Ora che tocca ai Comuni mantenerli i «rossi» frignano sui baby migranti

Prima predicano l’immigrazione incontrollata, poi si lamentano dei disagi che provoca. Parliamo dell’Emilia Romagna, storica roccaforte della sinistra, dove diversi esponenti politici denunciano l’assenza del governo nella gestione dell’emergenza migratoria. In particolare quella legata ai minori non accompagnati, che per via di una legge targata Pd devono essere obbligatoriamente accolti sotto la tutela dei Comuni.
«Questi ragazzi arrivano dalla Tunisia ma anche da altre accoglienze in giro per l’Italia, c’è un turnover molto forte. È una situazione complessa, di fatto poco gestita a livello nazionale, che finisce per scaricarsi sui territori», ha dichiarato Luca Rizzo Nervo, assessore al Welfare del Comune di Bologna, sull’edizione locale di Repubblica. «Noi sindaci legalmente diventiamo i “papà” di questi minori», ha raccontato invece al Resto del Carlino Giancarlo Muzzarelli, sindaco di Modena, «che vengono scaricati sulle amministrazioni locali. Ho chiesto al Governo e al ministro Piantedosi regole per poterlo fare, ma purtroppo non arrivano». Il sindaco, però, dimentica che la legge che delega ai Comuni il compito di accogliere i minori stranieri non accompagnati si deve alla senatrice del Pd Sandra Zampa, ed è del 2017. Una misura che, tra l’altro, ha causato un incremento significativo di sbarchi di minori. Per due semplici ragioni: la prima è che molti si fingono minorenni anche senza esserlo, mentre la seconda è che la legge non ha solo carattere regolativo ma anche performativo. In altre parole, se stabilisco una norma che consente a tutti i minori di sbarcare in Italia, senza o con pochissimi controlli, automaticamente il Bel Paese diventerà la destinazione di molti.
Inoltre, la lamentata assenza del governo non trova pienamente riscontro nelle parole di Michele De Pascale, sindaco di Ravenna sempre di area Pd, che a Ztl - la trasmissione condotta da Francesco Borgonovo su GiornaleRadio - ha dichiarato nei giorni scorsi che dal Viminale gli aiuti sono iniziati ad arrivare.
«Con la ministra Lamorgese avevo organizzato, grazie all’Ance nazionale, uno dei primi corsi per 12 minori stranieri nel settore dell’edilizia, dove c’è tanto bisogno di manodopera», ha proseguito Giancarlo Muzzarelli nell’intervista. «A Modena, con la Città dei Ragazzi, abbiamo organizzato corsi professionali per 60 giovani e con la Regione ci stiamo organizzando per averne presto altri 60». La soluzione del sindaco, dunque, è trasformarli in forza lavoro. Ma allo scorso ottobre la disoccupazione in Italia era al 7,8%, mentre quella giovanile al 24,7%: viene pertanto da chiedersi se il nostro Paese ha un problema di manodopera, visto il tasso di disoccupati, oppure un problema salariale. Perché se la nostra economia non è in grado di assorbire nemmeno gli attuali inoccupati, come si può pensare di offrire un lavoro a tutti i clandestini che arrivano?
Il primo ministro inglese, Rishi Sunak, ha recentemente varato misure molto forti -anche discutibili - per contrastare l’immigrazione, e tra le ragioni addotte vi è quella di difendere il mercato interno del lavoro. Cosa che per altro gioverebbe anche agli entranti, che avrebbero un’occupazione e una prospettiva e non correrebbero così il rischio di vivere di espedienti.
A livello locale, infatti, il vero problema riguarda gli episodi di aggressioni, microdelinquenza e risse che spesso agitano i centri di accoglienza - specialmente quelli minorili - e le città. Padre Giovanni Mengoli, presidente Gruppo Ceis che a Bologna, nella Casa Merlani, ospita minorenni non accompagnati, ha spiegato a Repubblica che si trova davanti «una certa componente di ragazzi che hanno problemi di tipo psichico, che nessuno sa bene come gestire. Le problematiche culturali, che si aggiungono in alcuni casi all’uso di sostanze, generano dei problemi che nessuno riesce bene a governare». «Bastano due o tre teste calde che poi si tirano dietro gli altri», ha aggiunto: «Se non si riesce a costruire una rete forte con Procura e Tribunale dei minorenni, questi ragazzi hanno la sensazione di poter fare quello che vogliono».
A Bologna, lo scorso ottobre, due minori ospitati in una struttura sono stati arrestati per tentata violenza sessuale nei confronti di una donna di 32 anni. Nello stesso mese, un’ispezione dei carabinieri in una comunità per minorenni stranieri ha portato alla denuncia di due ragazzi per il possesso di un coltello e altri attrezzi da scasso, mentre a novembre una rissa tra una ventina di giovani all’altezza di via Codivilla si è conclusa con l’arresto di un diciassettenne della comunità di via Livorno, identificato come autore di una rapina. A settembre, invece, si è assistito a una serie di episodi di violenza nella vicina Modena: uno nella Comunità Atlante, dove due ragazzi tunisini di 15 e 16 anni sono stati aggrediti con un coltello da un albanese di 17; l’altro presso l’Hotel Emilia, che da tempo ospita i minori non accompagnati gestiti da Caleidos, dove in piena notte c’è stata una rissa tra una decina di pakistani e due giovanissimi tunisini. L’allarme di padre Giovanni Mengoli, dunque, è più che reale.
Senz’altro dal governo ci si aspettava (e ci si aspetta) di più in termini di sbarchi, ma i disagi provocati dall’immigrazione incontrollata si vedono in tutta Europa, a prescindere dal colore dei governi, quindi forse invece di lamentarsi, ora che ne toccano con mano i risultati, molti dovrebbero rivedere il loro credo sui porti aperti. E guardare con rispetto al tentativo di Giorgia Meloni, con il piano Mattei, di garantire «il diritto a non emigrare», come saggiamente espresso dal compianto pontefice Benedetto XVI.






