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2019-08-03
Bibbiano, l’ex sindaco tenta di discolparsi: «Foti era necessario»
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La difesa di Andrea Carletti, l'ex sindaco pd di Bibbiano finito nell'inchiesta «Angeli e demoni» della Procura di Reggio Emilia, sta raccogliendo elementi che rischiano di diventare un boomerang. Lo scorso gennaio Gaddomaria Grassi, direttore del dipartimento di salute mentale dell'Asl di Reggio Emilia, rilasciava questa testimonianza: «La psicoterapia è una delle attività tipiche del servizio di neuropsichiatria infantile. Tuttavia, con l'esplosione dei casi di abusi sessuali ai danni di minori che si sono verificati in particolare nel distretto della Val d'Enza, noi, poiché non potevamo garantire con il nostro personale le competenze specialistiche per la gestione psicoterapica dei minori abusati, come Asl rimborsavano ai Comuni della Val d'Enza il 50% delle spese di psicoterapia affidata al centro studi privato Hansel e Gretel».
Il verbale, come riporta la Gazzetta di Reggio, è stato utilizzato dall'avvocato Giovanni Tarquini nella memoria difensiva dell'ex sindaco di Bibbiano per chiederne la revoca degli arresti domiciliari. Una difesa a dir poco sconcertante, visto che secondo i pm gli affidi illeciti si basavano su relazioni false e a scopo di lucro, e si moltiplicavano casi inesistenti solo per togliere i bambini ai loro genitori dandoli ad amici e conoscenti.
Eppure l'avvocato pensa che possa reggere una linea difensiva che faccia passare come necessarie e inevitabili le consulenze offerte dal centro torinese di Claudio Foti, dove psicoterapeuti scelti senza gara erano retribuiti con tariffe che sarebbero state doppie rispetto alla media (135 euro l'ora, contro una media di mercato di 60-70 euro).
Proseguiva nella sua testimonianza il direttore del dipartimento di salute mentale dell'Asl: «Abbiamo deciso di formare il nostro personale (sei o otto psicologi) dell'intero dipartimento di Reggio Emilia, avvalendoci della collaborazione dello stesso centro studi Hansel e Gretel perché avevamo saputo che era uno dei centri maggiormente specializzati in materia». Ne era certo lo stesso Carletti, che in un video del 2017, ancora visibile su Twitter, sedeva accanto a Foti elogiando il lavoro degli operatori sociali del servizio minori: «Occorrono professionalità e competenza per affrontare al meglio un fenomeno così complesso», affermava l'allora primo cittadino, spiegando che il tema affidamento minori è un «impegno istituzionale e politico molto chiaro».
Incorniciato dai simboli del partito, parlava di un percorso di formazione condiviso assieme agli assistenti. I bambini potevano essere seguiti gratuitamente dall'Asl ma Carletti annunciava di aver scelto di rivolgersi «a livello nazionale a uno dei centri più professionali e competenti che è qui rappresentato dal dottor Foti. Il centro Hansel e Gretel di Torino è stato fondamentale perché in questi anni ci ha accompagnato, ci ha fatto crescere, ci ha aperto gli occhi».
Oltre a maltrattamenti su minori, falso in atto pubblico, violenza privata, abuso d'ufficio e lesioni gravissime, nel caso Bibbiano si parla di un giro d'affari clamoroso e di sottrazione di soldi pubblici all'erario. Carletti dice di essere stato un bravo amministratore, il Pd lo difende, ma per gli inquirenti «si adoperava per consentire la prosecuzione dell'attività» degli psicologi di Hansel e Gretel, «ottenendo un ritorno d'immagine e un incremento dei fondi a disposizione». Sempre Grassi dichiarava: «Dal mio dipartimento deriva la compartecipazione al 50% delle spese relative ai bambini dati in affido. C'è un'assunzione di spesa globale all'inizio dell'anno. La retta di affido alla quale la Asl partecipa al 50% può essere maggiorata se viene attestato che il minore necessita di psicoterapia». A documentare le problematiche dei minori, secondo gli inquirenti manipolandone le testimonianze, erano proprio gli assistenti sociali e i terapeuti del sistema Bibbiano.
L'inchiesta ha sconvolto il Paese ma non i dem, che preferiscono fare quadrato piuttosto che invocare pene esemplari per chi ha provocato danni irreparabili a tanti bambini. Mentre ci sono famiglie distrutte che chiedono giustizia, la sinistra si preoccupa per i toni accesi che vengono usati. «Alcune persone continuano in queste settimane a telefonare agli uffici dei servizi sociali, minacciando e aggredendo verbalmente operatori dei servizi, anche di uffici per nulla coinvolti nelle indagini della Procura», denuncia il sindaco di Cavriago Francesca Bedogni, delegata alle Politiche sociali per l'Unione Val d'Enza, che chiede di «poter lavorare serenamente» e invoca «un intervento serio e responsabile da parte di tutti affinché questo clima di rabbia e frustrazione lasci il posto ad atteggiamenti più costruttivi da parte di ognuno».
Il segretario regionale del Pd in Emilia Romagna, Paolo Calvano, addirittura lancia «un grido d'allarme. Chi si deve occupare della nostra sicurezza faccia qualcosa», scrive sulla sua pagina Facebook. «Rimane lo sconforto e lo sconcerto per un clima estremamente preoccupante con connotazioni tipiche dei momenti più bui del nostro recente passato», ha dichiarato il capogruppo dei dem in Regione, Stefano Caliandro. E ti pareva se non tiravano in ballo il fascismo?
I Comuni si mobilitano per cambiare gli affidi
Sembra che il bubbone stia davvero esplodendo. Il caso di Bibbiano ha dato il via a una reazione a catena che coinvolge tutta l'Italia. In tanti Comuni, nei giorni scorsi, si sono tenute manifestazioni, fiaccolate, cortei. E adesso anche la politica comincia a mobilitarsi. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha annunciato una verifica sulla storia della bimba di Padova che abbiamo raccontato nei giorni scorsi. La piccina fu trovata positiva alla cocaina dopo un esame del capello, e per questo fu mandata in comunità. Poi si scoprì che i suoi poveri genitori non avevano fatto nulla di male, e che ovviamente non l'avevano drogata.
«Premesso che le sentenze spettano ai giudici», ha dichiarato Zaia, «vogliamo fare chiarezza per quanto è di nostra competenza». Il governatore ha fatto sapere che la Regione è «a disposizione della magistratura» e ha annunciato che «sarà avviata una verifica interna su quanto è accaduto. Per questo ne parlerò direttamente con il direttore generale Luciano Flor». Speriamo che sia fatta chiarezza, perché la sensazione è che anche a Padova ci siano alcuni casi per lo meno controversi.
Intanto, però, non solo in Veneto si muove qualcosa. In numerosi Comuni lombardi vari consiglieri di area sovranista hanno presentato mozioni di solidarietà a favore delle famiglie coinvolte nelle varie vicende di allontanamenti ingiusti. L'obiettivo dei vari consiglieri è quello di «promuovere iniziative volte a prevenire e a contrastare la violenza sui minori».
Tra i Comuni interessati dall'iniziativa ci sono Cologno Monzese con la mozione presentata da Lorenzo Corradini e Zanica (provincia di Bergamo), con la mozione di Nicola Longo. Altre mozioni sono state presentate a Isso, Taleggio, Vedeseta e Barbata (provincia di Bergamo), a Torre de' Picenardi (Cremona), a Villachiara e Capovalle (Brescia), Rocca Susella e Volpara (Pavia).
A Sesto San Giovanni (Milano), il sindaco Roberto Di Stefano ha approvato una delibera che contiene nuove linee guida sul sistema di gestione dei minori.
«In seguito alla terribile vicenda del sistema Bibbiano, che ha visto diversi bambini tolti ai propri genitori sulla base di relazioni false, abbiamo deciso di fare ancora più chiarezza sul sistema degli affidi», ha detto Di Stefano.
«Sarà impegno del Comune attivare azioni educative per evitare l'uscita dalla famiglia d'origine, ridurre il collocamento in comunità e facilitare il passaggio dalla comunità al contesto famigliare, con il rientro in famiglia o il passaggio a quella affidataria», ha precisato l'assessore sestese Roberta Pizzochera. «Nel caso in cui la destinazione della comunità fosse inevitabile a causa di disposizioni emesse da tribunale, il Comune garantirà ai minori il diritto ad avere relazioni con la propria famiglia d'origine».
Nuovi provvedimenti anche a Monfalcone (Gorizia). «I bambini sono il nostro futuro», ha detto il sindaco Anna Maria Cisint, «e per questo motivo non possiamo accettare che quanto accaduto a Bibbiano succeda qui. Già all'inizio del mio mandato ho monitorato l'attività svolta dal servizio sociale per i minori e posso affermare che a Monfalcone i diritti dei bambini sono tutelati. Nonostante ciò abbiamo voluto, con questa scelta, affermare il grande valore della famiglia naturale e del diritto dei figli di rimanere con mamma e papà, anche attivando le necessarie progettualità a supporto dei genitori in difficoltà». Ci saranno più controlli sui professioni che lavorano a contatto con i minori, e nelle scuole materne e negli asili si prevede di inserire un sistema di videosorveglianza.
Quelle che abbiamo citato sono soltanto alcune delle iniziative che negli ultimi giorni, da Nord a Sud, hanno interessato tutto il territorio italiano. Mentre qualcuno è ancora intenzionato a far calare una coltre di silenzio sullo scandalo degli affidi facili, per fortuna ci sono politici che intendono correre ai ripari, ed evitare che casi come quello di Bibbiano si ripetano altrove.
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Andrea Carletti usa l'enorme numero di (finti) abusi per giustificare i soldi ad Hansel e Gretel. Ma online si vantava della sua scelta. I Comuni si mobilitano per cambiare gli affidi. Approvate in tutta Italia delibere e mozioni per eliminare le storture. Luca Zaia approfondirà la storia della neonata di Padova portata in comunità per sospetti infondati. Lo speciale comprende due articoli. La difesa di Andrea Carletti, l'ex sindaco pd di Bibbiano finito nell'inchiesta «Angeli e demoni» della Procura di Reggio Emilia, sta raccogliendo elementi che rischiano di diventare un boomerang. Lo scorso gennaio Gaddomaria Grassi, direttore del dipartimento di salute mentale dell'Asl di Reggio Emilia, rilasciava questa testimonianza: «La psicoterapia è una delle attività tipiche del servizio di neuropsichiatria infantile. Tuttavia, con l'esplosione dei casi di abusi sessuali ai danni di minori che si sono verificati in particolare nel distretto della Val d'Enza, noi, poiché non potevamo garantire con il nostro personale le competenze specialistiche per la gestione psicoterapica dei minori abusati, come Asl rimborsavano ai Comuni della Val d'Enza il 50% delle spese di psicoterapia affidata al centro studi privato Hansel e Gretel». Il verbale, come riporta la Gazzetta di Reggio, è stato utilizzato dall'avvocato Giovanni Tarquini nella memoria difensiva dell'ex sindaco di Bibbiano per chiederne la revoca degli arresti domiciliari. Una difesa a dir poco sconcertante, visto che secondo i pm gli affidi illeciti si basavano su relazioni false e a scopo di lucro, e si moltiplicavano casi inesistenti solo per togliere i bambini ai loro genitori dandoli ad amici e conoscenti. Eppure l'avvocato pensa che possa reggere una linea difensiva che faccia passare come necessarie e inevitabili le consulenze offerte dal centro torinese di Claudio Foti, dove psicoterapeuti scelti senza gara erano retribuiti con tariffe che sarebbero state doppie rispetto alla media (135 euro l'ora, contro una media di mercato di 60-70 euro). Proseguiva nella sua testimonianza il direttore del dipartimento di salute mentale dell'Asl: «Abbiamo deciso di formare il nostro personale (sei o otto psicologi) dell'intero dipartimento di Reggio Emilia, avvalendoci della collaborazione dello stesso centro studi Hansel e Gretel perché avevamo saputo che era uno dei centri maggiormente specializzati in materia». Ne era certo lo stesso Carletti, che in un video del 2017, ancora visibile su Twitter, sedeva accanto a Foti elogiando il lavoro degli operatori sociali del servizio minori: «Occorrono professionalità e competenza per affrontare al meglio un fenomeno così complesso», affermava l'allora primo cittadino, spiegando che il tema affidamento minori è un «impegno istituzionale e politico molto chiaro». Incorniciato dai simboli del partito, parlava di un percorso di formazione condiviso assieme agli assistenti. I bambini potevano essere seguiti gratuitamente dall'Asl ma Carletti annunciava di aver scelto di rivolgersi «a livello nazionale a uno dei centri più professionali e competenti che è qui rappresentato dal dottor Foti. Il centro Hansel e Gretel di Torino è stato fondamentale perché in questi anni ci ha accompagnato, ci ha fatto crescere, ci ha aperto gli occhi». Oltre a maltrattamenti su minori, falso in atto pubblico, violenza privata, abuso d'ufficio e lesioni gravissime, nel caso Bibbiano si parla di un giro d'affari clamoroso e di sottrazione di soldi pubblici all'erario. Carletti dice di essere stato un bravo amministratore, il Pd lo difende, ma per gli inquirenti «si adoperava per consentire la prosecuzione dell'attività» degli psicologi di Hansel e Gretel, «ottenendo un ritorno d'immagine e un incremento dei fondi a disposizione». Sempre Grassi dichiarava: «Dal mio dipartimento deriva la compartecipazione al 50% delle spese relative ai bambini dati in affido. C'è un'assunzione di spesa globale all'inizio dell'anno. La retta di affido alla quale la Asl partecipa al 50% può essere maggiorata se viene attestato che il minore necessita di psicoterapia». A documentare le problematiche dei minori, secondo gli inquirenti manipolandone le testimonianze, erano proprio gli assistenti sociali e i terapeuti del sistema Bibbiano. L'inchiesta ha sconvolto il Paese ma non i dem, che preferiscono fare quadrato piuttosto che invocare pene esemplari per chi ha provocato danni irreparabili a tanti bambini. Mentre ci sono famiglie distrutte che chiedono giustizia, la sinistra si preoccupa per i toni accesi che vengono usati. «Alcune persone continuano in queste settimane a telefonare agli uffici dei servizi sociali, minacciando e aggredendo verbalmente operatori dei servizi, anche di uffici per nulla coinvolti nelle indagini della Procura», denuncia il sindaco di Cavriago Francesca Bedogni, delegata alle Politiche sociali per l'Unione Val d'Enza, che chiede di «poter lavorare serenamente» e invoca «un intervento serio e responsabile da parte di tutti affinché questo clima di rabbia e frustrazione lasci il posto ad atteggiamenti più costruttivi da parte di ognuno». Il segretario regionale del Pd in Emilia Romagna, Paolo Calvano, addirittura lancia «un grido d'allarme. Chi si deve occupare della nostra sicurezza faccia qualcosa», scrive sulla sua pagina Facebook. «Rimane lo sconforto e lo sconcerto per un clima estremamente preoccupante con connotazioni tipiche dei momenti più bui del nostro recente passato», ha dichiarato il capogruppo dei dem in Regione, Stefano Caliandro. E ti pareva se non tiravano in ballo il fascismo? <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bibbiano-lex-sindaco-tenta-di-discolparsi-foti-era-necessario-2639627106.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-comuni-si-mobilitano-per-cambiare-gli-affidi" data-post-id="2639627106" data-published-at="1767906830" data-use-pagination="False"> I Comuni si mobilitano per cambiare gli affidi Sembra che il bubbone stia davvero esplodendo. Il caso di Bibbiano ha dato il via a una reazione a catena che coinvolge tutta l'Italia. 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Intanto, però, non solo in Veneto si muove qualcosa. In numerosi Comuni lombardi vari consiglieri di area sovranista hanno presentato mozioni di solidarietà a favore delle famiglie coinvolte nelle varie vicende di allontanamenti ingiusti. L'obiettivo dei vari consiglieri è quello di «promuovere iniziative volte a prevenire e a contrastare la violenza sui minori». Tra i Comuni interessati dall'iniziativa ci sono Cologno Monzese con la mozione presentata da Lorenzo Corradini e Zanica (provincia di Bergamo), con la mozione di Nicola Longo. Altre mozioni sono state presentate a Isso, Taleggio, Vedeseta e Barbata (provincia di Bergamo), a Torre de' Picenardi (Cremona), a Villachiara e Capovalle (Brescia), Rocca Susella e Volpara (Pavia). A Sesto San Giovanni (Milano), il sindaco Roberto Di Stefano ha approvato una delibera che contiene nuove linee guida sul sistema di gestione dei minori. «In seguito alla terribile vicenda del sistema Bibbiano, che ha visto diversi bambini tolti ai propri genitori sulla base di relazioni false, abbiamo deciso di fare ancora più chiarezza sul sistema degli affidi», ha detto Di Stefano. «Sarà impegno del Comune attivare azioni educative per evitare l'uscita dalla famiglia d'origine, ridurre il collocamento in comunità e facilitare il passaggio dalla comunità al contesto famigliare, con il rientro in famiglia o il passaggio a quella affidataria», ha precisato l'assessore sestese Roberta Pizzochera. «Nel caso in cui la destinazione della comunità fosse inevitabile a causa di disposizioni emesse da tribunale, il Comune garantirà ai minori il diritto ad avere relazioni con la propria famiglia d'origine». Nuovi provvedimenti anche a Monfalcone (Gorizia). «I bambini sono il nostro futuro», ha detto il sindaco Anna Maria Cisint, «e per questo motivo non possiamo accettare che quanto accaduto a Bibbiano succeda qui. Già all'inizio del mio mandato ho monitorato l'attività svolta dal servizio sociale per i minori e posso affermare che a Monfalcone i diritti dei bambini sono tutelati. Nonostante ciò abbiamo voluto, con questa scelta, affermare il grande valore della famiglia naturale e del diritto dei figli di rimanere con mamma e papà, anche attivando le necessarie progettualità a supporto dei genitori in difficoltà». Ci saranno più controlli sui professioni che lavorano a contatto con i minori, e nelle scuole materne e negli asili si prevede di inserire un sistema di videosorveglianza. Quelle che abbiamo citato sono soltanto alcune delle iniziative che negli ultimi giorni, da Nord a Sud, hanno interessato tutto il territorio italiano. Mentre qualcuno è ancora intenzionato a far calare una coltre di silenzio sullo scandalo degli affidi facili, per fortuna ci sono politici che intendono correre ai ripari, ed evitare che casi come quello di Bibbiano si ripetano altrove.
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
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Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».