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Le origini del nostro Carnevale si perdono nella notte dei tempi

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Le origini del nostro Carnevale si perdono nella notte dei tempi
Il Carnevale di Viareggio (iStock)
  • Il Carnevale italiano affonda le sue radici in antichi riti pagani, dai lupercalia romani ai riti dionisiaci e saturnali, intrecciando tradizioni di fertilità, maschere e trasgressione. La festa, legata al ciclo morte-resurrezione e alla purificazione pre-quaresimale, conserva tracce di celebrazioni mediterranee e orientali, influenzando il teatro, le maschere e i carri allegorici odierni.
  • Da Venezia, con le sue maschere storiche e il clou sul Canal Grande, a Viareggio e i suoi maestosi carri allegorici, fino a Fano, Cento, Putignano, Mamoiada, Oristano, Ivrea e Acireale: l’Italia offre un panorama di feste in maschera e sfilate unico, tra tradizione, satira e spettacolo popolare, con appuntamenti imperdibili in ogni regione.
  • A Carnevale in Italia si celebra la dolcezza fritta: dai cenci toscani alle frappe, dalle frittelle di mele ai dolci regionali come castagnole, struffoli, cartellate e graffe napoletane. A completare la festa, i passiti e vini dolci da ogni regione, selezionati per accompagnare i dessert tipici e rendere omaggio alla tradizione enogastronomica italiana.

Lo speciale contiene tre articoli.

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«Fight Club» e social, trappola per i giovani: serve un bagno di realtà
Una scena dal film «Fight Club» (20th Century Fox)
Nel 1996 usciva «Fight Club». Nel bestseller di Chuck Palahniuk, giovani uomini provavano a fuggire dalla mediocrità picchiandosi. Oggi è ancora peggio: contro la solitudine i ragazzi scelgono la violenza, ma tramite il Web, alienandosi ancor di più dalla realtà.

«Ho pensato: ok, siamo entrati in un periodo di azione radicale. E vedremo un periodo di attacchi, rapimenti e cose terribili compiute da lupi solitari. Forse anche qualche attentato dinamitardo. E poi ci sono le sette. In questo momento, i giovani sono davvero suscettibili a diversi modelli sociali. Vedo le sette come il fenomeno principale. Le vedo come un settore in forte crescita. Sette segrete».

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Report sull’islamizzazione in atto. Mille aree «vietate» agli europei
La banlieue di Molenbeek, in Belgio (Ansa)
Un nuovo studio rivela che in queste zone le percentuali di stupro e rapine sono più alte rispetto alla media. Qui si forma il «separatismo islamico» che mette la sharia davanti a tutto. Ed è qui che la sinistra cerca voti.

I cadaveri provocati dalla strage di Charlie Hebdo sono ancora caldi quando l’emittente americana Fox News parla per la prima volta di «zone islamiche off-limits». Le autorità francesi negano che esistano. Quel termine è politicamente scorretto e, soprattutto, indica un problema che c’è anche se non lo si vuol vedere. Tuttavia, è proprio dalle «no go zone» di Parigi e Bruxelles che il terrorismo islamico tornerà più volte a colpire l’Europa.

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La missione in corso fino all’11 aprile vuole creare l’avamposto di una nuova economia. La geopolitica si estende nello Spazio.

Oltre 50 milioni di spettatori la notte del primo aprile hanno seguito online il lancio della missione Artemis 2, la prima del ventunesimo secolo diretta verso la Luna con equipaggio umano. Anche se la capsula Orion non entrerà nell’orbita del nostro satellite naturale ma le girerà attorno, questo volo validerà sistemi e procedure per i prossimi voli come fecero gli uomini di Apollo 8. Tutto per riportare presto l’umanità dove non mette piede dal 1972, ovvero dalla fine del programma spaziale conclusosi con Apollo 17.

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Netanyahu l’aveva proposto per eludere le rotte di Hormuz e Bab el-Mandeb. Ora, le monarchie sunnite starebbero rivalutando il corridoio dall’India all’Europa. Passando per Israele ed evitando il Mar Rosso.

Le carte le aveva scoperte, giusto due settimane fa, Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano sosteneva che, per evitare le insidie di Hormuz e quelle dell’altro Stretto, Bab el-Mandeb, tenuto in scacco dagli Huthi, petrolio e gas dei Paesi del Golfo avrebbero dovuto transitare sulla direttrice Est-Ovest, attraverso la penisola arabica, fino a sboccare nei porti mediterranei dello Stato ebraico. Adesso sembra che i produttori di oro nero, su quella proposta, stiano facendo più di un pensierino.

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