- Offensiva degli anarchici, l’ordigno piazzato davanti al tribunale non è esploso soltanto per un caso. Intimidazioni pure a Marta Cartabia e ai giudici di Roma. Avvertimento all’Antiterrorismo: vi mutileremo.
- Il leader del movimento insurrezionalista dichiara di voler sospendere gli integratori. Se la situazione clinica dovesse aggravarsi, sarà il sindaco Giuseppe Sala a decidere sul Tso.
Lo speciale contiene due articoli.
«Lo Stato, compreso quello democratico, è il più grande pericolo per la vita e la libertà di tutto il vivente». E così in onore di Alfredo Cospito, dopo le lettere con proiettili inviate nei giorni scorsi a tre manager impegnati nel settore della produzione di armi, gli anarco-insurrezionalisti hanno deciso di alzare il tiro e di inaugurare, con un attentato fallito al Tribunale di Pisa, una nuova sigla da inserire nel variegato arcipelago della Federazione anarchica informale/Fronte rivoluzionario internazionale: il gruppo di Solidarietà rivoluzionaria – Consegne a domicilio. E di quali consegne si tratti lo spiegano nella rivendicazione trasmessa da «mail anonima» e diffusa venerdì da un sito d’area, già noto per aver raccolto i pizzini spediti da Cospito dal carcere, dove il terrorista, che da ottobre ha iniziato lo sciopero della fame, si trova dal 2012 e rischia di rimanere per sempre, dopo la condanna per associazione eversiva e attentato con finalità di terrorismo nell’inchiesta Scripta manent (è in ballo un ricalcolo della pena con probabile ergastolo).
«La notte del 21 febbraio abbiamo collocato un ordigno esplosivo nella porta di servizio del Tribunale di Pisa. Non sappiamo se la deflagrazione sia avvenuta, ma ci teniamo a sottolineare che quest’azione assume un’importanza non da poco: abbiamo dimostrato che è possibile avvicinarsi ai palazzi del potere e colpire» hanno scritto gli estremisti.
Nella rivendicazione, diffusa via Web, l’«artefatto esplosivo» viene così descritto: «1 bomba carta piena di polvere nera + bombola gas + bottiglia incendiaria con innesco temporizzato».
A onor del vero due soggetti incappucciati hanno lasciato un petardo senza timer collegato a una bottiglia con liquido infiammabile, verosimilmente benzina, e a una bomboletta da campeggio. Dagli accertamenti effettuati dagli artificieri è emerso che una miccia artigianale era stata accesa davanti a una porta di legno, ma si sarebbe spenta spontaneamente prima di arrivare a sciogliere l’involucro di plastica. Adesso gli investigatori sono sulle tracce dei postini-bombaroli, che si sono mostrati incuranti del circuito di videosorveglianza del palazzo e delle numerose telecamere presenti in centro. In fondo sono stati loro stessi a rimarcare: «Non basteranno mai le vostre telecamere e le vostre guardie a setaccio della città a impedire all’azione di penetrare nei vostri palazzi». Anche se l’ordigno era rudimentale, l’azione non viene sottovalutata dalla Digos pisana. Infatti nella Questura guidata da Gaetano Bonaccorso sanno bene che il clima in riva all’Arno è storicamente effervescente.
Qui, nel 1977, hanno esordito (con il ferimento del medico del carcere cittadino) i terroristi di Azione rivoluzionaria, la prima organizzazione anarchica armata, in cui avrebbe militato, venendo per questo condannato a 14 anni, anche Pasquale Valitutti, il settantaseienne black bloc celebre per le dichiarazioni esagitate ai picchetti pro Cospito. Ma sotto la torre pendente si sono formate anche le nuove Brigate rosse di Nadia Desdemona Lioce partendo dal centro sociale autogestito Macchia nera. Tristemente noto pure il centro anarchico Il Silvestre da cui ha preso le mosse un altro gruppo armato composto da anarchici e comunisti, le Cellule di offensiva rivoluzionaria.
Quindi nessuno intende prendere sottogamba l’iniziativa di chi ha allegato alla rivendicazione, «per ribadire l’importanza del progetto», anche l’atto costitutivo della Fai, risalente al 2003, in cui uno dei punti fermi era proprio la «solidarietà rivoluzionaria», così descritta: «Ogni gruppo d’azione si impegna a dare la propria solidarietà rivoluzionaria a eventuali compagni arrestati o latitanti. La solidarietà si concretizzerà soprattutto attraverso l’azione armata, attacco a strutture e uomini responsabili della detenzione del compagno».
E nell’ultimo dispaccio si fanno nomi e cognomi: «Le decisioni prese da Roberto Sparagna (il pm torinese di Scripta manent, ndr), dalla ex ministra della giustizia Marta Cartabia (che ha mandato al 41 bis Cospito, ndr), dal Tribunale di Sorveglianza di Roma, fino a quelle prese dall’attuale ministro della giustizia Nordio, avranno una importanza storica per la qualità della violenza rivoluzionaria».
C’è anche un avviso per il nostro Antiterrorismo: «Sappiamo che state preparando un’infinità di arresti per tutti questi mesi di mobilitazione. Maledetti scrocconi, sappiate che i colpi di noi oppressi raggiungeranno presto le vostre mani». Un riferimento preciso quello agli arti.
Ricordiamo che il 31 marzo 2011 il gruppo Fai Sorelle in armi, Nucleo Mauricio Morales inviò un plico esplosivo al Comando Folgore di Livorno. Il pacco venne aperto dal tenente colonnello Alessandro Albamonte che, per quello scoppio, perse quattro dita e un occhio.
E se il messaggio non fosse chiaro gli anarco-insurrezionalisti nella missiva aggiungono: «A colpi di sentenze vengono seppelliti uomini e donne nelle galere e mutilati i loro rapporti di amicizia e amore. A colpi di esplosivi saranno colpite le strutture e mutilati gli uomini del potere. Per ogni morto in mare, in carcere, di lavoro, nei Cpr (centri di permanenza per il rimpatrio, ndr), non una ma 100 bombe al padronato».
Nel documento gli aspiranti terroristi spiegano anche di voler agire con calma: «Non saremo frettolosi. Ma, anzi, cauti e lucidi nell’affinare le nostre tecniche per colpire sempre più forte il potere. Arriviamo. Questa non è una minaccia, ma una promessa che abbiamo fatto anzitutto a noi stessi». E, come detto, nessuno intende sottovalutarli.
Poi, come al solito, pur richiamandosi all’atto costitutivo di una federazione, quantunque informale, continuano a negare di far parte di un’organizzazione per evitare l’accusa di associazione eversiva: «Ribadiamo che la Fai non è un’avanguardia. Non ci sono capi né strutture. Siamo sfruttati tra gli sfruttati con l’unica differenza che oltre allo sciopero abbiamo scelto l’azione diretta».
Le frasi finali sono tutte dedicate a Cospito: «Siamo commossi per la tua tenacia, la tua forza e l’amore per la libertà che hai mostrato in tutti questi anni» fanno sapere. Un turbamento che leniscono a colpi di minacce: «Potete seppellire i compagni in galera, potete veicolare le nostre idee sui vostri schifosi giornali, ma esse rimangono fiere e inconfondibili. Lo dimostra la solidarietà internazionale degli ultimi 20 anni condotta da tutti i gruppi aderenti al progetto Fai nel mondo». Il comunicato si conclude con una dichiarazione di «solidarietà a tutti i prigionieri rivoluzionari nel mondo» e un’invocazione di «sostegno alle lotte sociali con la lotta rivoluzionaria».
Per ora sono solo parole, ma il timore è che in questo brutto clima qualcuno possa passare davvero all’azione.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >