{{ subpage.title }}

True

Chi non ha intenzione di fare la cavia potrà presentare un ricorso al Tar

Chi non ha intenzione di fare la cavia potrà presentare un ricorso al Tar
iStock
Se cocktail sarà, rischia di essere un mix indigesto, anche con potenziali conseguenze legali. E così, proprio mentre la campagna vaccinale stava accelerando e conquistando fiducia tra gli italiani, l'improvvida scelta di Roberto Speranza di imporre autoritativamente il cambio di vaccino per gli under 60 che abbiano avuto una prima dose di Astrazeneca, innescherà quasi certamente una pioggia di ricorsi al Tar.

I cittadini interessati potranno infatti impugnare davanti ai Tribunali amministrativi regionali - se non direttamente la circolare ministeriale - i provvedimenti regionali di recepimento della stessa, nel caso in cui le Regioni non riconoscano il diritto del singolo a ottenere una seconda dose omogenea alla prima.

In questo caso, pare ragionevole pensare che il cittadino possa vedere leso il proprio diritto alla salute: si configura come arbitrario un atto che - obbligatoriamente - sospenda un trattamento sanitario, e ne imponga un altro, per giunta finora testato su numeri limitatissimi (come nel caso del cocktail di vaccini).

Nel caso in cui il provvedimento regionale abbia queste caratteristiche, è forse consigliabile attivarsi per tempo, in modo da sperare di ottenere una pronuncia del Tar compatibile con i tempi del richiamo. Purtroppo, infatti, potrebbe accadere che un cittadino attenda la data originariamente fissata per il suo richiamo, si rechi presso l'hub vaccinale pensando di poter comporre «amichevolmente» la questione, e invece si veda a quel punto costretto a scegliere tra il cocktail e il ritorno a casa senza alcuna seconda dose.

A rendere indifendibile la scelta del governo italiano ha contribuito anche la puntualizzazione di Ema, che già domenica pomeriggio, su Twitter, ha parlato testualmente di disinformazione, aggiungendo che «il bilanciamento benefici/rischi di Astrazeneca resta positivo» e che il vaccino «rimane autorizzato per tutta la popolazione». Non solo: il responsabile della strategia sui vaccini di Ema Marco Cavaleri si è affrettato a smentire quanto gli era stato il giorno prima attribuito dalla Stampa, precisando ieri sul Giornale che «la posizione di Ema non è cambiata». E la stessa Ema, sempre ieri, ha aggravato la smentita: «Su Astrazeneca un media italiano ha citato erroneamente un nostro esperto». Resta cioè un complessivo semaforo verde, al momento. A maggior ragione, il cittadino che abbia avuto la prima dose di Astrazeneca e non voglia cambiare in corsa, ha un ulteriore argomento a proprio favore.

Al di là degli aspetti squisitamente giuridici, è anche il buon senso a bocciare il diktat di Speranza. Sembra una beffa parlare di «principio di precauzione» (addirittura, con enfasi, il coordinatore del Cts, Franco Locatelli, aveva parlato di «precauzione suprema», riferendosi allo stop verso Astrazeneca), se poi tutto si traduce nell'imposizione di un mix oggetto di studi numericamente limitatissimi. Gli studi attualmente disponibili sul cocktail (si tratta di quattro lavori scientifici) sono stati infatti condotti su poche centinaia di persone. Ora, considerando che gli eventi avversi letali in materia di vaccini sono nell'ordine di poche unità su centinaia di migliaia di casi, basarsi su campioni di 6-7-800 persone appare un azzardo: se ci fosse un morto anche entro campioni di entità così minime, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli. E dunque, attraverso analisi tanto limitate, è ben difficile ricavare una fotografia attendibile e tranquillizzante. Uno degli studi è stato anche inserito sui social dal deputato della Lega Claudio Borghi: si tratta di un lavoro pubblicato da The Lancet, che tuttavia, chiosa giustamente il parlamentare, «parla di efficacia e non di sicurezza: si ritiene sia sicuro sulla base di induzioni». Ma ciascuno comprende che il punto è proprio questo: non è in gioco solo la agognata immunizzazione dal Covid, ma anche e soprattutto la sicurezza complessiva e la salute del vaccinato.

Oltre alla sentenza tombale di Arnon Shahar, responsabile della campagna vaccinale in Israele, intervistato dal QN («Mixare i vaccini è una scelta che al momento andrebbe presa solo in condizioni disperate»), diverse altre voci sono apparse tutt'altro che appiattite sul governo. Prudente il farmacologo Silvio Garattini, sentito da Repubblica. Da un lato, afferma che a suo avviso non ci saranno problemi; ma dall'altro, aggiunge con ragionevolezza: «È difficile obbligare a fare un richiamo diverso. Io dico di essere pragmatici: lasciamo ai cittadini la scelta della dose». E pure Nino Cartabellotta, della fondazione Gimbe, non ha potuto fare a meno di osservare che al momento i bugiardini di AstraZeneca, Pfizer e Moderna non prevedono la vaccinazione eterologa, e anzi scrivono a chiare lettere che «non ci sono dati disponibili sull'intercambiabilità».

La sinistra si espone anche a una contraddizione di principio: si dichiara «pro choice», cioè a favore della scelta individuale sulle questioni eticamente sensibili, ma stavolta vuole precludere la scelta al singolo. Tra l'altro, l'orientamento del governo appare anche poco lungimirante in prospettiva. Si può decidere di «bruciare la strega» chiamata Astrazeneca: ma poi che si fa al prossimo evento avverso letale che dovesse riguardare un altro vaccino o il famigerato «cocktail»?

Tornando alle iniziative legali, si è fatto vivo pure il Codacons, che ha lanciato sulla sua pagina online un'azione collettiva per gli under 60 vaccinati Astrazeneca, anche prospettando un ipotetico risarcimento dei danni.

Fratelli Giacomel, l’ascesa continua tra crescita e impegno sul territorio
Oltre 478 milioni di fatturato nell’ultimo anno e più di 400 collaboratori in Italia.

Estate, tempo di bilanci. E di crescita. Così Fratelli Giacomel fa il punto su come è andato il 2025 e pure il 2026. Il dealer, infatti, ha chiuso un anno di forte crescita e ha aperto il nuovo esercizio con un’ulteriore accelerazione, confermando la solidità di un modello di business costruito nel tempo e capace di evolversi insieme al mercato.

Continua a leggereRiduci
Il suv di Mercedes che può andare ovunque
Abbiamo testato la Glc 450d 4Matic della casa di Stoccarda. Design raffinato e stile inconfondibile, è l’auto ideale per chi cerca un motore diesel al passo coi tempi, quindi ibrido, che riesce a contenere i consumi, sia nelle strade urbane sia in quelle extra.

Ormai è chiaro che le case automobilistiche stiano puntando tutto sull’elettrico. E va bene. Eppure c’è chi presenta, all’interno di questa traiettoria, anche valide alternative. È il caso della Mercedes Glc 450 d 4Matic, che rappresenta una sorta di dichiarazione d’intenti.

Continua a leggereRiduci
I giornali progressisti tirano il Papa per la tonaca
Leone XIV (Ansa)
Sottolineano la parte del discorso di Leone XIV sulla necessità di accogliere. Ma dimenticano quella sul diritto a non emigrare.

«Se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare», ha ribadito papa Leone XIV ieri nel porto di Arguineguín a Gran Canaria davanti a migranti e realtà di accoglienza.

Continua a leggereRiduci
Per essere inclusivi all’oratorio estivo si prega perfino Allah
iStock
La svolta ecumenica nella parrocchia di San Giovanni Bosco a Milano. Il sacerdote: «Abbiamo anche animatori islamici».

Entri in oratorio e vedi pregare Allah. No, non si tratta di incubo, né di una profezia di Oriana Fallaci o Michel Houellebecq, bensì di quello che accade a Milano, precisamente nella parrocchia di San Giovanni Bosco, la più popolosa del quartiere di Baggio; tanto che nella stagione estiva ha raccolto la bellezza di 600 iscrizioni di bambini.

Continua a leggereRiduci
Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy