
Il Banco: «Il nostro piano prosegue. Da Piazza Gae Aulenti mere supposizioni».Banco Bpm ha replicato in modo deciso al comunicato diffuso lunedì da Unicredit, ribadendo l’impegno a tutelare la banca e i propri azionisti e a garantire la trasparenza dell’informazione al mercato. In una nota ufficiale, il gruppo guidato dall’ad Giuseppe Castagna ha fatto sapere che «a tutela della banca e dei propri stakeholders e più in generale a salvaguardia della trasparenza nell’informativa al mercato, Banco Bpm non può esimersi dal manifestare la propria preoccupazione in relazione ai contenuti del comunicato stampa diffuso da Unicredit». L’istituto sottolinea che Unicredit «da una parte, insinua dei dubbi sulla valenza dell’offerta su Anima e sul ritorno dell’investimento per il gruppo Banco Bpm (sui quali si è avuto modo di fornire sopra le dovute precisazioni) e, dall’altra parte, si limita a richiamare le condizioni di efficacia poste all’Ops e già ben note al mercato senza, peraltro, chiarire la propria posizione in merito alla effettiva rinuncia alle stesse in caso di approvazione assembleare e/o all’eventuale rilancio del corrispettivo dell’Ops». Banco Bpm, quindi, «prosegue nell’esecuzione del proprio piano industriale e dell’offerta su Anima nella piena convinzione che tali azioni porteranno valore ai propri azionisti».Il gruppo di Piazza Meda precisa, inoltre che «Unicredit cita in modo fuorviante l’impatto ulteriore di regulatory headwinds per 94 bps e comunica un’erosione di capitale immediata. Tuttavia, come ampiamente illustrato al mercato, tali headwinds (la necessità di accantonare maggior capitale in un certo numero di basis points per i ratio di capitale regolamentare, a fronte dei maggiori rischi affrontati dalla banca, ndr) verranno contrastati da Banco Bpm mediante azioni manageriali che ne ridurranno l’effetto sul Cet1 ratio di gruppo: non darne informativa distorce la percezione dell’impatto». Infine, evidenzia Banco Bpm, «Unicredit sembra aver utilizzato un dato di Cet1 di Banco Bpm di partenza pari a 15,00%, sebbene il dato corretto sia 15,05%, pertanto tutti i dati riportati nel comunicato stampa di Unicredit sono errati per difetto».La banca si è detta infine sorpresa «che Unicredit, mentre fornisce indicazioni sul Cet1 ratio di Banco Bpm insinuando dubbi sulla sostenibilità dei target da questa comunicati al mercato, non ritenga opportuno produrre a sua volta esaustivi chiarimenti in merito alle iniziative recentemente avviate dalla stessa (come ad esempio gli investimenti in Commerzbank e Generali) in termini sia di impatto a regime sul proprio Cet1 ratio sia di chiarezza del complessivo disegno strategico, nonché dei rischi collegati all’esposizione in Russia, che continua a essere quantificata in potenziali massimi 55 bps nonostante gli accantonamenti già effettuati e comunicati al mercato».Queste informazioni «assumono rilevanza determinante, nel contesto di un’Ops in cui agli azionisti di Banco Bpm sono offerte azioni Unicredit, per consentire ai destinatari dell’Ops la valutazione dei profili di rischio a cui sarebbero esposti aderendo all’offerta». Per questo «va altresì sottolineato che il requisito minimo regolamentare di Cet1 ratio di Banco Bpm all’1 gennaio 2025 è pari a 9,18%, mentre per Unicredit l’analogo parametro è pari a 10,27%, quindi circa 110 bps superiore». Inoltre, «non condivisibile risulta anche la valutazione espressa nel comunicato di Unicredit circa l’asserito valore dell’11% che sarebbe associato all’investimento di Banco Bpm in Anima: tenendo conto delle sinergie di costo, l’indice supera infatti il 13%, un dato che si affianca e qualifica ulteriormente il valore strategico dell’acquisto della partecipazione, che completa il modello di business del gruppo Banco Bpm, aggiungendo il controllo integrale della fabbrica prodotto asset management a quella già in essere sul bancassurance Vita e alle joint venture nel bancassurance danni, nel credito al consumo e nella monetica».
«Love Bugs» (TV8)
A vent’anni dal debutto, Love Bugs torna con Brenda Lodigiani e Michele Rosiello: una coppia aggiornata ai tempi dei social, ma ancora alle prese con le piccole banalità quotidiane che definiscono l’amore.
I primi sono stati Fabio De Luigi e Michelle Hunziker, loro i siparietti preceduti da strani miagolii, a quattro zampe su un letto matrimoniale per vincere con una risata la stanchezza della fidanzata. Quando Love Bugs ha debuttato su Italia 1, correva l'anno 2004 e delle dinamiche di coppia, quelle particolari, estranee all'universalità dell'interazione uomo-donna, si sapeva poco e niente. Non c'era Internet, mancava l'imperativo social, con la sua spinta frettolosa a condividere ogni aspetto del proprio privato. Si vedeva, allora, attraverso le parole, le poche che ci si scambiava gli uni di fronte agli altri. E si vedeva attraverso la serialità televisiva, che nel 2004, in Italia, era agli albori.
Nel riquadro, Pierluigi Del Viscovo (IStock)
L’analista Pierluigi Del Viscovo: «A furia di dialogare con la politica, i grandi gruppi si sono illusi di convincere sull’elettrica i clienti. I quali, però, pensano a traffico e parcheggi, non all’inquinamento».
Matteo Piantedosi (Ansa)
Il ministro: «La partita andava giocata, non potevamo cedere al ricatto antisemita».
Chi «Lepore», si fa il centro sociale se lo mangia. Potrebbe essere la morale di un cortocircuito istituzionale provocato dal Sindaco di Bologna che non sapendo come allontanare da sé la responsabilità degli scontri avvenuti venerdì sera prima, durante e dopo la partita di Eurolega di basket tra la Virtus Bologna e il Maccabi di Tel Aviv ha puntato il dito contro il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a cui ha chiesto «almeno 100.000 euro di danni» accusandolo di «irresponsabile gestione dell’ordine pubblico». Puntuale e puntuta è arrivata la risposta del ministro: «I danni? Il sindaco li chieda a chi li ha causati».
Roberto Calderoli (Getty Images)
Il ministro leghista Roberto Calderoli: «L’opposizione strepita ma si è trattato per un anno. Ai governatori dico: la pre intesa è un’opportunità. Più libertà a chi lavora bene, più Stato per gli altri».






