Il dissenso del Colle non ferma lo stop alla carne sintetica. Coldiretti esulta

Una giornata convulsa fuori e dentro il Parlamento, che ha vissuto anche momenti di tensione ma che per milioni di allevatori e agricoltori italiani si è chiusa con un lieto fine. Che però sa molto di provvisorio, a causa della nota tendenza dell’Europa a scavalcare le legislazioni nazionali. Stiamo parlando del divieto di produrre e immettere sul mercato nel nostro Paese la cosiddetta «carne sintetica», vale a dire la carne creata in laboratorio. Ieri infatti la Camera ha dato il via libera definitivo alla legge che introduce il divieto con i voti favorevoli (159) del centrodestra, contrari (53) di +Europa, M5s e Avs e le astensioni di Azione, Italia viva e parte del Pd. Ma sulla decisione pesano come una spada di Damocle le idee della maggioranza che governa a Bruxelles, orientata invece a sviluppare il ricorso agli alimenti artificiali.
Non basta: su questo stesso provvedimento grava lo scetticismo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che potrebbe accompagnare la promulgazione della legge con dei rilievi che richiamano l’Italia agli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione europea o, nel caso più estremo, non firmare e rinviare la legge alle Camere per una nuova deliberazione con un testo modificato. L’ipotesi più probabile appare la prima, anche perché l’attuale capo dello Stato non ha utilizzato praticamente mai (salvo una volta) questo tipo di opzione. Resta comunque l’incertezza derivante dalle intenzioni della Commissione, e una tendenza che potrà essere arrestata solamente con un forte segnale dagli elettori alle prossime europee.
Una cosa però è certa, e cioè che gli italiani sono contrari ai cibi costruiti in laboratorio. Secondo un sondaggio di Coldiretti, il 74% dei nostri concittadini non vuole cibo artificiale. A rappresentare questa schiacciante maggioranza è andata in piazza proprio Coldiretti, i cui iscritti e rappresentanti - a partire dal presidente Ettore Prandini - hanno seguito le votazioni a largo Chigi, a pochi metri da Montecitorio e dalla sede del governo. Per mezza giornata Prandini e gli altri hanno aspettato con trepidazione, cercando di far comprendere ai cronisti presenti che la posta in gioco non è solamente la salute, ma anche la tutela delle filiere e di milioni di posti di lavoro. Quando l’emiciclo ha approvato il divieto, dalla piazza si è levato un boato: «Oggi è una giornata importante per l’Italia», ha commentato Prandini, «che diventa capofila a livello mondiale per quanto riguarda la salvaguardia e la tutela della salute dei nostri cittadini in nome della commercializzazione del cibo fatto in laboratorio. La battaglia», ha aggiunto, «si sposta in Europa dove l’Italia, che è leader mondiale nella qualità e sicurezza alimentare, ha il dovere di fare da apripista nelle politiche di tutela della salute dei cittadini». Per quanto riguarda l’aspetto economico e sociale del provvedimento, la Coldiretti Lombardia ha spiegato che se questa legge verrà confermata solo sul territorio di questa regione si salveranno «oltre 14 miliardi di valore delle produzioni agroalimentari», oltre naturalmente ai posti di lavoro.
Non sono mancati momenti di tensione: verso l’ora di pranzo una delegazione di +Europa, guidata da Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi, è andata di fronte all’ingresso di Palazzo Chigi a manifestare a favore del cibo sintetico con dei cartelli che davano dell’ignorante a chi manifestava per il divieto. A questo punto, Prandini è «scattato» dal presidio dei suoi scavalcando via del Corso per affrontare Della Vedova. Ne è seguito un faccia a faccia a dir poco teso (con tanto di intervento pacificatore delle Forze dell’ordine) che per gli esponenti di +Europa è stato però un’aggressione ai loro danni. Prandini ha dato una ricostruzione opposta: «Della Vedova ha strumentalizzato il racconto, per lui è opportunità di visibilità che altrimenti non avrebbe mai avuto. Non c’è stata alcuna aggressione nei suoi confronti, solo una piccola spinta nell’allontanarlo: possono testimoniarlo i video e le forze dell’ordine. Mi viene il dubbio che sia stato tutto orchestrato da lui. Questo è decadimento delle istituzioni, dovrebbe dimettersi dal Parlamento», ha detto a Ztl condotto da Francesco Borgonovo su Radio Giornale Radio. «Della Vedova si è recato verso la nostra manifestazione, vicino a Palazzo Chigi, e con atteggiamenti fortemente provocatori ha esibito dei cartelli con la scritta “coltivate ignoranza”. A quel punto sono andato verso di lui e gli ho detto quello che penso sulla sua figura e sulla sua attività di politico. Magi era lì con lui e provocava, invitandomi allo scontro fisico». Soddisfatto il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida: «Abbiamo grande rispetto dell’Ue», ha affermato, «abbiamo consegnato la nostra proposta a tutti i colleghi perché possano riflettere nei loro Parlamenti. Oggi l’Italia è la prima ma non è detto non arrivino altri».
Il tutto mentre un’altra piazza, quella della Cgil e della Uil, oggi si prende la scena per scioperare e manifestare contro il governo dopo una settimana di polemiche roventi ma dal sapore squisitamente politico, che sono culminate nella decisione del ministro dei Trasporti Matteo Salvini di inviare le lettere di precettazione per impedire che l’astensione dal lavoro durasse tutta la giornata, contravvenendo ai rilievi della commissione di garanzia sugli scioperi.






