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2019-04-03
Cona, affari sporchi sui profughi. Altri due ex prefetti sotto indagine
Ansa
Il centro di accoglienza di Cona, in Veneto, è uno dei simboli del fallimento della gestione italiana del fenomeno migratorio. Ed è anche al centro di una indagine che svela interessi e presunti comitati d'affari.
Due ex prefetti di Venezia sono finiti nell'inchiesta sulla gestione del centro di accoglienza con l'accusa di aver comunicato in anticipo l'arrivo di alcune ispezioni e di aver dichiarato il falso alla Commissione parlamentare e alla Cabina di regia sull'immigrazione. Si tratta di Domenico Cuttaia e Carlo Boffi, entrambi di 67 anni, che si sono succeduti al vertice della Prefettura lagunare dal 2012 al 2018. Insieme a loro, la Procura di Venezia ha notificato l'avviso di deposizione degli atti ad altri 10 indagati, tra i quali due viceprefetti di Venezia, Vito Cusumano, 58 anni, poi diventato Commissario del governo per la provincia di Bolzano, e Paola Spatuzza, 56 anni. Le accuse contestate dai pubblici ministeri Lucia D'Alessandro e Federica Baccaglini sono le stesse: rivelazione di segreto d'ufficio e falso, per episodi che risalgono al periodo compreso tra il 2015 e il 2017. I vertici della cooperativa Edeco (ex Ecofficina) - Simone Borile, Sara Felpati, Gaetano Battocchio e Annalisa Carraro - sono invece indagati per frode in pubbliche forniture e truffa.
Secondo la Procura, avrebbero impiegato nell'hub meno operatori di quelli previsti dal capitolato, coprendoli con documentazione falsa o con quello che i sostituti procuratori chiamano «l'espediente malizioso» di spostare gli operatori da altri centri a Cona in occasione delle ispezioni.
Secondo le accuse, i responsabili della coop Edeco avrebbero anche posticipato, con la complicità dell'allora prefetto, un paio di accessi del Dipartimento di prevenzione dell'Usl di Chioggia per valutare le condizioni igieniche nell'hub. La presenza ridotta di operatori ha fatto scattare anche l'accusa di truffa, con un ingiusto profitto che il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza ha stimato in 204.000 euro: 128,000 per gli operatori in meno rispetto al capitolato, 29.000 per i medici, 47 .000 per gli infermieri.
Cuttaia, Boffi e Cusumano, sulla base di intercettazioni telefoniche e mail nelle mani della Procura, sono accusati di rivelazioni di segreto d'ufficio per aver avvertito la Edeco in anticipo di varie visite ispettive da parte di più enti, consentendole, almeno in via teorica, di mettersi in regola. L'indagine degli uffici giudiziari lagunari è coordinata dal procuratore aggiunto Adelchi d'Ippolito e seguita dal pubblico ministero Lucia D'Alessandro alla quale è stata affiancata Federica Baccaglini, la stessa pm che - quand'era in servizio a Padova - aveva gestito la maxi inchiesta sui migranti. Sullo sfondo la struttura di Cona, una bomba dal punto di vista sociale. Ad aprile 2016 erano quasi 700 i migranti alloggiati a Cona. Una cifra aumentata giorno dopo giorno fino a toccare il record di 1600 persone. Un numero impressionante se paragonato al totale degli abitanti della piccola frazione: appena 170.
Impossibile contare le risse, compresa quella più grave scoppiata dopo la morte della giovane ivoriana Sandrine Bakayoko, 25 anni, il 2 gennaio 2017. Dopo quella morte controversa, gli ospiti del centro si rivoltarono, bloccando 25 operatori nella struttura. I primi arrivi nella frazione di Conetta risalgono al 25 luglio 2015. Ora l'impianto è definitivamente chiuso. La partita in Procura resta, invece, aperta.
A Bolzano lezioni di sottomissione
Un opuscolo pieghevole, otto pagine su carta lucida con tanto di foto e paragrafi esplicativi. Un depliant - destinato a essere distribuito nelle scuole di lingua tedesca della Provincia di Bolzano - nel quale vengono elencate le direttive per una «giusta integrazione di bambini e ragazzi di religione islamica».
Un foglio che i Freiheitlichen, esponenti politici indipendentisti della provincia autonoma di Bolzano, hanno definito «una vera resa di fronte ai musulmani». Il motivo è da ricercare nelle «raccomandazioni» riportate nel decalogo. Un esempio su tutti è il passaggio in cui si spiega che «la scuola dovrebbe considerare i tempi del Ramadan quando pianifica gite scolastiche e organizza stage, feste scolastiche e simili».
Inizia così la sottomissione della cultura, delle tradizioni locali e della vita quotidiana dei ragazzi alle regole dell'islam. Il depliant pieghevole, che risale al 2011, è stato diffuso anche sul sito della Provincia e contiene, oltre alle raccomandazioni per l'integrazione di bambini e ragazzi musulmani, testi tratti da una pubblicazione diffusa già in alcune scuole della Germania tra Colonia e Bonn.
La brochure è stata curata dalla Direzione istruzione e formazione tedesca, il senso dell'operazione è che i bambini e ragazzi di famiglie musulmane partecipino il più possibile alle attività scolastiche. Per farlo, vengono forniti suggerimenti che, nella pratica, toccano però le libertà degli studenti italiani. Tra le direttive quella della separazione di maschi e femmine durante le ore di ginnastica e l'uso del burkini - il costume da bagno che lascia scoperti solo mani, piedi e volto - durante le ore di nuoto, se richiesto dalle famiglie delle ragazze.
Durante il Ramadan poi, si raccomanda agli istituti scolastici di non pianificare gite o altre attività extra scolastiche. «Un intollerabile ritorno al medioevo», lo hanno definito i Freiheitlichen che hanno chiesto il ritiro immediato dei testi dal sito e del cartaceo. Un ritiro peraltro già concesso da Philipp Achammer, titolare della delega all'Istruzione e alla Cultura. L'opuscolo, che ha come titolo «Bambini musulmani e adolescenti a scuola» riporta in calce lo stemma araldico e l'intestazione della Provincia Aautonoma di Bolzano, con tanto di copyright datato 2019.
Un'iniziativa, dunque, che persiste malgrado le proteste in giunta provinciale. «L'integrazione dei bambini musulmani nella vita scolastica di tutti i giorni è un compito fondamentale per tutti», si legge nel testo. «Per la scuola, per i genitori e per l'intera società». Nell'opuscolo proseguono poi i consigli, ma sarebbe il caso di usare il termine «disposizioni», riguardo le attività a cui partecipano i ragazzi musulmani. L'intero apparato scolastico deve infatti adeguarsi, anzi rivedere completamente le proprie abitudini, in funzioni dei giovani di religione islamica.
«Le cabine doccia e gli spogliatoi devono essere separati e i singoli vani dotati di serratura. Per le attività sportive è bene», si legge ancora nell'opuscolo scritto in tedesco, «che la scuola individui nella comunità musulmana una persona di fiducia che possa fare da tramite con i giovani islamici. Ma le lezioni di sport dovranno essere comunque separate per genere: maschi e femmine».
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Domenico Cuttaia e Carlo Boffi, già in servizio a Venezia, avrebbero favorito una coop.La Provincia autonoma di Bolzano elabora un opuscolo destinato alle scuole di lingua tedesca con consigli per integrare i musulmani: corsi separati e niente gite nel Ramadan.Lo speciale contiene due articoliIl centro di accoglienza di Cona, in Veneto, è uno dei simboli del fallimento della gestione italiana del fenomeno migratorio. Ed è anche al centro di una indagine che svela interessi e presunti comitati d'affari. Due ex prefetti di Venezia sono finiti nell'inchiesta sulla gestione del centro di accoglienza con l'accusa di aver comunicato in anticipo l'arrivo di alcune ispezioni e di aver dichiarato il falso alla Commissione parlamentare e alla Cabina di regia sull'immigrazione. Si tratta di Domenico Cuttaia e Carlo Boffi, entrambi di 67 anni, che si sono succeduti al vertice della Prefettura lagunare dal 2012 al 2018. Insieme a loro, la Procura di Venezia ha notificato l'avviso di deposizione degli atti ad altri 10 indagati, tra i quali due viceprefetti di Venezia, Vito Cusumano, 58 anni, poi diventato Commissario del governo per la provincia di Bolzano, e Paola Spatuzza, 56 anni. Le accuse contestate dai pubblici ministeri Lucia D'Alessandro e Federica Baccaglini sono le stesse: rivelazione di segreto d'ufficio e falso, per episodi che risalgono al periodo compreso tra il 2015 e il 2017. I vertici della cooperativa Edeco (ex Ecofficina) - Simone Borile, Sara Felpati, Gaetano Battocchio e Annalisa Carraro - sono invece indagati per frode in pubbliche forniture e truffa. Secondo la Procura, avrebbero impiegato nell'hub meno operatori di quelli previsti dal capitolato, coprendoli con documentazione falsa o con quello che i sostituti procuratori chiamano «l'espediente malizioso» di spostare gli operatori da altri centri a Cona in occasione delle ispezioni. Secondo le accuse, i responsabili della coop Edeco avrebbero anche posticipato, con la complicità dell'allora prefetto, un paio di accessi del Dipartimento di prevenzione dell'Usl di Chioggia per valutare le condizioni igieniche nell'hub. La presenza ridotta di operatori ha fatto scattare anche l'accusa di truffa, con un ingiusto profitto che il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza ha stimato in 204.000 euro: 128,000 per gli operatori in meno rispetto al capitolato, 29.000 per i medici, 47 .000 per gli infermieri. Cuttaia, Boffi e Cusumano, sulla base di intercettazioni telefoniche e mail nelle mani della Procura, sono accusati di rivelazioni di segreto d'ufficio per aver avvertito la Edeco in anticipo di varie visite ispettive da parte di più enti, consentendole, almeno in via teorica, di mettersi in regola. L'indagine degli uffici giudiziari lagunari è coordinata dal procuratore aggiunto Adelchi d'Ippolito e seguita dal pubblico ministero Lucia D'Alessandro alla quale è stata affiancata Federica Baccaglini, la stessa pm che - quand'era in servizio a Padova - aveva gestito la maxi inchiesta sui migranti. Sullo sfondo la struttura di Cona, una bomba dal punto di vista sociale. Ad aprile 2016 erano quasi 700 i migranti alloggiati a Cona. Una cifra aumentata giorno dopo giorno fino a toccare il record di 1600 persone. Un numero impressionante se paragonato al totale degli abitanti della piccola frazione: appena 170. Impossibile contare le risse, compresa quella più grave scoppiata dopo la morte della giovane ivoriana Sandrine Bakayoko, 25 anni, il 2 gennaio 2017. Dopo quella morte controversa, gli ospiti del centro si rivoltarono, bloccando 25 operatori nella struttura. I primi arrivi nella frazione di Conetta risalgono al 25 luglio 2015. Ora l'impianto è definitivamente chiuso. La partita in Procura resta, invece, aperta.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cona-affari-sporchi-sui-profughi-altri-due-ex-prefetti-sotto-indagine-2633510749.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="a-bolzano-lezioni-di-sottomissione" data-post-id="2633510749" data-published-at="1780690039" data-use-pagination="False"> A Bolzano lezioni di sottomissione Un opuscolo pieghevole, otto pagine su carta lucida con tanto di foto e paragrafi esplicativi. Un depliant - destinato a essere distribuito nelle scuole di lingua tedesca della Provincia di Bolzano - nel quale vengono elencate le direttive per una «giusta integrazione di bambini e ragazzi di religione islamica». Un foglio che i Freiheitlichen, esponenti politici indipendentisti della provincia autonoma di Bolzano, hanno definito «una vera resa di fronte ai musulmani». Il motivo è da ricercare nelle «raccomandazioni» riportate nel decalogo. Un esempio su tutti è il passaggio in cui si spiega che «la scuola dovrebbe considerare i tempi del Ramadan quando pianifica gite scolastiche e organizza stage, feste scolastiche e simili». Inizia così la sottomissione della cultura, delle tradizioni locali e della vita quotidiana dei ragazzi alle regole dell'islam. Il depliant pieghevole, che risale al 2011, è stato diffuso anche sul sito della Provincia e contiene, oltre alle raccomandazioni per l'integrazione di bambini e ragazzi musulmani, testi tratti da una pubblicazione diffusa già in alcune scuole della Germania tra Colonia e Bonn. La brochure è stata curata dalla Direzione istruzione e formazione tedesca, il senso dell'operazione è che i bambini e ragazzi di famiglie musulmane partecipino il più possibile alle attività scolastiche. Per farlo, vengono forniti suggerimenti che, nella pratica, toccano però le libertà degli studenti italiani. Tra le direttive quella della separazione di maschi e femmine durante le ore di ginnastica e l'uso del burkini - il costume da bagno che lascia scoperti solo mani, piedi e volto - durante le ore di nuoto, se richiesto dalle famiglie delle ragazze. Durante il Ramadan poi, si raccomanda agli istituti scolastici di non pianificare gite o altre attività extra scolastiche. «Un intollerabile ritorno al medioevo», lo hanno definito i Freiheitlichen che hanno chiesto il ritiro immediato dei testi dal sito e del cartaceo. Un ritiro peraltro già concesso da Philipp Achammer, titolare della delega all'Istruzione e alla Cultura. L'opuscolo, che ha come titolo «Bambini musulmani e adolescenti a scuola» riporta in calce lo stemma araldico e l'intestazione della Provincia Aautonoma di Bolzano, con tanto di copyright datato 2019. Un'iniziativa, dunque, che persiste malgrado le proteste in giunta provinciale. «L'integrazione dei bambini musulmani nella vita scolastica di tutti i giorni è un compito fondamentale per tutti», si legge nel testo. «Per la scuola, per i genitori e per l'intera società». Nell'opuscolo proseguono poi i consigli, ma sarebbe il caso di usare il termine «disposizioni», riguardo le attività a cui partecipano i ragazzi musulmani. L'intero apparato scolastico deve infatti adeguarsi, anzi rivedere completamente le proprie abitudini, in funzioni dei giovani di religione islamica. «Le cabine doccia e gli spogliatoi devono essere separati e i singoli vani dotati di serratura. Per le attività sportive è bene», si legge ancora nell'opuscolo scritto in tedesco, «che la scuola individui nella comunità musulmana una persona di fiducia che possa fare da tramite con i giovani islamici. Ma le lezioni di sport dovranno essere comunque separate per genere: maschi e femmine».
Il baritono Luca Salsi ci guida alla scoperta del genio di Giuseppe Verdi attraverso tre opere che lo vedono protagonista al Teatro alla Scala di Milano. Da Nabucodonosor, primo grande successo del Cigno di Busseto, al penultimo capolavoro, Otello. Un titolo attesissimo per l’inaugurazione della prossima stagione, il 7 dicembre 2026.
Un duello tra Lautaro Martinez e Scott McTominay durante Inter-Napoli della scorsa stagione (Getty Images)
A nemmeno due settimane di distanza dalla fine del campionato, la Serie A versione 2026/2027 ha già preso forma con la tradizionale compilazione del calendario. Per il secondo anno consecutivo il Teatro Regio di Parma, nell'ambito del Festival della Serie A, ha ospitato la cerimonia che ha svelato le 38 giornate della prossima stagione.
Il campionato scatterà nel weekend del 22-23 agosto e si concluderà il 29-30 maggio 2027. Confermato il calendario asimmetrico tra andata e ritorno, mentre la principale novità riguarda le soste per le nazionali: tra fine settembre e inizio ottobre ci sarà una pausa unica di due settimane consecutive, alle quali si aggiungeranno gli stop di novembre e marzo. Previsti inoltre due turni infrasettimanali, il 28 ottobre e il 6 gennaio, oltre alla sosta natalizia del 26 e 27 dicembre.
L'avvio propone subito partite interessanti e affatto banali. I campioni d'Italia dell'Inter debutteranno a San Siro contro il Monza, mentre Napoli e Juventus inizieranno entrambe in trasferta, rispettivamente a Genova e Frosinone. Impegno esterno anche per il Milan, atteso dal Torino, mentre la Roma riceverà la Fiorentina all'Olimpico. Per assistere ai primi incroci di alta classifica non bisognerà però aspettare molto. Già alla terza giornata il calendario mette di fronte Juventus e Milan da una parte, Inter e Napoli dall'altra. Un doppio confronto che potrebbe offrire indicazioni interessanti fin dalle prime settimane della stagione. Il primo derby della Madonnina è invece fissato alla decima giornata, il 1° novembre, nello stesso turno in cui andrà in scena anche Juventus-Napoli. Al termine del girone d'andata, alla diciannovesima giornata, spazio al primo Derby d'Italia con Inter-Juventus a San Siro.
Anche il ritorno si annuncia particolarmente intenso. Alla ventiduesima giornata si giocheranno Napoli-Inter e Milan-Juventus, mentre due settimane più tardi, nel weekend di San Valentino, il calendario propone un altro doppio appuntamento di cartello con Inter-Milan e Napoli-Juventus. Restano inoltre i vincoli legati agli impegni europei. Nelle giornate collocate tra due turni delle coppe Uefa le squadre impegnate in Champions League non potranno affrontare quelle partecipanti a Europa League e Conference League, una scelta pensata per distribuire in modo più equilibrato gli impegni durante la stagione.
Dietro la compilazione delle 38 giornate c'è stato ancora una volta il lavoro dell'algoritmo utilizzato dalla Lega Serie A, chiamato a gestire contemporaneamente decine di vincoli tra derby, alternanza casa-trasferta, soste per le nazionali, coppe europee e disponibilità degli impianti. Un supporto tecnologico ormai diventato centrale nella costruzione del calendario. Ad aprire la cerimonia è stato il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, che ha rivendicato la crescita dell'interesse attorno al campionato sottolineando: «Abbiamo avuto una capienza media negli stadi di 30.000 spettatori a partita. La prova che il pubblico ama ancora e molto il nostro campionato».
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Giuseppe Cossu e Roberto Saviano (Ansa)
Caro Roberto Saviano,
ho letto le tue parole sul grido “Decima” pronunciato dagli incursori della Marina Militare e sento il bisogno di scriverti da uomo che ha servito l’Italia in uniforme, in patria e all’estero, compreso l’Afghanistan. Non per polemica, ma per offrire un punto di vista che troppo spesso viene ignorato.
Chi ha indossato il basco degli incursori sa bene che la storia va conosciuta nella sua interezza, senza semplificazioni e senza sovrapposizioni che finiscono per cancellare fatti, uomini e tradizioni. Quando sento pronunciare il nome “Decima”, il mio pensiero non corre alla Repubblica Sociale Italiana né alle pagine più controverse della guerra civile italiana. Corre invece agli uomini della Decima Flottiglia MAS che, prima dell’8 settembre 1943, scrissero alcune delle pagine più straordinarie della storia militare italiana.
Parlo di marinai che operarono in condizioni estreme, di pionieri delle operazioni speciali subacquee, di uomini che con mezzi rudimentali ma con coraggio eccezionale riuscirono a colpire obiettivi ritenuti impossibili. Parlo di una tradizione professionale e militare riconosciuta e studiata ancora oggi da numerose marine del mondo. È da quella tradizione tecnica, operativa e umana che discendono gli attuali incursori della Marina Militare.
Quando pensiamo a quella storia, pensiamo al sacrificio di Teseo Tesei e di tanti altri uomini che hanno rappresentato e continuano a rappresentare un esempio per ogni incursore. Pensiamo a chi ha dato la vita per compiere il proprio dovere, sapendo di andare incontro a una missione dalla quale forse non sarebbe tornato. Il loro esempio continua ancora oggi a essere fonte di motivazione nelle notti più dure dell’addestramento e delle operazioni.
Pensiamo anche alle radici più profonde dello spirito d’audacia della Marina italiana, a imprese come la Beffa di Buccari guidata da Gabriele D’Annunzio, episodi che hanno alimentato una tradizione fatta di coraggio, iniziativa e spirito di sacrificio. Sono queste le pagine che molti giovani militari studiano, insieme ai valori e ai principi tramandati dal reparto, trovando ispirazione per affrontare le sfide del servizio.
Ridurre tutto questo a una sola fase storica significa compiere un’operazione ingiusta nei confronti della verità. Significa ignorare che la Decima MAS esistette prima del 1943 e che proprio in quel periodo costruì la propria fama. Significa dimenticare uomini che servirono il loro Paese con disciplina e sacrificio in un contesto storico ben diverso da quello successivo all’armistizio.
C’è poi una domanda che mi pongo sinceramente: perché soltanto oggi questa tradizione viene presentata come un problema? Il grido “Decima” accompagna da sempre la storia e le tradizioni del reparto. Nel corso dei decenni si sono succeduti governi di ogni orientamento politico, presidenti della Repubblica, ministri della Difesa e vertici militari. Eppure nessuno ha mai ritenuto necessario trasformare questo elemento identitario in una battaglia ideologica.
Noi militari conosciamo il peso dei simboli. Proprio per questo sappiamo distinguerne le diverse fasi storiche. Nessuno pretende di cancellare le controversie che seguirono all’8 settembre. Ma allo stesso modo non si può accettare che un’intera tradizione venga identificata esclusivamente con una parte della sua storia, per quanto discussa essa sia.
Molti di coloro che oggi rivendicano l’eredità professionale degli incursori italiani hanno servito la Repubblica Italiana in missioni internazionali, spesso lontano dai riflettori. In Afghanistan, nei Balcani, in Iraq, nel Mediterraneo, nel Corno d’Africa e in numerosi altri teatri operativi, i militari italiani hanno operato per garantire sicurezza, stabilità e protezione delle popolazioni civili, spesso a rischio della propria vita.
Ho visto colleghi partire senza sapere se sarebbero tornati. Ho visto uomini lavorare per mesi lontano dalle famiglie, affrontando minacce concrete e quotidiane. Ho visto professionalità, umanità e spirito di servizio. E ho visto il rispetto che i militari italiani si sono guadagnati presso alleati e popolazioni locali grazie alla loro competenza e al loro equilibrio.
Quando un incursore richiama una tradizione militare, non necessariamente sta facendo una dichiarazione politica. Molto spesso sta rendendo omaggio a una storia professionale fatta di addestramento, sacrificio, fratellanza e servizio. È una differenza che chiunque affronti questi temi con onestà intellettuale dovrebbe sforzarsi di comprendere.
Se vi sono critiche da rivolgere a un governo, a una maggioranza politica o a una scelta istituzionale, esse appartengono legittimamente al dibattito democratico. Ma sarebbe auspicabile evitare che a farne le spese siano uomini che hanno dedicato la propria vita alla difesa della Patria e delle sue istituzioni. Militari che servono tutti gli italiani, senza distinzione di idee politiche, religione, origine o appartenenza sociale.
Le parole hanno un peso, soprattutto quando vengono pronunciate da personalità pubbliche. Per questo credo che sia importante distinguere tra la doverosa critica politica e il rispetto dovuto a chi serve lo Stato italiano. Le semplificazioni possono generare consenso immediato, ma raramente aiutano a comprendere la complessità della storia.
E forse, anziché soffermarsi esclusivamente sugli aspetti più controversi di quella vicenda, sarebbe utile raccontare anche le imprese che hanno reso celebre la Decima nel mondo: il coraggio di Teseo Tesei, le operazioni degli uomini d’assalto, l’innovazione tecnica, il sacrificio e la dedizione di chi ha aperto la strada alle moderne forze speciali. Sarebbe una storia capace di offrire ai nostri giovani esempi di determinazione, spirito di servizio e amore per il proprio Paese.
Non ti chiedo di condividere questa sensibilità. Ti chiedo soltanto di considerare che dietro quel nome, per molti militari, non vi è nostalgia ideologica, bensì il ricordo di una tradizione operativa che appartiene alla storia della Marina italiana e che ha contribuito a costruire l’eccellenza delle nostre forze speciali.
La storia, quando viene letta tutta intera, è sempre più complessa degli slogan. E il rispetto per chi ha servito e serve il proprio Paese dovrebbe essere un terreno comune, al di là delle differenze di opinione.
Con rispetto.
Giuseppe Cossu, Incursore in congedo della Marina Militare italiana.
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