2025-05-06
In fuga il pupillo di Francesco mentre i cardinali cercano un candidato «pacificatore»
Il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga (Ansa)
Stallo alle congregazioni, oggi apre Santa Marta. Maradiaga lascia Roma deluso: teme una rivincita dei tradizionalisti. Lettera di un sacerdote: «Basta pedofili».L’ottimismo verso un conclave «brevissimo» sembra essere un po’ sfumato, come peraltro era da attendersi, vista l’eterogeneità anche geografica dei 133 votanti. Ieri doppia sessione delle congregazioni generali, con tutti gli elettori già presenti a Roma. Da questa sera i porporati potranno iniziare a entrare negli alloggi loro riservati a Casa Santa Marta, sia nella nuova che nella vecchia residenza, fino alla mattina di mercoledì, prima della messa «pro eligendo Pontifice», programmata alle 10.Dalle congregazioni filtra una situazione di «stallo» e i conti si faranno in Cappella Sistina, una volta iniziato il conclave, dopo il primo voto di mercoledì 7 maggio nel pomeriggio. Il tempo che passerà prima della fumata bianca potrà dire qualcosa in più su come si stanno svolgendo le cose in clausura. Se si andrà oltre giovedì 8 maggio, quindi con 5 scrutini andati a vuoto, e ancor più se si scavallerà venerdì, quindi con 9 votazioni con un nulla di fatto, allora nessun candidato avrà veramente preso il volo e ci sarà stata un riposizionamento dei gruppi e anche nuove candidature.Una parte del collegio cardinalizio, quello di maggioranza, orientato con profili liberal, chiede continuità con Francesco. Qualcosa che ha a che fare con i vari «processi aperti» dal pontefice defunto, soprattutto con il cammino sinodale reso praticamente una costante della vita della Chiesa ormai da tre anni e che potrebbe continuare in una forma inusuale per altri tre anni. Aperture e spinte dal basso che parlano di cambio di paradigma nella morale, e nella morale sessuale in particolare, di diaconesse, del celibato sacerdotale, di ruolo dei laici. Ma il punto è che proprio sui tanti «processi aperti», spesso con metodi energici (ricordiamo en passant anche il numero da record di oltre 70 motu proprio), l’azione del pontefice argentino ha provocato una specie di movimento carsico, anche in chi magari obbediva per convenienza, per timore o per ogni altra ragionevolissima motivazione, che ora è venuto alla luce. Il rumore di queste acque lo si è sentito nell’aula delle congregazioni, specialmente con l’intervento dell’ex prefetto al Clero, cardinale Beniamino Stella, che ha chiaramente mostrato l’insofferenza verso chi «ha imposto le proprie idee» consentendo ai laici, uomini e donne, di accedere a posizioni di responsabilità nella Curia romana e in altre strutture ecclesiastiche. È l’emersione di una diffusa voglia di navigazione più tranquilla, moderata, più capace di tenere insieme le diverse anime della Chiesa.La candidatura considerata forte del cardinale Pietro Parolin, il Segretario di Stato, è l’espressione di questa volontà. Quella di chi non è contrario alle riforme, ma chiede «pacificazione». Che è un altro modo per dire indietro non si torna, però fermiamoci un attimo. Il cardinale honduregno Oscar Rodriguez Maradiaga, grande elettore di papa Bergoglio nel 2013, avrebbe fatto sapere che ci sarebbero troppi ingrati tra i cardinali nominati dallo stesso Francesco. E addirittura avrebbe già lasciato Roma per tornare in Honduras, amareggiato. È un segno del fatto che nella grande pancia degli elettori considerati più liberal e vicini a papa Bergoglio non c’è unità.Difficile dire quanto peseranno alcune cattive notizie fatte circolare in questi giorni sul cardinale Parolin o sul cardinale Antonio Tagle, altro peso massimo di area progressista del conclave. Scandali finanziari o per presunte coperture di abusi, tutta roba che scotta e per cui si è creato immediatamente un cordone sanitario per tentare di scaricare tutto al capitolo fake news. Intanto ieri un prete abusato ha scritto ai cardinali: «Per anni, in molti dentro la Chiesa, hanno cercato di insabbiare i fatti, di difendere il pedofilo, facendo passare me per un disonesto o per un mitomane. Ho dovuto lottare per avere un equo processo, ma ancora oggi devo combattere contro la resistenza di ingiustificabili difensori del pedofilo». Insomma, la questione degli scandali, giustamente, non sarà secondaria.I cardinali più progressisti guardano verso la macchina del sinodo e i loro capi, il gesuita lussemburghese Jean Claude Hoellerich e il maltese Mario Grech. Questa ala del collegio vede con malcelata insofferenza i cardinali che vorrebbero più «moderazione» e si potrebbero spingere sulla candidatura dell’americano, già prefetto ai Vescovi, Robert Francis Prevost. Al massimo, spostandosi ancora un poco al centro, potrebbero convenire su un cardinale «pastorale» come Matteo Zuppi o Marc Aveline, o su Lopez Romero.Il mondo dei cardinali conservatori, numericamente ritenuto minoritario, ha ricordato in un documento fatto circolare tra le porpore che «una scelta saggia» non può prescindere da «una buona reputazione» e dalla preparazione del futuro pontefice. Questo gruppo potrebbe entrare in conclave dietro alla bandiera della candidatura del cardinale ungherese Peter Erdo, con altri nomi di grande profilo a disposizione come ad esempio il cardinale srilankese Malcom Ranjith. Ma alla fine potrebbe proprio essere quel fiume carsico di insofferenza a risolvere il rebus. La vera notizia di questo conclave è che tutti vogliono una certa «continuità» con Francesco, ma la forma su come attuarla cambia e diventa sostanza. Perché si scopre che il problema dei «bergogliani» potrebbe essere proprio lo stesso Bergoglio. Così in un possibile stallo dentro alla Cappella Sistina ci si potrebbe alla fine incontrare su un candidato come lo stesso Parolin, oppure sul Patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, o ancora sul cardinale Anders Arborelius. Oltre alle sorprese che lo Spirito Santo potrebbe riservare.
L'Assemblea Nazionale Francese (Ansa)
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