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2023-08-29
Manovra, Euro 5, Tim: è tornato il governo
Giorgia Meloni durante il Cdm del 28 agosto (Ansa)
Dopo il cdm al rientro, il premier ha convocato il Comitato di sicurezza sui migranti. Sì al dpcm su Kkr-Tim. Giorgia Meloni attacca il Superbonus ma promette misure di sostegno ai redditi. Oggi vertice tecnico contro lo stop alle Euro 5. Giancarlo Giorgetti scettico sulla riforma del Patto di stabilità. Soldi per i lavoratori dello spettacolo.
La questione del divieto di circolazione per i veicoli diesel Euro 5, che dovrebbe scattare il prossimo 15 settembre a Torino e in altri 75 Comuni del Piemonte, è stata affrontata ieri per la prima volta in Consiglio dei ministri. È stato il vicepremier Matteo Salvini a sollevare il problema, che sarà approfondito oggi nel corso di una riunione dei tecnici dei ministeri dei Trasporti e delle Infrastrutture (guidato da leader della Lega), dell’Ambiente e degli Affari europei. «Si tratta», ha detto Salvini, «di un dossier seguito anche dai colleghi Pichetto e Fitto. Già domani (oggi, ndr) ci saranno approfondimenti tecnici per evitare di danneggiare centinaia di migliaia di famiglie e lavoratori».
«Il governo», hanno fatto sapere fonti del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, «è impegnato a scongiurare lo stop al divieto di circolazione per i veicoli diesel euro 5 in Piemonte dal prossimo 15 settembre. L’obiettivo è scongiurare un provvedimento ritenuto l’ennesima forzatura europea a proposito di soluzioni green, una scelta che non migliorerà l’ambiente ma causerà grossi problemi a centinaia di migliaia di famiglie e lavoratori». Il provvedimento, adottato dalla giunta regionale del Piemonte, guidata dal presidente Alberto Cirio, cumulato con gli altri divieti già in vigore farebbe salire a 650.000 il totale dei veicoli costretti a restare fermi dalle ore 8 alle 19 dal lunedì al venerdì per quel che riguarda i mezzi adibiti al trasporto di persone e con omologazione fino a Euro 5 compresa e per tutte le 24 ore di tutti i giorni, compresi i festivi, per i motoveicoli con classe d’inquinamento fino a Euro 1.
Una batosta che andrebbe a colpire famiglie e lavoratori, soprattutto le fasce sociali più deboli, che possiedono vetture più vecchie. La decisione della giunta regionale piemontese, a guida centrodestra, è stata per certi aspetti obbligata. Non procedere con lo stop, infatti, esporrebbe gli amministratori regionali al concreto rischio di finire sotto inchiesta. Lo scorso 21 luglio, ricordiamolo, la Procura di Torino ha notificato un avviso di chiusura indagini agli ex sindaci di Torino Chiara Appendino e Piero Fassino, all’ex governatore Sergio Chiamparino, agli ex assessori comunali torinesi Enzo La Volta, Stefania Giannuzzi e Alberto Unia e all’ex assessore regionale Alberto Varmaggia: il reato ipotizzato, per il quale rischiano il rinvio a giudizio, è inquinamento colposo. Secondo l’accusa, i destinatari dell’avviso non avrebbero preso i dovuti provvedimenti in materia di contenimento dell’inquinamento, in particolare dello smog. Gli attuali vertici della Regione Piemonte sono rimasti esclusi dal provvedimento poiché l’inchiesta riguarda un periodo che va dal 2015 al 2019.
Il problema è spinoso, e non sembra convincente come rimedio l’esclusione dal blocco della circolazione delle auto che montano un «Move in», una «scatola nera» che permette di verificare il numero di chilometri percorsi, e che consente così di usufruire di un «bonus» di 9.000 chilometri l’anno per le auto private e di 11.000 per i veicoli commerciali. Mentre il governo studia come poter risolvere il problema c’è il primo sindaco che si «ribella»: si tratta di Silvia Marchionini, primo cittadino di Verbania, esponente del Pd: «Come amministrazione comunale di Verbania», sottolinea la Marchionini, «stante questa situazione, non adotteremo per ora nessuna ordinanza in applicazione di una delibera regionale pasticciata. La misura adottata dalla giunta regionale di centrodestra del Piemonte del presidente Cirio, che prevede il divieto di circolazione dal 15 settembre allargato alle auto diesel euro 5, in molti centri del Piemonte, va sospesa. È intempestiva e a pagarne le conseguenze saranno i lavoratori e i cittadini delle fasce economicamente più deboli».
In Consiglio dei ministri non si è discusso invece dei nuovo decreti sicurezza annunciati da Salvini per contrastare la crescita dell’immigrazione clandestina, ma al termine si è riunito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica per affrontare la questione: il Cisr resterà operativo in maniera permanente. Approvata infine l’indennità di discontinuità per il lavoratori dello spettacolo: autonomi, co.co.co. e subordinati a tempo determinato, circa 21.000 persone, potranno beneficiare di un’indennità legata alla loro «discontinuità» lavorativa che avrà un valore, in media, di circa 1.500 euro «Lo schema di decreto legislativo varato dal Consiglio dei ministri», ha commentato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, «ha un’importanza grandissima e rappresenta una norma di giustizia sociale da troppi anni attesa. Siamo riusciti, in tempi rapidissimi, a dare seguito alla nostra promessa di intervenire per tutelare una delle categorie più esposte e che da tempo reclamava un intervento. Abbiamo voluto occuparci delle tante lavoratrici e lavoratori dello spettacolo che non sono sui palchi», ha aggiunto Sangiuliano, «che non hanno visibilità, ma il cui lavoro oscuro è indispensabile e consente a questi momenti di cultura di realizzarsi».
«Taglieremo il cuneo. Superbonus disastro, truffe da 12 miliardi»
Un cdm con tanta carne al fuoco. La riunione dell’esecutivo di ieri è stata quella che ha sancito il rientro del governo alla piena attività, dopo la pausa estiva, e soprattutto ha consentito al premier Giorgia Meloni di dare la linea. Ovviamente, i temi più caldi sono la legge di bilancio, l’immigrazione illegale e l’emergenza sicurezza. La scadenza più urgente è la manovra. «L’anno scorso», ha detto la Meloni, «abbiamo vissuto un momento di eccezionalità: il governo si è insediato il 25 ottobre e abbiamo dovuto scrivere la legge di bilancio in pochissimo tempo, e sulla base di emergenze che dovevamo affrontare, prima tra tutte quella energetica, che ha assorbito due terzi della manovra. Una scelta che ha consentito di mettere in sicurezza famiglie e imprese, il nostro tessuto produttivo. Questo non ci ha impedito di lanciare alcuni segnali importanti e di tracciare una direzione: penso al taglio del cuneo fiscale o alle risorse che abbiamo scelto di destinare alla famiglia, a partire dall’aumento dell’assegno unico. Misure che hanno tracciato una direzione. Direzione che ora dobbiamo consolidare e rafforzare».
Detto questo, la Meloni non ha mancato di indicare i capisaldi della manovra che dovrà «supportare la crescita, aiutare le fasce più deboli, dare slancio a chi produce e mettere soldi in tasca a famiglie e imprese. Finora abbiamo conseguito risultati molto importanti, superiori a quelli della Germania e della Francia, i mercati hanno premiato le nostre scelte, lo spread è basso, i dati sull’occupazione sono ottimi, il Pil nel primo semestre ha sorpreso tutti gli analisti, l’andamento delle entrate fiscali è positivo. Ma dobbiamo tenere i piedi ben piantati a terra. Tutti gli osservatori ci dicono che la congiuntura si sta facendo più difficile, a partire dal rallentamento dell’economia tedesca che si ripercuote in tutta Europa e sul nostro tessuto industriale. Quindi le risorse disponibili devono essere usate con la massima attenzione». Il premier è poi entrato più nel dettaglio della road map: «La prima scadenza che abbiamo davanti è quella del 27 settembre. Entro quella data dovremo presentare alle Camere la Nadef, la Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza, il documento di riferimento per lo scenario macroeconomico che ci servirà per indirizzare il nostro lavoro. È un documento importante che descriverà in che modo vogliamo orientare la nostra azione. È un governo che è stato scelto dagli italiani anche per fare scelte di rottura con il passato, per cambiare direzione e rompere quello status quo che abbiamo ereditato». Ovvero, «una manovra incentrata sulle famiglie, sulla lotta alla denatalità e sui sostegni alle fasce deboli. È un lavoro complesso», ha concluso, «me ne rendo conto, ma dobbiamo avere il coraggio di farlo».
A rendere tutto più difficile, l’eredità dei passati governi. «Stiamo pagando in maniera pesante il disastro del Superbonus 110%», ha detto la Meloni, «e invito Giorgetti a illustrarci i numeri di questa tragedia contabile che pesa sulle spalle di tutti gli italiani. Nel complesso dei bonus edilizi introdotti dal governo Conte 2, compreso il bonus facciate, i documenti dell’Agenzia delle entrate ci dicono esserci più di 12 miliardi di irregolarità».
All’inizio della riunione il presidente del Consiglio ha avuto anche occasione di annunciare una sua prossima visita a Caivano, teatro dello stupro di gruppo ai danni di due cugine minorenni, per manifestare la propria sensibilità sul tema della sicurezza.
Nella conferenza stampa che è seguita al Consiglio dei ministri, hanno parlato tra gli altri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e quello dell’Interno Matteo Piantedosi. Il primo ha tenuto a sottolineare che «l’ammontare della manovra dipenderà anche da fattori di tipo europeo, a metà mese discuteremo, forse troveremo un accordo forse no, sulle nuove regole di bilancio Ue», per poi aggiungere: «Sul Patto di stabilità è più probabile che non si arrivi all’accordo per fine anno». Invece Piantedosi, che ha presenziato dopo il cdm a una riunione del Cisr (Comitato per la sicurezza della Repubblica, che diventerà permanente) ha parlato dell’emergenza sbarchi, mostrando ottimismo: «Abbiamo avuto nel corso dell’anno un trend che segnava il 300%, oggi la curva si è abbassata: questo segnala un calo della curva di crescita che ci incoraggia». Sulla stessa linea il sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha sottolineato: «Dall’inizio dell’anno al 28 agosto si è registrato un aumento del 103% degli arrivi via mare rispetto allo stesso periodo dello scorso anno», ma «la lettura dei numeri - oggettivamente preoccupanti - non può però non far vedere la dinamica degli arrivi stessi che ha conosciuto un picco nel mese di maggio e poi un abbassamento».
Novità, infine, anche sul fronte delle riforme: «Il ministro Casellati», ha annunciato il premier, «è pronta con una proposta che centra i due obiettivi che ci prefiggiamo: dare stabilità ai governi e far decidere ai cittadini chi debba governare. Sarà uno dei primi provvedimenti che vareremo».
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Cdm, Giorgia Meloni dura: «Superbonus disastro da 12 miliardi, ma taglieremo il cuneo fiscale». Oggi vertice contro il blocco dei veicoli. Migranti, convocato il Cisr. Giorgetti scettico sulla riforma del Patto Ue. Dpcm sulla rete.La Meloni indica la linea sulla manovra. Giorgetti: «Difficile che la riforma del Patto di stabilità arrivi entro fine anno».Lo speciale contiene due articoli.Dopo il cdm al rientro, il premier ha convocato il Comitato di sicurezza sui migranti. Sì al dpcm su Kkr-Tim. Giorgia Meloni attacca il Superbonus ma promette misure di sostegno ai redditi. Oggi vertice tecnico contro lo stop alle Euro 5. Giancarlo Giorgetti scettico sulla riforma del Patto di stabilità. Soldi per i lavoratori dello spettacolo.La questione del divieto di circolazione per i veicoli diesel Euro 5, che dovrebbe scattare il prossimo 15 settembre a Torino e in altri 75 Comuni del Piemonte, è stata affrontata ieri per la prima volta in Consiglio dei ministri. È stato il vicepremier Matteo Salvini a sollevare il problema, che sarà approfondito oggi nel corso di una riunione dei tecnici dei ministeri dei Trasporti e delle Infrastrutture (guidato da leader della Lega), dell’Ambiente e degli Affari europei. «Si tratta», ha detto Salvini, «di un dossier seguito anche dai colleghi Pichetto e Fitto. Già domani (oggi, ndr) ci saranno approfondimenti tecnici per evitare di danneggiare centinaia di migliaia di famiglie e lavoratori». «Il governo», hanno fatto sapere fonti del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, «è impegnato a scongiurare lo stop al divieto di circolazione per i veicoli diesel euro 5 in Piemonte dal prossimo 15 settembre. L’obiettivo è scongiurare un provvedimento ritenuto l’ennesima forzatura europea a proposito di soluzioni green, una scelta che non migliorerà l’ambiente ma causerà grossi problemi a centinaia di migliaia di famiglie e lavoratori». Il provvedimento, adottato dalla giunta regionale del Piemonte, guidata dal presidente Alberto Cirio, cumulato con gli altri divieti già in vigore farebbe salire a 650.000 il totale dei veicoli costretti a restare fermi dalle ore 8 alle 19 dal lunedì al venerdì per quel che riguarda i mezzi adibiti al trasporto di persone e con omologazione fino a Euro 5 compresa e per tutte le 24 ore di tutti i giorni, compresi i festivi, per i motoveicoli con classe d’inquinamento fino a Euro 1. Una batosta che andrebbe a colpire famiglie e lavoratori, soprattutto le fasce sociali più deboli, che possiedono vetture più vecchie. La decisione della giunta regionale piemontese, a guida centrodestra, è stata per certi aspetti obbligata. Non procedere con lo stop, infatti, esporrebbe gli amministratori regionali al concreto rischio di finire sotto inchiesta. Lo scorso 21 luglio, ricordiamolo, la Procura di Torino ha notificato un avviso di chiusura indagini agli ex sindaci di Torino Chiara Appendino e Piero Fassino, all’ex governatore Sergio Chiamparino, agli ex assessori comunali torinesi Enzo La Volta, Stefania Giannuzzi e Alberto Unia e all’ex assessore regionale Alberto Varmaggia: il reato ipotizzato, per il quale rischiano il rinvio a giudizio, è inquinamento colposo. Secondo l’accusa, i destinatari dell’avviso non avrebbero preso i dovuti provvedimenti in materia di contenimento dell’inquinamento, in particolare dello smog. Gli attuali vertici della Regione Piemonte sono rimasti esclusi dal provvedimento poiché l’inchiesta riguarda un periodo che va dal 2015 al 2019. Il problema è spinoso, e non sembra convincente come rimedio l’esclusione dal blocco della circolazione delle auto che montano un «Move in», una «scatola nera» che permette di verificare il numero di chilometri percorsi, e che consente così di usufruire di un «bonus» di 9.000 chilometri l’anno per le auto private e di 11.000 per i veicoli commerciali. Mentre il governo studia come poter risolvere il problema c’è il primo sindaco che si «ribella»: si tratta di Silvia Marchionini, primo cittadino di Verbania, esponente del Pd: «Come amministrazione comunale di Verbania», sottolinea la Marchionini, «stante questa situazione, non adotteremo per ora nessuna ordinanza in applicazione di una delibera regionale pasticciata. La misura adottata dalla giunta regionale di centrodestra del Piemonte del presidente Cirio, che prevede il divieto di circolazione dal 15 settembre allargato alle auto diesel euro 5, in molti centri del Piemonte, va sospesa. È intempestiva e a pagarne le conseguenze saranno i lavoratori e i cittadini delle fasce economicamente più deboli». In Consiglio dei ministri non si è discusso invece dei nuovo decreti sicurezza annunciati da Salvini per contrastare la crescita dell’immigrazione clandestina, ma al termine si è riunito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica per affrontare la questione: il Cisr resterà operativo in maniera permanente. Approvata infine l’indennità di discontinuità per il lavoratori dello spettacolo: autonomi, co.co.co. e subordinati a tempo determinato, circa 21.000 persone, potranno beneficiare di un’indennità legata alla loro «discontinuità» lavorativa che avrà un valore, in media, di circa 1.500 euro «Lo schema di decreto legislativo varato dal Consiglio dei ministri», ha commentato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, «ha un’importanza grandissima e rappresenta una norma di giustizia sociale da troppi anni attesa. Siamo riusciti, in tempi rapidissimi, a dare seguito alla nostra promessa di intervenire per tutelare una delle categorie più esposte e che da tempo reclamava un intervento. Abbiamo voluto occuparci delle tante lavoratrici e lavoratori dello spettacolo che non sono sui palchi», ha aggiunto Sangiuliano, «che non hanno visibilità, ma il cui lavoro oscuro è indispensabile e consente a questi momenti di cultura di realizzarsi».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cdm-meloni-manovra-2664587570.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="taglieremo-il-cuneo-superbonus-disastro-truffe-da-12-miliardi" data-post-id="2664587570" data-published-at="1693304456" data-use-pagination="False"> «Taglieremo il cuneo. Superbonus disastro, truffe da 12 miliardi» Un cdm con tanta carne al fuoco. La riunione dell’esecutivo di ieri è stata quella che ha sancito il rientro del governo alla piena attività, dopo la pausa estiva, e soprattutto ha consentito al premier Giorgia Meloni di dare la linea. Ovviamente, i temi più caldi sono la legge di bilancio, l’immigrazione illegale e l’emergenza sicurezza. La scadenza più urgente è la manovra. «L’anno scorso», ha detto la Meloni, «abbiamo vissuto un momento di eccezionalità: il governo si è insediato il 25 ottobre e abbiamo dovuto scrivere la legge di bilancio in pochissimo tempo, e sulla base di emergenze che dovevamo affrontare, prima tra tutte quella energetica, che ha assorbito due terzi della manovra. Una scelta che ha consentito di mettere in sicurezza famiglie e imprese, il nostro tessuto produttivo. Questo non ci ha impedito di lanciare alcuni segnali importanti e di tracciare una direzione: penso al taglio del cuneo fiscale o alle risorse che abbiamo scelto di destinare alla famiglia, a partire dall’aumento dell’assegno unico. Misure che hanno tracciato una direzione. Direzione che ora dobbiamo consolidare e rafforzare». Detto questo, la Meloni non ha mancato di indicare i capisaldi della manovra che dovrà «supportare la crescita, aiutare le fasce più deboli, dare slancio a chi produce e mettere soldi in tasca a famiglie e imprese. Finora abbiamo conseguito risultati molto importanti, superiori a quelli della Germania e della Francia, i mercati hanno premiato le nostre scelte, lo spread è basso, i dati sull’occupazione sono ottimi, il Pil nel primo semestre ha sorpreso tutti gli analisti, l’andamento delle entrate fiscali è positivo. Ma dobbiamo tenere i piedi ben piantati a terra. Tutti gli osservatori ci dicono che la congiuntura si sta facendo più difficile, a partire dal rallentamento dell’economia tedesca che si ripercuote in tutta Europa e sul nostro tessuto industriale. Quindi le risorse disponibili devono essere usate con la massima attenzione». Il premier è poi entrato più nel dettaglio della road map: «La prima scadenza che abbiamo davanti è quella del 27 settembre. Entro quella data dovremo presentare alle Camere la Nadef, la Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza, il documento di riferimento per lo scenario macroeconomico che ci servirà per indirizzare il nostro lavoro. È un documento importante che descriverà in che modo vogliamo orientare la nostra azione. È un governo che è stato scelto dagli italiani anche per fare scelte di rottura con il passato, per cambiare direzione e rompere quello status quo che abbiamo ereditato». Ovvero, «una manovra incentrata sulle famiglie, sulla lotta alla denatalità e sui sostegni alle fasce deboli. È un lavoro complesso», ha concluso, «me ne rendo conto, ma dobbiamo avere il coraggio di farlo». A rendere tutto più difficile, l’eredità dei passati governi. «Stiamo pagando in maniera pesante il disastro del Superbonus 110%», ha detto la Meloni, «e invito Giorgetti a illustrarci i numeri di questa tragedia contabile che pesa sulle spalle di tutti gli italiani. Nel complesso dei bonus edilizi introdotti dal governo Conte 2, compreso il bonus facciate, i documenti dell’Agenzia delle entrate ci dicono esserci più di 12 miliardi di irregolarità». All’inizio della riunione il presidente del Consiglio ha avuto anche occasione di annunciare una sua prossima visita a Caivano, teatro dello stupro di gruppo ai danni di due cugine minorenni, per manifestare la propria sensibilità sul tema della sicurezza. Nella conferenza stampa che è seguita al Consiglio dei ministri, hanno parlato tra gli altri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e quello dell’Interno Matteo Piantedosi. Il primo ha tenuto a sottolineare che «l’ammontare della manovra dipenderà anche da fattori di tipo europeo, a metà mese discuteremo, forse troveremo un accordo forse no, sulle nuove regole di bilancio Ue», per poi aggiungere: «Sul Patto di stabilità è più probabile che non si arrivi all’accordo per fine anno». Invece Piantedosi, che ha presenziato dopo il cdm a una riunione del Cisr (Comitato per la sicurezza della Repubblica, che diventerà permanente) ha parlato dell’emergenza sbarchi, mostrando ottimismo: «Abbiamo avuto nel corso dell’anno un trend che segnava il 300%, oggi la curva si è abbassata: questo segnala un calo della curva di crescita che ci incoraggia». Sulla stessa linea il sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha sottolineato: «Dall’inizio dell’anno al 28 agosto si è registrato un aumento del 103% degli arrivi via mare rispetto allo stesso periodo dello scorso anno», ma «la lettura dei numeri - oggettivamente preoccupanti - non può però non far vedere la dinamica degli arrivi stessi che ha conosciuto un picco nel mese di maggio e poi un abbassamento». Novità, infine, anche sul fronte delle riforme: «Il ministro Casellati», ha annunciato il premier, «è pronta con una proposta che centra i due obiettivi che ci prefiggiamo: dare stabilità ai governi e far decidere ai cittadini chi debba governare. Sarà uno dei primi provvedimenti che vareremo».
George Soros (Ansa)
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo aveva già annunciato a fine agosto, accusando Soros e suo figlio Alex di sostenere proteste violente negli Stati Uniti. «Non permetteremo più a questi lunatici di fare a pezzi l’America, Soros e il suo gruppo di psicopatici hanno causato gravi danni al nostro Paese. Fate attenzione, vi stiamo osservando!», aveva avvisato Trump. A fine settembre 2025, il presidente Usa ha firmato un memorandum presidenziale che esortava le agenzie federali a «identificare e smantellare» le reti finanziarie presumibilmente a sostegno della violenza politica. Oggi, la lotta al «filantropo» che sostiene attivamente molti gruppi di protesta ha fatto un salto di qualità: secondo quanto annunciato da Jeanine Pirro, procuratore degli Stati Uniti nel distretto di Columbia, la Osf potrebbe essere equiparata a un’organizzazione terroristica ai sensi del Rico Act (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act) e i conti correnti collegati a Soros potrebbero essere congelati, innescando un feroce dibattito sui finanziamenti alle attività politiche, la libertà di parola e la sicurezza nazionale.
Trump ha citato esplicitamente George Soros e Reid Hoffman (co-fondatore di LinkedIn e PayPal, attivista democratico e assiduo frequentatore delle riunioni del Gruppo Bildeberg) come «potenziali sostenitori finanziari dei disordini che hanno preso di mira l’applicazione federale delle politiche migratorie americane (“Ice operations”)». L’accusa principale di Trump è che le reti di potere che fanno capo a ricchi donatori allineati ai democratici stiano indirettamente finanziando gruppi «antifa» e soggetti coinvolti a vario titolo in scontri, danni alla proprietà privata e attacchi mirati alle operazioni contro l’immigrazione clandestina. L’obiettivo del governo non sarebbero, dunque, soltanto i cittadini che commettono crimini, ma anche l’infrastruttura a monte: donatori, organizzazioni, sponsor fiscali e qualsiasi entità che si presume stia foraggiando la violenza politica organizzata.
L’ipotesi di Trump, in effetti, non è così peregrina: da anni in America e in Europa piccoli gruppi di anonimi attivisti del clima (in Italia, Ultima Generazione, che blocca autostrade e imbratta opere d’arte e monumenti), sono in realtà strutturati all’interno di una rete internazionale (la A22), coordinata e sovvenzionata da una «holding» globale, il Cef (Climate Emergency Fund, organizzazione non-profit con sede nell’esclusiva Beverly Hills), che finanzia gli attivisti protagonisti di azioni di protesta radicale ed è a sua volta sostenuta da donatori privati, il 90% dei quali sono miliardari come Soros o Bill Gates. E se è questo il sistema che ruota intorno al Cef per il clima, lo stesso schema delle «matrioske» è stato adottato anche da altre organizzazioni che, sulla carta, oggi difendono «i diritti civili» o «la disinformazione e le fake news» (la cupola dei cosiddetti fact-checker che fa capo al Poynter Institute, ad esempio, orienta l’opinione pubblica e i legislatori in maniera spesso confacente ai propri interessi ed è finanziata anche da Soros), domani chissà.
Secondo gli oppositori di Trump, trattare gli «Antifa» come un gruppo terroristico convenzionale solleva ostacoli costituzionali che toccano la libertà di espressione tutelata dal Primo emendamento e l’attività di protesta. Ma il presidente tira dritto e intende coinvolgere tutto il governo: Dipartimento di Giustizia, Dhs (Dipartimento di sicurezza interna), Fbi, Tesoro e Irs (Internal Revenue Service), l’agenzia federale responsabile della riscossione delle tasse negli Stati Uniti. Sì, perché spesso dietro questi piccoli gruppi ci sono macchine da soldi, che ufficialmente raccolgono donazioni dai privati cittadini, ma per poche migliaia di dollari: il grosso dei finanziamenti proviene dai cosiddetti «filantropi» ed è disciplinato ai sensi della Section 501(c) che esenta dalle tasse le presunte «charitable contributions», ovvero le donazioni fatte dai miliardari progressisti a organizzazioni non profit qualificate. Per le azioni di disobbedienza civile contro le politiche climatiche, ad esempio, si sono mobilitati Trevor Neilson, ex strettissimo collaboratore di Bill Gates, ma anche Aileen Getty, figlia di John Paul Getty II dell’omonima compagnia petrolifera, e Rory Kennedy, figlia di Bob Kennedy: tutti, inesorabilmente, schierati con il Partito democratico americano.
In Italia, le azioni annunciate contro Soros sarebbero un brutto colpo per Bonino, Magi & Co., che sono legittimamente riusciti - chiedendo e ricevendo i contributi direttamente sui conti dei mandatari elettorali - a schivare il divieto ai partiti politici, stabilito dalla legge italiana, di ricevere finanziamenti da «persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero non assoggettate a obblighi fiscali in Italia» e di accettare donazioni superiori ai 100.000 euro.
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Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.
John Logie Baird (a destra) durante una dimostrazione del suo apparecchio televisivo (Getty Images)
Baird, nato nel 1888 in Scozia, era un inventore per passione. Estroso sin dall’infanzia pur minato da una salute cagionevole, si specializzò nel campo dell’ingegneria elettrica. Dopo l’interruzione degli studi a causa della Grande Guerra, lavorò per la locale società elettrica «Clyde Valley Electrical Company» prima di diventare piccolo imprenditore nello stesso settore. Il sogno di trasmettere suoni e immagini a distanza per mezzo di cavi elettrici era il sogno di molti ricercatori dell’epoca, che anche Baird perseguì fin da giovanissimo, quando realizzò da solo una linea telefonica per comunicare con le camerette degli amici che abitavano nella sua via. La chiave di volta per l’invenzione del primo televisore arrivò nei primi anni Venti, quando l’inventore scozzese sfruttò a sua volta un dispositivo nato quarant’anni prima. Si trattava dell’apparecchio noto come «disco di Nipkow», dal nome del suo inventore Paul Gottlieb Nipkow che lo brevettò nel 1883. Questo consisteva in un disco rotante ligneo dove erano praticati fori disposti a spirale che, girando rapidamente di fronte ad un’immagine illuminata, la scomponevano in linee come un rudimentale scanner. La rotazione del disco generava un segnale luminoso variabile, che Baird fu in grado di tradurre in una serie di impulsi elettrici differenziati a seconda dell’intensità luminosa generata dall’effetto dei fori. La trasmissione degli impulsi avveniva per mezzo di una cellula fotoelettrica, che traduceva il segnale e lo inviava ad una linea elettrica, al termine della quale stava un apparecchio ricevente del tutto simile a quello trasmittente dove il disco di Nipkow, ricevuto l’impulso, girava allo stesso modo di quello del televisore che aveva catturato l’immagine. L’apparecchio ricevente era dotato di un vetro temperato che, colpito dagli impulsi luminosi del disco rotante, riproduceva l’immagine trasmessa elettricamente con una definizione di 30 linee. John Logie Baird riuscì per la prima volta a riprodurre l’immagine tra due apparecchi nel suo laboratorio nel 1924 utilizzando la maschera di un burattino ventriloquo truccata e fortemente illuminata, condizione necessaria per la trasmissione di un’immagine minimamente leggibile. La prima televisione elettromeccanica a distanza fu presentata da Baird il 26 gennaio 1926 a Londra di fronte ad un comitato di scienziati. Gli apparecchi furono sistemati in due stanze separate e Baird mosse la testa del manichino «Stooky Bill», che comparve simultaneamente sul vetro retroilluminato dell’apparecchio ricevente riproducendo fedelmente i movimenti. Anche se poco definita, quella primissima trasmissione televisiva segnò un punto di svolta. L’esperimento fece molta impressione negli ambienti scientifici inglesi, che nei mesi successivi assistettero ad altre dimostrazioni durante le quali fu usato per la prima volta un uomo in carne ed ossa, il fattorino di Baird William Edward Taynton, che può essere considerato il primo attore televisivo della storia.
Tra il 1926 e la fine del decennio l’invenzione di Baird ebbe larga eco, ed il suo sistema fu alla base delle prime trasmissioni della BBC iniziate nel 1929. Il sistema elettromeccanico tuttavia aveva grandi limiti. Il disco di Nipkow impediva la crescita della definizione e la meccanica era rumorosa e fragile. Il sistema Baird fu abbandonato negli anni Trenta con la nascita della televisione elettronica basata sull’utilizzo del tubo catodico.
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