
Caro Andrea Delmastro, le scrivo questa cartolina perché qui fioccano le richieste: c’è chi vorrebbe aprire con lei un ristorante di pesce (Merluzzeria d’Italia), chi un ristorante vegetariano (Cavoleria d’Italia) e chi una pasticceria (Zuccotteria d’Italia). Si tratta, ovviamente, di persone sconosciute, ma sappiamo che lei non si fa problemi a entrare in società col primo che passa. Soprattutto con la prima che passa, fosse anche essa la figlia dell’uomo del clan mafioso. Pure il tempo, a quanto pare, non le manca. Noi pensavamo che un sottosegretario alla Giustizia non avesse un minuto per pensare ad altro.
Invece no, lei è riuscito a dedicarsi persino al ristorante Bisteccheria d’Italia. E allora perché non replicare l’esperimento? L’ideale sarebbe una norcineria, magari aperta con una parente di qualche boss al 41 bis. Ovviamente si chiamerà Salami d’Italia. Quello che però non capiamo è come mai lei, avendo tutto quel tempo a disposizione, non ne abbia dedicato un po’ a capire chi erano i suoi compagni di avventura gastronomica. Cioè a capire chi entrava con lei nella società che gestisce la Bisteccheria d’Italia (società che è stata battezzata «5 forchette srl» tanto per segnare il distacco dalla solita politica del magna magna). Noi crediamo fermamente alla sua buonafede e al fatto che lei lotta contro la mafia senza tregua e senza quartiere, tanto da vivere sotto scorta. Ma com’è, allora, che un sottosegretario così avveduto e battagliero non si è informato delle persone con cui andava a cucinare le bistecche? Non so se nel menù del ristorante, in mezzo a tutta quella carne, sia previsto anche il pollo. Ma fra i soci del ristorante sì. E avere al ministero della Giustizia un pollo è un pericolo. Per lei. E per noi.
Vede, caro Delmastro, noi l’abbiamo sempre difesa anche nelle sue imprese più spericolate. È stato condannato per violazione del segreto d’ufficio sul caso Cospito, e l’abbiamo difesa. È stato accusato per quel Capodanno pistolero con il ferimento dell’agente della sua scorta, e l’abbiamo difesa. È finito nella bufera per aver detto di «non voler far respirare i criminali», e l’abbiamo difesa. S’è fatto fotografare con una sigaretta in bocca sotto il cartello «vietato fumare», e l’abbiamo difesa. Ora però siamo costretti a difenderla da sé stesso: se da sottosegretario lei pensa che sia normale entrare in una società senza sapere chi sono i soci, beh, forse è meglio per lei che si dedichi davvero alle bistecche. A tempo pieno, però. Lo so che per lei sarebbe una rinuncia dolorosa. Respira politica fin da quando era bambino. Figlio di Sandro, ex deputato di Alleanza nazionale, a 16 anni era già segretario provinciale del Fronte della Gioventù, a 19 esordiva come consigliere di circoscrizione, da otto anni è deputato e da tre e mezzo sottosegretario. Ma possibile che, con tutta questa esperienza, non abbia ancora capito che le istituzioni sono più importanti delle forchette? Può essere che le notizie sulla Bisteccheria siano state fatte circolare in modo strumentale, ma purtroppo per lei sono drammaticamente vere. Perciò ci permettiamo di scriverle questa cartolina. Perché, in attesa di scoprire di chi è la manina, abbiamo capito di chi è il cervellino.






