Conte tiene la delega sui servizi segreti. Primo match gialloblù sulle nomine

Il vero problema diplomatico riguarda invece i rapporti tra l'Italia e gli Stati Uniti. Non è un segreto che Washington da sempre abbia influenzato la politica italiana, negli ultimi anni un ruolo cruciale l'ha avuto la Clinton foundation Italia. Ora con la presidenza di Donald Trump la situazione è cambiata. La politica sia nazionale che estera statunitense sta procedendo nella più totale discontinuità con il passato, soprattutto perché sta cercando non di non farsi condizionare dalle tecnostrutture che da sempre fanno pressioni sui presidenti americani come (Cia, Fbi, Nsa). Come faranno quindi i nostri vertici dei servizi a confrontarsi con Washington dopo anni di proficua collaborazione ora che il vento è cambiato? Sarà tutto da scoprire. Come restano ancora da comprendere le mosse e le nomine da fare nei prossimi mesi. Alcune si valuteranno a settembre ma in scadenza a giugno c'è una lunga lista. Da Cassa depositi e prestiti (dove potrebbe arrivare Massimo Tononi ex Goldman, apprezzato da Giuseppe Guzzetti e pure da Giancarlo Giorgetti) fino alla Rai. Sul fronte delle altre partecipate dello Stato, l'ad di Mps Marco Morelli rischia di fare le valigie. Ci sono mire anche su Poste, dove Matteo Del Fante rappresenta un po' il simbolo della passata stagione politica. Ma il manager sta macinando utili su utili. Insomma, non sarebbe facile metterlo alla porta. Più complicata la posizione di Claudio De Scalzi, l'ad di Eni che ha tre inchieste da affrontare. Poi c'è il tema sicurezza tanto caro a Matteo Salvini.
In polizia c'è Franco Gabrielli, in passato vicino all'ex premier Enrico Letta. È stato prorogato ai primi del mese e quello che ha colpito è che i vincitori delle elezioni non abbiano fatto un fiato. A cominciare proprio dal Carroccio.
Del resto, anche volendo, in polizia non ci sarebbe una vera e credibile alternativa a Gabrielli, se non, forse, Vittorio Rizzi, il brillante capo dell'Anticrimine. Ieri il capo del Carroccio a domanda precisa su Gabrielli ha risposto: «Più tardi lo incontrerò, ascolterò, farò le mie valutazioni, ma certamente abbiamo una squadra che ha lavorato bene». In termini di urgenza, però, la prima poltrona da ricoprire è quella del direttore generale del tesoro. Vincenzo La Via ha lasciato e i nomi circolati fino a l'altro ieri saranno adesso tutti da rivedere. Resta sempre Fabrizio Pagani, l'attuale numero tre del dicastero, a confermare tutte le capacità per il ruolo, ma la Lega a quanto risulta non avrebbe espresso ancora il proprio parere. Mentre in queste ore si sta valutando il nome del capo di gabinetto del Mef. L'uomo che assisterà Giovanni Tria nella sua attività di governo. In molti si aspettavano grandi cambiamenti, invece avanza l'idea di confermare Roberto Garofoli, il magistrato che prima di ricoprire il ruolo al Mef con Pier Carlo padoan ha avuto incarichi con il governo Letta, con quello di Mario Monti e prima ancora è stato capo dell'ufficio legislativo con Massimo D'Alema e con il secondo Romano Prodi.












