2023-07-28
Contesta i dogmi sul clima: censurato il Nobel in carica
John F. Clauser (Getty Images)
Prima che la comunità scientifica ufficiale silenziasse, durante la pandemia, gli scienziati non allineati o semplicemente dubbiosi - perfino quelli più autorevoli come Luc Montagnier o John Ioannidis - bisognava risalire al fascismo per ritrovare clamorosi esempi di censura come quello che ha colpito qualche giorno fa il premio Nobel per la Fisica 2022 John F. Clauser. Il fisico americano, che ha ereditato il titolo dell’Accademia di Stoccolma da Giorgio Parisi, doveva presentare un seminario sui modelli climatici al Fondo monetario internazionale (Fmi) proprio oggi, ma il suo discorso è stato bruscamente cancellato. La decisione eclatante è stata comunicata a Clauser giovedì scorso, con un’email inviata dal direttore dell’Ufficio di valutazione indipendente del Fmi: allo zelante Pablo Moreno è bastato leggere la locandina che annunciava l’intervento, via Zoom, del Premio Nobel per annullarlo; tecnicamente, è stato «rimandato» sine die.
Cos’ha detto Clauser di tanto grave? Semplice: ha osato confutare, dati alla mano, la tesi dell’emergenza climatica di origine antropica che i governi occidentali stanno cavalcando, con la complicità dei media, per stravolgere le politiche energetiche perseguite negli ultimi 70 anni e sanzionare i comportamenti non corretti dei cittadini. Lo stesso copione del Covid, per intenderci.
Nella fattispecie, il Nobel 2022 ha categoricamente contestato le tesi di Parisi sul clima e ha criticato l’assegnazione del premio conferito l’anno precedente allo scienziato italiano e ai ricercatori Syukuro Manabe e Klaus Hasselmann per il lavoro nello sviluppo di modelli informatici che prevedono il riscaldamento globale, equiparate a poco più di pronostici da stregoni. «La narrazione popolare sul climate change»; ha dichiarato Clauser , «riflette una pericolosa corruzione della scienza che minaccia l’economia mondiale e il benessere di miliardi di persone. La fuorviante “scienza del clima” si è trasformata in una massiccia pseudoscienza giornalistica choc. A sua volta», ha aggiunto il fisico, «la pseudoscienza è diventata capro espiatorio di un’ampia varietà di altri mali non correlati. È stata promossa da agenti di marketing aziendale altrettanto fuorvianti, da politici, giornalisti, agenzie governative e ambientalisti. I processi chiave sono manipolati e amplificati di almeno 200 volte». Non solo: lo scienziato ha detto al presidente Usa, Joe Biden, di non essere d’accordo con le sue politiche climatiche. La chiosa del discorso di Clauser è molto chiara: «A mio parere», ha azzardato il Nobel, «non c’è una vera crisi climatica. C’è, tuttavia, un problema molto reale nel fornire un tenore di vita dignitoso alla popolazione mondiale nel corso di una crisi energetica associata. Questo problema viene inutilmente esacerbato da quella che è una scienza del clima errata».
Apriti cielo: allo sconosciuto Pablo Moreno non è parso vero di cogliere la palla al balzo per censurare il «negazionista» Clauser. Il Fmi, partner del World economic forum di Klaus Schwab, è un’organizzazione internazionale pubblica che concede prestiti agli Stati membri in caso di squilibrio della bilancia dei pagamenti. Il Fondo sottoscrive in toto la narrazione ufficiale sui cambiamenti climatici e persegue la mitigazione della CO2 sollecitando una tassa sul carbonio entro il 2030 per le aziende dei «grandi Paesi che emettono anidride carbonica». Una posizione diametralmente opposta a quella di Clauser, che recentemente è diventato membro del cda della CO2 Coalition, organizzazione che sostiene che le emissioni di biossido di carbonio sono benefiche per la vita sulla Terra.
Secondo il Fmi, guidato dalla bulgara Kristalina Georgieva, i cambiamenti climatici sono «una grave minaccia per la crescita e la prosperità a lungo termine e hanno un impatto diretto sul benessere economico di tutti i Paesi». Cosa rischia chi confuta queste teorie? La stessa feroce punizione che subirono, 90 anni fa, i dodici professori universitari italiani (su 1.225) che non accettarono di firmare il regio decreto n. 1227, che all’articolo 18 obbligava i docenti a giurare devozione «alla Patria e al regime fascista»: censura e licenziamento.
Se non fosse ancora chiaro cosa sta succedendo alla libertà di pensiero nel mondo occidentale, e se non bastassero le grottesche intemerate di Angelo Bonelli e Alfonso Pecoraro Scanio, oltre ai proclami di Maurizio Molinari, basti andare al di là dell’oceano per constatare quanto ormai il dogma climatico faccia proseliti: negli Stati Uniti si stanno compilando le top ten dei cosiddetti «negazionisti del clima», liste di proscrizione non dissimili a quella dei «Putinversteher» ideata da Gianni Riotta, mentre le università organizzano campus estivi sulle fake news climatiche per i ragazzi della «Greta Thunberg generation». Certo, la (ancora) democratica America ha qualche anticorpo in più, rispetto all’Italia, nei confronti della pericolosa censura che ha ormai preso piede. Il presidente Biden, dopo la causa intentata dai procuratori generali del Missouri e della Louisiana insieme con alcuni scienziati come l’epidemiologo di Stanford Jay Bhattacharya, è sulla graticola per violazione del Primo Emendamento, attuata censurando sui social gli scienziati che diffondevano evidenze scientifiche diverse da quelle imposte dal governo. Il giudice Doughty ha parlato di «scenario distopico» e ha emesso un’ingiunzione preliminare radicale che d’ora in poi limiterà a numerosi funzionari della Casa Bianca e ad agenzie federali come la Homeland Security, l’Fbi e i Cdc qualsiasi contatto con le piattaforme social che hanno consentito questa censura. E il senatore repubblicano Rand Paul, il cui ufficio nel Kentucky è stato distrutto tre giorni fa da un incendio con danni per 750.000 dollari, ha fatto in tempo a deferire alla giustizia Anthony Fauci, consulente scientifico di Biden, accusandolo di aver mentito davanti al Congresso. È ancora poco, ma il Fondo monetario internazionale è avvisato.
Il bavaglio non è una sorpresa ma i luminari non hanno più paura
Il riscaldamento antropico di globale ha solo la sua natura di essere forse la più colossale balla raccontata negli ultimi 30 anni. Vi chiederete come sia stato possibile farla durare così a lungo.
Nacque come legittima congettura - la CO2 è un gas serra, noi immettiamo CO2 in atmosfera, questa si riscalda. Il metodo scientifico, però, richiede che per dar forza a una congettura essa deve reggere agli attacchi della falsificazione. Personalmente, mi occupai per la prima volta del problema 23 anni fa. Nulla sapevo di clima, però da chimico conoscevo lo spettro di assorbimento in infrarosso della CO2: quanto bastava per farmi concludere che la congettura del riscaldamento globale antropico era falsa. Una volta capita la falsità della congettura, non è stato difficile trovare altri motivi di falsificazione, e posso dire che ve n’è almeno una dozzina.
Tornando alla domanda: come mai la bugia regge ancora? La risposta è: il denaro. Si tratta di trilioni di dollari coi quali, potete ben immaginare, si può comprare tanta gente: politici, giornalisti, scienziati. S’è creata così una faraonica bolla che è difficilissimo sgonfiare: chi di essa si nutre non intende mollare l’osso. Le azioni messe in atto per controllare la situazione sono molteplici, ma le più gettonate sono la macchina del fango e il silenziatore. Ne ho diretta esperienza personale. Scusate se parlo di me, ma quel che segue vale per chiunque altro si trovi nella mia posizione.
Nel 2019 sono stato invitato da Lilli Gruber a dibattere di clima a Otto e mezzo: nel giro di pochi giorni, attivisti specializzati a gettar fango inviarono una lettera alla giornalista lamentandosi che non avrebbe dovuto invitarmi perché io collaborerei con una «lobby del carbone e del petrolio finanziata dalla Exxon Mobil». L’infamante monito deve aver impensierito la Gruber.
Lo stesso anno l’Accademia dei Lincei aveva organizzato un convegno sul clima al quale i professori Nicola Scafetta e Uberto Crescenti e io avanzammo la richiesta di presentare una relazione. La richiesta fu accolta dal Comitato scientifico del convegno, ma non appena la cosa arrivò alle orecchie della macchina del fango, questa si mise in moto. Repubblica titolò: «I Lincei organizzano un convegno e fanno parlare il negazionista Battaglia». La cosa inorgoglì me, perché non pensavo di essere così importante, ma impaurì alcune cariatidi dell’Accademia, che cancellarono addirittura l’intera conferenza.
Non solo, un senatore M5s, il compianto Franco Ortolani, organizzò in un’auletta del Senato la presentazione di un libro titolato Clima: basta catastrofismi, scritto a più mani da quelli che poi avrebbero costituito il think tank Clintel-Italia. Stavolta la macchina del fango partiva da una nota di Angelo Bonelli, rilanciata dall’Ansa: «Vergogna! Il M5s fa parlare i negazionisti climatici». Non si è mai capito su che basi Bonelli, che è un geometra, poteva contestare Scafetta e Ortolani, entrambi professori all’università di Napoli. Quanto a me, la macchina del fango messa in moto da Bonelli suonava il disco rotto del denaro che qualche multinazionale mi elargirebbe. Alla fine, i dirigenti del M5s bloccarono la presentazione del libro.
L’ultima non riguarda me ma John Clauser, premio Nobel per la Fisica che, studiando a fondo la questione climatica, ha concluso non solo che «non vi è alcuna crisi climatica», ma anche che «una più alta concentrazione atmosferica di CO2 può solo essere di beneficio per l’umanità». Clauser ha affermato: «La narrazione sul cambiamento climatico riflette una pericolosa corruzione nella comunità scientifica, che minaccia l’economia mondiale e il benessere di miliardi di persone. Non esiste alcuna crisi climatica. Esiste, invece, il vero problema di garantire uno standard di vita decente alla numerosa popolazione mondiale. Esiste una crisi energetica, aggravata da una scienza climatica errata». Clauser aveva anche avuto l’occasione di dire al presidente americano Biden di non concordare con la politica climatica di questi. Secondo voi, se non l’ho passata liscia io che sono un nessuno, poteva passarla liscia un premio Nobel per la fisica? Certo che no. In questi giorni, Clauser avrebbe dovuto presentare una conferenza organizzata dal Fondo monetario internazionale (Fmi). E tale Pablo Moreno, responsabile dell’Ufficio di valutazione del Fmi ha pensato bene di cancellare la conferenza. Ufficialmente è stata posposta a data futura. Anche quella del Lincei era stata ufficialmente «posposta».
Clauser non è l’unico Nobel a essersi accorto della balla del clima. Qualche anno fa Ivar Giaever ha strappato la sua tessera di membro della American physics society perché questa aveva dichiarato che «è incontrovertibile che l’uomo cambia il clima», affermazione di cui Giaever si vergognava, tanto è stupida. E Robert Laughlin, altro Nobel per la fisica, dichiarava già nel 1998: «Il clima è fuori dal nostro controllo e non possiamo, né dobbiamo, far nulla per tentare di evitarne il cambiamento». Ma volete mettere tutti costoro, con Greta, Bonelli e Pecoraro Scanio? Non sia mai.
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Come moltissimi altri scienziati, il fisico John F. Clauser, insignito l’autunno scorso, non crede che il riscaldamento dipenda dall’uomo e che la CO2 sia dannosa per l’ambiente. Il Fmi cancella il suo intervento con una email.Anche Ivar Giaever e Robert Laughlin si erano ribellati, andando incontro all’emarginazione.Lo speciale contiene due articoli.Prima che la comunità scientifica ufficiale silenziasse, durante la pandemia, gli scienziati non allineati o semplicemente dubbiosi - perfino quelli più autorevoli come Luc Montagnier o John Ioannidis - bisognava risalire al fascismo per ritrovare clamorosi esempi di censura come quello che ha colpito qualche giorno fa il premio Nobel per la Fisica 2022 John F. Clauser. Il fisico americano, che ha ereditato il titolo dell’Accademia di Stoccolma da Giorgio Parisi, doveva presentare un seminario sui modelli climatici al Fondo monetario internazionale (Fmi) proprio oggi, ma il suo discorso è stato bruscamente cancellato. La decisione eclatante è stata comunicata a Clauser giovedì scorso, con un’email inviata dal direttore dell’Ufficio di valutazione indipendente del Fmi: allo zelante Pablo Moreno è bastato leggere la locandina che annunciava l’intervento, via Zoom, del Premio Nobel per annullarlo; tecnicamente, è stato «rimandato» sine die.Cos’ha detto Clauser di tanto grave? Semplice: ha osato confutare, dati alla mano, la tesi dell’emergenza climatica di origine antropica che i governi occidentali stanno cavalcando, con la complicità dei media, per stravolgere le politiche energetiche perseguite negli ultimi 70 anni e sanzionare i comportamenti non corretti dei cittadini. Lo stesso copione del Covid, per intenderci.Nella fattispecie, il Nobel 2022 ha categoricamente contestato le tesi di Parisi sul clima e ha criticato l’assegnazione del premio conferito l’anno precedente allo scienziato italiano e ai ricercatori Syukuro Manabe e Klaus Hasselmann per il lavoro nello sviluppo di modelli informatici che prevedono il riscaldamento globale, equiparate a poco più di pronostici da stregoni. «La narrazione popolare sul climate change»; ha dichiarato Clauser , «riflette una pericolosa corruzione della scienza che minaccia l’economia mondiale e il benessere di miliardi di persone. La fuorviante “scienza del clima” si è trasformata in una massiccia pseudoscienza giornalistica choc. A sua volta», ha aggiunto il fisico, «la pseudoscienza è diventata capro espiatorio di un’ampia varietà di altri mali non correlati. È stata promossa da agenti di marketing aziendale altrettanto fuorvianti, da politici, giornalisti, agenzie governative e ambientalisti. I processi chiave sono manipolati e amplificati di almeno 200 volte». Non solo: lo scienziato ha detto al presidente Usa, Joe Biden, di non essere d’accordo con le sue politiche climatiche. La chiosa del discorso di Clauser è molto chiara: «A mio parere», ha azzardato il Nobel, «non c’è una vera crisi climatica. C’è, tuttavia, un problema molto reale nel fornire un tenore di vita dignitoso alla popolazione mondiale nel corso di una crisi energetica associata. Questo problema viene inutilmente esacerbato da quella che è una scienza del clima errata».Apriti cielo: allo sconosciuto Pablo Moreno non è parso vero di cogliere la palla al balzo per censurare il «negazionista» Clauser. Il Fmi, partner del World economic forum di Klaus Schwab, è un’organizzazione internazionale pubblica che concede prestiti agli Stati membri in caso di squilibrio della bilancia dei pagamenti. Il Fondo sottoscrive in toto la narrazione ufficiale sui cambiamenti climatici e persegue la mitigazione della CO2 sollecitando una tassa sul carbonio entro il 2030 per le aziende dei «grandi Paesi che emettono anidride carbonica». Una posizione diametralmente opposta a quella di Clauser, che recentemente è diventato membro del cda della CO2 Coalition, organizzazione che sostiene che le emissioni di biossido di carbonio sono benefiche per la vita sulla Terra.Secondo il Fmi, guidato dalla bulgara Kristalina Georgieva, i cambiamenti climatici sono «una grave minaccia per la crescita e la prosperità a lungo termine e hanno un impatto diretto sul benessere economico di tutti i Paesi». Cosa rischia chi confuta queste teorie? La stessa feroce punizione che subirono, 90 anni fa, i dodici professori universitari italiani (su 1.225) che non accettarono di firmare il regio decreto n. 1227, che all’articolo 18 obbligava i docenti a giurare devozione «alla Patria e al regime fascista»: censura e licenziamento. Se non fosse ancora chiaro cosa sta succedendo alla libertà di pensiero nel mondo occidentale, e se non bastassero le grottesche intemerate di Angelo Bonelli e Alfonso Pecoraro Scanio, oltre ai proclami di Maurizio Molinari, basti andare al di là dell’oceano per constatare quanto ormai il dogma climatico faccia proseliti: negli Stati Uniti si stanno compilando le top ten dei cosiddetti «negazionisti del clima», liste di proscrizione non dissimili a quella dei «Putinversteher» ideata da Gianni Riotta, mentre le università organizzano campus estivi sulle fake news climatiche per i ragazzi della «Greta Thunberg generation». Certo, la (ancora) democratica America ha qualche anticorpo in più, rispetto all’Italia, nei confronti della pericolosa censura che ha ormai preso piede. Il presidente Biden, dopo la causa intentata dai procuratori generali del Missouri e della Louisiana insieme con alcuni scienziati come l’epidemiologo di Stanford Jay Bhattacharya, è sulla graticola per violazione del Primo Emendamento, attuata censurando sui social gli scienziati che diffondevano evidenze scientifiche diverse da quelle imposte dal governo. Il giudice Doughty ha parlato di «scenario distopico» e ha emesso un’ingiunzione preliminare radicale che d’ora in poi limiterà a numerosi funzionari della Casa Bianca e ad agenzie federali come la Homeland Security, l’Fbi e i Cdc qualsiasi contatto con le piattaforme social che hanno consentito questa censura. E il senatore repubblicano Rand Paul, il cui ufficio nel Kentucky è stato distrutto tre giorni fa da un incendio con danni per 750.000 dollari, ha fatto in tempo a deferire alla giustizia Anthony Fauci, consulente scientifico di Biden, accusandolo di aver mentito davanti al Congresso. È ancora poco, ma il Fondo monetario internazionale è avvisato.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/clauser-fmi-clima-2662502605.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-bavaglio-non-e-una-sorpresa-ma-i-luminari-non-hanno-piu-paura" data-post-id="2662502605" data-published-at="1690228072" data-use-pagination="False"> Il bavaglio non è una sorpresa ma i luminari non hanno più paura Il riscaldamento antropico di globale ha solo la sua natura di essere forse la più colossale balla raccontata negli ultimi 30 anni. Vi chiederete come sia stato possibile farla durare così a lungo. Nacque come legittima congettura - la CO2 è un gas serra, noi immettiamo CO2 in atmosfera, questa si riscalda. Il metodo scientifico, però, richiede che per dar forza a una congettura essa deve reggere agli attacchi della falsificazione. Personalmente, mi occupai per la prima volta del problema 23 anni fa. Nulla sapevo di clima, però da chimico conoscevo lo spettro di assorbimento in infrarosso della CO2: quanto bastava per farmi concludere che la congettura del riscaldamento globale antropico era falsa. Una volta capita la falsità della congettura, non è stato difficile trovare altri motivi di falsificazione, e posso dire che ve n’è almeno una dozzina. Tornando alla domanda: come mai la bugia regge ancora? La risposta è: il denaro. Si tratta di trilioni di dollari coi quali, potete ben immaginare, si può comprare tanta gente: politici, giornalisti, scienziati. S’è creata così una faraonica bolla che è difficilissimo sgonfiare: chi di essa si nutre non intende mollare l’osso. Le azioni messe in atto per controllare la situazione sono molteplici, ma le più gettonate sono la macchina del fango e il silenziatore. Ne ho diretta esperienza personale. Scusate se parlo di me, ma quel che segue vale per chiunque altro si trovi nella mia posizione. Nel 2019 sono stato invitato da Lilli Gruber a dibattere di clima a Otto e mezzo: nel giro di pochi giorni, attivisti specializzati a gettar fango inviarono una lettera alla giornalista lamentandosi che non avrebbe dovuto invitarmi perché io collaborerei con una «lobby del carbone e del petrolio finanziata dalla Exxon Mobil». L’infamante monito deve aver impensierito la Gruber. Lo stesso anno l’Accademia dei Lincei aveva organizzato un convegno sul clima al quale i professori Nicola Scafetta e Uberto Crescenti e io avanzammo la richiesta di presentare una relazione. La richiesta fu accolta dal Comitato scientifico del convegno, ma non appena la cosa arrivò alle orecchie della macchina del fango, questa si mise in moto. Repubblica titolò: «I Lincei organizzano un convegno e fanno parlare il negazionista Battaglia». La cosa inorgoglì me, perché non pensavo di essere così importante, ma impaurì alcune cariatidi dell’Accademia, che cancellarono addirittura l’intera conferenza. Non solo, un senatore M5s, il compianto Franco Ortolani, organizzò in un’auletta del Senato la presentazione di un libro titolato Clima: basta catastrofismi, scritto a più mani da quelli che poi avrebbero costituito il think tank Clintel-Italia. Stavolta la macchina del fango partiva da una nota di Angelo Bonelli, rilanciata dall’Ansa: «Vergogna! Il M5s fa parlare i negazionisti climatici». Non si è mai capito su che basi Bonelli, che è un geometra, poteva contestare Scafetta e Ortolani, entrambi professori all’università di Napoli. Quanto a me, la macchina del fango messa in moto da Bonelli suonava il disco rotto del denaro che qualche multinazionale mi elargirebbe. Alla fine, i dirigenti del M5s bloccarono la presentazione del libro. L’ultima non riguarda me ma John Clauser, premio Nobel per la Fisica che, studiando a fondo la questione climatica, ha concluso non solo che «non vi è alcuna crisi climatica», ma anche che «una più alta concentrazione atmosferica di CO2 può solo essere di beneficio per l’umanità». Clauser ha affermato: «La narrazione sul cambiamento climatico riflette una pericolosa corruzione nella comunità scientifica, che minaccia l’economia mondiale e il benessere di miliardi di persone. Non esiste alcuna crisi climatica. Esiste, invece, il vero problema di garantire uno standard di vita decente alla numerosa popolazione mondiale. Esiste una crisi energetica, aggravata da una scienza climatica errata». Clauser aveva anche avuto l’occasione di dire al presidente americano Biden di non concordare con la politica climatica di questi. Secondo voi, se non l’ho passata liscia io che sono un nessuno, poteva passarla liscia un premio Nobel per la fisica? Certo che no. In questi giorni, Clauser avrebbe dovuto presentare una conferenza organizzata dal Fondo monetario internazionale (Fmi). E tale Pablo Moreno, responsabile dell’Ufficio di valutazione del Fmi ha pensato bene di cancellare la conferenza. Ufficialmente è stata posposta a data futura. Anche quella del Lincei era stata ufficialmente «posposta». Clauser non è l’unico Nobel a essersi accorto della balla del clima. Qualche anno fa Ivar Giaever ha strappato la sua tessera di membro della American physics society perché questa aveva dichiarato che «è incontrovertibile che l’uomo cambia il clima», affermazione di cui Giaever si vergognava, tanto è stupida. E Robert Laughlin, altro Nobel per la fisica, dichiarava già nel 1998: «Il clima è fuori dal nostro controllo e non possiamo, né dobbiamo, far nulla per tentare di evitarne il cambiamento». Ma volete mettere tutti costoro, con Greta, Bonelli e Pecoraro Scanio? Non sia mai.
(IStock)
Perché ottimismo? Questi giovani si sono definiti come gruppo informale di interazioni per la ricerca di un nuovo e forte potere cognitivo capace di fornire soluzioni ai problemi del cambio di mondo in atto. Il gruppo - caratterizzato dal motto «soluzioni e non problemi» - si è formato nello scorso biennio, con ora circa un centinaio di persone in rete, per costruire occasioni di apprendimento che andassero oltre i programmi scolastici. Non hanno voluto darsi né una struttura né un nome per evitare burocrazie e, soprattutto, divisioni politiche/partitiche. Ma come siete organizzati, ho chiesto? Risposta: attraverso un indirizzario, una chat e annunci ad invito aperto per programmi di studio. Voi dieci siete uno di questi (sotto)gruppi spontanei con una specifica missione di ricerca, quale? E perché siete venuti da me? Risposta: perché lei, oltre alla scenaristica di contingenza, si occupa con il suo think tank di scenari macro e di lungo termine, chiamati «analisi di destino». Quindi volete un’analisi di destino in relazione al cambiamento di mondo in atto? Risposta: anche, ma principalmente perché vogliamo capire cosa studiare nel nostro prossimo futuro universitario, noi accomunati dall’obiettivo di conquistare non solo un dottorato di ricerca, ma una competenza futurizzante reale. Volete diventare professori? Risposta: forse, ma l’obiettivo che ci accomuna è l’innovazione in qualunque luogo possa avere effetti sistemici, in particolare il «governo della profezia». Una triestina: adesso spero capisca che siamo venuti da lei perché nei suoi scritti sostiene che governare la profezia permette di estrarre capitale dal futuro per utilizzarlo in un presente allo scopo di costruire quel futuro stesso. Cosa dovremmo studiare e dove? Ho dato loro risposte, sottolineando anche l’importanza di una educazione morale oltre che tecnica perché il governo di una profezia, utile per la concentrazione di risorse finalizzate, implica un progetto di salvazione.
Qui la prima sorpresa. Un padovano mi spiega che proprio la consapevolezza tra i dieci colleghi che una salvezza collettiva/sistemica sia condizione per quella individuale ha generato l’attenzione del (sotto)gruppo per la metodologia di governo della profezia, in sintesi la manutenzione della speranza diffusa socialmente. Questo ci è ben chiaro - ha detto con enfasi corroborata da cenni di assenso di tutti - e mi permetta di anticipare la risposta ad una sua domanda: sì siamo cristiani, speriamo nella salvazione in Cielo, ma riteniamo nostra missione aumentare la probabilità di salvazione in Terra per più persone possibile. Abbiamo annotato che lei non è credente, ma anche che ha scritto come sia fondamentale credere in qualcosa capace di migliorare la condizione umana e di sostenere il cristianesimo pur non credendo nella sua offerta teologica. Così come lei raccomanda di governare la profezia per motivi tecnici di capitalizzazione del progresso, noi raccomandiamo di cercare l’armonizzazione tra i fattori di salvazione materiale. Non solo con la carità, ma con la tecnica. In tal senso la nostra ricerca di potere cognitivo è spinta da una missione morale. Dove la mia sorpresa? Ho chiesto, scettico, quanto fosse diffuso tra i loro coetanei questo senso di missione. Due risposte: molto più di quanto appaia; basta parlare con i nostri coetanei della rilevanza di ognuno di noi per darci un futuro degno e si riesce ad ottenere da loro attenzione. Nuovi missionari, ho scherzato. Reazione: no, tutti noi giovani cerchiamo un posto nella società, cadendo nella passività se non si trovano stimoli. Mi sono sentito studente di fronte al giovane che mi dava una lezione come fosse professore.
Seconda sorpresa è stata l’intensità con cui questi giovani cercavano non solo conoscenza, ma metodi per non perdere troppa informazione nel necessario processo di sintesi per poter maneggiare un’enorme massa di dati ed estrarne un significato non solo scientificamente confutabile, ma anche proiettabile in termini probabilistici. Ragazzi di liceo consapevoli di temi di ricerca evoluta tipicamente universitaria. Ho chiesto e mi hanno risposto che seguono i corsi universitari on line.
Non annoio il lettore con le tecnicalità di questo incontro, ma ci tengo a condividere quello che ho imparato io - vecchio professore universitario ancora attivo in ricerca - dalla lezione di questi giovani liceali, anche segnalazione per chi si occupa di politica educativa. In breve: a) sperimentare una riduzione dei tempi di formazione utilizzando reti ed intelligenza artificiale perché le nuove tecnologie permettono un’accelerazione ed espansione degli accessi conoscitivi; b) fornire strumenti di autoformazione fin dalla più giovane età che poi saranno utili per la formazione continua durante tutto il corso della vita; c) inserire nei programmi di educazione secondaria lezioni universitarie; d) aumentare i concorsi competitivi per nuove idee. Vedo già movimento verso questa direzione, ma ritengo vada accelerato per adeguare il potere cognitivo di massa alla rivoluzione tecnologica in atto, sempre più rapida. Tornando, in conclusione, al mio mestiere tipico segnalo che la competizione economica/commerciale tra sistemi economici nazionali sarà sempre più determinata dal potere cognitivo/tecnologico residente. L’incontro con i liceali detto sopra mi ha dato più ottimismo per il destino dell’Italia. E li ringrazio.
www.carlopelanda.com
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Giancarlo Giorgetti (Ansa)
Il ministro dell’Economia lo ha ripetuto anche ieri, alla cerimonia per il giuramento degli allievi ufficiali dell’Accademia della Guardia di finanza di Bergamo: «Viviamo in un’epoca complessa», ha sottolineato Giorgetti, «segnata da tensioni geopolitiche, guerre commerciali, conflitti bellici, transizioni energetiche, trasformazioni tecnologiche e instabilità finanziarie. Tutti fattori che incidono profondamente sugli equilibri economici, sociali e sulla sicurezza finanziaria dei Paesi. La storia economica ci mostra innanzitutto i meccanismi di lungo periodo. Fenomeni come la globalizzazione, le guerre commerciali e le disuguagliane non nascono oggi. Hanno radici profonde. Le dinamiche osservate ad esempio durante la grande depressione del ‘29», ha aggiunto il ministro dell’Economia, «o dopo la seconda guerra mondiale, così come quelle seguite allo shock petrolifero del 1973, alla crisi finanziaria del 2008 o dei debiti sovrani del 2010, aiutano a comprendere come gli Stati reagiscono a shock sistemici, quali politiche funzionano e quali rischiano invece di aggravare la crisi». L’ha presa alla lontana, Giorgetti, citando tra l’altro esempi estremamente significativi, per poi arrivare al punto: «La storia economica ci insegna anche a cogliere le connessioni tra crisi economiche e trasformazioni sociali del passato», ha argomentato, «che hanno spesso generato cambiamenti profondi, in alcuni casi offrendo opportunità per realizzare importanti riforme in campo sociale ed economico, ma nei casi peggiori hanno generato anche instabilità politica e conflitti. La consapevolezza che oggi le regole globali, dal commercio alla finanza alla governance possono cambiare in un contesto segnato da forte incertezza, richiede prudenza e senso di responsabilità ma deve anche necessariamente aprire spazio a soluzioni innovative e realistiche, senza preconcetti o ideologie fini a se stesse». Si potrebbe sintetizzare: «Cari amici della Commissione Ue, non so più come dirvelo: se restiamo legati alle regole ordinarie in tempi straordinari, come la storia insegna, siamo morti».
Ma a Bruxelles continuano a non voler ascoltare, anzi peggio: come abbiamo scritto ieri, sembrano pure prenderci in giro, giocherellando coi decimali. Il rapporto deficit/Pil 2025, certificato dall’Istat, è al 3,1%, e l’Italia quindi resta sotto procedura di infrazione, per uno 0,1%. Ma attraverso la Stampa, il Commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha giocato a fare la parte del misericordioso, sottolineando che a settembre, se i dati cambiassero, la Commissione potrebbe rivedere le sue decisioni. «Teoricamente è possibile», ha detto Dombrovskis, «potrebbero esserci alcune rivalutazioni dei dati in autunno, alla luce dei numeri definitivi del Superbonus. E quindi potrebbero esserci degli sviluppi». Un modo come un altro per frenare, anzi bloccare, qualsiasi ipotesi di uno scostamento di bilancio da parte del governo italiano per fronteggiare la crisi energetica e dare respiro a famiglie e imprese. State buoni, ha detto in pratica Dombrovskis, che a settembre vi diamo lo zuccherino. Zuccherino amarissimo, tra l’altro, perché in ogni caso l’Italia dovrebbe poi restare al di sotto del 3% almeno fino al 2028. Tra l’altro, la Commissione non farebbe nessun «omaggio» all’Italia: come ha spiegato alla Verità la deputata di Fdi Ylenja Lucaselli, capogruppo in Commissione Bilancio e figura chiave nelle politiche economiche del partito, il rapporto deficit/Pil dell’Italia è già, di fatto, inferiore all’3,1%. L’Istat infatti arrotonda i decimali. Fino al 3,04%, diventa il 3; noi eravamo al 3,07% ed è diventato 3,1. La differenza tra 3,04 e 3,07 sono 600 milioni di euro, la esatta cifra che l’Agenzia delle Entrate ha comunicato all’Istat come ammontare di soldi bloccati per il Superbonus ma che non saranno mai erogati perché si tratta di truffe. L’Istat non ne ha tenuto conto, ma dovrà correggere la stima, e quindi a settembre torneremo al 3%. Tutto qui.
Intanto, si fa quel che si può: il Mef ha comunicato che è in corso di pubblicazione il decreto ministeriale che proroga fino al 22 maggio prossimo l’attuale taglio delle accise sui carburanti in scadenza ieri. Il taglio sarà di 20 centesimi al litro per il gasolio e di 5 centesimi al litro per la benzina.
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Ecco una preparazione co coniuga la Primavera con un classico della cucina di magro: il baccalà con i ceci. Se si afa in questo modo il piatto acquista freschezza e diventa saporito pur rimanendo nutriente e leggero. Si prepara in pochissimi minuti e il successo è garantito.
Ingredienti – 500 gr di baccalà già ammollato, 300 gr di ceci già lesati, 200 gr di fave, 5 o 6 foglie di salvia, almeno tre spicchi d’aglio, sale, pepe, olio extravergine di oliva qb.
Preparazione – In una capace padella scaldate in un generoso giro di olio extravergine di oliva gli spicchi d’aglio e la salvia. Andate a fuoco moderato perché si deve aromatizzare il grasso, ma non devono prendere colore le verdure. Versate in padella i ceci scolati e fate prendere sapore. Aggiustate di sale e di pepe. Nel frattempo mettete a sbollentare le fave che avrete sgusciato. Basta che prendano il bollore per un minuto. Ritiratele, ma non scolate l’acqua di cottura che vi sarà utile. Ora prendete i ceci e sistemateli in un bicchiere da frullatore con un po’ di acqua di cottura delle fave e un altro cucchiaio di extravergine. Con il frullatore a immersione riduceteli in crema. Nella padella dove sono rimasti aglio e salvia fate scottare a fuoco vivace il baccalà che avrete fatto in quattro pezzi per circa sei minuti dalla parte della pelle e quattro dalla parte della polpa. Nel frattempo freddate le fave e sbucciatele ulteriormente. E’ facilissimo: basta incidere la parte superiore del frutto e fare una leggerissima pressione; vedrete che “l’anima” uscirà da sola. Ora impiattate. Mettete a specchio sul piatto una generosa quantità di crema di ceci adagiatevi sopra un trancio di baccalà, fate cadere una manciata di fave e aggiustate di abbondante pepe e ancora un giro di olio extravergine a crudo.
Come far divertire i bambini – Date a loro il compito di sbucciare per due volte le fave.
Abbinamento – Certamente un bianco e ci siamo ispirati alle città del baccalà: Verdicchio dei Castelli di Jesi pensando ad Ancona, Vermentino della Costa degli Etruschi pensando a Livorno, Soave pensando a Venezia, una Biancolella d’Ischia pensando a Napoli.
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