Che pena chi tifa il flop della Meloni a Washington
Donald Trump e Giorgia Meloni

Giorgia Meloni oggi incontrerà Donald Trump, per cercare di convincerlo a rinunciare ai dazi sulle merci europee. La missione si annuncia complicata ed è stata lo stesso presidente del Consiglio ad ammetterlo, anche perché non si tratta di ottenere uno sconto sulle tariffe doganali per la sola Italia.

Il premier infatti, se non vorrà essere messo in croce dai partner europei, dovrà cercare di fare gli interessi di tutta l’Unione, vale a dire anche di quella Germania che, con un surplus commerciale accumulato negli ultimi vent’anni, è il vero scoglio contro cui rischia di naufragare il rapporto con gli Stati Uniti.

Ciò detto, io mi auguro che Meloni sia in grado di convincere Trump, avviando un negoziato che eviti un muro contro muro fra America e Ue, perché, come ho più volte scritto, non soltanto il danno sarebbe grave per entrambi i contendenti, ma i primi a rimetterci saremmo noi europei. Con grande soddisfazione della Cina, che otterrebbe di dividere i destini dei principali Paesi dell’Occidente e dunque di guadagnare spazio negli equilibri, politici e commerciali, del mondo. Tuttavia, mentre per quanto mi riguarda ripongo la speranza nel presidente del Consiglio, c’è invece chi per cinismo e puro calcolo elettorale si augura che l’incontro finisca male. In questi giorni ho ascoltato molte dichiarazioni di esponenti dell’opposizione, del Pd, di Avs e di Italia viva e le frasi, ma anche la mimica facciale, esprimevano un unico concetto: nonostante si impegni, Giorgia Meloni non riuscirà a convincere Trump. Più che un’analisi supportata da fatti concreti, la loro è un’aspettativa. Sognano che il premier fallisco, perché un insuccesso contribuirebbe a minarne l’autorevolezza e la credibilità, non soltanto in Italia, ma anche in Europa. Insomma, il loro è un auspicio e immagino che questa sera attendano di vedere in tv una conferenza stampa dalla Casa Bianca con una Meloni mogia o con il muso lungo. Meglio ancora sarebbe se Trump le riservasse un trattamento scortese, non dico come quello con cui ha liquidato Zelensky, ma quasi. E devo dire che l’atteggiamento di chi scommette sul fallimento per trarne guadagno non è solo della sinistra italiana, ma anche di quella europea, che ieri ha lasciato trapelare un invito a prepararsi al peggio, cioè a una rottura delle trattative fra Stati Uniti e Ue. Esiste cioè una classe politica italiana e non solo che scommette sul fallimento, sia per quanto riguarda i dazi, che per ciò che concerne la guerra. Sognano l’insuccesso di Giorgia Meloni per poter aspirare al loro successo. Che questo significhi una crisi economica che potrebbe spazzare via decine di migliaia di posti di lavoro e la prosecuzione di un conflitto che ha già fatto un milione di vittime poco importa: ciò che conta per loro è andare contro Trump e Meloni, ossia sabotare l’unica leader europea che non è scesa a compromessi con i compagni.

Per quanto riguarda l’Italia, dietro ai sorrisetti di chi si augura che la visita alla Casa Bianca di Giorgia Meloni vada male, non vedo solo la strategia del caos, che porta a dire tanto peggio tanto meglio, ma scorgo anche un sentimento anti italiano. Pur di battere la leader di Fratelli d’Italia, sono pronti a tutto. Anche a tifare contro il proprio Paese. Una sinistra disperata e pericolosa, determinata a conquistare il potere con ogni mezzo, anche il più dannoso per il Paese. Anche per questo, per veder schiattare di rabbia questa banda di nullafacenti, mi auguro un’intesa. Servono agli italiani sia un buon accordo che tuteli le merci italiane sia un vaffa a chi gufa.

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