Bonaccini si inventa record mai fatti e nasconde i problemi della Regione
Ansa
Il governatore uscente, candidato per i democratici alle elezioni del 26 gennaio, ricama molto (anzi troppo) sui numeri di turismo, occupazione ed economia. Ma il «fact checking» è impietoso: non ne dice una giusta.

Bastava fare due conti per evitare una brutta figura, ma Stefano Bonaccini ultimamente è allergico alle cifre. Forse spera che i numeri non gli diano torto tra una decina di giorni, il 27 gennaio, a scrutinio terminato nella madre di tutte le elezioni regionali: quella per il rinnovo del consiglio e della giunta dell’Emilia Romagna. L’uomo solo al comando della Regione – ha fatto di tutto per far dimenticare di essere del Pd -, feudo prima comunista poi del Pds, Ds, Pd, ininterrottamente dal 1970, ha ripetuto come un mantra che la sua è la migliore amministrazione regionale possibile; che con lui da Piacenza al Montefeltro non tramonta mai il sole perché da cinque anni c’è una crescita inarrestabile in economia; che dalle sue parti la disoccupazione è calata in modo tale che se uno guarda il grafico gli vengono le vertigini e che i turisti arrivano in folle adoranti.

Perché – e davvero sembra la parodia che Maurizio Crozza fa dell’altro presidentissimo di regione piddino Vincenzo De Luca – il turismo, la crescita e il lavoro in Emilia-Romagna li ha inventati lui: Stefano Bonaccini. Che peraltro appare un po’ nervosetto visto che ha spiegato dagli schermi di Di Martedì su La7 come intende lui l’accoglienza. Rivolto a Matteo Salvini – che ha condotto una campagna elettorale porta a porta nella regione per sostenere Lucia Borgonzoni, la candidata del centrodestra – ha intimato al leader della Lega: «Salvini qui è ospite ma questa è casa mia, io qui ci sono nato, ci sono cresciuto». In effetti per Bonaccini l’ex ministro dell’Interno è un ospite un po’ fastidioso.

L’irritazione del presidente uscente che spara le cifre e nasconde il Pd è crescente perché sa di avere fatto un bluff sulle sue «magnifiche sorti e progressive». Insomma fuori di metafora: Bonaccini aggiusta la realtà. Lo fa sulla sanità come più volte si è incaricata di sottolineare e di svelare Lucia Borgonzoni, non dice nulla del terremoto di sette anni fa perché dovrebbe far sapere che non siamo ancora a metà dell’opera di ricostruzione e che l’emergenza continua in 30 dei 59 Comuni colpiti, ma soprattutto esagera e di molto sugli indicatori economici. L’Emilia-Romagna non è né la regione che è cresciuta di più negli ultimi cinque anni, né quella che ha il Pil più alto, non è quella dove la disoccupazione è calata di più e non ha avuto il boom di turisti sbandierato da Bonaccini.

Che tra l’altro usa per sostenere i suoi numeri fonti solo vicine a lui, gli uffici regionali, e ascolta molto Prometeia che è sì una società indipendente ma a capo c’è ancora il professor Angelo Tantazzi, un Andreatta‘s boy e legato a filo doppio a Romano Prodi. Allora vediamole le cifre del presidentissimo. Il 28 novembre ha scritto sulla sua pagina Facebook: «Siccome i numeri non sono né di destra né di sinistra vorrei segnalare questi dati: la disoccupazione in Emilia-Romagna è scesa dal 9 al 5 per cento, da cinque anni siamo la prima regione per crescita tra tutte le regioni d’Italia, negli ultimi quattro anni le presenze turistiche sono passate da 45 a 60 milioni». Applausi a scena aperta con l’aggiunta del dato (l’unico vero) che l’Emilia-Romagna è la regione che ha l’export pro capite più alto, ma di un’ anticchia.

La regione che esporta di più in assoluto è la Lombardia, che ha un fatturato estero doppio dell’Emilia-Romagna (127 miliardi contro 64) ma facendo il conto di Trilussa ogni emiliano «vende» all’estero per 14.000 euro, mentre i dieci milioni di lombardi si accontentano di 12,700 euro. Francamente però il dato dell’export con l’abilità della Regione c’entra un po’ poco. Comunque diamo a Bonaccini quel che (forse) è di Bonaccini. Ma tutto il resto? A esser gentili diciamo che sono iperboli. A dimostrarlo ci si sono messi quei pignoli di Pagella politica che hanno sottoposto a fact checking i «fasti» del presidentissimo. Risultato? Non ne ha detta una giusta. Non è vero che l’Emilia-Romagna è la regione che è cresciuta di più negli ultimi cinque anni. Prendendo i dati disponibili dell’Istat nel quinquennio dal 2013 al 2017 mai la regione è stata prima per tasso di crescita: quarta nel 2014 con un più 2,14, decima nel 2015 con un più 1,98, ancora quarta nel 2016 con un più 2, 66 e infine settima nel 2017 con un incremento del 2,21.

Solo Regione, Unioncamere e Prometeia dicono che nel 2018 e nel 2019 la Regione si prospetta «al vertice delle regioni per la crescita». Insomma i dati ufficiali smentiscono Bonaccini che però se la canta e se la suona. E veniamo alla disoccupazione. Anche qui diciamo che il presidentissimo ha abbondato assai per eccesso. Pagella politica ci fa capire che Bonaccini ha fatto come i supermercati giocando sui decimali. A fine 2018, il tasso di disoccupazione era del 5,9 per cento rispetto all’8,3 per cento del 2014. Un calo dunque di 2,4 punti percentuali, e non del 4 per cento. E andiamo al boom turistico. Siamo alle solite. Bonaccini usa i dati che si fa in casa, ma quelli ufficiali, e cioè dell’Istat, dicono che – scrive Pagella politica – «tra il 2015 e il 2018 le presenze sono aumentate di 4,1 milioni circa, più 11 per cento. Al di là dei numeri assoluti, un terzo dell’aumento rivendicato da Bonaccini (da 45 a 60 milioni)». E comunque le cifre dicono che nel 2015 le presenze in Emilia-Romagna sono state 36 milioni e 530.000 e nel 2018 40 milioni e 648.000. Da qui a sessanta milioni è lunga! Ma a Stefano Bonaccini non fatelo sapere. Per far tornare i conti teme di dover andare in vacanza dopo il 27 gennaio.

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