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Benedetto Ratzinger

Benedetto Ratzinger
Benedetto XVI (Marco Secchi/Getty Images)
Ha parlato poco, però quando lo ha fatto ha scolpito i concetti nella pietra. Impose trasparenza e rigore. Il suo percorso è stato disseminato di ostacoli, fino alla rinuncia al pontificato. Nato «come equilibrato progressista,» venne poi considerato un conservatore. Una nomea che non fu determinata dal suo cambiamento, ma da quello di teologi e prelati che hanno fatto di tutto per aggiornare la Chiesa in chiave moderna. Era un gigante del pensiero, sembrava avere un sesto senso nel capire l’evoluzione della società. Più volte mise in guardia il gregge dai pericoli del modernismo a tutti i costi. Gli fu impedito di fare un discorso alla Sapienza, macchia indelebile per l’ateneo.
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Dalla sconfitta di Musk contro OpenAI al vertice Trump-Xi, fino alle crepe nel GOP in vista delle elezioni di mid-term e ai record dell’arte.

Il video dell'incontro tra il premier e il primo ministro indiano nella cornice di villa Pamphili per il vertice di oggi a Roma.

Cantelmi: «I Trevallion sono stati valutati da “esperti” privi di competenze»
Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i genitori di quella che è nota come la 'famiglia nel bosco' (Ansa)
Il prof Tonino Cantelmi, nel pool a difesa di Nathan e Catherine, smonta i giudizi che hanno determinato l’allontanamento dei tre figli: «Le consulenti del tribunale prive di competenza con i minori: mancano test e colloqui clinici. La diversità non è “devianza”».

Trecentoventi pagine per esaminare ben 15 punti estremamente critici: il lavoro presentato dal professor Tonino Cantelmi e dalla dottoressa Martina Aiello si configura come una vera e propria «controperizia» che smonta un pezzo alla volta - e con adamantina precisione - tutte le valutazioni fatte sulla famiglia nel bosco dagli esperti nominati dal tribunale dei minori dell’Aquila. E non sono rilievi da poco quelli di Cantelmi e della sua collega. Alcune criticità messe in luce sono gravissime e rendono perfettamente - e drammaticamente - l’idea della superficialità con cui i coniugi Trevallion e i loro figli sono stati giudicati finora.

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Dopo l’espulsione non c’è diritto all’asilo
iStock
La Cassazione fissa un punto importante: i clandestini che lasciano decorrere i termini per uscire dal Paese, non possono accedere alla protezione internazionale per guadagnare tempo. Scardinato uno dei trucchi legali più utilizzati dagli irregolari.

Per una volta, in materia di immigrazione, viene dalla Corte di cassazione una pronuncia che, oltre ad apparire come una corretta applicazione della legge, risponde anche a criteri di comune buon senso. Si tratta della sentenza n. 17197 della prima sezione penale, depositata il 13 maggio scorso, con la quale è stato affermato un importante principio di diritto: quello, cioè, secondo cui lo straniero che non abbia ottemperato, entro il termine assegnatogli, ad un provvedimento di espulsione emesso nei suoi confronti dal prefetto, commettendo così il reato previsto dall’articolo 14, comma 5 ter, del il decreto legislativo n. 286 del 1998 (Testo unico sull’immigrazione), non può invocare a propria giustificazione il fatto di avere, in un momento successivo alla scadenza del suddetto termine, presentato domanda di protezione internazionale.

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