Biden spiazza sulla Cina: «Disgelo». Zelensky: «Bakhmut è in macerie»

Ucraina e Cina. Questi i temi principali discussi durante il G7 di Hiroshima. Come prevedibile, infatti, la guerra tra Mosca e Kiev è stata al centro del dibattito ma senza levare spazio a Pechino. I leader hanno convenuto di essere seriamente preoccupati per la situazione nei mari Cinese orientale e meridionale, esprimendo «con forza opposizione a ogni tentativo unilaterale di modificare lo status quo con forza o coercizione».
E hanno messo in guardia Pechino sulle sue «attività di militarizzazione» nella regione dell’Asia-Pacifico. Insomma, non sembrerebbe un bel momento per le relazioni tra Cina e occidente ma, inaspettatamente, durante la conferenza stampa conclusiva del G7, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha sparigliato le carte e ha detto: «Per quanto riguarda il dialogo con Pechino, credo che vedremo molto presto un disgelo», spiegando che le relazioni si erano interrotte a causa di uno «stupido pallone» cinese che ha messo in stallo le linee di comunicazione aperte tra Washington e Pechino.
In ogni caso i leader hanno anche esortato la Cina affinché faccia pressione sulla Russia per fermare la sua aggressione militare ritirando immediatamente, completamente e incondizionatamente, le truppe dall’Ucraina. Le ultime due sessioni del G7 hanno ospitato, a sorpresa, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che ha avuto l’occasione di rivolgersi a tutti di persona. Ha proposto di tenere a luglio un vertice internazionale dedicato alla formula di pace ucraina. «Finché gli invasori russi rimarranno sulla nostra terra, nessuno siederà al tavolo dei negoziati con la Russia. Il colonizzatore deve uscire. E il mondo ha abbastanza potere per costringere la Russia a ristabilire la pace passo dopo passo». Così Zelensky, che poi è tornato sul tema dei caccia: «Quando i nostri piloti conosceranno l’F16 e quando questi velivoli appariranno nei nostri cieli, sarà importante non solo per l’Ucraina ma rappresenterà un momento storico per l’intera architettura della sicurezza in Europa e nel mondo». Il primo ministro britannico Rishi Sunak, nella conferenza stampa conclusiva, ha rivendicato il grande sostegno che il Regno unito sta fornendo all’Ucraina sul campo di battaglia con carri armati e missili a lungo raggio. Non solo Regno Unito: anche gli Stati Uniti, fin dall’inizio, sono stati in prima linea per supportare la causa ucraina. Biden al G7 ha annunciato l’arrivo di nuovo pacchetto di aiuti militari.
Intanto, come promesso, Mosca reagisce alla decisione persa lo scorso marzo dalla Corte penale internazionale di emettere un mandato d’arresto contro Vladimir Putin. Il comitato investigativo della Federazione russa, infatti, ha incriminato in contumacia il procuratore Khan Karim e il giudice italiano Rosario Salvatore Aitala. Entrambi, nei giorni scorsi, erano stati inseriti dalle autorità russe nella lista dei criminali ricercati per aver contribuito all’emissione della sentenza.
Bakhmut, dopo settimane di battaglia, è stata completamente rasa al suolo. «La città è stata sostanzialmente distrutta dalla faccia della terra». Lo hanno dichiarato le autorità militari di Kiev ribadendo quanto già detto da Zelensky. Ma è giallo sulla sua conquista. Putin si è congratulato con la Wagner per la «liberazione di Artyomovsk» (il nome di epoca sovietica di Bakhmut). Poco dopo, però, è arrivata la smentita ucraina: «Ad oggi, Bakhmut non è occupata dalla Russia». A dirlo, lo stesso Zelensky a Hiroshima: «A Bakhmut non c’è più niente, hanno distrutto tutti gli edifici. Esiste solo nei nostri cuori»






