vegetale, lo indossò con orgoglio in attesa delle arie di Puccini non prima di aver raccolto i complimenti per l’insolita veste che la accompagnava e, alla domanda di che specie fosse, risose «Un fiore che si mangia», aizzando così ulteriore curiosità negli astanti.
Altra coccola golosa di cui la Marca trevigiana ha l’esclusiva è la sopa coada, ovvero una zuppa di pane, brodo e carne di piccione. Anche qui un’origine che incrocia storia e leggenda. Un tempo i piccioni erano allevati nelle piccionaie, ovvero i solai delle case benestanti così come nelle torri di campagna, residuo delle lotte tra le signorie medioevali e poi riprese dalle architetture del Palladio per le ville della nobiltà veneziana. Dopo l’Unità d’Italia, grazie all’intuizione di qualche oste trevigiano, si abbinarono le carni, dopo lenta cottura nel brodo, al pane raffermo, così per ottimizzare gusto e necessità. Coada dalla doppia chiave di lettura. Covata, cotta lentamente per ore per spremere dalle carni tutti i sapori. Ma anche coperta, con le fette di pane inzuppato a proteggerne i gusti. Immancabili, poi, le varianti. A Motta di Livenza si utilizzava la gallina ruspante per dare sostegno nutriente ai mercanti che giungevano con le loro chiatte dalla Laguna. Vi è poi la variante con il fagiano, a Zenson di Piave, e pure quella con l’oca a Falzè di Trevignano. Ma, al di là delle possibili variabili pennute, c’è una regola senza se e senza ma, stabilita dalla storica Adriana Vigneri: «È un piatto che deve essere nominato rigorosamente in dialetto, l’unico modo per inquadrarlo nel contesto che lo rende unico».
Un’antica regola recita «a boca no a xè straca se no a sa de vaca». E quindi, sui titoli di coda, non può mancare un’altra identità trevigiana, la Casatella. Nel 2008 è stato il primo formaggio a pasta morbida ad ottenere la certificazione Dop, prima ancora del ben conosciuto Squacquerone romagnolo. Un tempo era il residuo della lavorazione del burro, fonte di pronto incasso monetario per gli allevatori. Con l’aggiunta di caglio e ben pressato dentro uno stampo, veniva posto sul davanzale, nelle stagioni fredde, per asciugarsi quel minimo sufficiente ad essere poi consumato. Spesso utilizzato anche come merce di scambio quando si andava a far la spesa dal casoin. Poi, dalla metà degli anni Cinquanta, con il progressivo svilupparsi dei caseifici, la produzione non solo è migliorata ma si è provveduto alla stesura di un disciplinare che ne ha consolidato la qualità e, grazie anche alla sua versatilità organolettica, abbinata al basso contenuto di grassi, protagonista di un ricettario che ha visto coinvolti, progressivamente, anche ristoratori di molte altre Regioni.
Al dolce finale non può mancare il tiramisù che pochi ancora sanno essere il dolce italiano più venduto all’estero, con buona pace del panettone. Anche qui non potevano mancare le rivendicazioni di campanile, con la friulana Tolmezzo a sostenere la paternità primigenia. Le radici documentate iniziano verso la metà degli anni Cinquanta quando Roberto «Loly» Linguanotto, pasticcere dello storico Beccherie della famiglia Campeol, mette a punto un originale mix a base di uova, zucchero, savoiardi, cacao, mascarpone e caffè. Già il nome «tiramisù» ha ispirato varie riletture goliardiche, partendo dal fatto che, proprio in quegli anni, la dolce vita trevigiana era stata ironicamente descritta da quel Signore e signori di Pietro Germi che non ebbe vita facile con il perbenismo di quel tempo. Vari i suoi ambasciatori. Da Bepo Maffioli che, nel 1981, fu il primo a darne memoria scritta con la ricetta conseguente, ai Toulà di Alfredo Beltrame, che lo fece conoscere e apprezzare nel mondo, per giungere al 2010 quando l’Accademia italiana della cucina ne deposita la ricetta originale. E mentre nella carnica Tolmezzo continuavano a sbuffare neanche tanto dolcemente, a Treviso, nel 2017, parte la prima edizione della World cup, il Campionato mondiale del tiramisù, tra artisti pasticceri e semplici cultori della materia che, con entusiasmo, si fiondano nella città dove «Sile e Cagnan s’accompagnano», e se assieme ad un buon tiramisù ancor meglio.