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2024-11-05
Ora Dana investe Barcellona, trasporti ko
Passeggeri in attesa all'aeroporto di Barcellona-El Prat dopo la cancellazione di numerosi voli (Ansa)
Altri cinque cadaveri sono stati ritrovati ieri nella zona di Valencia, portando il bilancio dei morti a 222. Quasi 17.000 tra militari, guardie civili e polizia nazionale sono operativi sul territorio alla ricerca dei dispersi. Nel frattempo, la Dana - il fenomeno meteorologico estremo che ha messo in ginocchio la Generalitat valenciana - si è spostata in Catalogna, dove per fortuna ha provocato soltanto grandi disagi ma finora nessuna vittima. L’allarme rosso ha riguardato l’intera fascia costiera a cavallo di Barcellona, fino quasi a Tarragona, mentre nelle aree interne della Regione è stata segnalata solo allerta gialla o arancione.
Le autorità catalane hanno diramato per tempo l’allerta, chiedendo ai cittadini di limitare al minimo gli spostamenti. Tutte le università di Barcellona hanno sospeso le lezioni, mentre i treni ad Alta velocità hanno subito interruzioni nel corso della giornata riprendendo, però, a funzionare regolarmente già nel primo pomeriggio. Disagi maggiori, invece, sono stati riscontrati nel trasporto ferroviario locale e nella circolazione stradale. Il settore più in difficoltà è stato il trasporto aereo: nella zona dell’aeroporto di El Prat sono caduti 150 litri d’acqua per metro quadrato in sole quattro ore, fatto che ha portato alla cancellazione di almeno 70 voli. Secondo Rubén del Campo, portavoce dell’Agenzia nazionale per il meteo (Aemet), si tratta di un quarto delle precipitazioni che generalmente avvengono in un anno. I filmati dell’area mostrano la pista e l’interno della struttura completamente allagati. Anche nel porto della città sono state sospese le operazioni.
Il sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, ha dichiarato che l’impatto della Dana sulla città è stato minimo, ma ha comunque invitato la popolazione a non avvicinarsi alle spiagge o al corso del fiume Llobregat, su cui ieri è scattata l’allerta per il raggiungimento di una portata di molto superiore alla media. Oltre a Barcellona, si sono allagate le strade anche in alcune parti di Tarragona e nelle città del Garraf e del Baix Llobregat (due comarche catalane, suddivisioni territoriali che comprendono diversi comuni all’interno di una provincia), come Castelldefels e Gava. Dalla mezzanotte alle 14 di ieri, una risoluzione della Generalitat ha limitato la mobilità e sospeso le attività educative, universitarie e sportive nella maggior parte delle comarche della provincia di Tarragona.
Nel frattempo, l’Aemet ha dichiarato conclusa l’allerta meteo nella Comunità valenciana (è rimasto attivo soltanto un codice giallo nel Nord di Castellon) dove, a causa dell’acqua, sono morti anche 3.000 animali. In Andalusia, la giunta regionale ha reso noto il bilancio dell’alluvione: 285 municipi colpiti, una vittima e 2.000 interventi di emergenza. La maggior parte dei danni hanno riguardato le province di Cadice, Malaga, Granada, Almeria e Huelva.
Alberto Feijòo, leader del Partido popular, ha chiesto al governo di dichiarare lo stato di emergenza nazionale. Questo comporterebbe l’esclusione del governatore della Generalitat valenciana, il suo compagno di partito Carlos Mazón (contro cui, intanto, è arrivata la prima denuncia per omissione di soccorso e altri reati), dalla gestione dell’emergenza. Mazón, invece, si è difeso dalle innumerevoli critiche ricevute negli ultimi giorni, sostenendo che già alle 15.21 di martedì scorso avesse chiesto l’intervento dell’Unità militare di emergenza dell’esercito (Ume) e «tutto l’aiuto possibile». Inoltre, il governatore ha accusato la Confederazione idrografica di Jucar, che dipende dal ministero per la Transizione ecologica, di aver «disattivato tre volte l’allerta idrologica» e ha anche affermato che il messaggio Es-Alert - inviato sui cellulari dei cittadini soltanto alle 20.11 - sarebbe «stato lanciato mezz’ora dopo l’arrivo dell’allerta idrografica» alla Generalitat. Fonti governative hanno poi smentito tali affermazioni, evidenziando che l’organismo competente per lanciare gli allarmi idrologici «sono i servizi di emergenza delle Regioni».
La guardia civile avrebbe identificato alcune persone che domenica hanno preso parte agli episodi di violenza avvenuti a Paiporta durante la visita del re Felipe VI e Pedro Sánchez. Nessuno, però, è ancora stato arrestato. Tutti i partiti hanno condannato le aggressioni, eccetto Vox. Solidariedad, il sindacato del partito di ultradestra, ha invece offerto assistenza legale gratuita alle persone denunciate. «Comprendiamo l’indignazione degli spagnoli nei confronti di un presidente che li ha umiliati», si legge sul loro profilo X, con un chiaro riferimento al premier Sánchez.
Le polemiche continuano anche nel mondo del calcio. Carlo Ancelotti, alla vigilia di Real Madrid-Milan, ha di nuovo ribadito che lo scorso fine settima «il calcio doveva fermarsi» e «doveva aiutare», mentre sono state sospese soltanto le due partite Valencia-Real Madrid e Villarreal-Rayo Vallecano. «Siamo tristi e siamo tutti vicini alla gente di Valencia», ha continuato l’allenatore. «Non ho alcuna voglia di parlare di calcio. È una partita speciale per me, mi piacerebbe parlarne, ma per rispetto di tutti vorrei parlare il meno possibile». Dello stesso parare anche i colleghi Diego Simeone dell’Atletico Madrid e Hansi Flick del Barcellona.
Zero morti nel parcheggio interrato. Ma il numero dei dispersi è un mistero
Tanta paura per niente. Per quanto riguarda il parcheggio del centro commerciale di Bonaire, ad Aldaia, il portavoce della polizia nazionale Ricardo Gutierrez assicura: «Al momento non è stata ritrovata nessuna vittima nelle 50 automobili ispezionate dalle squadre di soccorso».
Si tira un sospiro di sollievo, visto che il sito conta 1.800 posti auto interrati e si temeva che potesse essere diventato un enorme cimitero di persone rimaste intrappolate da acqua e fango. Da giorni le idrovore pompano via l’acqua per liberare il primo livello sotterraneo. Duecento metri quadri che l’alluvione ha trasformato in un’enorme palude di 200 milioni di litri di acqua, stando alle stime dei tecnici. Sono stati estratti i primi livelli di fango e le e ispezioni proseguono dove possibile con l’uso di droni, sommozzatori e vari kayak, ideali per le indagini di questo tipo perché, essendo caratterizzati da una chiglia piatta, scivolano più facilmente sul pelo dell’acqua.
«È vero che abbiamo trovato dei passeggini e tutto era molto cupo, ma al momento non c’è nessuno. Abbiamo rotto i vetri dei veicoli, abbiamo sondato il terreno con dei bastoni e non abbiamo rinvenuto corpi», ha raccontato un soccorritore a El Pais, mentre le pompe di drenaggio continuano a svuotare la zona allagata. Come aveva affermato anche il sindaco di Aldaia, Guillermo Luna, il posteggio del centro commerciale da giorni è stato una delle maggiori preoccupazioni, sia per le sue dimensioni sia per il gran numero di auto che avrebbe potuto ospitare. Al momento dell’alluvione, infatti, i negozi erano aperti, con la presenza di almeno 650 clienti e lavoratori.
Eppure resta un interrogativo, che rende la notizia dell’assenza di vittime al centro commerciale buona solo in parte: se non sono lì, dove si trovano i dispersi? E soprattutto, quanti sono i dispersi? Già, perché la mancanza di cifre ufficiali sulle persone che mancano all’appello ha portato a illazioni di vario tipo. Perplessità a cui ha tentato di dar risposta il ministro dei Trasporti, Oscar Puente, che su X ha spiegato che «l’aumento del numero dei morti ha subito una brusca frenata nel momento in cui si è terminato di perlustrate tutte le zone più accessibili, quelle in superficie», specificando che «altri eventuali corpi potrebbero trovarsi in luoghi difficili da raggiungere come cantine, parcheggi e piani interrati». Quanti? Non si sa. «Ogni teoria a riguardo è pura speculazione», scrive sempre Puente. E ribadisce che «non ha alcun senso nascondere all’opinione pubblica i dati relativi ai decessi. Ciò che è noto viene comunicato».
A quanto pare, quello che potrebbe spiegare l’incertezza sui dispersi sarebbe un dato riferito dal quotidiano online El Diario. Il giornale avrebbe pubblicato gli atti di una riunione sulla gestione dell’emergenza. Documenti che parlavano di «1.900 segnalazioni di persone disperse». Una cifra che è poi rimbalzata fra social e organi d’informazione, finché il ministro dell’Interno, Fernando Grande Marlaska, non è intervenuto, precisando: «Non si stimano 1.900 dispersi. Millenovecento sono le chiamate al numero di emergenza da parte di familiari che non avevano avuto notizie dei propri cari». A tal proposito è intervenuto anche il presidente della Generalitat di Valencia, Carlos Mazón, lanciando un appello per chiedere alle persone che hanno denunciato una scomparsa di segnalare se vi siano stati, successivamente, contatti con la persona indicata come dispersa. E questo per assottigliare l’elenco delle persone introvabili.
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Aeroporto allagato e migliaia di viaggiatori bloccati, fermi i treni dell’Alta velocità e i regionali, autostrade impraticabili: solo l’allerta lanciata per tempo ha impedito disastri più gravi. Intanto a Valencia le vittime sfiorano le 230. Ira Ancelotti: «Il calcio doveva fermarsi».L’area commerciale di Valencia, che si temeva essere un cimitero, è vuota: solo 50 le auto ritrovate.Lo speciale contiene due articoli.Altri cinque cadaveri sono stati ritrovati ieri nella zona di Valencia, portando il bilancio dei morti a 222. Quasi 17.000 tra militari, guardie civili e polizia nazionale sono operativi sul territorio alla ricerca dei dispersi. Nel frattempo, la Dana - il fenomeno meteorologico estremo che ha messo in ginocchio la Generalitat valenciana - si è spostata in Catalogna, dove per fortuna ha provocato soltanto grandi disagi ma finora nessuna vittima. L’allarme rosso ha riguardato l’intera fascia costiera a cavallo di Barcellona, fino quasi a Tarragona, mentre nelle aree interne della Regione è stata segnalata solo allerta gialla o arancione.Le autorità catalane hanno diramato per tempo l’allerta, chiedendo ai cittadini di limitare al minimo gli spostamenti. Tutte le università di Barcellona hanno sospeso le lezioni, mentre i treni ad Alta velocità hanno subito interruzioni nel corso della giornata riprendendo, però, a funzionare regolarmente già nel primo pomeriggio. Disagi maggiori, invece, sono stati riscontrati nel trasporto ferroviario locale e nella circolazione stradale. Il settore più in difficoltà è stato il trasporto aereo: nella zona dell’aeroporto di El Prat sono caduti 150 litri d’acqua per metro quadrato in sole quattro ore, fatto che ha portato alla cancellazione di almeno 70 voli. Secondo Rubén del Campo, portavoce dell’Agenzia nazionale per il meteo (Aemet), si tratta di un quarto delle precipitazioni che generalmente avvengono in un anno. I filmati dell’area mostrano la pista e l’interno della struttura completamente allagati. Anche nel porto della città sono state sospese le operazioni.Il sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, ha dichiarato che l’impatto della Dana sulla città è stato minimo, ma ha comunque invitato la popolazione a non avvicinarsi alle spiagge o al corso del fiume Llobregat, su cui ieri è scattata l’allerta per il raggiungimento di una portata di molto superiore alla media. Oltre a Barcellona, si sono allagate le strade anche in alcune parti di Tarragona e nelle città del Garraf e del Baix Llobregat (due comarche catalane, suddivisioni territoriali che comprendono diversi comuni all’interno di una provincia), come Castelldefels e Gava. Dalla mezzanotte alle 14 di ieri, una risoluzione della Generalitat ha limitato la mobilità e sospeso le attività educative, universitarie e sportive nella maggior parte delle comarche della provincia di Tarragona.Nel frattempo, l’Aemet ha dichiarato conclusa l’allerta meteo nella Comunità valenciana (è rimasto attivo soltanto un codice giallo nel Nord di Castellon) dove, a causa dell’acqua, sono morti anche 3.000 animali. In Andalusia, la giunta regionale ha reso noto il bilancio dell’alluvione: 285 municipi colpiti, una vittima e 2.000 interventi di emergenza. La maggior parte dei danni hanno riguardato le province di Cadice, Malaga, Granada, Almeria e Huelva.Alberto Feijòo, leader del Partido popular, ha chiesto al governo di dichiarare lo stato di emergenza nazionale. Questo comporterebbe l’esclusione del governatore della Generalitat valenciana, il suo compagno di partito Carlos Mazón (contro cui, intanto, è arrivata la prima denuncia per omissione di soccorso e altri reati), dalla gestione dell’emergenza. Mazón, invece, si è difeso dalle innumerevoli critiche ricevute negli ultimi giorni, sostenendo che già alle 15.21 di martedì scorso avesse chiesto l’intervento dell’Unità militare di emergenza dell’esercito (Ume) e «tutto l’aiuto possibile». Inoltre, il governatore ha accusato la Confederazione idrografica di Jucar, che dipende dal ministero per la Transizione ecologica, di aver «disattivato tre volte l’allerta idrologica» e ha anche affermato che il messaggio Es-Alert - inviato sui cellulari dei cittadini soltanto alle 20.11 - sarebbe «stato lanciato mezz’ora dopo l’arrivo dell’allerta idrografica» alla Generalitat. Fonti governative hanno poi smentito tali affermazioni, evidenziando che l’organismo competente per lanciare gli allarmi idrologici «sono i servizi di emergenza delle Regioni».La guardia civile avrebbe identificato alcune persone che domenica hanno preso parte agli episodi di violenza avvenuti a Paiporta durante la visita del re Felipe VI e Pedro Sánchez. Nessuno, però, è ancora stato arrestato. Tutti i partiti hanno condannato le aggressioni, eccetto Vox. Solidariedad, il sindacato del partito di ultradestra, ha invece offerto assistenza legale gratuita alle persone denunciate. «Comprendiamo l’indignazione degli spagnoli nei confronti di un presidente che li ha umiliati», si legge sul loro profilo X, con un chiaro riferimento al premier Sánchez.Le polemiche continuano anche nel mondo del calcio. Carlo Ancelotti, alla vigilia di Real Madrid-Milan, ha di nuovo ribadito che lo scorso fine settima «il calcio doveva fermarsi» e «doveva aiutare», mentre sono state sospese soltanto le due partite Valencia-Real Madrid e Villarreal-Rayo Vallecano. «Siamo tristi e siamo tutti vicini alla gente di Valencia», ha continuato l’allenatore. «Non ho alcuna voglia di parlare di calcio. È una partita speciale per me, mi piacerebbe parlarne, ma per rispetto di tutti vorrei parlare il meno possibile». 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Si tira un sospiro di sollievo, visto che il sito conta 1.800 posti auto interrati e si temeva che potesse essere diventato un enorme cimitero di persone rimaste intrappolate da acqua e fango. Da giorni le idrovore pompano via l’acqua per liberare il primo livello sotterraneo. Duecento metri quadri che l’alluvione ha trasformato in un’enorme palude di 200 milioni di litri di acqua, stando alle stime dei tecnici. Sono stati estratti i primi livelli di fango e le e ispezioni proseguono dove possibile con l’uso di droni, sommozzatori e vari kayak, ideali per le indagini di questo tipo perché, essendo caratterizzati da una chiglia piatta, scivolano più facilmente sul pelo dell’acqua. «È vero che abbiamo trovato dei passeggini e tutto era molto cupo, ma al momento non c’è nessuno. Abbiamo rotto i vetri dei veicoli, abbiamo sondato il terreno con dei bastoni e non abbiamo rinvenuto corpi», ha raccontato un soccorritore a El Pais, mentre le pompe di drenaggio continuano a svuotare la zona allagata. Come aveva affermato anche il sindaco di Aldaia, Guillermo Luna, il posteggio del centro commerciale da giorni è stato una delle maggiori preoccupazioni, sia per le sue dimensioni sia per il gran numero di auto che avrebbe potuto ospitare. Al momento dell’alluvione, infatti, i negozi erano aperti, con la presenza di almeno 650 clienti e lavoratori. Eppure resta un interrogativo, che rende la notizia dell’assenza di vittime al centro commerciale buona solo in parte: se non sono lì, dove si trovano i dispersi? E soprattutto, quanti sono i dispersi? Già, perché la mancanza di cifre ufficiali sulle persone che mancano all’appello ha portato a illazioni di vario tipo. Perplessità a cui ha tentato di dar risposta il ministro dei Trasporti, Oscar Puente, che su X ha spiegato che «l’aumento del numero dei morti ha subito una brusca frenata nel momento in cui si è terminato di perlustrate tutte le zone più accessibili, quelle in superficie», specificando che «altri eventuali corpi potrebbero trovarsi in luoghi difficili da raggiungere come cantine, parcheggi e piani interrati». Quanti? Non si sa. «Ogni teoria a riguardo è pura speculazione», scrive sempre Puente. E ribadisce che «non ha alcun senso nascondere all’opinione pubblica i dati relativi ai decessi. Ciò che è noto viene comunicato». A quanto pare, quello che potrebbe spiegare l’incertezza sui dispersi sarebbe un dato riferito dal quotidiano online El Diario. Il giornale avrebbe pubblicato gli atti di una riunione sulla gestione dell’emergenza. Documenti che parlavano di «1.900 segnalazioni di persone disperse». Una cifra che è poi rimbalzata fra social e organi d’informazione, finché il ministro dell’Interno, Fernando Grande Marlaska, non è intervenuto, precisando: «Non si stimano 1.900 dispersi. Millenovecento sono le chiamate al numero di emergenza da parte di familiari che non avevano avuto notizie dei propri cari». A tal proposito è intervenuto anche il presidente della Generalitat di Valencia, Carlos Mazón, lanciando un appello per chiedere alle persone che hanno denunciato una scomparsa di segnalare se vi siano stati, successivamente, contatti con la persona indicata come dispersa. E questo per assottigliare l’elenco delle persone introvabili.
Nicole Minetti e Carlo Nordio (Getty Images)
Se esiste, il complotto però a me pare che lo abbiano fabbricato direttamente lassù sul Colle. Altro che barbe finte, missioni sotto copertura, provocazioni di potenze straniere: l’operazione Disgrazia è tutta farina del sacco del Quirinale. E se Mattarella è in imbarazzo, come dicono, deve ringraziare qualche suo collaboratore. Del resto, è stato lo stesso portavoce di Mattarella a chiarire i contorni della faccenda l’11 aprile, quando iniziarono le prime polemiche per il provvedimento che cancellava le pene inflitte all’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi. «La concessione dell’atto di clemenza - in favore del quale si è espresso il competente procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere - si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti, che necessita di assistenza e cure particolari presso ospedali altamente specializzati». Ora il concetto è stato ribadito da un nuovo commento rilasciato alle agenzie, in cui si sottolinea il ruolo della Procura generale. E, come ci ricordano ogni giorno i quirinalisti, ossia quella curiosa categoria di giornalisti che raccoglie ogni sospiro del presidente, il capo dello Stato è un fine giurista, ossia una persona che pesa le parole. Dunque, se ci fosse stato anche un lontanissimo sospetto che l’operazione Minetti fosse in qualche modo manovrata dall’esterno, il sempre cauto Mattarella non avrebbe certo autorizzato quella nota. Non solo: leggendo il comunicato balza all’occhio come si faccia riferimento non soltanto alle condizioni di salute del bambino adottato dalla coppia Minetti-Cipriani, ma soprattutto all’ampio parere del procuratore generale della Corte d’appello. Non si parla del ministero, dell’opinione di Nordio o dei suoi collaboratori, ma esclusivamente del via libera formulato dal giudice competente a esprimersi sulle richieste di grazia. Nei fatti, è così confermato che il ruolo del ministero, in questo ma anche in altre misure di clemenza, è assolutamente marginale, perché a via Arenula compete solo la consultazione del casellario, per evidenziare eventuali pendenze penali, e l’invio della pratica alla Procura, oltre che, nel caso questa tardi a rispondere entro i termini fissati, un eventuale sollecito per ottenere la risposta.
Nel tentativo di sviare la responsabilità del Colle che, come da sentenza della Corte costituzionale, è il solo titolare del potere di grazia, qualcuno ha pure provato ad alzare un polverone, sostenendo che il ministero avrebbe omesso, nel passare la pratica al procuratore generale, di richiedere indagini all’estero. In pratica, Nordio e compagni (alla giustizia operano molti esponenti di Magistratura democratica) si sarebbero «dimenticati» di ordinare le rogatorie per conoscere le «attività» estere della coppia Minetti-Cipriani, ovvero se in Uruguay l’ex consigliere regionale conducesse uno «stile di vita» (la definizione è della Procura generale) censurabile. Ma, come si fa notare al ministero, la richiesta di grazia non è un procedimento penale, bensì un atto amministrativo nella disponibilità del capo dello Stato. Dunque, non segue l’iter penale. E del resto, Nordio non ha al suo servizio la polizia giudiziaria (che, invece, è agli ordini dei pm) e quindi le richieste di approfondimento inviate a Milano sono le stesse che si formulano in questi casi, né più né meno. E se le risposte non piacevano, come fanno notare in tribunale a loro volta con una nota, il ministero e il Quirinale potevano rimandarle indietro e sollecitare un ulteriore approfondimento. Cosa che non è avvenuta.
In conclusione, nonostante ci sia chi prova a immaginare complottoni o depistaggi degli 007 stranieri, la faccenda nasce al Quirinale e si sviluppa con una serie di suggestioni giornalistiche tutte da dimostrare. Certo, se le informazioni alla base della storia sono come quelle di Sigfrido Ranucci sui viaggi del ministro della Giustizia, la questione non finisce qui.
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