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Continuano gli sbarchi di immigrati infetti. Altri 11 pakistani a Pozzallo

Continuano gli sbarchi di immigrati infetti. Altri 11 pakistani a Pozzallo
(Stefano Montesi - Corbis/Corbis via Getty Images)
  • Il governatore Nello Musumeci insiste nel chiedere una nave quarantena, però da Giuseppe Conte nessuna risposta. Luciana Lamorgese domani sarà in visita a Tripoli, ma in Sicilia non va.
  • Era già successo con i cinesi: il timore dei contagi è bollato come discriminazione. Ma perfino per i bengalesi abbiamo sbagliato.
  • Nel 2019 gli stranieri che hanno ricevuto il passaporto sono stati 127.000, il 13% in più rispetto al 2018. Ma tanti dei naturalizzati non sono interessati a restare qui: tornano al Paese d'origine o si trasferiscono all'estero.

Lo speciale contiene tre articoli.


Molte destinazioni turistiche del nostro Sud Italia sono al collasso, perché scarseggiano le prenotazioni di vacanzieri, mentre non si fermano gli arrivi di clandestini per di più infetti. «Undici positivi tra i 66 sbarcati a Pozzallo sono di nazionalità pakistana», segnalava ieri il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, assicurando che si trovano in isolamento in una struttura. È arrabbiato il presidente della Regione Sicilia: «Continua a emergere un quadro sconfortante nel quale si erge il silenzio del ministero dell'Interno». Chiede da settimane una nave per la quarantena, senza dover far scendere sull'isola persone positive ai tamponi, ma fino a oggi non c'è stata risposta. La Prefettura di Agrigento sta cercando con urgenza «un vettore deputato al trasferimento dei migranti che giungono sull'isola e che devono raggiungere la Sicilia», una nave che possa ospitare almeno 100 persone e che effettui la tratta speciale da Lampedusa a Porto Empedocle. Il bando scade il 17 luglio, quanto ci costerà questo nuovo noleggio ancora non lo sappiamo, di certo per assicurare la quarantena ai clandestini il governo giallorosso sta spendendo milioni di euro proprio in un'isola, la Sicilia, che come effetto Covid-19 in cinque mesi ha perso redditi per 179 milioni di euro. Il bollettino nefasto di ieri seguiva di pochi giorni quello sui 70 pakistani sbarcati a Roccella Ionica, 28 dei quali sono risultati positivi. Gli italiani hanno sofferto mesi chiusi in casa per contrastare la circolazione del Covid-19, oggi sono costretti ad accettare che stranieri contagiosi vengano accolti senza misure di efficace contenimento. Soprattutto senza che i porti vengano chiusi alle Ong e senza che l'Unione europea si prenda carico delle migliaia di clandestini attivati sulle nostre coste: 9.372 al 14 luglio, quando lo scorso anno furono 3.186. In dodici mesi sono cresciuti quasi del 300 per cento e mentre nel Mediterraneo centrale, a giugno, si è registrato un calo di arrivi illegali del 50% rispetto al mese precedente, l'Italia è in controtendenza. Come ha commentato il leader della Lega, Matteo Salvini, «perfino Frontex conferma l'incapacità del governo Conte-5 stelle-Pd: gli arrivi calano ovunque tranne che nel nostro Paese. Senza la Lega al governo, e con Pd e 5 stelle che vogliono smantellare i Decreti sicurezza, i trafficanti di esseri umani festeggiano e lavorano a pieno regime. Calano gli sbarchi verso Grecia e Spagna (che erano aumentati quando l'Italia aveva chiuso i porti) e sulle nostre coste arrivano decine di immigrati positivi al Covid. Non si parla più di ricollocamenti, di espulsioni, di morti in mare, di corridoi umanitari o di accordo di Malta. Vogliono trasformarci nel campo profughi e nel lazzaretto d'Europa. Questo governo mette in pericolo l'Italia». Salvini aveva reagito anche con «giù le mani da Brindisi, difendiamo la salute e il lavoro dei pugliesi», alla notizia che il Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Brindisi Restinco ha dovuto sgomberare i 50 ospiti, dirottandoli verso centri di accoglienza della Regione Lazio, per essere pronto a ricevere gli 80 migranti che la Prefettura di Agrigento sta trasferendo da Lampedusa. Secondo quanto affermava ieri Brindisireport, in poche ore si vorrebbe trasformare la struttura in un centro Covid, pronto per accogliere ospiti infetti, e i pugliesi stanno reagendo molto male all'idea. Brindisi non vuole diventare una seconda Lampedusa, dove la situazione è pesantissima per gli abitanti che si sono visti arrivare quasi 800 clandestini durante lo scorso fine settimana, e per le forze dell'ordine: appena cinque squadre di dieci uomini fra polizia, carabinieri e guardia di finanza che non riescono più a reggere il carico di lavoro. «Un numero ridicolo di uomini impiegati, turni giornalieri multipli e a volte consecutivi, fino a raggiungere le 32 ore di servizio di seguito, servizi notturni svolti dagli stessi agenti sei notti su dieci», denuncia Valter Mazzetti, segretario generale del sindacato Fsp, polizia di Stato, protestando perché non vengono inviati rinforzi: «Siamo servitori, non schiavi». Dal Viminale è uscita solo la notizia che il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese ha ricevuto il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, ha ringraziato il primo cittadino e l'intera comunità del porto siciliano che in questi anni hanno mostrato «senso di umanità e solidarietà ed offerto fattiva collaborazione per l'accoglienza dei migranti». Il ministro ha promesso di recarsi al più presto in visita a Pozzallo, cosa che fino ad oggi si è guardata bene dal fare. Ieri mattina la Lamorgese si era incontrata con i colleghi alla Difesa, Lorenzo Guerini, e agli Esteri, Luigi Di Maio, oltre che con il direttore dell'Aise, Giovanni Caravelli, per fare il punto sulla presenza militare italiana in Libia. Avrebbero parlato anche di immigrazione: domani il capo del Viminale sarà in visita ufficiale a Tripoli dove incontrerà il collega libico Fathi Ali Bashagha, e nei prossimi giorni dovrebbe andare in Tunisia, altro Paese di partenza di clandestini. Tema caldo, quello degli stranieri anche a Parigi, dove oggi l'Istituto italiano di cultura offre gratuitamente l'accesso per assistere allo spettacolo teatrale Migrando dell'italiana Carla Bianchi. Un monologo, nel quale l'attrice spiega perché è importante «accogliere un migrante per rianimare un villaggio», dove sta per approdare un barcone con 50 clandestini. In un Tweet aveva ringraziato «Domenico Lucano per avermi ispirato» e un'associazione siciliana «per avermi fatto incontrare i bellissimi giovani migranti di Caltagirone».


Torna di moda l'allarme razzismo

Il telefono di Michele Mirabella deve essere bollente. Dopo il grande successo del video di fine febbraio in cui, inforcando un paio di bacchette, ci intimava di non aver paura dei cinesi (e neanche del virus, ché non era tutto questo granché), sembra infatti giunto il momento di replicare l'esperimento.

Magari stavolta potremmo piazzare l'attore e conduttore dentro un alimentari gestito da un bengalese, uno di quei negozietti dall'odore pungente che spuntano come funghi nelle nostre città. L'ultima emergenza mediatica si chiama infatti «razzismo anti bangla». Nel Paese asiatico, si sa, il virus è fuori controllo. E nel viavai con l'Italia, che vanta una nutrita comunità bengalese, è capitato che vari focolai si accendessero in diversi luoghi del Belpaese, proprio nelle comunità legate a Dacca. Abbiamo visto aerei carichi di positivi, a volte già con chiari sintomi febbrili, alzarsi dalla capitale bengalese per raggiungere Roma. Ci hanno raccontato del boom dei falsi certificati di immunità grazie ai quali molti bengalesi riescono a muoversi liberamente. E, con tutto il rispetto, se il Covid ha messo in ginocchio il nostro sistema sanitario, qualche dubbio sulla tenuta di Paesi meno attrezzati appare lecito. Insomma, i motivi di preoccupazione non mancano. Legittime ansie da pandemia? Macché, per certi media è chiaramente razzismo. Ieri L'aria che tira, su La7, ha mandato in onda un servizio dall'ormai mitologica periferia romana di Torpignattara. Dove, pare di capire, i bengalesi sono accerchiati. «Prima c'era paura dei cinesi, ora quando vedono i bengalesi hanno tutti paura», tuona un immigrato davanti alla telecamera. «La convivenza con gli italiani è messa a dura prova», chiosa la giornalista. «Se passano a mezzo metro mi scosto un po' più in là», ammette un pensionato italiano, ripetendo quello che altrove passerebbe per un'espressione di civismo e corretta profilassi sanitaria, ma che nel contesto del servizio sembra quasi il motto di un estremista afrikaner che invoca il ritorno dell'apartheid. Ieri, su Repubblica, Luigi Manconi si preoccupava del fatto che «il rapporto migrante-pandemia sembra costituire un nuovo motivo di allarme sociale». Allarme, per l'ex senatore, del tutto ingiustificato, anche perché, se bisogna allarmarsi, bisognerebbe farlo per le spiagge troppe affollate di italianissimi bagnanti senza protezioni, dice Manconi. Ora, al netto del fatto che l'imprudenza e l'irresponsabilità sono vizi universali e anche certi italiani non ne sono certo immuni, non è poi così difficile capire perché in Italia ci si fidi più dei propri concittadini, fino a ieri murati vivi in casa, che non di chi arriva da Paesi con meno controlli, è passato per le mani di scafisti e trafficanti e ha viaggiato su barche di fortuna in chissà quali condizioni. La diffidenza non ha a che fare con inferiorità e superiorità razziali, con l'odio per il diverso o chissà quale altra formula popoli i sogni bagnati dell'intellighenzia antirazzista, ma con naturali meccanismi etologici dovuti a questa particolare contingenza.

E se la cosa non convince, si dia almeno retta a Mohamed Taifur Rahman Shah, presidente del'associazione ItalBangla, che qualche giorno fa ha dichiarato all'Adnkronos: «Nel nostro Paese la situazione legata ai contagi è un disastro, non ci sono cure mediche e la gente sta cercando di scappare con ogni mezzo». Ma l'uomo ha anche aggiunto: «Sicuramente sono stati fatti errori dal governo del Bangladesh, che ha lasciato passare tutti, e da quello italiano che non ha controllato chi entrava in Italia». Capito? Sono i bengalesi a bacchettarci: bisognava chiudere tutto e, se abbiamo sbagliato, è stato nell'essere troppo morbidi. Sarà autorazzismo?

Ottenuta la cittadinanza se ne vanno. Ecco la prova che lo ius soli è inutile

«I cittadini iraniani si libereranno da soli»
Reza Pahlavi (Getty Images)
Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià: «Rubio è il primo Segretario di Stato a capire il mio Paese. Gli ayatollah presto cadranno». Anche i Mojahiddin del popolo rilanciano: «Teheran è ormai corrotta fino al midollo, non è più in grado di soddisfare nessuno».

Il presidente statunitense Donald Trump ha più volte messo in guardia l’Iran, ventilando un possibile intervento militare nel caso in cui il regime intervenisse con violenza contro i manifestanti che da settimane protestano contro il caro vita. Le parole di Trump non sono piaciute a Teheran che ha parlato di una linea rossa da non superare e il Maggior Generale Amir Hatami, capo delle Forze armate degli Ayatollah, ha minacciato un’azione militare preventiva contro infrastrutture americane presenti in Medio Oriente.

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Al vicebrigadiere negate anche le attenuanti generiche. In sede penale, oltre ai 36 mesi di carcere per aver ucciso l’aggressore, gli è stato inflitto pure l’obbligo di risarcire 125.000 euro. Ma il processo civile potrebbe aumentare ancora la cifra fino a 1 milione.

La Verità apre una sottoscrizione in favore del militare ingiustamente condannato e offre a tutti i lettori la possibilità di far sentire la propria vicinanza concreta a Emanuele Marroccella.

Conto corrente intestato a Sei SpA

Iban: IT 60 R 02008 01628 000107393460

Causale: AIUTIAMO IL CARABINIERE

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Ora basta, va cambiato il sistema giudiziario
Matteo Renzi (Imagoeconomica)
Matteo Renzi attacca il ministro Piantedosi pensando di cavalcare il tema dell’«insicurezza» ma il titolare del Viminale dimostra numeri alla mano che, con la destra al governo, il contrasto ai reati aumenta. Sono i magistrati che rimettono in circolo i criminali.

Il pifferaio di Firenze andò per suonare ma tornò suonato, sbeffeggiato perfino dal prudente ex prefetto Matteo Piantedosi. Il ministro dell’Interno, chiamato in causa dal senatore semplice Matteo Renzi e dai suoi compagni sul tema della sicurezza, ha infatti risposto al fondatore di Italia viva confrontando i dati del 2025 con quelli di quando al governo c’era proprio lui, il Bullo di Rignano. Una comparazione da cui l’esecutivo guidato dall’ex segretario del Pd non esce proprio benissimo.

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Clandestino senegalese introvabile. «Libero grazie a cavilli processuali»
L'ingresso del Cpr di via Corelli a Milano, dove il senegalese Assane Thiaw ha soggiornato da marzo ad ottobre 2025 (Ansa)
La sinistra usa il caso di Assane Thiaw per attaccare l’esecutivo ma si fa un autogol.

Bivaccano nelle nostre città, provenienti da chissà dove, e talvolta non si sa chi siano o perché si trovino lì. Milano, Roma, Firenze, Bologna, non c’è città italiana che, negli ultimi mesi, non sia stata coinvolta in casi di violenza commessa da immigrati clandestini che si trovano in Italia senza una ragione.

Il caso più recente è quello di Marin Jelenic, che per motivi abietti, ha ucciso alla stazione di Bologna il capotreno Alessandro Ambrosio. Poi il clandestino stupratore, Emilio Gabriel Valdez Velazco, accusato di aver ucciso la giovane Aurora Livoli a Milano lo scorso 29 dicembre. Oppure il nordafricano Fady Helmy Abdelmalak Hanna, regolare in Italia ma senza fissa dimora e con una lunga lista di reati alle spalle, che prima ha seminato il panico in corso Buenos Aires a Milano e poi ha ferito un poliziotto.

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