2021-09-07
I camper del rave party di Viterbo arrivati scortati da Arma e polizia
C'è una nota della prefettura di Viterbo sul tavolo di Bruno Frattasi, capo di gabinetto del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, che farà molto discutere. Riguarda la genesi dell'ormai tristemente famoso rave party che si è svolto sulle rive del lago di Mezzano tra il 13 e il 19 agosto. La Procura della città dei Papi, guidata da Paolo Auriemma, è in attesa dell'informativa conclusiva sui fatti stilata dalla Questura. Nel frattempo noi, grazie a fonti ministeriali, abbiamo intercettato la nota prefettizia che svela come quel party, a cui parteciparono migliaia di amanti della musica elettronica e (anche) delle droghe, non sia stato un evento inaspettato e iniziato dal nulla. Anzi era stato monitorato e qualcuno, tra le forze dell'ordine, aveva provato pure a chiedere il blocco dell'afflusso di mezzi che, incolonnati, si stavano dirigendo dalla zona di Orbetello verso il luogo del rave, a cavallo tra Toscana e Lazio. Ma i militari avrebbero ricevuto come risposta che l'indicazione era quella di «monitorare il traffico e non di bloccarlo». Un ordine che, come vedremo, sarebbe arrivato da Roma.
Il fatto che l'emergenza sia scattata nel ponte di Ferragosto non ha aiutato. Infatti sembra che nelle rispettive sedi non ci fossero né i questori (i referenti locali per l'ordine e la sicurezza pubblici) di Grosseto (Matteo Ponziani) e Viterbo (Giancarlo Sant'Elia), né il prefetto di Grosseto, la neonominata (il 9 agosto scorso) Paola Berardino, figlia di Francesco Berardino (ex segretario generale del Cesis ed ex capo segreteria del capo della Polizia) e moglie del prefetto di Roma Matteo Piantedosi. A sostituirli i vicari. L'unico che pare non si fosse allontanato per le ferie era il prefetto di Viterbo Giovanni Bruno, ma anche il suo ufficio sarebbe stato informato a cose ormai compiute.
Veniamo alle carte. Secondo una ricostruzione dei carabinieri, citata nella nota in mano al capo di gabinetto, «il 14 agosto 2021, alle ore 0,20, la Centrale operativa della Compagnia di Orbetello (Grosseto) comunicava a quella della Compagnia di Tuscania (Viterbo) di essere impegnata, unitamente alla polizia stradale, nella scorta di una colonna di circa 40 camper verosimilmente diretti in Puglia, chiedendo la disponibilità a prenderli in carico al confine regionale». Poco dopo i carabinieri di Orbetello avrebbero comunicato ai colleghi di Tuscania che «i mezzi avevano deviato» e che quindi non c'era più «l'esigenza» di occuparsene, mentre gli uomini dell'Arma di Pitigliano (Grosseto) annunciavano che avrebbero preso loro «in carico la colonna».
Alle 0,30, nella nostra storia, compare un sedicente «ex frequentatore di rave party»: inizialmente contatta i carabinieri di Pitigliano e poi viene affidato ai militari di Tuscania. Il giovane fa riferimento a un possibile rave «organizzato in una località dell'Alto Lazio, verosimilmente lago di Mezzano, del quale avrebbe avuto a breve le coordinate». Quindi, in quel momento, è abbastanza chiaro che la carovana non è diretta in Puglia, ma che si fermerà molto prima. La centrale operativa di Tuscania incarica la pattuglia della stazione di Valentano, competente sul territorio del lago, di «verificare la notizia». La fonte, alle 0,59, invia ai carabinieri «le coordinate del luogo del possibile rave» e spiega che il ritardo è dovuto al fatto che «gli organizzatori, prima di condividere la posizione dell'evento» si vogliono assicurare «di aver già posizionato i mezzi pesanti e avviato la musica». Grazie a quelle indicazioni la pattuglia dei carabinieri della stazione di Valentano, dopo 40 minuti di ricerche, riesce «a individuare circa 100 mezzi (con gli impianti già montati e in funzione), in un campo isolato, lontano dalle principali vie di comunicazione, e una colonna di fari che, nel buio, dal Nord», dalla strada provinciale che conduce a Pantano (Grosseto), «si dirige nella zona». I carabinieri di Valentano invocano subito i «rinforzi», suggerendo ai colleghi di Tuscania di «interessare» della questione anche la centrale di Pitigliano, «dal cui territorio provengono i mezzi incolonnati». A quel punto l'Arma di Tuscania dispone «l'invio di altre pattuglie» e chiede a Pitigliano «il blocco degli accessi dal Nord». Un'«esigenza», quella di «bloccare gli accessi dalla Toscana» ribadita in più interlocuzioni anche dal capo servizio della pattuglia di Valentano. Ma, si legge sempre nella nota, «la centrale operativa di Pitigliano rappresentava che aveva indicazione di monitorare il transito e non di bloccarlo».
Chi aveva dato questo input? A quanto risulta alla Verità l'ordine sarebbe partito dalla sala operativa del Dipartimento di pubblica sicurezza di Roma. Ovvero dagli uffici centrali della polizia di Stato. Evidentemente qualcuno aveva ritenuto meno rischioso lasciare svolgere l'evento che bloccarlo tout court. E aveva persino ordinato di «scortare» i partecipanti laddove avrebbero occupato e danneggiato una proprietà privata, pensando, evidentemente, che questa soluzione fosse la meno rischiosa per l'ordine pubblico. Alle 2,25 viene bloccata, in località Casone (sul confine tosco-laziale), nel comune di Latera (Viterbo), la strada di accesso all'area del party. Alle 2,30 sono informati di quanto stia accadendo il Comando provinciale dei carabinieri e la Questura di Viterbo. Alle 2,45 il comandante della stazione di Valentano richiede nuovamente a Pitigliano «il blocco delle vie di accesso all'area dal lato toscano», ma dalla Maremma viene «ribadito l'indirizzo già comunicato». Nel frattempo inizia un via vai di uomini delle forze dell'ordine: si recano sul posto una pattuglia del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Tuscania, una gazzella della stazione di Montalto di Castro; alle 3,15 arriva una volante della Polizia e alle 4,30 alcuni uomini della Digos. Carabinieri e Questura, «unitamente», organizzano «il presidio degli accessi di competenza, bloccando tutti i tentativi di accesso (con mezzi) all'area. Il dispositivo viene rinforzato, sin dalle ore 19 del 14 agosto con personale dei reparti mobili». Da quel momento sono state identificate, secondo le cronache, oltre 3.000 persone e 700 tra automobili e camper. Mezzi che, almeno in parte, erano stati accompagnati lì dalle stesse forze dell'ordine che li avrebbero successivamente controllati. Alla fine del rave, gli investigatori hanno proposto all'autorità giudiziaria il sequestro dei tir con le attrezzature, senza ottenere, però, il via libera da parte della Procura. I pm hanno ritenuto, infatti, di non avere bisogno di ulteriori prove (sequestro probatorio) sulla commissione del reato (articolo 633 del codice penale, invasione di terreni o edifici), mentre un sequestro preventivo ai danni di chi stava liberando l'area, non essendo illeciti i mezzi (camion e strumenti sarebbero stati regolarmente noleggiati) con cui era stato realizzato il reato, difficilmente, a giudizio degli inquirenti, sarebbe stato ratificato dal Tribunale del riesame. Adesso i magistrati, con in mano centinaia di foto e video della sei giorni di musica senza freni, dovranno individuare insieme con gli uomini della Digos i soggetti a cui contestare l'«invasione». Le toghe sono anche in attesa dell'esito degli esami tossicologici effettuati dal medico legale su Gianluca Santiago, il ventiquattrenne inglese (ma residente a Reggio Emilia) annegato dentro al lago il 15 agosto in circostanze ancora da chiarire.
Alla chiusura dell'improvvisata gigantesca discoteca a cielo aperto Matteo Salvini aveva dichiarato che l'evento «andava fermato prima», definendo il ministro Lamorgese «inadeguato». Giorgia Meloni aveva aggiunto che «in un governo serio, il ministro dell'Interno sarebbe già stato invitato a dimettersi». Dopo la lettura di questo articolo tale richiesta, ne siamo certi, tornerà a risuonare.
Business, sporcizia e tanta droga. Ecco come funziona un «teknival»
Era la notte a cavallo tra il 13 e 14 agosto quando a Valentano, nelle immediate adiacenze del laghetto di Mezzano (in provincia di Viterbo), circa 30 ettari di terreno adibiti a pascolo sono stati invasi da un'autocolonna di mezzi pesanti. Camion carichi di attrezzature fondamentali per dar vita forse al più grande rave party mai svolto in Italia. Trenta ettari dei circa 700 che fanno parte della proprietà dell'imprenditore Piero Camilli, titolare della Ilco, società tra le più grandi in Europa per la macellazione degli ovini.
Oggi sul posto non è rimasto che il cattivo odore, ricordo dell'evento chiamato: «Teknival Space travel Italia 2K21». La grande macchina coordinatrice del Teknival, che organizza in giro per l'Europa i rave party come quello di Valentano, passa attraverso i canali social come Telegram e Instagram. Il segreto per avere accesso a questo mondo e conoscerne gli spostamenti è racchiuso negli hashtag: #teknival, #raveon, #spacetravel, #spacetravelvol2, #italy, #freeparty, #freetekno, #freepeople, #tekno, #23, #sorrisoni, #machenesannolaltri. Il mondo social offre così la possibilità, a questa grande e variegata comunità, di ritrovarsi ovunque evitando i controlli.
Quando questa comunità di persone amanti della musica tecno, ma anche dello sballo, arriva sul luogo dell'appuntamento trova palchi sui quali si danno il cambio senza sosta dj più o meno famosi, tra luci psichedeliche e casse imponenti che riproducono ininterrottamente musica con un volume spaccatimpani. Gli organizzatori noleggiano attrezzature che costano centinaia di migliaia di euro pagando moltissimo denaro, con tanto di titoli a garanzia di eventuali danni. «Avevano sette generatori con altrettanti impianti per migliaia di euro. Quel materiale andava sequestrato. Sono usciti con i camion. Hanno identificato 3.000 persone, ma per cosa? Gli altri 5.000 sono usciti a piedi, io li vedevo» aveva dichiarato ai giornalisti Camilli. I gruppi elettrogeni a cui fa riferimento l'imprenditore non sono quelli che normalmente si vedono alle feste rionali, ma quelli utilizzati nei grandi concerti, che, per essere spostati, necessitano di carrelli e tir. Alcuni di questi hanno una potenza da 400 volt e consumano mediamente 81 litri di gasolio l'ora. Il serbatoio contiene 1.800 litri di carburante e, a pieno regime, si esaurisce nell'arco di 22/23 ore. Ogni pieno, per dirla in soldoni, costa agli organizzatori circa 2.700 euro. Mettere in campo simili attrezzature deve valere la candela visto che gli appassionati sono disposti a pagare decine di euro, in alcuni casi anche centinaia (200/300 euro a quota) per partecipare a questo genere di eventi.
Ma, come detto, non c'è solo la musica. Molti dei partecipanti al maxi rave, giunti con i camper, avevano un'ampia scorta di cibo e bevande (acqua, birra, vino e super alcolici) per loro o anche da mettere in vendita. Oltre agli stage (si dice che i palchi fossero almeno una decina), c'erano stand che vendevano panini, trattorie militanti e addirittura pizzerie con forno a legna. In una delle foto si scorge la «Pizzeria PaniKo», super attrezzata. Forno a legna per cuocere pizze realizzate anche con farine miste a marijuana. Panini, birre alla spina, vini di scarsa qualità, ma in quantità impressionante e ancora, tavoli, panche e sedie. Mancava solamente il registratore di cassa per gli scontrini fiscali.
In questa grande Woodstock viterbese c'erano anche bancarelle per acquistare diversi tipi di droghe; da quelle sintetiche a quelle definite «naturali». C'era chi distribuiva siringhe e non certo per vaccinarsi. «L'isola della riduzione del danno» al rave nel viterbese organizzato dal gruppo fuoriluogo.it è entrata in contatto (scrivono sul sito) con 1500 persone, con 311 interventi di consulenza, 240 di drug checking e hanno affrontato 116 emergenze.
Dunque non solo palchi dove esibirsi. Non solo musica assordante e droga. L'organizzazione ha pensato anche a momenti più ludici offrendo ai presenti la possibilità di andare in giro per il campo (come avviene nei grandi concerti) e trovare bancarelle dove, in vendita, era possibile trovare di tutto. Unico neo nell'organizzazione: le toilette. Chi aveva il camper non è stato costretto ad andare per campi come gran parte dei partecipanti. Per questi c'era una sorta di grande latrina comune dove il fetore, causa il caldo infernale di quei giorni, era ed è rimasto tutt'ora nauseabondo.
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I mezzi che, il 13 agosto, si stavano dirigendo a Valentano furono intercettati dalle forze di polizia. Ma da Roma arrivò l'ordine di «monitorare il traffico e non di bloccarlo».L'organizzazione di queste feste illegali comporta ingenti spese, ripagate poi da vari traffici più o meno leciti. Nell'area persino una pizzeria con forno a legna. E per i bisogni si va nei campi, ancora oggi inavvicinabili.Lo speciale contiene due articoli. C'è una nota della prefettura di Viterbo sul tavolo di Bruno Frattasi, capo di gabinetto del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, che farà molto discutere. Riguarda la genesi dell'ormai tristemente famoso rave party che si è svolto sulle rive del lago di Mezzano tra il 13 e il 19 agosto. La Procura della città dei Papi, guidata da Paolo Auriemma, è in attesa dell'informativa conclusiva sui fatti stilata dalla Questura. Nel frattempo noi, grazie a fonti ministeriali, abbiamo intercettato la nota prefettizia che svela come quel party, a cui parteciparono migliaia di amanti della musica elettronica e (anche) delle droghe, non sia stato un evento inaspettato e iniziato dal nulla. Anzi era stato monitorato e qualcuno, tra le forze dell'ordine, aveva provato pure a chiedere il blocco dell'afflusso di mezzi che, incolonnati, si stavano dirigendo dalla zona di Orbetello verso il luogo del rave, a cavallo tra Toscana e Lazio. Ma i militari avrebbero ricevuto come risposta che l'indicazione era quella di «monitorare il traffico e non di bloccarlo». Un ordine che, come vedremo, sarebbe arrivato da Roma. Il fatto che l'emergenza sia scattata nel ponte di Ferragosto non ha aiutato. Infatti sembra che nelle rispettive sedi non ci fossero né i questori (i referenti locali per l'ordine e la sicurezza pubblici) di Grosseto (Matteo Ponziani) e Viterbo (Giancarlo Sant'Elia), né il prefetto di Grosseto, la neonominata (il 9 agosto scorso) Paola Berardino, figlia di Francesco Berardino (ex segretario generale del Cesis ed ex capo segreteria del capo della Polizia) e moglie del prefetto di Roma Matteo Piantedosi. A sostituirli i vicari. L'unico che pare non si fosse allontanato per le ferie era il prefetto di Viterbo Giovanni Bruno, ma anche il suo ufficio sarebbe stato informato a cose ormai compiute. Veniamo alle carte. Secondo una ricostruzione dei carabinieri, citata nella nota in mano al capo di gabinetto, «il 14 agosto 2021, alle ore 0,20, la Centrale operativa della Compagnia di Orbetello (Grosseto) comunicava a quella della Compagnia di Tuscania (Viterbo) di essere impegnata, unitamente alla polizia stradale, nella scorta di una colonna di circa 40 camper verosimilmente diretti in Puglia, chiedendo la disponibilità a prenderli in carico al confine regionale». Poco dopo i carabinieri di Orbetello avrebbero comunicato ai colleghi di Tuscania che «i mezzi avevano deviato» e che quindi non c'era più «l'esigenza» di occuparsene, mentre gli uomini dell'Arma di Pitigliano (Grosseto) annunciavano che avrebbero preso loro «in carico la colonna». Alle 0,30, nella nostra storia, compare un sedicente «ex frequentatore di rave party»: inizialmente contatta i carabinieri di Pitigliano e poi viene affidato ai militari di Tuscania. Il giovane fa riferimento a un possibile rave «organizzato in una località dell'Alto Lazio, verosimilmente lago di Mezzano, del quale avrebbe avuto a breve le coordinate». Quindi, in quel momento, è abbastanza chiaro che la carovana non è diretta in Puglia, ma che si fermerà molto prima. La centrale operativa di Tuscania incarica la pattuglia della stazione di Valentano, competente sul territorio del lago, di «verificare la notizia». La fonte, alle 0,59, invia ai carabinieri «le coordinate del luogo del possibile rave» e spiega che il ritardo è dovuto al fatto che «gli organizzatori, prima di condividere la posizione dell'evento» si vogliono assicurare «di aver già posizionato i mezzi pesanti e avviato la musica». Grazie a quelle indicazioni la pattuglia dei carabinieri della stazione di Valentano, dopo 40 minuti di ricerche, riesce «a individuare circa 100 mezzi (con gli impianti già montati e in funzione), in un campo isolato, lontano dalle principali vie di comunicazione, e una colonna di fari che, nel buio, dal Nord», dalla strada provinciale che conduce a Pantano (Grosseto), «si dirige nella zona». I carabinieri di Valentano invocano subito i «rinforzi», suggerendo ai colleghi di Tuscania di «interessare» della questione anche la centrale di Pitigliano, «dal cui territorio provengono i mezzi incolonnati». A quel punto l'Arma di Tuscania dispone «l'invio di altre pattuglie» e chiede a Pitigliano «il blocco degli accessi dal Nord». Un'«esigenza», quella di «bloccare gli accessi dalla Toscana» ribadita in più interlocuzioni anche dal capo servizio della pattuglia di Valentano. Ma, si legge sempre nella nota, «la centrale operativa di Pitigliano rappresentava che aveva indicazione di monitorare il transito e non di bloccarlo». Chi aveva dato questo input? A quanto risulta alla Verità l'ordine sarebbe partito dalla sala operativa del Dipartimento di pubblica sicurezza di Roma. Ovvero dagli uffici centrali della polizia di Stato. Evidentemente qualcuno aveva ritenuto meno rischioso lasciare svolgere l'evento che bloccarlo tout court. E aveva persino ordinato di «scortare» i partecipanti laddove avrebbero occupato e danneggiato una proprietà privata, pensando, evidentemente, che questa soluzione fosse la meno rischiosa per l'ordine pubblico. Alle 2,25 viene bloccata, in località Casone (sul confine tosco-laziale), nel comune di Latera (Viterbo), la strada di accesso all'area del party. Alle 2,30 sono informati di quanto stia accadendo il Comando provinciale dei carabinieri e la Questura di Viterbo. Alle 2,45 il comandante della stazione di Valentano richiede nuovamente a Pitigliano «il blocco delle vie di accesso all'area dal lato toscano», ma dalla Maremma viene «ribadito l'indirizzo già comunicato». Nel frattempo inizia un via vai di uomini delle forze dell'ordine: si recano sul posto una pattuglia del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Tuscania, una gazzella della stazione di Montalto di Castro; alle 3,15 arriva una volante della Polizia e alle 4,30 alcuni uomini della Digos. Carabinieri e Questura, «unitamente», organizzano «il presidio degli accessi di competenza, bloccando tutti i tentativi di accesso (con mezzi) all'area. Il dispositivo viene rinforzato, sin dalle ore 19 del 14 agosto con personale dei reparti mobili». Da quel momento sono state identificate, secondo le cronache, oltre 3.000 persone e 700 tra automobili e camper. Mezzi che, almeno in parte, erano stati accompagnati lì dalle stesse forze dell'ordine che li avrebbero successivamente controllati. Alla fine del rave, gli investigatori hanno proposto all'autorità giudiziaria il sequestro dei tir con le attrezzature, senza ottenere, però, il via libera da parte della Procura. I pm hanno ritenuto, infatti, di non avere bisogno di ulteriori prove (sequestro probatorio) sulla commissione del reato (articolo 633 del codice penale, invasione di terreni o edifici), mentre un sequestro preventivo ai danni di chi stava liberando l'area, non essendo illeciti i mezzi (camion e strumenti sarebbero stati regolarmente noleggiati) con cui era stato realizzato il reato, difficilmente, a giudizio degli inquirenti, sarebbe stato ratificato dal Tribunale del riesame. Adesso i magistrati, con in mano centinaia di foto e video della sei giorni di musica senza freni, dovranno individuare insieme con gli uomini della Digos i soggetti a cui contestare l'«invasione». Le toghe sono anche in attesa dell'esito degli esami tossicologici effettuati dal medico legale su Gianluca Santiago, il ventiquattrenne inglese (ma residente a Reggio Emilia) annegato dentro al lago il 15 agosto in circostanze ancora da chiarire. Alla chiusura dell'improvvisata gigantesca discoteca a cielo aperto Matteo Salvini aveva dichiarato che l'evento «andava fermato prima», definendo il ministro Lamorgese «inadeguato». Giorgia Meloni aveva aggiunto che «in un governo serio, il ministro dell'Interno sarebbe già stato invitato a dimettersi». Dopo la lettura di questo articolo tale richiesta, ne siamo certi, tornerà a risuonare. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/camper-rave-viterbo-arma-polizia-2654920011.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="business-sporcizia-e-tanta-droga-ecco-come-funziona-un-teknival" data-post-id="2654920011" data-published-at="1630960426" data-use-pagination="False"> Business, sporcizia e tanta droga. Ecco come funziona un «teknival» Era la notte a cavallo tra il 13 e 14 agosto quando a Valentano, nelle immediate adiacenze del laghetto di Mezzano (in provincia di Viterbo), circa 30 ettari di terreno adibiti a pascolo sono stati invasi da un'autocolonna di mezzi pesanti. Camion carichi di attrezzature fondamentali per dar vita forse al più grande rave party mai svolto in Italia. Trenta ettari dei circa 700 che fanno parte della proprietà dell'imprenditore Piero Camilli, titolare della Ilco, società tra le più grandi in Europa per la macellazione degli ovini. Oggi sul posto non è rimasto che il cattivo odore, ricordo dell'evento chiamato: «Teknival Space travel Italia 2K21». La grande macchina coordinatrice del Teknival, che organizza in giro per l'Europa i rave party come quello di Valentano, passa attraverso i canali social come Telegram e Instagram. Il segreto per avere accesso a questo mondo e conoscerne gli spostamenti è racchiuso negli hashtag: #teknival, #raveon, #spacetravel, #spacetravelvol2, #italy, #freeparty, #freetekno, #freepeople, #tekno, #23, #sorrisoni, #machenesannolaltri. Il mondo social offre così la possibilità, a questa grande e variegata comunità, di ritrovarsi ovunque evitando i controlli. Quando questa comunità di persone amanti della musica tecno, ma anche dello sballo, arriva sul luogo dell'appuntamento trova palchi sui quali si danno il cambio senza sosta dj più o meno famosi, tra luci psichedeliche e casse imponenti che riproducono ininterrottamente musica con un volume spaccatimpani. Gli organizzatori noleggiano attrezzature che costano centinaia di migliaia di euro pagando moltissimo denaro, con tanto di titoli a garanzia di eventuali danni. «Avevano sette generatori con altrettanti impianti per migliaia di euro. Quel materiale andava sequestrato. Sono usciti con i camion. Hanno identificato 3.000 persone, ma per cosa? Gli altri 5.000 sono usciti a piedi, io li vedevo» aveva dichiarato ai giornalisti Camilli. I gruppi elettrogeni a cui fa riferimento l'imprenditore non sono quelli che normalmente si vedono alle feste rionali, ma quelli utilizzati nei grandi concerti, che, per essere spostati, necessitano di carrelli e tir. Alcuni di questi hanno una potenza da 400 volt e consumano mediamente 81 litri di gasolio l'ora. Il serbatoio contiene 1.800 litri di carburante e, a pieno regime, si esaurisce nell'arco di 22/23 ore. Ogni pieno, per dirla in soldoni, costa agli organizzatori circa 2.700 euro. Mettere in campo simili attrezzature deve valere la candela visto che gli appassionati sono disposti a pagare decine di euro, in alcuni casi anche centinaia (200/300 euro a quota) per partecipare a questo genere di eventi. Ma, come detto, non c'è solo la musica. Molti dei partecipanti al maxi rave, giunti con i camper, avevano un'ampia scorta di cibo e bevande (acqua, birra, vino e super alcolici) per loro o anche da mettere in vendita. Oltre agli stage (si dice che i palchi fossero almeno una decina), c'erano stand che vendevano panini, trattorie militanti e addirittura pizzerie con forno a legna. In una delle foto si scorge la «Pizzeria PaniKo», super attrezzata. Forno a legna per cuocere pizze realizzate anche con farine miste a marijuana. Panini, birre alla spina, vini di scarsa qualità, ma in quantità impressionante e ancora, tavoli, panche e sedie. Mancava solamente il registratore di cassa per gli scontrini fiscali. In questa grande Woodstock viterbese c'erano anche bancarelle per acquistare diversi tipi di droghe; da quelle sintetiche a quelle definite «naturali». C'era chi distribuiva siringhe e non certo per vaccinarsi. «L'isola della riduzione del danno» al rave nel viterbese organizzato dal gruppo fuoriluogo.it è entrata in contatto (scrivono sul sito) con 1500 persone, con 311 interventi di consulenza, 240 di drug checking e hanno affrontato 116 emergenze. Dunque non solo palchi dove esibirsi. Non solo musica assordante e droga. L'organizzazione ha pensato anche a momenti più ludici offrendo ai presenti la possibilità di andare in giro per il campo (come avviene nei grandi concerti) e trovare bancarelle dove, in vendita, era possibile trovare di tutto. Unico neo nell'organizzazione: le toilette. Chi aveva il camper non è stato costretto ad andare per campi come gran parte dei partecipanti. Per questi c'era una sorta di grande latrina comune dove il fetore, causa il caldo infernale di quei giorni, era ed è rimasto tutt'ora nauseabondo.
Al Forum delle Autonomie di Napoli l'associazione che riunisce quasi 5.000 enti locali rilancia il tema dell'autonomia territoriale. Al centro la contestazione del nuovo elenco dei Comuni montani e il nodo del reclutamento nella pubblica amministrazione.
A trent'anni dalla sua nascita, Asmel torna a rivendicare un ruolo centrale per i Comuni italiani e rilancia il confronto sul futuro delle autonomie locali. Lo ha fatto a Napoli, dove si è svolto il Forum delle Autonomie, appuntamento che ha riunito i rappresentanti della rete associativa che conta 4.886 enti locali aderenti.
Nel corso dell'iniziativa, il segretario generale di Asmel, Francesco Pinto, ha ribadito la visione che ha accompagnato la crescita dell'associazione fin dalla sua fondazione. «Trent'anni fa la Rete Asmel è nata con l'idea che i Comuni non fossero una periferia amministrativa, ma il cuore operativo della Repubblica», ha affermato, sottolineando come nel tempo l'organizzazione si sia sviluppata come una rete nazionale impegnata nella difesa dell'autonomia e della capacità decisionale dei territori.
Tra i temi più discussi durante il Forum c'è stata la vicenda del nuovo elenco dei Comuni montani approvato dal governo lo scorso febbraio. Secondo Asmel, il provvedimento ha escluso 641 Comuni dalle agevolazioni e dai contributi previsti per le aree montane, applicando criteri che non sarebbero in grado di rappresentare la reale situazione dei territori interessati. L'associazione ha sostenuto i ricorsi presentati al Tar del Lazio da diversi enti locali contro il provvedimento, chiedendone la sospensione. L'obiettivo è evitare che i Comuni esclusi perdano risorse considerate fondamentali per la manutenzione del territorio e per il funzionamento dei servizi amministrativi.
Pinto ha contestato in particolare i parametri utilizzati per definire i Comuni montani. A suo giudizio, il governo avrebbe preso in considerazione esclusivamente fattori come altitudine e pendenza del territorio, trascurando altri indicatori legati alla fragilità economica e sociale delle comunità locali. Tra gli esempi citati, quello di Ercolano, inserito nell'elenco nonostante sia una città costiera, poiché il suo territorio si estende fino alle pendici del Vesuvio.
Un altro tema affrontato nel corso della giornata è stato quello del reclutamento nella pubblica amministrazione. In collegamento video è intervenuto il presidente dell'Aran, Antonio Naddeo, che ha richiamato l'attenzione sulle sfide legate al ricambio generazionale. Secondo le stime ricordate durante il Forum, entro il 2033-2034 circa un milione di dipendenti pubblici raggiungerà l'età pensionabile. Per Naddeo, i Comuni dovranno assumere un ruolo più attivo nelle politiche di assunzione, superando l'approccio tradizionale basato sull'attesa dei candidati ai concorsi pubblici. In questo contesto è stato richiamato il progetto dell'Elenco Idonei Asmel, che secondo l'associazione ha già consentito circa 1.700 assunzioni attraverso procedure condivise tra enti locali. Il presidente dell'Aran ha inoltre sottolineato l'importanza della collaborazione tra istituzioni, associazioni e università per favorire l'innovazione nella pubblica amministrazione, evidenziando il valore della condivisione di esperienze e competenze tra gli enti.
A chiudere il Forum è stato il presidente di Asmel, Giovanni Caggiano, che ha rivendicato il ruolo della rete associativa nel rafforzare la cooperazione tra i Comuni. «In trent'anni Asmel ha dimostrato che i Comuni, quando fanno rete, non sono l'anello debole del sistema istituzionale, ma la sua forza più concreta», ha dichiarato.
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Nell'era dell'I.A. applicata ai sistemi missilistici e ai droni, le vecchie categorie dottrinali crollano. Quando la morte è affidata a un click automatizzato che può cancellare intere popolazioni, l'unica alternativa reale alla distruzione totale è il negoziato a oltranza.
Carla Romana Raineri (Ansa)
Che effetto le ha fatto quanto è accaduto?
«È stata un’esperienza davvero sorprendente quanto inimmaginabile. Ma ero certa della mia estraneità agli addebiti contestati. Purtroppo ci è voluto tempo per giungere alla archiviazione, anche perché la Procura di Milano, che era peraltro funzionalmente incompetente sulla mia posizione, ha trasmesso gli atti a Brescia dopo oltre due anni dall’inizio delle indagini».
Chi desidera ringraziare oggi?
«La mia gratitudine è rivolta, primo fra tutti, al mio difensor, Nicola Menardo dello studio Weigmann. Ma vorrei anche ringraziare pubblicamente il presidente della Corte, dottor Ondei, che mai ha dubitato della mia integrità e mi ha sempre sostenuta con autentico affetto. Come del resto i miei colleghi, gli amici e, non da ultimo, la mia splendida famiglia».
C’è qualche precisazione che vuole fare?
«Una precisazione vorrei farla, per evitare fraintendimenti. Innanzitutto non si è trattato affatto di accertamenti in relazione a una presunta infedeltà coniugale, essendo io separata dal lontano 2008 e avendo sempre mantenuto ottimi rapporti con il mio ex marito. Al contrario, i miei figli e io ci siamo attivati proprio a “sua” protezione, in circostanze molto delicate, avendo in animo di presentare una denuncia-querela in sede penale».
E rispetto a Equalize?
«Premesso che non ho mai richiesto a Equalize accessi abusivi a banche dati protette, come correttamente attestato nel provvedimento di archiviazione, anche le informazioni di natura bancaria che avrebbero dovuto sorreggere la denuncia in sede penale - benché attività tipicamente svolte dalle agenzie investigative autorizzate - non erano state sin dall’origine da me richieste ad Equalize, di cui sconoscevo l’esistenza, e mai hanno avuto un seguito, come parimenti emerge dal provvedimento di archiviazione».
C’è qualche sassolino che vuole togliersi?
«In effetti non posso sottacere che sono state commesse molte scorrettezze, per usare un eufemismo. E ne sono molto rammaricata».
Da dove vuole partire?
«Innanzitutto, la Procura di Milano non aveva alcuna competenza funzionale nei miei confronti. I magistrati milanesi sono soggetti alla giurisdizione di Brescia».
Che cosa contesta al pm Francesco De Tommasi?
«Il pm De Tommasi ha indagato su di me per oltre due anni senza neppure iscrivermi nel registro degli indagati e, soprattutto, senza trasmettere gli atti a Brescia, funzionalmente competente. Le informative di cui è venuta in possesso la stampa contenevano dati a me riferibili che non sono stati minimamente riscontrati dal pm milanese. Alcuni passaggi erano talmente surreali che anche un non addetto ai lavori avrebbe potuto desumerne l’assoluta inverosimiglianza. E avrebbero dovuto consigliare il pm ad astenersi dal depositarle, almeno nella parte che mi concerneva, tanto più che la mia posizione esulava dalla sua competenza».
E poi c’è stato il tema delle intercettazioni.
«Sono stati pubblicati stralci di intercettazioni con tanto di nomi, cognomi, ruoli e professioni, soprattutto di parti terze rispetto al procedimento. Una pratica illegale, oltreché incivile in uno Stato di diritto. E non è di poco momento il fatto che il mio nome sia comparso sui quotidiani in relazione all’indagine milanese, nonostante l’incompetenza funzionale di quella Procura, piuttosto che in ragione delle indagini legittimamente svolte dalla Procura di Brescia, in ordine alle quali si è invece mantenuto il massimo riserbo. Certo che se il procuratore capo di Milano avesse esercitato il potere di vigilanza sull’operato del titolare del fascicolo, essendo ciò nelle sue prerogative e nei suoi doveri, almeno lo scempio mediatico si sarebbe potuto evitare. E così i conseguenti pregiudizi reputazionali a mio danno e a danno dei miei familiari».
Ha reagito a quanto accaduto?
«Certo. Ovviamente con gli strumenti che la legge prevede. Mi sono anzitutto difesa e questo ha comportato un notevole dispendio di energie. Inoltre, il mio ex marito e io abbiamo congiuntamente presentato un esposto nei confronti del pm De Tommasi all’attenzione del procuratore generale presso la Cassazione, del ministro della Giustizia, del Consiglio superiore della magistratura, del Garante della privacy».
Ne conoscete già l’esito?
«Ne attendiamo ancora fiduciosamente gli esiti. Ho, però, appreso, seppure in riferimento a tutt’altra vicenda, che il Consiglio giudiziario di Milano, nel dicembre 2025, ha bocciato la valutazione di professionalità del pm De Tommasi per “assenza di equilibrio”. Anche la stampa ne ha dato evidenza. Sulla pratica dovrà ora pronunciarsi il Csm. Devo dire che, in 44 anni di magistratura, non mi è mai capitato di leggere, o di redigere quale presidente, un giudizio del genere in relazione a un collega».
Su Brescia che giudizio dà?
«Non si pensi che la Procura di Brescia abbia usato un occhio di riguardo nei miei confronti. Brescia ha agito con un tale rigore che mi parso giustificato non tanto in virtù dell’applicazione del sacrosanto principio secondo cui “la legge è uguale per tutti”, quanto piuttosto proprio perché ero un magistrato».
Che cosa è stato fatto?
«Non mi è stato risparmiato nulla. Hanno perquisito la mia abitazione ed il mio ufficio. Hanno sequestrato tutti i miei dispositivi informatici e il mio telefono e passato al setaccio tutta la mia vita».
Lo ha vissuto come eccessivo?
«Molti miei colleghi lo hanno considerato eccessivo rispetto a una vicenda squisitamente privata che nulla aveva a che vedere con l’esercizio delle funzioni. Forse lo è stato, ma va bene così. Lo hanno comunque fatto con discrezione e senza clamore. E dopo 19 mesi di penetranti indagini, dopo aver esaminato scrupolosamente tutte le risultanze e aver letto le difese che ho presentato attraverso il mio avvocato (cosa non sempre scontata), hanno chiesto correttamente e lealmente l’archiviazione in ragione della accertata infondatezza della notizia di reato».
Che cosa riconosce ai pm di Brescia?
«Hanno dimostrato un equilibrio e una compostezza istituzionale ineccepibili, purtroppo totalmente assenti nella condotta della Procura di Milano».
E adesso com’è la sua vita?
«La mia è sempre stata e continua a essere una vita piena e appagante. Ed ora decisamente anche più “leggera” visto che si è finalmente chiuso l’incubo di Equalize. Sono, semplicemente, felice, ma è difficile dimenticare».
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