2022-06-02
Cingolani ammette la recessione però insiste sulla transizione verde
Il ministro vuole un’alleanza globale, ma almeno apre a nucleare e cattura della CO2.All’improvviso l’illuminazione, il ministro lunare stavolta azzecca la previsione. «Da un certo punto di vista siamo già in recessione». L’ammissione è arrivata ieri dal ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, nel corso di un incontro con il premio Nobel Michael Spence al Festival internazionale dell’economia di Torino. Per il titolare del Mite le responsabilità sono da ricercarsi nel fatto che «una parte del mondo sta rallentando per quello che riguarda la transizione ecologica e dobbiamo anche considerare gli enormi investimenti che saranno necessari per ricostruire l’Ucraina. Ci saranno dunque conseguenze a lungo termine per questi eventi che sono successi negli ultimi mesi». Per cui, ha aggiunto Cingolani, «l’unica cosa che possiamo fare è imparare la lezione. Avremmo dovuto avere una visione più chiara, essere più intelligenti nel gestire il nostro mix energetico. È ora di cambiare e vorrei che fosse chiaro che per il futuro abbiamo bisogno di fonti energetiche verdi programmabili e questo non può essere fatto senza tecnologie, come ad esempio la cattura del carbonio, la fusione nucleare e piccoli reattori moderni». E ancora, per il ministro «è ora di investire in ricerca, sviluppo e tecnologia, altrimenti raggiungeremo il 2030 assolutamente inadatti a rispondere alle sfide».Cingolani ha poi paragonato la situazione sul fronte energetico a quella che si è creata durante la pandemia: «Durante la crisi del Covid ci hanno detto che per sviluppare un vaccino ci volevano otto-dieci anni, ma abbiamo collaborato tutti e in otto mesi abbiamo sviluppato un vaccino. Per l’energia serve la stessa alleanza globale», ha osservato il ministro, «Ci sono voluti otto mesi per il vaccino anti Covid, otto anni per arrivare alla fusione nucleare per tutti. Questa sarebbe una sfida per tutto il pianeta per ridurre le ineguaglianze globali e raddrizzare il mercato, non dimentichiamo che l’energia è la materia prima più importante».Ma la situazione critica sul fronte energetico non è certamente una notizia di questi giorni: la guerra in Ucraina non ha fatto altro che esacerbare una situazione già grave da mesi. A notarlo era stato lo stesso ministro Cingolani, che lo scorso settembre aveva individuato nella domanda di energia in crescita e soprattutto nella necessità di decarbonizzare l’economia alcune delle principali ragioni dell’aumento dei costi del gas e dell’elettricità, che è già in atto dall’autunno. In particolare, Cingolani aveva sottolineato che «le aziende che producono anidride carbonica (il principale gas serra), fra le quali quelle energetiche, nella Ue devono pagare per questo, comprando quote di emissioni nel sistema europeo Ets. Il prezzo di queste quote viene aumentato gradualmente, per spingere le aziende a decarbonizzare. Ma questo porta anche a un aumento dei costi di produzione, e quindi delle tariffe in bolletta». E i maggiori costi dell’energia significano seri problemi per le famiglie e soprattutto per le imprese: una transizione ecologica troppo rapida e spinta nel breve termine non può non portare a conseguenze gravissime per l’economia. Dal Mite, in estrema sintesi, mai una soluzione o una dritta.
Elly Schlein, Roberto Fico e Giuseppe Conte (Ansa)
Giulia Bongiorno (Imagoeconomica)