- «Modernizzazione» della fede, benedizione dei gay, donne prete, sinodalità e pentimento: Francesco non risponde alle domande avanzate da altrettanti porporati conservatori. E intanto plasma il nuovo Concistoro con 21 nomine in una piazza San Pietro deserta.
- Giovedì tavola rotonda per pochi intimi con, addirittura, chi predica le culle vuote.
Lo speciale contiene due articoli.
Di dubia in dubia. Potrebbe essere questo un titolo con cui descrivere il pontificato di Francesco che, ancora una volta, alle porte del cosiddetto Sinodo sul sinodo che si aprirà domani a Roma, deve affrontare dei dubbi, delle domande di chiarimento, sotto forma di dubia posti da cardinali. Si tratta di domande formali portate al Papa e al dicastero per la Dottrina della Fede volte a suscitare una risposta «sì» o «no», domande che riguardano i nodi centrali del prossimo Sinodo, in particolare sull’insegnamento cattolico dello sviluppo della dottrina, sull’omosessualità, sulle donne prete.
Sono cinque i cardinali che hanno scritto al Papa lo scorso 10 luglio: Walter Brandmüller, tedesco, ex storico del Vaticano; Raymond Burke, Stati Uniti, già capo della Corte suprema vaticana; Juan Sandoval, Messico, arcivescovo in pensione di Guadalajara, Robert Sarah, Guinea, capo in pensione dell’ufficio liturgico del Vaticano; Joseph Zen, arcivescovo in pensione di Hong Kong. Due di questi, Brandmüller e Burke, erano parte del gruppo di quattro cardinali (gli altri erano Carlo Caffarra e Joachim Meisner, entrambi deceduti nel 2017) che nel 2016 presentarono altri dubia sui temi dell’esortazione apostolica Amoris laetitia e, in particolare, sull’accesso all’eucaristia dei divorziati risposati, una questione che accese il doppio Sinodo sulla famiglia del 2014 e 2015.
Alla missiva del 10 luglio scorso il Papa ha risposto, con una lettera piuttosto lunga (6-7 pagine), che è stata diffusa ieri pomeriggio tra i documenti dell’ex Sant’Uffizio oggi retto da un fedelissimo del Papa, il neo cardinale argentino Victor Manuel Fernandez. Ma i cinque cardinali, di quella risposta, non sono stati soddisfatti tanto che appunto il 21 agosto hanno riproposto al Papa i dubia in una nuova formulazione perché, ha scritto ieri il vaticanista Sandro Magister, «era parsa ai cinque cardinali tanto ridondante (sette fogli nell’originale in lingua spagnola) quanto vaga ed elusiva, ben lontana dal sciogliere i cinque dubia».
Il cardinale statunitense Raymond Burke ha dichiarato al National catholic register che «non si tratta di prendere posizione contro papa Francesco. Sarebbe un vero peccato se il dibattito si concentrasse sulla persona del Papa invece che sulle più gravi questioni dottrinali e disciplinari poste dall’imminente sessione del Sinodo dei vescovi».
Il primo dubbio sottoposto al Papa riguarda l’evoluzione della dottrina e l’affermazione fatta da alcuni vescovi secondo cui la rivelazione divina «va reinterpretata secondo i cambiamenti culturali del nostro tempo». Il Papa ha risposto dicendo che «i cambiamenti culturali e le nuove sfide della storia non modificano la Rivelazione, ma possono stimolarci a rendere più espliciti alcuni aspetti della sua straripante ricchezza». Cosa su cui i cinque sono d’accordo, ma la risposta «non ha centrato la nostra preoccupazione», e cioè che molti cristiani oggi sostengono che «i cambiamenti culturali e antropologici del nostro tempo dovrebbero spingere la Chiesa a insegnare il contrario di ciò che ha sempre insegnato».
Il secondo dubbio riguarda la possibilità di benedire le unioni omosessuali. Il Papa ha risposto che «non è opportuno che una diocesi, una Conferenza episcopale o qualsiasi altra struttura ecclesiale autorizzi costantemente e ufficialmente procedure o riti per ogni tipo di questione» e che occorre evitare «qualsiasi tipo di rito o sacramento che possa contraddire» la concezione della Chiesa sul matrimonio. Tuttavia, Francesco ha sottolineato che «non dobbiamo perdere la carità pastorale che deve permeare tutte le nostre decisioni e i nostri atteggiamenti». Secondo i cardinali dubbiosi anche questa risposta non coglierebbe il senso della loro domanda, ossia «che la benedizione delle coppie dello stesso sesso possa comunque creare confusione, non solo in quanto potrebbe farli sembrare analoghi al matrimonio, ma anche in quanto gli atti omosessuali verrebbero presentati praticamente come un bene, o almeno come il bene possibile che Dio chiede all’uomo nel suo cammino verso di Lui».
Il quarto dubbio è quello sulla possibilità di ordinare donne prete. Francesco ha risposto citando Giovanni Paolo II, che ha insegnato circa l’impossibilità di questa ordinazione e ha scritto che «non è una definizione dogmatica, eppure deve essere rispettata da tutti». Ma ai cinque cardinali, anche in questo caso, la risposta non è risultata soddisfacente, contestando la risposta del Papa secondo cui la questione «può ancora essere ulteriormente esplorata». Il terzo e il quinto dubbio riguardano rispettivamente il concetto di sinodalità, i cardinali vedono un rischio «democratizzazione» della Chiesa, e quello dell’assoluzione dei peccati senza pentimento. Sulla sinodalità Francesco ha risposto insistendo su una «dimensione sinodale della Chiesa» che includa tutti i fedeli laici, ma i cardinali si sono detti preoccupati che la «sinodalità» venga presentata come se «rappresentasse l’autorità suprema della Chiesa» in comunione con il Papa. Sull’assoluzione del penitente il Papa ha risposto confermando l’insegnamento del Concilio di Trento, ma anche in questo caso i cinque porporati hanno riformulato il loro dubbio in modo più stringente.
A un giorno dal primo round del Sinodo sulla sinodalità, in cui le spinte progressiste sono ben forti e posizionate, si ripropone quella polarizzazione che il Papa ha sempre detto di detestare, ma che poi nei fatti rispunta fuori a ogni occasione. Anche perché risulta alla Verità che, oltre ai cinque cardinali ci sarebbero altri cardinali e vescovi che preferiscono non comparire. Sempre una minoranza, forse, ma di certo un segno di quel fiume carsico che attraversa da tempo il collegio cardinalizio e i vescovi nel mondo.
A proposito di cardinali, proprio domenica in piazza San Pietro il Papa ha creato 21 nuove berrette rosse, tutte piuttosto fedeli alla linea di papa Bergoglio che ormai ha creato la stragrande maggioranza del collegio cardinalizio. Li ha presi dalle periferie e spesso «avanzati», che è un altro modo per dire liberal. La piazza, segno dei tempi, era desolatamente semi vuota.
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