
Giuseppe CamaleConte sente l’inebriante profumo di ritorno al governo. Dopo che i risultati del referendum hanno riacceso le speranze del centrosinistra, sveste i panni del barricadero e indossa quelli del responsabile uomo di governo. Le sue parole, in particolare quelle sulla difesa comune europea e sulla Russia pronunciate ieri alla convention per gli Stati Uniti d’Europa sembrano pronunciate dal capo dello Stato Sergio Mattarella (c’è chi sussurra che Giuseppi aspiri addirittura al Quirinale, ma siamo veramente agli spifferi incontrollati).
«L’Europa», afferma Conte, «dovrebbe rafforzare la difesa comune europea, è una necessità, dobbiamo iniziare a costruire uno strumento di maggiore integrazione. La difesa unica è un progetto necessario per rispondere alle sfide che abbiamo davanti ma non ha nulla a che vedere col piano di riarmo, che sono soldi buttati». Conte ha ben compreso che le differenze sulla politica estera sono quelle più ostiche da superare per riunire la coalizione progressista alle elezioni politiche del prossimo anno, e così posizione il M5s anche sulla questione della guerra in Ucraina: «Sul conflitto in Ucraina», sottolinea l’ex premier, «io non mi sottraggo mai al confronto. Abbiamo sensibilità diverse ma ci sono passaggi che ci devono unificare. L’aggressione russa va assolutamente sanzionata. Oggi, di fronte all’allettante e conveniente prezzo del gas russo, noi non dobbiamo piegarci. Non dobbiamo acquistarlo fin quando non ci sarà un trattato di pace. Ma non possiamo demandare ad altri. Impegniamoci noi, con tutta la nostra forza, per una svolta negoziale. Non possiamo permetterci che arrivi questa svolta e l'Ue non sia a quel tavolo. Se dovesse succedere, il declino europeo sarà ancora più chiaro».
Il Conte di lotta di qualche settimana fa lascia il posto al Conte di governo: «L’Europa sta attraversando un declino politico spaventoso e preoccupante», argomenta Giuseppi, «sconquassata da una crisi economica, dalle conseguenze della pandemia e da una guerra nel cuore dell’Europa per l’aggressione russa illegale e illegittima. Come abbiamo risposto? L’Europa è balbettante, claudicante, non è riuscita a esprimere una visione e una strategia e ha mostrato tutte le sue carenze. Occorre rafforzare le istituzioni democratiche», aggiunge il leader del M5s, «dando potere d’iniziativa legislativa al parlamento europeo, potere di inchiesta, lì ci sono i nostri rappresentanti, deve essere l’organo dell’accountability, della rendicontazione al popolo europeo».
Sembra passato un secolo e invece sono pochi mesi da quando Conte menava la Ue come un fabbro e si affidava alle doti di pacificatore dell’ex candidato al Nobel Donald Trump: «Lasciamo che a condurre il negoziato siano gli Stati Uniti», diceva l’allora Giuseppi lo scorso 10 dicembre, a proposito della guerra in Ucraina, «i governi europei hanno fallito puntando tutto sulla scommessa di una vittoria sulla Russia, a colpi di invii di armi e di spese militari». Il Conte di governo incassa subito l’ok dell’alleato più ostile, Italia viva: «Bene la svolta di Conte», applaude il senatore Enrico Borghi, vicepresidente di Iv, «su difesa europea comune e sforzo diplomatico per l'Ucraina. Ora andiamo alle primarie del centrosinistra». Esultano anche altri alleati finora ad ora decisamente anti-contiani, come il senatore Pd Filippo Sensi:«Mi pare positivo», commenta Sensi, «che oggi il leader dei cinque stelle abbia fatto retromarcia e sconfessato i suoi esponenti che minacciavano la fine del sostegno alla Ucraina e l’apertura al gas russo. La sua risoluzione era irricevibile. Ma almeno oggi ha fatto un passo indietro. Vedremo».






