True
2021-01-14
Corruzione, Arcuri ancora nei guai. «In un quarto d’ora fatti 50 milioni»
Paolo Ielo (Ansa)
Il commissario straordinario per l'emergenza Covid Domenico Arcuri è ancora indagato per corruzione presso il Tribunale di Roma nell'inchiesta per la fornitura monstre dalla Cina di 801 milioni di mascherine al prezzo di 1,25 miliardi di euro. Il giudice per le indagini preliminari sta riflettendo sulla richiesta d'archiviazione presentata dalla Procura di Roma. Il nome del gip è per ora top secret visto che i pm hanno sì depositato alcune intercettazioni, ma non i decreti autorizzativi firmati dal giudice. In questo modo la toga potrà decidere senza essere pressata da giornali e tv come era capitato in altre inchieste ad alto tasso mediatico. Dall'indice degli atti depositati al Riesame apprendiamo il 15 ottobre oltre ad Andrea Vincenzo Tommasi, Mario Benotti, Antonella Appulo e Daniele Guidi sono finiti sul registro degli indagati con l'accusa di corruzione anche l'imprenditore ecuadoriano Jorge Edisson Solis San Andres e la figlia Dayanna Andreina. Il 9 novembre ci sarebbero state due nuove iscrizioni e una «modifica di tutte le qualificazioni giuridiche del fatto».
I nuovi indagati quel lunedì sono diventati Arcuri e il suo braccio destro Antonio Fabbrocini, «pubblico ufficiale inserito nella struttura commissariale con delega agli approvvigionamenti». Anche in questo caso la contestazione era il reato di corruzione. Ma nei decreti di perquisizione del 3 dicembre 2020 l'accusa è divenuta traffico illecito di influenze, un reato antitetico rispetto alla corruzione (o c'è l'uno o c'è l'altra) e dall'elenco degli indagati sono spariti Arcuri, Fabbrocini e la giovane Dayanna, mentre è comparsa la compagna e socia di Benotti, Daniela Rossana Guarnieri, e l'accusa per la Appulo è passata da corruzione a ricettazione (per aver goduto di parte del presunto provento illecito, per l'esattezza 53.000 euro). In Procura fanno sapere che per archiviare i tre soggetti usciti dalle indagini è stato effettuato uno stralcio e aperto un nuovo fascicolo ora all'attenzione del gip che potrà decidere di prosciogliere il commissario e gli altri due coindagati, ma anche chiedere nuove investigazioni o decidere di fare un'imputazione coattiva. Ovviamente Arcuri resterà indagato sino a quando il gip non si pronuncerà.
Ma ricostruiamo, con le carte a disposizione, la genesi che ha portato all'iscrizione di Arcuri e Fabbrocini. Partiamo dal 15 ottobre. In tale data il pm Gennaro Varone ricorda che gli indagati (in quel momento sei) sono accusati di corruzione «perché Tommasi […] agendo in concorso con Daniele Guidi (definito da Tommasi "partner delle mascherine") per l'asservimento ai suoi scopi privati […] di Antonella Appulo, funzionario presso il ministero delle infrastrutture e trasporti, la quale offriva le necessarie entrature, e altri pubblici ufficiali da individuarsi, all'interno dell'ufficio del commissario straordinario». Quindi la Appulo, ex segretaria del ministro Graziano Delrio e, in realtà, ex funzionaria del Mit, viene individuata da Varone come possibile collettore delle mazzette avendo ricevuto da Tommasi 53.000 euro (giustificati da un contratto da pierre). Ma per l'inquirente, l'imprenditore avrebbe concordato anche con «altri funzionari» l'affidamento delle forniture a specifiche società cinesi, «con l'intesa che sul prezzo pagato dal Governo italiano sarebbe stata caricata la propria provvigione e quella spettante (in forza di ulteriore patto occulto) alla Microproducts di Mario Benotti per complessivi 71 milioni, in mancanza di formalizzazione del rapporto di mediazione con la Pubblica amministrazione». Non è finita. Tale provvigione, secondo il pm, avrebbe costituito «utilità corruttiva che i pubblici ufficiali garantivano al terzo, nonché a se stessi, attendendone, secondo gli accordi, il riversamento di quote parte».
Quindi a metà ottobre gli inquirenti sono a caccia dei pubblici ufficiali che avrebbero intascato le mazzette e venticinque giorni dopo ritengono di averli individuati in Arcuri e Fabbrocini. Che cosa è accaduto a ridosso del 9 novembre che ha convinto i pm a iscrivere i due manager pubblici sul registro degli indagati?Negli atti c'è un'intercettazione del 3 novembre tra Tommasi e Benotti, dove i due parlano di Arcuri e Fabbrocini come di una sorta di slot machine. Benotti (ride): «Ti ricordi quando gli mandasti la mail che dovevano dare fuori 100 milioni, si sbrigarono e dopo un quarto d'ora ne tirano fuori cinquanta…». In un altro passaggio Benotti immagina di fare arrivare «interi aeroplani di guanti» e Tommasi replica che «c'è poco gusto», perché c'è «poco guadagno, un cazzo e c'è tanto casino». A novembre Benotti è accusato di aver utilizzato il «suo rapporto personale con Domenico Arcuri […] per l'asservimento […] della pubblica funzione e degli atti d'ufficio di Arcuri e Fabbrocini» e di aver concordato «con questi ultimi l'affidamento diretto a società cinesi» delle forniture, con relative provvigioni multimilionarie. Però Arcuri e Fabbrocini (controllati attraverso intercettazioni e tabulati) sono usciti rapidissimamente dall'inchiesta, tanto che già nel decreto di perquisizione del 3 dicembre 2020 non comparivano più come indagati nel procedimento madre.
E anzi, in occasione dei sequestri, il procuratore aggiunto Paolo Ielo ha puntualizzato la totale estraneità del commissario rispetto all'inchiesta (in cui in quel momento era ancora indagato). Nel frattempo Benotti ha cambiato avvocato, scegliendo Salvino Mondello. Una decisione che ha suscitato più di un commento. L'inchiesta è infatti coordinata da Ielo, molto amico del legale, al punto da aver chiesto nel 2016 di astenersi in un procedimento in cui un indagato (al pari di Benotti) aveva sostituito il vecchio difensore con Mondello. L'aggiunto, «ben consapevole che la nomina di Mondello potesse essere un tentativo di captatio benevolentiae nei suoi confronti», aveva scritto al procuratore Giuseppe Pignatone: «Le rappresento che conosco l'avvocato Mondello fin dalla scuola media superiore e che con il medesimo intrattengo ottimi rapporti di amicizia che si nutrono anche di incontri, contenuti nei termini temporali, nei periodi festivi (fine anno ed estate)». Pignatone, però, non riscontrò «elementi tali da giustificare l'astensione». E così Mondello, negli anni successivi, è diventato il legale di altri indagati eccellenti in processi romani contro la pubblica amministrazione. Da parte sua, Ielo avrebbe «interrotto ogni forma di frequentazione e di rapporti con il professionista» che vedrebbe «solo in ufficio e in relazione ai procedimenti in essere». Insomma Mondello ha trovato un tesoro, ma ha perso un amico.
Continua a leggereRiduci
Il commissario e il suo braccio destro citati in una intercettazione tra Mario Benotti e il sodale Vincenzo Tommasi. Uno degli indagati cambia avvocato e sceglie l'amico di infanzia del procuratore Ielo, titolare del fascicoloIl commissario straordinario per l'emergenza Covid Domenico Arcuri è ancora indagato per corruzione presso il Tribunale di Roma nell'inchiesta per la fornitura monstre dalla Cina di 801 milioni di mascherine al prezzo di 1,25 miliardi di euro. Il giudice per le indagini preliminari sta riflettendo sulla richiesta d'archiviazione presentata dalla Procura di Roma. Il nome del gip è per ora top secret visto che i pm hanno sì depositato alcune intercettazioni, ma non i decreti autorizzativi firmati dal giudice. In questo modo la toga potrà decidere senza essere pressata da giornali e tv come era capitato in altre inchieste ad alto tasso mediatico. Dall'indice degli atti depositati al Riesame apprendiamo il 15 ottobre oltre ad Andrea Vincenzo Tommasi, Mario Benotti, Antonella Appulo e Daniele Guidi sono finiti sul registro degli indagati con l'accusa di corruzione anche l'imprenditore ecuadoriano Jorge Edisson Solis San Andres e la figlia Dayanna Andreina. Il 9 novembre ci sarebbero state due nuove iscrizioni e una «modifica di tutte le qualificazioni giuridiche del fatto». I nuovi indagati quel lunedì sono diventati Arcuri e il suo braccio destro Antonio Fabbrocini, «pubblico ufficiale inserito nella struttura commissariale con delega agli approvvigionamenti». Anche in questo caso la contestazione era il reato di corruzione. Ma nei decreti di perquisizione del 3 dicembre 2020 l'accusa è divenuta traffico illecito di influenze, un reato antitetico rispetto alla corruzione (o c'è l'uno o c'è l'altra) e dall'elenco degli indagati sono spariti Arcuri, Fabbrocini e la giovane Dayanna, mentre è comparsa la compagna e socia di Benotti, Daniela Rossana Guarnieri, e l'accusa per la Appulo è passata da corruzione a ricettazione (per aver goduto di parte del presunto provento illecito, per l'esattezza 53.000 euro). In Procura fanno sapere che per archiviare i tre soggetti usciti dalle indagini è stato effettuato uno stralcio e aperto un nuovo fascicolo ora all'attenzione del gip che potrà decidere di prosciogliere il commissario e gli altri due coindagati, ma anche chiedere nuove investigazioni o decidere di fare un'imputazione coattiva. Ovviamente Arcuri resterà indagato sino a quando il gip non si pronuncerà. Ma ricostruiamo, con le carte a disposizione, la genesi che ha portato all'iscrizione di Arcuri e Fabbrocini. Partiamo dal 15 ottobre. In tale data il pm Gennaro Varone ricorda che gli indagati (in quel momento sei) sono accusati di corruzione «perché Tommasi […] agendo in concorso con Daniele Guidi (definito da Tommasi "partner delle mascherine") per l'asservimento ai suoi scopi privati […] di Antonella Appulo, funzionario presso il ministero delle infrastrutture e trasporti, la quale offriva le necessarie entrature, e altri pubblici ufficiali da individuarsi, all'interno dell'ufficio del commissario straordinario». Quindi la Appulo, ex segretaria del ministro Graziano Delrio e, in realtà, ex funzionaria del Mit, viene individuata da Varone come possibile collettore delle mazzette avendo ricevuto da Tommasi 53.000 euro (giustificati da un contratto da pierre). Ma per l'inquirente, l'imprenditore avrebbe concordato anche con «altri funzionari» l'affidamento delle forniture a specifiche società cinesi, «con l'intesa che sul prezzo pagato dal Governo italiano sarebbe stata caricata la propria provvigione e quella spettante (in forza di ulteriore patto occulto) alla Microproducts di Mario Benotti per complessivi 71 milioni, in mancanza di formalizzazione del rapporto di mediazione con la Pubblica amministrazione». Non è finita. Tale provvigione, secondo il pm, avrebbe costituito «utilità corruttiva che i pubblici ufficiali garantivano al terzo, nonché a se stessi, attendendone, secondo gli accordi, il riversamento di quote parte». Quindi a metà ottobre gli inquirenti sono a caccia dei pubblici ufficiali che avrebbero intascato le mazzette e venticinque giorni dopo ritengono di averli individuati in Arcuri e Fabbrocini. Che cosa è accaduto a ridosso del 9 novembre che ha convinto i pm a iscrivere i due manager pubblici sul registro degli indagati?Negli atti c'è un'intercettazione del 3 novembre tra Tommasi e Benotti, dove i due parlano di Arcuri e Fabbrocini come di una sorta di slot machine. Benotti (ride): «Ti ricordi quando gli mandasti la mail che dovevano dare fuori 100 milioni, si sbrigarono e dopo un quarto d'ora ne tirano fuori cinquanta…». In un altro passaggio Benotti immagina di fare arrivare «interi aeroplani di guanti» e Tommasi replica che «c'è poco gusto», perché c'è «poco guadagno, un cazzo e c'è tanto casino». A novembre Benotti è accusato di aver utilizzato il «suo rapporto personale con Domenico Arcuri […] per l'asservimento […] della pubblica funzione e degli atti d'ufficio di Arcuri e Fabbrocini» e di aver concordato «con questi ultimi l'affidamento diretto a società cinesi» delle forniture, con relative provvigioni multimilionarie. Però Arcuri e Fabbrocini (controllati attraverso intercettazioni e tabulati) sono usciti rapidissimamente dall'inchiesta, tanto che già nel decreto di perquisizione del 3 dicembre 2020 non comparivano più come indagati nel procedimento madre. E anzi, in occasione dei sequestri, il procuratore aggiunto Paolo Ielo ha puntualizzato la totale estraneità del commissario rispetto all'inchiesta (in cui in quel momento era ancora indagato). Nel frattempo Benotti ha cambiato avvocato, scegliendo Salvino Mondello. Una decisione che ha suscitato più di un commento. L'inchiesta è infatti coordinata da Ielo, molto amico del legale, al punto da aver chiesto nel 2016 di astenersi in un procedimento in cui un indagato (al pari di Benotti) aveva sostituito il vecchio difensore con Mondello. L'aggiunto, «ben consapevole che la nomina di Mondello potesse essere un tentativo di captatio benevolentiae nei suoi confronti», aveva scritto al procuratore Giuseppe Pignatone: «Le rappresento che conosco l'avvocato Mondello fin dalla scuola media superiore e che con il medesimo intrattengo ottimi rapporti di amicizia che si nutrono anche di incontri, contenuti nei termini temporali, nei periodi festivi (fine anno ed estate)». Pignatone, però, non riscontrò «elementi tali da giustificare l'astensione». E così Mondello, negli anni successivi, è diventato il legale di altri indagati eccellenti in processi romani contro la pubblica amministrazione. Da parte sua, Ielo avrebbe «interrotto ogni forma di frequentazione e di rapporti con il professionista» che vedrebbe «solo in ufficio e in relazione ai procedimenti in essere». Insomma Mondello ha trovato un tesoro, ma ha perso un amico.
Enrica Bonaccorti (Ansa)
Il grande pubblico la conosce per i suoi trascorsi di conduttrice e opinionista tv, ruoli ricoperti a partire dai primi anni Ottanta e proseguiti in modo pressoché continuativo fino a pochi anni or sono, ma la Bonaccorti, nei suoi 75 anni di vita (era nata a Savona il 18 novembre 1949), ha fatto tantissimo altro. Innanzitutto l’attrice, muovendo i primi passi in ambito teatrale tra il finire degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, in quella Capitale dove si era da poco trasferita con la famiglia. Il suo debutto avviene presso il Teatro alla Ringhiera di Trastevere, uno dei tanti luoghi di sperimentazione e avanguardia della Roma di quel tempo (curiosità: lo spazio era situato in Via dei Riari e i Riario erano una nobile famiglia di origini savonesi, come Enrica), quindi giunge la partecipazione, nel 1970, allo spettacolo Mi è cascata una ragazza nel piatto (dalla pièce dell’inglese Terence Frisby), al fianco di Domenico Modugno e Paola Quattrini. Nello stesso periodo, in virtù della frequentazione di Modugno, si cimenta nella stesura di liriche, co-firmando i testi di due capisaldi del repertorio dell’artista pugliese: Amara terra mia (1971) e l’ancor più celebre La lontananza, uscita l’anno precedente. Al 1973 risale un evento fondamentale nell’esistenza della Bonaccorti: la nascita dell’amata (e unica) figlia Verdiana, frutto della relazione con l’allora marito Daniele Pettinari, regista e sceneggiatore. Nel 1969, intanto, Enrica aveva debuttato al cinema, entrando nel cast del film Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi. Seguirà la partecipazione a numerose pellicole, buona parte delle quali riconducibili ai generi (talvolta fusi tra loro) della commedia e dell’erotismo, quest’ultimo frequentato dalla Bonaccorti in ragione di un fisico procace e statuario, esibito in film come Il maschio ruspante di Antonio Racioppi (1973) e Rag. Arturo De Fanti, bancario precario di Luciano Salce (1980) e in seguito, nel 1982, in un servizio fotografico per la rivista Playboy.
La carriera televisiva, che le darà la piena celebrità, ha inizio come già detto nei primi anni Ottanta, dapprima con le trasmissioni Rai Italia sera (1983-1986) e Pronto, chi gioca? (1985-1987, continuazione del Pronto, Raffaella? condotto dalla Carrà), poi con vari programmi per la Fininvest come La giostra (1987-1988), Cari genitori (1988) e l’indimenticata prima edizione di Non è la Rai (1991-1992). La Bonaccorti è stata anche scrittrice: nel suo ultimo libro, Nove novelle senza lieto fine, pubblicato pochi mesi fa, vi è un componimento in cui, confermando la sua abilità nell’uso delle parole, affronta con ironia ammirevole quella morte che sapeva vicina a causa del carcinoma al pancreas da cui era affetta: «Ho spesso pensato / alla morte / ma non ci ho mai veramente creduto / Soprattutto alla mia / Ora fra anagrafe e acciacchi / qualche dubbio mi assale / E se anch’io fossi mortale? / Ma non voglio sapere / né approfondire / l’idea di morire / mi uccide».
Continua a leggereRiduci
iStock
Non solo talento e allenamento: l’era dei dati entra nelle competizioni e vale miliardi. Dopo l’esperienza di Milano-Cortina 2026, l’intelligenza artificiale spinge performance, strategie e coinvolgimento dei tifosi, con un mercato globale previsto in crescita del 310% entro il 2034.
Alle Olimpiadi Invernali di Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026 non si è visto solo talento, fatica e spettacolo. Accanto agli atleti, spesso lontano dalle telecamere, ha lavorato anche un altro protagonista: l’algoritmo. Silenzioso, invisibile, ma sempre più decisivo. È il segno di una trasformazione che non riguarda solo una singola edizione dei Giochi, ma l’intero sistema sportivo.
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. Secondo Fortune Business Insights, il mercato globale dell’intelligenza artificiale applicata allo sport valeva 1,22 miliardi di dollari nel 2025, salirà a 1,43 miliardi nel 2026 e toccherà i 5,01 miliardi entro il 2034. Una crescita del +310% in meno di dieci anni, con un tasso medio annuo del 16,9%. A trainare questa espansione sono soprattutto le decisioni basate sui dati per migliorare le prestazioni e i risultati competitivi, insieme alle soluzioni di coinvolgimento personalizzato dei tifosi. Sempre più diffusa è anche l’analisi predittiva, utilizzata per prevenire infortuni, gestire i carichi di allenamento e programmare lo sviluppo degli atleti, mentre le piattaforme cloud rendono questi strumenti accessibili a squadre e campionati di ogni dimensione.
A Milano-Cortina l’intelligenza artificiale si è vista in modo concreto. Il Comitato Olimpico Internazionale ha presentato Olympic Gpt, un assistente digitale capace di rispondere in tempo reale alle domande degli spettatori su regolamenti, risultati e curiosità. Una sorta di guida virtuale per orientarsi tra gare e classifiche. Dietro le quinte, Olympic Broadcasting Services ha sperimentato strumenti di Ia per catalogare enormi flussi video, creare highlight automatici e arricchire le immagini con dati e analisi in tempo reale. Il salto di uno sciatore «fermato» a mezz’aria, con grafica su velocità e angolo d’atterraggio, non è solo un effetto scenico: è un nuovo modo di raccontare lo sport.
L’intelligenza artificiale però non si limita a descrivere le imprese, contribuisce a costruirle. La snowboarder americana Maddie Mastro ha corretto un errore tecnico grazie alla ricostruzione tridimensionale del suo movimento attraverso modelli basati su IA. La nazionale statunitense di bob e skeleton ha trasformato micro-variazioni e dati in un vantaggio competitivo. Nel pattinaggio di velocità sono stati creati gemelli digitali degli atleti per simulare la resistenza dell’aria, replicando virtualmente ciò che un tempo si faceva in galleria del vento. Secondo Giacinto Fiore e Pasquale Viscanti, fondatori della community Intelligenza Artificiale Spiegata Semplice e organizzatori della Ai Week, l’Ai non sostituisce il talento ma lo amplifica, permettendo di vedere dettagli invisibili e di prendere decisioni migliori in meno tempo. In discipline dove le medaglie si decidono per centesimi, anche una micro-correzione può fare la differenza. Anche l’Italia ha investito in monitoraggi e protocolli scientifici. Le due medaglie d’oro nello sci di Federica Brignone, tornata in gara dopo un grave infortunio, raccontano anche di analisi continue e della collaborazione tra la Federazione Italiana Sport Invernali e partner privati per prevenire ricadute e ottimizzare il rientro. E perfino il curling, diventato popolare grazie ai successi di Stefania Constantini e Amos Mosaner, ha visto l’impiego di sistemi capaci di tracciare traiettorie reali e previsionali in tempo reale, offrendo un supporto tattico che fino a ieri era affidato soprattutto all’intuito.
La trasformazione in atto si muove lungo cinque direttrici principali: l’ottimizzazione delle performance in tempo reale attraverso sensori e dispositivi indossabili; la previsione preventiva degli infortuni grazie all’analisi di dati biometrici e carichi di lavoro; il coinvolgimento personalizzato dei tifosi con contenuti e offerte su misura; lo storytelling automatizzato con riassunti generati in tempo reale; e un modello decisionale sempre più fondato su analisi oggettive di video e dati statistici. La passione resta umana, ma l’infrastruttura che la sostiene è sempre più intelligente. E quanto visto a Milano-Cortina potrebbe essere solo l’inizio.
Continua a leggereRiduci
Sul fronte macro, il conflitto che coinvolge Usa, Israele e Iran ha riacceso petrolio e gas, riportando al centro il rischio inflazione e la possibilità che la discesa dei tassi diventi più lenta e accidentata. «La situazione geopolitica fragile e il balzo energetico rischiano di mettere in difficoltà molte aziende, con possibili effetti a catena sul fronte dei prestiti e un aumento delle sofferenze», commenta Gaziano, «rendendo il percorso di riduzione dei tassi da parte delle banche centrali molto più accidentato del previsto. Uno scenario che lo stesso Donald Trump non può permettersi a lungo, visto il calo di gradimento tra i suoi sostenitori iniziali dovuto all’incertezza economica». Negli Usa la volatilità sostiene ancora trading e advisory; in Europa, invece, la maggiore dipendenza energetica rende il settore più esposto a uno choc prolungato.
«L’esposizione diretta delle banche europee al conflitto in Medio Oriente è molto limitata e si concentra essenzialmente negli Emirati Arabi Uniti, riguardando due istituti, Standard Chartered e Hsbc», aggiunge Jerome Legras, head of research Axiom Alternative Investments. «Dato ciò», continua, «il meccanismo di trasmissione del rischio dominante per gli istituti di credito del Vecchio continente è quello macroeconomico: uno choc dei prezzi del petrolio che si ripercuote sull’inflazione, sulle aspettative dei tassi di interesse e sulle condizioni di finanziamento in generale, piuttosto che tradursi in perdite dirette di bilancio. Sebbene i fattori geopolitici siano molto diversi, questo scenario macroeconomico non è dissimile da quello osservato durante le prime settimane della guerra in Ucraina. In quell’occasione, l’impatto sui tassi ha pesato di più rispetto a quello sulla qualità degli attivi, grazie alle ingenti riserve detenute dalle banche e ai loro criteri conservativi nella concessione dei prestiti. Resta da vedere se lo stesso vale per una guerra che probabilmente sarà molto più breve».
Continua a leggereRiduci
Un secolo di storia, un racconto di famiglia, cultura e bollicine italiane: così Valdo ha celebrato a Milano i suoi primi cento anni. Il Teatro Gerolamo è diventato per un giorno il palcoscenico di un viaggio attraverso i riti sociali, le trasformazioni del gusto, una visione imprenditoriale e l’evoluzione di un prodotto che è diventato un’icona contemporanea.
È così che l’evento Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura ha intrecciato narrazione corale, immagini e racconti, restituendo il Prosecco non solo come prodotto, ma come gesto conviviale, linguaggio sociale e simbolo di italianità.
A guidare il pubblico tra ricordi, aneddoti e visioni future è stato Pino Strabioli, conduttore televisivo e divulgatore di costume. Al suo fianco, Pierluigi Bolla, presidente di Valdo e seconda generazione alla guida dell’azienda, ha raccontato il percorso della famiglia e della società, affiancato dalla chef stellata Chiara Pavan e dal giornalista wine expert Giulio Somma. «Se dovessi rappresentare in una definizione la storia di Valdo direi: “una vita vivace”», ha spiegato Bolla, citando lo storico claim pubblicitario degli anni Novanta. «Valdo ha sempre guardato al cambiamento con ottimismo, portando, con la freschezza di un perlage unico, gioia e leggerezza anche nei momenti quotidiani». La storia della famiglia Bolla, partita da Albano che nel 1883 produceva vino per i propri ospiti a Soave, ha trovato continuità nella creazione di Valdo nel 1951, un nome e un brand capaci di coniugare tradizione e innovazione. L’azienda ha saputo anticipare i tempi e costruire uno stile vinicolo riconoscibile. «Dalle sperimentazioni sul metodo classico alle cuvée dedicate alla ristorazione, Valdo ha creato vini che raccontano una storia enologica significativa», ha sottolineato Somma. Per Chiara Pavan, il legame tra territorio e gusto è centrale: «Il prosecco è legato a una terra vocata, con sapori unici, ed è ideale per una cucina sostenibile e attenta alle materie prime».
Pierluigi Bolla
L’intervista esclusiva realizzata a margine con Pierluigi Bolla ha reso ancora più chiaro il filo rosso tra passato e futuro dell’azienda. «Innovazione e tradizione sono sempre stati un mantra per Valdo», spiega l'imprenditore. «Oggi abbiamo sfide importanti: lo sviluppo dell’azienda Magredi, nuovi vini e spumanti, e il progetto dello spumante no alcohol. Innovazione e tradizione sono i binari su cui l’azienda deve continuare a muoversi». Ma l’attualità impone anche di guardare con prudenza ai mercati internazionali. Bolla parla di una «tempesta perfetta»: dazi, svalutazione dell’euro e un cambiamento nei comportamenti dei consumatori globali. «Si produce più vino di quello che si consuma. Negli Stati Uniti e in Francia si stanno spiantando migliaia di ettari. La situazione è complessa e richiede esperienza, prudenza, visione e qualche scommessa». Nonostante le difficoltà, il presidente di Valdo mantiene un ottimismo realistico: «Bisogna navigare in tempesta con la consapevolezza del nostro DNA imprenditoriale: avere visione, essere ottimisti e fare scelte coraggiose. L’impegno è vincere, come abbiamo fatto per cento anni».
Il talk e l’intervista hanno anche esplorato la strada del Prosecco del futuro. Valdo Purø – Alcohol Free Blanc de Blancs rappresenta una sperimentazione significativa: il primo spumante analcolico dell’azienda, premiato con la medaglia d’oro al Berliner Wein Trophy. Un esempio di come Valdo sappia conciliare innovazione, identità storica e attenzione al mercato contemporaneo. La sostenibilità è un tema centrale, sia per la produzione del vino sia per la cucina. «Oggi la cucina è più sobria, concentrata sulla materia prima e attenta all’ambiente», spiega Pavan. «È proprio il rispetto del territorio e dell’ecosistema a permetterci di avere prodotti di qualità e sapori autentici». Il territorio rimane cuore pulsante dell’azienda: le colline di Conegliano e Valdobbiadene, patrimonio Unesco, continuano a offrire la miglior espressione della Glera, interpretata con competenza e spirito innovativo. L’acquisizione di nuovi vigneti nelle Grave del Friuli amplia le possibilità di sperimentazione, tra metodo Charmat, classico e vini fermi.
La celebrazione del centenario non è solo memoria, ma impegno verso il futuro. Bolla sottolinea l’importanza di gestire la crescita in un mercato maturo, senza inseguire mode ma guidando il proprio percorso con responsabilità. «Cent’anni non sono un traguardo, sono una responsabilità», conclude. «Significa aver attraversato la storia senza perdere identità, sapere cambiare senza smarrirsi e avere ancora voglia e coraggio di innovare». Tra brindisi, ricordi e visioni, Milano ha salutato un secolo di Valdo, un’azienda che ha trasformato le bollicine in cultura, leggerezza e futuro, pronta a continuare a raccontare la propria storia, e quella di un’Italia che cambia ma continua a brindare con le sue eccellenze vinicole.
Continua a leggereRiduci