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2024-11-05
Ora Dana investe Barcellona, trasporti ko
Passeggeri in attesa all'aeroporto di Barcellona-El Prat dopo la cancellazione di numerosi voli (Ansa)
Altri cinque cadaveri sono stati ritrovati ieri nella zona di Valencia, portando il bilancio dei morti a 222. Quasi 17.000 tra militari, guardie civili e polizia nazionale sono operativi sul territorio alla ricerca dei dispersi. Nel frattempo, la Dana - il fenomeno meteorologico estremo che ha messo in ginocchio la Generalitat valenciana - si è spostata in Catalogna, dove per fortuna ha provocato soltanto grandi disagi ma finora nessuna vittima. L’allarme rosso ha riguardato l’intera fascia costiera a cavallo di Barcellona, fino quasi a Tarragona, mentre nelle aree interne della Regione è stata segnalata solo allerta gialla o arancione.
Le autorità catalane hanno diramato per tempo l’allerta, chiedendo ai cittadini di limitare al minimo gli spostamenti. Tutte le università di Barcellona hanno sospeso le lezioni, mentre i treni ad Alta velocità hanno subito interruzioni nel corso della giornata riprendendo, però, a funzionare regolarmente già nel primo pomeriggio. Disagi maggiori, invece, sono stati riscontrati nel trasporto ferroviario locale e nella circolazione stradale. Il settore più in difficoltà è stato il trasporto aereo: nella zona dell’aeroporto di El Prat sono caduti 150 litri d’acqua per metro quadrato in sole quattro ore, fatto che ha portato alla cancellazione di almeno 70 voli. Secondo Rubén del Campo, portavoce dell’Agenzia nazionale per il meteo (Aemet), si tratta di un quarto delle precipitazioni che generalmente avvengono in un anno. I filmati dell’area mostrano la pista e l’interno della struttura completamente allagati. Anche nel porto della città sono state sospese le operazioni.
Il sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, ha dichiarato che l’impatto della Dana sulla città è stato minimo, ma ha comunque invitato la popolazione a non avvicinarsi alle spiagge o al corso del fiume Llobregat, su cui ieri è scattata l’allerta per il raggiungimento di una portata di molto superiore alla media. Oltre a Barcellona, si sono allagate le strade anche in alcune parti di Tarragona e nelle città del Garraf e del Baix Llobregat (due comarche catalane, suddivisioni territoriali che comprendono diversi comuni all’interno di una provincia), come Castelldefels e Gava. Dalla mezzanotte alle 14 di ieri, una risoluzione della Generalitat ha limitato la mobilità e sospeso le attività educative, universitarie e sportive nella maggior parte delle comarche della provincia di Tarragona.
Nel frattempo, l’Aemet ha dichiarato conclusa l’allerta meteo nella Comunità valenciana (è rimasto attivo soltanto un codice giallo nel Nord di Castellon) dove, a causa dell’acqua, sono morti anche 3.000 animali. In Andalusia, la giunta regionale ha reso noto il bilancio dell’alluvione: 285 municipi colpiti, una vittima e 2.000 interventi di emergenza. La maggior parte dei danni hanno riguardato le province di Cadice, Malaga, Granada, Almeria e Huelva.
Alberto Feijòo, leader del Partido popular, ha chiesto al governo di dichiarare lo stato di emergenza nazionale. Questo comporterebbe l’esclusione del governatore della Generalitat valenciana, il suo compagno di partito Carlos Mazón (contro cui, intanto, è arrivata la prima denuncia per omissione di soccorso e altri reati), dalla gestione dell’emergenza. Mazón, invece, si è difeso dalle innumerevoli critiche ricevute negli ultimi giorni, sostenendo che già alle 15.21 di martedì scorso avesse chiesto l’intervento dell’Unità militare di emergenza dell’esercito (Ume) e «tutto l’aiuto possibile». Inoltre, il governatore ha accusato la Confederazione idrografica di Jucar, che dipende dal ministero per la Transizione ecologica, di aver «disattivato tre volte l’allerta idrologica» e ha anche affermato che il messaggio Es-Alert - inviato sui cellulari dei cittadini soltanto alle 20.11 - sarebbe «stato lanciato mezz’ora dopo l’arrivo dell’allerta idrografica» alla Generalitat. Fonti governative hanno poi smentito tali affermazioni, evidenziando che l’organismo competente per lanciare gli allarmi idrologici «sono i servizi di emergenza delle Regioni».
La guardia civile avrebbe identificato alcune persone che domenica hanno preso parte agli episodi di violenza avvenuti a Paiporta durante la visita del re Felipe VI e Pedro Sánchez. Nessuno, però, è ancora stato arrestato. Tutti i partiti hanno condannato le aggressioni, eccetto Vox. Solidariedad, il sindacato del partito di ultradestra, ha invece offerto assistenza legale gratuita alle persone denunciate. «Comprendiamo l’indignazione degli spagnoli nei confronti di un presidente che li ha umiliati», si legge sul loro profilo X, con un chiaro riferimento al premier Sánchez.
Le polemiche continuano anche nel mondo del calcio. Carlo Ancelotti, alla vigilia di Real Madrid-Milan, ha di nuovo ribadito che lo scorso fine settima «il calcio doveva fermarsi» e «doveva aiutare», mentre sono state sospese soltanto le due partite Valencia-Real Madrid e Villarreal-Rayo Vallecano. «Siamo tristi e siamo tutti vicini alla gente di Valencia», ha continuato l’allenatore. «Non ho alcuna voglia di parlare di calcio. È una partita speciale per me, mi piacerebbe parlarne, ma per rispetto di tutti vorrei parlare il meno possibile». Dello stesso parare anche i colleghi Diego Simeone dell’Atletico Madrid e Hansi Flick del Barcellona.
Zero morti nel parcheggio interrato. Ma il numero dei dispersi è un mistero
Tanta paura per niente. Per quanto riguarda il parcheggio del centro commerciale di Bonaire, ad Aldaia, il portavoce della polizia nazionale Ricardo Gutierrez assicura: «Al momento non è stata ritrovata nessuna vittima nelle 50 automobili ispezionate dalle squadre di soccorso».
Si tira un sospiro di sollievo, visto che il sito conta 1.800 posti auto interrati e si temeva che potesse essere diventato un enorme cimitero di persone rimaste intrappolate da acqua e fango. Da giorni le idrovore pompano via l’acqua per liberare il primo livello sotterraneo. Duecento metri quadri che l’alluvione ha trasformato in un’enorme palude di 200 milioni di litri di acqua, stando alle stime dei tecnici. Sono stati estratti i primi livelli di fango e le e ispezioni proseguono dove possibile con l’uso di droni, sommozzatori e vari kayak, ideali per le indagini di questo tipo perché, essendo caratterizzati da una chiglia piatta, scivolano più facilmente sul pelo dell’acqua.
«È vero che abbiamo trovato dei passeggini e tutto era molto cupo, ma al momento non c’è nessuno. Abbiamo rotto i vetri dei veicoli, abbiamo sondato il terreno con dei bastoni e non abbiamo rinvenuto corpi», ha raccontato un soccorritore a El Pais, mentre le pompe di drenaggio continuano a svuotare la zona allagata. Come aveva affermato anche il sindaco di Aldaia, Guillermo Luna, il posteggio del centro commerciale da giorni è stato una delle maggiori preoccupazioni, sia per le sue dimensioni sia per il gran numero di auto che avrebbe potuto ospitare. Al momento dell’alluvione, infatti, i negozi erano aperti, con la presenza di almeno 650 clienti e lavoratori.
Eppure resta un interrogativo, che rende la notizia dell’assenza di vittime al centro commerciale buona solo in parte: se non sono lì, dove si trovano i dispersi? E soprattutto, quanti sono i dispersi? Già, perché la mancanza di cifre ufficiali sulle persone che mancano all’appello ha portato a illazioni di vario tipo. Perplessità a cui ha tentato di dar risposta il ministro dei Trasporti, Oscar Puente, che su X ha spiegato che «l’aumento del numero dei morti ha subito una brusca frenata nel momento in cui si è terminato di perlustrate tutte le zone più accessibili, quelle in superficie», specificando che «altri eventuali corpi potrebbero trovarsi in luoghi difficili da raggiungere come cantine, parcheggi e piani interrati». Quanti? Non si sa. «Ogni teoria a riguardo è pura speculazione», scrive sempre Puente. E ribadisce che «non ha alcun senso nascondere all’opinione pubblica i dati relativi ai decessi. Ciò che è noto viene comunicato».
A quanto pare, quello che potrebbe spiegare l’incertezza sui dispersi sarebbe un dato riferito dal quotidiano online El Diario. Il giornale avrebbe pubblicato gli atti di una riunione sulla gestione dell’emergenza. Documenti che parlavano di «1.900 segnalazioni di persone disperse». Una cifra che è poi rimbalzata fra social e organi d’informazione, finché il ministro dell’Interno, Fernando Grande Marlaska, non è intervenuto, precisando: «Non si stimano 1.900 dispersi. Millenovecento sono le chiamate al numero di emergenza da parte di familiari che non avevano avuto notizie dei propri cari». A tal proposito è intervenuto anche il presidente della Generalitat di Valencia, Carlos Mazón, lanciando un appello per chiedere alle persone che hanno denunciato una scomparsa di segnalare se vi siano stati, successivamente, contatti con la persona indicata come dispersa. E questo per assottigliare l’elenco delle persone introvabili.
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Aeroporto allagato e migliaia di viaggiatori bloccati, fermi i treni dell’Alta velocità e i regionali, autostrade impraticabili: solo l’allerta lanciata per tempo ha impedito disastri più gravi. Intanto a Valencia le vittime sfiorano le 230. Ira Ancelotti: «Il calcio doveva fermarsi».L’area commerciale di Valencia, che si temeva essere un cimitero, è vuota: solo 50 le auto ritrovate.Lo speciale contiene due articoli.Altri cinque cadaveri sono stati ritrovati ieri nella zona di Valencia, portando il bilancio dei morti a 222. Quasi 17.000 tra militari, guardie civili e polizia nazionale sono operativi sul territorio alla ricerca dei dispersi. Nel frattempo, la Dana - il fenomeno meteorologico estremo che ha messo in ginocchio la Generalitat valenciana - si è spostata in Catalogna, dove per fortuna ha provocato soltanto grandi disagi ma finora nessuna vittima. L’allarme rosso ha riguardato l’intera fascia costiera a cavallo di Barcellona, fino quasi a Tarragona, mentre nelle aree interne della Regione è stata segnalata solo allerta gialla o arancione.Le autorità catalane hanno diramato per tempo l’allerta, chiedendo ai cittadini di limitare al minimo gli spostamenti. Tutte le università di Barcellona hanno sospeso le lezioni, mentre i treni ad Alta velocità hanno subito interruzioni nel corso della giornata riprendendo, però, a funzionare regolarmente già nel primo pomeriggio. Disagi maggiori, invece, sono stati riscontrati nel trasporto ferroviario locale e nella circolazione stradale. Il settore più in difficoltà è stato il trasporto aereo: nella zona dell’aeroporto di El Prat sono caduti 150 litri d’acqua per metro quadrato in sole quattro ore, fatto che ha portato alla cancellazione di almeno 70 voli. Secondo Rubén del Campo, portavoce dell’Agenzia nazionale per il meteo (Aemet), si tratta di un quarto delle precipitazioni che generalmente avvengono in un anno. I filmati dell’area mostrano la pista e l’interno della struttura completamente allagati. Anche nel porto della città sono state sospese le operazioni.Il sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, ha dichiarato che l’impatto della Dana sulla città è stato minimo, ma ha comunque invitato la popolazione a non avvicinarsi alle spiagge o al corso del fiume Llobregat, su cui ieri è scattata l’allerta per il raggiungimento di una portata di molto superiore alla media. Oltre a Barcellona, si sono allagate le strade anche in alcune parti di Tarragona e nelle città del Garraf e del Baix Llobregat (due comarche catalane, suddivisioni territoriali che comprendono diversi comuni all’interno di una provincia), come Castelldefels e Gava. Dalla mezzanotte alle 14 di ieri, una risoluzione della Generalitat ha limitato la mobilità e sospeso le attività educative, universitarie e sportive nella maggior parte delle comarche della provincia di Tarragona.Nel frattempo, l’Aemet ha dichiarato conclusa l’allerta meteo nella Comunità valenciana (è rimasto attivo soltanto un codice giallo nel Nord di Castellon) dove, a causa dell’acqua, sono morti anche 3.000 animali. In Andalusia, la giunta regionale ha reso noto il bilancio dell’alluvione: 285 municipi colpiti, una vittima e 2.000 interventi di emergenza. La maggior parte dei danni hanno riguardato le province di Cadice, Malaga, Granada, Almeria e Huelva.Alberto Feijòo, leader del Partido popular, ha chiesto al governo di dichiarare lo stato di emergenza nazionale. Questo comporterebbe l’esclusione del governatore della Generalitat valenciana, il suo compagno di partito Carlos Mazón (contro cui, intanto, è arrivata la prima denuncia per omissione di soccorso e altri reati), dalla gestione dell’emergenza. Mazón, invece, si è difeso dalle innumerevoli critiche ricevute negli ultimi giorni, sostenendo che già alle 15.21 di martedì scorso avesse chiesto l’intervento dell’Unità militare di emergenza dell’esercito (Ume) e «tutto l’aiuto possibile». Inoltre, il governatore ha accusato la Confederazione idrografica di Jucar, che dipende dal ministero per la Transizione ecologica, di aver «disattivato tre volte l’allerta idrologica» e ha anche affermato che il messaggio Es-Alert - inviato sui cellulari dei cittadini soltanto alle 20.11 - sarebbe «stato lanciato mezz’ora dopo l’arrivo dell’allerta idrografica» alla Generalitat. Fonti governative hanno poi smentito tali affermazioni, evidenziando che l’organismo competente per lanciare gli allarmi idrologici «sono i servizi di emergenza delle Regioni».La guardia civile avrebbe identificato alcune persone che domenica hanno preso parte agli episodi di violenza avvenuti a Paiporta durante la visita del re Felipe VI e Pedro Sánchez. Nessuno, però, è ancora stato arrestato. Tutti i partiti hanno condannato le aggressioni, eccetto Vox. Solidariedad, il sindacato del partito di ultradestra, ha invece offerto assistenza legale gratuita alle persone denunciate. «Comprendiamo l’indignazione degli spagnoli nei confronti di un presidente che li ha umiliati», si legge sul loro profilo X, con un chiaro riferimento al premier Sánchez.Le polemiche continuano anche nel mondo del calcio. Carlo Ancelotti, alla vigilia di Real Madrid-Milan, ha di nuovo ribadito che lo scorso fine settima «il calcio doveva fermarsi» e «doveva aiutare», mentre sono state sospese soltanto le due partite Valencia-Real Madrid e Villarreal-Rayo Vallecano. «Siamo tristi e siamo tutti vicini alla gente di Valencia», ha continuato l’allenatore. «Non ho alcuna voglia di parlare di calcio. È una partita speciale per me, mi piacerebbe parlarne, ma per rispetto di tutti vorrei parlare il meno possibile». 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Si tira un sospiro di sollievo, visto che il sito conta 1.800 posti auto interrati e si temeva che potesse essere diventato un enorme cimitero di persone rimaste intrappolate da acqua e fango. Da giorni le idrovore pompano via l’acqua per liberare il primo livello sotterraneo. Duecento metri quadri che l’alluvione ha trasformato in un’enorme palude di 200 milioni di litri di acqua, stando alle stime dei tecnici. Sono stati estratti i primi livelli di fango e le e ispezioni proseguono dove possibile con l’uso di droni, sommozzatori e vari kayak, ideali per le indagini di questo tipo perché, essendo caratterizzati da una chiglia piatta, scivolano più facilmente sul pelo dell’acqua. «È vero che abbiamo trovato dei passeggini e tutto era molto cupo, ma al momento non c’è nessuno. Abbiamo rotto i vetri dei veicoli, abbiamo sondato il terreno con dei bastoni e non abbiamo rinvenuto corpi», ha raccontato un soccorritore a El Pais, mentre le pompe di drenaggio continuano a svuotare la zona allagata. Come aveva affermato anche il sindaco di Aldaia, Guillermo Luna, il posteggio del centro commerciale da giorni è stato una delle maggiori preoccupazioni, sia per le sue dimensioni sia per il gran numero di auto che avrebbe potuto ospitare. Al momento dell’alluvione, infatti, i negozi erano aperti, con la presenza di almeno 650 clienti e lavoratori. Eppure resta un interrogativo, che rende la notizia dell’assenza di vittime al centro commerciale buona solo in parte: se non sono lì, dove si trovano i dispersi? E soprattutto, quanti sono i dispersi? Già, perché la mancanza di cifre ufficiali sulle persone che mancano all’appello ha portato a illazioni di vario tipo. Perplessità a cui ha tentato di dar risposta il ministro dei Trasporti, Oscar Puente, che su X ha spiegato che «l’aumento del numero dei morti ha subito una brusca frenata nel momento in cui si è terminato di perlustrate tutte le zone più accessibili, quelle in superficie», specificando che «altri eventuali corpi potrebbero trovarsi in luoghi difficili da raggiungere come cantine, parcheggi e piani interrati». Quanti? Non si sa. «Ogni teoria a riguardo è pura speculazione», scrive sempre Puente. E ribadisce che «non ha alcun senso nascondere all’opinione pubblica i dati relativi ai decessi. Ciò che è noto viene comunicato». A quanto pare, quello che potrebbe spiegare l’incertezza sui dispersi sarebbe un dato riferito dal quotidiano online El Diario. Il giornale avrebbe pubblicato gli atti di una riunione sulla gestione dell’emergenza. Documenti che parlavano di «1.900 segnalazioni di persone disperse». Una cifra che è poi rimbalzata fra social e organi d’informazione, finché il ministro dell’Interno, Fernando Grande Marlaska, non è intervenuto, precisando: «Non si stimano 1.900 dispersi. Millenovecento sono le chiamate al numero di emergenza da parte di familiari che non avevano avuto notizie dei propri cari». A tal proposito è intervenuto anche il presidente della Generalitat di Valencia, Carlos Mazón, lanciando un appello per chiedere alle persone che hanno denunciato una scomparsa di segnalare se vi siano stati, successivamente, contatti con la persona indicata come dispersa. E questo per assottigliare l’elenco delle persone introvabili.
@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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Il presidente della Fondazione Giuseppe Olmo ETS, Annabella Pascale
Alla Villa Medicea La Ferdinanda confronto tra ricercatori ed esperti su alimentazione, vino e salute. Al centro del convegno promosso dalla Fondazione Giuseppe Olmo il valore della dieta mediterranea, i rischi dei cibi ultra-processati e il consumo consapevole.
Alla Villa Medicea di Artimino, tra studiosi, medici e ricercatori, si è discusso di alimentazione, salute e consumo consapevole. Al centro della giornata di studio promossa dalla Fondazione Giuseppe Olmo ETS il tema della «misura», intesa come equilibrio tra stili di vita, cultura mediterranea e approccio scientifico, lontano da slogan e semplificazioni.
L’incontro, dal titolo Elogio della misura. Verità scientifiche per difendere il modello mediterraneo, ha riunito alcuni dei principali esperti italiani di nutrizione, epidemiologia e medicina per affrontare un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico: il progressivo abbandono della dieta mediterranea e la crescita dei cibi ultra-processati.
Ad aprire i lavori nella cornice della Villa Medicea La Ferdinanda di Artimino è stata il presidente della Fondazione Giuseppe Olmo ETS, Annabella Pascale, che ha sottolineato la necessità di riportare il confronto pubblico su basi scientifiche «senza semplificazioni ideologiche».
La giornata, organizzata dal professor Fulvio Mattivi in collaborazione con il professor Attilio Scienza, ha messo in evidenza come la dieta mediterranea venga oggi considerata non soltanto un modello alimentare, ma un sistema culturale e sociale più ampio. A evidenziarlo è stata la professoressa Licia Iacoviello, secondo cui le disuguaglianze sociali stanno trasformando progressivamente la dieta mediterranea da patrimonio condiviso a comportamento sempre più diffuso tra le fasce sociali più avvantaggiate. Ampio spazio è stato dedicato anche all’aumento dei consumi di cibi ultra-processati, indicati durante il convegno come una delle principali criticità per la salute pubblica. Secondo i dati illustrati dagli studiosi, la combinazione tra bassa adesione alla dieta mediterranea e alto consumo di alimenti ultra-processati sarebbe associata ai peggiori esiti di salute.
Tra gli interventi più attesi quello del professor Giovanni de Gaetano, che ha affrontato il tema del rapporto tra vino e salute, invitando a evitare approcci assoluti o ideologici. Il ricercatore ha spiegato come il consumo moderato di vino non possa essere ridotto a una contrapposizione tra «bene» e «male», ma debba essere interpretato attraverso il rapporto tra benefici e rischi. De Gaetano ha richiamato il concetto scientifico della «curva a J», secondo cui esisterebbe una finestra di moderazione distinta dagli effetti dannosi dell’eccesso. Nel suo intervento ha inoltre ricordato il ruolo storico e culturale del vino nella civiltà mediterranea, citando l’Odissea di Omero e il contrasto simbolico tra Ulisse e Polifemo come esempio dell’uso moderato e di quello eccessivo della stessa sostanza.
Sul concetto di equilibrio biologico si è soffermato anche il professor Fulvio Ursini, professore emerito dell’Università di Padova. Ursini ha criticato la tendenza contemporanea a ricercare il «rischio zero», sostenendo invece che la salute derivi da un equilibrio dinamico tra stimoli, limiti e capacità di adattamento dell’organismo. Nel suo intervento ha richiamato il principio dell’«ormesi», spiegando come anche sostanze potenzialmente tossiche possano produrre effetti positivi entro determinati limiti e dosaggi.
A chiudere la giornata è stata la professoressa Fabiola Sfodera, che ha analizzato l’evoluzione dei comportamenti di consumo in Italia e il valore culturale della convivialità mediterranea. Secondo quanto illustrato dalla docente, il consumo italiano di vino e bevande alcoliche continuerebbe a distinguersi per un profilo moderato e fortemente legato ai pasti e alla socialità.
L’iniziativa si inserisce nelle attività della Fondazione Giuseppe Olmo dedicate alla promozione della cultura scientifica e della tradizione mediterranea contemporanea. Una realtà che porta il nome dell’imprenditore Giuseppe Olmo, fondatore di un gruppo industriale attivo in diversi settori, dall’industria ai poliuretani, fino al turismo e al vino, con la Tenuta di Artimino e la Villa Medicea La Ferdinanda tra i simboli più rappresentativi del progetto di valorizzazione del territorio portato avanti dalla famiglia Olmo.
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