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2024-11-05
Ora Dana investe Barcellona, trasporti ko
Passeggeri in attesa all'aeroporto di Barcellona-El Prat dopo la cancellazione di numerosi voli (Ansa)
Altri cinque cadaveri sono stati ritrovati ieri nella zona di Valencia, portando il bilancio dei morti a 222. Quasi 17.000 tra militari, guardie civili e polizia nazionale sono operativi sul territorio alla ricerca dei dispersi. Nel frattempo, la Dana - il fenomeno meteorologico estremo che ha messo in ginocchio la Generalitat valenciana - si è spostata in Catalogna, dove per fortuna ha provocato soltanto grandi disagi ma finora nessuna vittima. L’allarme rosso ha riguardato l’intera fascia costiera a cavallo di Barcellona, fino quasi a Tarragona, mentre nelle aree interne della Regione è stata segnalata solo allerta gialla o arancione.
Le autorità catalane hanno diramato per tempo l’allerta, chiedendo ai cittadini di limitare al minimo gli spostamenti. Tutte le università di Barcellona hanno sospeso le lezioni, mentre i treni ad Alta velocità hanno subito interruzioni nel corso della giornata riprendendo, però, a funzionare regolarmente già nel primo pomeriggio. Disagi maggiori, invece, sono stati riscontrati nel trasporto ferroviario locale e nella circolazione stradale. Il settore più in difficoltà è stato il trasporto aereo: nella zona dell’aeroporto di El Prat sono caduti 150 litri d’acqua per metro quadrato in sole quattro ore, fatto che ha portato alla cancellazione di almeno 70 voli. Secondo Rubén del Campo, portavoce dell’Agenzia nazionale per il meteo (Aemet), si tratta di un quarto delle precipitazioni che generalmente avvengono in un anno. I filmati dell’area mostrano la pista e l’interno della struttura completamente allagati. Anche nel porto della città sono state sospese le operazioni.
Il sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, ha dichiarato che l’impatto della Dana sulla città è stato minimo, ma ha comunque invitato la popolazione a non avvicinarsi alle spiagge o al corso del fiume Llobregat, su cui ieri è scattata l’allerta per il raggiungimento di una portata di molto superiore alla media. Oltre a Barcellona, si sono allagate le strade anche in alcune parti di Tarragona e nelle città del Garraf e del Baix Llobregat (due comarche catalane, suddivisioni territoriali che comprendono diversi comuni all’interno di una provincia), come Castelldefels e Gava. Dalla mezzanotte alle 14 di ieri, una risoluzione della Generalitat ha limitato la mobilità e sospeso le attività educative, universitarie e sportive nella maggior parte delle comarche della provincia di Tarragona.
Nel frattempo, l’Aemet ha dichiarato conclusa l’allerta meteo nella Comunità valenciana (è rimasto attivo soltanto un codice giallo nel Nord di Castellon) dove, a causa dell’acqua, sono morti anche 3.000 animali. In Andalusia, la giunta regionale ha reso noto il bilancio dell’alluvione: 285 municipi colpiti, una vittima e 2.000 interventi di emergenza. La maggior parte dei danni hanno riguardato le province di Cadice, Malaga, Granada, Almeria e Huelva.
Alberto Feijòo, leader del Partido popular, ha chiesto al governo di dichiarare lo stato di emergenza nazionale. Questo comporterebbe l’esclusione del governatore della Generalitat valenciana, il suo compagno di partito Carlos Mazón (contro cui, intanto, è arrivata la prima denuncia per omissione di soccorso e altri reati), dalla gestione dell’emergenza. Mazón, invece, si è difeso dalle innumerevoli critiche ricevute negli ultimi giorni, sostenendo che già alle 15.21 di martedì scorso avesse chiesto l’intervento dell’Unità militare di emergenza dell’esercito (Ume) e «tutto l’aiuto possibile». Inoltre, il governatore ha accusato la Confederazione idrografica di Jucar, che dipende dal ministero per la Transizione ecologica, di aver «disattivato tre volte l’allerta idrologica» e ha anche affermato che il messaggio Es-Alert - inviato sui cellulari dei cittadini soltanto alle 20.11 - sarebbe «stato lanciato mezz’ora dopo l’arrivo dell’allerta idrografica» alla Generalitat. Fonti governative hanno poi smentito tali affermazioni, evidenziando che l’organismo competente per lanciare gli allarmi idrologici «sono i servizi di emergenza delle Regioni».
La guardia civile avrebbe identificato alcune persone che domenica hanno preso parte agli episodi di violenza avvenuti a Paiporta durante la visita del re Felipe VI e Pedro Sánchez. Nessuno, però, è ancora stato arrestato. Tutti i partiti hanno condannato le aggressioni, eccetto Vox. Solidariedad, il sindacato del partito di ultradestra, ha invece offerto assistenza legale gratuita alle persone denunciate. «Comprendiamo l’indignazione degli spagnoli nei confronti di un presidente che li ha umiliati», si legge sul loro profilo X, con un chiaro riferimento al premier Sánchez.
Le polemiche continuano anche nel mondo del calcio. Carlo Ancelotti, alla vigilia di Real Madrid-Milan, ha di nuovo ribadito che lo scorso fine settima «il calcio doveva fermarsi» e «doveva aiutare», mentre sono state sospese soltanto le due partite Valencia-Real Madrid e Villarreal-Rayo Vallecano. «Siamo tristi e siamo tutti vicini alla gente di Valencia», ha continuato l’allenatore. «Non ho alcuna voglia di parlare di calcio. È una partita speciale per me, mi piacerebbe parlarne, ma per rispetto di tutti vorrei parlare il meno possibile». Dello stesso parare anche i colleghi Diego Simeone dell’Atletico Madrid e Hansi Flick del Barcellona.
Zero morti nel parcheggio interrato. Ma il numero dei dispersi è un mistero
Tanta paura per niente. Per quanto riguarda il parcheggio del centro commerciale di Bonaire, ad Aldaia, il portavoce della polizia nazionale Ricardo Gutierrez assicura: «Al momento non è stata ritrovata nessuna vittima nelle 50 automobili ispezionate dalle squadre di soccorso».
Si tira un sospiro di sollievo, visto che il sito conta 1.800 posti auto interrati e si temeva che potesse essere diventato un enorme cimitero di persone rimaste intrappolate da acqua e fango. Da giorni le idrovore pompano via l’acqua per liberare il primo livello sotterraneo. Duecento metri quadri che l’alluvione ha trasformato in un’enorme palude di 200 milioni di litri di acqua, stando alle stime dei tecnici. Sono stati estratti i primi livelli di fango e le e ispezioni proseguono dove possibile con l’uso di droni, sommozzatori e vari kayak, ideali per le indagini di questo tipo perché, essendo caratterizzati da una chiglia piatta, scivolano più facilmente sul pelo dell’acqua.
«È vero che abbiamo trovato dei passeggini e tutto era molto cupo, ma al momento non c’è nessuno. Abbiamo rotto i vetri dei veicoli, abbiamo sondato il terreno con dei bastoni e non abbiamo rinvenuto corpi», ha raccontato un soccorritore a El Pais, mentre le pompe di drenaggio continuano a svuotare la zona allagata. Come aveva affermato anche il sindaco di Aldaia, Guillermo Luna, il posteggio del centro commerciale da giorni è stato una delle maggiori preoccupazioni, sia per le sue dimensioni sia per il gran numero di auto che avrebbe potuto ospitare. Al momento dell’alluvione, infatti, i negozi erano aperti, con la presenza di almeno 650 clienti e lavoratori.
Eppure resta un interrogativo, che rende la notizia dell’assenza di vittime al centro commerciale buona solo in parte: se non sono lì, dove si trovano i dispersi? E soprattutto, quanti sono i dispersi? Già, perché la mancanza di cifre ufficiali sulle persone che mancano all’appello ha portato a illazioni di vario tipo. Perplessità a cui ha tentato di dar risposta il ministro dei Trasporti, Oscar Puente, che su X ha spiegato che «l’aumento del numero dei morti ha subito una brusca frenata nel momento in cui si è terminato di perlustrate tutte le zone più accessibili, quelle in superficie», specificando che «altri eventuali corpi potrebbero trovarsi in luoghi difficili da raggiungere come cantine, parcheggi e piani interrati». Quanti? Non si sa. «Ogni teoria a riguardo è pura speculazione», scrive sempre Puente. E ribadisce che «non ha alcun senso nascondere all’opinione pubblica i dati relativi ai decessi. Ciò che è noto viene comunicato».
A quanto pare, quello che potrebbe spiegare l’incertezza sui dispersi sarebbe un dato riferito dal quotidiano online El Diario. Il giornale avrebbe pubblicato gli atti di una riunione sulla gestione dell’emergenza. Documenti che parlavano di «1.900 segnalazioni di persone disperse». Una cifra che è poi rimbalzata fra social e organi d’informazione, finché il ministro dell’Interno, Fernando Grande Marlaska, non è intervenuto, precisando: «Non si stimano 1.900 dispersi. Millenovecento sono le chiamate al numero di emergenza da parte di familiari che non avevano avuto notizie dei propri cari». A tal proposito è intervenuto anche il presidente della Generalitat di Valencia, Carlos Mazón, lanciando un appello per chiedere alle persone che hanno denunciato una scomparsa di segnalare se vi siano stati, successivamente, contatti con la persona indicata come dispersa. E questo per assottigliare l’elenco delle persone introvabili.
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Aeroporto allagato e migliaia di viaggiatori bloccati, fermi i treni dell’Alta velocità e i regionali, autostrade impraticabili: solo l’allerta lanciata per tempo ha impedito disastri più gravi. Intanto a Valencia le vittime sfiorano le 230. Ira Ancelotti: «Il calcio doveva fermarsi».L’area commerciale di Valencia, che si temeva essere un cimitero, è vuota: solo 50 le auto ritrovate.Lo speciale contiene due articoli.Altri cinque cadaveri sono stati ritrovati ieri nella zona di Valencia, portando il bilancio dei morti a 222. Quasi 17.000 tra militari, guardie civili e polizia nazionale sono operativi sul territorio alla ricerca dei dispersi. Nel frattempo, la Dana - il fenomeno meteorologico estremo che ha messo in ginocchio la Generalitat valenciana - si è spostata in Catalogna, dove per fortuna ha provocato soltanto grandi disagi ma finora nessuna vittima. L’allarme rosso ha riguardato l’intera fascia costiera a cavallo di Barcellona, fino quasi a Tarragona, mentre nelle aree interne della Regione è stata segnalata solo allerta gialla o arancione.Le autorità catalane hanno diramato per tempo l’allerta, chiedendo ai cittadini di limitare al minimo gli spostamenti. Tutte le università di Barcellona hanno sospeso le lezioni, mentre i treni ad Alta velocità hanno subito interruzioni nel corso della giornata riprendendo, però, a funzionare regolarmente già nel primo pomeriggio. Disagi maggiori, invece, sono stati riscontrati nel trasporto ferroviario locale e nella circolazione stradale. Il settore più in difficoltà è stato il trasporto aereo: nella zona dell’aeroporto di El Prat sono caduti 150 litri d’acqua per metro quadrato in sole quattro ore, fatto che ha portato alla cancellazione di almeno 70 voli. Secondo Rubén del Campo, portavoce dell’Agenzia nazionale per il meteo (Aemet), si tratta di un quarto delle precipitazioni che generalmente avvengono in un anno. I filmati dell’area mostrano la pista e l’interno della struttura completamente allagati. Anche nel porto della città sono state sospese le operazioni.Il sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, ha dichiarato che l’impatto della Dana sulla città è stato minimo, ma ha comunque invitato la popolazione a non avvicinarsi alle spiagge o al corso del fiume Llobregat, su cui ieri è scattata l’allerta per il raggiungimento di una portata di molto superiore alla media. Oltre a Barcellona, si sono allagate le strade anche in alcune parti di Tarragona e nelle città del Garraf e del Baix Llobregat (due comarche catalane, suddivisioni territoriali che comprendono diversi comuni all’interno di una provincia), come Castelldefels e Gava. Dalla mezzanotte alle 14 di ieri, una risoluzione della Generalitat ha limitato la mobilità e sospeso le attività educative, universitarie e sportive nella maggior parte delle comarche della provincia di Tarragona.Nel frattempo, l’Aemet ha dichiarato conclusa l’allerta meteo nella Comunità valenciana (è rimasto attivo soltanto un codice giallo nel Nord di Castellon) dove, a causa dell’acqua, sono morti anche 3.000 animali. In Andalusia, la giunta regionale ha reso noto il bilancio dell’alluvione: 285 municipi colpiti, una vittima e 2.000 interventi di emergenza. La maggior parte dei danni hanno riguardato le province di Cadice, Malaga, Granada, Almeria e Huelva.Alberto Feijòo, leader del Partido popular, ha chiesto al governo di dichiarare lo stato di emergenza nazionale. Questo comporterebbe l’esclusione del governatore della Generalitat valenciana, il suo compagno di partito Carlos Mazón (contro cui, intanto, è arrivata la prima denuncia per omissione di soccorso e altri reati), dalla gestione dell’emergenza. Mazón, invece, si è difeso dalle innumerevoli critiche ricevute negli ultimi giorni, sostenendo che già alle 15.21 di martedì scorso avesse chiesto l’intervento dell’Unità militare di emergenza dell’esercito (Ume) e «tutto l’aiuto possibile». Inoltre, il governatore ha accusato la Confederazione idrografica di Jucar, che dipende dal ministero per la Transizione ecologica, di aver «disattivato tre volte l’allerta idrologica» e ha anche affermato che il messaggio Es-Alert - inviato sui cellulari dei cittadini soltanto alle 20.11 - sarebbe «stato lanciato mezz’ora dopo l’arrivo dell’allerta idrografica» alla Generalitat. Fonti governative hanno poi smentito tali affermazioni, evidenziando che l’organismo competente per lanciare gli allarmi idrologici «sono i servizi di emergenza delle Regioni».La guardia civile avrebbe identificato alcune persone che domenica hanno preso parte agli episodi di violenza avvenuti a Paiporta durante la visita del re Felipe VI e Pedro Sánchez. Nessuno, però, è ancora stato arrestato. Tutti i partiti hanno condannato le aggressioni, eccetto Vox. Solidariedad, il sindacato del partito di ultradestra, ha invece offerto assistenza legale gratuita alle persone denunciate. «Comprendiamo l’indignazione degli spagnoli nei confronti di un presidente che li ha umiliati», si legge sul loro profilo X, con un chiaro riferimento al premier Sánchez.Le polemiche continuano anche nel mondo del calcio. Carlo Ancelotti, alla vigilia di Real Madrid-Milan, ha di nuovo ribadito che lo scorso fine settima «il calcio doveva fermarsi» e «doveva aiutare», mentre sono state sospese soltanto le due partite Valencia-Real Madrid e Villarreal-Rayo Vallecano. «Siamo tristi e siamo tutti vicini alla gente di Valencia», ha continuato l’allenatore. «Non ho alcuna voglia di parlare di calcio. È una partita speciale per me, mi piacerebbe parlarne, ma per rispetto di tutti vorrei parlare il meno possibile». 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Si tira un sospiro di sollievo, visto che il sito conta 1.800 posti auto interrati e si temeva che potesse essere diventato un enorme cimitero di persone rimaste intrappolate da acqua e fango. Da giorni le idrovore pompano via l’acqua per liberare il primo livello sotterraneo. Duecento metri quadri che l’alluvione ha trasformato in un’enorme palude di 200 milioni di litri di acqua, stando alle stime dei tecnici. Sono stati estratti i primi livelli di fango e le e ispezioni proseguono dove possibile con l’uso di droni, sommozzatori e vari kayak, ideali per le indagini di questo tipo perché, essendo caratterizzati da una chiglia piatta, scivolano più facilmente sul pelo dell’acqua. «È vero che abbiamo trovato dei passeggini e tutto era molto cupo, ma al momento non c’è nessuno. Abbiamo rotto i vetri dei veicoli, abbiamo sondato il terreno con dei bastoni e non abbiamo rinvenuto corpi», ha raccontato un soccorritore a El Pais, mentre le pompe di drenaggio continuano a svuotare la zona allagata. Come aveva affermato anche il sindaco di Aldaia, Guillermo Luna, il posteggio del centro commerciale da giorni è stato una delle maggiori preoccupazioni, sia per le sue dimensioni sia per il gran numero di auto che avrebbe potuto ospitare. Al momento dell’alluvione, infatti, i negozi erano aperti, con la presenza di almeno 650 clienti e lavoratori. Eppure resta un interrogativo, che rende la notizia dell’assenza di vittime al centro commerciale buona solo in parte: se non sono lì, dove si trovano i dispersi? E soprattutto, quanti sono i dispersi? Già, perché la mancanza di cifre ufficiali sulle persone che mancano all’appello ha portato a illazioni di vario tipo. Perplessità a cui ha tentato di dar risposta il ministro dei Trasporti, Oscar Puente, che su X ha spiegato che «l’aumento del numero dei morti ha subito una brusca frenata nel momento in cui si è terminato di perlustrate tutte le zone più accessibili, quelle in superficie», specificando che «altri eventuali corpi potrebbero trovarsi in luoghi difficili da raggiungere come cantine, parcheggi e piani interrati». Quanti? Non si sa. «Ogni teoria a riguardo è pura speculazione», scrive sempre Puente. E ribadisce che «non ha alcun senso nascondere all’opinione pubblica i dati relativi ai decessi. Ciò che è noto viene comunicato». A quanto pare, quello che potrebbe spiegare l’incertezza sui dispersi sarebbe un dato riferito dal quotidiano online El Diario. Il giornale avrebbe pubblicato gli atti di una riunione sulla gestione dell’emergenza. Documenti che parlavano di «1.900 segnalazioni di persone disperse». Una cifra che è poi rimbalzata fra social e organi d’informazione, finché il ministro dell’Interno, Fernando Grande Marlaska, non è intervenuto, precisando: «Non si stimano 1.900 dispersi. Millenovecento sono le chiamate al numero di emergenza da parte di familiari che non avevano avuto notizie dei propri cari». A tal proposito è intervenuto anche il presidente della Generalitat di Valencia, Carlos Mazón, lanciando un appello per chiedere alle persone che hanno denunciato una scomparsa di segnalare se vi siano stati, successivamente, contatti con la persona indicata come dispersa. E questo per assottigliare l’elenco delle persone introvabili.
Silvia Capozza @Ecco
La manifestazione offre un’importante vetrina internazionale e rappresenta un’occasione preziosa per incontrare buyer, partner e operatori del settore provenienti da tutto il mondo. Per un marchio come Ecco è un momento fondamentale di confronto, visibilità e sviluppo delle relazioni commerciali», racconta alla Verità Silvia Capozza, general manager South Europe di Ecco, marchio globale specializzato in scarpe e accessori in pelle di alta gamma.
Ecco nasce in Danimarca nel 1963 e oggi è presente in tutto il mondo. Quali sono i valori del brand che ritiene più importanti?
«Comfort, qualità e innovazione. Sono i tre pilastri che ci accompagnano fin dalla nascita e ai quali non abbiamo mai rinunciato. L’innovazione, in particolare, è legata alla continua ricerca e sviluppo di tecnologie proprietarie, resa possibile anche dal controllo diretto della filiera produttiva».
Come lei ha sottolineato il comfort è uno degli elementi più associati al marchio. Quanto conta oggi per i consumatori rispetto all’estetica?
«Oggi i consumatori non scelgono più tra comfort e stile: vogliono entrambi. Questo si collega a un tema molto attuale, quello del quiet luxury, che noi preferiamo interpretare come quiet beauty. Le persone cercano prodotti che offrano comodità, design e innovazione allo stesso tempo. Il comfort non è più soltanto una caratteristica funzionale, ma una sensazione di benessere e libertà che permette di esprimere sé stessi senza compromessi».
Il concept della collezione è Walk Your Walk. Che significato assume oggi questo messaggio?
«È un invito a seguire il proprio percorso con autenticità. Ognuno deve poter vivere la propria individualità senza rinunciare né allo stile né al comfort. Per noi Walk Your Walk rappresenta un nuovo modo di interpretare la quotidianità: sentirsi bene in ciò che si indossa significa anche acquisire maggiore sicurezza e libertà di espressione».
Si parla anche di Return to What Matters. Quali sono oggi i valori davvero essenziali per Ecco in un mercato in continua evoluzione?
«Crediamo sia importante tornare a concentrarsi su ciò che conta davvero. In un contesto caratterizzato da cambiamenti rapidi e continui, Ecco ha sempre mantenuto una direzione coerente. Non abbiamo mai accettato compromessi sulla qualità, neppure nei momenti più complessi. Oggi il consumatore è più consapevole: acquista meno, ma sceglie meglio».
Avete recentemente reinterpretato uno dei vostri modelli iconici, la Joker. Come avete affrontato questo lavoro?
«La Joker è uno dei modelli simbolo della nostra storia. Ci piace recuperare elementi dal nostro archivio e reinterpretarli in chiave contemporanea. Negli ultimi anni abbiamo riproposto questo modello in diverse varianti, valorizzando materiali, colori e finiture differenti. È una scarpa che rappresenta perfettamente il Dna di Ecco perché combina comfort, qualità e design contemporaneo, e il riscontro del pubblico è stato molto positivo».
Le tecnologie sviluppate da Ecco rappresentano un elemento distintivo del marchio. In che modo migliorano l’esperienza di chi indossa le vostre scarpe?
«Le nostre tecnologie sono progettate per accompagnare uno stile di vita dinamico, garantendo leggerezza, traspirabilità, ammortizzazione e un migliore assorbimento degli impatti».
Designer come Natasha Ramsay-Levi, Craig Green e Natacha Aizawa hanno collaborato con il brand attraverso il progetto Ecco Kollektive. Qual è stato il loro contributo?
«Queste collaborazioni ci hanno permesso di dialogare con un pubblico particolarmente sensibile al design e alla sperimentazione creativa. Ogni designer parte dalla collezione principale Ecco e la reinterpreta attraverso il proprio linguaggio».
Le radici del marchio affondano nella lavorazione della pelle. Quanto pesa ancora questa eredità nella vostra identità?
«Moltissimo. Ecco nasce come azienda specializzata nella lavorazione della pelle e continua a possedere e gestire concerie proprie. Questa competenza rappresenta ancora oggi uno degli elementi distintivi del marchio e contribuisce a garantire elevati standard qualitativi lungo tutta la filiera».
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Pagamento? Azioni. Naturalmente. Perché il contante, nell’era della finanza quantistica, è archeologia. La preda si chiama Cursor, società che sviluppa intelligenza artificiale capace di scrivere il codice in autonomia. In sostanza un programmatore software che non chiede ferie, non sciopera e non vuole aumenti di stipendio. L’operazione, già di per sé sufficiente a scaldare i grafici, diventa però quasi secondaria rispetto allo spettacolo principale: la capitalizzazione. SpaceX è volata in zona 2,5–2,7 trilioni di dollari, con picchi che sfiorano i 3.000 miliardi. L’azienda di Musk adesso vale quanto il Pil dell’Italia. Per dare un’idea: a un certo punto ha superato Amazon e Microsoft. Il tutto con una struttura da manuale del paradosso: 19 miliardi di ricavi e quasi 5 di perdite, contro i 717 miliardi di fatturato e 78 di utili di Amazon. Ma Wall Street ormai è una narrazione collettiva con pricing dinamico. Elon Musk consolida la sua narrazione di primo trilionario al mondo. Non perché abbia trovato oro su Marte o monetizzato l’aria rarefatta dello spazio, ma perché il mercato ha deciso che la sua equazione personale vale più della somma di molti sistemi economici terrestri. Nel frattempo, un dettaglio tecnico passa quasi inosservato, come sempre accade con le cose che poi diventano fondamentali: sul mercato circola appena il 4% delle azioni. Il resto è vincolato, trattenuto, congelato in accordi e regolamenti. Vuol dire che il prezzo lo fanno pochissimi scambi, ma su quei pochi scambi si costruiscono montagne di trilioni. Una leva perfetta. O pericolosa. Dipende dal punto di osservazione. E così accade l’altra magia: più il titolo sale, meno azioni servono per pagare Cursor. Più il titolo sale, più l’acquisizione da 60 miliardi diventa “economica”. Il mercato si abitua a tutto con la velocità con cui un social network dimentica una notizia: SpaceX diventa valuta. Non solo società, ma moneta. Una moneta che non stampa la banca centrale, ma la fiducia. E mentre qualcuno ancora si chiede se sia sostenibile, Wall Street decide che la domanda è mal posta. Al terzo giorno di contrattazioni, SpaceX continua a correre, passando da 135 a 214 dollari. Per un attimo diventa la quarta società al mondo per capitalizzazione, dietro solo a Nvidia, Alphabet e Apple. Poi ritraccia, perché anche le vertigini hanno bisogno di pause. Come se non bastasse, si apre anche il fronte dei derivati: partono le contrattazioni delle opzioni al Cboe Global Markets e al Nasdaq. Insomma si inizia a scommettere non solo sul futuro dell’azienda, ma sul futuro delle scommesse sul futuro dell’azienda. Una specie di matrioska finanziaria dove l’ultimo strato non è mai l’ultimo.
Nel mezzo di questo spettacolo orbitale, il pezzo industriale viene quasi schiacciato dalla narrativa. Cursor entra come tassello strategico: servirebbe ad ampliare le capacità di Grok nello sviluppo software. L’intelligenza artificiale che scrive codice per un’altra intelligenza artificiale che già scrive codice. Un dialogo tra automi che, per ora, non chiede ancora la pensione. Almeno per ora. E poi ci sono loro, gli altri due poli del nuovo triangolo tecnologico.
OpenAI chiude il 2025 con 13 miliardi di ricavi e una perdita da 38,5 miliardi. Un rosso che, in qualunque altro settore, verrebbe definito emergenza industriale; nell’intelligenza artificiale viene archiviato come «fase di investimento strategico». L’emorragia è impressionante: due miliardi di dollari al mese, ChatGPT come motore principale, progetti secondari come Sora ridimensionati per concentrare fuoco e capitale. Valutazione: 730 miliardi. Obiettivo dichiarato: mille miliardi. Perché ormai anche i numeri hanno un piano industriale. E dietro, come ombra competitiva ma speculare, Anthropic si muove nello stesso perimetro: collocamento riservato, capitali in arrivo, corsa alla scala globale dell’intelligenza artificiale. Non è più una gara tra aziende, ma tra ecosistemi cognitivi.
Alla fine resta una sensazione semplice, quasi banale: la Borsa non sta più prezzando aziende. Sta prezzando un futuro per il momento solo frutto di immaginazione e speranza. E mentre qualcuno ancora cerca il confine tra economia reale e finanza narrativa, il mercato ha già deciso che quel confine non serve più.
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Le risorse per affrontare l’emergenza casa potranno arrivare a circa 10 miliardi entro il 2034, considerando sia i fondi nazionali - per un apporto pari a 7,3 miliardi - sia i fondi europei della politica di coesione, per 3,3 miliardi. È questo uno dei temi toccati dall’Ance (l’organizzazione dei costruttori associata a Confindustria) in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla fondazione. All’evento, guidato dalla presidente Federica Brancaccio nella splendida cornice di Villa Giulia a Roma, sede del Museo Etrusco, hanno preso parte con un videomessaggio il premier Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, mentre erano presenti i ministri dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratini e della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.
Il Piano Casa, ha detto Brancaccio, «era un’emergenza di cui parlavamo da anni. Ma», ha ammonito la presidente Ance, «sono centrali le tempistiche che devono essere veloci». Nelle interlocuzioni con la politica, l’Ance ha sempre chiesto di fissare tempi anche sulla governance. «Sappiamo che c’è un commissario ma ci vogliono i decreti attuativi e non si dice entro quando queste nomine ci saranno», ha sottolineato la presidente. Ieri, il ministro Salvini ha detto che «il nuovo commissario nazionale aiuterà nell’arco di un anno a recuperare 61.000 appartamenti di edilizia residenziale pubblica ad oggi non assegnati perché vanno risistemati, con una spesa media valutata tra 20 e 25.000 euro ciascuno». La nomina, fa sapere il vicepremier, avverrà nelle prossime ore.
Brancaccio ha sottolineato che «quasi il 90% degli appalti in qualche modo è sottratto alla gara classica, alla trasparenza totale». Inoltre, «sappiamo che c’è uno sforzo da parte del governo per anticipare la cassa e usare questi 10 miliardi, facendo ricorso a un mutuo da un’istituzione finanziaria. Se questo avesse esiti positivi, le risorse attivabili nel 2027 sarebbero più di un miliardo».
La presidente ha poi evidenziato che «c’è la bolla del mercato libero che ha delle enormi variabili a seconda di dove si realizzano le abitazioni. Quindi, le percentuali previste dall’attuale Piano Casa per gli investimenti dei privati (70% da destinare all’edilizia convenzionata e il restante 30% da vendere o affittare a prezzo di mercato libero) dovrebbero essere riviste». Una soluzione potrebbe essere quella di «dare un ruolo a chi amministra gli enti territoriali, che hanno ben presente le esigenze locali». E ha chiosato: «Sappiamo che questo piano partirà così com’è ma anche che ci saranno in corso d’opera degli aggiustamenti. Ora c’è il testo unico dell’edilizia in revisione, ma si deve andare per deroghe e commissari».
L’Ance ha tracciato un quadro positivo per le costruzioni, uno dei settori industriali che meglio ha sfruttato il Pnrr. Ad aprile, il 76% dei cantieri risultava concluso o in stato avanzato e, secondo la Banca d’Italia, i tempi di avvio delle opere si sono ridotti del 19%, mentre la probabilità di aggiudicazione è maggiore del 20% rispetto alle opere non Pnrr.
Intanto, Dl Piano Casa entra nel vivo alla Camera con il voto sui 275 emendamenti in commissione Ambiente. Il testo definitivo è atteso in Aula questo venerdì, giornata in cui il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Subito dopo passerà all’esame del Senato: la conversione definitiva in legge dovrà avvenire entro la scadenza del 6 luglio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 17 giugno 2026. Il deputato della Lega Andrea de Bertoldi, presidente dei Liberali Cristiano Democratici, illustra la sua proposta di legge per i professionisti.