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Avvocati a caccia di clandestini: «Così vi facciamo restare in Italia»

Se Alessandro Manzoni riscrivesse oggi I Promessi Sposi, probabilmente non creerebbe il personaggio dell'avvocato che soprannominò Azzecca-garbugli. Ma quello, ben più attuale, dell'avvocato Azzecca-migranti. In dialetto napoletano «azzeccare» vuol dire anche «incollare». Infatti, l'avvocato Azzecca-migranti, quasi un «razzista» al contrario, sembra avere repulsione professionale per gli italiani e attrazione solo per gli stranieri. Vorrebbe che in Italia ne arrivassero sempre di più, su transatlantici anziché barche, e tramite Internet si mette a completa disposizione, fornisce minuziosi consigli su come fare per ottenere asilo (e cittadinanza e ricongiungimento e così via) con le buone o con le cattive dello sfruttamento di ogni cavillo a disposizione.

Forse l'avvocato Azzecca-migranti è un esterofilo? Magari una versione forense della Boldrini? Piuttosto un Robin Hood in giacca e cravatta al servizio delle masse che marciano verso lo Stivale? O un enorme innamorato del concetto di «no frontiere» che, se i suoi ricorsi saranno rigettati, tutti quei migranti li nasconderà a casa sua e anche gratis? Sì, come no...

L'avvocato Azzecca-migranti è lo stacanovista e principale attore del «ricorsificio» migrante contemporaneo, ovvero la produttivissima fabbrica di ricorsi contro il diniego dell'asilo politico - il principale cavallo di Troia usato dai migranti per restare nel nostro Paese - da parte della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale.

Nel solo 2015 ci sono stati 41.730 dinieghi su 71.345 richieste di asilo. Il diniego non è nemmeno la parola definitiva. Il migrante può fare ricorso, e - chiaro - lo fa sempre... Se rigettato, il migrante fa ricorso al grado successivo. Se ancora rigettato, idem come prima. Il ricorsificio sta facendo esplodere Tribunali, Corti di Appello e Cassazione e incolla il migrante, già riconosciuto non avente diritto, al suolo italiano per anni.

Insieme con gli albergatori, l'avvocato Azzecca-migranti è una di quelle figure professionali che, grazie all'invasione migratoria, hanno visto il parco clienti lievitare da cifre prossime allo zero ad altre assai gagliarde, in un battibaleno. Un miracolo economico che in confronto il boom degli Anni Cinquanta appare una quisquilia. Figura trasversale, l'avvocato Azzecca-migranti può essere un giovane legale alle prime armi o il canuto membro di uno studio ormai votato al diritto dell'immigrazione. In entrambi i casi, questo personaggio avvocatizio sta alla giurisprudenza come la sarta cinese che cuce solo orli di pantaloni per pochi euro sta alla sartoria. Il singolo compenso non è altissimo e il lavoro non richiede il dna di genio, ma i migranti, come i pantaloni, sono tanti. Il punto fondamentale, poi, che rende il ricorsificio una doppia beffa, è che c'è un pantalone anche nei ricorsi: è Pantalone con la maiuscola, quello di «Tanto paga Pantalone». È, cioè, lo Stato Italiano, che tramite il gratuito patrocinio foraggia di tasca sua (nostra) la parcella che spetta al legale per ogni ricorso presentato in tutti e tre i gradi di giudizio. Anche l'italiano può usufruire del gratuito patrocinio se presenta un reddito annuo inferiore a 11.528,41 euro, però la differenza tra italiani e migranti è che i primi rientrano in quella forchetta reddituale per eccezione, gli ultimi per regola... Diceva provocando Ettore Petrolini: «Bisogna prendere il denaro dove si trova, presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti». L'avvocato Azzecca-migranti ha aggiornato la triste massima: i migranti dichiarano redditi nulli, sono tanti e in più il loro conto allo studio legale lo paga lo Stato.

La situazione è ormai talmente abnorme ed assurda (15.008 ricorsi in Tribunale solo nei primi cinque mesi di quest'anno) che lo stesso governo sta ipotizzando di riformare la prassi giuridica del diritto d'asilo. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha proposto, giusto ad agosto, di «sospendere la possibilità di appello contro la decisione del Tribunale». Se la Prefettura, tramite la Commissione territoriale protezione internazionale, dice no e anche il Tribunale dice no, fine. Un ricorso è meglio di tre, ma per smontare la beffa bisognerebbe vietarli tutti.

Nel frattempo l'avvocato Azzecca-migranti continua a sfornare ricorsi, tranquillo protagonista, anche, di «scelte di marketing» sinceramente stupefacenti. Siamo andati ad esaminare siti Internet e pagine social dei vari Azzecca-migranti e ci sono caduti gli occhi. Dimenticate il sobrio e borioso burocratismo del professionista legale divorzista, tributarista, civilista, penalista...

L'avvocato Azzecca-Migranti aizza e titilla lo straniero: sul sito di un divorzista non leggerete mai allusioni a un'eventuale schifezza dell'istituto del matrimonio; su quello di un penalista non troverete l'invito ad una vita spericolata in barba all'onestà. Ma su quelli della categoria Azzecca-migranti potrete leggere l'orgoglio di difendere lo straniero reo anche in sede penale. O imbufalite reprimende dirette al Ministero dell'Interno che impiega «vari anni» per rispondere alle richieste di cittadinanza, con annesse analitiche spiegazioni su come metterlo al muro ricorrendo al Tar (sia per obbligare il Ministero a decidere sia in caso di diniego). Ricorso pubblicizzato testualmente come «prendere la corsia preferenziale» o «varco che si apre all'improvviso». Alla fine, l'invito a chiamare per una consulenza. Gratuita, va senza dirlo, tanto se il migrante diventa cliente paga tutto Pantalone...

Abbiamo navigato in questo sottobosco web dove lampeggiano come lucciole numeri di cellulari per fissare appuntamenti. In cerca famelica di clienti migranti, gli avvocati elencano con solennità «le nostre promesse», un tempo esclusiva dei venditori di aspirapolveri porta a porta o dei politici: «incontri conoscitivi senza impegno», «massima trasparenza sui costi» e ovviamente «gratuito patrocinio agli aventi diritto».

Ma il bello viene quando gli Azzecca-migranti entrano nel dettaglio. C'è un avvocato che sul suo profilo Facebook scrive: «Sanatoria 2009, il reato di inosservanza dell'ordine di allontanamento non è più ostativo». Tradotto dal legalese, significa: cari amici migranti, vi hanno ordinato di andarvene dal Paese e voi ve ne siete fregati? Bravi. Ora vi spiego come fare per passarla liscia. Ancora: «Rinnovo permesso di soggiorno, le precedenti condanne non sono ostative se vi sono legami familiari». Capito? Cari immigrati, avevate ottenuto il permesso di soggiorno ma nel frattempo vi siete beccati qualche condanna? E che problema c'è?

Ancora più incredibile la frase che segue: «Foglio di via per danneggiamento di vetture, di per sé non è sintomo di pericolosità sociale». Chi di noi non ha mai distrutto alcune automobili a pugni o calci o testate solo per fare esercizio fisico fuori dalla palestra?

E gustatevi quest'altra, sempre tratta dal profilo Facebook di un legale: «Rinnovo permesso di soggiorno, l'irreperibilità dello straniero non significa disinteresse per la domanda». Ma certo, il migrante fa domanda, poi si dà alla macchia, ma il suo non è disinteresse. Sarà timidezza? Chissà, ma tanto grazie ad Azzecca-migranti non ci saranno problemi a dimostrare l'indimostrabile.

Seguendo la logica, verrebbe da dire che chi sfascia auto, chi sparisce dai radar, chi accumula condanne penali sarebbe meglio non tenerselo ancora in casa. Ma all'avvocato Azzecca-migranti il bene del Paese deve importare meno di quello delle sue tasche, evidentemente...

Secondo l'ultima ricerca della Fondazione Leone Moressa le richieste di asilo in Europa sono aumentate del 328% negli ultimi sei anni. E l'Italia detiene la medaglia d'argento di seconda meta più ambita, dopo la Germania. Gli Azzecca-migranti di tutto il Paese ringraziano.

Lancia «Gamma»: storia di un'ammiraglia bella e dimenticata
Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)

Nel marzo del 1976 l'ammiraglia della casa di Chivasso fu presentata a Ginevra. Berlina e coupé dal design innovativo e dalle prestazioni sportive, non ebbe il successo sperato per problemi di affidabilità meccanica.

L'articolo contiene una gallery fotografica.

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Francesco Gianfala: «Rilancio Pignatelli grazie a Europa e Asia»
Francesco Gianfala
Il proprietario dello storico marchio: «Il rafforzamento internazionale è una priorità. Abbiamo un patrimonio identitario fortissimo però con un potenziale inespresso. La nostra linea cerimonia uomo è la iconica ma avremo pure quelle contemporanea e femminile».

Rilanciare un marchio storico senza tradirne l’identità è una sfida che richiede visione, coraggio e sensibilità. È da qui che riparte Pignatelli, oggi guidata da Francesco Gianfala, protagonista di una nuova fase che intreccia eredità sartoriale e sguardo contemporaneo. Tra radici solide e nuove ambizioni, il futuro della maison prende forma avviando un ambizioso percorso di rilancio e riposizionamento. Abbiamo incontrato Gianfala per approfondire strategie, obiettivi e prospettive di uno dei marchi più rappresentativi del made in Italy.

Nel 2025 ha acquisito il 100% di Carlo Pignatelli: cosa l’ha spinta a investire in questo storico marchio e quale visione aveva fin dall’inizio?

«Tutto nasce da una convinzione molto chiara: ci trovavamo di fronte a un marchio con un patrimonio identitario fortissimo, riconosciuto e radicato nella tradizione sartoriale italiana, ma con un potenziale ancora inespresso sul piano contemporaneo e internazionale. Fin dall’inizio, la mia visione è stata quella di preservare questa eredità, rafforzandola però attraverso un’evoluzione strutturata, capace di dialogare con nuovi linguaggi estetici e nuovi mercati».

L’inaugurazione del nuovo headquarter di Milano rappresenta un momento chiave: che valore strategico ha questa nuova sede per il futuro del brand?

«Un valore fondamentale. Non è solo un ampliamento fisico, ma un vero centro nevralgico in cui convergono creatività, sviluppo prodotto e direzione aziendale. Essere nel cuore dei Navigli significa posizionarsi all’interno del principale ecosistema della moda italiana, favorendo connessioni, visibilità e velocità decisionale. È un investimento sulla crescita e sull’efficienza futura del brand».

Con il lancio di Pignatelli Atelier si apre un nuovo capitolo creativo: quali sono gli elementi distintivi di questa linea rispetto alla tradizione della maison?

«Pignatelli Atelier rappresenta un’estensione evolutiva della maison che nasce in modo naturale per volontà della nuova proprietà che, insieme a Jean Luc Amsler, ha trovato il giusto interprete per questo nuovo capitolo. Gli elementi distintivi sono una maggiore libertà espressiva, l’introduzione di codici più contemporanei e una ricerca stilistica che va oltre la cerimonia tradizionale. Sartorialità, upcycling e costruzioni innovative convivono in una proposta che include il womenswear, mantenendo però una coerenza profonda con il Dna del marchio».

Quanto è stato importante il dialogo con l’archivio storico nel processo di rebranding e innovazione stilistica?

«È stato centrale. Non lo abbiamo considerato come un elemento statico, ma come una fonte viva di ispirazione. Ogni intervento di rebranding è partito da lì: dallo studio delle linee, delle costruzioni, dei dettagli sartoriali. Questo ci ha permesso di innovare senza perdere autenticità, mantenendo un filo diretto con la storia della maison».

La direzione creativa è affidata a Jean Luc Amsler: come si è sviluppata la vostra collaborazione?

«Con Jean Luc condividiamo la stessa visione: quella di portare Pignatelli verso una dimensione più internazionale e contemporanea, senza snaturarne l’identità. Amsler porta una sensibilità couture, una grande esperienza e una capacità di reinterpretare i codici classici in chiave moderna. Il suo contributo è stato determinante nel definire il nuovo linguaggio creativo».

Pignatelli è storicamente leader nella cerimonia uomo: come si integra questa identità con l’ampliamento verso una proposta più contemporanea e anche femminile?


«La cerimonia uomo resta il nostro core business e un pilastro identitario, sotto la direzione creativa di Francesco Pignatelli. L’ampliamento verso una proposta più contemporanea e femminile non è una rottura, ma un’evoluzione naturale. I valori fondanti - eleganza, qualità, sartorialità - vengono declinati in nuove forme e nuovi segmenti, mantenendo coerenza e riconoscibilità».

Il tema dell’upcycling (il riutilizzo di materiali di scarto, ndr) è centrale nella nuova collezione: come si inserisce nella vostra visione di sostenibilità e innovazione?

«L’upcycling è una scelta sia etica che creativa. Si inserisce nella nostra visione di sostenibilità come un approccio concreto alla riduzione degli sprechi, ma anche come opportunità progettuale. Recuperare materiali e basi sartoriali per trasformarli in nuovi capi significa dare valore al passato e reinterpretarlo in chiave innovativa».

Parla di rafforzamento del posizionamento internazionale: quali mercati considera prioritari per la crescita futura?

«Il rafforzamento internazionale è una priorità. Guardiamo con grande attenzione all’Europa, al Medio Oriente e ad alcuni mercati asiatici, dove il valore della sartorialità italiana è particolarmente apprezzato. Allo stesso tempo, vogliamo consolidare la presenza nei mercati in cui siamo già riconosciuti, costruendo una distribuzione più strutturata».

Guardando ai prossimi anni, come immagina l’evoluzione di Pignatelli nel panorama della moda globale?

«Vedo Pignatelli come un brand sempre più solido, riconoscibile e internazionale, capace di essere un punto di riferimento non solo nella cerimonia, ma in un’idea più ampia di eleganza contemporanea. Un marchio che evolve, ma che resta fedele alla propria essenza: il made in Italy, la qualità e la cultura sartoriale».



Toh, ora a Ravenna 100% di idoneità per i Cpr
Ansa
Dopo l’inquietante indagine, in sole 72 ore via libera per i rimpatri di tre irregolari.

In 16 mesi, gli otto medici del reparto di Infettivologia dell’ospedale Santa Maria Croce delle Croci di Ravenna, indagati per falso ideologico continuato in concorso in atti pubblici e di interruzione di pubblico servizio, avrebbero rilasciato 34 pareri di inidoneità ritenuti falsi su 64 stranieri destinati all’espulsione, dei quali dieci avevano rifiutato di sottoporsi alla visita medica.

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Pogacar continua a riscrivere la storia: sua la Milano-Sanremo
Il ciclista sloveno Tadej Pogacar dell'Uae Team Emirates festeggia dopo aver vinto la 117ª edizione della classica ciclistica Milano-Sanremo (Ansa)
Lo sloveno cade a 30 chilometri dall’arrivo, rientra con una rincorsa impressionante e decide la Classicissima allo sprint contro Tom Pidcock. Un successo, arrivato al sesto tentativo, che completa il suo straordinario palmarès e arriva dopo una corsa vissuta sempre all’attacco.
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