2021-09-07
I camper del rave party di Viterbo arrivati scortati da Arma e polizia
C'è una nota della prefettura di Viterbo sul tavolo di Bruno Frattasi, capo di gabinetto del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, che farà molto discutere. Riguarda la genesi dell'ormai tristemente famoso rave party che si è svolto sulle rive del lago di Mezzano tra il 13 e il 19 agosto. La Procura della città dei Papi, guidata da Paolo Auriemma, è in attesa dell'informativa conclusiva sui fatti stilata dalla Questura. Nel frattempo noi, grazie a fonti ministeriali, abbiamo intercettato la nota prefettizia che svela come quel party, a cui parteciparono migliaia di amanti della musica elettronica e (anche) delle droghe, non sia stato un evento inaspettato e iniziato dal nulla. Anzi era stato monitorato e qualcuno, tra le forze dell'ordine, aveva provato pure a chiedere il blocco dell'afflusso di mezzi che, incolonnati, si stavano dirigendo dalla zona di Orbetello verso il luogo del rave, a cavallo tra Toscana e Lazio. Ma i militari avrebbero ricevuto come risposta che l'indicazione era quella di «monitorare il traffico e non di bloccarlo». Un ordine che, come vedremo, sarebbe arrivato da Roma.
Il fatto che l'emergenza sia scattata nel ponte di Ferragosto non ha aiutato. Infatti sembra che nelle rispettive sedi non ci fossero né i questori (i referenti locali per l'ordine e la sicurezza pubblici) di Grosseto (Matteo Ponziani) e Viterbo (Giancarlo Sant'Elia), né il prefetto di Grosseto, la neonominata (il 9 agosto scorso) Paola Berardino, figlia di Francesco Berardino (ex segretario generale del Cesis ed ex capo segreteria del capo della Polizia) e moglie del prefetto di Roma Matteo Piantedosi. A sostituirli i vicari. L'unico che pare non si fosse allontanato per le ferie era il prefetto di Viterbo Giovanni Bruno, ma anche il suo ufficio sarebbe stato informato a cose ormai compiute.
Veniamo alle carte. Secondo una ricostruzione dei carabinieri, citata nella nota in mano al capo di gabinetto, «il 14 agosto 2021, alle ore 0,20, la Centrale operativa della Compagnia di Orbetello (Grosseto) comunicava a quella della Compagnia di Tuscania (Viterbo) di essere impegnata, unitamente alla polizia stradale, nella scorta di una colonna di circa 40 camper verosimilmente diretti in Puglia, chiedendo la disponibilità a prenderli in carico al confine regionale». Poco dopo i carabinieri di Orbetello avrebbero comunicato ai colleghi di Tuscania che «i mezzi avevano deviato» e che quindi non c'era più «l'esigenza» di occuparsene, mentre gli uomini dell'Arma di Pitigliano (Grosseto) annunciavano che avrebbero preso loro «in carico la colonna».
Alle 0,30, nella nostra storia, compare un sedicente «ex frequentatore di rave party»: inizialmente contatta i carabinieri di Pitigliano e poi viene affidato ai militari di Tuscania. Il giovane fa riferimento a un possibile rave «organizzato in una località dell'Alto Lazio, verosimilmente lago di Mezzano, del quale avrebbe avuto a breve le coordinate». Quindi, in quel momento, è abbastanza chiaro che la carovana non è diretta in Puglia, ma che si fermerà molto prima. La centrale operativa di Tuscania incarica la pattuglia della stazione di Valentano, competente sul territorio del lago, di «verificare la notizia». La fonte, alle 0,59, invia ai carabinieri «le coordinate del luogo del possibile rave» e spiega che il ritardo è dovuto al fatto che «gli organizzatori, prima di condividere la posizione dell'evento» si vogliono assicurare «di aver già posizionato i mezzi pesanti e avviato la musica». Grazie a quelle indicazioni la pattuglia dei carabinieri della stazione di Valentano, dopo 40 minuti di ricerche, riesce «a individuare circa 100 mezzi (con gli impianti già montati e in funzione), in un campo isolato, lontano dalle principali vie di comunicazione, e una colonna di fari che, nel buio, dal Nord», dalla strada provinciale che conduce a Pantano (Grosseto), «si dirige nella zona». I carabinieri di Valentano invocano subito i «rinforzi», suggerendo ai colleghi di Tuscania di «interessare» della questione anche la centrale di Pitigliano, «dal cui territorio provengono i mezzi incolonnati». A quel punto l'Arma di Tuscania dispone «l'invio di altre pattuglie» e chiede a Pitigliano «il blocco degli accessi dal Nord». Un'«esigenza», quella di «bloccare gli accessi dalla Toscana» ribadita in più interlocuzioni anche dal capo servizio della pattuglia di Valentano. Ma, si legge sempre nella nota, «la centrale operativa di Pitigliano rappresentava che aveva indicazione di monitorare il transito e non di bloccarlo».
Chi aveva dato questo input? A quanto risulta alla Verità l'ordine sarebbe partito dalla sala operativa del Dipartimento di pubblica sicurezza di Roma. Ovvero dagli uffici centrali della polizia di Stato. Evidentemente qualcuno aveva ritenuto meno rischioso lasciare svolgere l'evento che bloccarlo tout court. E aveva persino ordinato di «scortare» i partecipanti laddove avrebbero occupato e danneggiato una proprietà privata, pensando, evidentemente, che questa soluzione fosse la meno rischiosa per l'ordine pubblico. Alle 2,25 viene bloccata, in località Casone (sul confine tosco-laziale), nel comune di Latera (Viterbo), la strada di accesso all'area del party. Alle 2,30 sono informati di quanto stia accadendo il Comando provinciale dei carabinieri e la Questura di Viterbo. Alle 2,45 il comandante della stazione di Valentano richiede nuovamente a Pitigliano «il blocco delle vie di accesso all'area dal lato toscano», ma dalla Maremma viene «ribadito l'indirizzo già comunicato». Nel frattempo inizia un via vai di uomini delle forze dell'ordine: si recano sul posto una pattuglia del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Tuscania, una gazzella della stazione di Montalto di Castro; alle 3,15 arriva una volante della Polizia e alle 4,30 alcuni uomini della Digos. Carabinieri e Questura, «unitamente», organizzano «il presidio degli accessi di competenza, bloccando tutti i tentativi di accesso (con mezzi) all'area. Il dispositivo viene rinforzato, sin dalle ore 19 del 14 agosto con personale dei reparti mobili». Da quel momento sono state identificate, secondo le cronache, oltre 3.000 persone e 700 tra automobili e camper. Mezzi che, almeno in parte, erano stati accompagnati lì dalle stesse forze dell'ordine che li avrebbero successivamente controllati. Alla fine del rave, gli investigatori hanno proposto all'autorità giudiziaria il sequestro dei tir con le attrezzature, senza ottenere, però, il via libera da parte della Procura. I pm hanno ritenuto, infatti, di non avere bisogno di ulteriori prove (sequestro probatorio) sulla commissione del reato (articolo 633 del codice penale, invasione di terreni o edifici), mentre un sequestro preventivo ai danni di chi stava liberando l'area, non essendo illeciti i mezzi (camion e strumenti sarebbero stati regolarmente noleggiati) con cui era stato realizzato il reato, difficilmente, a giudizio degli inquirenti, sarebbe stato ratificato dal Tribunale del riesame. Adesso i magistrati, con in mano centinaia di foto e video della sei giorni di musica senza freni, dovranno individuare insieme con gli uomini della Digos i soggetti a cui contestare l'«invasione». Le toghe sono anche in attesa dell'esito degli esami tossicologici effettuati dal medico legale su Gianluca Santiago, il ventiquattrenne inglese (ma residente a Reggio Emilia) annegato dentro al lago il 15 agosto in circostanze ancora da chiarire.
Alla chiusura dell'improvvisata gigantesca discoteca a cielo aperto Matteo Salvini aveva dichiarato che l'evento «andava fermato prima», definendo il ministro Lamorgese «inadeguato». Giorgia Meloni aveva aggiunto che «in un governo serio, il ministro dell'Interno sarebbe già stato invitato a dimettersi». Dopo la lettura di questo articolo tale richiesta, ne siamo certi, tornerà a risuonare.
Business, sporcizia e tanta droga. Ecco come funziona un «teknival»
Era la notte a cavallo tra il 13 e 14 agosto quando a Valentano, nelle immediate adiacenze del laghetto di Mezzano (in provincia di Viterbo), circa 30 ettari di terreno adibiti a pascolo sono stati invasi da un'autocolonna di mezzi pesanti. Camion carichi di attrezzature fondamentali per dar vita forse al più grande rave party mai svolto in Italia. Trenta ettari dei circa 700 che fanno parte della proprietà dell'imprenditore Piero Camilli, titolare della Ilco, società tra le più grandi in Europa per la macellazione degli ovini.
Oggi sul posto non è rimasto che il cattivo odore, ricordo dell'evento chiamato: «Teknival Space travel Italia 2K21». La grande macchina coordinatrice del Teknival, che organizza in giro per l'Europa i rave party come quello di Valentano, passa attraverso i canali social come Telegram e Instagram. Il segreto per avere accesso a questo mondo e conoscerne gli spostamenti è racchiuso negli hashtag: #teknival, #raveon, #spacetravel, #spacetravelvol2, #italy, #freeparty, #freetekno, #freepeople, #tekno, #23, #sorrisoni, #machenesannolaltri. Il mondo social offre così la possibilità, a questa grande e variegata comunità, di ritrovarsi ovunque evitando i controlli.
Quando questa comunità di persone amanti della musica tecno, ma anche dello sballo, arriva sul luogo dell'appuntamento trova palchi sui quali si danno il cambio senza sosta dj più o meno famosi, tra luci psichedeliche e casse imponenti che riproducono ininterrottamente musica con un volume spaccatimpani. Gli organizzatori noleggiano attrezzature che costano centinaia di migliaia di euro pagando moltissimo denaro, con tanto di titoli a garanzia di eventuali danni. «Avevano sette generatori con altrettanti impianti per migliaia di euro. Quel materiale andava sequestrato. Sono usciti con i camion. Hanno identificato 3.000 persone, ma per cosa? Gli altri 5.000 sono usciti a piedi, io li vedevo» aveva dichiarato ai giornalisti Camilli. I gruppi elettrogeni a cui fa riferimento l'imprenditore non sono quelli che normalmente si vedono alle feste rionali, ma quelli utilizzati nei grandi concerti, che, per essere spostati, necessitano di carrelli e tir. Alcuni di questi hanno una potenza da 400 volt e consumano mediamente 81 litri di gasolio l'ora. Il serbatoio contiene 1.800 litri di carburante e, a pieno regime, si esaurisce nell'arco di 22/23 ore. Ogni pieno, per dirla in soldoni, costa agli organizzatori circa 2.700 euro. Mettere in campo simili attrezzature deve valere la candela visto che gli appassionati sono disposti a pagare decine di euro, in alcuni casi anche centinaia (200/300 euro a quota) per partecipare a questo genere di eventi.
Ma, come detto, non c'è solo la musica. Molti dei partecipanti al maxi rave, giunti con i camper, avevano un'ampia scorta di cibo e bevande (acqua, birra, vino e super alcolici) per loro o anche da mettere in vendita. Oltre agli stage (si dice che i palchi fossero almeno una decina), c'erano stand che vendevano panini, trattorie militanti e addirittura pizzerie con forno a legna. In una delle foto si scorge la «Pizzeria PaniKo», super attrezzata. Forno a legna per cuocere pizze realizzate anche con farine miste a marijuana. Panini, birre alla spina, vini di scarsa qualità, ma in quantità impressionante e ancora, tavoli, panche e sedie. Mancava solamente il registratore di cassa per gli scontrini fiscali.
In questa grande Woodstock viterbese c'erano anche bancarelle per acquistare diversi tipi di droghe; da quelle sintetiche a quelle definite «naturali». C'era chi distribuiva siringhe e non certo per vaccinarsi. «L'isola della riduzione del danno» al rave nel viterbese organizzato dal gruppo fuoriluogo.it è entrata in contatto (scrivono sul sito) con 1500 persone, con 311 interventi di consulenza, 240 di drug checking e hanno affrontato 116 emergenze.
Dunque non solo palchi dove esibirsi. Non solo musica assordante e droga. L'organizzazione ha pensato anche a momenti più ludici offrendo ai presenti la possibilità di andare in giro per il campo (come avviene nei grandi concerti) e trovare bancarelle dove, in vendita, era possibile trovare di tutto. Unico neo nell'organizzazione: le toilette. Chi aveva il camper non è stato costretto ad andare per campi come gran parte dei partecipanti. Per questi c'era una sorta di grande latrina comune dove il fetore, causa il caldo infernale di quei giorni, era ed è rimasto tutt'ora nauseabondo.
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I mezzi che, il 13 agosto, si stavano dirigendo a Valentano furono intercettati dalle forze di polizia. Ma da Roma arrivò l'ordine di «monitorare il traffico e non di bloccarlo».L'organizzazione di queste feste illegali comporta ingenti spese, ripagate poi da vari traffici più o meno leciti. Nell'area persino una pizzeria con forno a legna. E per i bisogni si va nei campi, ancora oggi inavvicinabili.Lo speciale contiene due articoli. C'è una nota della prefettura di Viterbo sul tavolo di Bruno Frattasi, capo di gabinetto del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, che farà molto discutere. Riguarda la genesi dell'ormai tristemente famoso rave party che si è svolto sulle rive del lago di Mezzano tra il 13 e il 19 agosto. La Procura della città dei Papi, guidata da Paolo Auriemma, è in attesa dell'informativa conclusiva sui fatti stilata dalla Questura. Nel frattempo noi, grazie a fonti ministeriali, abbiamo intercettato la nota prefettizia che svela come quel party, a cui parteciparono migliaia di amanti della musica elettronica e (anche) delle droghe, non sia stato un evento inaspettato e iniziato dal nulla. Anzi era stato monitorato e qualcuno, tra le forze dell'ordine, aveva provato pure a chiedere il blocco dell'afflusso di mezzi che, incolonnati, si stavano dirigendo dalla zona di Orbetello verso il luogo del rave, a cavallo tra Toscana e Lazio. Ma i militari avrebbero ricevuto come risposta che l'indicazione era quella di «monitorare il traffico e non di bloccarlo». Un ordine che, come vedremo, sarebbe arrivato da Roma. Il fatto che l'emergenza sia scattata nel ponte di Ferragosto non ha aiutato. Infatti sembra che nelle rispettive sedi non ci fossero né i questori (i referenti locali per l'ordine e la sicurezza pubblici) di Grosseto (Matteo Ponziani) e Viterbo (Giancarlo Sant'Elia), né il prefetto di Grosseto, la neonominata (il 9 agosto scorso) Paola Berardino, figlia di Francesco Berardino (ex segretario generale del Cesis ed ex capo segreteria del capo della Polizia) e moglie del prefetto di Roma Matteo Piantedosi. A sostituirli i vicari. L'unico che pare non si fosse allontanato per le ferie era il prefetto di Viterbo Giovanni Bruno, ma anche il suo ufficio sarebbe stato informato a cose ormai compiute. Veniamo alle carte. Secondo una ricostruzione dei carabinieri, citata nella nota in mano al capo di gabinetto, «il 14 agosto 2021, alle ore 0,20, la Centrale operativa della Compagnia di Orbetello (Grosseto) comunicava a quella della Compagnia di Tuscania (Viterbo) di essere impegnata, unitamente alla polizia stradale, nella scorta di una colonna di circa 40 camper verosimilmente diretti in Puglia, chiedendo la disponibilità a prenderli in carico al confine regionale». Poco dopo i carabinieri di Orbetello avrebbero comunicato ai colleghi di Tuscania che «i mezzi avevano deviato» e che quindi non c'era più «l'esigenza» di occuparsene, mentre gli uomini dell'Arma di Pitigliano (Grosseto) annunciavano che avrebbero preso loro «in carico la colonna». Alle 0,30, nella nostra storia, compare un sedicente «ex frequentatore di rave party»: inizialmente contatta i carabinieri di Pitigliano e poi viene affidato ai militari di Tuscania. Il giovane fa riferimento a un possibile rave «organizzato in una località dell'Alto Lazio, verosimilmente lago di Mezzano, del quale avrebbe avuto a breve le coordinate». Quindi, in quel momento, è abbastanza chiaro che la carovana non è diretta in Puglia, ma che si fermerà molto prima. La centrale operativa di Tuscania incarica la pattuglia della stazione di Valentano, competente sul territorio del lago, di «verificare la notizia». La fonte, alle 0,59, invia ai carabinieri «le coordinate del luogo del possibile rave» e spiega che il ritardo è dovuto al fatto che «gli organizzatori, prima di condividere la posizione dell'evento» si vogliono assicurare «di aver già posizionato i mezzi pesanti e avviato la musica». Grazie a quelle indicazioni la pattuglia dei carabinieri della stazione di Valentano, dopo 40 minuti di ricerche, riesce «a individuare circa 100 mezzi (con gli impianti già montati e in funzione), in un campo isolato, lontano dalle principali vie di comunicazione, e una colonna di fari che, nel buio, dal Nord», dalla strada provinciale che conduce a Pantano (Grosseto), «si dirige nella zona». I carabinieri di Valentano invocano subito i «rinforzi», suggerendo ai colleghi di Tuscania di «interessare» della questione anche la centrale di Pitigliano, «dal cui territorio provengono i mezzi incolonnati». A quel punto l'Arma di Tuscania dispone «l'invio di altre pattuglie» e chiede a Pitigliano «il blocco degli accessi dal Nord». Un'«esigenza», quella di «bloccare gli accessi dalla Toscana» ribadita in più interlocuzioni anche dal capo servizio della pattuglia di Valentano. Ma, si legge sempre nella nota, «la centrale operativa di Pitigliano rappresentava che aveva indicazione di monitorare il transito e non di bloccarlo». Chi aveva dato questo input? A quanto risulta alla Verità l'ordine sarebbe partito dalla sala operativa del Dipartimento di pubblica sicurezza di Roma. Ovvero dagli uffici centrali della polizia di Stato. Evidentemente qualcuno aveva ritenuto meno rischioso lasciare svolgere l'evento che bloccarlo tout court. E aveva persino ordinato di «scortare» i partecipanti laddove avrebbero occupato e danneggiato una proprietà privata, pensando, evidentemente, che questa soluzione fosse la meno rischiosa per l'ordine pubblico. Alle 2,25 viene bloccata, in località Casone (sul confine tosco-laziale), nel comune di Latera (Viterbo), la strada di accesso all'area del party. Alle 2,30 sono informati di quanto stia accadendo il Comando provinciale dei carabinieri e la Questura di Viterbo. Alle 2,45 il comandante della stazione di Valentano richiede nuovamente a Pitigliano «il blocco delle vie di accesso all'area dal lato toscano», ma dalla Maremma viene «ribadito l'indirizzo già comunicato». Nel frattempo inizia un via vai di uomini delle forze dell'ordine: si recano sul posto una pattuglia del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Tuscania, una gazzella della stazione di Montalto di Castro; alle 3,15 arriva una volante della Polizia e alle 4,30 alcuni uomini della Digos. Carabinieri e Questura, «unitamente», organizzano «il presidio degli accessi di competenza, bloccando tutti i tentativi di accesso (con mezzi) all'area. Il dispositivo viene rinforzato, sin dalle ore 19 del 14 agosto con personale dei reparti mobili». Da quel momento sono state identificate, secondo le cronache, oltre 3.000 persone e 700 tra automobili e camper. Mezzi che, almeno in parte, erano stati accompagnati lì dalle stesse forze dell'ordine che li avrebbero successivamente controllati. Alla fine del rave, gli investigatori hanno proposto all'autorità giudiziaria il sequestro dei tir con le attrezzature, senza ottenere, però, il via libera da parte della Procura. I pm hanno ritenuto, infatti, di non avere bisogno di ulteriori prove (sequestro probatorio) sulla commissione del reato (articolo 633 del codice penale, invasione di terreni o edifici), mentre un sequestro preventivo ai danni di chi stava liberando l'area, non essendo illeciti i mezzi (camion e strumenti sarebbero stati regolarmente noleggiati) con cui era stato realizzato il reato, difficilmente, a giudizio degli inquirenti, sarebbe stato ratificato dal Tribunale del riesame. Adesso i magistrati, con in mano centinaia di foto e video della sei giorni di musica senza freni, dovranno individuare insieme con gli uomini della Digos i soggetti a cui contestare l'«invasione». Le toghe sono anche in attesa dell'esito degli esami tossicologici effettuati dal medico legale su Gianluca Santiago, il ventiquattrenne inglese (ma residente a Reggio Emilia) annegato dentro al lago il 15 agosto in circostanze ancora da chiarire. Alla chiusura dell'improvvisata gigantesca discoteca a cielo aperto Matteo Salvini aveva dichiarato che l'evento «andava fermato prima», definendo il ministro Lamorgese «inadeguato». Giorgia Meloni aveva aggiunto che «in un governo serio, il ministro dell'Interno sarebbe già stato invitato a dimettersi». Dopo la lettura di questo articolo tale richiesta, ne siamo certi, tornerà a risuonare. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/camper-rave-viterbo-arma-polizia-2654920011.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="business-sporcizia-e-tanta-droga-ecco-come-funziona-un-teknival" data-post-id="2654920011" data-published-at="1630960426" data-use-pagination="False"> Business, sporcizia e tanta droga. Ecco come funziona un «teknival» Era la notte a cavallo tra il 13 e 14 agosto quando a Valentano, nelle immediate adiacenze del laghetto di Mezzano (in provincia di Viterbo), circa 30 ettari di terreno adibiti a pascolo sono stati invasi da un'autocolonna di mezzi pesanti. Camion carichi di attrezzature fondamentali per dar vita forse al più grande rave party mai svolto in Italia. Trenta ettari dei circa 700 che fanno parte della proprietà dell'imprenditore Piero Camilli, titolare della Ilco, società tra le più grandi in Europa per la macellazione degli ovini. Oggi sul posto non è rimasto che il cattivo odore, ricordo dell'evento chiamato: «Teknival Space travel Italia 2K21». La grande macchina coordinatrice del Teknival, che organizza in giro per l'Europa i rave party come quello di Valentano, passa attraverso i canali social come Telegram e Instagram. Il segreto per avere accesso a questo mondo e conoscerne gli spostamenti è racchiuso negli hashtag: #teknival, #raveon, #spacetravel, #spacetravelvol2, #italy, #freeparty, #freetekno, #freepeople, #tekno, #23, #sorrisoni, #machenesannolaltri. Il mondo social offre così la possibilità, a questa grande e variegata comunità, di ritrovarsi ovunque evitando i controlli. Quando questa comunità di persone amanti della musica tecno, ma anche dello sballo, arriva sul luogo dell'appuntamento trova palchi sui quali si danno il cambio senza sosta dj più o meno famosi, tra luci psichedeliche e casse imponenti che riproducono ininterrottamente musica con un volume spaccatimpani. Gli organizzatori noleggiano attrezzature che costano centinaia di migliaia di euro pagando moltissimo denaro, con tanto di titoli a garanzia di eventuali danni. «Avevano sette generatori con altrettanti impianti per migliaia di euro. Quel materiale andava sequestrato. Sono usciti con i camion. Hanno identificato 3.000 persone, ma per cosa? Gli altri 5.000 sono usciti a piedi, io li vedevo» aveva dichiarato ai giornalisti Camilli. I gruppi elettrogeni a cui fa riferimento l'imprenditore non sono quelli che normalmente si vedono alle feste rionali, ma quelli utilizzati nei grandi concerti, che, per essere spostati, necessitano di carrelli e tir. Alcuni di questi hanno una potenza da 400 volt e consumano mediamente 81 litri di gasolio l'ora. Il serbatoio contiene 1.800 litri di carburante e, a pieno regime, si esaurisce nell'arco di 22/23 ore. Ogni pieno, per dirla in soldoni, costa agli organizzatori circa 2.700 euro. Mettere in campo simili attrezzature deve valere la candela visto che gli appassionati sono disposti a pagare decine di euro, in alcuni casi anche centinaia (200/300 euro a quota) per partecipare a questo genere di eventi. Ma, come detto, non c'è solo la musica. Molti dei partecipanti al maxi rave, giunti con i camper, avevano un'ampia scorta di cibo e bevande (acqua, birra, vino e super alcolici) per loro o anche da mettere in vendita. Oltre agli stage (si dice che i palchi fossero almeno una decina), c'erano stand che vendevano panini, trattorie militanti e addirittura pizzerie con forno a legna. In una delle foto si scorge la «Pizzeria PaniKo», super attrezzata. Forno a legna per cuocere pizze realizzate anche con farine miste a marijuana. Panini, birre alla spina, vini di scarsa qualità, ma in quantità impressionante e ancora, tavoli, panche e sedie. Mancava solamente il registratore di cassa per gli scontrini fiscali. In questa grande Woodstock viterbese c'erano anche bancarelle per acquistare diversi tipi di droghe; da quelle sintetiche a quelle definite «naturali». C'era chi distribuiva siringhe e non certo per vaccinarsi. «L'isola della riduzione del danno» al rave nel viterbese organizzato dal gruppo fuoriluogo.it è entrata in contatto (scrivono sul sito) con 1500 persone, con 311 interventi di consulenza, 240 di drug checking e hanno affrontato 116 emergenze. Dunque non solo palchi dove esibirsi. Non solo musica assordante e droga. L'organizzazione ha pensato anche a momenti più ludici offrendo ai presenti la possibilità di andare in giro per il campo (come avviene nei grandi concerti) e trovare bancarelle dove, in vendita, era possibile trovare di tutto. Unico neo nell'organizzazione: le toilette. Chi aveva il camper non è stato costretto ad andare per campi come gran parte dei partecipanti. Per questi c'era una sorta di grande latrina comune dove il fetore, causa il caldo infernale di quei giorni, era ed è rimasto tutt'ora nauseabondo.
Il baritono Luca Salsi ci guida alla scoperta del genio di Giuseppe Verdi attraverso tre opere che lo vedono protagonista al Teatro alla Scala di Milano. Da Nabucodonosor, primo grande successo del Cigno di Busseto, al penultimo capolavoro, Otello. Un titolo attesissimo per l’inaugurazione della prossima stagione, il 7 dicembre 2026.
Un duello tra Lautaro Martinez e Scott McTominay durante Inter-Napoli della scorsa stagione (Getty Images)
A nemmeno due settimane di distanza dalla fine del campionato, la Serie A versione 2026/2027 ha già preso forma con la tradizionale compilazione del calendario. Per il secondo anno consecutivo il Teatro Regio di Parma, nell'ambito del Festival della Serie A, ha ospitato la cerimonia che ha svelato le 38 giornate della prossima stagione.
Il campionato scatterà nel weekend del 22-23 agosto e si concluderà il 29-30 maggio 2027. Confermato il calendario asimmetrico tra andata e ritorno, mentre la principale novità riguarda le soste per le nazionali: tra fine settembre e inizio ottobre ci sarà una pausa unica di due settimane consecutive, alle quali si aggiungeranno gli stop di novembre e marzo. Previsti inoltre due turni infrasettimanali, il 28 ottobre e il 6 gennaio, oltre alla sosta natalizia del 26 e 27 dicembre.
L'avvio propone subito partite interessanti e affatto banali. I campioni d'Italia dell'Inter debutteranno a San Siro contro il Monza, mentre Napoli e Juventus inizieranno entrambe in trasferta, rispettivamente a Genova e Frosinone. Impegno esterno anche per il Milan, atteso dal Torino, mentre la Roma riceverà la Fiorentina all'Olimpico. Per assistere ai primi incroci di alta classifica non bisognerà però aspettare molto. Già alla terza giornata il calendario mette di fronte Juventus e Milan da una parte, Inter e Napoli dall'altra. Un doppio confronto che potrebbe offrire indicazioni interessanti fin dalle prime settimane della stagione. Il primo derby della Madonnina è invece fissato alla decima giornata, il 1° novembre, nello stesso turno in cui andrà in scena anche Juventus-Napoli. Al termine del girone d'andata, alla diciannovesima giornata, spazio al primo Derby d'Italia con Inter-Juventus a San Siro.
Anche il ritorno si annuncia particolarmente intenso. Alla ventiduesima giornata si giocheranno Napoli-Inter e Milan-Juventus, mentre due settimane più tardi, nel weekend di San Valentino, il calendario propone un altro doppio appuntamento di cartello con Inter-Milan e Napoli-Juventus. Restano inoltre i vincoli legati agli impegni europei. Nelle giornate collocate tra due turni delle coppe Uefa le squadre impegnate in Champions League non potranno affrontare quelle partecipanti a Europa League e Conference League, una scelta pensata per distribuire in modo più equilibrato gli impegni durante la stagione.
Dietro la compilazione delle 38 giornate c'è stato ancora una volta il lavoro dell'algoritmo utilizzato dalla Lega Serie A, chiamato a gestire contemporaneamente decine di vincoli tra derby, alternanza casa-trasferta, soste per le nazionali, coppe europee e disponibilità degli impianti. Un supporto tecnologico ormai diventato centrale nella costruzione del calendario. Ad aprire la cerimonia è stato il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, che ha rivendicato la crescita dell'interesse attorno al campionato sottolineando: «Abbiamo avuto una capienza media negli stadi di 30.000 spettatori a partita. La prova che il pubblico ama ancora e molto il nostro campionato».
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Giuseppe Cossu e Roberto Saviano (Ansa)
Caro Roberto Saviano,
ho letto le tue parole sul grido “Decima” pronunciato dagli incursori della Marina Militare e sento il bisogno di scriverti da uomo che ha servito l’Italia in uniforme, in patria e all’estero, compreso l’Afghanistan. Non per polemica, ma per offrire un punto di vista che troppo spesso viene ignorato.
Chi ha indossato il basco degli incursori sa bene che la storia va conosciuta nella sua interezza, senza semplificazioni e senza sovrapposizioni che finiscono per cancellare fatti, uomini e tradizioni. Quando sento pronunciare il nome “Decima”, il mio pensiero non corre alla Repubblica Sociale Italiana né alle pagine più controverse della guerra civile italiana. Corre invece agli uomini della Decima Flottiglia MAS che, prima dell’8 settembre 1943, scrissero alcune delle pagine più straordinarie della storia militare italiana.
Parlo di marinai che operarono in condizioni estreme, di pionieri delle operazioni speciali subacquee, di uomini che con mezzi rudimentali ma con coraggio eccezionale riuscirono a colpire obiettivi ritenuti impossibili. Parlo di una tradizione professionale e militare riconosciuta e studiata ancora oggi da numerose marine del mondo. È da quella tradizione tecnica, operativa e umana che discendono gli attuali incursori della Marina Militare.
Quando pensiamo a quella storia, pensiamo al sacrificio di Teseo Tesei e di tanti altri uomini che hanno rappresentato e continuano a rappresentare un esempio per ogni incursore. Pensiamo a chi ha dato la vita per compiere il proprio dovere, sapendo di andare incontro a una missione dalla quale forse non sarebbe tornato. Il loro esempio continua ancora oggi a essere fonte di motivazione nelle notti più dure dell’addestramento e delle operazioni.
Pensiamo anche alle radici più profonde dello spirito d’audacia della Marina italiana, a imprese come la Beffa di Buccari guidata da Gabriele D’Annunzio, episodi che hanno alimentato una tradizione fatta di coraggio, iniziativa e spirito di sacrificio. Sono queste le pagine che molti giovani militari studiano, insieme ai valori e ai principi tramandati dal reparto, trovando ispirazione per affrontare le sfide del servizio.
Ridurre tutto questo a una sola fase storica significa compiere un’operazione ingiusta nei confronti della verità. Significa ignorare che la Decima MAS esistette prima del 1943 e che proprio in quel periodo costruì la propria fama. Significa dimenticare uomini che servirono il loro Paese con disciplina e sacrificio in un contesto storico ben diverso da quello successivo all’armistizio.
C’è poi una domanda che mi pongo sinceramente: perché soltanto oggi questa tradizione viene presentata come un problema? Il grido “Decima” accompagna da sempre la storia e le tradizioni del reparto. Nel corso dei decenni si sono succeduti governi di ogni orientamento politico, presidenti della Repubblica, ministri della Difesa e vertici militari. Eppure nessuno ha mai ritenuto necessario trasformare questo elemento identitario in una battaglia ideologica.
Noi militari conosciamo il peso dei simboli. Proprio per questo sappiamo distinguerne le diverse fasi storiche. Nessuno pretende di cancellare le controversie che seguirono all’8 settembre. Ma allo stesso modo non si può accettare che un’intera tradizione venga identificata esclusivamente con una parte della sua storia, per quanto discussa essa sia.
Molti di coloro che oggi rivendicano l’eredità professionale degli incursori italiani hanno servito la Repubblica Italiana in missioni internazionali, spesso lontano dai riflettori. In Afghanistan, nei Balcani, in Iraq, nel Mediterraneo, nel Corno d’Africa e in numerosi altri teatri operativi, i militari italiani hanno operato per garantire sicurezza, stabilità e protezione delle popolazioni civili, spesso a rischio della propria vita.
Ho visto colleghi partire senza sapere se sarebbero tornati. Ho visto uomini lavorare per mesi lontano dalle famiglie, affrontando minacce concrete e quotidiane. Ho visto professionalità, umanità e spirito di servizio. E ho visto il rispetto che i militari italiani si sono guadagnati presso alleati e popolazioni locali grazie alla loro competenza e al loro equilibrio.
Quando un incursore richiama una tradizione militare, non necessariamente sta facendo una dichiarazione politica. Molto spesso sta rendendo omaggio a una storia professionale fatta di addestramento, sacrificio, fratellanza e servizio. È una differenza che chiunque affronti questi temi con onestà intellettuale dovrebbe sforzarsi di comprendere.
Se vi sono critiche da rivolgere a un governo, a una maggioranza politica o a una scelta istituzionale, esse appartengono legittimamente al dibattito democratico. Ma sarebbe auspicabile evitare che a farne le spese siano uomini che hanno dedicato la propria vita alla difesa della Patria e delle sue istituzioni. Militari che servono tutti gli italiani, senza distinzione di idee politiche, religione, origine o appartenenza sociale.
Le parole hanno un peso, soprattutto quando vengono pronunciate da personalità pubbliche. Per questo credo che sia importante distinguere tra la doverosa critica politica e il rispetto dovuto a chi serve lo Stato italiano. Le semplificazioni possono generare consenso immediato, ma raramente aiutano a comprendere la complessità della storia.
E forse, anziché soffermarsi esclusivamente sugli aspetti più controversi di quella vicenda, sarebbe utile raccontare anche le imprese che hanno reso celebre la Decima nel mondo: il coraggio di Teseo Tesei, le operazioni degli uomini d’assalto, l’innovazione tecnica, il sacrificio e la dedizione di chi ha aperto la strada alle moderne forze speciali. Sarebbe una storia capace di offrire ai nostri giovani esempi di determinazione, spirito di servizio e amore per il proprio Paese.
Non ti chiedo di condividere questa sensibilità. Ti chiedo soltanto di considerare che dietro quel nome, per molti militari, non vi è nostalgia ideologica, bensì il ricordo di una tradizione operativa che appartiene alla storia della Marina italiana e che ha contribuito a costruire l’eccellenza delle nostre forze speciali.
La storia, quando viene letta tutta intera, è sempre più complessa degli slogan. E il rispetto per chi ha servito e serve il proprio Paese dovrebbe essere un terreno comune, al di là delle differenze di opinione.
Con rispetto.
Giuseppe Cossu, Incursore in congedo della Marina Militare italiana.
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