True
2023-06-20
Elly si contizza. Bonaccini le scava la fossa
Elly Schlein (Ansa)
«Ma certo che non adiamo via, ci mancherebbe!»: così alla Verità un esponente di primissimo piano della corrente moderata del Pd commenta la relazione del segretario Elly Schlein che ha aperto la direzione nazionale del Pd di ieri.
Uno psicodramma, dopo le polemiche seguite alla partecipazione della Schlein alla manifestazione di sabato scorso del M5s, che ha fatto saltare sulla sedia i cosiddetti «riformisti» Dem. La relazione del segretario è stata la fiera delle banalità: tra l’altro, l’unico intervento trasmesso in diretta streaming sui canali ufficiali del partito, una scelta poco democratica ma comprensibile, considerata la debolezza della leadership di Elly. La speranza di raggranellare qualche voto è affidata alla lotta contro l’autonomia differenziata. La Schlein annuncia «un’estate militante», cita Fai rumore di Diodato per dare forza alla propria leadership ma nel concreto l’orizzonte sono i consensi delle regioni del Sud: «L’autonomia differenziata del governo», dice la Schlein, «aumenta le diseguaglianze territoriali in un Paese che aspetta di essere ricucito. Su questo svolgeremo un grande appuntamento il 14 e 15 luglio contro l’autonomia differenziata di Calderoli».
Venendo al sodo, ovvero alle accuse di appiattimento sul M5s, la Schlein è ondivaga: «La settimana prossima», dice Elly, «si vota in Molise, dove siamo alleati con il M5s. Lo eravamo anche prima della loro manifestazione. Questo vuol dire che siamo d’accordo su tutto? No. Sul supporto all’Ucraina permangono distanze enormi ma non vuol dire che su lotta alla povertà e contrasto alla precarietà non possiamo trovare risposte comuni. Se mi invitasse Calenda a una manifestazione», aggiunge il segretario Pd, «porterei un saluto anche lì, ma non è che cambierei idea sul sindaco d’Italia».
A proposito di Molise: dalla Regione che andrà al voto domenica e lunedì prossimo, arriva un’altra doccia gelata per la Schlein. Il vicesegretario regionale del Partito democratico del Molise, Maria Concetta Chimisso, si è infatti dimessa ieri mattina, lasciando anche la segreteria del circolo di Termoli. La Chimisso era vicesegretario dal 2020 e ha ricoperto un ruolo centrale nella vita del Pd locale: secondo fonti di partito, le dimissioni sono state provocate dalla mancata condivisione della linea di Elly. Che, sempre in direzione, si è vantata di aver recuperato finora «20.000 voti al giorno».
Veniamo alle critiche da parte degli avversari interni, rispetto alle quali la Schlein cerca di darsi un tono determinato: «C’è», evidenzia, «chi magari spera di sortire qualche effetto con il giochino del logoramento dei segretari. Non funzionerà, mettetevi comodi. Siamo qui per restare e restare insieme. Lavoriamo tutti insieme, in maniera corale, serve un’orchestra che suona lo stesso spartito. Vanno bene le discussioni e le critiche, ma anche la lealtà sui temi che ci uniscono. Quando sento dire che manca una linea politica sorrido, perché di proposte siamo pieni, ma siamo anche abili a coprirli con polemiche interne. Il fatto è che questa linea c’è, forse non piace a qualcuno che dovrebbe trovare il coraggio di dirlo. Mi dispiace per quello che ha detto Renzi», aggiunge Elly, «parla di subalternità: ma non mi sembra la persona adatta per farlo, visto che appena arrivato al Nazareno ha invitato Berlusconi per stringerci un patto. La destra ha una coalizione che si ricompatta. Noi oggi non abbiamo una coalizione e non vinciamo da soli, così come non abbiamo perso da soli. Non pensiamo di essere autosufficienti e abbiamo bisogno di costruire sinergie con le altre forze politiche alternative alla destra. Per questo continueremo a insistere con le altre opposizioni sui temi su cui possiamo unire forze».
Stefano Bonaccini, presidente del partito e leader della corrente moderata del Pd, prepara l’affondo decisivo contro la Schlein: il governatore dell’Emilia-Romagna sta, infatti, organizzando per luglio una convention, che si svolgerà probabilmente a Cesena, dove battezzerà la sua nuova area, che dovrebbe chiamarsi «Energia popolare». Le date che circolano fra i sostenitori di Bonaccini sono il 21 e 22 del mese prossimo. È probabile che, oltre ai big della minoranza, venga invitata anche la Schlein, come gesto distensivo. Bonaccini in direzione evita di infierire ma è comunque caustico: «Non sarebbe con approcci minoritari», argomenta Bonaccini, «che noi riporteremmo la destra all’opposizione. E voglio essere chiaro. Vocazione maggioritaria per noi è il contrario dell’autosufficienza, da soli non si vince mai. Alla segretaria dico che se gestione unitaria deve essere si discuta di più e meglio di quanto fatto fino ad ora, perché un grande partito, che è altra cosa da un movimento, solo così si tiene fuori da logiche correntizie».
Sferzante il portavoce di base riformista, corrente moderata del Pd, il senatore Alessandro Alfieri: «Basta», sottolinea Alfieri, «con la retorica renziani e anti renziani. Chiariamolo una volta per tutte. Noi riformisti abbiamo fondato il Pd, lo abbiamo difeso dalle scissioni e qui restiamo. Fatevene una ragione e mettetevi il cuore in pace». «Nessuno vuole azzoppare nessun segretario», commenta in direzione Lorenzo Guerini, ma «chi guida deve farsi carico della complessità dei passaggi» ed Elly Schlein è stata «inutilmente polemica» nella sua relazione. «Le parole che ho sentito in quella piazza (la manifestazione del M5s, ndr) sulla vicenda dell'Ucraina, con l'ambiguità e con le indecenze che sono state proclamate, non possono essere le parole del Pd. E quella questione è dirimente per noi, non è accessoria», affonda ancora il colpo Guerini.
«Credo la partecipazione del segretario alla manifestazione del M5s», dice la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, «sia stato un errore. Ora io non sono né per ingigantirne le conseguenze, né per ridurle a una passeggiata di un sabato pomeriggio romano. Ma il punto è: cosa stiamo facendo? Quale è la strategia?». Domande destinate a restare senza risposta. «La Schlein», chiosa una nostra fonte molto autorevole, «è asserragliata nel fortino, ma i suoi iniziano a dare segni di cedimento».
Grillo si toglie il passamontagna: «Sulle brigate stavo scherzando»
Una rivalità a lungo sopita, che riemerge come un fiume carsico ogni volta che si presenta l’occasione. È quella tra l’Elevato e Giuseppi, tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte, la cui leadership non è stata mai pienamente accettata dal fondatore della galassia pentastellata E così, nella manifestazione di sabato scorso del M5s, Grillo ha colto la palla al balzo e, con un solo colpo, si è rimesso al centro del dibattito politico, ha messo in difficoltà il presidente del Movimento e ha provocato una sollevazione dei riformisti dem contro la segretaria Schlein, con tanto di abbandoni eccellenti (vedi l’ex-assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato). Che le frasi deliranti su «brigate» e «passamontagna» abbiano fatto irritare l’ex-premier, lo conferma il goffo tentativo di marcia indietro fatto da Grillo sui suoi social, uno strano ibrido tra precisazione e rivendicazione che ha ottenuto di certo il risultato di rappresentare la distanza con Conte e coi parlamentari pentastellati.
Nel video postato online, l’ex-comico torna sull’accaduto con un ragionamento piuttosto contorto: «Per favore», dice, «fermatevi. Era una boutade. Ma è possibile che prendiate tutto sul serio? Anche i giornali hanno esagerato un po’. Ma fermatevi! Mi sono arrivate delle notizie drammatiche, veramente». A questo punto Grillo, come si suol dire dalle parti della Capitale, la butta in caciara: «È stato avvistato un pensionato di 74 anni, un idraulico che stava aggiustando sei tombini di notte con un passamontagna, fermatevi! Un altro, un albanese di 64 anni che con la cazzuola ha messo a posto otto marciapiedi durante la notte con il passamontagna. Non si può andare avanti così, fermatevi, il governo deve reagire e fare una legge: abolire l’abuso d’ufficio e mettere l’abuso di lavori socialmente utili. Finitela, siate coerenti con voi stessi, con il governo e con la politica. Uscite e applaudite la città, non la mettete a posto. Dovete dire guarda che bel tombino devastato, guarda che marciapiede meraviglioso rotto, guarda che piante ammuffite. Questo dovete fare, smettetela», conclude, «perché sennò scoppia veramente un casino».
Il tutto dopo che in mattinata, in un primo momento, si era diffusa la notizia che le frasi di Grillo fossero l’argomento principale di una riunione tra Conte e i vertici dei suoi gruppi parlamentari e non certo per lodarne i contenuti. Lo stato maggiore del M5s, per evitare che la tensione tra i due tornasse ai massimi sperimentati più di una volta negli ultimi anni, ha fatto girare una «velina» nella quale si specificava che la riunione non era altro che uno «dei normali incontri di inizio settimana per un confronto sui temi dei lavori parlamentari» e non un processo a Grillo, sulle cui parole - teneva però a sottolineare la stessa velina - «il M5s si è già ampiamente pronunciato pubblicamente». Se l’incidente può essere considerato chiuso a livello diplomatico, su quello politico le conseguenze si sono viste ancora nella giornata di ieri, con un coro unanime di critiche che allargato la faglia tra polo liberale-riformista e il tandem Schlein-Conte.
Parole, quelle di Grillo, che hanno avuto tra le condanne più autorevoli quella di Olga D’Antona, vedova del giuslavorista assassinato dalle Brigate Rosse nel 1999 ed ex-parlamentare dei Ds e del Pd la quale, intervistata dal Giornale, ha definito tutto «al di là dell’immaginabile», mentre il leader leghista Matteo Salvini si soffermava su un’altra parte del discorso di Grillo, quella in cui quest’ultimo proponeva di revocare il diritto di voto agli ultraottantenni, definendola «delirante» e rivelatrice di una «ideologia distorta» di un «signore il cui partito, per fortuna, non governa e non lo farà più per tanto tempo».
Continua a leggereRiduci
Alla direzione del Pd (che perde ancora pezzi), il segretario spara di recuperare 20.000 voti al giorno, ribadisce la volontà di allearsi con il M5s («da soli non si vince») e annuncia un’estate «militante». Il governatore la critica e prepara la convention per la sua area.Dietrofront di Beppe Grillo dopo aver avuto visibilità e messo a disagio Giuseppe Conte e democratici.Lo speciale contiene due articoli.«Ma certo che non adiamo via, ci mancherebbe!»: così alla Verità un esponente di primissimo piano della corrente moderata del Pd commenta la relazione del segretario Elly Schlein che ha aperto la direzione nazionale del Pd di ieri. Uno psicodramma, dopo le polemiche seguite alla partecipazione della Schlein alla manifestazione di sabato scorso del M5s, che ha fatto saltare sulla sedia i cosiddetti «riformisti» Dem. La relazione del segretario è stata la fiera delle banalità: tra l’altro, l’unico intervento trasmesso in diretta streaming sui canali ufficiali del partito, una scelta poco democratica ma comprensibile, considerata la debolezza della leadership di Elly. La speranza di raggranellare qualche voto è affidata alla lotta contro l’autonomia differenziata. La Schlein annuncia «un’estate militante», cita Fai rumore di Diodato per dare forza alla propria leadership ma nel concreto l’orizzonte sono i consensi delle regioni del Sud: «L’autonomia differenziata del governo», dice la Schlein, «aumenta le diseguaglianze territoriali in un Paese che aspetta di essere ricucito. Su questo svolgeremo un grande appuntamento il 14 e 15 luglio contro l’autonomia differenziata di Calderoli».Venendo al sodo, ovvero alle accuse di appiattimento sul M5s, la Schlein è ondivaga: «La settimana prossima», dice Elly, «si vota in Molise, dove siamo alleati con il M5s. Lo eravamo anche prima della loro manifestazione. Questo vuol dire che siamo d’accordo su tutto? No. Sul supporto all’Ucraina permangono distanze enormi ma non vuol dire che su lotta alla povertà e contrasto alla precarietà non possiamo trovare risposte comuni. Se mi invitasse Calenda a una manifestazione», aggiunge il segretario Pd, «porterei un saluto anche lì, ma non è che cambierei idea sul sindaco d’Italia».A proposito di Molise: dalla Regione che andrà al voto domenica e lunedì prossimo, arriva un’altra doccia gelata per la Schlein. Il vicesegretario regionale del Partito democratico del Molise, Maria Concetta Chimisso, si è infatti dimessa ieri mattina, lasciando anche la segreteria del circolo di Termoli. La Chimisso era vicesegretario dal 2020 e ha ricoperto un ruolo centrale nella vita del Pd locale: secondo fonti di partito, le dimissioni sono state provocate dalla mancata condivisione della linea di Elly. Che, sempre in direzione, si è vantata di aver recuperato finora «20.000 voti al giorno».Veniamo alle critiche da parte degli avversari interni, rispetto alle quali la Schlein cerca di darsi un tono determinato: «C’è», evidenzia, «chi magari spera di sortire qualche effetto con il giochino del logoramento dei segretari. Non funzionerà, mettetevi comodi. Siamo qui per restare e restare insieme. Lavoriamo tutti insieme, in maniera corale, serve un’orchestra che suona lo stesso spartito. Vanno bene le discussioni e le critiche, ma anche la lealtà sui temi che ci uniscono. Quando sento dire che manca una linea politica sorrido, perché di proposte siamo pieni, ma siamo anche abili a coprirli con polemiche interne. Il fatto è che questa linea c’è, forse non piace a qualcuno che dovrebbe trovare il coraggio di dirlo. Mi dispiace per quello che ha detto Renzi», aggiunge Elly, «parla di subalternità: ma non mi sembra la persona adatta per farlo, visto che appena arrivato al Nazareno ha invitato Berlusconi per stringerci un patto. La destra ha una coalizione che si ricompatta. Noi oggi non abbiamo una coalizione e non vinciamo da soli, così come non abbiamo perso da soli. Non pensiamo di essere autosufficienti e abbiamo bisogno di costruire sinergie con le altre forze politiche alternative alla destra. Per questo continueremo a insistere con le altre opposizioni sui temi su cui possiamo unire forze».Stefano Bonaccini, presidente del partito e leader della corrente moderata del Pd, prepara l’affondo decisivo contro la Schlein: il governatore dell’Emilia-Romagna sta, infatti, organizzando per luglio una convention, che si svolgerà probabilmente a Cesena, dove battezzerà la sua nuova area, che dovrebbe chiamarsi «Energia popolare». Le date che circolano fra i sostenitori di Bonaccini sono il 21 e 22 del mese prossimo. È probabile che, oltre ai big della minoranza, venga invitata anche la Schlein, come gesto distensivo. Bonaccini in direzione evita di infierire ma è comunque caustico: «Non sarebbe con approcci minoritari», argomenta Bonaccini, «che noi riporteremmo la destra all’opposizione. E voglio essere chiaro. Vocazione maggioritaria per noi è il contrario dell’autosufficienza, da soli non si vince mai. Alla segretaria dico che se gestione unitaria deve essere si discuta di più e meglio di quanto fatto fino ad ora, perché un grande partito, che è altra cosa da un movimento, solo così si tiene fuori da logiche correntizie». Sferzante il portavoce di base riformista, corrente moderata del Pd, il senatore Alessandro Alfieri: «Basta», sottolinea Alfieri, «con la retorica renziani e anti renziani. Chiariamolo una volta per tutte. Noi riformisti abbiamo fondato il Pd, lo abbiamo difeso dalle scissioni e qui restiamo. Fatevene una ragione e mettetevi il cuore in pace». «Nessuno vuole azzoppare nessun segretario», commenta in direzione Lorenzo Guerini, ma «chi guida deve farsi carico della complessità dei passaggi» ed Elly Schlein è stata «inutilmente polemica» nella sua relazione. «Le parole che ho sentito in quella piazza (la manifestazione del M5s, ndr) sulla vicenda dell'Ucraina, con l'ambiguità e con le indecenze che sono state proclamate, non possono essere le parole del Pd. E quella questione è dirimente per noi, non è accessoria», affonda ancora il colpo Guerini.«Credo la partecipazione del segretario alla manifestazione del M5s», dice la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, «sia stato un errore. Ora io non sono né per ingigantirne le conseguenze, né per ridurle a una passeggiata di un sabato pomeriggio romano. Ma il punto è: cosa stiamo facendo? Quale è la strategia?». Domande destinate a restare senza risposta. «La Schlein», chiosa una nostra fonte molto autorevole, «è asserragliata nel fortino, ma i suoi iniziano a dare segni di cedimento».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bonaccini-scava-fossa-schlein-2661584858.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="grillo-si-toglie-il-passamontagna-sulle-brigate-stavo-scherzando" data-post-id="2661584858" data-published-at="1687231706" data-use-pagination="False"> Grillo si toglie il passamontagna: «Sulle brigate stavo scherzando» Una rivalità a lungo sopita, che riemerge come un fiume carsico ogni volta che si presenta l’occasione. È quella tra l’Elevato e Giuseppi, tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte, la cui leadership non è stata mai pienamente accettata dal fondatore della galassia pentastellata E così, nella manifestazione di sabato scorso del M5s, Grillo ha colto la palla al balzo e, con un solo colpo, si è rimesso al centro del dibattito politico, ha messo in difficoltà il presidente del Movimento e ha provocato una sollevazione dei riformisti dem contro la segretaria Schlein, con tanto di abbandoni eccellenti (vedi l’ex-assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato). Che le frasi deliranti su «brigate» e «passamontagna» abbiano fatto irritare l’ex-premier, lo conferma il goffo tentativo di marcia indietro fatto da Grillo sui suoi social, uno strano ibrido tra precisazione e rivendicazione che ha ottenuto di certo il risultato di rappresentare la distanza con Conte e coi parlamentari pentastellati. Nel video postato online, l’ex-comico torna sull’accaduto con un ragionamento piuttosto contorto: «Per favore», dice, «fermatevi. Era una boutade. Ma è possibile che prendiate tutto sul serio? Anche i giornali hanno esagerato un po’. Ma fermatevi! Mi sono arrivate delle notizie drammatiche, veramente». A questo punto Grillo, come si suol dire dalle parti della Capitale, la butta in caciara: «È stato avvistato un pensionato di 74 anni, un idraulico che stava aggiustando sei tombini di notte con un passamontagna, fermatevi! Un altro, un albanese di 64 anni che con la cazzuola ha messo a posto otto marciapiedi durante la notte con il passamontagna. Non si può andare avanti così, fermatevi, il governo deve reagire e fare una legge: abolire l’abuso d’ufficio e mettere l’abuso di lavori socialmente utili. Finitela, siate coerenti con voi stessi, con il governo e con la politica. Uscite e applaudite la città, non la mettete a posto. Dovete dire guarda che bel tombino devastato, guarda che marciapiede meraviglioso rotto, guarda che piante ammuffite. Questo dovete fare, smettetela», conclude, «perché sennò scoppia veramente un casino». Il tutto dopo che in mattinata, in un primo momento, si era diffusa la notizia che le frasi di Grillo fossero l’argomento principale di una riunione tra Conte e i vertici dei suoi gruppi parlamentari e non certo per lodarne i contenuti. Lo stato maggiore del M5s, per evitare che la tensione tra i due tornasse ai massimi sperimentati più di una volta negli ultimi anni, ha fatto girare una «velina» nella quale si specificava che la riunione non era altro che uno «dei normali incontri di inizio settimana per un confronto sui temi dei lavori parlamentari» e non un processo a Grillo, sulle cui parole - teneva però a sottolineare la stessa velina - «il M5s si è già ampiamente pronunciato pubblicamente». Se l’incidente può essere considerato chiuso a livello diplomatico, su quello politico le conseguenze si sono viste ancora nella giornata di ieri, con un coro unanime di critiche che allargato la faglia tra polo liberale-riformista e il tandem Schlein-Conte. Parole, quelle di Grillo, che hanno avuto tra le condanne più autorevoli quella di Olga D’Antona, vedova del giuslavorista assassinato dalle Brigate Rosse nel 1999 ed ex-parlamentare dei Ds e del Pd la quale, intervistata dal Giornale, ha definito tutto «al di là dell’immaginabile», mentre il leader leghista Matteo Salvini si soffermava su un’altra parte del discorso di Grillo, quella in cui quest’ultimo proponeva di revocare il diritto di voto agli ultraottantenni, definendola «delirante» e rivelatrice di una «ideologia distorta» di un «signore il cui partito, per fortuna, non governa e non lo farà più per tanto tempo».
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa del 10 aprile con Carlo Cambi
Giorgia Meloni e il governo durante l'informativa alle Camere (Ansa)
E non servono nuove linee programmatiche, perché le nostre linee programmatiche sono da sempre scritte nel programma di governo». Chiarisce subito tutti i dubbi il premier e mette un punto ai chiacchiericci sollevati intorno alle dimissioni degli ultimi giorni ma poi passa subito ai temi e non scampa dai dossier più caldi, le tre «S»: soldi, sanità e sicurezza. Le tre emergenze del Paese come ha scritto il direttore della Verità, Maurizio Belpietro.
Sulle liste d’attesa, nonostante il governo abbia avuto «il coraggio, per primo, di contribuire a cercare soluzioni invece di limitarsi a dire che la competenza era delle Regioni», è «evidente che, per molti italiani, i tempi restano troppo lunghi. E questo non è accettabile, perché la sanità è uno dei pilastri della nostra nazione», ricorda. E lancia un appello alle Regioni: «Facciamo squadra. Perché l’esito di questa sfida dipenderà dalla capacità che avremo soprattutto di lavorare insieme. Presto arriveranno i dati del monitoraggio Regione per Regione, prestazione per prestazione. E questo ci consentirà, finalmente, di intervenire in modo mirato ed efficace. E servirà un impegno corale per riuscire a risolvere gli ambiti più critici». Non nomina mai il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ma il suo si può interpretare quantomeno come un avviso bonario. Fare meglio, fare di più. Lo stesso vale per l’immigrazione che si lega a doppio filo con la sicurezza.
«Sull’immigrazione abbiamo segnato un cambio di passo anche se non ci basta». Per il presidente del Consiglio, «ora è necessario consolidare questo approccio» fatto di accordi internazionali. Un approccio che ha convinto anche l’Europa, con la lista dei Paesi sicuri, e ha fatto anche meno morti in mare. Sulla sicurezza non si ritiene soddisfatta dei risultati perché «dobbiamo riuscire a incidere con maggiore efficacia nella vita quotidiana dei cittadini e nella loro percezione di sicurezza». Rivendica le assunzioni nelle forze dell’ordine ma intende distribuirle meglio, «incrementando ulteriormente la presenza di forze dell’ordine sul territorio, continuando a riorganizzare l’attività amministrativa per avere più personale in strada». Anche sulla criminalità minorile, «dopo Caivano, bisogna intervenire ancora». E aggiunge: «Intendiamo andare avanti anche sulla proposta di legge a prima firma della presidente della commissione Antimafia, Colosimo, per togliere la potestà genitoriale ai boss mafiosi, tanto per rispondere ancora una volta con il sorriso e con i fatti all’ultima palata di fango infilata nel ventilatore da un’opposizione disperata, che costruisce surreali teoremi su una mia presunta vicinanza con la criminalità organizzata tirando in ballo un padre, morto peraltro, che non vedo da quando avevo 11 anni».
Un discorso onesto e severo il suo, anche con l’Europa, quando parla di Patto di stabilità. «Se la crisi in Medio Oriente dovesse conoscere una nuova recrudescenza, dovremmo porci seriamente il tema di una risposta europea, non dissimile per approccio e strumenti a quella messa in campo per rispondere alla pandemia. In quel caso, riteniamo che non dovrebbe essere un tabù ragionare di una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita. Non una deroga per singolo Stato membro, ma un provvedimento generalizzato. Così come l’Italia rimane pronta ad attivare ogni possibile misura per prevenire possibili comportamenti speculativi, compresi, se necessari, ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche». Insiste, come già fatto, anche con gli Ets: «Continueremo anche a chiedere in Europa di sospendere temporaneamente l’applicazione dell’Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche, cioè dal termoelettrico».
Ma ancora temi economici interni al centro dei pensieri di Meloni. «Purtroppo, oggi il problema dell’accesso alla casa riguarda una quantità sempre maggiore di cittadini». E ancora, il lavoro: «Abbiamo quasi 1,2 milioni di occupati stabili in più e oltre 550.000 precari in meno», ma «c’è ancora molto da fare. C’è molto da fare, ad esempio, per ciò che riguarda l’occupazione delle donne», sottolinea.
Tanto altro nei discorsi di Meloni. Sul rapporto con il presidente Usa: «Io subalterna a Donald Trump? Uno scontato ritornello, il rapporto con gli Usa è lo stesso da 80 anni».
E ancora, investimenti, commercio, energia e tecnologia. Una linea programmatica di chi guarda al futuro, perché spiega: «Non rinunciamo a convincere con risposte concrete e di lungo periodo, una strategia chiara, continuità nelle scelte che hanno funzionato, riforme coraggiose, verità in luogo delle menzogne e tanto, tanto lavoro. È quello che faremo anche in questo ultimo anno di governo, per poi attendere con serenità il giudizio sul nostro lavoro e sui risultati che ha prodotto». E il governo appunto prosegue il lavoro.
Dopo l’informativa alla Camera (dopo il premier ha sottolineato di aver sentito solo «insulti e demagogia» dai banchi dell’opposizione) si passa al al Senato. Non solo, ieri question time del ministro della Difesa, Guido Crosetto, interrogato su Leonardo e il suo ad, Roberto Cingolani, che potrebbe essere sostituito: «Non è la politica che giudica, ma il mercato».
Continua a leggereRiduci