fonti fossili

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Fonti fossili e uranio pilastri elettrici. Ora basta illudersi con la transizione
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L’immissione di CO2 non aumenta l’effetto serra, tutt’altro: migliora la vegetazione. E i rifiuti radioattivi sono irrilevanti.

I combustibili fossili e l’uranio, pur fornendo i 3/4 del fabbisogno mondiale di energia elettrica, sono le fonti più osteggiate al mondo: come sputare nel piatto dove si mangia.

Nella combustione del carbone - costituito principalmente da carbonio, C - questo reagisce con l’ossigeno dell’aria (O2) e produce anidride carbonica, CO2. Nella combustione del gas naturale, costituito principalmente da metano, CH4, questo reagisce con l’ossigeno e produce anch’essa CO2 (oltre che acqua, sotto forma di vapore). Infine, quella di fissione dell’uranio, U, è una reazione nucleare, dove si sparano neutroni contro l’uranio, il cui nucleo, colpito dal neutrone, si rompe in due altri nuclei (X e Y, diciamo). Tutte le reazioni dette sono «a catena»: è, questo, un tecnicismo, ma è talmente cruciale che non posso astenermi dal menzionarlo, anche se mi fermo qui. E tutte producono calore, cioè energia termica, che è il vero prodotto d’interesse, perché è questa che viene trasformata in energia elettrica, cioè corrente elettrica.

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  • I tedeschi zavorrati dal flop delle vetture a batteria e dalla concorrenza cinese annunciano la chiusura del 30% degli stabilimenti, la riduzione del 10% degli stipendi e il trasferimento di attività all’estero. I fornitori in Italia: ridotto di 4,6 miliardi il fondo automotive.
  • Report McKinsey: la domanda di fonti fossili resiste, idrogeno e biocarburanti stentano.

Lo speciale contiene due articoli.

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Nella bozza di dichiarazione finale dei ministri dell’Ambiente si evidenzia la necessità di sostenere nuovi investimenti per il gas naturale. La colpa è attribuita alla guerra che ha provocato turbolenze. Nessun cenno alle scelte di rinunciare ai rifornimenti russi.
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L’Opec taglia il greggio, la Russia ci guadagna
(IStock)
Occidente in difficoltà, i Paesi produttori ridurranno la produzione di 1,15 milioni di barili al giorno. I rialzi impatteranno sul petrolio di Mosca: il prezzo sarà superiore al price cap fissato dal G7. Russia e India abbandonano il Brent, useranno come riferimento Dubai.
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Berlino disinnesca l’autodistruzione green
Ansa
  • Come anticipato dalla Verità, i sette grandi della Terra hanno rinviato di tre anni il termine per lo stop agli investimenti pubblici nelle fonti fossili. Il cancelliere tedesco: la transizione ci sarà, ma ora ci serve il metano. L’Italia ha fatto l’equilibrista.
  • Il Cremlino rintuzza Supermario: «Non decide lui gli invitati al G20». Il capo del governo aveva escluso la presenza di Vladimir Putin a Bali: «Forse ci sarà da remoto».

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