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Bruxelles e intellò contro la libertà promessa da Musk sul suo Twitter

Bruxelles e intellò contro la libertà promessa da Musk sul suo Twitter
Elon Musk (Ansa)
La cessione della piattaforma al magnate contrario alla censura agita l’Europa: «Dovrà rispettare le regole». Preoccupati dal libero pensiero anche i progressisti nostrani, democratici e pluralisti a giorni alterni.
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Edicola Verità | la rassegna stampa del 29 maggio

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 29 maggio con Carlo Cambi

Lega e Fi litigano sull’allargamento Ue. Duello Fitto-Regioni sul caro energia
Antonio Tajani (Ansa)
L’eurocommissario: «Usare i fondi di coesione per le bollette». I governatori replicano: «Non sono un bancomat, già impiegati».

Chi pensa davvero che il centrodestra stia litigando sull’ingresso dell’Ucraina in Europa non ha ancora ben compreso i termini della questione: il processo di adesione è talmente lungo che i partiti di governo possono tranquillamente permettersi di offrire agli elettori tutto il ventaglio di posizioni possibili e immaginabili, in vista delle elezioni politiche del prossimo anno.

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Iran-Usa: stavolta l’accordo c’è ma nessuno lo firma per primo
Donald Trump (Ansa)
Raggiunta una bozza d’intesa: tregua di 60 giorni, riapertura di Hormuz, niente più blocco navale e trattativa sul nucleare (senza bomba). Manca però l’ok di Trump, che aspetta quello di Khamenei.

Resta preda delle incognite il processo diplomatico tra Washington e Teheran. Ieri, Axios ha riferito che i due contendenti avrebbero raggiunto finalmente un accordo, ma che Donald Trump non avrebbe ancora dato la propria approvazione. Una rivelazione, questa, che è stata confermata in serata dalla Casa Bianca.

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L’Ucraina nell’Ue è una iattura

Volodymyr Zelensky è già costato 200 miliardi. E ora scatta il prestito da 90. Ma, per favorire Friedrich Merz, Bruxelles apre a Kiev mentre ci vieta l’uso di soldi nostri per il caro energia.

Il cancelliere Friedrich Merz ha una serie di ottimi motivi per sostenere l’ingresso dell’Ucraina nella Ue. Per Berlino, l’arrivo di Kiev nel perimetro dell’Unione sarebbe manna dal cielo, che consentirebbe alla Germania di risollevare le sorti della sua economia. Favorire l’entrata, anche senza diritto di voto, nel consesso dei 27 Paesi europei significherebbe porre le premesse per conquistarne il mercato e, allo stesso tempo, una volta conclusa la guerra con la Russia, guidare la ricostruzione che, come è noto, verrà sostenuta principalmente da Bruxelles. Insomma, per Merz proporre di accogliere l’Ucraina non è solo un’eccellente idea per rimettere in moto una locomotiva che da tempo arranca, ma anche uno straordinario affare.
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