Bartolozzi: altro fuoco sulle toghe. Chigi irritato, Nordio la difende

Come se questo referendum non fosse già abbastanza politicizzato, l’infelice uscita del capo di gabinetto e plenipotenziaria del ministro della Giustizia, Giusi Bartolozzi, a 12 giorni dal voto, rischia di spostare ancor più l’attenzione dal merito della riforma Nordio.
Dopo le parole con cui il capo di gabinetto, magistrata fuori ruolo ed ex parlamentare di Forza Italia, detta la «zarina» per la sua tendenza ad accentrare ogni decisione, ha definito la magistratura un «plotone di esecuzione» aggiungendo che, votando Sì, «ce la togliamo di mezzo», si è generata una shitstorm mediatica e politica contro di lei.
Che prova a giustificarsi con una nota: «Lo ribadisco con profondo dispiacere, quelle parole sono state tratte da un discorso molto più ampio e quindi piegate a una lettura fuorviante. Non ho mai attaccato la magistratura che anzi, in più di un’occasione, ho difeso». Bartolozzi sostiene che in quel fatidico dibattito sulla tv siciliana TeleColor «avevo ribadito la piena fiducia verso la categoria nel suo complesso e l’importanza della riforma come strumento in grado di restituire a essa una credibilità che, per la degenerazione delle correnti, risulta offuscata. Spiegavo che la particolare attenzione data dal governo al processo penale deriva dalla drammaticità degli effetti che esso porta nella vita delle persone, specie quando a trovarsi al centro dell’azione giudiziaria è qualcuno che sa di non aver commesso nulla di male. Il riferimento al plotone di esecuzione alludeva allo stato di assoluta prostrazione in cui ci si trova in questi casi».
Un chiarimento che non convince. Il premier Giorgia Meloni si dice fortemente «irritata». Tradotto: è incavolata nera. Bartolozzi «deve tenere a freno la lingua», le voci che circolano a Palazzo Chigi mentre la polemica infiamma. Secondo il fronte del Sì, le dichiarazioni di Bartolozzi rischiano di «vanificare gli sforzi messi in campo finora» dalla maggioranza. Anche il braccio destro di Meloni, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano prende le distanze dalla capo di gabinetto: «La frase è infelice, ma la cosa importante adesso è esaminare il merito della riforma». Roberto Giachetti di Italia viva, membro dell’intergruppo per il Sì alla Camera, la butta in caciara: «Penso che il centrodestra stia facendo di tutto per farci perdere il referendum. La Bartolozzi è l’ultima. L’intergruppo dovrebbe citarla per danni». Il leader di Azione, Carlo Calenda, è chiaro: «Da sostenitore del Sì ritengo che Bartolozzi debba dimettersi. Non esiste che dica queste enormità».
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, prova a difenderla: «Mi dispiace per le parole usate dal mio capo di gabinetto. Sono state forse un po’ troppo enfatizzate. Sono certo che non si riferissero a tutta la magistratura, ma soltanto a quella piccola parte minoritaria, che ha definito politicizzata. Quando eccediamo nei toni c’è l’attenuante della provocazione. Ci hanno dato dei banditi e dei mafiosi, di attuare il programma di Licio Gelli». Per questo non sono previste decisioni drastiche nei suoi confronti: «Non dovrà dimettersi. Ha chiarito il suo punto di vista. Ha usato un’espressione che può essere stata interpretata in modo improprio ma che, conoscendola anche come magistrato, non rappresenta certamente il suo pensiero».
L’influenza della zarina sul Guardasigilli, cui è legata da una profonda amicizia, è ben nota nei corridoi ministeriali, sebbene negli scorsi mesi Bartolozzi sia stata iscritta nel registro degli indagati in merito al caso Almasri. Da Forza Italia il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, minimizza: «Diciamo che di pipì fuori dal vaso ne è stata fatta a litri in questa campagna referendaria».
Per Fratelli d’Italia le parole di Bartolozzi sarebbero «state volutamente esagerate e travisate». Il presidente della commissione Cultura alla Camera di Fdi, Federico Mollicone, frena: «Lei stessa ha corretto. Il caso è abbastanza chiuso».
Sì, abbastanza. M5s, Avs, Pd e Iv invocano in massa le sue dimissioni e chiedono che il ministro Nordio riferisca in aula. Sbotta Nicola Fratoianni (Avs): «Scuse ridicole. La verità è che al governo sono terrorizzati, sentono che il terreno gli sta franando sotto i piedi». Angelo Bonelli, sempre Avs, le definisce «dichiarazioni indecenti. Facciamo fatica a comprendere come Nordio ritenga che Bartolozzi debba rimanere al suo posto. Cosa nasconde?».
Il Movimento 5 stelle definisce le dichiarazioni di Bartolozzi un’ammissione esplicita delle vere intenzioni della riforma della giustizia. Per Valentina D’Orso del M5s, sono addirittura «eversive». Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, le definisce «sconcertanti»: «Il governo ha perso ogni freno». Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera, parla di «attacco intollerabile all’autonomia e credibilità della giustizia».
Chiosa Antonio Di Pietro: «È l’ennesima volta che si esce fuori dal seminato», ma invita ad evitare letture strumentali.




