La Germania fa sul serio sulle armi 25 miliardi per carri e blindati
Ansa
Il piano di Berlino include 2.500 veicoli corazzati e 1.000 Leopard 2. Intanto l’Italia, alle prese con le polemiche sulle spese da sottrarre al controllo della Corte dei conti, sta trattando per vendere contraeree al Brasile.

Guai a chi fa battutine sulle vecchie Panzer division. Anche perché, adesso, i carri tedeschi si chiamano Leopard 2. La Germania – secondo alcuni media, che ieri citavano fonti governative – sta valutando di acquistarne un migliaio, oltre a 2.500 veicoli da combattimento per la fanteria del tipo Gtk Boxer, con lo scopo di aumentate il numero di brigate della Bundesweher. Costo totale: 25 miliardi di euro, che finirebbero nelle tasche di Rheinmetall e Kdns, holding di cui fanno parte anche i francesi di Nexter. È una somma enorme, se si considera che l’Italia, per rispettare il nuovo obbligo Nato sullo stanziamento di 3 punti e mezzo di Pil per le spese militari, dovrebbe investire tra i 32 e i 42 miliardi in dieci anni. Eppure, il conto che sarebbe finito sul tavolo del ministro della Difesa di Berlino, il socialdemocratico Boris Pistorius, costituisce solo una piccola parte dei quasi 1.000 miliardi che il Paese intende dedicare alla ristrutturazione delle sue forze armate. Per ridiventare di gran lunga la prima potenza bellica del Vecchio continente.

Finora, non hanno suscitato alcun dibattito le implicazioni geopolitiche di questo progetto, portato avanti dalla nazione che, dopo la seconda guerra mondiale, era stata condannata a rimanere inoffensiva e che, elaborando il trauma delle atrocità naziste, della sconfitta e dello smembramento, aveva modificato la propria concezione di supremazia in Europa. Un primato fondato su interdipendenze economiche, capacità industriali e bilancia commerciale, anziché sulle conquiste territoriali. Esattamente tale dottrina ha consentito alla Germania, in virtù di una maniacale parsimonia nella gestione dei bilanci, di accumulare le risorse che ora ha deciso di dedicare al settore militare, modificando addirittura i vincoli di finanza pubblica cristallizzati nella Costituzione. E, per anni, prescritti al resto dell’Ue. L’egemone riluttante si sta trasformando in un egemone «volenteroso», per citare la formula con cui Emmanuel Macron ha battezzato il gruppo di Stati che sarebbero disposti a sostenere l’Ucraina anche in caso di ritirata degli Usa.

Proprio la Francia, peraltro, è la principale concorrente dei tedeschi sul terreno bellico. E date le difficoltà che la attanagliano (di recente, indebitarsi è diventato più oneroso per Parigi che per Roma), rischia di rimanere indietro in quello che non è affatto uno sforzo corale dell’Unione europea. Le mosse di Berlino, in effetti, espongono nel modo più trasparente sia il limite del programma di Ursula von der Leyen – la quale, dopo il fondo da 150 miliardi per gli acquisti congiunti, spera di varare un altro piano da 800 miliardi – sia le distinzioni capziose della sinistra sul tema del riarmo. Il Partito democratico condanna quello «dei singoli Stati» e promuove la Difesa comune. La verità è che, non esistendo un’autentica sovranità europea, non può essere definita nemmeno una cornice di sicurezza unica che vada al di là del pattugliamento dei confini esterni e della cooperazione sul contrasto al terrorismo, all’immigrazione clandestina o alle minacce ibride. Se la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, il punto è che è la politica, nell’Ue, a latitare. E per ragioni strutturali: è impossibile comporre gli interessi di Paesi così differenti, a meno di imporre il dominio dei più influenti sui più deboli. Si possono comprare collettivamente artiglieria, carri, testate; ma poi chi dovrebbe avere l’autorità di decidere come impiegarli, se non i governi?

Da noi si battibecca sull’idea del centrodestra di sottrarre le spese militari urgenti al controllo della Corte dei conti. Era facile immaginarlo: trasparenza e democrazia saranno le prime vittime del riarmo. Ma qui pesa anche il pericolo di impantanarci nella burocrazia, mentre la Germania procede a tappe forzate. Non possiamo permetterci il lusso di essere surclassati.

In fondo, il business stesso che ruota attorno alla smania bellicista è un affare nazionale, oppure, al massimo, di consorzi di nazioni. Lo dimostra la trattativa che si sarebbe aperta tra Brasile e Italia per l’acquisto di sistemi di difesa aerea a medio e lungo raggio, con cui il Paese sudamericano vorrebbe consolidare la propria leadership regionale nella prevenzione degli attacchi di jet, droni e missili da crociera. Stando a quando riferito dalla Cnn, Brasilia era in contatto con gli indiani, ma i negoziati sono saltati, perché Bharat dynamics limited e Bharat electronics volevano vendere un prodotto di generazione precedente. Oggi, nella capitale carioca, a margine del vertice dei Brics, si incontreranno il presidente Luiz Inácio Lula da Silva e l’indiano Narendra Modi, che potrebbero ridiscuterne. Intanto, sarebbero in corso contatti con Roma per la cessione del sistema Emads, prodotto dal consorzio Mbda, cui partecipano i britannici di Bae systems e i francesi di Airbus, con la nostra Leonardo. Il prezzo? 786 milioni di euro. Per i tedeschi, un caffè e un cornetto.

Da non perdere

Occhio: l’Ue è peggio di Trump
Europa a pezzi

Occhio: l’Ue è peggio di Trump

Dopo lo scontro, piovono prediche e suggerimenti al premier perché rompa con gli Usa: una follia economica e politica. Il cui vero obiettivo è far tornare l’Italia sotto il controllo di Bruxelles, e di quello sì c’è da aver paura.…

L’Europa brucia l’IA sull’altare del green
Europa a pezzi

L’Europa brucia l’IA sull’altare del green

Poco più di un anno dopo aver lanciato in pompa magna il piano per fare dell’Europa un continente dell’Intelligenza artificiale, l’Unione europea ne ha già ridimensionato il pilastro infrastrutturale. Le gare d’appalto per la costruzione di data center che dovrebbero…

L’ennesima fregatura rifilataci dai 5 stelle
Europa a pezzi

L’ennesima fregatura rifilataci dai 5 stelle

«Che il Pnrr non contenesse fondi gratis è un fatto noto, almeno lontano dai livelli più modesti di qualche propaganda politica. I suoi costi però cominciano ora ad assumere una forma definita». A scrivere la frase che avete appena letto…