In diretta dal lunedì al venerdì alle 7 del mattino e alle 7 di sera
Ascolta tutti i nostri podcast
Guarda tutti i nostri video

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti

Nuove storie

Aiuto, l’Italia è in svendita

Politica e affari
Change privacy settings

Avvocati a caccia di clandestini: «Così vi facciamo restare in Italia»

Se Alessandro Manzoni riscrivesse oggi I Promessi Sposi, probabilmente non creerebbe il personaggio dell'avvocato che soprannominò Azzecca-garbugli. Ma quello, ben più attuale, dell'avvocato Azzecca-migranti. In dialetto napoletano «azzeccare» vuol dire anche «incollare». Infatti, l'avvocato Azzecca-migranti, quasi un «razzista» al contrario, sembra avere repulsione professionale per gli italiani e attrazione solo per gli stranieri. Vorrebbe che in Italia ne arrivassero sempre di più, su transatlantici anziché barche, e tramite Internet si mette a completa disposizione, fornisce minuziosi consigli su come fare per ottenere asilo (e cittadinanza e ricongiungimento e così via) con le buone o con le cattive dello sfruttamento di ogni cavillo a disposizione.

Forse l'avvocato Azzecca-migranti è un esterofilo? Magari una versione forense della Boldrini? Piuttosto un Robin Hood in giacca e cravatta al servizio delle masse che marciano verso lo Stivale? O un enorme innamorato del concetto di «no frontiere» che, se i suoi ricorsi saranno rigettati, tutti quei migranti li nasconderà a casa sua e anche gratis? Sì, come no...

L'avvocato Azzecca-migranti è lo stacanovista e principale attore del «ricorsificio» migrante contemporaneo, ovvero la produttivissima fabbrica di ricorsi contro il diniego dell'asilo politico - il principale cavallo di Troia usato dai migranti per restare nel nostro Paese - da parte della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale.

Nel solo 2015 ci sono stati 41.730 dinieghi su 71.345 richieste di asilo. Il diniego non è nemmeno la parola definitiva. Il migrante può fare ricorso, e - chiaro - lo fa sempre... Se rigettato, il migrante fa ricorso al grado successivo. Se ancora rigettato, idem come prima. Il ricorsificio sta facendo esplodere Tribunali, Corti di Appello e Cassazione e incolla il migrante, già riconosciuto non avente diritto, al suolo italiano per anni.

Insieme con gli albergatori, l'avvocato Azzecca-migranti è una di quelle figure professionali che, grazie all'invasione migratoria, hanno visto il parco clienti lievitare da cifre prossime allo zero ad altre assai gagliarde, in un battibaleno. Un miracolo economico che in confronto il boom degli Anni Cinquanta appare una quisquilia. Figura trasversale, l'avvocato Azzecca-migranti può essere un giovane legale alle prime armi o il canuto membro di uno studio ormai votato al diritto dell'immigrazione. In entrambi i casi, questo personaggio avvocatizio sta alla giurisprudenza come la sarta cinese che cuce solo orli di pantaloni per pochi euro sta alla sartoria. Il singolo compenso non è altissimo e il lavoro non richiede il dna di genio, ma i migranti, come i pantaloni, sono tanti. Il punto fondamentale, poi, che rende il ricorsificio una doppia beffa, è che c'è un pantalone anche nei ricorsi: è Pantalone con la maiuscola, quello di «Tanto paga Pantalone». È, cioè, lo Stato Italiano, che tramite il gratuito patrocinio foraggia di tasca sua (nostra) la parcella che spetta al legale per ogni ricorso presentato in tutti e tre i gradi di giudizio. Anche l'italiano può usufruire del gratuito patrocinio se presenta un reddito annuo inferiore a 11.528,41 euro, però la differenza tra italiani e migranti è che i primi rientrano in quella forchetta reddituale per eccezione, gli ultimi per regola... Diceva provocando Ettore Petrolini: «Bisogna prendere il denaro dove si trova, presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti». L'avvocato Azzecca-migranti ha aggiornato la triste massima: i migranti dichiarano redditi nulli, sono tanti e in più il loro conto allo studio legale lo paga lo Stato.

La situazione è ormai talmente abnorme ed assurda (15.008 ricorsi in Tribunale solo nei primi cinque mesi di quest'anno) che lo stesso governo sta ipotizzando di riformare la prassi giuridica del diritto d'asilo. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha proposto, giusto ad agosto, di «sospendere la possibilità di appello contro la decisione del Tribunale». Se la Prefettura, tramite la Commissione territoriale protezione internazionale, dice no e anche il Tribunale dice no, fine. Un ricorso è meglio di tre, ma per smontare la beffa bisognerebbe vietarli tutti.

Nel frattempo l'avvocato Azzecca-migranti continua a sfornare ricorsi, tranquillo protagonista, anche, di «scelte di marketing» sinceramente stupefacenti. Siamo andati ad esaminare siti Internet e pagine social dei vari Azzecca-migranti e ci sono caduti gli occhi. Dimenticate il sobrio e borioso burocratismo del professionista legale divorzista, tributarista, civilista, penalista...

L'avvocato Azzecca-Migranti aizza e titilla lo straniero: sul sito di un divorzista non leggerete mai allusioni a un'eventuale schifezza dell'istituto del matrimonio; su quello di un penalista non troverete l'invito ad una vita spericolata in barba all'onestà. Ma su quelli della categoria Azzecca-migranti potrete leggere l'orgoglio di difendere lo straniero reo anche in sede penale. O imbufalite reprimende dirette al Ministero dell'Interno che impiega «vari anni» per rispondere alle richieste di cittadinanza, con annesse analitiche spiegazioni su come metterlo al muro ricorrendo al Tar (sia per obbligare il Ministero a decidere sia in caso di diniego). Ricorso pubblicizzato testualmente come «prendere la corsia preferenziale» o «varco che si apre all'improvviso». Alla fine, l'invito a chiamare per una consulenza. Gratuita, va senza dirlo, tanto se il migrante diventa cliente paga tutto Pantalone...

Abbiamo navigato in questo sottobosco web dove lampeggiano come lucciole numeri di cellulari per fissare appuntamenti. In cerca famelica di clienti migranti, gli avvocati elencano con solennità «le nostre promesse», un tempo esclusiva dei venditori di aspirapolveri porta a porta o dei politici: «incontri conoscitivi senza impegno», «massima trasparenza sui costi» e ovviamente «gratuito patrocinio agli aventi diritto».

Ma il bello viene quando gli Azzecca-migranti entrano nel dettaglio. C'è un avvocato che sul suo profilo Facebook scrive: «Sanatoria 2009, il reato di inosservanza dell'ordine di allontanamento non è più ostativo». Tradotto dal legalese, significa: cari amici migranti, vi hanno ordinato di andarvene dal Paese e voi ve ne siete fregati? Bravi. Ora vi spiego come fare per passarla liscia. Ancora: «Rinnovo permesso di soggiorno, le precedenti condanne non sono ostative se vi sono legami familiari». Capito? Cari immigrati, avevate ottenuto il permesso di soggiorno ma nel frattempo vi siete beccati qualche condanna? E che problema c'è?

Ancora più incredibile la frase che segue: «Foglio di via per danneggiamento di vetture, di per sé non è sintomo di pericolosità sociale». Chi di noi non ha mai distrutto alcune automobili a pugni o calci o testate solo per fare esercizio fisico fuori dalla palestra?

E gustatevi quest'altra, sempre tratta dal profilo Facebook di un legale: «Rinnovo permesso di soggiorno, l'irreperibilità dello straniero non significa disinteresse per la domanda». Ma certo, il migrante fa domanda, poi si dà alla macchia, ma il suo non è disinteresse. Sarà timidezza? Chissà, ma tanto grazie ad Azzecca-migranti non ci saranno problemi a dimostrare l'indimostrabile.

Seguendo la logica, verrebbe da dire che chi sfascia auto, chi sparisce dai radar, chi accumula condanne penali sarebbe meglio non tenerselo ancora in casa. Ma all'avvocato Azzecca-migranti il bene del Paese deve importare meno di quello delle sue tasche, evidentemente...

Secondo l'ultima ricerca della Fondazione Leone Moressa le richieste di asilo in Europa sono aumentate del 328% negli ultimi sei anni. E l'Italia detiene la medaglia d'argento di seconda meta più ambita, dopo la Germania. Gli Azzecca-migranti di tutto il Paese ringraziano.