Chi non può vaccinarsi evita i divieti ma resta il caos sulle categorie esenti

Il green pass diventa obbligatorio per chiunque voglia fare un po’ di vita sociale, ma qualche spiraglio si apre per chi non può ottenerlo con la vaccinazione. Le decisioni del Consiglio dei ministri di ieri sera risolvono molte questioni ottenendo il pass con il test rapido - che sarà a prezzi più contenuti, ma non gratuito - ma restano delle criticità. Il Decreto approvato dal governo stabilisce infatti che «l’accesso ai tamponi rapidi sarà a prezzi calmierati grazie a un protocollo d’intesa con le farmacie e con le altre strutture sanitarie». Il documento prevede inoltre che l’obbligatorietà del pass viene meno per i «soggetti esclusi per età dalla campagna vaccinale e i soggetti esenti sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti con circolare del ministero della Salute». Ci sono persone che per ragioni di salute non possono vaccinarsi, almeno per il momento. Una situazione simile interessa anche i ragazzi e i giovani che non hanno accesso al vaccino per questioni anagrafiche o solo perché attendono, nelle prossime settimane la somministrazione. Per i maggiori di 12 anni, andare in piscina, in palestra, a feste, sagre e parchi divertimento, sarà possibile solo con tampone negativo. Un iter simile è previsto anche per chi è stato vaccinato con Sputink - quindi russi, ungheresi o abitanti di San Marino - perché è un vaccino non riconosciuto dall’Agenzia europea dei medicinali (Ema).
Certo, l’immunizzazione nasce per proteggere le persone fragili dalla forma grave del Covid. Proprio gli anziani con malattie croniche, cardiopatici, persone con patologie autoimmuni, cancro, trapianti o con deficit immunitario hanno infatti avuto priorità, come i sanitari, nell’accesso al vaccino. Scientificamente, «la controindicazione assoluta al vaccino interessa davvero pochissime persone, un numero inferiore alle migliaia», dice il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco. «Sono persone che hanno avuto uno shock anafilattico in precedenti vaccinazioni o sono allergici al Peg, un eccipiente del vaccino a mRna». Dalla teoria alla pratica, come si sa, le cose cambiano, e anche di molto. Tra le pieghe delle realtà individuali, non sono poi poche le persone che, per varie ragioni, si trovano nella necessità di rinviare la somministrazione del vaccino e quindi, per il momento, sono escluse dalla vita sociale, a meno di non sottoporsi a tampone con maggiore frequenza o presentando un certificato medico. Senza per forza pensare alle situazioni di salute precaria, il problema interessa, ad esempio, le donne incinte che, come tali, rientrano nel gruppo dei fragili. Sono circa 4- 500.000 le gravidanze ogni anno in Italia. Il sito dell’Agenzia del farmaco (Aifa) segnala che, avendo ancora «dati molto limitati» in queste donne «i vaccini non sono controindicati» soprattutto se la donna ha «altri fattori di rischio come il diabete, le malattie cardiovascolari e l’obesità» che potrebbero renderla «maggiormente esposta a rischi in caso di malattia Covid-19 grave». Situazione simile per l’allattamento al seno. Le donne che aspettano un bambino e non hanno fattori di rischio o non svolgono un lavoro che ne aumenti la probabilità di contagio (operatori sanitari), ogni volta che vorranno fare un po’ di vita sociale o andare in piscina, dovranno fare un test rapido o esibire un certificato medico di cui però dovranno arrivare le indicazioni attraverso delle circolari del ministero della Salute, tuttora inesistenti. Le società scientifiche di tutto il mondo si sono adoperate per stilare documenti in cui spiegano che le persone possono vaccinarsi anche, e soprattutto, se hanno problemi di salute gravi. Pazienti che stanno lottando contro un cancro e per questo si trovano alle prese con terapie che alterano la risposta al vaccino, o gli stessi immunodepressi per terapie o perché trapiantanti, in attesa di poter ricevere il vaccino, potranno contare su un pass attraverso probabilmente un certificato medico. Solo considerando le persone con una o più malattie croniche, praticamente gli over 60, quasi 5 milioni di persone, sicuramente ci sarà chi, magari volendolo, non è nelle condizioni di potersi vaccinare. Anche in questo caso sarà necessario pensare alla via del tampone rapido o del certificato medico.
Nel Decreto non ci sono indicazioni per la partecipazione a riti religiosi, che quindi resteranno invariate. La Conferenza episcopale italiana, su richiesta della Verità, ha risposto che «non è prevista nessuna novità per la partecipazione alle celebrazioni rispetto a quanto si sta facendo». Il Vaticano ha già preso la sua decisione: durante il prossimo viaggio di Papa Francesco a settembre in Ungheria, solo i fedeli completamente vaccinati e in possesso di una card saranno autorizzati a partecipare agli eventi pubblici. In Italia il Covid pass sarà obbligatorio in molte realtà sociali, ma si otterrà più facilmente con un accesso più semplice al tampone rapido (anche se non gratuito), ma per il certificato medico di esenzioni servono le circolari che si spera siano celeri e che non vadano a complicare quanto appena semplificato.






