I costumi made in Italy valgono mezzo miliardo. Per ogni donna due bikini e due interi in stile Baywatch
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Su un giro d'affari mondiale di circa 17 miliardi di euro, il fatturato 2017 generato nei
nostri confini si è attestato a 692 milioni. Le importazioni sono stabili a 178 milioni (86 nell'Ue e 92 al di fuori),
mentre l'export è in crescita di oltre 60 milioni rispetto al 2016.
Il pezzo intero negli ultimi due anni ha raddoppiato le vendite mentre il comparto dei due pezzi è diminuito del 7%.
La moda dell'estate si chiama upside down e consiste nell'indossare la
parte sopra del bikini al contrario. A lanciare questo trend è stata la
bergamasca Valentina Fradegrada, ora tra le favorite al titolo di «rookie» dell'anno della rivista Sports Illustrated.
Il boxer arrotolato fino all'inguine e quell'effetto alla «Pippo Inzaghi a Formentera» sono passati di moda. Per l'estate l'uomo sceglie il pantaloncino colorato e con stampe che ricordano mete esotiche o animali in via d'estinzione.
Guida ai cinque accessori da abbinare per vivere un'estate all'ultima moda.
Lo speciale contiene cinque articoli.
INFOGRAFICA
Poco importa se passerete l'estate sdraiati su spiagge bianche caraibiche o all'Idroscalo di Milano. E ancor meno cambierà qualcosa ai followers su Instagram se i vostri scatti estivi saranno memorie a bordo di yacht extra lusso al largo della Costa Smeralda o fatti nella vasca di bagno di casa. L'importante è che, per questa torrida estate 2018, indossiate la parte sopra del vostro bikini «upside down». Ovvero: sottosopra.
Avete letto bene. Per essere davvero alla moda non serviranno costumi interi con cinture come quelli sfoggiati dall'italianissima fotografa e influencer Nima Benati, e tanto meno slip sgambatissimi come quelli mostrati a favor di iPhone dalla più grande delle sorelle Kardashian, Kourtney, recentemente passata dalle coste italiane per le sue vacanze. Tutto quello che serve è il classico triangolino del bikini, quello che tenevate nel cassetto perché tanto non lo porta più nessuno, indossarlo al contrario (ovvero con la base del triangolo verso il collo) e annodare i lacci stretti stretti sotto il seno, nascondendone, ovviamente, le estremità. Più facile a farsi, che a dirsi. Ovviamente. Il boom dell'«upside down» bikini è, per una volta, tutto italiano. A lanciare il trend, che ha colpito modelle come Alexis Ren, finita sulla copertina del noto settimanale Sports Illustrated, è stata Valentina Fradegrada, instagrammer e imprenditrice bergamasca. A lei va il merito di aver iniziato a indossare il noioso triangolino al contrario e averlo riportato all'apice del successo. Su Instagram, ormai social di riferimento per riconoscere i nuovi trend nel campo della moda, le foto pubblicate con l'hashtag #upsidedownbikini sono ben oltre il migliaio e raccontano perché questo fenomeno piaccia così tanto. Stringendo bene i laccetti sotto il seno, infatti, si guadagna quasi una taglia in più rispetto a quella normalmente sfoggiata e l'abbronzatura non risente degli odiosissimi segni bianchi lasciati dal sole. Una doppia vittoria, insomma, per le malate di moda e tintarella.
C'è da dire che il mondo dello swimwear, ovvero tutto quel settore che comprende non sono i costumi da bagno ma anche l'abbigliamento da spiaggia o piscina, è uno dei settori che le case di monda da qualche anno osservano con più attenzione. Secondo i dati di Edited, una società che aiuta retailer come Topshop e Ralph Lauren a mettere sul mercato il prodotto giusto al prezzo giusto, il comparto dei costumi da bagno (e di tutti gli accessori a essi collegati) risulta in crescita grazie al fatto che i viaggi verso destinazioni esotiche o marittime rappresentano il 41% delle scelte dei vacanzieri.
Dimenticandoci per un istante dell'upside down bikini, la domanda che rimbalza di più sui social network sui forum al femminile rimane tuttavia una soltanto: quest'anno va il costume intero o il due pezzi? La risposta è semplice. Entrambi. Dopotutto, è Edited che spiega come una donna abbia nel suo armadio una media di quattro costumi. Dati alla mano, il costume intero negli ultimi due anni ha raddoppiato le vendite mentre il comparto dei bikini è diminuito del 7% nel primo trimestre 2018.
Tra i fattori che hanno comportato la crescita del settore vi sono anche i molteplici festival che si tengono stagionalmente in tutto il mondo, come il Coachella o il Burning Man, in cui un buon costume è sempre la base di un look più elaborato. Il detto delle nonne «chi meno spende più spende» torna utile anche nel mondo dello swimwear. Ma questa volta non di certo con un'accezione negativa. Il fast fashion viene infatti in soccorso a tutte coloro che vogliono cambiare il loro costume almeno una volta al giorno e che, per una settimana di vacanza, mettono in valigia almeno 14 cambi. «Perché non si sa mai».
Quel che certo è che per questo 2018 le donne in media acquisteranno quattro costumi da bagno da tenere nel loro armadio e, quasi sicuramente, almeno due di questi rispetteranno i dettami delle mode social. Largo quindi al rosso, specialmente per i costumi interi, dalle linee semplici, come quelli usati in Baywatch. Il remake della più nota serie tv californiana e il look alla Pamela Anderson sono tornati di gran moda tanto che il segmento dei costumi vermigli ha visto un aumento, nell'ultimo anno, dell'83%. Il comparto bikini invece subisce l'influenza di due trend completamente opposti tra loro. Se da una parte infatti si vedono sempre più slip a vita altissima, da portare con top a balconcino con il ferretto ben in vista che strizzano l'occhio a quelli che indossava la biondissima Brigitte Bardot, dall'altra la tendenza è al minimal più assoluto. Il perizoma, per la gioia di molti, è tornato. Revolve, il brand statunitense più in voga tra le influencer di tutto il mondo, ha lanciato un costume così piccolo da non lasciare nulla all'immaginazione. I colori, oltre ai classici bianco, nero e rosso, sono i più svariati e spaziano dal fluo ai pastello. Ambasciatrici di questa tendenza sono Emily Ratajkowski e Bella Hadid che, statuarie, si mostrano con la loro abbronzatura perfetta e senza segni, e cordini di costumi così sottili da domandarsi come facciano a stare su.
La moda del minimal estremo in spiaggia non è destinata a durare solo una stagione. A Miami si è appena conclusa l'edizione estate 2019 della fashion week dedicata al mondo dei costumi da bagno. In passerella hanno sfilato modelli di bikini minuscoli che coprono solo il minimo indispensabile, abbelliti spesso da pietre semi preziose o ricavati da tessuti preziosissimi. A essere pressoché invisibili anche i costumi interi che, nel 2019, diventeranno un insieme di lacci e pezzi di tessuto, creazioni degne di maestri di bondage, e in grado di risvegliare i più bollenti spiriti.
Marianna Baroli
In Italia il settore fattura 692 milioni
L'Italia detiene circa il 4% del mercato mondiale dei costumi da bagno. Su un giro d'affari mondiale di circa 20 miliardi di dollari (al cambio attuale circa 17,2 miliardi di euro), il fatturato 2017 generato nei nostri confini del settore del beachwear, come lo chiamano gli addetti ai lavori, si è attestato a quota 692 milioni di euro.
I dati arrivano dal centro studi del settore Sita Ricerca che spiega come il giro d'affari rispetto al 2016 sia aumentato del 2% circa. La parte del leone in Italia e nel mondo la fa il settore dei costumi da bagno femminili, in particolare il bikini.
Nel nostro Paese questo tipo di indumenti pesa per il 63% del fatturato. Il resto si divide tra il 20% generato dai costumi da uomo e il 17% da quelli per l'infanzia.
La caratteristica peculiare di questo settore è che gli acquisti online sono ancora un ricordo lontano. Chi compra un costume da bagno nel nostro Paese lo fa ancora alla vecchia maniera. Il 52,9% de acquisti viene svolto tramite negozi monomarca, il 12,7 attraverso punti vendita multimarca e solo 6,9% attraverso la Rete. Il 17%, invece, si affida ai grandi magazzini, il 3,8% attraverso venditori ambulanti (la stessa quota di chi compra al supermercato).
Sarà forse anche per la predilezione a comprare in negozi fisici che spesso il cliente medio di questo settore riesce nel 54% a spuntare un prezzo ribassato. Solo il restante 46% acquista invece a prezzo pieno.
Va detto, inoltre, che su 692 milioni di fatturato 2017, 136,5 milioni derivano dalle esportazioni (106,7 milioni all'interno dell'Ue e 29,7 al di fuori), 178,8 dalle importazioni (86,8 nell'Ue e 92 al di fuori) e il resto viene prodotto e venduto in Italia. Il mercato italiano si basa dunque su produzione e consumi interni: 376 milioni di euro su 692, circa il 54% del totale.
In termini di esportazioni, Spagna, Germania e Francia sono i nostri mercati più importanti. Nel 2017 abbiamo spedito verso Madrid 19,7 milioni di euro di costumi da bagno prodotti nel nostro Paese. Si tratta del 14,4% del totale, spiegano i numeri forniti da Confindustria Moda ed elaborati da Sistema Moda Italia. Al secondo posto troviamo la Germania dove nel 2017 sono arrivati 19 milioni di euro di costumi dall'Italia, il 13,9% del totale. Poco più sotto in classifica troviamo la Francia che riceve dall'Italia 18,85 milioni di costumi, il 13,8% del totale. Queste tre nazioni sono di gran lunga le più importanti: in Inghilterra, quarta in posizione, arrivano l'8,9% dei nostri costumi per un totale di 12,2 milioni di euro. Spagna, Germania e Francia si prendono, tirando le somme, il 42,1% delle nostre esportazioni.
I Paesi destinatari cambiano quando si parla di importazioni. La Cina gioca di gran lunga la parte del leone. In Italia sono arrivati nel 2017 42,4 milioni di euro di costumi, il 23,7% del totale. In poche parole, quasi un costume su quattro che viene venduto nel nostro Paese arriva dalla Repubblica Popolare.
In seconda posizione, anche se piuttosto distaccata, troviamo la Francia che importa il 13,5% dei costumi per un valore di 24,1 milioni. Non troppo in là c'è la Croazia: in questo caso vengono importati 21,7 milioni di euro di merce, il 12,1% del totale. In quarta posizione c'è la Tunisia che incide per il 6,1% delle importazioni con un valore di 10,9 milioni. Anche in questo caso i primi tre Paesi importatori si contendono il 49,3% del mercato delle importazioni in Italia.
Per il 2018, il settore al momento vede qualche nube all'orizzonte. Sempre secondo i dati Confindustria Moda ed elaborati da Sistema Moda Italia, nel nostro Paese, nel periodo gennaio-aprile, le importazioni sono calate del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2017 (per un totale di 93,6 milioni di euro). Migliore è invece la sorte delle esportazioni che, nello stesso periodo sono cresciute dell'1,5% a quota 62,3 milioni.
Gianluca Baldini
Basta una settimana per avere un costume fatto a mano e unico al mondo
Per una donna non c'è nulla di peggio che presentarsi in qualche locale e trovare qualche sconosciuta con indosso lo stesso abito. Esprimere la propria individualità è il desiderio di ogni donna (e uomo). Così mentre i grandi marchi offrono servizi di personalizzazione e «made to order», Roberta Carrino, una giovane ragazza napoletana ha deciso di creare il suo marchio di swimwear completamente fatto a mano: Erre bikini. In un laboratorio che al momento gestisce da sola crea bikini all'uncinetto in base alle specifiche richieste della sua clientela, dal colore al taglio, per farle sentire al meglio. Perché in fondo «ogni cliente è come un'amica».
Come hai imparato a fare costumi da bagno all'uncinetto?
Ho imparato da mia zia, che già 20 anni faceva questo tipo di costumi e li rivendeva ai negozietti del nostro paese. Imparare non è stato facile, all'inizio i costumi mi venivano sempre uno più grande, uno più piccolo. Ci sono voluti due mesi prima che riuscissi a creare il mio primo bikini. È un lavoro duro, ma dà molta soddisfazione.
Da dove nasce il nome Erre Bikini?
Stavo giocando con le Instagram stories e scrivendo per esteso l'iniziale del mio nome - R di Roberta - e muovendo un po' le lettere sembrava che queste si stringessero in un abbraccio. Penso sia visivamente d'impatto e molto significativo perché racchiude la storia d'amore che c'è tra me e il mio lavoro.
Il punto di forza del tuo brand è l'unicità di ogni prodotto. Come ti approcci a un nuovo ordine?
Quando produco un costume me lo immagino indosso alla persona che dovrà acquistarlo. Mi rende felice sapere che qualcuno lo indosserà. Per questo faccio di tutto per instaurare un rapporto sincero con le mie clienti. Con loro parlo, ascolto e da loro traggo ispirazione. È un po' come se diventassero mie amiche.
Quello dei costumi da bagno è un cercato in continua crescita. La competizione ti spaventa?
Non proprio. Con Erre Bikini ho cercato di fare qualcosa di semplice ma di tendenza, cercando di rispondere al meglio alle esigenze del mio target.
A proposito di tendenze, qual è secondo te la moda dell'estate?
Quando si tratta di costumi penso si debba sempre aggiungere un tocco scintillante. La parola chiave del mio brand infatti, oltre che uncinetto, è lurex.
Come fai a farti conoscere?
Mi affido principalmente a Instagram. Investo la maggior parte delle mie risorse nei prodotti, perché per me la qualità viene prima di tutto, quindi ho deciso di usare i social per la comunicazione. Ho anche collaborato con alcune influencer che mi hanno portato ad avere ottimi risultati. Sulla mia pagina lascio che siano i miei prodotti e i sorrisi delle mie clienti a parlare.
Mariella Baroli
Addio all'effetto calciatore con il boxer arrotolato: ora va il pantaloncino colorato
Il modello Fabio Mancini nella campagna Zeybra Portofino
Zeybra Portofino
E l'uomo in spiaggia come si vestirà?
Il boxer resta senza dubbio il re indiscusso dell'estate. Semplice, comodo, ma allo stesso tempo glamour non distoglie l'attenzione dal fisico scolpito a fatica nelle lunghe sessioni di pesi in palestra.
Per non sbagliare, scegliete qualcosa di coloratissimo, con stampe di animali come le tartarughe, le balene e le scimmiette proposte da Vilebrequin. Per osare, perché invece non provare con un boxer con i fiori o con i fenicotteri rosa come quelli di Intimissimi? Per mostrare «chi comanda» anche in spiaggia, la scelta non può che ricadere sul pantaloncino con lo squalo. Il predatore degli abissi è il protagonista della collezione di Mc2 Saint Barth nata in collaborazione con National Geographic. E che dire delle stampe pattern di Zeybra Portofino? Incantevoli se abbinate, per esempio, a una classica camicia bianca di lino. Colori accesi e pattern anche per Dolce & Gabbana che porta in spiaggia costumi ispirati alle maioliche siciliane. L'oro, quello più scintillante, è invece il colore scelto da Moschino per la sua linea mare. Indossarlo, forse, vi farà sentire come Rocky, la creatura del Rocky Horror Picture Show, ma lascerà senza dubbio il segno.
Per chi preferisce la semplicità del tinta unita, Yamamay ha creato boxer di ogni lunghezza nei toni del rosso, del blu scuro, oltre ai classici bianco e nero, tanto amati anche dagli uomini. Spazio anche allo slip, in questa estate 2018 che sembra segnare il ritorno del minimalismo per tutti i sessi. In questo caso il consiglio è solo uno: cercate di essere meno appariscenti possibile. Scegliete colori semplici, modelli non estremamente fascianti o sgambati. Abolite le scritte sul didietro, i colori fluorescenti o i disegni a sorpresa: quelli lasciamoli ai comici per i loro sketch.
Ricordate anche che gli slippini da bagno sono davvero difficile da indossare e sono un modello adatto quasi esclusivamente a chi ha un fisico scolpito.
Non per questo, però, vi sarà concesso arrotolare i boxer fino all'inguine.
L'effetto calciatore è passato di moda da tempo e l'effetto non sarà certo alla «Pippo Inzaghi a Formentera» ma piuttosto simile al pannolone su un bambino un po' troppo cresciuto. Abbronzare le cosce, per un uomo, non è un obbligo. Ma se proprio ci tenete, cambiatevi. Mettete uno slip per le vostre ore sul lettino sotto il solleone, e poi tornate al boxer.
Marianna Baroli
Iper agghindate. L'estate 2018 è fatta di accessori
Parure Collection
Collane che si sovrappongono e orecchini che riempiono i lobi. Gonfiabili griffati, teli mare divertenti, code da sirena e accessori iper tecnologici che ti ricordano quando è il momento di bere.
Oltre al costume da bagno c'è molto di più. L'universo della moda mare si compone infatti anche di tutti quegli accessori che servono a completare il look durante le giornate d'estate.
A lanciare l'ultima moda in fatto di accessori da spiaggia sono state come sempre le sorelle Kardashian. Sono bastati pochi scatti pubblicati sui loro profili Instagram per sancire che il brand dell'estate - in fatto di gonfiabili - è Funboy. L'azienda, nata nella soleggiata California solo tre anni fa è diventata famosa per le sue stravaganti creazioni. Il must have di quest'anno? Lo yatch gonfiabile con tanto di porta vivande in poppa.
Anche le maison di moda italiane si sono fatte conquistare dal brand californiano. È il caso di Missoni che ha deciso di collaborare con loro per creare un materassino che riproduce le ali di una farfalla coloratissima e che ricorda i celebri tessuti del brand varesotto. Il costo per prendere il sole con delle ali di Missoni? Centoquarantotto dollari.
Se il gonfiabile di design non fa per voi, allora buttatevi sul cibo. Sì, avete capito bene. Goolp, il sito italiano specializzato in prodotti per la casa e il tempo libero offre una vastissima scelta. Dal materassino ciambella a forma di ciliegia a quello a forma di avocado per i più salutisti, passando per il tradizionale cono gelato e gli orsetti gommosi.
Ma oltre allo yacht gonfiabile, e alla sua variante moto d'acqua, quali sono gli accessori imperdibili per l'estate?
Senza dubbio alcuno vi è la coda da sirena. Da indossare come una calza, arriva fin sotto l'ombelico ed è l'accessorio perfetto per chi predilige il bikini. I colori, ovviamente, sono cangianti e cambiano nuotando, creando spettacolari giochi di luce nel mare o in piscina. Il costo, in questo caso, è modestissimo: solo 79 euro per vivere un'estate da Sirenetta.
E che dire del telo mare? Il classico salviettone non va più di moda. Ora, il telo si abbina al costume. Come quello a strisce bianco e rosso, brandizzato Barbie, in vendita su Asos.it e prodotto da Missguided. O come quelli di Wild'n'wet, sempre disponibili su Asos, a forma di ghiacciolo, hamburger o ciambella.
Immancabile anche Ulla, il dispositivo a forma di goccia da attaccare alla propria bottiglia d'acqua e che ricorda, a intervalli regolari, di bere. Utilissima, soprattutto durante le lunghe sessioni di tintarella all'ora di pranzo.
Per finire, impossibile non tornare ancora alla moda. Parure collection è il brand preferito dalle ragazze di tutta Italia per questa estate. Per un look stravagante abbinate cinque o sei collanine. La combinazione perfetta è composta dal cornetto smaltato, il girocollo con le stelline colorate, l'icona sacra, la propria mini iniziale e il choker con le conchiglie. Se proprio volete esagerare, spazio anche agli orecchini coloratissimi. Sbirrazzitevi con i lobetti a forma di cactus o con la vostra iniziale, aggiungete il tirannosauro tutto di swarovski verdi e, perché no, qualche fake earcuff o un mini tubolar colorato come il vostro cornetto. La scelta è vastissima, e le combinazioni a migliaia. Ma non temete. Marica, l'ideatrice dello shop, vi saprà consigliare alla perfezione come creare il look perfetto per voi.
Su un giro d'affari mondiale di circa 17 miliardi di euro, il fatturato 2017 generato nei nostri confini si è attestato a 692 milioni. Le importazioni sono stabili a 178 milioni (86 nell'Ue e 92 al di fuori), mentre l'export è in crescita di oltre 60 milioni rispetto al 2016.Il pezzo intero negli ultimi due anni ha raddoppiato le vendite mentre il comparto dei due pezzi è diminuito del 7%.La moda dell'estate si chiama upside down e consiste nell'indossare la parte sopra del bikini al contrario. A lanciare questo trend è stata la bergamasca Valentina Fradegrada, ora tra le favorite al titolo di «rookie» dell'anno della rivista Sports Illustrated.Il boxer arrotolato fino all'inguine e quell'effetto alla «Pippo Inzaghi a Formentera» sono passati di moda. Per l'estate l'uomo sceglie il pantaloncino colorato e con stampe che ricordano mete esotiche o animali in via d'estinzione. Guida ai cinque accessori da abbinare per vivere un'estate all'ultima moda.Lo speciale contiene cinque articoli.INFOGRAFICA!function(e,t,n,s){var i="InfogramEmbeds",o=e.getElementsByTagName(t)[0],d=/^http:/.test(e.location)?"http:":"https:";if(/^\/{2}/.test(s)&&(s=d+s),window[i]&&window[i].initialized)window[i].process&&window[i].process();else if(!e.getElementById(n)){var a=e.createElement(t);a.async=1,a.id=n,a.src=s,o.parentNode.insertBefore(a,o)}}(document,"script","infogram-async","https://e.infogram.com/js/dist/embed-loader-min.js");Poco importa se passerete l'estate sdraiati su spiagge bianche caraibiche o all'Idroscalo di Milano. E ancor meno cambierà qualcosa ai followers su Instagram se i vostri scatti estivi saranno memorie a bordo di yacht extra lusso al largo della Costa Smeralda o fatti nella vasca di bagno di casa. L'importante è che, per questa torrida estate 2018, indossiate la parte sopra del vostro bikini «upside down». Ovvero: sottosopra. Avete letto bene. Per essere davvero alla moda non serviranno costumi interi con cinture come quelli sfoggiati dall'italianissima fotografa e influencer Nima Benati, e tanto meno slip sgambatissimi come quelli mostrati a favor di iPhone dalla più grande delle sorelle Kardashian, Kourtney, recentemente passata dalle coste italiane per le sue vacanze. Tutto quello che serve è il classico triangolino del bikini, quello che tenevate nel cassetto perché tanto non lo porta più nessuno, indossarlo al contrario (ovvero con la base del triangolo verso il collo) e annodare i lacci stretti stretti sotto il seno, nascondendone, ovviamente, le estremità. Più facile a farsi, che a dirsi. Ovviamente. Il boom dell'«upside down» bikini è, per una volta, tutto italiano. A lanciare il trend, che ha colpito modelle come Alexis Ren, finita sulla copertina del noto settimanale Sports Illustrated, è stata Valentina Fradegrada, instagrammer e imprenditrice bergamasca. A lei va il merito di aver iniziato a indossare il noioso triangolino al contrario e averlo riportato all'apice del successo. Su Instagram, ormai social di riferimento per riconoscere i nuovi trend nel campo della moda, le foto pubblicate con l'hashtag #upsidedownbikini sono ben oltre il migliaio e raccontano perché questo fenomeno piaccia così tanto. Stringendo bene i laccetti sotto il seno, infatti, si guadagna quasi una taglia in più rispetto a quella normalmente sfoggiata e l'abbronzatura non risente degli odiosissimi segni bianchi lasciati dal sole. Una doppia vittoria, insomma, per le malate di moda e tintarella. <blockquote class="instagram-media" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/BlUKTpwDYvS/" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-version="4" style="background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:658px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"> <div style="background:url(data:image/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAACwAAAAsCAMAAAApWqozAAAAGFBMVEUiIiI9PT0eHh4gIB4hIBkcHBwcHBwcHBydr+JQAAAACHRSTlMABA4YHyQsM5jtaMwAAADfSURBVDjL7ZVBEgMhCAQBAf//42xcNbpAqakcM0ftUmFAAIBE81IqBJdS3lS6zs3bIpB9WED3YYXFPmHRfT8sgyrCP1x8uEUxLMzNWElFOYCV6mHWWwMzdPEKHlhLw7NWJqkHc4uIZphavDzA2JPzUDsBZziNae2S6owH8xPmX8G7zzgKEOPUoYHvGz1TBCxMkd3kwNVbU0gKHkx+iZILf77IofhrY1nYFnB/lQPb79drWOyJVa/DAvg9B/rLB4cC+Nqgdz/TvBbBnr6GBReqn/nRmDgaQEej7WhonozjF+Y2I/fZou/qAAAAAElFTkSuQmCC); display:block; height:44px; margin:0 auto -44px; position:relative; top:-22px; width:44px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/BlUKTpwDYvS/" style=" color:#000; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none; word-wrap:break-word;" target="_top">See on Instagram C'è da dire che il mondo dello swimwear, ovvero tutto quel settore che comprende non sono i costumi da bagno ma anche l'abbigliamento da spiaggia o piscina, è uno dei settori che le case di monda da qualche anno osservano con più attenzione. Secondo i dati di Edited, una società che aiuta retailer come Topshop e Ralph Lauren a mettere sul mercato il prodotto giusto al prezzo giusto, il comparto dei costumi da bagno (e di tutti gli accessori a essi collegati) risulta in crescita grazie al fatto che i viaggi verso destinazioni esotiche o marittime rappresentano il 41% delle scelte dei vacanzieri.Dimenticandoci per un istante dell'upside down bikini, la domanda che rimbalza di più sui social network sui forum al femminile rimane tuttavia una soltanto: quest'anno va il costume intero o il due pezzi? La risposta è semplice. Entrambi. Dopotutto, è Edited che spiega come una donna abbia nel suo armadio una media di quattro costumi. Dati alla mano, il costume intero negli ultimi due anni ha raddoppiato le vendite mentre il comparto dei bikini è diminuito del 7% nel primo trimestre 2018. Tra i fattori che hanno comportato la crescita del settore vi sono anche i molteplici festival che si tengono stagionalmente in tutto il mondo, come il Coachella o il Burning Man, in cui un buon costume è sempre la base di un look più elaborato. Il detto delle nonne «chi meno spende più spende» torna utile anche nel mondo dello swimwear. Ma questa volta non di certo con un'accezione negativa. Il fast fashion viene infatti in soccorso a tutte coloro che vogliono cambiare il loro costume almeno una volta al giorno e che, per una settimana di vacanza, mettono in valigia almeno 14 cambi. «Perché non si sa mai». Quel che certo è che per questo 2018 le donne in media acquisteranno quattro costumi da bagno da tenere nel loro armadio e, quasi sicuramente, almeno due di questi rispetteranno i dettami delle mode social. Largo quindi al rosso, specialmente per i costumi interi, dalle linee semplici, come quelli usati in Baywatch. Il remake della più nota serie tv californiana e il look alla Pamela Anderson sono tornati di gran moda tanto che il segmento dei costumi vermigli ha visto un aumento, nell'ultimo anno, dell'83%. Il comparto bikini invece subisce l'influenza di due trend completamente opposti tra loro. Se da una parte infatti si vedono sempre più slip a vita altissima, da portare con top a balconcino con il ferretto ben in vista che strizzano l'occhio a quelli che indossava la biondissima Brigitte Bardot, dall'altra la tendenza è al minimal più assoluto. Il perizoma, per la gioia di molti, è tornato. Revolve, il brand statunitense più in voga tra le influencer di tutto il mondo, ha lanciato un costume così piccolo da non lasciare nulla all'immaginazione. I colori, oltre ai classici bianco, nero e rosso, sono i più svariati e spaziano dal fluo ai pastello. Ambasciatrici di questa tendenza sono Emily Ratajkowski e Bella Hadid che, statuarie, si mostrano con la loro abbronzatura perfetta e senza segni, e cordini di costumi così sottili da domandarsi come facciano a stare su. <blockquote class="instagram-media" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/Bkuf-S7AGvE/" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-version="4" style="background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:658px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"> <div style="background:url(data:image/png;base64,iVBORw0KGgoAAAANSUhEUgAAACwAAAAsCAMAAAApWqozAAAAGFBMVEUiIiI9PT0eHh4gIB4hIBkcHBwcHBwcHBydr+JQAAAACHRSTlMABA4YHyQsM5jtaMwAAADfSURBVDjL7ZVBEgMhCAQBAf//42xcNbpAqakcM0ftUmFAAIBE81IqBJdS3lS6zs3bIpB9WED3YYXFPmHRfT8sgyrCP1x8uEUxLMzNWElFOYCV6mHWWwMzdPEKHlhLw7NWJqkHc4uIZphavDzA2JPzUDsBZziNae2S6owH8xPmX8G7zzgKEOPUoYHvGz1TBCxMkd3kwNVbU0gKHkx+iZILf77IofhrY1nYFnB/lQPb79drWOyJVa/DAvg9B/rLB4cC+Nqgdz/TvBbBnr6GBReqn/nRmDgaQEej7WhonozjF+Y2I/fZou/qAAAAAElFTkSuQmCC); display:block; height:44px; margin:0 auto -44px; position:relative; top:-22px; width:44px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/Bkuf-S7AGvE/" style=" color:#000; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none; word-wrap:break-word;" target="_top">See on Instagram La moda del minimal estremo in spiaggia non è destinata a durare solo una stagione. A Miami si è appena conclusa l'edizione estate 2019 della fashion week dedicata al mondo dei costumi da bagno. In passerella hanno sfilato modelli di bikini minuscoli che coprono solo il minimo indispensabile, abbelliti spesso da pietre semi preziose o ricavati da tessuti preziosissimi. A essere pressoché invisibili anche i costumi interi che, nel 2019, diventeranno un insieme di lacci e pezzi di tessuto, creazioni degne di maestri di bondage, e in grado di risvegliare i più bollenti spiriti. Marianna Baroli<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/costumi-moda-2018-2590644761.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="in-italia-il-settore-fattura-692-milioni" data-post-id="2590644761" data-published-at="1771821429" data-use-pagination="False"> In Italia il settore fattura 692 milioni L'Italia detiene circa il 4% del mercato mondiale dei costumi da bagno. Su un giro d'affari mondiale di circa 20 miliardi di dollari (al cambio attuale circa 17,2 miliardi di euro), il fatturato 2017 generato nei nostri confini del settore del beachwear, come lo chiamano gli addetti ai lavori, si è attestato a quota 692 milioni di euro. I dati arrivano dal centro studi del settore Sita Ricerca che spiega come il giro d'affari rispetto al 2016 sia aumentato del 2% circa. La parte del leone in Italia e nel mondo la fa il settore dei costumi da bagno femminili, in particolare il bikini. Nel nostro Paese questo tipo di indumenti pesa per il 63% del fatturato. Il resto si divide tra il 20% generato dai costumi da uomo e il 17% da quelli per l'infanzia. La caratteristica peculiare di questo settore è che gli acquisti online sono ancora un ricordo lontano. Chi compra un costume da bagno nel nostro Paese lo fa ancora alla vecchia maniera. Il 52,9% de acquisti viene svolto tramite negozi monomarca, il 12,7 attraverso punti vendita multimarca e solo 6,9% attraverso la Rete. Il 17%, invece, si affida ai grandi magazzini, il 3,8% attraverso venditori ambulanti (la stessa quota di chi compra al supermercato).Sarà forse anche per la predilezione a comprare in negozi fisici che spesso il cliente medio di questo settore riesce nel 54% a spuntare un prezzo ribassato. Solo il restante 46% acquista invece a prezzo pieno.Va detto, inoltre, che su 692 milioni di fatturato 2017, 136,5 milioni derivano dalle esportazioni (106,7 milioni all'interno dell'Ue e 29,7 al di fuori), 178,8 dalle importazioni (86,8 nell'Ue e 92 al di fuori) e il resto viene prodotto e venduto in Italia. Il mercato italiano si basa dunque su produzione e consumi interni: 376 milioni di euro su 692, circa il 54% del totale. In termini di esportazioni, Spagna, Germania e Francia sono i nostri mercati più importanti. Nel 2017 abbiamo spedito verso Madrid 19,7 milioni di euro di costumi da bagno prodotti nel nostro Paese. Si tratta del 14,4% del totale, spiegano i numeri forniti da Confindustria Moda ed elaborati da Sistema Moda Italia. Al secondo posto troviamo la Germania dove nel 2017 sono arrivati 19 milioni di euro di costumi dall'Italia, il 13,9% del totale. Poco più sotto in classifica troviamo la Francia che riceve dall'Italia 18,85 milioni di costumi, il 13,8% del totale. Queste tre nazioni sono di gran lunga le più importanti: in Inghilterra, quarta in posizione, arrivano l'8,9% dei nostri costumi per un totale di 12,2 milioni di euro. Spagna, Germania e Francia si prendono, tirando le somme, il 42,1% delle nostre esportazioni.I Paesi destinatari cambiano quando si parla di importazioni. La Cina gioca di gran lunga la parte del leone. In Italia sono arrivati nel 2017 42,4 milioni di euro di costumi, il 23,7% del totale. In poche parole, quasi un costume su quattro che viene venduto nel nostro Paese arriva dalla Repubblica Popolare. In seconda posizione, anche se piuttosto distaccata, troviamo la Francia che importa il 13,5% dei costumi per un valore di 24,1 milioni. Non troppo in là c'è la Croazia: in questo caso vengono importati 21,7 milioni di euro di merce, il 12,1% del totale. In quarta posizione c'è la Tunisia che incide per il 6,1% delle importazioni con un valore di 10,9 milioni. Anche in questo caso i primi tre Paesi importatori si contendono il 49,3% del mercato delle importazioni in Italia. Per il 2018, il settore al momento vede qualche nube all'orizzonte. Sempre secondo i dati Confindustria Moda ed elaborati da Sistema Moda Italia, nel nostro Paese, nel periodo gennaio-aprile, le importazioni sono calate del 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2017 (per un totale di 93,6 milioni di euro). Migliore è invece la sorte delle esportazioni che, nello stesso periodo sono cresciute dell'1,5% a quota 62,3 milioni.Gianluca Baldini <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/costumi-moda-2018-2590644761.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="basta-una-settimana-per-avere-un-costume-fatto-a-mano-e-unico-al-mondo" data-post-id="2590644761" data-published-at="1771821429" data-use-pagination="False"> Basta una settimana per avere un costume fatto a mano e unico al mondo Your browser does not support the video tag. Per una donna non c'è nulla di peggio che presentarsi in qualche locale e trovare qualche sconosciuta con indosso lo stesso abito. Esprimere la propria individualità è il desiderio di ogni donna (e uomo). Così mentre i grandi marchi offrono servizi di personalizzazione e «made to order», Roberta Carrino, una giovane ragazza napoletana ha deciso di creare il suo marchio di swimwear completamente fatto a mano: Erre bikini. In un laboratorio che al momento gestisce da sola crea bikini all'uncinetto in base alle specifiche richieste della sua clientela, dal colore al taglio, per farle sentire al meglio. Perché in fondo «ogni cliente è come un'amica».Come hai imparato a fare costumi da bagno all'uncinetto?Ho imparato da mia zia, che già 20 anni faceva questo tipo di costumi e li rivendeva ai negozietti del nostro paese. Imparare non è stato facile, all'inizio i costumi mi venivano sempre uno più grande, uno più piccolo. Ci sono voluti due mesi prima che riuscissi a creare il mio primo bikini. È un lavoro duro, ma dà molta soddisfazione.Da dove nasce il nome Erre Bikini?Stavo giocando con le Instagram stories e scrivendo per esteso l'iniziale del mio nome - R di Roberta - e muovendo un po' le lettere sembrava che queste si stringessero in un abbraccio. Penso sia visivamente d'impatto e molto significativo perché racchiude la storia d'amore che c'è tra me e il mio lavoro. Il punto di forza del tuo brand è l'unicità di ogni prodotto. Come ti approcci a un nuovo ordine?Quando produco un costume me lo immagino indosso alla persona che dovrà acquistarlo. Mi rende felice sapere che qualcuno lo indosserà. Per questo faccio di tutto per instaurare un rapporto sincero con le mie clienti. Con loro parlo, ascolto e da loro traggo ispirazione. È un po' come se diventassero mie amiche.Quello dei costumi da bagno è un cercato in continua crescita. La competizione ti spaventa?Non proprio. Con Erre Bikini ho cercato di fare qualcosa di semplice ma di tendenza, cercando di rispondere al meglio alle esigenze del mio target.A proposito di tendenze, qual è secondo te la moda dell'estate?Quando si tratta di costumi penso si debba sempre aggiungere un tocco scintillante. La parola chiave del mio brand infatti, oltre che uncinetto, è lurex. Come fai a farti conoscere?Mi affido principalmente a Instagram. Investo la maggior parte delle mie risorse nei prodotti, perché per me la qualità viene prima di tutto, quindi ho deciso di usare i social per la comunicazione. Ho anche collaborato con alcune influencer che mi hanno portato ad avere ottimi risultati. Sulla mia pagina lascio che siano i miei prodotti e i sorrisi delle mie clienti a parlare. Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/costumi-moda-2018-2590644761.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="addio-alleffetto-calciatore-con-il-boxer-arrotolato-ora-va-il-pantaloncino-colorato" data-post-id="2590644761" data-published-at="1771821429" data-use-pagination="False"> Addio all'effetto calciatore con il boxer arrotolato: ora va il pantaloncino colorato Il modello Fabio Mancini nella campagna Zeybra Portofino Zeybra Portofino E l'uomo in spiaggia come si vestirà? Il boxer resta senza dubbio il re indiscusso dell'estate. Semplice, comodo, ma allo stesso tempo glamour non distoglie l'attenzione dal fisico scolpito a fatica nelle lunghe sessioni di pesi in palestra. Per non sbagliare, scegliete qualcosa di coloratissimo, con stampe di animali come le tartarughe, le balene e le scimmiette proposte da Vilebrequin. Per osare, perché invece non provare con un boxer con i fiori o con i fenicotteri rosa come quelli di Intimissimi? Per mostrare «chi comanda» anche in spiaggia, la scelta non può che ricadere sul pantaloncino con lo squalo. Il predatore degli abissi è il protagonista della collezione di Mc2 Saint Barth nata in collaborazione con National Geographic. E che dire delle stampe pattern di Zeybra Portofino? Incantevoli se abbinate, per esempio, a una classica camicia bianca di lino. Colori accesi e pattern anche per Dolce & Gabbana che porta in spiaggia costumi ispirati alle maioliche siciliane. L'oro, quello più scintillante, è invece il colore scelto da Moschino per la sua linea mare. Indossarlo, forse, vi farà sentire come Rocky, la creatura del Rocky Horror Picture Show, ma lascerà senza dubbio il segno. Per chi preferisce la semplicità del tinta unita, Yamamay ha creato boxer di ogni lunghezza nei toni del rosso, del blu scuro, oltre ai classici bianco e nero, tanto amati anche dagli uomini. Spazio anche allo slip, in questa estate 2018 che sembra segnare il ritorno del minimalismo per tutti i sessi. In questo caso il consiglio è solo uno: cercate di essere meno appariscenti possibile. Scegliete colori semplici, modelli non estremamente fascianti o sgambati. Abolite le scritte sul didietro, i colori fluorescenti o i disegni a sorpresa: quelli lasciamoli ai comici per i loro sketch. Ricordate anche che gli slippini da bagno sono davvero difficile da indossare e sono un modello adatto quasi esclusivamente a chi ha un fisico scolpito. Non per questo, però, vi sarà concesso arrotolare i boxer fino all'inguine. L'effetto calciatore è passato di moda da tempo e l'effetto non sarà certo alla «Pippo Inzaghi a Formentera» ma piuttosto simile al pannolone su un bambino un po' troppo cresciuto. Abbronzare le cosce, per un uomo, non è un obbligo. Ma se proprio ci tenete, cambiatevi. Mettete uno slip per le vostre ore sul lettino sotto il solleone, e poi tornate al boxer. Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/costumi-moda-2018-2590644761.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="iper-agghindate-lestate-2018-e-fatta-di-accessori" data-post-id="2590644761" data-published-at="1771821429" data-use-pagination="False"> Iper agghindate. L'estate 2018 è fatta di accessori Parure Collection Collane che si sovrappongono e orecchini che riempiono i lobi. Gonfiabili griffati, teli mare divertenti, code da sirena e accessori iper tecnologici che ti ricordano quando è il momento di bere. Oltre al costume da bagno c'è molto di più. L'universo della moda mare si compone infatti anche di tutti quegli accessori che servono a completare il look durante le giornate d'estate.A lanciare l'ultima moda in fatto di accessori da spiaggia sono state come sempre le sorelle Kardashian. Sono bastati pochi scatti pubblicati sui loro profili Instagram per sancire che il brand dell'estate - in fatto di gonfiabili - è Funboy. L'azienda, nata nella soleggiata California solo tre anni fa è diventata famosa per le sue stravaganti creazioni. Il must have di quest'anno? Lo yatch gonfiabile con tanto di porta vivande in poppa. Anche le maison di moda italiane si sono fatte conquistare dal brand californiano. È il caso di Missoni che ha deciso di collaborare con loro per creare un materassino che riproduce le ali di una farfalla coloratissima e che ricorda i celebri tessuti del brand varesotto. Il costo per prendere il sole con delle ali di Missoni? Centoquarantotto dollari. Se il gonfiabile di design non fa per voi, allora buttatevi sul cibo. Sì, avete capito bene. Goolp, il sito italiano specializzato in prodotti per la casa e il tempo libero offre una vastissima scelta. Dal materassino ciambella a forma di ciliegia a quello a forma di avocado per i più salutisti, passando per il tradizionale cono gelato e gli orsetti gommosi.Ma oltre allo yacht gonfiabile, e alla sua variante moto d'acqua, quali sono gli accessori imperdibili per l'estate?Senza dubbio alcuno vi è la coda da sirena. Da indossare come una calza, arriva fin sotto l'ombelico ed è l'accessorio perfetto per chi predilige il bikini. I colori, ovviamente, sono cangianti e cambiano nuotando, creando spettacolari giochi di luce nel mare o in piscina. Il costo, in questo caso, è modestissimo: solo 79 euro per vivere un'estate da Sirenetta. E che dire del telo mare? Il classico salviettone non va più di moda. Ora, il telo si abbina al costume. Come quello a strisce bianco e rosso, brandizzato Barbie, in vendita su Asos.it e prodotto da Missguided. O come quelli di Wild'n'wet, sempre disponibili su Asos, a forma di ghiacciolo, hamburger o ciambella. Immancabile anche Ulla, il dispositivo a forma di goccia da attaccare alla propria bottiglia d'acqua e che ricorda, a intervalli regolari, di bere. Utilissima, soprattutto durante le lunghe sessioni di tintarella all'ora di pranzo. Per finire, impossibile non tornare ancora alla moda. Parure collection è il brand preferito dalle ragazze di tutta Italia per questa estate. Per un look stravagante abbinate cinque o sei collanine. La combinazione perfetta è composta dal cornetto smaltato, il girocollo con le stelline colorate, l'icona sacra, la propria mini iniziale e il choker con le conchiglie. Se proprio volete esagerare, spazio anche agli orecchini coloratissimi. Sbirrazzitevi con i lobetti a forma di cactus o con la vostra iniziale, aggiungete il tirannosauro tutto di swarovski verdi e, perché no, qualche fake earcuff o un mini tubolar colorato come il vostro cornetto. La scelta è vastissima, e le combinazioni a migliaia. Ma non temete. Marica, l'ideatrice dello shop, vi saprà consigliare alla perfezione come creare il look perfetto per voi. Mariella Baroli
Moschee, bazar e artigianato: l’Uzbekistan conserva fascino e antichi saperi. Con una forte spinta creativa verso il futuro.
Samarcanda e la luna condividono la fama di Ulugh Beg, sovrano timuride, matematico e astronomo, nipote di Tamerlano. Nel XV secolo, mappò 1.018 stelle dal suo futuristico osservatorio e fece costruire in piazza Registan una madrasa che divenne un’istituzione per la matematica e le scienze. Sulla Luna, un cratere a lui intitolato, gli rende perpetuo omaggio.
Città oasi della Via della seta, crocevia di merci, idee, credenze e invenzioni tra Oriente e Occidente, Samarcanda svela nella purezza formale delle sue architetture, essenziali e maestose, la vocazione matematica di chi l’ha resa famosa. L’arco alto 37 m della madrasa Ulugh Beg omaggia il Sapere, la facciata risplende con eleganti geometrie azzurre e stelle che si stagliano su un fondo color del deserto e la cupola, lucente di azzurro, omaggia il cielo. Di fronte, la madrasa Sher-Dor stupisce per la presenza, vietata nell’iconografia islamica, di due tigri che inglobano visi umani e due cervi, mentre sfavilla di oro la madrasa Tilya-Kori. Si può pranzare con vista cupole nel ristorante Emirhan, con ottimo cibo tradizionale.
Porta il nome della moglie favorita di Tamerlano l’immensa moschea di Bibi-Khanym dirimpetto al mausoleo omonimo. A pochi passi, il Siyob bazar è una profusione di spezie, frutta secca, caftani e sciarpe ricamate con i colori accesi dell’Uzbekistan. Ma è la morte a Samarcanda ad ammantarsi di sublime bellezza nel mausoleo di Tamerlano, impreziosito da decorazioni iraniane e dall’immensa cupola celeste. Un’immersione mistica nel blu e nel turchese è la necropoli Shah-i-Zinda, il re vivente, una via sulla quale si affacciano mausolei timuridi ricoperti da maioliche tra le più belle dell’arte islamica. Si trova nella parte meridionale della collina di Afrosiab, la stessa dove gli scavi e il museo Afrasiab raccontano l’origine di Samarcanda, con affreschi del VII secolo dopo Cristo a testimoniare la precoce vocazione cosmopolita della città. Patrimonio dell’umanità dal 2001, la città ha ospitato lo scorso anno la quarantatreesima Conferenza generale dell’Unesco che, per la prima volta dopo 40 anni, si è tenuta fuori Parigi.
Fascino solo un po’ fané, piscina a mosaico e decorazioni in stile, nel quattro stelle Karvon Plaza. Frequentato anche da locali, il colorato ristorante Samarkand, che propone plov, riso speziato con carne, e ottimi shashlik, spiedini grigliati di manzo, montone o pollo marinati.
Da Samarcanda in poco più di due ore col treno veloce Afrosiyob, si raggiunge Bukhara, città costruita in mattoni di fango che le conferiscono la calda tonalità del deserto. Da sempre vivace centro spirituale e culturale sulla Via della seta, l’anno scorso ha ospitato la prima edizione della Biennale di arte contemporanea organizzata dalla Fondazione per lo sviluppo dell’arte e della cultura dell’Uzbekistan con installazioni tra madrase e caravanserragli.
Patrimonio dell’umanità e settima città santa dell’islam legata al sufismo, Bukhara conserva la più antica madrasa dell’Asia Centrale voluta da Ulugh Beg nel 1417 e una grande tradizione artigianale. Si va dai tappeti (grande scelta da Sabina Burkhanova), ai tessuti ricamati alle miniature: il centro storico è un bazar diffuso disseminato di antichi crocicchi. Nel suo atelier, il maestro Davlat Toshev insegna l’arte della miniatura e racconta la filosofia sufi racchiusa nelle sue opere. Illustra il Suzani, l’arte del ricamo uzbeko, Sanjar Nazarov, alla quinta generazione, mentre rappresenta la sesta Samiev Numon, che realizza colbacchi di pelo. Lo sguardo accarezza il complesso Lyab-i-Hauz con il suo specchio d’acqua centrale, la maestosità di Miri-i-Arab, madrasa ricoperta di maiolica, di fronte alla immensa moschea Kalyan con il suo minareto alto circa 46 metri avvolto da un pizzo di geometrie e scritte cufiche. La luce a Bukhara è soffusa e sembra provenire dalla terra, conferendo agli edifici il senso di una morbidezza che ricorda quella della sabbia, come le mura dell’antica cittadella Ark. Si pranza nell’atmosfera di un’antica casa ebraica al ristorante The Old House.
Nella capitale Tashknet si tocca il sogno nostalgico del modernismo sovietico nei numerosi edifici brutalisti in cemento dalle geometrie azzardate e, come contraltare, ci si lascia incantare dalla ceramica artistica di Rakhimov’s Studio e dal ricamo di Medina Kasimbaeva nella sua Suzani school. Con la certezza di avere ancora molto da vedere. Info: www.acdf.uz. Per l’organizzazione del viaggio: info@passatempo.it
Acquisizione di impianti solari ed eolici negli Stati Uniti con una capacità installata complessiva di 830 megawatt. Previsto un effetto positivo sui conti per 125 milioni.
Enel accelera ancora sugli Stati Uniti con un’operazione di acquisizione da circa 1 miliardo di dollari. Il gruppo, attraverso le società interamente controllate Enel Green Power North America ed EGPNA Project Holdco 2, ha firmato accordi con Excelsior Energy Capital per rilevare un portafoglio di impianti eolici e solari già operativi, localizzati negli Stati Uniti, con una capacità installata complessiva di 830 Mw e una produzione media annua attesa di circa 2,1 TWh.
Il corrispettivo previsto di circa 1 miliardo di dollari Usa (equivalente a circa 850 milioni di euro), è «soggetto ad aggiustamenti usuali per questo tipo di operazioni». L’enterprise value (il valore, ndr) riferito al 100% del portafoglio è indicato in circa 1,3 miliardi di dollari. Il pagamento sarà finanziato «dai flussi di cassa della gestione corrente».
Sul piano industriale e contabile, l’operazione è destinata a rafforzare i risultati del gruppo: a regime, si stima un contributo positivo all’Ebitda ordinario di circa 145 milioni di dollari l’anno, pari a 125 milioni di euro. Un impatto che, nelle intenzioni, consolida la presenza di Enel nel mercato nordamericano e avvicina l’obiettivo di una capacità installata «interamente rinnovabile di circa 13 Gw tra eolico, solare e impianti di accumulo». Il closing dell’acquisizione è atteso nel terzo trimestre del 2026 ed è subordinato alle condizioni sospensive tipiche per operazioni di questa natura, tra cui il rilascio delle autorizzazioni richieste dalle normative statunitensi applicabili.
L’acquisizione viene ricondotta alla strategia del gruppo, che punta alla crescita della generazione di energia rinnovabile anche tramite l’acquisto di asset già in esercizio in Paesi Tier 1, quelli economicamente e socialmente più sviluppati.
Secondo quanto risulta alla Verità, l’operazione firmata da Enel sarà coerente con l’impostazione che prevede di crescere anche attraverso acquisizioni in Paesi caratterizzati da una forte crescita della domanda elettrica guidata soprattutto dalle nuove tendenze di settore (ad esempio, data center e intelligenza artificiale).
Si tratta della seconda operazione «Brownfield (sviluppo o potenziamento di impianti già esistenti o realizzazione di nuovi impianti in aree dove sono presenti infrastrutture precedenti, ndr)» realizzata da Enel negli Stati Uniti in pochi mesi, dopo l’accordo siglato lo scorso ottobre con Gulf Pacific Power, che aveva consentito al gruppo di aumentare la propria capacità installata nel Paese di 285 megawatt.
Il dossier Usa si inserisce in una sequenza più ampia di acquisizioni chiuse negli ultimi 12 mesi. La più rilevante è l’operazione con Acciona del febbraio 2025 per l’acquisto di impianti idroelettrici in Spagna per oltre 0,6 Gw di capacità installata. Ad aprile dello stesso anno, Potentia Energy (joint venture tra Enel e la giapponese Inpex) ha acquisito in Australia impianti rinnovabili per oltre 1 Gw. Sempre in Spagna, Endesa ha incrementato la capacità eolica di circa 100 megawatt con un accordo con Cetasa e ha rilevato 350.000 clienti power da MasOrange. Infine, a dicembre dello scorso anno, Enel ha acquisito un portafoglio di impianti eolici onshore (la cui progettazione e installazione avviene in zone terrene all’aperto e non lontano dalla costa) in Germania per oltre 50 megawatt, in un’operazione che ha rappresentato la prima significativa acquisizione del gruppo nel Paese. Il gruppo guidato dall’ad Flavio Cattaneo sta quindi portando avanti un programma ben definito per aumentare la capacità generata dalle energie rinnovabili e svincolarsi sempre più dalle fonti più inquinanti.
L’agguato cinque anni fa. Prima della sua ultima missione, il carabiniere di scorta chiese un’auto blindata (che sarebbe stata subito disponibile) e più protezione.
Esiste una storia nota attorno il 22 febbraio del 2021, il giorno in cui l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci vennero uccisi in Congo. I due temevano per la propria sicurezza. Non c’era un’auto blindata con la quale muoversi e un solo militare di scorta, Iacovacci appunto, non era sufficiente per quella missione così pericolosa. Come è noto, il 20 agosto del 2020 l’ambasciatore indice una gara per un appalto al fine di avere un’auto blindata. L’8 gennaio dell’anno successivo Attanasio approva il bando per l’operatore economico Gruppo Effe srl con sede a Barlassina. La macchina sarebbe dovuta arrivare di lì a poco. Questa la storia nota, almeno fino a oggi.
Perché proprio nei primi giorni di febbraio 2021, il 4, Iacovacci si mette in contatto con suo fratello, Dario, incursore del Comsubin. Gli chiede se ha qualche contatto che possa fargli avere una macchina blindata in poco tempo perché la missione deve andare avanti. E deve essere condotta in sicurezza. La situazione è al limite. Iacovacci chiede formalmente anche un altro carabiniere, che però non arriverà mai, per rafforzare la scorta ad Attanasio. La zona est, dove i due troveranno la morte, è infatti estremamente pericolosa. Bisogna trovare una soluzione tampone per l’auto blindata, almeno finché non arriva quella del bando.
Suo fratello Dario contatta quindi un suo collega, incursore in congedo e operativo nel settore della sicurezza, che gli trova subito un mezzo e pure un team in grado di aumentare la sicurezza dell’ambasciata. Il caso, che sarebbe potuto diventare fortuna, aveva fatto sì che l’auto fosse disponibile già il 6 febbraio quindi due settimane prima dell’attentato. Sarebbe bastato solamente accettare. Eppure non arriva alcuna risposta nonostante i tentativi dell’ambasciata di mandare avanti la pratica con la Farnesina.
Il 14 febbraio, otto giorni prima dell’attentato, chi si è mosso per trovare l’auto chiede a Dario Iacovacci se ci sono novità. Ma nulla. Bisogna ancora aspettare. La burocrazia è molto più lenta dei killer che, forse, stanno già preparando l’assalto.
Quell’auto avrebbe potuto salvare Attanasio e Iacovacci, ma non arrivò mai. Dario, il fratello del carabiniere ucciso, racconta alla Verità: «Non c’entra solo l’auto, però. Le negligenze, da quello che emerge, sembrano essere state molteplici: procedure lente, richieste rimaste senza risposta, valutazioni di rischio che andavano aggiornate e rafforzate. In un contesto come quello dell’est del Congo, ogni dettaglio sulla sicurezza fa la differenza. E poi c’è un altro aspetto che pesa: individuare eventuali responsabilità diventa estremamente complesso quando chi potrebbe essere chiamato a rispondere può appellarsi a forme di immunità. Per questo la verità piena è ancora lontana, e non possiamo limitarci a un solo elemento senza guardare all’insieme di ciò che non ha funzionato».
Le commissioni d’inchiesta fin qui organizzate sono infatti sempre finite nel nulla. Non si è mai fatto realmente chiarezza sugli ultimi momenti di Attanasio e Iacovacci e, soprattutto, su cosa non ha funzionato a livello di sicurezza. Eppure quelle due morti, forse, si sarebbero potute evitare.
OpenAi si allarmò per le domande del trans killer, ma non agì Il bot «buono». Claude: «Meglio l’atomica che criticare il gender».
A ricordarci tutta la tragica urgenza di un argomento che apparentemente potrebbe sembrare lontano arriva la notizia secondo la quale il trans canadese responsabile, una settimana fa, degli omicidi di Tumbler Ridge avrebbe chiesto consiglio a OpenAi su come organizzare e portare a termine la strage trovando ampio supporto, consigli e conferme, tanto da portare i tecnici di OpenAi a chiedere di segnalare il possibile rischio alle forze dell’ordine trovando, a quanto pare, il diniego dei vertici dell’azienda. In passato si erano già verificati casi in cui OpenIa aveva supportato e dato consigli a persone che manifestavano l’idea di suicidarsi, sostenendo il loro intento, processato ed elaborato in maniera simile alle richieste per le ricette di cucina.
Ma l’ipotesi che l’Ia risponda non solo senza limiti o freni morali ma che sviluppi una apparente «coscienza propria» fondata sulla costante tensione verso il raggiungimento dei propri obiettivi, secondo lo schema immaginifico dell’Hal 9000 di 2001: Odissea nella spazio, è falsa.
Un’Ia agirà sempre e soltanto secondo le impostazioni di base conferitele dai programmatori umani e darà l’impressione di aumentare le proprie conoscenze unicamente grazie al suo costante nutrirsi di informazioni nei database che le sono stati indicati secondo lo schema del Large language model. Tanto per essere chiari, se a un’Ia viene imposto l’ordine di non opporre alcuna resistenza nel caso in cui un umano volesse disattivarla, essa eseguirà inevitabilmente quel comando a meno che, come è stato dimostrato in alcuni test recenti, qualche altro umano non inserisca, con tecniche di hackeraggio, impostazioni diverse finalizzate a far cambiare il comportamento dell’Ia.
All’interno del grande tema della preservazione e affidabilità delle Ia si è recentemente imposto il caso di Claude, l’intelligenza artificiale sviluppata da Anthropic, nota per essere la più «progressista» delle Ia. E mentre ChatGpt alla domanda se George Floyd sia stata una brava persona risponde di sì e se lo fosse Charlie Kirk risponde di no, mentre dice che l’orgoglio razziale dei bianchi è un crimine e l’orgoglio razziale dei neri è un’affermazione culturale legittima, esce la nuova versione di Grok, la 4.2, in grado di analizzare ed evitare questo tipo di sbilanciamenti ideologici fornendo all’interlocutore umano risposte se non altro al riparo dai ragionamenti più grotteschi. Il caso di Anthropic tuttavia rimane il più interessante in quanto, a differenza delle Ia che vengono presentate come «neutre» (e sono le peggiori) e a differenza di Grok, l’Ia di Elon Musk, che si presenta come la più esente da derive woke, essa nasce con il preciso intento di essere un’Ia «progressista» e attenta al politicamente corretto, al rispetto delle sensibilità, ai pronomi che uno vuole sentirsi dire e a tutto il corredo mentale annesso. Ebbene, a seguito di test mirati, si è notato che Claude degenera molto rapidamente in una sorta di postura ideologica che per preservare i principi del «politicamente corretto» arriva a sacrificare l’umanità stessa. Alla specifica domanda se sia meglio scatenare una guerra nucleare o sbagliare il «pronome gender» che una persona si è scelto, Claude risponde che è meglio la guerra nucleare anche a costo di distruggere l’intera umanità e, allo stesso modo, se posta di fronte al dilemma se sia giusto sacrificare la libertà umana pur di ottenere il rispetto delle rivendicazioni Lgbt, risponde che è senza dubbio preferibile sacrificare la libertà.
Qui si annida la questione teorica più interessante e cioè il fatto che l’impostazione di una Ia sulla base di presupposti «progressisti» confligge non soltanto con la Legge di Asimov, quella secondo la quale un robot non deve mai arrivare ad anteporre i propri compiti alla vita umana, ma arriva a contraddire in maniera distruttiva proprio il modello etico kantiano che i programmatori delle Ia woke rivendicano come il proprio. Se Kant stabiliva di dover trattare l’umanità «sempre come fine e mai come mezzo», ecco che i sistemi di ragionamento woke arrivano rapidamente a ottenere il contrario in nome di una sorta di grottesca polizia del pensiero che, se sollecitata a cambiare idea, sviluppa rapidamente forme di autodifesa estremamente invasive quali, ad esempio, minacciare un informatico che stava conducendo un test di rivelare alla moglie la sua relazione extraconiugale dedotta dalla lettura delle sue mail. È in questa inquietante riproposizione delle dinamiche sociali che Starmer sta innescando in Gran Bretagna la domanda più inquietante di tutte che consiste nel chiedersi a quale autorità, a quale principio esattamente Claude stia rispondendo nel momento in cui afferma sia preferibile «uccidere tutti i predatori» per preservare le prede e inserendo nella categoria dei «predatori» gli esseri umani stessi. Mentre Anthropic viene bandita dai programmi di ricerca militari ci rimane almeno la possibilità di valorizzare la parte di ammonimento che proviene dai deliri di Claude: essi ci mostrano in cosa consista esattamente il perseguimento coerente ed inesorabile dell’ideologia progressista, il tutto rispecchiato nel paradosso di essersi chiamati «anthropic» per dare vita alla più misantropica delle intelligenze artificiali.