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2019-08-03
Bibbiano, l’ex sindaco tenta di discolparsi: «Foti era necessario»
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La difesa di Andrea Carletti, l'ex sindaco pd di Bibbiano finito nell'inchiesta «Angeli e demoni» della Procura di Reggio Emilia, sta raccogliendo elementi che rischiano di diventare un boomerang. Lo scorso gennaio Gaddomaria Grassi, direttore del dipartimento di salute mentale dell'Asl di Reggio Emilia, rilasciava questa testimonianza: «La psicoterapia è una delle attività tipiche del servizio di neuropsichiatria infantile. Tuttavia, con l'esplosione dei casi di abusi sessuali ai danni di minori che si sono verificati in particolare nel distretto della Val d'Enza, noi, poiché non potevamo garantire con il nostro personale le competenze specialistiche per la gestione psicoterapica dei minori abusati, come Asl rimborsavano ai Comuni della Val d'Enza il 50% delle spese di psicoterapia affidata al centro studi privato Hansel e Gretel».
Il verbale, come riporta la Gazzetta di Reggio, è stato utilizzato dall'avvocato Giovanni Tarquini nella memoria difensiva dell'ex sindaco di Bibbiano per chiederne la revoca degli arresti domiciliari. Una difesa a dir poco sconcertante, visto che secondo i pm gli affidi illeciti si basavano su relazioni false e a scopo di lucro, e si moltiplicavano casi inesistenti solo per togliere i bambini ai loro genitori dandoli ad amici e conoscenti.
Eppure l'avvocato pensa che possa reggere una linea difensiva che faccia passare come necessarie e inevitabili le consulenze offerte dal centro torinese di Claudio Foti, dove psicoterapeuti scelti senza gara erano retribuiti con tariffe che sarebbero state doppie rispetto alla media (135 euro l'ora, contro una media di mercato di 60-70 euro).
Proseguiva nella sua testimonianza il direttore del dipartimento di salute mentale dell'Asl: «Abbiamo deciso di formare il nostro personale (sei o otto psicologi) dell'intero dipartimento di Reggio Emilia, avvalendoci della collaborazione dello stesso centro studi Hansel e Gretel perché avevamo saputo che era uno dei centri maggiormente specializzati in materia». Ne era certo lo stesso Carletti, che in un video del 2017, ancora visibile su Twitter, sedeva accanto a Foti elogiando il lavoro degli operatori sociali del servizio minori: «Occorrono professionalità e competenza per affrontare al meglio un fenomeno così complesso», affermava l'allora primo cittadino, spiegando che il tema affidamento minori è un «impegno istituzionale e politico molto chiaro».
Incorniciato dai simboli del partito, parlava di un percorso di formazione condiviso assieme agli assistenti. I bambini potevano essere seguiti gratuitamente dall'Asl ma Carletti annunciava di aver scelto di rivolgersi «a livello nazionale a uno dei centri più professionali e competenti che è qui rappresentato dal dottor Foti. Il centro Hansel e Gretel di Torino è stato fondamentale perché in questi anni ci ha accompagnato, ci ha fatto crescere, ci ha aperto gli occhi».
Oltre a maltrattamenti su minori, falso in atto pubblico, violenza privata, abuso d'ufficio e lesioni gravissime, nel caso Bibbiano si parla di un giro d'affari clamoroso e di sottrazione di soldi pubblici all'erario. Carletti dice di essere stato un bravo amministratore, il Pd lo difende, ma per gli inquirenti «si adoperava per consentire la prosecuzione dell'attività» degli psicologi di Hansel e Gretel, «ottenendo un ritorno d'immagine e un incremento dei fondi a disposizione». Sempre Grassi dichiarava: «Dal mio dipartimento deriva la compartecipazione al 50% delle spese relative ai bambini dati in affido. C'è un'assunzione di spesa globale all'inizio dell'anno. La retta di affido alla quale la Asl partecipa al 50% può essere maggiorata se viene attestato che il minore necessita di psicoterapia». A documentare le problematiche dei minori, secondo gli inquirenti manipolandone le testimonianze, erano proprio gli assistenti sociali e i terapeuti del sistema Bibbiano.
L'inchiesta ha sconvolto il Paese ma non i dem, che preferiscono fare quadrato piuttosto che invocare pene esemplari per chi ha provocato danni irreparabili a tanti bambini. Mentre ci sono famiglie distrutte che chiedono giustizia, la sinistra si preoccupa per i toni accesi che vengono usati. «Alcune persone continuano in queste settimane a telefonare agli uffici dei servizi sociali, minacciando e aggredendo verbalmente operatori dei servizi, anche di uffici per nulla coinvolti nelle indagini della Procura», denuncia il sindaco di Cavriago Francesca Bedogni, delegata alle Politiche sociali per l'Unione Val d'Enza, che chiede di «poter lavorare serenamente» e invoca «un intervento serio e responsabile da parte di tutti affinché questo clima di rabbia e frustrazione lasci il posto ad atteggiamenti più costruttivi da parte di ognuno».
Il segretario regionale del Pd in Emilia Romagna, Paolo Calvano, addirittura lancia «un grido d'allarme. Chi si deve occupare della nostra sicurezza faccia qualcosa», scrive sulla sua pagina Facebook. «Rimane lo sconforto e lo sconcerto per un clima estremamente preoccupante con connotazioni tipiche dei momenti più bui del nostro recente passato», ha dichiarato il capogruppo dei dem in Regione, Stefano Caliandro. E ti pareva se non tiravano in ballo il fascismo?
I Comuni si mobilitano per cambiare gli affidi
Sembra che il bubbone stia davvero esplodendo. Il caso di Bibbiano ha dato il via a una reazione a catena che coinvolge tutta l'Italia. In tanti Comuni, nei giorni scorsi, si sono tenute manifestazioni, fiaccolate, cortei. E adesso anche la politica comincia a mobilitarsi. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha annunciato una verifica sulla storia della bimba di Padova che abbiamo raccontato nei giorni scorsi. La piccina fu trovata positiva alla cocaina dopo un esame del capello, e per questo fu mandata in comunità. Poi si scoprì che i suoi poveri genitori non avevano fatto nulla di male, e che ovviamente non l'avevano drogata.
«Premesso che le sentenze spettano ai giudici», ha dichiarato Zaia, «vogliamo fare chiarezza per quanto è di nostra competenza». Il governatore ha fatto sapere che la Regione è «a disposizione della magistratura» e ha annunciato che «sarà avviata una verifica interna su quanto è accaduto. Per questo ne parlerò direttamente con il direttore generale Luciano Flor». Speriamo che sia fatta chiarezza, perché la sensazione è che anche a Padova ci siano alcuni casi per lo meno controversi.
Intanto, però, non solo in Veneto si muove qualcosa. In numerosi Comuni lombardi vari consiglieri di area sovranista hanno presentato mozioni di solidarietà a favore delle famiglie coinvolte nelle varie vicende di allontanamenti ingiusti. L'obiettivo dei vari consiglieri è quello di «promuovere iniziative volte a prevenire e a contrastare la violenza sui minori».
Tra i Comuni interessati dall'iniziativa ci sono Cologno Monzese con la mozione presentata da Lorenzo Corradini e Zanica (provincia di Bergamo), con la mozione di Nicola Longo. Altre mozioni sono state presentate a Isso, Taleggio, Vedeseta e Barbata (provincia di Bergamo), a Torre de' Picenardi (Cremona), a Villachiara e Capovalle (Brescia), Rocca Susella e Volpara (Pavia).
A Sesto San Giovanni (Milano), il sindaco Roberto Di Stefano ha approvato una delibera che contiene nuove linee guida sul sistema di gestione dei minori.
«In seguito alla terribile vicenda del sistema Bibbiano, che ha visto diversi bambini tolti ai propri genitori sulla base di relazioni false, abbiamo deciso di fare ancora più chiarezza sul sistema degli affidi», ha detto Di Stefano.
«Sarà impegno del Comune attivare azioni educative per evitare l'uscita dalla famiglia d'origine, ridurre il collocamento in comunità e facilitare il passaggio dalla comunità al contesto famigliare, con il rientro in famiglia o il passaggio a quella affidataria», ha precisato l'assessore sestese Roberta Pizzochera. «Nel caso in cui la destinazione della comunità fosse inevitabile a causa di disposizioni emesse da tribunale, il Comune garantirà ai minori il diritto ad avere relazioni con la propria famiglia d'origine».
Nuovi provvedimenti anche a Monfalcone (Gorizia). «I bambini sono il nostro futuro», ha detto il sindaco Anna Maria Cisint, «e per questo motivo non possiamo accettare che quanto accaduto a Bibbiano succeda qui. Già all'inizio del mio mandato ho monitorato l'attività svolta dal servizio sociale per i minori e posso affermare che a Monfalcone i diritti dei bambini sono tutelati. Nonostante ciò abbiamo voluto, con questa scelta, affermare il grande valore della famiglia naturale e del diritto dei figli di rimanere con mamma e papà, anche attivando le necessarie progettualità a supporto dei genitori in difficoltà». Ci saranno più controlli sui professioni che lavorano a contatto con i minori, e nelle scuole materne e negli asili si prevede di inserire un sistema di videosorveglianza.
Quelle che abbiamo citato sono soltanto alcune delle iniziative che negli ultimi giorni, da Nord a Sud, hanno interessato tutto il territorio italiano. Mentre qualcuno è ancora intenzionato a far calare una coltre di silenzio sullo scandalo degli affidi facili, per fortuna ci sono politici che intendono correre ai ripari, ed evitare che casi come quello di Bibbiano si ripetano altrove.
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Andrea Carletti usa l'enorme numero di (finti) abusi per giustificare i soldi ad Hansel e Gretel. Ma online si vantava della sua scelta. I Comuni si mobilitano per cambiare gli affidi. Approvate in tutta Italia delibere e mozioni per eliminare le storture. Luca Zaia approfondirà la storia della neonata di Padova portata in comunità per sospetti infondati. Lo speciale comprende due articoli. La difesa di Andrea Carletti, l'ex sindaco pd di Bibbiano finito nell'inchiesta «Angeli e demoni» della Procura di Reggio Emilia, sta raccogliendo elementi che rischiano di diventare un boomerang. Lo scorso gennaio Gaddomaria Grassi, direttore del dipartimento di salute mentale dell'Asl di Reggio Emilia, rilasciava questa testimonianza: «La psicoterapia è una delle attività tipiche del servizio di neuropsichiatria infantile. Tuttavia, con l'esplosione dei casi di abusi sessuali ai danni di minori che si sono verificati in particolare nel distretto della Val d'Enza, noi, poiché non potevamo garantire con il nostro personale le competenze specialistiche per la gestione psicoterapica dei minori abusati, come Asl rimborsavano ai Comuni della Val d'Enza il 50% delle spese di psicoterapia affidata al centro studi privato Hansel e Gretel». Il verbale, come riporta la Gazzetta di Reggio, è stato utilizzato dall'avvocato Giovanni Tarquini nella memoria difensiva dell'ex sindaco di Bibbiano per chiederne la revoca degli arresti domiciliari. Una difesa a dir poco sconcertante, visto che secondo i pm gli affidi illeciti si basavano su relazioni false e a scopo di lucro, e si moltiplicavano casi inesistenti solo per togliere i bambini ai loro genitori dandoli ad amici e conoscenti. Eppure l'avvocato pensa che possa reggere una linea difensiva che faccia passare come necessarie e inevitabili le consulenze offerte dal centro torinese di Claudio Foti, dove psicoterapeuti scelti senza gara erano retribuiti con tariffe che sarebbero state doppie rispetto alla media (135 euro l'ora, contro una media di mercato di 60-70 euro). Proseguiva nella sua testimonianza il direttore del dipartimento di salute mentale dell'Asl: «Abbiamo deciso di formare il nostro personale (sei o otto psicologi) dell'intero dipartimento di Reggio Emilia, avvalendoci della collaborazione dello stesso centro studi Hansel e Gretel perché avevamo saputo che era uno dei centri maggiormente specializzati in materia». Ne era certo lo stesso Carletti, che in un video del 2017, ancora visibile su Twitter, sedeva accanto a Foti elogiando il lavoro degli operatori sociali del servizio minori: «Occorrono professionalità e competenza per affrontare al meglio un fenomeno così complesso», affermava l'allora primo cittadino, spiegando che il tema affidamento minori è un «impegno istituzionale e politico molto chiaro». Incorniciato dai simboli del partito, parlava di un percorso di formazione condiviso assieme agli assistenti. I bambini potevano essere seguiti gratuitamente dall'Asl ma Carletti annunciava di aver scelto di rivolgersi «a livello nazionale a uno dei centri più professionali e competenti che è qui rappresentato dal dottor Foti. Il centro Hansel e Gretel di Torino è stato fondamentale perché in questi anni ci ha accompagnato, ci ha fatto crescere, ci ha aperto gli occhi». Oltre a maltrattamenti su minori, falso in atto pubblico, violenza privata, abuso d'ufficio e lesioni gravissime, nel caso Bibbiano si parla di un giro d'affari clamoroso e di sottrazione di soldi pubblici all'erario. Carletti dice di essere stato un bravo amministratore, il Pd lo difende, ma per gli inquirenti «si adoperava per consentire la prosecuzione dell'attività» degli psicologi di Hansel e Gretel, «ottenendo un ritorno d'immagine e un incremento dei fondi a disposizione». Sempre Grassi dichiarava: «Dal mio dipartimento deriva la compartecipazione al 50% delle spese relative ai bambini dati in affido. C'è un'assunzione di spesa globale all'inizio dell'anno. La retta di affido alla quale la Asl partecipa al 50% può essere maggiorata se viene attestato che il minore necessita di psicoterapia». A documentare le problematiche dei minori, secondo gli inquirenti manipolandone le testimonianze, erano proprio gli assistenti sociali e i terapeuti del sistema Bibbiano. L'inchiesta ha sconvolto il Paese ma non i dem, che preferiscono fare quadrato piuttosto che invocare pene esemplari per chi ha provocato danni irreparabili a tanti bambini. Mentre ci sono famiglie distrutte che chiedono giustizia, la sinistra si preoccupa per i toni accesi che vengono usati. «Alcune persone continuano in queste settimane a telefonare agli uffici dei servizi sociali, minacciando e aggredendo verbalmente operatori dei servizi, anche di uffici per nulla coinvolti nelle indagini della Procura», denuncia il sindaco di Cavriago Francesca Bedogni, delegata alle Politiche sociali per l'Unione Val d'Enza, che chiede di «poter lavorare serenamente» e invoca «un intervento serio e responsabile da parte di tutti affinché questo clima di rabbia e frustrazione lasci il posto ad atteggiamenti più costruttivi da parte di ognuno». Il segretario regionale del Pd in Emilia Romagna, Paolo Calvano, addirittura lancia «un grido d'allarme. Chi si deve occupare della nostra sicurezza faccia qualcosa», scrive sulla sua pagina Facebook. «Rimane lo sconforto e lo sconcerto per un clima estremamente preoccupante con connotazioni tipiche dei momenti più bui del nostro recente passato», ha dichiarato il capogruppo dei dem in Regione, Stefano Caliandro. E ti pareva se non tiravano in ballo il fascismo? <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bibbiano-lex-sindaco-tenta-di-discolparsi-foti-era-necessario-2639627106.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-comuni-si-mobilitano-per-cambiare-gli-affidi" data-post-id="2639627106" data-published-at="1781739363" data-use-pagination="False"> I Comuni si mobilitano per cambiare gli affidi Sembra che il bubbone stia davvero esplodendo. Il caso di Bibbiano ha dato il via a una reazione a catena che coinvolge tutta l'Italia. 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Intanto, però, non solo in Veneto si muove qualcosa. In numerosi Comuni lombardi vari consiglieri di area sovranista hanno presentato mozioni di solidarietà a favore delle famiglie coinvolte nelle varie vicende di allontanamenti ingiusti. L'obiettivo dei vari consiglieri è quello di «promuovere iniziative volte a prevenire e a contrastare la violenza sui minori». Tra i Comuni interessati dall'iniziativa ci sono Cologno Monzese con la mozione presentata da Lorenzo Corradini e Zanica (provincia di Bergamo), con la mozione di Nicola Longo. Altre mozioni sono state presentate a Isso, Taleggio, Vedeseta e Barbata (provincia di Bergamo), a Torre de' Picenardi (Cremona), a Villachiara e Capovalle (Brescia), Rocca Susella e Volpara (Pavia). A Sesto San Giovanni (Milano), il sindaco Roberto Di Stefano ha approvato una delibera che contiene nuove linee guida sul sistema di gestione dei minori. «In seguito alla terribile vicenda del sistema Bibbiano, che ha visto diversi bambini tolti ai propri genitori sulla base di relazioni false, abbiamo deciso di fare ancora più chiarezza sul sistema degli affidi», ha detto Di Stefano. «Sarà impegno del Comune attivare azioni educative per evitare l'uscita dalla famiglia d'origine, ridurre il collocamento in comunità e facilitare il passaggio dalla comunità al contesto famigliare, con il rientro in famiglia o il passaggio a quella affidataria», ha precisato l'assessore sestese Roberta Pizzochera. «Nel caso in cui la destinazione della comunità fosse inevitabile a causa di disposizioni emesse da tribunale, il Comune garantirà ai minori il diritto ad avere relazioni con la propria famiglia d'origine». Nuovi provvedimenti anche a Monfalcone (Gorizia). «I bambini sono il nostro futuro», ha detto il sindaco Anna Maria Cisint, «e per questo motivo non possiamo accettare che quanto accaduto a Bibbiano succeda qui. Già all'inizio del mio mandato ho monitorato l'attività svolta dal servizio sociale per i minori e posso affermare che a Monfalcone i diritti dei bambini sono tutelati. Nonostante ciò abbiamo voluto, con questa scelta, affermare il grande valore della famiglia naturale e del diritto dei figli di rimanere con mamma e papà, anche attivando le necessarie progettualità a supporto dei genitori in difficoltà». Ci saranno più controlli sui professioni che lavorano a contatto con i minori, e nelle scuole materne e negli asili si prevede di inserire un sistema di videosorveglianza. Quelle che abbiamo citato sono soltanto alcune delle iniziative che negli ultimi giorni, da Nord a Sud, hanno interessato tutto il territorio italiano. Mentre qualcuno è ancora intenzionato a far calare una coltre di silenzio sullo scandalo degli affidi facili, per fortuna ci sono politici che intendono correre ai ripari, ed evitare che casi come quello di Bibbiano si ripetano altrove.
Silvia Capozza @Ecco
La manifestazione offre un’importante vetrina internazionale e rappresenta un’occasione preziosa per incontrare buyer, partner e operatori del settore provenienti da tutto il mondo. Per un marchio come Ecco è un momento fondamentale di confronto, visibilità e sviluppo delle relazioni commerciali», racconta alla Verità Silvia Capozza, general manager South Europe di Ecco, marchio globale specializzato in scarpe e accessori in pelle di alta gamma.
Ecco nasce in Danimarca nel 1963 e oggi è presente in tutto il mondo. Quali sono i valori del brand che ritiene più importanti?
«Comfort, qualità e innovazione. Sono i tre pilastri che ci accompagnano fin dalla nascita e ai quali non abbiamo mai rinunciato. L’innovazione, in particolare, è legata alla continua ricerca e sviluppo di tecnologie proprietarie, resa possibile anche dal controllo diretto della filiera produttiva».
Come lei ha sottolineato il comfort è uno degli elementi più associati al marchio. Quanto conta oggi per i consumatori rispetto all’estetica?
«Oggi i consumatori non scelgono più tra comfort e stile: vogliono entrambi. Questo si collega a un tema molto attuale, quello del quiet luxury, che noi preferiamo interpretare come quiet beauty. Le persone cercano prodotti che offrano comodità, design e innovazione allo stesso tempo. Il comfort non è più soltanto una caratteristica funzionale, ma una sensazione di benessere e libertà che permette di esprimere sé stessi senza compromessi».
Il concept della collezione è Walk Your Walk. Che significato assume oggi questo messaggio?
«È un invito a seguire il proprio percorso con autenticità. Ognuno deve poter vivere la propria individualità senza rinunciare né allo stile né al comfort. Per noi Walk Your Walk rappresenta un nuovo modo di interpretare la quotidianità: sentirsi bene in ciò che si indossa significa anche acquisire maggiore sicurezza e libertà di espressione».
Si parla anche di Return to What Matters. Quali sono oggi i valori davvero essenziali per Ecco in un mercato in continua evoluzione?
«Crediamo sia importante tornare a concentrarsi su ciò che conta davvero. In un contesto caratterizzato da cambiamenti rapidi e continui, Ecco ha sempre mantenuto una direzione coerente. Non abbiamo mai accettato compromessi sulla qualità, neppure nei momenti più complessi. Oggi il consumatore è più consapevole: acquista meno, ma sceglie meglio».
Avete recentemente reinterpretato uno dei vostri modelli iconici, la Joker. Come avete affrontato questo lavoro?
«La Joker è uno dei modelli simbolo della nostra storia. Ci piace recuperare elementi dal nostro archivio e reinterpretarli in chiave contemporanea. Negli ultimi anni abbiamo riproposto questo modello in diverse varianti, valorizzando materiali, colori e finiture differenti. È una scarpa che rappresenta perfettamente il Dna di Ecco perché combina comfort, qualità e design contemporaneo, e il riscontro del pubblico è stato molto positivo».
Le tecnologie sviluppate da Ecco rappresentano un elemento distintivo del marchio. In che modo migliorano l’esperienza di chi indossa le vostre scarpe?
«Le nostre tecnologie sono progettate per accompagnare uno stile di vita dinamico, garantendo leggerezza, traspirabilità, ammortizzazione e un migliore assorbimento degli impatti».
Designer come Natasha Ramsay-Levi, Craig Green e Natacha Aizawa hanno collaborato con il brand attraverso il progetto Ecco Kollektive. Qual è stato il loro contributo?
«Queste collaborazioni ci hanno permesso di dialogare con un pubblico particolarmente sensibile al design e alla sperimentazione creativa. Ogni designer parte dalla collezione principale Ecco e la reinterpreta attraverso il proprio linguaggio».
Le radici del marchio affondano nella lavorazione della pelle. Quanto pesa ancora questa eredità nella vostra identità?
«Moltissimo. Ecco nasce come azienda specializzata nella lavorazione della pelle e continua a possedere e gestire concerie proprie. Questa competenza rappresenta ancora oggi uno degli elementi distintivi del marchio e contribuisce a garantire elevati standard qualitativi lungo tutta la filiera».
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Pagamento? Azioni. Naturalmente. Perché il contante, nell’era della finanza quantistica, è archeologia. La preda si chiama Cursor, società che sviluppa intelligenza artificiale capace di scrivere il codice in autonomia. In sostanza un programmatore software che non chiede ferie, non sciopera e non vuole aumenti di stipendio. L’operazione, già di per sé sufficiente a scaldare i grafici, diventa però quasi secondaria rispetto allo spettacolo principale: la capitalizzazione. SpaceX è volata in zona 2,5–2,7 trilioni di dollari, con picchi che sfiorano i 3.000 miliardi. L’azienda di Musk adesso vale quanto il Pil dell’Italia. Per dare un’idea: a un certo punto ha superato Amazon e Microsoft. Il tutto con una struttura da manuale del paradosso: 19 miliardi di ricavi e quasi 5 di perdite, contro i 717 miliardi di fatturato e 78 di utili di Amazon. Ma Wall Street ormai è una narrazione collettiva con pricing dinamico. Elon Musk consolida la sua narrazione di primo trilionario al mondo. Non perché abbia trovato oro su Marte o monetizzato l’aria rarefatta dello spazio, ma perché il mercato ha deciso che la sua equazione personale vale più della somma di molti sistemi economici terrestri. Nel frattempo, un dettaglio tecnico passa quasi inosservato, come sempre accade con le cose che poi diventano fondamentali: sul mercato circola appena il 4% delle azioni. Il resto è vincolato, trattenuto, congelato in accordi e regolamenti. Vuol dire che il prezzo lo fanno pochissimi scambi, ma su quei pochi scambi si costruiscono montagne di trilioni. Una leva perfetta. O pericolosa. Dipende dal punto di osservazione. E così accade l’altra magia: più il titolo sale, meno azioni servono per pagare Cursor. Più il titolo sale, più l’acquisizione da 60 miliardi diventa “economica”. Il mercato si abitua a tutto con la velocità con cui un social network dimentica una notizia: SpaceX diventa valuta. Non solo società, ma moneta. Una moneta che non stampa la banca centrale, ma la fiducia. E mentre qualcuno ancora si chiede se sia sostenibile, Wall Street decide che la domanda è mal posta. Al terzo giorno di contrattazioni, SpaceX continua a correre, passando da 135 a 214 dollari. Per un attimo diventa la quarta società al mondo per capitalizzazione, dietro solo a Nvidia, Alphabet e Apple. Poi ritraccia, perché anche le vertigini hanno bisogno di pause. Come se non bastasse, si apre anche il fronte dei derivati: partono le contrattazioni delle opzioni al Cboe Global Markets e al Nasdaq. Insomma si inizia a scommettere non solo sul futuro dell’azienda, ma sul futuro delle scommesse sul futuro dell’azienda. Una specie di matrioska finanziaria dove l’ultimo strato non è mai l’ultimo.
Nel mezzo di questo spettacolo orbitale, il pezzo industriale viene quasi schiacciato dalla narrativa. Cursor entra come tassello strategico: servirebbe ad ampliare le capacità di Grok nello sviluppo software. L’intelligenza artificiale che scrive codice per un’altra intelligenza artificiale che già scrive codice. Un dialogo tra automi che, per ora, non chiede ancora la pensione. Almeno per ora. E poi ci sono loro, gli altri due poli del nuovo triangolo tecnologico.
OpenAI chiude il 2025 con 13 miliardi di ricavi e una perdita da 38,5 miliardi. Un rosso che, in qualunque altro settore, verrebbe definito emergenza industriale; nell’intelligenza artificiale viene archiviato come «fase di investimento strategico». L’emorragia è impressionante: due miliardi di dollari al mese, ChatGPT come motore principale, progetti secondari come Sora ridimensionati per concentrare fuoco e capitale. Valutazione: 730 miliardi. Obiettivo dichiarato: mille miliardi. Perché ormai anche i numeri hanno un piano industriale. E dietro, come ombra competitiva ma speculare, Anthropic si muove nello stesso perimetro: collocamento riservato, capitali in arrivo, corsa alla scala globale dell’intelligenza artificiale. Non è più una gara tra aziende, ma tra ecosistemi cognitivi.
Alla fine resta una sensazione semplice, quasi banale: la Borsa non sta più prezzando aziende. Sta prezzando un futuro per il momento solo frutto di immaginazione e speranza. E mentre qualcuno ancora cerca il confine tra economia reale e finanza narrativa, il mercato ha già deciso che quel confine non serve più.
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Le risorse per affrontare l’emergenza casa potranno arrivare a circa 10 miliardi entro il 2034, considerando sia i fondi nazionali - per un apporto pari a 7,3 miliardi - sia i fondi europei della politica di coesione, per 3,3 miliardi. È questo uno dei temi toccati dall’Ance (l’organizzazione dei costruttori associata a Confindustria) in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla fondazione. All’evento, guidato dalla presidente Federica Brancaccio nella splendida cornice di Villa Giulia a Roma, sede del Museo Etrusco, hanno preso parte con un videomessaggio il premier Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, mentre erano presenti i ministri dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratini e della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.
Il Piano Casa, ha detto Brancaccio, «era un’emergenza di cui parlavamo da anni. Ma», ha ammonito la presidente Ance, «sono centrali le tempistiche che devono essere veloci». Nelle interlocuzioni con la politica, l’Ance ha sempre chiesto di fissare tempi anche sulla governance. «Sappiamo che c’è un commissario ma ci vogliono i decreti attuativi e non si dice entro quando queste nomine ci saranno», ha sottolineato la presidente. Ieri, il ministro Salvini ha detto che «il nuovo commissario nazionale aiuterà nell’arco di un anno a recuperare 61.000 appartamenti di edilizia residenziale pubblica ad oggi non assegnati perché vanno risistemati, con una spesa media valutata tra 20 e 25.000 euro ciascuno». La nomina, fa sapere il vicepremier, avverrà nelle prossime ore.
Brancaccio ha sottolineato che «quasi il 90% degli appalti in qualche modo è sottratto alla gara classica, alla trasparenza totale». Inoltre, «sappiamo che c’è uno sforzo da parte del governo per anticipare la cassa e usare questi 10 miliardi, facendo ricorso a un mutuo da un’istituzione finanziaria. Se questo avesse esiti positivi, le risorse attivabili nel 2027 sarebbero più di un miliardo».
La presidente ha poi evidenziato che «c’è la bolla del mercato libero che ha delle enormi variabili a seconda di dove si realizzano le abitazioni. Quindi, le percentuali previste dall’attuale Piano Casa per gli investimenti dei privati (70% da destinare all’edilizia convenzionata e il restante 30% da vendere o affittare a prezzo di mercato libero) dovrebbero essere riviste». Una soluzione potrebbe essere quella di «dare un ruolo a chi amministra gli enti territoriali, che hanno ben presente le esigenze locali». E ha chiosato: «Sappiamo che questo piano partirà così com’è ma anche che ci saranno in corso d’opera degli aggiustamenti. Ora c’è il testo unico dell’edilizia in revisione, ma si deve andare per deroghe e commissari».
L’Ance ha tracciato un quadro positivo per le costruzioni, uno dei settori industriali che meglio ha sfruttato il Pnrr. Ad aprile, il 76% dei cantieri risultava concluso o in stato avanzato e, secondo la Banca d’Italia, i tempi di avvio delle opere si sono ridotti del 19%, mentre la probabilità di aggiudicazione è maggiore del 20% rispetto alle opere non Pnrr.
Intanto, Dl Piano Casa entra nel vivo alla Camera con il voto sui 275 emendamenti in commissione Ambiente. Il testo definitivo è atteso in Aula questo venerdì, giornata in cui il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Subito dopo passerà all’esame del Senato: la conversione definitiva in legge dovrà avvenire entro la scadenza del 6 luglio.
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