Corsa a ostacoli per fare i test: nel mirino gli sconti delle farmacie
È lotta agli sgravi sugli antigenici, ritenuti un freno ai vaccini. Bolzano: stop ai kit gratis

Tra le categorie contro cui puntare il dito e gettare astio, dopo i runner, i giovani, i non vaccinati e i contrari al green pass, sembrerebbe si siano aggiunti pure i farmacisti.

Questi, per i pasdaran sanitari dal ditino alzato, sarebbero addirittura colpevoli di applicare promozioni sui tamponi nei propri esercizi. Accade infatti che molte farmacie offrano ai clienti, esponenzialmente aumentati dal 15 ottobre, quando è entrato in vigore l’obbligo di pass per lavorare, test a prezzi scontati o pacchetti cumulativi per venire incontro a chi, per vivere, è costretto a fare un tampone a 15 euro ogni 48 ore. A confermarlo, ieri, sul Corriere del Veneto, con tono molto critico, è stato Franco Gariboldi Muschietti, presidente di FarmacieUnite: «I colleghi vanno incontro alle pressanti richieste di ottenere uno sconto. E lo fanno inventandosi le formule più disparate: nove tamponi a pagamento e il decimo gratis, pacchetti di 20 test al prezzo di dieci l’uno invece di 15, regali» e aggiunge, «se c’è un prezzo imposto dal governo non è etico non rispettarlo. Le regole vanno osservate».

In realtà, quanto messo in pratica dai farmacisti non ha nulla di illecito. Il prezzo calmierato dei tamponi, introdotto dal governo, riguarda il tetto massimo da far pagare a chi si sottopone al test (15 euro per gli adulti, otto per i minori) e non vieta certo di abbassare i prezzi.

Una pratica che fa storcere però il naso ai talebani del vaccino poiché colpevole di «agevolare la pratica no vax attraverso un costo troppo basso», spiega il Corriere del Veneto.

E per combattere sconti e promozioni per i tamponi, dal primo novembre la provincia di Bolzano non fornirà più gratuitamente i kit diagnostici alle farmacie. «Gli sconti non possono essere concessi a spese del contribuente», ha dichiarato il presidente Arno Kompatscher.

La strategia è chiara: pur di spingere i reticenti a vaccinarsi, dopo il flop del fantomatico «effetto green pass» sulle punture, si mettono i bastoni tra le ruote perfino alle farmacie, colpevoli di fornire loro l’unica alternativa all’iniezione. E si condannano gli sgravi concessi a chi è costretto, e senza violare legge alcuna, a spendere quasi 200 euro al mese per poter ricevere lo stipendio.

Inoltre, le enormi file e le lunghe attese in tutto il Paese fuori dalle farmacie sono all’ordine del giorno. Un disservizio per gli esercizi e un disagio per i cittadini a cui tuttavia nessuno sembra voler porre rimedio.

«Una situazione assurda» commenta il presidente della Federazione nazionale parafarmacie italiane, Davide Gullotta, «le parafarmacie sono 5.000 in Italia, sono gestite da farmacisti e sarebbero perfettamente in grado di eseguire i tamponi, ma sono invece escluse da questo servizio. Così, mentre le farmacie in questi giorni sono intasate, le parafarmacie che sarebbero pronte a dare una mano restano escluse. Più volte abbiamo richiesto un incontro con il ministro della Salute Roberto Speranza ma, al momento, non abbiamo ricevuto risposta», lamenta Gullotta.

C’è poi chi butta, come sempre, la palla in tribuna: «Sono per raddoppiare i prezzi dei tamponi, non per farli gratis. Se non ti vuoi vaccinare il diritto di contagiare non è concesso dalla Costituzione», l’ultima sparata del presidente campano, Vincenzo De Luca.

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