Venerdì sera i più stretti collaboratori di Sergio Mattarella avranno certamente incrociato le dita augurandosi che la telecronaca Rai della cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici fosse all’altezza delle aspettative. Soprattutto dopo che le telefonate di protesta del Quirinale al Comitato olimpico internazionale e a Viale Mazzini avevano avuto come conseguenza la cacciata del telecronista incaricato di coprire l’evento, l’esperto Auro Bulbarelli. L’entourage del Capo dello Stato non poteva che augurarsi che il sostituto fosse adatto al delicato compito. E, invece, hanno avuto Paolo Petrecca. E che la serata sarebbe diventata, in un certo senso, leggendaria lo si è capito immediatamente, quando, con voce impostata, il giornalista ha salutato il pubblico televisivo in questo modo: «Benvenuti dallo stadio Olimpico…». Smarrimento generale. E retromarcia immediata: «…San Siro». Forse Petrecca è troppo abituato al suo comodo ufficio romano di direttore di Rai sport, dove è approdato, dicono in tanti dentro all’azienda pubblica, per meriti professionali, ma anche politici. È la lottizzazione bellezza, un malcostume che in Rai non ha eliminato nessuno, nemmeno la destra di governo. Un mondo, quello di Viale Mazzini, dove la professionalità è importante, ma l’appartenenza ideologica conta altrettanto.
Ed eccoci così al disastro, innescato dalle telefonate del Colle che chiedevano conto di una gaffe innocente di Bulbarelli, il quale, il 30 gennaio scorso, si era lasciato scappare che Mattarella avrebbe regalato «una grande sorpresa» alla cerimonia di apertura. Che era poi una fugace esibizione attoriale: in un video della durata di circa due minuti il capo dello Stato si è chinato a raccogliere un peluche su un tram e lo ha restituito a due bambine. La quirinalista del Corriere della sera ha raccontato la performance con la stessa enfasi con cui l’Academy motivò l’oscar a Robert De Niro per Toro scatenato. Nessuno dei numerosi critici ha osato collegare la débâcle di Petrecca alle telefonata del Quirinale. Né Aldo Grasso, solitamente puntuto, né il sindacato dell’Usigrai, che pure ha diramato un severo comunicato sulla telecronaca «imbarazzata» (eufemismo di Grasso) del direttore di Rai Sport. Hanno visto tutti il dito e nessuno la luna.
Va detto che pure Re Sergio (osannato dal pubblico di San Siro, che gli ha tributato cori calcistici, come hanno rilevato, entusiasti, tutti i cronisti) si è distinto per un clamoroso lapsus. Mattarella, infatti, dichiarando aperti i Giochi, ne ha cancellati in un colpo solo una decina, ovvero 40 anni di competizioni a cinque cerchi. Per lui quelli iniziati in Lombardia e Veneto erano i XV Giochi invernali dell’era moderna. Ma quelli risalgono al 1988 e si svolsero in Canada, a Calgary, quando l’intero pianeta scoprì lo sciatore azzurro più forte di tutti i tempi, l’allora ventunenne Alberto Tomba. Ma se l’errore di Mattarella è stato trasmesso in mondovisione, Petrecca, per fortuna, ha deliziato solo i telespettatori nostrani.
Una disfatta che gli italiani hanno commentato in diretta sui social. In modo impietoso. C’è chi ha scritto: «Un anno di prove, luci e il mago della regia Balich a coordinare un evento pazzesco. E Petrecca al primo secondo sbaglia stadio. È tutto vostro onore. Buonanotte». Un altro ha aggiunto: «“Benvenuti dallo Stadio Olimpico”. “Ecco Mariah Carey”, ma era Matilde De Angelis. Avvio non proprio brillante del direttore di Rai Sport». Un altro utente: «Ora si capisce perché Petrecca è stato più volte sfiduciato da Rainews. Totalmente incapace, linguaggio povero, zero tempismo, spoilera tutto. Meglio stare in silenzio». Questi tra i primi commenti. Già alle 20 tutti gli uomini del presidente, con ogni probabilità, avevano iniziato a sudare freddo. Ma devono aver fatto ricorso ai sali quando Petrecca, riferendosi al presidente e alla signora bionda che gli sedeva accanto, ha detto: «Mattarella in prima fila con la figlia ad applaudire». Peccato che la vicina inquadrata fosse Kirsty Coventry, presidente del Comitato olimpico internazionale, non esattamente una sconosciuta almeno per chi di lavoro si occupa di sport. La figlia del presidente, Laura, invece, non era visibile in quel momento sullo schermo. Davanti allo spettacolo di luci, il telecronista ha sospirato estasiato: «Immagini uniche e quasi incommentabili». «Ecco non commentare», lo ha sotterrato uno davanti al video.
Il racconto è andato avanti senza che emergesse un lavoro di scavo su protagonisti e fatti dell’evento (eppure in Rai da giorni avevano la scaletta dettagliata della cerimonia, proprio per consentire questo tipo di approfondimento). Solo un lungo elenco di nomi, senza dati o informazioni non scontate. Molte ovvietà («Guardate come sono contenti di partecipare») e luoghi comuni come «gli spagnoli sono sempre calienti» o «un popolo che ha il ballo nel sangue» riferito ai brasiliani («L’ha detto davvero», ha scritto uno). La sfilata delle delegazioni è stata una delle parti in cui la povertà del commento è apparsa particolarmente evidente. A proposito dei ragazzi del Kazakistan Petrecca si è contraddistinto per le capacità di calcolo: «Ha solo 4 atleti, 7 nello sci di fondo». Mentre le tuniche e i mantelli degli atleti sauditi non sono parsi convincerlo: «L’Arabia come abiti ci ha abituato a questo tipo di vestiti». Ma la vera chicca è arrivata quando ha dimenticato di nominare il cantante Ghali, che sul prato di San Siro si è esibito, insieme con un nutrito gruppo di ballerini, in una performance durata quasi 4 minuti, legata al tema della pace (l’artista italo-tunisino ha letto la poesia Promemoria di Gianni Rodari). Non è chiaro se Petrecca abbia intenzionalmente «oscurato» Ghali (polemico con l’organizzazione per la mancata traduzione del testo in arabo) o se abbia avuto un’amnesia. Di certo a Petrecca è sfuggito pure qualche altro nome. Verso la fine dello spettacolo gli ex calciatori Franco Baresi e Giuseppe Bergomi e hanno consegnato la fiaccola olimpica a tre azzurre campionesse mondiali di pallavolo, (Carlotta Cambi, Anna Danesi e Paola Egonu) e le ragazze l’hanno passata a tre colleghi maschi, pure loro freschi vincitori del titolo iridato, ovvero Simone Giannelli (capitano della nazionale), Simone Anzani e Luca Porro. Ebbene Petrecca ha riconosciuto solo la Egonu. E così Giannelli su Instagram ha ironizzato: «Grazie ai telecronisti, solo Paola Egonu è famosa». Dopo questo scempio da sinistra sono partite bordate e richieste di dimissioni; l’esecutivo del sindacato dell’Usigrai e i comitati di redazione di Rai Sport di Roma e Milano (l’assemblea dei giornalisti circa due mesi ha già approvato tre giorni di sciopero) sono scesi in campo con un duro comunicato congiunto, che, però, non ha sfiorato la questione centrale della vicenda, il motivo per cui Bulbarelli ha dovuto passare il testimone al suo direttore, evidentemente non all’altezza del compito.
Nel testo si legge: «Se i Giochi hanno come motto “L’importante è partecipare”, non così dovrebbe essere per chi, invece di premiare il merito, con la sua iniziativa ha causato una bruciante sconfitta per l’immagine del servizio pubblico e di chi ci lavora». Il sindacato accusa i vertici aziendali di «continuare a difendere» Petrecca, «nonostante le ripetute mobilitazioni delle redazioni» e, in sostanza, chiede al direttore di Rai sport di fare un passo indietro. Allora noi abbiamo scritto al segretario Usigrai, Daniele Macheda, quanto segue: «Sull’intervento del Quirinale sui vertici Rai, ammesso da uno dei più stretti collaboratori di Mattarella non avete nulla da dire? O avete già scritto?». L’imbarazzata risposta è giunta dopo quasi due ore: «Buongiorno Giacomo, ho letto il vostro articolo. Le nostre posizioni le abbiamo espresse nel comunicato che hai già». Sindacalisti va bene, ma contro i bersagli giusti.
A San Siro la sicurezza fa flop: siamo arrivati a 15 metri da Vance
Nei giorni dell’inaugurazione di Milano Cortina 2026 abbiamo registrato, nostro malgrado, qualche buco nell’apparato di sicurezza che veglia sui Giochi. Piccole defaillance che, però, è opportuno segnalare per consentire di prendere eventuali contromisure. Per esempio quando ci siamo recati al Media center di Milano, all’altezza del Gate 2 abbiamo sbagliato ingresso, ma l’uomo della security posto a protezione del cancello non ci ha fermato. Siamo così giunti a una porta e qui, dopo un sommario controllo a un accredito non ancora validato, siamo riusciti a entrare nel palazzo senza dover transitare dai metal detector. Ma è nella notte della cerimonia di San Siro che abbiamo verificato personalmente una falla nel dispositivo di protezione dei Grandi della Terra. Verso le 22 di venerdì abbiamo lasciato la sala stampa ubicata nelle viscere del vetusto stadio per far ritorno in tribuna tra i cronisti (in gran parte sistemati su scomodi seggiolini e costretti a scrivere con i pc sulle ginocchia). Siamo saliti su un ascensore insieme a un cameriere che aveva in mano un vassoio con sopra una decina di birre. Siamo sbucati al secondo piano, ma dei cronisti non c’era traccia. Davanti a noi la Terra promessa, la Tribuna Autorità. Nessuno ci ha fermato o controllato l’accredito (ovviamente non utilizzabile in quell’area) nonostante il nostro abbigliamento un po’ stazzonato (un vecchio piumino, jeans, Dr Martens ai piedi) e poco in linea con quello degli altri ospiti. Nonostante il look da gradinata, abbiamo potuto occupare una comoda poltrona (altro che i logori seggiolini!), a circa 15 metri dal palchetto che ospitava il presidente Sergio Mattarella e da quello del vicepresidente statunitense JD Vance. Intorno a noi molti posti liberi e qualcuno occupato da addetti alla sicurezza in giacca e cravatta che si sono agitati solo al termine della serata, al momento dell’allontanamento dei vip dallo stadio. Prima di salire in quella zona esclusiva eravamo passati da una sala ristorante, dove avremmo potuto recuperare un coltello. Per fortuna non è successo niente e il vicepresidente Usa ha potuto passare una serata di completo relax. Lui e la moglie Usha hanno abbandonato il loro posto all’inizio del giuramento olimpico. Ieri il vice Trump ha trascorso una giornata completamente milanese. In mattinata con la consorte ha visitato Santa Maria delle Grazie, dove alla contemplazione del Cenacolo vinciano ha unito un momento di raccoglimento dedicato alla Madonna. Subito dopo Vance è andato a Sesto San Giovanni, dove ha pranzato nel ristorante di Villa Campari, storica sede del marchio. Nel tardo pomeriggio, tappa alla Hockey Arena per la sfida tra gli Usa e la Finlandia. Anche qui, come venerdì sera, qualche «buu» al suo indirizzo. Delle contestazioni ha parlato anche Donald Trump, che ha commentato serafico: «Strano, lui alla gente piace».