Copy of Pur di castigare i renitenti, mandano gli ospedali in tilt

Copy of Pur di castigare i renitenti, mandano gli ospedali in tilt
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I medici veneti rifiutano il rientro dei non inoculati per motivi «morali». L’unica ossessione è rifilare a tutti la quarta dose.

Da giorni non si ode altro che lo stridore degli ingranaggi dentati: la macchina è ripartita, con qualche mese d’anticipo sulla tabella di marcia. Per la gioia delle virostar in astinenza da riflettori, la curva dell’allarmismo è in spaventosa crescita. Sono riapparsi i titoli di giornale al cardiopalma, i tweet dei catastrofisti compiaciuti, gli editoriali contro gli italiani irresponsabili e - veleno nella coda - le manfrine sulle nuove dosi di vaccino da inoculare assolutamente. Dall’alto dei suoi palazzi a Babilonia, la Cattedrale sanitaria ha inviato un nuovo, angosciante dispaccio. «Anche le persone dai 60 anni e quelle vulnerabili di qualsiasi età dovrebbero ricevere una seconda dose di booster, se i tassi di infezione aumentano come stanno facendo», dichiara l’Agenzia europea per i medicinali (Ema). Quale sia il problema è noto: appena 1,3 milioni di italiani hanno accettato di sottoporsi alla quarta dose, dunque l’Italia deve ancora smaltire circa 3,5 milioni di fiale. I dati dell’Istituto superiore di sanità diffusi nei giorni scorsi mostrano che fra un non vaccinato e un terzodosato l’incidenza del virus è sostanzialmente uguale, e l’approvazione del tanto celebrato «nuovo vaccino» è attesa per settembre. Ma il mantra è sempre il medesimo: dovete vaccinarvi a ripetizione perché i contagi aumentano. Se prima la quarta dose era raccomandata agli over 80, adesso siamo già scesi alla fascia over 60 e ai fragili. Inoltre, sempre dall’Ema arriva la voce secondo cui a settembre sarà sdoganata la puntura per i bambini da sei mesi a sei anni.

Tutto come prima, tutto come sempre. Stesse gabbie mentali, stessi meccanismi automatici, stessa indifferenza per la realtà: nonostante gli appelli di esperti e dirigenti sanitari, nonostante le evidenze numeriche, dei fatti semplicemente non si tiene conto. Da giorni lo scriviamo: dagli ospedali di tutta Italia arrivano allarmi sulla carenza di personale e sui disagi creati nei reparti dall’ossessione del tracciamento. Vincenzo De Luca, con il consueto pathos, è stato molto chiaro: «Oggi la situazione degli ospedali è drammatica. Intanto perché c’è una parte di personale medico che è contagiato. Poi siamo nel pieno del piano ferie per il personale, che è stremato e non ce la fa più. Tra ferie, pensionamenti e personale contagiato, noi facciamo fatica a reggere i reparti ordinari», ha detto il governatore campano, che ha deciso di reagire in autonomia: «Nelle riunioni fatte con i direttori generali abbiamo deciso che gli asintomatici vengano ricoverati nei reparti ordinari, altrimenti dobbiamo chiudere i reparti come un anno fa, creando problemi per altre patologie», continua De Luca. «Ma quando portiamo positivi nei reparti, scatta un problema di responsabilità del personale medico. Anche qui il ministero dovrebbe definire un protocollo con il quale si stabilisce che il positivo asintomatico, magari in maniera più riservata, venga accolto nei reparti ordinari. Perché se portiamo un positivo nel reparto ordinario e si contagia il paziente accanto, chi ne risponde? Ma siamo in questa situazione: o chiudiamo i reparti, o dobbiamo portare una quota di asintomatici nei reparti ordinari, ma dando garanzie di serenità al personale medico, non potendo esporre a livello personale a responsabilità anche di altro tipo».

Al di là dell’enfasi con cui queste frasi sono state pronunciate, non c’è dubbio sul fatto che il quadro della situazione sia corrispondente al vero. Del resto anche dal Friuli Venezia Giulia, e dall’Emilia Romagna sono arrivati messaggi del tutto analoghi, e non certo provenienti da pericolosi terrapiattisti. A Roma l’Ares 118 ha dovuto addirittura richiedere l’intervento dell’esercito per carenza di ambulanze e sovraffollamento dei reparti di pronto soccorso (qui non c’entra solo il Covid, ma anche il caldo, però il tema della mancanza di professionisti è sempre lì).

Che a creare il disastro siano le regole assurde e la fissazione sul «rischio zero», dunque, è abbastanza evidente. Ma il sistema medico-politico sembra avere paura di ammetterlo, non riesce a rompere la prigione mentale in cui si è rinchiuso da solo negli ultimi anni. Eloquente, a questo proposito, ciò che ha dichiarato ieri alla Stampa Dario Manfellotto, presidente della Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi). Egli non arriva mai a violare le regole del «sanitariamente corretto», ma dalle sue parole si comprende facilmente quali siano i bubboni più dolenti. «Se un paziente risulta positivo al tampone di ingresso o a quelli periodici di controllo», dice Manfellotto, «deve essere isolato anche se è del tutto asintomatico e ha bisogno dell’assistenza ospedaliera perché magari ha una frattura». Secondo un’inchiesta realizzata dalla stessa Fadoi, «il 57% degli ospedali ha difficoltà a isolare gli asintomatici e il 29% non riesce a organizzare sistemazioni sicure col rischio di contagiare i non Covid nel 50% dei casi. L’isolamento comporta comunque la perdita di altri posti letto». Ne consegue che «il 64% degli ospedali deve rinviare un numero rilevante di ricoveri programmati, il 7% li ha sospesi del tutto».

Sono percentuali disgustose, queste, perché dipendono dall’inefficienza della politica e, soprattutto, dall’ideologia. Se la grandissima maggioranza dei positivi è asintomatica, perché diamine non si può smettere di fare tamponi a tappeto? Lo chiedono i medici, lo chiedono i dirigenti, lo chiedono alcuni presidenti di Regione. Ma il ministero su questo tace. E così non solo gli ospedali collassano, ma vengono a mancare i medici: come nota Manfellotto, «ovunque ci sono problemi di organico a causa di operatori positivi».

A rendere ancora più grave la carenza di sanitari, ovviamente, c’è pure l’allucinante ostinazione delle istituzioni nella persecuzione dei professionisti non vaccinati. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, non è mai stato tenero con i renitenti all’iniezione. Eppure persino lui, tramite il Gazzettino, ha suggerito di farli tornare all’opera: «La loro pena l’hanno espiata, si faccia un ragionamento serio sul loro reintegro». Ebbene, ieri è arrivata - sullo stesso giornale - la risposta dell’Ordine dei medici di Venezia, quello che in teoria dovrebbe tutelare i dottori, e non vessarli. «Dal punto di vista morale riabilitare il personale che ha rifiutato la vaccinazione Covid sarebbe un messaggio pessimo per l’assoluta maggioranza di coloro che hanno rispettato e che rispettano le leggi e per le istituzioni che sono state deputate a farle rispettare», ha detto Giovanni Leoni, presidente della Federazione Cimo-Fesmed Veneto (il sindacato ospedaliero) e presidente dell’Ordine dei medici di Venezia.

Che sia il Partito democratico a sostenere certe posizioni, purtroppo, non stupisce. Ma che sindacato e ordine insistano a voler privare del lavoro e dello stipendio migliaia di persone è agghiacciante. Gli ospedali rischiano il tracollo e questi che dicono? Che non si può far lavorare un professionista sano perché bisogna continuare a «punire i no vax». Si dichiarano sostenitori della scienza, eppure proseguono a tirare in ballo «la morale», si fanno guidare dall’odio politico. Tenete a mente i numeri: 64% degli ospedali costretti a rinviare i ricoveri, 7% costretti a sospenderli. Ma non li si può aiutare togliendo i tamponi e reintegrando i non vaccinati perché la Cattedrale sanitaria non vuole.

Per la loro ideologia, dobbiamo soffrire noi.

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