Cuore «bruciato», l’organo per il bimbo inviato all’ospedale in un box delle bibite

Il piccolo «guerriero» continua a combattere da quel lettino del reparto di terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli, dove si trova ricoverato da oltre 50 giorni a causa del trapianto di un «cuore bruciato». Anche mamma Patrizia lotta strenuamente affinché il suo piccolo, di 2 anni, possa presto tornare a casa. Nella giornata di ieri sono stati tanti gli aggiornamenti sul caso del «trapianto sbagliato»: dalle condizioni di salute del bimbo al vertice di oggi sulla possibilità di sottoporlo a un nuovo trapianto; dalle indagini sul contenitore usato per trasportare l’organo all’arrivo degli ispettori del ministero della Salute.
L’azienda ospedaliera dei Colli, nel bollettino medico quotidiano, ha parlato di condizioni «stazionarie ma in un quadro di grave criticità». Il bambino è sotto stretto monitoraggio assistenziale e strumentale e sottoposto a consulenze specialistiche. Mamma Patrizia, nel pomeriggio di ieri, davanti alle telecamere di Dentro la notizia su Canale 5, ha confermato che i medici hanno parlato di un lieve peggioramento per quanto riguarda la condizione del fegato, ma lei è convinta che il suo bimbo presto migliorerà e spera nella possibilità di un imminente nuovo trapianto. C’è attesa, infatti, per il maxi consulto (Heart team) previsto per oggi al Monaldi, a cui parteciperanno massimi esperti provenienti da tutta Italia; per esempio dall’azienda ospedaliera pediatrica Bambino Gesù di Roma, (professor Lorenzo Galletti e la dottoressa Rachele Adorisio); dall’azienda ospedaliera Università di Padova (professor Giuseppe Toscano); dall’Asst Papa Giovanni XXIII-Ospedale di Bergamo (dottor Amedeo Terzi); dall’ospedale Regina Margherita di Torino (professor Carlo Pace Napoleone).
La direzione del Monaldi, nel «ribadire il proprio impegno ad assicurare trasparenza e collaborazione con le autorità ispettive e giudiziarie, garantisce ogni supporto necessario alle determinazioni clinico-terapeutiche ed assistenziali assunte dai medici curanti nell’esclusivo interesse del paziente».
Ieri Giorgia Meloni ha telefonato alla mamma del piccolo. Un gesto di vicinanza. Nel corso della chiamata, il premier ha rimarcato che si sta facendo il possibile per trovare un cuore compatibile. Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, Meloni ha assicurato alla signora Patrizia che è anche il suo auspicio quello di «avere giustizia», qualora dovessero emergere responsabilità dall’inchiesta della magistratura. La mamma del piccolo ha ringraziato e ribadito che in questo momento la sua priorità «è avere un cuore nuovo per mio figlio, e vederlo tornare a casa guarito».
Intanto, prosegue l’inchiesta sul «cuore bruciato» che vede sei indagati tra medici e paramedici. Le indagini (affidate al pm Giuseppe Tittaferrante e coordinate dal procuratore aggiunto Antonio Ricci della Procura di Napoli) si stanno concentrando anche sulla tipologia di contenitore adoperato per il trasporto dell’organo. La notizia emersa ieri è che il cuore sia stato trasportato in un contenitore simile a una borsa frigo usata per mantenere fresche bibite o cibo. Sempre secondo quanto emerso, quel box è ritenuto inadeguato e ormai anacronistico, soprattutto perché privo di un sistema di controllo e monitoraggio delle temperature, ed è considerato, quindi, fuori dalle linee guida previste.
Gli accertamenti mirano a fare luce sulla catena di presunte omissioni che si sarebbero verificate quel giorno, quando l’equipe, da Napoli, si è recata a Bolzano (dove sono confluite varie equipe mediche per prelevare altri organi) per l’espianto del cuore. Gli inquirenti stanno valutando, in primis la tipologia di ghiaccio adoperato per tenere l’organo in condizioni di ipotermia. Ieri è stato ascoltato dal pm, come persona informata sui fatti, il cardiologo che aveva in cura il piccolo e che sei giorni dopo l’intervento si è dimesso dall’incarico di responsabile del Follow-up post operatorio. Nei prossimi giorni saranno ascoltate altre persone informate sui fatti e poi gli indagati, finora sei, componenti delle due equipe di Napoli: quella che ha eseguito l’espianto e quella che ha effettuato il trapianto. Un numero destinato ad aumentare, sempre a tutela delle persone coinvolte, se dovessero essere individuate presunte responsabilità anche a Bolzano.
Ulteriori accertamenti, delegati sempre al Nas, sono funzionali ad accertare che cosa sia successo nella città altoatesina, dove ci sarebbe stato un «rabbocco» del ghiaccio presente nel contenitore usato per il trasferimento dell’organo prima della partenza alla volta dell’ospedale Monaldi. Nella giornata di oggi arriveranno nell’ospedale partenopeo pure gli ispettori del ministero della Salute. Nei prossimi giorni, gli 007 del ministero si recheranno pure all’ospedale di Bolzano, dove il cuore era stato espiantato dal donatore. Gli ispettori dovranno, in particolare, verificare le modalità di trasporto dell’organo e valutare eventuali anomalie. Mamma Patrizia non molla e rivolge un accorato appello anche al Papa affinché l’aiuti a riportare il suo piccolo a casa sano e salvo.






