True
2019-07-27
Camisasca rompe il silenzio della Chiesa
Ansa
Hanno parlato psicologi e avvocati, si sono fatti sentire pure alcuni cantanti. Eppure, ancora non si sono sentite voci autorevoli provenire dalla Chiesa cattolica. Da sacerdoti e vescovi - così attivi e impegnati nella difesa dei migranti e nella denuncia della disumanità dell'attuale governo - è giunto appena qualche flebile sussurro. Certo, l'inchiesta «Angeli e demoni» non è ancora conclusa, ma per capire che qualcosa non vada nel sistema di gestione dei minori non c'è bisogno dei reati e delle condanne. È evidente che esistono problemi più profondi che non riguardano solo le aule di giustizia: sono mali che ghermiscono le radici della nostra cultura. Ed è su questi argomenti che, da parte della Chiesa, ci si aspetterebbero parole forti, capaci di indicare una via.
Nelle ultime settimane non possiamo dire di averle udite. Con una sola, radiosa, eccezione. Quella rappresentata dal vescovo di Reggio Emilia, Massimo Camisasca. In una intervista alla Radio Vaticana, il monsignore è tornato a parlare della Val d'Enza e degli affidi illeciti, e ha pronunciato frasi da cui è difficile sfuggire. «Attraverso i giornali», ha detto, «ho la percezione di un problema serio, che ha al suo cuore i bambini. E quando si tratta di bambini, si tratta evidentemente della realtà più significativa, più preziosa ed importante, oserei dire quasi divina, che abbiamo nella nostra realtà sociali e a cui deve essere prestata una attenzione somma. E mi sembra che in taluni casi, per quello che posso capire dai giornali, questa attenzione somma non solo non ci sia stata, ma ci sia stata anche e addirittura una prevaricazione ideologica». Questo è esattamente il punto cruciale su cui ci si deve misurare. L'aspetto più spaventoso della vicenda bibbianese, infatti, non riguarda soltanto le accuse mosse ai vari Claudio Foti, Federica Anghinolfi eccetera. Il dramma sta nel sistema che costoro hanno contribuito a creare e a portare avanti, sta appunto nell'ideologia che certi psicologi e assistenti sociali professano.
Dice Camisasca che «tutti dobbiamo farci carico di questa situazione grave, una situazione provocata dalle ideologie anti-familistiche che sono il retroterra di tutto ciò che è avvenuto. Sappiamo tutti», prosegue il monsignore, «che la realtà delle famiglie è una realtà fragile ma si è voluto ulteriormente infragilirla, creando le famiglie accanto alla famiglia, e quindi togliendo alla famiglia il sostegno che essa deve avere come realtà umana, e quindi come realtà che può essere percorsa da un'infinità di fragilità ed errori».
Secondo il vescovo reggiano «esistono delle famiglie “bacate", ma anche - grazie a Dio - un numero enorme di famiglie preziose, in cui i bambini vengono alla luce - perché c'è anche un gravissimo problema demografico - e poi sono accolti, anche se sono affetti dalla sindrome di Down o se si trovano in difficoltà, e poi vengono educati e rappresentano una benedizione. In queste famiglie la crescita dei figli è segnata da problemi, difficoltà e delusioni però è una crescita in avanti. Tutto questo, laddove viene messo in discussione, naturalmente, indebolisce il rapporto genitori-figli».
Le ideologie anti-familistiche le abbiamo viste all'opera nella Val d'Enza, dove hanno agito «professionisti» che ancora parlano di «patriarcato» da combattere, di maschilità tossica da eliminare. Persone per cui la famiglia tradizionale è un'istituzione che forse non va eliminata, ma di sicuro va corretta, modificata, anche a costo di commettere forzature. Dopo settimane, finalmente, si sta discutendo di illeciti e di presunti reati. Benissimo: ma si deve affrontare con decisione e in profondità anche il retroterra ideologico che ha prodotto tali storture. Perché mentre ci si scorna su Bibbiano, l'ideologia anti famiglia è tornata a dar prova della sua forza proprio in Emilia Romagna attraverso la legge sull'omotransfobia. Con la scusa dei «diritti» dei bambini sono state distrutte intere famiglie; con la scusa dei «diritti» delle persone Lgbt viene imposta la mordacchia a ogni pensiero difforme e scorretto.
Di fronte a tutto ciò non si può tacere. E che non si possa star zitti quando si osservano casi come quelli di Bibbiano. Camisasca ha detto anche questo. L'intervistatore di Radio Vaticana gli ha chiesto che cosa pensasse della indignazione popolare sollevata dalla vicenda emiliana. E lui ha risposto: «È molto comprensibile, perché, laddove si toccano i bambini si tocca il bene più prezioso che abbiamo. E quindi la gente è preoccupata, perché non ha punti di riferimento, non sa dove attingere per capire cosa è successo e cosa sta dietro a ciò che è successo. Naturalmente la gente non deve essere strumentalizzata, e questa paura non deve diventare una ragione per sobillare anche una rivolta politica».
Non bisogna strumentalizzare, certo. Ma provare orrore e perfino rabbia è sacrosanto. E chi blatera di «campagne di odio» montate ad arte contro il Pd da parte dell'estrema destra sta semplicemente cercando di coprire un pozzo profondissimo con un tappeto. Ieri Repubblica, in prima pagina, spiegava che il caso di Bibbiano fa parte di una «strategia della distrazione» ideata dal governo. Finora, tuttavia, gli unici a voler «distrarre» la popolazione sono stati proprio politici e giornali i orientamento progressista. Hanno prima cercato di silenziare tutto, ora provano a confondere le acque, a far passare l'idea che sulla Val d'Enza esistano visioni differenti, quasi che si trattasse di un dibattito accademico. Non è così: in gioco, oltre al benessere dei bimbi, c'è molto di più. È anche in Emilia che si decide che tipo di civiltà vogliamo essere, quali siano i nostri valori fondanti.
Ciò di cui dobbiamo preoccuparci, sostiene Camisasca, sono «i trend culturali e i trend ideologici, che naturalmente attraversano anche i partiti, ma che determinano direttamente questa visione sbagliata della famiglia, dei rapporti fra genitori e figli e della necessità di “punire" la famiglia quando invece andrebbe sostenuta, aiutata e appoggiata». La tendenza culturale dominante va contro la famiglia, tenta di sgretolarla colpendo sia i genitori che i figli. E se si resta in silenzio questa tendenza di certo non la combatte.
Francesco Borgonovo
Affidi fantasma per far girare soldi e bambini promessi ai gruppi Lgbt
Affidi sine die. Senza scadenza. Che, una proroga dopo l'altra, diventano adozioni. Federica Anghinolfi, attivista Lgbt e dirigente (...) dei servizi sociali della Val d'Enza, al telefono prometteva questo ai suoi interlocutori: coppie omosessuali interessate ad accogliere bambini. Due intercettazioni, rimaste finora inedite, rivelano l'attivismo della protagonista di «Angeli e demoni». La prima telefonata è con un donna, attivista di un'associazione Lgbt di Palermo. Il «modello Bibbiano», evidentemente, ha già travalicato i confini della Bassa. E l'interlocutrice chiede lumi alla Anghinolfi, dominus del sistema.
Possiamo avere anche noi un bambino? L'assistente sociale rassicura la donna. Già. Ma, nella telefonata, emerge un dubbio. Le coppie omosessuali, per legge, possono ottenere affidi. E poi, come si fa? A questo punto, la dirigente avrebbe chiarito la dinamica: se i genitori continuano a essere ritenuti inadeguati dai servizi sociali, i figli possono rimanere per sempre con la coppia affidataria. Una proroga dopo l'altra. Insomma: un'adozione di fatto. La risposta conforta la donna siciliana. Che ricorda ad Anghinolfi che il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, è da sempre favorevole ad ampliare i diritti omosex. Terreno fertile, quindi.
Ma il caso non è isolato. Anche da Avellino arriva identica richiesta alla dirigente della Val d'Enza. E pure stavolta, confermano gli investigatori reggiani alla Verità, sarebbero state fornite ampie rassicurazioni. Enunciando lo stesso iter: affidamenti che, di volta in volta, si dilatano. Fino ad assicurare una sorta di adozione. Grazie, ovviamente, alle relazioni dei servizi sociali sui minori interessati. Che, come dimostra l'inchiesta di Bibbiano, erano vergate anche nell'interesse di coppie Lgbt.
Il canovaccio di «Angeli e demoni» s'arricchisce ogni giorno. E anche dall'ordinanza di custodia cautelare emergono nuovi e sbalorditivi particolari. Come gli affidi fantasma. Sempre, è l'ipotesi investigativa, nel nome di Anghinolfi. E con risvolti che sarebbero furfanteschi. Una cuoca al servizio dei servizi sociali della Val d'Enza, retribuita con i contributi concessi ai genitori affidatari. Peccato che, però, quei bambini la donna non li abbia mai visti. Eppure nel fascicolo sequestrato dagli inquirenti tutto sembra in regola. Oggetto: «Dichiarazione disponibilità all'affidamento familiare». La firma, appunto, è della Anghinolfi. Il documento spiega che la signora M.I. «ha effettuato nel corso dell'anno 2018 il percorso previsto per l'accoglienza di un bambino in affidamento familiare». Iter concluso a maggio 2018. Con la disponibilità «all'affido sostegno». A cui segue un rimborso.
A questo punto, gli investigatori convocano la cuoca. Candidamente ammette: la pratica è falsa. Anghinolfi, riferisce la signora, «circa un anno e mezzo fa mi propose di fare la cuoca all'App di Montecchio Emilia». Ossia, una struttura dei servizi sociali per ragazzi con difficoltà d'apprendimento. Il lavoro è per tre giorni alla settimana. Compenso: 360 euro mensili. «Federica mi disse che era necessario formalizzare la mia attività attraverso un documento» aggiunge. «Mi fu quindi consegnato un foglio, dove indicava che mi dava in “affido sostegno" tale T.A.».
Una concessione farlocca, secondo i magistrati. Che va avanti per tutto il 2018. Com'era già accaduto nel 2017: «Una ragazza di cui non ricordo neanche il nome» ammette la cuoca. Perché quei due ragazzini non sono mai entrati in casa sua. Anghinolfi però sarebbe andata oltre. Le avrebbe chiesto di far da tramite per il pagamento delle spese di psicoterapia del ragazzo. Da girare poi a Hansel e Gretel, il centro studi guidato da Claudio Foti.
Il 9 gennaio 2019 viene sentita anche la madre del minore. Che conferma l'arcano: «Mio figlio è rimasto sempre in affido solo ed esclusivamente a me, con la supervisione dei servizi sociali». Le mostrano quindi il fascicolo. Il bambino, come risulta dai documenti, è stato dato a un altra donna: la cuoca. «Sono sbalordita» ammette. «Ne ero completamente all'oscuro. Non conosco questa signora. E di certo mio figlio non è in affido».
Insomma: quel documento sarebbe palesemente falso. E diventa, sostiene la Procura di Reggio Emilia, la «pezza d'appoggio» per far ottenere alla cuoca una sorta di retribuzione alla sua attività in cucina nella struttura La Cura. Quella finita al centro dell'indagine. Invece non avrebbe nessun contratto. Né da dipendente. E neppure da collaboratrice: «In assenza di assunzione formale, come dipendente o collaboratrice, viene inserita la relativa voce di spesa nel bilancio dell'Unione dei comuni della Val d'Enza». Come «rimborso spese affido».
Così, la già fitta trama di «Angeli e demoni» si arricchisce di nuovi capitoli. Gli affidi fantasma, serviti a remunerare una placida cuoca. E perfino adozioni di fatto per le coppie Lgbt, a suon di proroghe. Uno scandalo che sembra non avere più fine.
Antonio Rossitto
Continua a leggereRiduci
Il vescovo di Reggio Emilia affronta il caso su Radio Vaticana: «C'è un'ideologia che vuole punire la famiglia».Nelle carte di «Angeli e demoni» spuntano minori assegnati fittiziamente al fine di incassare i relativi fondi Intercettata, Federica Anghinolfi garantiva inoltre che gli allontanamenti diventassero adozioni di fatto a coppie gay.Lo speciale contiene due articoliHanno parlato psicologi e avvocati, si sono fatti sentire pure alcuni cantanti. Eppure, ancora non si sono sentite voci autorevoli provenire dalla Chiesa cattolica. Da sacerdoti e vescovi - così attivi e impegnati nella difesa dei migranti e nella denuncia della disumanità dell'attuale governo - è giunto appena qualche flebile sussurro. Certo, l'inchiesta «Angeli e demoni» non è ancora conclusa, ma per capire che qualcosa non vada nel sistema di gestione dei minori non c'è bisogno dei reati e delle condanne. È evidente che esistono problemi più profondi che non riguardano solo le aule di giustizia: sono mali che ghermiscono le radici della nostra cultura. Ed è su questi argomenti che, da parte della Chiesa, ci si aspetterebbero parole forti, capaci di indicare una via. Nelle ultime settimane non possiamo dire di averle udite. Con una sola, radiosa, eccezione. Quella rappresentata dal vescovo di Reggio Emilia, Massimo Camisasca. In una intervista alla Radio Vaticana, il monsignore è tornato a parlare della Val d'Enza e degli affidi illeciti, e ha pronunciato frasi da cui è difficile sfuggire. «Attraverso i giornali», ha detto, «ho la percezione di un problema serio, che ha al suo cuore i bambini. E quando si tratta di bambini, si tratta evidentemente della realtà più significativa, più preziosa ed importante, oserei dire quasi divina, che abbiamo nella nostra realtà sociali e a cui deve essere prestata una attenzione somma. E mi sembra che in taluni casi, per quello che posso capire dai giornali, questa attenzione somma non solo non ci sia stata, ma ci sia stata anche e addirittura una prevaricazione ideologica». Questo è esattamente il punto cruciale su cui ci si deve misurare. L'aspetto più spaventoso della vicenda bibbianese, infatti, non riguarda soltanto le accuse mosse ai vari Claudio Foti, Federica Anghinolfi eccetera. Il dramma sta nel sistema che costoro hanno contribuito a creare e a portare avanti, sta appunto nell'ideologia che certi psicologi e assistenti sociali professano.Dice Camisasca che «tutti dobbiamo farci carico di questa situazione grave, una situazione provocata dalle ideologie anti-familistiche che sono il retroterra di tutto ciò che è avvenuto. Sappiamo tutti», prosegue il monsignore, «che la realtà delle famiglie è una realtà fragile ma si è voluto ulteriormente infragilirla, creando le famiglie accanto alla famiglia, e quindi togliendo alla famiglia il sostegno che essa deve avere come realtà umana, e quindi come realtà che può essere percorsa da un'infinità di fragilità ed errori». Secondo il vescovo reggiano «esistono delle famiglie “bacate", ma anche - grazie a Dio - un numero enorme di famiglie preziose, in cui i bambini vengono alla luce - perché c'è anche un gravissimo problema demografico - e poi sono accolti, anche se sono affetti dalla sindrome di Down o se si trovano in difficoltà, e poi vengono educati e rappresentano una benedizione. In queste famiglie la crescita dei figli è segnata da problemi, difficoltà e delusioni però è una crescita in avanti. Tutto questo, laddove viene messo in discussione, naturalmente, indebolisce il rapporto genitori-figli».Le ideologie anti-familistiche le abbiamo viste all'opera nella Val d'Enza, dove hanno agito «professionisti» che ancora parlano di «patriarcato» da combattere, di maschilità tossica da eliminare. Persone per cui la famiglia tradizionale è un'istituzione che forse non va eliminata, ma di sicuro va corretta, modificata, anche a costo di commettere forzature. Dopo settimane, finalmente, si sta discutendo di illeciti e di presunti reati. Benissimo: ma si deve affrontare con decisione e in profondità anche il retroterra ideologico che ha prodotto tali storture. Perché mentre ci si scorna su Bibbiano, l'ideologia anti famiglia è tornata a dar prova della sua forza proprio in Emilia Romagna attraverso la legge sull'omotransfobia. Con la scusa dei «diritti» dei bambini sono state distrutte intere famiglie; con la scusa dei «diritti» delle persone Lgbt viene imposta la mordacchia a ogni pensiero difforme e scorretto. Di fronte a tutto ciò non si può tacere. E che non si possa star zitti quando si osservano casi come quelli di Bibbiano. Camisasca ha detto anche questo. L'intervistatore di Radio Vaticana gli ha chiesto che cosa pensasse della indignazione popolare sollevata dalla vicenda emiliana. E lui ha risposto: «È molto comprensibile, perché, laddove si toccano i bambini si tocca il bene più prezioso che abbiamo. E quindi la gente è preoccupata, perché non ha punti di riferimento, non sa dove attingere per capire cosa è successo e cosa sta dietro a ciò che è successo. Naturalmente la gente non deve essere strumentalizzata, e questa paura non deve diventare una ragione per sobillare anche una rivolta politica». Non bisogna strumentalizzare, certo. Ma provare orrore e perfino rabbia è sacrosanto. E chi blatera di «campagne di odio» montate ad arte contro il Pd da parte dell'estrema destra sta semplicemente cercando di coprire un pozzo profondissimo con un tappeto. Ieri Repubblica, in prima pagina, spiegava che il caso di Bibbiano fa parte di una «strategia della distrazione» ideata dal governo. Finora, tuttavia, gli unici a voler «distrarre» la popolazione sono stati proprio politici e giornali i orientamento progressista. Hanno prima cercato di silenziare tutto, ora provano a confondere le acque, a far passare l'idea che sulla Val d'Enza esistano visioni differenti, quasi che si trattasse di un dibattito accademico. Non è così: in gioco, oltre al benessere dei bimbi, c'è molto di più. È anche in Emilia che si decide che tipo di civiltà vogliamo essere, quali siano i nostri valori fondanti. Ciò di cui dobbiamo preoccuparci, sostiene Camisasca, sono «i trend culturali e i trend ideologici, che naturalmente attraversano anche i partiti, ma che determinano direttamente questa visione sbagliata della famiglia, dei rapporti fra genitori e figli e della necessità di “punire" la famiglia quando invece andrebbe sostenuta, aiutata e appoggiata». La tendenza culturale dominante va contro la famiglia, tenta di sgretolarla colpendo sia i genitori che i figli. E se si resta in silenzio questa tendenza di certo non la combatte. Francesco Borgonovo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/camisasca-rompe-il-silenzio-della-chiesa-2639375781.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="affidi-fantasma-per-far-girare-soldi-e-bambini-promessi-ai-gruppi-lgbt" data-post-id="2639375781" data-published-at="1782254312" data-use-pagination="False"> Affidi fantasma per far girare soldi e bambini promessi ai gruppi Lgbt Affidi sine die. Senza scadenza. Che, una proroga dopo l'altra, diventano adozioni. Federica Anghinolfi, attivista Lgbt e dirigente (...) dei servizi sociali della Val d'Enza, al telefono prometteva questo ai suoi interlocutori: coppie omosessuali interessate ad accogliere bambini. Due intercettazioni, rimaste finora inedite, rivelano l'attivismo della protagonista di «Angeli e demoni». La prima telefonata è con un donna, attivista di un'associazione Lgbt di Palermo. Il «modello Bibbiano», evidentemente, ha già travalicato i confini della Bassa. E l'interlocutrice chiede lumi alla Anghinolfi, dominus del sistema. Possiamo avere anche noi un bambino? L'assistente sociale rassicura la donna. Già. Ma, nella telefonata, emerge un dubbio. Le coppie omosessuali, per legge, possono ottenere affidi. E poi, come si fa? A questo punto, la dirigente avrebbe chiarito la dinamica: se i genitori continuano a essere ritenuti inadeguati dai servizi sociali, i figli possono rimanere per sempre con la coppia affidataria. Una proroga dopo l'altra. Insomma: un'adozione di fatto. La risposta conforta la donna siciliana. Che ricorda ad Anghinolfi che il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, è da sempre favorevole ad ampliare i diritti omosex. Terreno fertile, quindi. Ma il caso non è isolato. Anche da Avellino arriva identica richiesta alla dirigente della Val d'Enza. E pure stavolta, confermano gli investigatori reggiani alla Verità, sarebbero state fornite ampie rassicurazioni. Enunciando lo stesso iter: affidamenti che, di volta in volta, si dilatano. Fino ad assicurare una sorta di adozione. Grazie, ovviamente, alle relazioni dei servizi sociali sui minori interessati. Che, come dimostra l'inchiesta di Bibbiano, erano vergate anche nell'interesse di coppie Lgbt. Il canovaccio di «Angeli e demoni» s'arricchisce ogni giorno. E anche dall'ordinanza di custodia cautelare emergono nuovi e sbalorditivi particolari. Come gli affidi fantasma. Sempre, è l'ipotesi investigativa, nel nome di Anghinolfi. E con risvolti che sarebbero furfanteschi. Una cuoca al servizio dei servizi sociali della Val d'Enza, retribuita con i contributi concessi ai genitori affidatari. Peccato che, però, quei bambini la donna non li abbia mai visti. Eppure nel fascicolo sequestrato dagli inquirenti tutto sembra in regola. Oggetto: «Dichiarazione disponibilità all'affidamento familiare». La firma, appunto, è della Anghinolfi. Il documento spiega che la signora M.I. «ha effettuato nel corso dell'anno 2018 il percorso previsto per l'accoglienza di un bambino in affidamento familiare». Iter concluso a maggio 2018. Con la disponibilità «all'affido sostegno». A cui segue un rimborso. A questo punto, gli investigatori convocano la cuoca. Candidamente ammette: la pratica è falsa. Anghinolfi, riferisce la signora, «circa un anno e mezzo fa mi propose di fare la cuoca all'App di Montecchio Emilia». Ossia, una struttura dei servizi sociali per ragazzi con difficoltà d'apprendimento. Il lavoro è per tre giorni alla settimana. Compenso: 360 euro mensili. «Federica mi disse che era necessario formalizzare la mia attività attraverso un documento» aggiunge. «Mi fu quindi consegnato un foglio, dove indicava che mi dava in “affido sostegno" tale T.A.». Una concessione farlocca, secondo i magistrati. Che va avanti per tutto il 2018. Com'era già accaduto nel 2017: «Una ragazza di cui non ricordo neanche il nome» ammette la cuoca. Perché quei due ragazzini non sono mai entrati in casa sua. Anghinolfi però sarebbe andata oltre. Le avrebbe chiesto di far da tramite per il pagamento delle spese di psicoterapia del ragazzo. Da girare poi a Hansel e Gretel, il centro studi guidato da Claudio Foti. Il 9 gennaio 2019 viene sentita anche la madre del minore. Che conferma l'arcano: «Mio figlio è rimasto sempre in affido solo ed esclusivamente a me, con la supervisione dei servizi sociali». Le mostrano quindi il fascicolo. Il bambino, come risulta dai documenti, è stato dato a un altra donna: la cuoca. «Sono sbalordita» ammette. «Ne ero completamente all'oscuro. Non conosco questa signora. E di certo mio figlio non è in affido». Insomma: quel documento sarebbe palesemente falso. E diventa, sostiene la Procura di Reggio Emilia, la «pezza d'appoggio» per far ottenere alla cuoca una sorta di retribuzione alla sua attività in cucina nella struttura La Cura. Quella finita al centro dell'indagine. Invece non avrebbe nessun contratto. Né da dipendente. E neppure da collaboratrice: «In assenza di assunzione formale, come dipendente o collaboratrice, viene inserita la relativa voce di spesa nel bilancio dell'Unione dei comuni della Val d'Enza». Come «rimborso spese affido». Così, la già fitta trama di «Angeli e demoni» si arricchisce di nuovi capitoli. Gli affidi fantasma, serviti a remunerare una placida cuoca. E perfino adozioni di fatto per le coppie Lgbt, a suon di proroghe. Uno scandalo che sembra non avere più fine. Antonio Rossitto
Marco Baldassari @Eleventy
Un percorso costruito all’insegna del Made in Italy, della qualità e di un’idea di lusso contemporaneo lontana dall’ostentazione. Per celebrare questo traguardo, la nuova collezione introduce nuove silhouette, colori più sofisticati e due capsule che raccontano da vicino il mondo personale del fondatore: The Indigo Blue e Active Moments. Ne abbiamo parlato con Marco Baldassari.
La Primavera-Estate 2027 coincide col ventesimo anniversario di Eleventy. Che significato ha per lei questo traguardo?
«Rappresenta la realizzazione di un sogno. In vent’anni siamo riusciti a costruire un marchio internazionale restando fedeli ai nostri valori: produzione italiana, qualità, responsabilità e attenzione alle persone. Oggi guardiamo al futuro con la stessa passione, con l’obiettivo di creare qualcosa di duraturo».
Quanto c’è di lei nelle capsule The Indigo Blue e Active Moments?
«Molto. Cerco sempre di raccontarmi attraverso le collezioni. The Indigo Blue nasce dal mio legame con il denim, reinterpretato in chiave sofisticata e contemporanea. Active Moments, invece, riflette il mio stile di vita: sport, benessere e dinamismo. Sono due mondi che mi rappresentano profondamente».
Chi è oggi il cliente Eleventy?
«È una persona che ama la qualità ma non l’ostentazione. Cerca prodotti autentici, ben fatti e dal valore concreto. Apprezza il Made in Italy e riconosce l’equilibrio tra qualità, design e prezzo che caratterizza il nostro marchio».
Come si è evoluto il concetto di smart luxury negli ultimi vent’anni?
«Il principio è rimasto lo stesso: offrire il massimo valore possibile. Oggi, però, lo smart luxury include anche un forte elemento di contemporaneità. Chi sceglie Eleventy cerca qualità e raffinatezza, ma con uno stile più moderno e rilassato».
La collezione introduce volumi più morbidi e nuove interpretazioni della giacca. È cambiato il modo di vivere l’eleganza?
«Sì. Oggi l’uomo desidera capi più confortevoli e versatili. Abbiamo lavorato su nuove proporzioni, nuove tonalità e nuove forme per offrire qualcosa di distintivo, mantenendo sempre coerenza con il nostro Dna».
Come si evolve il concetto di giacca?
«La giacca oggi è più fluida. L’overshirt, per esempio, è diventata una valida alternativa al blazer tradizionale. Abbiamo inoltre reinterpretato modelli ispirati alla tradizione con materiali nobili e costruzioni più contemporanee».
Se dovesse descrivere l’uomo Eleventy della Primavera-Estate 2027?
«Un uomo contemporaneo e sicuro di sé. Lo immagino con una giacca in lino effetto denim della capsule Indigo Blue, pantaloni dai volumi più morbidi e una polo realizzata in filati pregiati. Un guardaroba raffinato ma disinvolto».
Qual è oggi la vostra definizione di eleganza contemporanea?
«È l’incontro tra qualità, discrezione e funzionalità. L’uomo moderno ha bisogno di capi versatili, capaci di accompagnarlo durante tutta la giornata senza rinunciare a comfort ed eleganza».
Quali sono i valori che restano intoccabili?
«La qualità, innanzitutto. Poi la cura artigianale, l’attenzione ai dettagli e la produzione italiana. Sono le fondamenta di tutto ciò che facciamo».
Oggi il prodotto basta ancora?
«Non più. Oggi il prodotto deve essere eccellente, ma da solo non è sufficiente. I clienti cercano esperienze, relazioni e valori condivisi. Per questo stiamo lavorando per costruire una vera community attorno a Eleventy, creando luoghi e occasioni di incontro che vadano oltre l’acquisto. Un primo passo in questa direzione è stato il concept sviluppato a Istanbul, dove abbiamo aperto un flagship store di circa 400 metri quadrati con un caffè integrato. L’idea è offrire ai clienti uno spazio accogliente in cui fermarsi anche senza l’intenzione di acquistare, vivendo l’universo Eleventy attraverso un’esperienza che unisce design, ospitalità e qualità. Il progetto sta dando ottimi risultati e verrà replicato a breve anche a Doha e in Libano. Stiamo inoltre lavorando per arricchire ulteriormente i nostri spazi con contenuti culturali. L’obiettivo è trasformare i negozi in luoghi di ispirazione, dove moda, arte, design e cultura possano dialogare tra loro. A breve presenteremo anche una nuova collaborazione legata al mondo dell’editoria e dei libri, un progetto che contribuirà a rafforzare questa visione».
Quali sono le prossime aperture internazionali?
«Il 2026 è un anno particolarmente importante per il nostro sviluppo internazionale. A fine giugno inaugureremo un nuovo store stagionale a Saint-Tropez, in Place des Lices, una delle location più prestigiose della Costa Azzurra. Per noi rappresenta un traguardo significativo perché ci permette di entrare in contatto con una clientela internazionale molto qualificata e di consolidare ulteriormente il nostro posizionamento nel segmento del lusso contemporaneo. A luglio sarà invece la volta di Chicago, una piazza strategica per il mercato americano, che continua a essere uno dei più dinamici e promettenti per il brand. Gli Stati Uniti rappresentano oggi un’area di forte crescita e un mercato particolarmente ricettivo nei confronti dei valori di Eleventy. Prosegue inoltre il dialogo tra moda e hospitality, un ambito in cui crediamo molto. Siamo recentemente approdati a Santorini all’interno del Sandblu Resort, una delle strutture più esclusive delle isole greche. Essere presenti in contesti di questo livello significa intercettare i clienti nei luoghi che frequentano durante il tempo libero, in un momento in cui sono più disponibili a vivere un’esperienza di brand autentica e rilassata».
Continua a leggereRiduci
Byung-Chul Han (Getty Images)
Grazie alla quale, dice subito di potere «a quasi cento anni di distanza, fare buon uso dei suoi pensieri per dimostrare che, al di là dell’immanenza della produzione e del consumo, e dell’informazione e comunicazione, vi è un’altra realtà più elevata, una trascendenza, in grado di portarci via, lontano da una vita priva di significato, da una straziante carenza di essere, dalla mera sopravvivenza, offrendoci invece la gioiosa pienezza dell’essere».
Così, tanto per non rendere l’impresa troppo facile, Han, sceglie subito di affrontarla con il tema dell’attenzione, che Simone Weil riteneva fosse «nel suo grado più elevato, la stessa cosa della preghiera». Ricavandone che «la crisi della religione è quindi anche una crisi dell’attenzione, dello scrutare e dell’udire». Dunque: «Dio non è morto. È morto l’uomo al quale Dio si rivelò». Il fatto è che: «la percezione è estremamente ingorda. Le manca qualsiasi ampiezza contemplativa. Non fa che mangiare: il consumo è il suo atteggiamento di base. L’abbuffata di video (binge watching) esprime efficacemente questa ingordigia, binge è: divorare senza freni». Se mangi in continuazione però non puoi più vedere, come appunto diceva Simone Weil, magra come una canna dei marais d’Occitania, specificando: «quaggiù, guardare e mangiare sono due. Bisogna scegliere l’uno o l’altro ma entrambi sono chiamati: amare. Tuttavia solo coloro cui talvolta capita di restare per qualche tempo a guardare invece di mangiare hanno qualche speranza di salvezza». (Simone Weil, Quaderni 4, Adelphi).
«L’anima che continua a mangiare senza scrutare finisce col perdere la capacità di contemplare. Invece dell’autofagia, sviluppa obesità. La sua parte mortale, s’allarga e ingrassa, mentre la parte divina si atrofizza e rimpicciolisce». In Simone Weil, racconta Byung-Chul Han, è l’immaginazione che al servizio dell’Io continua a sognare cibo. Il resto della personalità attivo nel Processo di individuazione viene soffocato dal grasso e da tutti gli elementi di ciò che Simone Weil chiamava «pésanteur» - pesantezza -, che impedisce all’anima di muoversi nella dimensione trascendente. Questo indebolimento degli aspetti spirituali della personalità lacera in profondità l’anima, come ha raccontato Simone Weil in L’ombra e la grazia, tradotto in italiano da Franco Fortini. Solo la pienezza assicurata dall’attenzione dell’intera personalità consente all’essere umano di assicurare la guida agli aspetti più spirituali. «L’attenzione profonda, contemplativa, è rivolta a ciò che persiste, permane tiene il punto. Il vero perdura. Chi è incapace di attenzione contemplativa, incapace di scrutare non ha invece accesso alla verità, al vero, all’ordine perdurante delle cose.
Continua a leggereRiduci
Loperazione chiamata «Luxury Sky» trae origine da mirate analisi di rischio e da un’approfondita valorizzazione del patrimonio informativo disponibile al Corpo, sviluppata attraverso l’incrocio dei dati del traffico aereo con le risultanze delle banche dati istituzionali e con la documentazione fiscale acquisita nel corso degli accertamenti.
Grazie a un accurato lavoro di ricostruzione e analisi, i finanzieri del Comando Provinciale di Firenze hanno esaminato oltre 20.700 movimenti aerei potenzialmente rilevanti sotto il profilo tributario, individuando diffuse irregolarità nel versamento dell’imposta dovuta per i voli privati operati tra il 2020 e il 2023 da oltre 1.000 compagnie aeree estere.
L’attività ispettiva ha consentito di ricostruire nel dettaglio gli spostamenti di oltre 12.900 voli privati transitati sullo scalo fiorentino e di oltre 42.100 passeggeri trasportati, facendo emergere il mancato assolvimento degli obblighi fiscali da parte di numerosi operatori internazionali.
Le verifiche eseguite hanno portato all’individuazione di un’evasione complessiva pari a 4.388.657 euro, riconducibile a 1.052 società risultate irregolari, corrispondenti al 62,32% dei vettori sottoposti a controllo.
Particolarmente significativo il risultato conseguito in termini di recupero delle risorse pubbliche: a seguito degli interventi della Guardia di Finanza, numerose compagnie hanno già provveduto a regolarizzare la propria posizione, consentendo l’effettivo versamento nelle casse dello Stato di oltre 2,6 milioni di euro. Per la quota residua sono in corso le attività di monitoraggio e riscossione previste dalla normativa vigente.
Gli approfondimenti investigativi hanno inoltre evidenziato il frequente ricorso a strutture societarie localizzate in giurisdizioni caratterizzate da elevata opacità fiscale. In numerosi casi, aerei di grande valore economico risultavano formalmente intestati a società domiciliate in territori a fiscalità privilegiata, rendendo particolarmente complessa l’individuazione dei soggetti effettivamente responsabili degli adempimenti tributari.
Continua a leggereRiduci
Ansa
La medicina non può mai diventare serva di una morte programmata!». Ricevendo i membri della Fondazione Jérôme Lejeune in occasione del centenario della nascita del suo fondatore, il pontefice ha voluto ribadire che il valore di una persona non dipende mai da ciò che produce o realizza, ma dalla sua intrinseca dignità.
La Fondazione Jérôme Lejeune, nata negli anni Novanta in Francia, è l’erede diretta dell’opera del Venerabile Jérôme Lejeune, scienziato di fama mondiale che nel 1958 scoprì l’anomalia cromosomica all’origine della trisomia 21. Lejeune non fu solo un grande scienziato; fu un medico che vedeva nei suoi pazienti i «poveri tra i poveri», dedicando la vita a cercare una cura che potesse alleviare la loro condizione. Egli comprese precocemente come la sua scoperta potesse essere strumentalizzata per eliminare i nascituri affetti da disabilità, un «eugenismo nuovo» che definì «razzismo cromosomico». Per questo impegno incondizionato a favore della vita, che gli costò ostilità in certi ambienti scientifici, fu chiamato da Giovanni Paolo II a presiedere la neonata Pontificia Accademia per la Vita. Oggi la Fondazione prosegue questa missione attraverso la ricerca scientifica, la cura presso l’Istituto Jérôme Lejeune di Parigi e la difesa dei più fragili nel dibattito pubblico.
Un dibattito che in Francia ha raggiunto un punto di rottura. Proprio in queste ore, l’Assemblea nazionale affronta la terza lettura del disegno di legge che mira a legalizzare l’eutanasia e il suicidio assistito. Di fronte a quella che viene percepita come una deriva etica, i vescovi francesi hanno indetto una novena di preghiera dal 21 al 29 giugno (in vista appunto del voto del 30 giugno), invitando i fedeli a chiedere che lo Spirito Santo «illumini le coscienze» dei legislatori. L’episcopato transalpino ha ricordato che non si protegge la vita mettendovi fine, ma accompagnandola fino al termine naturale. Nel lanciare questo appello, i vescovi d’oltralpe hanno richiamato anche, e non a caso, le parole fondamentali pronunciate dal Papa al Parlamento spagnolo durante il suo recente viaggio apostolico a Madrid. In quell’occasione, il Santo Padre aveva chiarito che «ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza». Aggiungendo che «la difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà». Si tratta di un richiamo diretto al ruolo della politica: le leggi approvate devono essere verificate sulla loro capacità di rispettare la dignità della persona per capire se stiano davvero perseguendo il bene comune.
Queste riflessioni scavalcano le Alpi e arrivano in Italia, dove il Parlamento si trova in una fase di stallo riguardo alla legge sul suicidio assistito. La discussione in Senato, ripresa il 3 giugno, ha mostrato una maggioranza divisa e una situazione di profonda mutazione politica. Al centro di questo cambiamento c’è la nuova fisionomia di Forza Italia, ora guidata in Senato da Stefania Craxi. Il partito ha intrapreso una netta svolta «liberal» sotto l’influenza di Marina Berlusconi, la quale ha dichiarato apertamente di sentirsi più in sintonia con la sinistra su temi come il fine vita, i diritti Lgbt e l’aborto. Nonostante le resistenze interne nella maggioranza (in particolare Fratelli d’Italia e parte della Lega), Forza Italia sta di fatto spingendo per un accordo con le opposizioni, cercando una mediazione che sblocchi l’impasse. Gli emendamenti proposti dalla Craxi e dalla senatrice Daniela Ternullo riflettono questo nuovo corso: puntano ad ampliare i requisiti per l’accesso al suicidio assistito, in particolare la neo proposta azzurra prevede che l’assistenza al suicidio possa essere resa da medici ospedalieri o di medicina generale su base volontaria in regime di intramoenia, con l’impegno del Cnr nel reperimento dei farmaci letali.
Stefania Craxi ha dichiarato di voler «discutere di una norma di civiltà». Eppure, questa visione appare diametralmente opposta a quanto affermato dal Papa a Madrid e ribadito ieri alla Fondazione Lejeune: se per la Craxi la «civiltà» sembra risiedere nella regolamentazione della morte assistita, per il Pontefice la vera «meta di civiltà» risiede esclusivamente nella difesa della vita senza eccezioni. Questa trasformazione di Forza Italia appare ancora più stridente se confrontata con il pensiero del suo fondatore. È solo del 2021 la lettera di Silvio Berlusconi a Il Giornale: «La vita di ogni essere umano è sacra dal momento del concepimento fino alla morte biologica». A cui aggiungeva una sottolineatura riferita proprio al ruolo della Chiesa. «La Chiesa cattolica», scriveva Berlusconi padre, «ha esercitato ed esercita oggi in Italia e nel mondo una funzione essenziale a difesa dei diritti delle persone, di ogni persona e soprattutto dei più deboli». Oggi la Craxi, spinge per una legge che la Chiesa e i movimenti pro-life considerano una «norma di morte». La sfida lanciata da papa Leone XIV è chiara: la civiltà non si costruisce programmando la morte, ma servendo la vita, specialmente quando essa è più fragile e indifesa. I vescovi francesi hanno risposto «presente», ci sarà qualcuno al di qua delle Alpi pronto a fare altrettanto?
Continua a leggereRiduci