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Meloni blinda il decreto per l'Ucraina: «Si farà»

Meloni blinda il decreto per l'Ucraina: «Si farà»
Giorgia Meloni (Getty Images)
Provvedimento rinviato per gli attriti con la Lega, però il premier conferma la scadenza del 31 dicembre. Tuttavia, preferisce parlare di «aiuti», come i generatori elettrici, anziché di armi. Sul tavolo c’è il «lodo» Romeo: proibire l’invio di missili a lungo raggio.
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L’opposizione che accusa l’esecutivo di aver aumentato i balzelli commette una forzatura ideologica: la pressione fiscale può salire anche senza nuovi tributi sulle famiglie. E i dati della Cgia di Mestre lo dimostrano: il peso delle imposte sui contribuenti è diminuito.

La sinistra italiana accusa il governo Meloni di aver aumentato le tasse. Lo fa in modo furbesco perché dice una mezza verità, ma una mezza verità, come recita il titolo di un libro: Le mezze verità sono bugie intere. Infatti, in realtà, non sono aumentate le tasse, ma è aumentata la pressione fiscale, che è tutt’altra cosa. Non occorre neanche studiare un manuale di scienza delle finanze o di contabilità dello Stato. Troppo impegno intellettivo che per chi non è abituato a ragionare comporta uno sforzo eccessivo (naturalmente non vogliamo accusare la tutta la sinistra di carenze da questo punto di vista), ma non possiamo neanche tacere su delle bugie clamorose. Comunque, basta l’Intelligenza artificiale, cos’è la pressione fiscale lo sa anche l’Ia.

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L’Iran rialza la tensione con gli Usa: «Stop alle impiccagioni? Falsità»
Getty Images
Teheran riaccende lo scontro con gli States, smentendo la sospensione delle esecuzioni dei dissidenti. Khamenei contro Trump: «I morti li causa lui». La replica: «È il momento di cercare una nuova leadership».

È tornata a salire la tensione tra Washington e Teheran. Ieri Ali Khamenei ha attaccato duramente Donald Trump. «In questa rivolta, ha fatto dichiarazioni di persona, ha incoraggiato i sediziosi ad andare avanti e ha detto: “Vi sosteniamo militarmente”», ha tuonato la guida suprema dell’Iran, per poi aggiungere: «Consideriamo il presidente degli Stati Uniti un criminale, a causa delle vittime e dei danni, a causa delle accuse contro la nazione iraniana».

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Colpevolizzati armi e coltelli solo quando c’è da difendersi
La villetta di Lonate Pozzolo, nel varesotto, dove il 14 gennaio, Adamo Massa, 37 anni, pregiudicato, è stato ucciso nel corso di una rapina dal poprietario di casa, Jonathan Rivolta (Ansa)
«Inutile la stretta sulle lame», dice chi ha mostrificato Jonathan Rivolta che ha ucciso il ladro rom.

È in effetti un luogo comune la tesi secondo cui a scatenare la violenza non sono le armi ma chi le maneggia. Ma a ben vedere la banalità oggi assume una tonalità meno scontata nei commenti di politici e giornalisti alle varie tragedie che ci affliggono. Se ad alzare il coltello per difendersi è Jonathan Rivolta di Lonate Pozzolo, provincia di Varese, i media insinuano subito il sospetto che sia un violento e un mezzo razzista. Si sprecano ritratti in cui si rivela che teneva un sacco da boxe sul balcone e praticava arti marziali sferrando pugni e calci fin dal primo mattino. Come a dire: era uno abituato allo scontro, non una pecorella. Dipingerlo così serve a toglierli il cappotto della vittima, e a vittimizzate un po’ il suo aggressore, Adamo Massa, delinquente abituale uscito da un campo nomadi che «di lavoro» rapinava onesti cittadini e truffava anziani fragili. Lavorava, Adamo Massa - così dice il cugino a Ore 14 di Milo Infante - quando è entrato nella villetta di Lonate per rubare e ha aggredito Rivolta. E allora il fatto che sia morto male a colpi di coltello andrebbe ritenuto uno sfortunato incidente sul lavoro: se fai il ladro, può capitare. Invece da queste parti si fa sempre esibizione di buoni sentimenti, ci si strugge per il malvivente e non per chi si è difeso, pur uccidendo.

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