I costumi made in Italy valgono mezzo miliardo. Per ogni donna due bikini e due interi in stile Baywatch
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Su un giro d'affari mondiale di circa 17 miliardi di euro, il fatturato 2017 generato nei
nostri confini si è attestato a 692 milioni. Le importazioni sono stabili a 178 milioni (86 nell'Ue e 92 al di fuori),
mentre l'export è in crescita di oltre 60 milioni rispetto al 2016.
Il pezzo intero negli ultimi due anni ha raddoppiato le vendite mentre il comparto dei due pezzi è diminuito del 7%.
La moda dell'estate si chiama upside down e consiste nell'indossare la
parte sopra del bikini al contrario. A lanciare questo trend è stata la
bergamasca Valentina Fradegrada, ora tra le favorite al titolo di «rookie» dell'anno della rivista Sports Illustrated.
Il boxer arrotolato fino all'inguine e quell'effetto alla «Pippo Inzaghi a Formentera» sono passati di moda. Per l'estate l'uomo sceglie il pantaloncino colorato e con stampe che ricordano mete esotiche o animali in via d'estinzione.
Guida ai cinque accessori da abbinare per vivere un'estate all'ultima moda.
Lo speciale contiene cinque articoli.
INFOGRAFICA
Poco importa se passerete l'estate sdraiati su spiagge bianche caraibiche o all'Idroscalo di Milano. E ancor meno cambierà qualcosa ai followers su Instagram se i vostri scatti estivi saranno memorie a bordo di yacht extra lusso al largo della Costa Smeralda o fatti nella vasca di bagno di casa. L'importante è che, per questa torrida estate 2018, indossiate la parte sopra del vostro bikini «upside down». Ovvero: sottosopra.
Avete letto bene. Per essere davvero alla moda non serviranno costumi interi con cinture come quelli sfoggiati dall'italianissima fotografa e influencer Nima Benati, e tanto meno slip sgambatissimi come quelli mostrati a favor di iPhone dalla più grande delle sorelle Kardashian, Kourtney, recentemente passata dalle coste italiane per le sue vacanze. Tutto quello che serve è il classico triangolino del bikini, quello che tenevate nel cassetto perché tanto non lo porta più nessuno, indossarlo al contrario (ovvero con la base del triangolo verso il collo) e annodare i lacci stretti stretti sotto il seno, nascondendone, ovviamente, le estremità. Più facile a farsi, che a dirsi. Ovviamente. Il boom dell'«upside down» bikini è, per una volta, tutto italiano. A lanciare il trend, che ha colpito modelle come Alexis Ren, finita sulla copertina del noto settimanale Sports Illustrated, è stata Valentina Fradegrada, instagrammer e imprenditrice bergamasca. A lei va il merito di aver iniziato a indossare il noioso triangolino al contrario e averlo riportato all'apice del successo. Su Instagram, ormai social di riferimento per riconoscere i nuovi trend nel campo della moda, le foto pubblicate con l'hashtag #upsidedownbikini sono ben oltre il migliaio e raccontano perché questo fenomeno piaccia così tanto. Stringendo bene i laccetti sotto il seno, infatti, si guadagna quasi una taglia in più rispetto a quella normalmente sfoggiata e l'abbronzatura non risente degli odiosissimi segni bianchi lasciati dal sole. Una doppia vittoria, insomma, per le malate di moda e tintarella.
C'è da dire che il mondo dello swimwear, ovvero tutto quel settore che comprende non sono i costumi da bagno ma anche l'abbigliamento da spiaggia o piscina, è uno dei settori che le case di monda da qualche anno osservano con più attenzione. Secondo i dati di Edited, una società che aiuta retailer come Topshop e Ralph Lauren a mettere sul mercato il prodotto giusto al prezzo giusto, il comparto dei costumi da bagno (e di tutti gli accessori a essi collegati) risulta in crescita grazie al fatto che i viaggi verso destinazioni esotiche o marittime rappresentano il 41% delle scelte dei vacanzieri.
Dimenticandoci per un istante dell'upside down bikini, la domanda che rimbalza di più sui social network sui forum al femminile rimane tuttavia una soltanto: quest'anno va il costume intero o il due pezzi? La risposta è semplice. Entrambi. Dopotutto, è Edited che spiega come una donna abbia nel suo armadio una media di quattro costumi. Dati alla mano, il costume intero negli ultimi due anni ha raddoppiato le vendite mentre il comparto dei bikini è diminuito del 7% nel primo trimestre 2018.
Tra i fattori che hanno comportato la crescita del settore vi sono anche i molteplici festival che si tengono stagionalmente in tutto il mondo, come il Coachella o il Burning Man, in cui un buon costume è sempre la base di un look più elaborato. Il detto delle nonne «chi meno spende più spende» torna utile anche nel mondo dello swimwear. Ma questa volta non di certo con un'accezione negativa. Il fast fashion viene infatti in soccorso a tutte coloro che vogliono cambiare il loro costume almeno una volta al giorno e che, per una settimana di vacanza, mettono in valigia almeno 14 cambi. «Perché non si sa mai».
Quel che certo è che per questo 2018 le donne in media acquisteranno quattro costumi da bagno da tenere nel loro armadio e, quasi sicuramente, almeno due di questi rispetteranno i dettami delle mode social. Largo quindi al rosso, specialmente per i costumi interi, dalle linee semplici, come quelli usati in Baywatch. Il remake della più nota serie tv californiana e il look alla Pamela Anderson sono tornati di gran moda tanto che il segmento dei costumi vermigli ha visto un aumento, nell'ultimo anno, dell'83%. Il comparto bikini invece subisce l'influenza di due trend completamente opposti tra loro. Se da una parte infatti si vedono sempre più slip a vita altissima, da portare con top a balconcino con il ferretto ben in vista che strizzano l'occhio a quelli che indossava la biondissima Brigitte Bardot, dall'altra la tendenza è al minimal più assoluto. Il perizoma, per la gioia di molti, è tornato. Revolve, il brand statunitense più in voga tra le influencer di tutto il mondo, ha lanciato un costume così piccolo da non lasciare nulla all'immaginazione. I colori, oltre ai classici bianco, nero e rosso, sono i più svariati e spaziano dal fluo ai pastello. Ambasciatrici di questa tendenza sono Emily Ratajkowski e Bella Hadid che, statuarie, si mostrano con la loro abbronzatura perfetta e senza segni, e cordini di costumi così sottili da domandarsi come facciano a stare su.
La moda del minimal estremo in spiaggia non è destinata a durare solo una stagione. A Miami si è appena conclusa l'edizione estate 2019 della fashion week dedicata al mondo dei costumi da bagno. In passerella hanno sfilato modelli di bikini minuscoli che coprono solo il minimo indispensabile, abbelliti spesso da pietre semi preziose o ricavati da tessuti preziosissimi. A essere pressoché invisibili anche i costumi interi che, nel 2019, diventeranno un insieme di lacci e pezzi di tessuto, creazioni degne di maestri di bondage, e in grado di risvegliare i più bollenti spiriti.
Marianna Baroli
In Italia il settore fattura 692 milioni
L'Italia detiene circa il 4% del mercato mondiale dei costumi da bagno. Su un giro d'affari mondiale di circa 20 miliardi di dollari (al cambio attuale circa 17,2 miliardi di euro), il fatturato 2017 generato nei nostri confini del settore del beachwear, come lo chiamano gli addetti ai lavori, si è attestato a quota 692 milioni di euro.
I dati arrivano dal centro studi del settore Sita Ricerca che spiega come il giro d'affari rispetto al 2016 sia aumentato del 2% circa. La parte del leone in Italia e nel mondo la fa il settore dei costumi da bagno femminili, in particolare il bikini.
Nel nostro Paese questo tipo di indumenti pesa per il 63% del fatturato. Il resto si divide tra il 20% generato dai costumi da uomo e il 17% da quelli per l'infanzia.
La caratteristica peculiare di questo settore è che gli acquisti online sono ancora un ricordo lontano. Chi compra un costume da bagno nel nostro Paese lo fa ancora alla vecchia maniera. Il 52,9% de acquisti viene svolto tramite negozi monomarca, il 12,7 attraverso punti vendita multimarca e solo 6,9% attraverso la Rete. Il 17%, invece, si affida ai grandi magazzini, il 3,8% attraverso venditori ambulanti (la stessa quota di chi compra al supermercato).
Sarà forse anche per la predilezione a comprare in negozi fisici che spesso il cliente medio di questo settore riesce nel 54% a spuntare un prezzo ribassato. Solo il restante 46% acquista invece a prezzo pieno.
Va detto, inoltre, che su 692 milioni di fatturato 2017, 136,5 milioni derivano dalle esportazioni (106,7 milioni all'interno dell'Ue e 29,7 al di fuori), 178,8 dalle importazioni (86,8 nell'Ue e 92 al di fuori) e il resto viene prodotto e venduto in Italia. Il mercato italiano si basa dunque su produzione e consumi interni: 376 milioni di euro su 692, circa il 54% del totale.
In termini di esportazioni, Spagna, Germania e Francia sono i nostri mercati più importanti. Nel 2017 abbiamo spedito verso Madrid 19,7 milioni di euro di costumi da bagno prodotti nel nostro Paese. Si tratta del 14,4% del totale, spiegano i numeri forniti da Confindustria Moda ed elaborati da Sistema Moda Italia. Al secondo posto troviamo la Germania dove nel 2017 sono arrivati 19 milioni di euro di costumi dall'Italia, il 13,9% del totale. Poco più sotto in classifica troviamo la Francia che riceve dall'Italia 18,85 milioni di costumi, il 13,8% del totale. Queste tre nazioni sono di gran lunga le più importanti: in Inghilterra, quarta in posizione, arrivano l'8,9% dei nostri costumi per un totale di 12,2 milioni di euro. Spagna, Germania e Francia si prendono, tirando le somme, il 42,1% delle nostre esportazioni.
I Paesi destinatari cambiano quando si parla di importazioni. La Cina gioca di gran lunga la parte del leone. In Italia sono arrivati nel 2017 42,4 milioni di euro di costumi, il 23,7% del totale. In poche parole, quasi un costume su quattro che viene venduto nel nostro Paese arriva dalla Repubblica Popolare.
In seconda posizione, anche se piuttosto distaccata, troviamo la Francia che importa il 13,5% dei costumi per un valore di 24,1 milioni. Non troppo in là c'è la Croazia: in questo caso vengono importati 21,7 milioni di euro di merce, il 12,1% del totale. In quarta posizione c'è la Tunisia che incide per il 6,1% delle importazioni con un valore di 10,9 milioni. Anche in questo caso i primi tre Paesi importatori si contendono il 49,3% del mercato delle importazioni in Italia.
Per il 2018, il settore al momento vede qualche nube all'orizzonte. Sempre secondo i dati Confindustria Moda ed elaborati da Sistema Moda Italia, nel nostro Paese, nel periodo gennaio-aprile, le importazioni sono calate del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2017 (per un totale di 93,6 milioni di euro). Migliore è invece la sorte delle esportazioni che, nello stesso periodo sono cresciute dell'1,5% a quota 62,3 milioni.
Gianluca Baldini
Basta una settimana per avere un costume fatto a mano e unico al mondo
Per una donna non c'è nulla di peggio che presentarsi in qualche locale e trovare qualche sconosciuta con indosso lo stesso abito. Esprimere la propria individualità è il desiderio di ogni donna (e uomo). Così mentre i grandi marchi offrono servizi di personalizzazione e «made to order», Roberta Carrino, una giovane ragazza napoletana ha deciso di creare il suo marchio di swimwear completamente fatto a mano: Erre bikini. In un laboratorio che al momento gestisce da sola crea bikini all'uncinetto in base alle specifiche richieste della sua clientela, dal colore al taglio, per farle sentire al meglio. Perché in fondo «ogni cliente è come un'amica».
Come hai imparato a fare costumi da bagno all'uncinetto?
Ho imparato da mia zia, che già 20 anni faceva questo tipo di costumi e li rivendeva ai negozietti del nostro paese. Imparare non è stato facile, all'inizio i costumi mi venivano sempre uno più grande, uno più piccolo. Ci sono voluti due mesi prima che riuscissi a creare il mio primo bikini. È un lavoro duro, ma dà molta soddisfazione.
Da dove nasce il nome Erre Bikini?
Stavo giocando con le Instagram stories e scrivendo per esteso l'iniziale del mio nome - R di Roberta - e muovendo un po' le lettere sembrava che queste si stringessero in un abbraccio. Penso sia visivamente d'impatto e molto significativo perché racchiude la storia d'amore che c'è tra me e il mio lavoro.
Il punto di forza del tuo brand è l'unicità di ogni prodotto. Come ti approcci a un nuovo ordine?
Quando produco un costume me lo immagino indosso alla persona che dovrà acquistarlo. Mi rende felice sapere che qualcuno lo indosserà. Per questo faccio di tutto per instaurare un rapporto sincero con le mie clienti. Con loro parlo, ascolto e da loro traggo ispirazione. È un po' come se diventassero mie amiche.
Quello dei costumi da bagno è un cercato in continua crescita. La competizione ti spaventa?
Non proprio. Con Erre Bikini ho cercato di fare qualcosa di semplice ma di tendenza, cercando di rispondere al meglio alle esigenze del mio target.
A proposito di tendenze, qual è secondo te la moda dell'estate?
Quando si tratta di costumi penso si debba sempre aggiungere un tocco scintillante. La parola chiave del mio brand infatti, oltre che uncinetto, è lurex.
Come fai a farti conoscere?
Mi affido principalmente a Instagram. Investo la maggior parte delle mie risorse nei prodotti, perché per me la qualità viene prima di tutto, quindi ho deciso di usare i social per la comunicazione. Ho anche collaborato con alcune influencer che mi hanno portato ad avere ottimi risultati. Sulla mia pagina lascio che siano i miei prodotti e i sorrisi delle mie clienti a parlare.
Mariella Baroli
Addio all'effetto calciatore con il boxer arrotolato: ora va il pantaloncino colorato
Il modello Fabio Mancini nella campagna Zeybra Portofino
Zeybra Portofino
E l'uomo in spiaggia come si vestirà?
Il boxer resta senza dubbio il re indiscusso dell'estate. Semplice, comodo, ma allo stesso tempo glamour non distoglie l'attenzione dal fisico scolpito a fatica nelle lunghe sessioni di pesi in palestra.
Per non sbagliare, scegliete qualcosa di coloratissimo, con stampe di animali come le tartarughe, le balene e le scimmiette proposte da Vilebrequin. Per osare, perché invece non provare con un boxer con i fiori o con i fenicotteri rosa come quelli di Intimissimi? Per mostrare «chi comanda» anche in spiaggia, la scelta non può che ricadere sul pantaloncino con lo squalo. Il predatore degli abissi è il protagonista della collezione di Mc2 Saint Barth nata in collaborazione con National Geographic. E che dire delle stampe pattern di Zeybra Portofino? Incantevoli se abbinate, per esempio, a una classica camicia bianca di lino. Colori accesi e pattern anche per Dolce & Gabbana che porta in spiaggia costumi ispirati alle maioliche siciliane. L'oro, quello più scintillante, è invece il colore scelto da Moschino per la sua linea mare. Indossarlo, forse, vi farà sentire come Rocky, la creatura del Rocky Horror Picture Show, ma lascerà senza dubbio il segno.
Per chi preferisce la semplicità del tinta unita, Yamamay ha creato boxer di ogni lunghezza nei toni del rosso, del blu scuro, oltre ai classici bianco e nero, tanto amati anche dagli uomini. Spazio anche allo slip, in questa estate 2018 che sembra segnare il ritorno del minimalismo per tutti i sessi. In questo caso il consiglio è solo uno: cercate di essere meno appariscenti possibile. Scegliete colori semplici, modelli non estremamente fascianti o sgambati. Abolite le scritte sul didietro, i colori fluorescenti o i disegni a sorpresa: quelli lasciamoli ai comici per i loro sketch.
Ricordate anche che gli slippini da bagno sono davvero difficile da indossare e sono un modello adatto quasi esclusivamente a chi ha un fisico scolpito.
Non per questo, però, vi sarà concesso arrotolare i boxer fino all'inguine.
L'effetto calciatore è passato di moda da tempo e l'effetto non sarà certo alla «Pippo Inzaghi a Formentera» ma piuttosto simile al pannolone su un bambino un po' troppo cresciuto. Abbronzare le cosce, per un uomo, non è un obbligo. Ma se proprio ci tenete, cambiatevi. Mettete uno slip per le vostre ore sul lettino sotto il solleone, e poi tornate al boxer.
Marianna Baroli
Iper agghindate. L'estate 2018 è fatta di accessori
Parure Collection
Collane che si sovrappongono e orecchini che riempiono i lobi. Gonfiabili griffati, teli mare divertenti, code da sirena e accessori iper tecnologici che ti ricordano quando è il momento di bere.
Oltre al costume da bagno c'è molto di più. L'universo della moda mare si compone infatti anche di tutti quegli accessori che servono a completare il look durante le giornate d'estate.
A lanciare l'ultima moda in fatto di accessori da spiaggia sono state come sempre le sorelle Kardashian. Sono bastati pochi scatti pubblicati sui loro profili Instagram per sancire che il brand dell'estate - in fatto di gonfiabili - è Funboy. L'azienda, nata nella soleggiata California solo tre anni fa è diventata famosa per le sue stravaganti creazioni. Il must have di quest'anno? Lo yatch gonfiabile con tanto di porta vivande in poppa.
Anche le maison di moda italiane si sono fatte conquistare dal brand californiano. È il caso di Missoni che ha deciso di collaborare con loro per creare un materassino che riproduce le ali di una farfalla coloratissima e che ricorda i celebri tessuti del brand varesotto. Il costo per prendere il sole con delle ali di Missoni? Centoquarantotto dollari.
Se il gonfiabile di design non fa per voi, allora buttatevi sul cibo. Sì, avete capito bene. Goolp, il sito italiano specializzato in prodotti per la casa e il tempo libero offre una vastissima scelta. Dal materassino ciambella a forma di ciliegia a quello a forma di avocado per i più salutisti, passando per il tradizionale cono gelato e gli orsetti gommosi.
Ma oltre allo yacht gonfiabile, e alla sua variante moto d'acqua, quali sono gli accessori imperdibili per l'estate?
Senza dubbio alcuno vi è la coda da sirena. Da indossare come una calza, arriva fin sotto l'ombelico ed è l'accessorio perfetto per chi predilige il bikini. I colori, ovviamente, sono cangianti e cambiano nuotando, creando spettacolari giochi di luce nel mare o in piscina. Il costo, in questo caso, è modestissimo: solo 79 euro per vivere un'estate da Sirenetta.
E che dire del telo mare? Il classico salviettone non va più di moda. Ora, il telo si abbina al costume. Come quello a strisce bianco e rosso, brandizzato Barbie, in vendita su Asos.it e prodotto da Missguided. O come quelli di Wild'n'wet, sempre disponibili su Asos, a forma di ghiacciolo, hamburger o ciambella.
Immancabile anche Ulla, il dispositivo a forma di goccia da attaccare alla propria bottiglia d'acqua e che ricorda, a intervalli regolari, di bere. Utilissima, soprattutto durante le lunghe sessioni di tintarella all'ora di pranzo.
Per finire, impossibile non tornare ancora alla moda. Parure collection è il brand preferito dalle ragazze di tutta Italia per questa estate. Per un look stravagante abbinate cinque o sei collanine. La combinazione perfetta è composta dal cornetto smaltato, il girocollo con le stelline colorate, l'icona sacra, la propria mini iniziale e il choker con le conchiglie. Se proprio volete esagerare, spazio anche agli orecchini coloratissimi. Sbirrazzitevi con i lobetti a forma di cactus o con la vostra iniziale, aggiungete il tirannosauro tutto di swarovski verdi e, perché no, qualche fake earcuff o un mini tubolar colorato come il vostro cornetto. La scelta è vastissima, e le combinazioni a migliaia. Ma non temete. Marica, l'ideatrice dello shop, vi saprà consigliare alla perfezione come creare il look perfetto per voi.
Su un giro d'affari mondiale di circa 17 miliardi di euro, il fatturato 2017 generato nei nostri confini si è attestato a 692 milioni. Le importazioni sono stabili a 178 milioni (86 nell'Ue e 92 al di fuori), mentre l'export è in crescita di oltre 60 milioni rispetto al 2016.Il pezzo intero negli ultimi due anni ha raddoppiato le vendite mentre il comparto dei due pezzi è diminuito del 7%.La moda dell'estate si chiama upside down e consiste nell'indossare la parte sopra del bikini al contrario. A lanciare questo trend è stata la bergamasca Valentina Fradegrada, ora tra le favorite al titolo di «rookie» dell'anno della rivista Sports Illustrated.Il boxer arrotolato fino all'inguine e quell'effetto alla «Pippo Inzaghi a Formentera» sono passati di moda. Per l'estate l'uomo sceglie il pantaloncino colorato e con stampe che ricordano mete esotiche o animali in via d'estinzione. Guida ai cinque accessori da abbinare per vivere un'estate all'ultima moda.Lo speciale contiene cinque articoli.INFOGRAFICA!function(e,t,n,s){var i="InfogramEmbeds",o=e.getElementsByTagName(t)[0],d=/^http:/.test(e.location)?"http:":"https:";if(/^\/{2}/.test(s)&&(s=d+s),window[i]&&window[i].initialized)window[i].process&&window[i].process();else if(!e.getElementById(n)){var a=e.createElement(t);a.async=1,a.id=n,a.src=s,o.parentNode.insertBefore(a,o)}}(document,"script","infogram-async","https://e.infogram.com/js/dist/embed-loader-min.js");Poco importa se passerete l'estate sdraiati su spiagge bianche caraibiche o all'Idroscalo di Milano. E ancor meno cambierà qualcosa ai followers su Instagram se i vostri scatti estivi saranno memorie a bordo di yacht extra lusso al largo della Costa Smeralda o fatti nella vasca di bagno di casa. L'importante è che, per questa torrida estate 2018, indossiate la parte sopra del vostro bikini «upside down». Ovvero: sottosopra. Avete letto bene. Per essere davvero alla moda non serviranno costumi interi con cinture come quelli sfoggiati dall'italianissima fotografa e influencer Nima Benati, e tanto meno slip sgambatissimi come quelli mostrati a favor di iPhone dalla più grande delle sorelle Kardashian, Kourtney, recentemente passata dalle coste italiane per le sue vacanze. Tutto quello che serve è il classico triangolino del bikini, quello che tenevate nel cassetto perché tanto non lo porta più nessuno, indossarlo al contrario (ovvero con la base del triangolo verso il collo) e annodare i lacci stretti stretti sotto il seno, nascondendone, ovviamente, le estremità. Più facile a farsi, che a dirsi. Ovviamente. Il boom dell'«upside down» bikini è, per una volta, tutto italiano. A lanciare il trend, che ha colpito modelle come Alexis Ren, finita sulla copertina del noto settimanale Sports Illustrated, è stata Valentina Fradegrada, instagrammer e imprenditrice bergamasca. A lei va il merito di aver iniziato a indossare il noioso triangolino al contrario e averlo riportato all'apice del successo. Su Instagram, ormai social di riferimento per riconoscere i nuovi trend nel campo della moda, le foto pubblicate con l'hashtag #upsidedownbikini sono ben oltre il migliaio e raccontano perché questo fenomeno piaccia così tanto. Stringendo bene i laccetti sotto il seno, infatti, si guadagna quasi una taglia in più rispetto a quella normalmente sfoggiata e l'abbronzatura non risente degli odiosissimi segni bianchi lasciati dal sole. Una doppia vittoria, insomma, per le malate di moda e tintarella. <blockquote class="instagram-media" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/BlUKTpwDYvS/" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-version="4" style="background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:658px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"> <div style="background:url(data:image/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAACwAAAAsCAMAAAApWqozAAAAGFBMVEUiIiI9PT0eHh4gIB4hIBkcHBwcHBwcHBydr+JQAAAACHRSTlMABA4YHyQsM5jtaMwAAADfSURBVDjL7ZVBEgMhCAQBAf//42xcNbpAqakcM0ftUmFAAIBE81IqBJdS3lS6zs3bIpB9WED3YYXFPmHRfT8sgyrCP1x8uEUxLMzNWElFOYCV6mHWWwMzdPEKHlhLw7NWJqkHc4uIZphavDzA2JPzUDsBZziNae2S6owH8xPmX8G7zzgKEOPUoYHvGz1TBCxMkd3kwNVbU0gKHkx+iZILf77IofhrY1nYFnB/lQPb79drWOyJVa/DAvg9B/rLB4cC+Nqgdz/TvBbBnr6GBReqn/nRmDgaQEej7WhonozjF+Y2I/fZou/qAAAAAElFTkSuQmCC); display:block; height:44px; margin:0 auto -44px; position:relative; top:-22px; width:44px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/BlUKTpwDYvS/" style=" color:#000; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none; word-wrap:break-word;" target="_top">See on Instagram C'è da dire che il mondo dello swimwear, ovvero tutto quel settore che comprende non sono i costumi da bagno ma anche l'abbigliamento da spiaggia o piscina, è uno dei settori che le case di monda da qualche anno osservano con più attenzione. Secondo i dati di Edited, una società che aiuta retailer come Topshop e Ralph Lauren a mettere sul mercato il prodotto giusto al prezzo giusto, il comparto dei costumi da bagno (e di tutti gli accessori a essi collegati) risulta in crescita grazie al fatto che i viaggi verso destinazioni esotiche o marittime rappresentano il 41% delle scelte dei vacanzieri.Dimenticandoci per un istante dell'upside down bikini, la domanda che rimbalza di più sui social network sui forum al femminile rimane tuttavia una soltanto: quest'anno va il costume intero o il due pezzi? La risposta è semplice. Entrambi. Dopotutto, è Edited che spiega come una donna abbia nel suo armadio una media di quattro costumi. Dati alla mano, il costume intero negli ultimi due anni ha raddoppiato le vendite mentre il comparto dei bikini è diminuito del 7% nel primo trimestre 2018. Tra i fattori che hanno comportato la crescita del settore vi sono anche i molteplici festival che si tengono stagionalmente in tutto il mondo, come il Coachella o il Burning Man, in cui un buon costume è sempre la base di un look più elaborato. Il detto delle nonne «chi meno spende più spende» torna utile anche nel mondo dello swimwear. Ma questa volta non di certo con un'accezione negativa. Il fast fashion viene infatti in soccorso a tutte coloro che vogliono cambiare il loro costume almeno una volta al giorno e che, per una settimana di vacanza, mettono in valigia almeno 14 cambi. «Perché non si sa mai». Quel che certo è che per questo 2018 le donne in media acquisteranno quattro costumi da bagno da tenere nel loro armadio e, quasi sicuramente, almeno due di questi rispetteranno i dettami delle mode social. Largo quindi al rosso, specialmente per i costumi interi, dalle linee semplici, come quelli usati in Baywatch. Il remake della più nota serie tv californiana e il look alla Pamela Anderson sono tornati di gran moda tanto che il segmento dei costumi vermigli ha visto un aumento, nell'ultimo anno, dell'83%. Il comparto bikini invece subisce l'influenza di due trend completamente opposti tra loro. Se da una parte infatti si vedono sempre più slip a vita altissima, da portare con top a balconcino con il ferretto ben in vista che strizzano l'occhio a quelli che indossava la biondissima Brigitte Bardot, dall'altra la tendenza è al minimal più assoluto. Il perizoma, per la gioia di molti, è tornato. Revolve, il brand statunitense più in voga tra le influencer di tutto il mondo, ha lanciato un costume così piccolo da non lasciare nulla all'immaginazione. I colori, oltre ai classici bianco, nero e rosso, sono i più svariati e spaziano dal fluo ai pastello. Ambasciatrici di questa tendenza sono Emily Ratajkowski e Bella Hadid che, statuarie, si mostrano con la loro abbronzatura perfetta e senza segni, e cordini di costumi così sottili da domandarsi come facciano a stare su. <blockquote class="instagram-media" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/Bkuf-S7AGvE/" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-version="4" style="background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:658px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"> <div style="background:url(data:image/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAACwAAAAsCAMAAAApWqozAAAAGFBMVEUiIiI9PT0eHh4gIB4hIBkcHBwcHBwcHBydr+JQAAAACHRSTlMABA4YHyQsM5jtaMwAAADfSURBVDjL7ZVBEgMhCAQBAf//42xcNbpAqakcM0ftUmFAAIBE81IqBJdS3lS6zs3bIpB9WED3YYXFPmHRfT8sgyrCP1x8uEUxLMzNWElFOYCV6mHWWwMzdPEKHlhLw7NWJqkHc4uIZphavDzA2JPzUDsBZziNae2S6owH8xPmX8G7zzgKEOPUoYHvGz1TBCxMkd3kwNVbU0gKHkx+iZILf77IofhrY1nYFnB/lQPb79drWOyJVa/DAvg9B/rLB4cC+Nqgdz/TvBbBnr6GBReqn/nRmDgaQEej7WhonozjF+Y2I/fZou/qAAAAAElFTkSuQmCC); display:block; height:44px; margin:0 auto -44px; position:relative; top:-22px; width:44px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/Bkuf-S7AGvE/" style=" color:#000; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none; word-wrap:break-word;" target="_top">See on Instagram La moda del minimal estremo in spiaggia non è destinata a durare solo una stagione. A Miami si è appena conclusa l'edizione estate 2019 della fashion week dedicata al mondo dei costumi da bagno. In passerella hanno sfilato modelli di bikini minuscoli che coprono solo il minimo indispensabile, abbelliti spesso da pietre semi preziose o ricavati da tessuti preziosissimi. A essere pressoché invisibili anche i costumi interi che, nel 2019, diventeranno un insieme di lacci e pezzi di tessuto, creazioni degne di maestri di bondage, e in grado di risvegliare i più bollenti spiriti. Marianna Baroli<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/costumi-moda-2018-2590644761.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="in-italia-il-settore-fattura-692-milioni" data-post-id="2590644761" data-published-at="1777681620" data-use-pagination="False"> In Italia il settore fattura 692 milioni L'Italia detiene circa il 4% del mercato mondiale dei costumi da bagno. Su un giro d'affari mondiale di circa 20 miliardi di dollari (al cambio attuale circa 17,2 miliardi di euro), il fatturato 2017 generato nei nostri confini del settore del beachwear, come lo chiamano gli addetti ai lavori, si è attestato a quota 692 milioni di euro. I dati arrivano dal centro studi del settore Sita Ricerca che spiega come il giro d'affari rispetto al 2016 sia aumentato del 2% circa. La parte del leone in Italia e nel mondo la fa il settore dei costumi da bagno femminili, in particolare il bikini. Nel nostro Paese questo tipo di indumenti pesa per il 63% del fatturato. Il resto si divide tra il 20% generato dai costumi da uomo e il 17% da quelli per l'infanzia. La caratteristica peculiare di questo settore è che gli acquisti online sono ancora un ricordo lontano. Chi compra un costume da bagno nel nostro Paese lo fa ancora alla vecchia maniera. Il 52,9% de acquisti viene svolto tramite negozi monomarca, il 12,7 attraverso punti vendita multimarca e solo 6,9% attraverso la Rete. Il 17%, invece, si affida ai grandi magazzini, il 3,8% attraverso venditori ambulanti (la stessa quota di chi compra al supermercato).Sarà forse anche per la predilezione a comprare in negozi fisici che spesso il cliente medio di questo settore riesce nel 54% a spuntare un prezzo ribassato. Solo il restante 46% acquista invece a prezzo pieno.Va detto, inoltre, che su 692 milioni di fatturato 2017, 136,5 milioni derivano dalle esportazioni (106,7 milioni all'interno dell'Ue e 29,7 al di fuori), 178,8 dalle importazioni (86,8 nell'Ue e 92 al di fuori) e il resto viene prodotto e venduto in Italia. Il mercato italiano si basa dunque su produzione e consumi interni: 376 milioni di euro su 692, circa il 54% del totale. In termini di esportazioni, Spagna, Germania e Francia sono i nostri mercati più importanti. Nel 2017 abbiamo spedito verso Madrid 19,7 milioni di euro di costumi da bagno prodotti nel nostro Paese. Si tratta del 14,4% del totale, spiegano i numeri forniti da Confindustria Moda ed elaborati da Sistema Moda Italia. Al secondo posto troviamo la Germania dove nel 2017 sono arrivati 19 milioni di euro di costumi dall'Italia, il 13,9% del totale. Poco più sotto in classifica troviamo la Francia che riceve dall'Italia 18,85 milioni di costumi, il 13,8% del totale. Queste tre nazioni sono di gran lunga le più importanti: in Inghilterra, quarta in posizione, arrivano l'8,9% dei nostri costumi per un totale di 12,2 milioni di euro. Spagna, Germania e Francia si prendono, tirando le somme, il 42,1% delle nostre esportazioni.I Paesi destinatari cambiano quando si parla di importazioni. La Cina gioca di gran lunga la parte del leone. In Italia sono arrivati nel 2017 42,4 milioni di euro di costumi, il 23,7% del totale. In poche parole, quasi un costume su quattro che viene venduto nel nostro Paese arriva dalla Repubblica Popolare. In seconda posizione, anche se piuttosto distaccata, troviamo la Francia che importa il 13,5% dei costumi per un valore di 24,1 milioni. Non troppo in là c'è la Croazia: in questo caso vengono importati 21,7 milioni di euro di merce, il 12,1% del totale. In quarta posizione c'è la Tunisia che incide per il 6,1% delle importazioni con un valore di 10,9 milioni. Anche in questo caso i primi tre Paesi importatori si contendono il 49,3% del mercato delle importazioni in Italia. Per il 2018, il settore al momento vede qualche nube all'orizzonte. Sempre secondo i dati Confindustria Moda ed elaborati da Sistema Moda Italia, nel nostro Paese, nel periodo gennaio-aprile, le importazioni sono calate del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2017 (per un totale di 93,6 milioni di euro). Migliore è invece la sorte delle esportazioni che, nello stesso periodo sono cresciute dell'1,5% a quota 62,3 milioni.Gianluca Baldini <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/costumi-moda-2018-2590644761.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="basta-una-settimana-per-avere-un-costume-fatto-a-mano-e-unico-al-mondo" data-post-id="2590644761" data-published-at="1777681620" data-use-pagination="False"> Basta una settimana per avere un costume fatto a mano e unico al mondo Your browser does not support the video tag. Per una donna non c'è nulla di peggio che presentarsi in qualche locale e trovare qualche sconosciuta con indosso lo stesso abito. Esprimere la propria individualità è il desiderio di ogni donna (e uomo). Così mentre i grandi marchi offrono servizi di personalizzazione e «made to order», Roberta Carrino, una giovane ragazza napoletana ha deciso di creare il suo marchio di swimwear completamente fatto a mano: Erre bikini. In un laboratorio che al momento gestisce da sola crea bikini all'uncinetto in base alle specifiche richieste della sua clientela, dal colore al taglio, per farle sentire al meglio. Perché in fondo «ogni cliente è come un'amica».Come hai imparato a fare costumi da bagno all'uncinetto?Ho imparato da mia zia, che già 20 anni faceva questo tipo di costumi e li rivendeva ai negozietti del nostro paese. Imparare non è stato facile, all'inizio i costumi mi venivano sempre uno più grande, uno più piccolo. Ci sono voluti due mesi prima che riuscissi a creare il mio primo bikini. È un lavoro duro, ma dà molta soddisfazione.Da dove nasce il nome Erre Bikini?Stavo giocando con le Instagram stories e scrivendo per esteso l'iniziale del mio nome - R di Roberta - e muovendo un po' le lettere sembrava che queste si stringessero in un abbraccio. Penso sia visivamente d'impatto e molto significativo perché racchiude la storia d'amore che c'è tra me e il mio lavoro. Il punto di forza del tuo brand è l'unicità di ogni prodotto. Come ti approcci a un nuovo ordine?Quando produco un costume me lo immagino indosso alla persona che dovrà acquistarlo. Mi rende felice sapere che qualcuno lo indosserà. Per questo faccio di tutto per instaurare un rapporto sincero con le mie clienti. Con loro parlo, ascolto e da loro traggo ispirazione. È un po' come se diventassero mie amiche.Quello dei costumi da bagno è un cercato in continua crescita. La competizione ti spaventa?Non proprio. Con Erre Bikini ho cercato di fare qualcosa di semplice ma di tendenza, cercando di rispondere al meglio alle esigenze del mio target.A proposito di tendenze, qual è secondo te la moda dell'estate?Quando si tratta di costumi penso si debba sempre aggiungere un tocco scintillante. La parola chiave del mio brand infatti, oltre che uncinetto, è lurex. Come fai a farti conoscere?Mi affido principalmente a Instagram. Investo la maggior parte delle mie risorse nei prodotti, perché per me la qualità viene prima di tutto, quindi ho deciso di usare i social per la comunicazione. Ho anche collaborato con alcune influencer che mi hanno portato ad avere ottimi risultati. Sulla mia pagina lascio che siano i miei prodotti e i sorrisi delle mie clienti a parlare. Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/costumi-moda-2018-2590644761.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="addio-alleffetto-calciatore-con-il-boxer-arrotolato-ora-va-il-pantaloncino-colorato" data-post-id="2590644761" data-published-at="1777681620" data-use-pagination="False"> Addio all'effetto calciatore con il boxer arrotolato: ora va il pantaloncino colorato Il modello Fabio Mancini nella campagna Zeybra Portofino Zeybra Portofino E l'uomo in spiaggia come si vestirà? Il boxer resta senza dubbio il re indiscusso dell'estate. Semplice, comodo, ma allo stesso tempo glamour non distoglie l'attenzione dal fisico scolpito a fatica nelle lunghe sessioni di pesi in palestra. Per non sbagliare, scegliete qualcosa di coloratissimo, con stampe di animali come le tartarughe, le balene e le scimmiette proposte da Vilebrequin. Per osare, perché invece non provare con un boxer con i fiori o con i fenicotteri rosa come quelli di Intimissimi? Per mostrare «chi comanda» anche in spiaggia, la scelta non può che ricadere sul pantaloncino con lo squalo. Il predatore degli abissi è il protagonista della collezione di Mc2 Saint Barth nata in collaborazione con National Geographic. E che dire delle stampe pattern di Zeybra Portofino? Incantevoli se abbinate, per esempio, a una classica camicia bianca di lino. Colori accesi e pattern anche per Dolce & Gabbana che porta in spiaggia costumi ispirati alle maioliche siciliane. L'oro, quello più scintillante, è invece il colore scelto da Moschino per la sua linea mare. Indossarlo, forse, vi farà sentire come Rocky, la creatura del Rocky Horror Picture Show, ma lascerà senza dubbio il segno. Per chi preferisce la semplicità del tinta unita, Yamamay ha creato boxer di ogni lunghezza nei toni del rosso, del blu scuro, oltre ai classici bianco e nero, tanto amati anche dagli uomini. Spazio anche allo slip, in questa estate 2018 che sembra segnare il ritorno del minimalismo per tutti i sessi. In questo caso il consiglio è solo uno: cercate di essere meno appariscenti possibile. Scegliete colori semplici, modelli non estremamente fascianti o sgambati. Abolite le scritte sul didietro, i colori fluorescenti o i disegni a sorpresa: quelli lasciamoli ai comici per i loro sketch. Ricordate anche che gli slippini da bagno sono davvero difficile da indossare e sono un modello adatto quasi esclusivamente a chi ha un fisico scolpito. Non per questo, però, vi sarà concesso arrotolare i boxer fino all'inguine. L'effetto calciatore è passato di moda da tempo e l'effetto non sarà certo alla «Pippo Inzaghi a Formentera» ma piuttosto simile al pannolone su un bambino un po' troppo cresciuto. Abbronzare le cosce, per un uomo, non è un obbligo. Ma se proprio ci tenete, cambiatevi. Mettete uno slip per le vostre ore sul lettino sotto il solleone, e poi tornate al boxer. Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/costumi-moda-2018-2590644761.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="iper-agghindate-lestate-2018-e-fatta-di-accessori" data-post-id="2590644761" data-published-at="1777681620" data-use-pagination="False"> Iper agghindate. L'estate 2018 è fatta di accessori Parure Collection Collane che si sovrappongono e orecchini che riempiono i lobi. Gonfiabili griffati, teli mare divertenti, code da sirena e accessori iper tecnologici che ti ricordano quando è il momento di bere. Oltre al costume da bagno c'è molto di più. L'universo della moda mare si compone infatti anche di tutti quegli accessori che servono a completare il look durante le giornate d'estate.A lanciare l'ultima moda in fatto di accessori da spiaggia sono state come sempre le sorelle Kardashian. Sono bastati pochi scatti pubblicati sui loro profili Instagram per sancire che il brand dell'estate - in fatto di gonfiabili - è Funboy. L'azienda, nata nella soleggiata California solo tre anni fa è diventata famosa per le sue stravaganti creazioni. Il must have di quest'anno? Lo yatch gonfiabile con tanto di porta vivande in poppa. Anche le maison di moda italiane si sono fatte conquistare dal brand californiano. È il caso di Missoni che ha deciso di collaborare con loro per creare un materassino che riproduce le ali di una farfalla coloratissima e che ricorda i celebri tessuti del brand varesotto. Il costo per prendere il sole con delle ali di Missoni? Centoquarantotto dollari. Se il gonfiabile di design non fa per voi, allora buttatevi sul cibo. Sì, avete capito bene. Goolp, il sito italiano specializzato in prodotti per la casa e il tempo libero offre una vastissima scelta. Dal materassino ciambella a forma di ciliegia a quello a forma di avocado per i più salutisti, passando per il tradizionale cono gelato e gli orsetti gommosi.Ma oltre allo yacht gonfiabile, e alla sua variante moto d'acqua, quali sono gli accessori imperdibili per l'estate?Senza dubbio alcuno vi è la coda da sirena. Da indossare come una calza, arriva fin sotto l'ombelico ed è l'accessorio perfetto per chi predilige il bikini. I colori, ovviamente, sono cangianti e cambiano nuotando, creando spettacolari giochi di luce nel mare o in piscina. Il costo, in questo caso, è modestissimo: solo 79 euro per vivere un'estate da Sirenetta. E che dire del telo mare? Il classico salviettone non va più di moda. Ora, il telo si abbina al costume. Come quello a strisce bianco e rosso, brandizzato Barbie, in vendita su Asos.it e prodotto da Missguided. O come quelli di Wild'n'wet, sempre disponibili su Asos, a forma di ghiacciolo, hamburger o ciambella. Immancabile anche Ulla, il dispositivo a forma di goccia da attaccare alla propria bottiglia d'acqua e che ricorda, a intervalli regolari, di bere. Utilissima, soprattutto durante le lunghe sessioni di tintarella all'ora di pranzo. Per finire, impossibile non tornare ancora alla moda. Parure collection è il brand preferito dalle ragazze di tutta Italia per questa estate. Per un look stravagante abbinate cinque o sei collanine. La combinazione perfetta è composta dal cornetto smaltato, il girocollo con le stelline colorate, l'icona sacra, la propria mini iniziale e il choker con le conchiglie. Se proprio volete esagerare, spazio anche agli orecchini coloratissimi. Sbirrazzitevi con i lobetti a forma di cactus o con la vostra iniziale, aggiungete il tirannosauro tutto di swarovski verdi e, perché no, qualche fake earcuff o un mini tubolar colorato come il vostro cornetto. La scelta è vastissima, e le combinazioni a migliaia. Ma non temete. Marica, l'ideatrice dello shop, vi saprà consigliare alla perfezione come creare il look perfetto per voi. Mariella Baroli
A sx senza cupolino Suzuki Gsx 8T; a dx con cupolino Suzuki Gsx 8TT (Suzuki)
La Gsx8-TT di casa Suzuki ha un design retrò al quale si affianca un ampio contributo della tecnologia che rende più facile la conduzione del pilota. Un tuffo negli anni Settanta e Ottanta, quelli delle grandi moto d’oriente. Come questa, del resto...
Esiste un’età dell’oro delle moto. Un’età che rappresenta un punto di svolta per la loro storia e che, proprio come il sole, nasce in Oriente. Più precisamente in Giappone. È quell’età che inizia a metà degli anni Sessanta e che si estende fino a tutti gli anni Ottanta. Gli anni in cui si impongono su scala mondiale le grandi case motociclistiche dell’isola: Kawasaki, Honda e Suzuki.
Tutti gli appassionati iniziano a guardare là, dove i motori hanno prestazioni migliori e le moto design più affascinanti. Non si tratta dell’inizio di una moda, perché quelle vanno e vengono. Si tratta di un vero e proprio culto per le case giapponesi che arriva fino ad oggi. Forse, anche per questo, Suzuki ha voluto proporre un modello moderno, anzi modernissimo, con un design che però guarda al passato e a quegli anni ruggenti. Lo fa con la Gsx8-TT, che richiama la celebre T500 Titan prodotta a partire dal 1967 e che fu il primo modello importato in Italia, oltre cinquant’anni fa, nel 1970.
L’abbiamo provata per oltre sette giorni, in strade urbane ed extra urbane. Ma, come per tutte le storie d’amore che si rispettino, dobbiamo partire dall’inizio, quindi dal nostro incontro. Come per un appuntamento combinato, avevamo già avuto modo di vedere le foto e, lo ammettiamo, ci aveva già convinto. Poi però l’abbiamo vista dal vivo, in tonalità verde rio, la stessa che vedete nelle foto di questa pagina. Un verde profondo, al quale sono stati abbinati dei cerchi oro, il cui colore viene richiamato anche sul serbatoio, accanto a una tonalità più chiara di giallo. Ad affascinarci maggiormente il cupolino squadrato, ispirato alla Suzuki GS1000 in configurazione racing utilizzata nel campionato americano AMA. Ci spostiamo, accendiamo il quadrante. Alla vista è molto chiaro ed efficace. C’è tutto ed è esattamente dove deve essere. Allarghiamo lo sguardo agli specchietti bar end, che combinano look vintage e funzionalità raffinata. Avevamo dei dubbi per quanto riguarda la visibilità ma ci siamo dovuti ricredere. Effettivamente, riducono l’interferenza con il corpo del pilota e migliorano la visibilità posteriore. Approvati.
Essendo una sport-heritage, ovvero una moto che unisce design retrò e tecnologia, è quest’ultima a fare da padrona. Alcune informazioni, così come le racconta la casa madre: «Il motore è gestito in maniera integrata con tutta l’elettronica di bordo dal Suzuki intelligent ride system.
I sistemi elettronici prevedono: «Scegliiltiro» - Suzuki Drive mode selector con tre modalità di guida; «Aprisereno» - Suzuki tractioncontrol system regolabile su tre livelli e disattivabile; l’acceleratore ride-by-wire; i dispositivi Suzuki easy start system e «Partifacile»; Low RPM assist; «Cambiarapido» - Bi-directional quick shift system, affiancato da una frizione assistita antisaltellamento». A questo punto, i puristi, quelli che cercano ancora moto difficili, potrebbero lamentarsi per la troppa tecnologia, ma si tratterebbe infatti di un errore. Innanzitutto perché la gran parte di questi sistemi sono disattivabili. E poi perché aiutano davvero la guida. Il motore, invece, è un bicilindrico parallelo da 776 cm cubici con distribuzione bialbero Dohc a quattro valvole per cilindro. La coppia massima è di 78 Nm a 6.800 giri/min, mentre il picco di potenza è di 61 kW (83 cv) a 8.500 giri/min, con un consumo di 4,2 l/100 km nel ciclo misto Wmtc. La Gsx8-TT è dotata del Suzuki cross balancer, un sistema di equilibratura a doppio contralbero che posiziona i due contralberi a 90° rispetto all’albero motore. Altri dati tecnici che spiegano la comodità di questa moto, anche sulle lunghe distanze, riguardano l’interasse di 1.465 mm, dove si crea una perfetta triangolazione tra manubrio, pedane e sella. La seduta è a 810 mm da terra, permettendo così un ottimo equilibrio per tutte le altezze. A migliorare il piacere di guida ci pensano le sospensioni Kyb, con una forcella a steli rovesciati da 43 mm e un monoammortizzatore a leveraggio progressivo regolabile nel precarico. A completare il tutto troviamo un forcellone in alluminio. Infine l’impianto frenante, che conta su due dischi anteriori flottanti da 310 mm con pinze Nissin a quattro pistoncini ad attacco radiale, coadiuvati da un disco posteriore da 240 mm. Il prezzo è di 9.900 euro.
Ah, ci eravamo dimenticati di svelare un’ultima cosa: il significato della seconda «T» presente nel nome del modello. Sta per «timeless», senza tempo. E la Gsx8-TT può ben essere definita in questo modo.
I comportamenti vessatori e ostili sul luogo di lavoro non partono sempre dall’alto: spesso sono dinamiche che si attivano tra colleghi. E quando riguardano chi è molto esposto, possono danneggiare persino la psiche.
Il termine «mobbing» viene spesso usato in modo generico, ma in realtà indica un fenomeno preciso e complesso, con rilevanza sia giuridica sia clinica.
In ambito lavorativo, il mobbing consiste in una serie sistematica e prolungata di comportamenti ostili, vessatori o umilianti messi in atto nei confronti di un individuo, con l’effetto di isolarlo, delegittimarlo o spingerlo all’allontanamento.
Dal punto di vista tipologico, il mobbing può assumere forme diverse. Si parla di mobbing verticale «dall’alto» quando le condotte vessatorie provengono da superiori gerarchici; è il caso più noto, spesso legato ad abusi di potere. Esiste però anche il mobbing orizzontale, esercitato tra colleghi di pari livello, e una forma meno intuitiva ma altrettanto rilevante: il mobbing verticale «dal basso», quando sono i sottoposti a mettere in atto comportamenti ostili nei confronti di una figura apicale.
Un esempio emblematico di quest’ultima dinamica può verificarsi in contesti altamente esposti al giudizio pubblico, come quello musicale. Si immagini un direttore d’orchestra apertamente contestato dai propri orchestrali, non attraverso un dissenso professionale fisiologico, ma mediante azioni coordinate di delegittimazione. Se a ciò si aggiunge una manifestazione pubblica - ad esempio un applauso plateale, amplificato dai media, nel momento in cui viene annunciata la cessazione del rapporto professionale - si entra in un terreno particolarmente delicato.
In una situazione del genere, infatti, non si è più di fronte a una semplice divergenza artistica o organizzativa, ma a un possibile caso di mobbing con effetti aggravati dalla dimensione pubblica. La lesione non riguarda solo il rapporto interno di lavoro, ma incide direttamente sulla reputazione e sull’immagine professionale del soggetto, con conseguenze potenzialmente durature.
Dal punto di vista giuridico, perché si possa parlare di mobbing è necessario dimostrare alcuni elementi fondamentali: la sistematicità delle condotte, l’intento persecutorio o comunque discriminatorio, il nesso causale tra le azioni subite e il danno riportato. In presenza di questi requisiti, la persona danneggiata può agire per ottenere un risarcimento, che può includere diverse voci: danno patrimoniale (perdita di opportunità lavorative), danno all’immagine e, soprattutto, danno non patrimoniale.
È qui che entra in gioco il profilo clinico. Le condotte di mobbing, soprattutto se protratte nel tempo e accompagnate da umiliazione pubblica, possono generare un vero e proprio danno neuropsicologico. Ansia cronica, disturbi del sonno, depressione, perdita di autostima, fino a forme di disturbo post traumatico da stress: si tratta di conseguenze documentate, che incidono sulla salute mentale e sulla capacità lavorativa dell’individuo.
Il danno neuropsicologico non è un concetto astratto, ma un elemento sempre più riconosciuto anche in sede giudiziaria, laddove supportato da perizie mediche e psicologiche. La compromissione del benessere psichico, soprattutto quando collegata a dinamiche lavorative tossiche, può tradursi in un risarcimento significativo, talvolta molto elevato, proprio in ragione della difficoltà di recupero e dell’impatto sulla vita complessiva della persona.
Nel caso di una delegittimazione pubblica, come quella descritta, il danno può risultare amplificato: alla sofferenza individuale si aggiunge la perdita di credibilità professionale davanti a una platea più ampia. In ambiti come quello artistico o dirigenziale, dove la reputazione è parte integrante del lavoro, questo tipo di lesione può avere effetti particolarmente gravi.
Per questo motivo è fondamentale distinguere tra legittima critica - anche aspra - e comportamenti che, per modalità, intensità e ripetizione, travalicano nel mobbing. La linea di confine non è sempre immediata, ma diventa evidente quando l’obiettivo non è più il confronto professionale, bensì la demolizione della persona.
In definitiva, il mobbing non è solo una questione di conflitti sul lavoro: è una forma di violenza psicologica strutturata, che può produrre danni concreti e riconoscibili, sia sul piano giuridico sia su quello clinico. Ignorarne la gravità o ridurlo a semplice «tensione lavorativa» significa sottovalutare un fenomeno che, soprattutto nelle sue manifestazioni pubbliche, può avere conseguenze profonde e durature.
Ogni possibile allusione al caso Venezi è puramente intenzionale.
Ok della Conferenza Stato-Regioni. Restrizioni da valutare in base a gravità dei virus e impatto economico. Per i farmaci sarà richiesta «appropriatezza prescrittiva».
Orazio Schillaci ha battuto un colpo: il nuovo piano pandemico 2025-2029, approvato ieri dalla Conferenza Stato-Regioni, dovrebbe aver archiviato i lockdown alla Conte e le vaccinazioni forzate alla Speranza.
Lo si evince consultando la sezione dedicata agli «interventi non farmacologici» (Npi) per il controllo delle infezioni. Essa conferma che, qualora si diffonda un «patogeno respiratorio ad elevata contagiosità e/o patogenicità», verranno «valutate misure restrittive e autorizzate attraverso leggi o atti aventi forza di legge» (quindi, niente più dpcm, i famigerati decreti del presidente del Consiglio sfornati a raffica da Giuseppi), con l’obiettivo di «limitare o evitare aggregazioni di persone». Tuttavia, il documento riconosce che, siccome «possono incidere sulle libertà personali», i provvedimenti dovranno «essere sostenuti sia da un processo decisionale trasparente basato sulle conoscenze e sulle evidenze disponibili sia da solidi quadri giuridici». Due precisazioni che non trascurabili: entrambe le condizioni mancarono quando l’allora premier dei 5 stelle e il ministro della Salute introdussero regole di dubbia efficacia, con deroghe grottesche (ricordate gli «affetti stabili»?) e dalle comprovate conseguenze disastrose (le altre gravi malattie trascurate, nonché il record di ore di lezione perdute a scuola).
L’applicazione dei divieti, si legge nel piano pandemico, avrà «intensità proporzionale alla contagiosità e/o alla patogenicità dell’agente patogeno». In più, si terrà conto delle «ripercussioni» che le contromisure «possono determinare sulla popolazione in termini sociali ed economici». È il riconoscimento di un principio fondamentale: anche nella gestione di un’emergenza, il governo deve saper soppesare e bilanciare diversi principi e beni altrettanto degni di considerazione. Compreso il diritto di portare a casa il pane.
Quanto alle campagne di vaccinazione e alla somministrazione di farmaci, il testo è chiaro: senza sbandate pseudoscientifiche o derive complottiste, evidenzia che ogni campagna dovrà «garantire un’elevata appropriatezza prescrittiva, intesa come corrispondenza tra indicazione clinica, scelta terapeutica e profilo del paziente». Alla luce di queste indicazioni, viene difficile immaginare una replica dell’increscioso spettacolo della persecuzione fondata sul green pass. Con milioni di giovani sottoposti a ricatto medico-politico, in assenza di adeguata valutazione del rapporto tra rischio e benefici delle inoculazioni di vaccini anti Covid. È la clausola che dovrebbe impedire tragedie come quella di Camilla Canepa, la diciottenne ligure stroncata dal medicinale di Astrazeneca.
Le Regioni e le Province autonome hanno chiesto al governo di intervenire ancora su due fronti. Primo: assicurare che le risorse possano essere utilizzate per reclutare personale anche in deroga ai tetti attualmente previsti, com’è accaduto già con la legge di Bilancio 2025; e ammettere le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Treno e Bolzano alla ripartizione di eventuali risorse aggiuntive, qualora si rendano disponibili.
Attenzione, però: un’altra novità importante è che non arriveranno fondi a pioggia. I finanziamenti pluriennali, con stanziamenti crescenti (50 milioni per il 2025, 150 per il 2026 e 300 l’anno dal 2027), saranno vincolati a una pianificazione dettagliata da parte degli enti. Entro 90 giorni dalla stipula dell’accordo, Regioni e Province autonome dovranno trasmettere al ministero della Salute la delibera di recepimento del piano (pensato per virus respiratori e influenzali) e il cronoprogramma con le prime azioni per attuarlo; entro nove mesi dovrà arrivare un secondo cronoprogramma; dal 2027 saranno necessarie relazioni di attività e resoconti finanziari. L’erogazione del denaro pubblico sarà subordinata al rispetto e alla verifica di questi passaggi: prima si approvano i programmi, poi vengono valutati, infine si sbloccano i soldi. A svolgere il ruolo di supervisore sarà un Comitato di coordinamento, vero e proprio organismo di controllo centralizzato. Utile anche a definire bene le rispettive competenze di Stato e Regioni - uno dei punti che, nel 2020, creò confusione e compromise la reazione all’epidemia.
Tutto affinché non si ripeta l’indegna recita di Conte. Che in tv giurava: «Siamo prontissimi». E poi ci rinchiuse a doppia mandata.
Ieri la visita del responsabile alla Salute, Varhely: l’Italia vuole l’etichetta d’origine anti-frodi. Coldiretti gli consegna 1 milione di firme. Lollobrigida: servono più verifiche.
O l’Europa garantisce controlli severi alle frontiere oppure liberi tutti: non si può stare sul ring mondiale con una mano legata dietro la schiena.
Il Commissario alla Salute Oliver Varhely è arrivato ieri a Roma e si è trovato di fronte il ministro dell’agricoltura e per la sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, deciso a far valere le ragioni dell’Italia stanca di condurre una battaglia per la massima qualità e salubrità del cibo e poi di vedere che le regole dell’Ue vengono sistematicamente. La venuta a Roma del Commissario alla Salute è stata sollecitata dalla Coldiretti che ieri ha dedicato una giornata di studio al rapporto cibo e salute. La battaglia è quella contro gli ultraprocessati, contro le importazioni selvagge – di fatto l’incontro di palazzo Rospigliosi è la conclusione della mobilitazione degli agricoltori a difesa del made in Italy – contro il codice doganale che con l’ultima trasformazione (fosse anche solo il confezionamento) consente di etichettare come italiana qualsiasi merce d’importazione, contro la politica Ue che nicchia sull’origine, ma ha nostalgie del Nutri-score e vuole le etichette allarmistiche. Nell’incontro col ministro Francesco Lollobrigida, Oliver Varhely si è sentito dire: «Per noi Commissario lei è interlocutore fondamentale nella tutela della salute e della qualità: anche sulla gestione degli agrofarmaci lei è stato un interlocutore fondamentale. L’Italia vuole utilizzare tali sostanze solo quando strettamente necessario, vietandone l’impiego laddove sia effettivamente possibile farlo senza compromettere le colture. Abbiamo richiesto un potenziamento dei controlli e ringrazio il Commissario per il suo attivismo, che oggi compensa anni di immobilismo. L’Italia ha recentemente approvato una normativa molto rigorosa per la tutela dell’agroalimentare e chiederemo ulteriori verifiche nei nostri scali, a partire dal porto di Genova». Non a caso Lollobrigida aveva chiesto che fosse radicata a Roma l’autorità doganale per rendere più efficaci i controlli colabrodo dei porti del nord Europa (solo il 3% delle merci è monitorato) da qui la scelta rivendicata dal ministro di sostenere il cosiddetto «pacchetto Omnibus» sulle importazioni «esigendo tuttavia che venga sancito il principio di reciprocità: se un agrofarmaco è vietato, tale divieto deve valere per qualsiasi prodotto che acceda al nostro mercato».
È la stessa posizione della Coldiretti che ha consegnato a Varhely un milione di firme di cittadini e 2034 delibere tra Regioni, Province, Anci e Comuni italiani per tutelare trasparenza e salute con l’etichettatura d’origine obbligatoria sui cibi e la riforma del Codice doganale restituendo agli Stati la possibilità di definire con chiarezza la provenienza dei prodotti. Si è molto discusso con gli interventi dei professori Felice Adinolfi e Antonio Gasbarrini del rapporto inscindibile tra cibo e salute e della primazia della dieta mediterranea. Vincenzo Gesmundo, segretario Coldiretti, ha detto: «Per gli agricoltori la salute e la fiducia del consumatore sono valori non negoziabili, basta cibi ultraprocessati, falso made in Italy e attacchi alla nostra qualità». Ettore Prandini che di Coldiretti è presidente ha ribadito: «Serve un’alleanza strategica europea per estendere l’indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta a tutti i prodotti alimentari in commercio nell’Unione Europea e riformare l’attuale codice doganale; l’Ue deve arrivare a un elemento di trasparenza, dando la possibilità ai cittadini di non essere ingannati». Varhely non si è limitato a prendere buona nota, ma ha affermato che «la sicurezza alimentare è un impegno fondamentale per l’Ue e che la salute passa prima di tutto dal cibo, ciò che l’Italia ci suggerisce è paradigma fondamentale per la nostra azione». Viene da dire: finché c’è pane c’è speranza.