Blitz della Gdf sugli appalti di Reggio la rossa
A pochi giorni dalla conferma del Pd Luca Vecchi a sindaco della città emiliana, le Fiamme gialle hanno perquisito uffici pubblici, società e studi di professionisti: 15 gli indagati. L’inchiesta riguarda nomine, affidamento di servizi, gestione di un asilo nido.

Nemmeno il tempo di rinfilarsi la fascia tricolore che ha ricevuto la visita delle Fiamme gialle. E non si è trattato di una visita di cortesia. Nella sede del Comune di Reggio Emilia, guidato da Luca Vecchi (Pd, sindaco uscente confermato al ballottaggio del 9 giugno) e, contemporaneamente, nelle sedi di alcune società che hanno vinto determinati appalti e negli uffici e nelle abitazioni di diversi professionisti, la Guardia di finanza ha messo a segno un blitz di perquisizioni e ha notificato 15 avvisi di garanzia ad altrettanti indagati.

Nel mirino ci sarebbero «rilevanti appalti del Comune di Reggio Emilia» degli ultimi tre anni e i soggetti coinvolti sono tutti accusati, a vario titolo, di turbata libertà degli incanti, falsità ideologica di pubblico ufficiale, rivelazione di segreto d’ufficio, abuso d’ufficio e corruzione. «Le prime ricostruzioni investigative hanno fatto emergere qualificati indizi di irregolarità nelle procedure di affidamento e di assegnazione», spiegano in una nota i militari e non si tratta di posizioni da poco. All’attenzione delle indagini c’è la nomina del direttore dell’Azienda pubblica di servizi alla persona, l’affidamento dei servizi legali ed assicurativi del Comune, la gestione di un noto asilo nido, l’affidamento del servizio comunale di rimozione di veicoli e ripristino sicurezza stradale. E, ancora, oggetto dell’inchiesta sono l’affidamento e la gestione del riscaldamento e della manutenzione per gli impianti degli edifici comunali, della gestione di aree di sosta comunali e del trasporto scolastico. Un maxiblitz, insomma, che ha colpito al cuore il Comune, con una giunta ancora in fase di insediamento e la vicenda ancora pendente dei dirigenti indagati per gli incarichi professionali ricevuti irregolarmente, secondo gli inquirenti, che lo scorso febbraio aveva portato a 18 di loro un avviso di garanzia.

Il sindaco Vecchi, candidato per il centrosinistra, ha appena ottenuto la riconferma della carica sconfiggendo (con il 63,31% delle preferenze) il candidato del centrodestra Roberto Salati, che si è fermato al 36,69%. Ma nonostante la tenuta del Pd, che l’aria fosse pesante nella città del Tricolore si sapeva. Appena confermato, rispondendo alle domande di un’intervista, Vecchi aveva promesso «denunce per gli attacchi subiti nel corso della campagna elettorale», a quanto risulta in riferimento alla ormai nota vicenda della casa di Masone acquistata dal sindaco e da sua moglie, Maria Sergio (chiamata più volte in causa durante Aemilia – la più grande inchiesta per mafia del nord Italia – per le sue parentele con imputati eccellenti), proprio da un costruttore coinvolto due anni dopo, nel maxiprocesso alla ‘ndrangheta.

In riferimento al blitz in Comune, Vecchi si è detto «fiducioso nell’operato delle autorità inquirenti» a cui ha garantito «piena collaborazione».

Tra quelle oggetto di indagine, la questione della nomina della dirigente Asp (la parmigiana Maria Teresa Guarnieri) era già stata a lungo al centro delle cronache locali. L’ufficializzazione dell’incarico da direttore a Guarnieri, infatti, era stato una prima volta annunciato nel marzo 2015 ma era poi sfumato dopo che la stessa, dimessasi qualche tempo prima da direttore di Asp Fidenza, aveva dovuto ammettere i buchi di bilancio dell’azienda (3,8 milioni di euro) e, probabilmente, anche a causa di un esposto depositato in Procura e alla Corte dei conti sulla sua precedente posizione (a Fidenza appunto) ritenuta illegittima. Il posto da direttore, per Guarnieri, era comunque arrivato un anno dopo, nel 2016, a seguito di una selezione pubblica.

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