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2022-08-02
Austria e Germania eliminano i divieti. E noi?
Altro che Paesi da prendere a esempio per rigore nella lotta al Covid sulla pelle dei cittadini. Austria e Germania tolgono quarantene, mettono in discussione l’obbligo vaccinale per il personale sanitario, invece in Italia si continuano a isolare i sintomatici e a sospendere medici e infermieri non inoculati. C’è un vento contrario, dalle nostre parti, che respinge oltre frontiera le istanze di un ritorno definitivo alla normalità. Perfino tedeschi e austriaci, più volte additati come esempio di rigore nel perseguire i non vaccinati, hanno deciso aperture che il ministro della Salute, Roberto Speranza, nemmeno si sogna.
Da ieri, in Austria non vige più l’obbligo di quarantena. Chi è risultato positivo al Covid esce di casa senza restrizioni e indossa la Ffp2 solo se non può rispettare il distanziamento fisico di due metri. Semaforo verde anche sui luoghi di lavoro, a patto che l’infetto tenga sul volto la mascherina con la protezione più alta. La decisione del ministro della Salute, Johannes Rauch (Verdi), riguarda anche la capitale che nei mesi scorsi aveva applicato misure ancora più rigide nei confronti dei non vaccinati.
«Non possiamo vivere per anni questo livello di crisi legata alla pandemia», ha dichiarato Rauch, aggiungendo: «Abbiamo il vaccino, abbiamo i farmaci, le persone si ammalano con sintomi molto più lievi rispetto al passato». In Austria sono in calo, come in Italia, il numero dei positivi al tampone, così pure dei ricoveri in ospedale e in terapia intensiva. Per i contagiati resta ovviamente escluso l’accesso a ospedali, residenze per anziani, nelle strutture per l’infanzia, nelle scuole elementari e negli asili nido. Il ministro del Lavoro, Martin Kocher (Övp) ha annunciato misure per i lavoratori più fragili, che potranno essere esentati con un «certificato di rischio», se non si riuscirà a proteggerli negli uffici. In Italia, l’unica certezza è che fino al 31 dicembre rimane l’obbligo del vaccino anti Covid per medici e infermieri. E sul togliere la quarantena non è ancora stata emanata alcuna direttiva.
Tutt’altra aria si respira in Stati federali tedeschi come la Baviera, dove a inizio luglio il ministro della Sanità Klaus Holetschek (Csu) aveva chiesto la fine anticipata dell’obbligo. O come sta accadendo nella Renania Settentrionale-Vestfalia (Nrw), dove il ministro della Salute Karl Josef Laumann (Cdu), ha già annunciato che vuole togliere l’imposizione per il personale sanitario considerato che «la vaccinazione non esclude l’infezione». Avete mai sentito l’omologo italiano affermare qualche cosa di simile?
Perfino l’esponente di sinistra Ates Gürpinar ha dichiarato al quotidiano Welt che «continuare l’obbligo di vaccinazione per contenere la pandemia è inutile». La Federazione ospedaliera tedesca (Dkg), già si è espressa a favore della fine dell’obbligo di vaccinazione, che dovrebbe concludersi a fine anno come nel nostro Paese. «Secondo i dati attuali, non è sensato continuare così», sostiene il vicedirettore generale, Henriette Neumeyer.
In Germania, il personale sanitario doveva mostrare di essere in regola con la vaccinazione entro lo scorso marzo e nella sola Renania Settentrionale-Vestfalia sono stati denunciati alle autorità 24.197 dipendenti o collaboratori di ospedali, cliniche, Rsa, non in regola. Tuttavia, secondo i dati del ministero della Salute, sono state applicate solo 1.479 sanzioni ed è stato vietato l’ingresso ad appena 66 lavoratori. Questo significa che i tedeschi, assai più lungimiranti, non hanno voluto ritrovarsi senza personale. Molte aziende sanitarie hanno detto chiaramente che non possono fare a meno dei dipendenti non vaccinati, questione emersa solo di recente in Italia e affermata a gran voce ancora da pochissimi dirigenti di Asl o governatori di Regione, in affanno perché senza medici e infermieri. In Assia, altro Land tedesco, a più di quattro mesi dall’introduzione dell’obbligo di vaccinazione contro il Covid per i dipendenti del settore sanitario, le autorità non hanno ancora imposto alcun divieto.
Eppure, nella sola Francoforte, risultano 4.758 le persone segnalate al dipartimento sanitario perché non in regola con i requisiti vaccinali. Stessa situazione nel Baden-Württemberg, dove le autorità non hanno ancora imposto un divieto di attività o ingresso nei luoghi di lavoro per il personale non vaccinato. Secondo un’indagine di Bild am Sonntag tra tutti i 16 ministeri della Sanità tedeschi, sono stati identificati più di 190.000 operatori sanitari non vaccinati; tuttavia solo 70 divieti d’ingresso al lavoro sono stati emessi a livello nazionale. Ovvero in Renania settentrionale-Vestfalia (66 lavoratori preclusi dal lavoro), Bassa Sassonia e Brandeburgo (2 lavoratori ciascuno).
In Baviera sono state identificate 56.000 persone senza prova di aver eseguito il ciclo vaccinale, ma non sono stati inflitti né divieti d’ingresso né multe. Medici e infermieri sono professionisti preziosi, che non vanno lasciati a casa solo perché non vaccinati contro il Covid. L’Italia, contrariamente alla Germania, non l’ha compreso subito, se ne sta accorgendo dopo troppi mesi e il conto lo stanno pagando centinaia di migliaia di pazienti.
Casi ancora in calo, l’ondata estiva si sta esaurendo (senza restrizioni)
La curva dei contagi da Covid-19 continua il calo iniziato già due settimane fa. Senza grandi restrizioni e sostituendo l’obbligo con le raccomandazioni, l’ondata estiva, nonostante l’altissima contagiosità della variante Omicron, ha mantenuto decisamente basso l’impatto negli ospedali.
Ieri si sono registrati 18.813 nuovi casi di Covid in Italia, a fronte dei 36.966 di domenica. Del resto anche il numero dei test, come accade nel weekend, è diminuito: 105.839 i tamponi processati rispetto ai 204.903 il giorno precedente. Il valore in grado di confrontare i dati, cioè il tasso di positività, segnala il trend, in calo, dal 18 al 17,8%. I decessi sono stati 121 in 24 ore (83, domenica). Negli ospedali, «dopo essere state recentemente interessate da due oscillazioni, le curve dell’occupazione dei reparti ordinari e delle terapie intensive a livello nazionale mostrano, tramite l’analisi delle differenze settimanali, di aver raggiunto il picco e sono all’inizio di una fase decrescente», sintetizza all’Ansa Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le applicazioni del calcolo «M.Picone», del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).
«A livello regionale», prosegue, «le curve di occupazione dei reparti ordinari e delle terapie intensive sono quasi tutte in fase decrescente o di stasi, ad eccezione delle Marche e della Sardegna». Come si è sempre visto in questa ondata estiva, la maggiore contagiosità del virus si è accompagnata a una riduzione dei casi di polmonite grave.
I ricoveri sono, infatti, aumentati di più nei reparti ordinari, rimanendo decisamente contenuti nelle terapie intensive. Se i posti occupati in «area non critica» da parte dei pazienti Covid in Italia è attualmente intorno al 16% - un punto percentuale in meno in 24 ore - resta invece stabile al 4% l’occupazione delle terapie intensive, secondo i dati diffusi ieri dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e relativi al 31 luglio 2022.
Senza l’obbligo di mascherine quasi ovunque, a eccezione dei mezzi di trasporto e dei luoghi di cura, il ritorno a una socialità più diffusa, rispetto alle ultime due estati, dimostra una convivenza possibile con il virus. Inutile e fuori luogo il confronto con i pochissimi casi registrati nei mesi estivi del 2020 e 2021: c’era un altro virus, con un indice di infezione fino a 15 volte più basso. Va inoltre ricordato che l’80% dei positivi in ospedale sono ricoverati per altre ragioni cliniche e scoprono l’infezione al pronto soccorso.
Certo, colpisce il numero ancora elevato di decessi, ma «come sappiamo, affinché questo dato scenda servono ancora 15 giorni», spiega l’epidemiologo Donato Greco, ex componente del Cts e consulente dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sentito dall’Adnkronos. «Ancora una volta», ricorda, «i decessi riguardano persone con un’età media alta, 85 anni, e con più di tre patologie», persone fragili che dunque «vanno protette», come per ogni altra malattia, influenza in primis.
E mentre in Europa continuano a cadere le restrizioni, il nostro ministero della Salute è fisso solo sulla necessità della terza e quarta dose, senza considerare che, come ricordano gli esperti, l’immunità per le forme gravi di malattia da Covid, vero obiettivo sanitario in questa pandemia, è già stata raggiunta.
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A Vienna basta obbligo di quarantena: i positivi possono uscire con la Ffp2. Negli Stati federali tedeschi si valuta l’abolizione dell’obbligo vaccinale per i medici. Il nostro governo ha sempre indicato questi Paesi come esempio: ora non vuole copiarli.I numeri dicono che il virus sta regredendo anche con una socialità rimasta inalterata.Lo speciale contiene due articoli.Altro che Paesi da prendere a esempio per rigore nella lotta al Covid sulla pelle dei cittadini. Austria e Germania tolgono quarantene, mettono in discussione l’obbligo vaccinale per il personale sanitario, invece in Italia si continuano a isolare i sintomatici e a sospendere medici e infermieri non inoculati. C’è un vento contrario, dalle nostre parti, che respinge oltre frontiera le istanze di un ritorno definitivo alla normalità. Perfino tedeschi e austriaci, più volte additati come esempio di rigore nel perseguire i non vaccinati, hanno deciso aperture che il ministro della Salute, Roberto Speranza, nemmeno si sogna. Da ieri, in Austria non vige più l’obbligo di quarantena. Chi è risultato positivo al Covid esce di casa senza restrizioni e indossa la Ffp2 solo se non può rispettare il distanziamento fisico di due metri. Semaforo verde anche sui luoghi di lavoro, a patto che l’infetto tenga sul volto la mascherina con la protezione più alta. La decisione del ministro della Salute, Johannes Rauch (Verdi), riguarda anche la capitale che nei mesi scorsi aveva applicato misure ancora più rigide nei confronti dei non vaccinati. «Non possiamo vivere per anni questo livello di crisi legata alla pandemia», ha dichiarato Rauch, aggiungendo: «Abbiamo il vaccino, abbiamo i farmaci, le persone si ammalano con sintomi molto più lievi rispetto al passato». In Austria sono in calo, come in Italia, il numero dei positivi al tampone, così pure dei ricoveri in ospedale e in terapia intensiva. Per i contagiati resta ovviamente escluso l’accesso a ospedali, residenze per anziani, nelle strutture per l’infanzia, nelle scuole elementari e negli asili nido. Il ministro del Lavoro, Martin Kocher (Övp) ha annunciato misure per i lavoratori più fragili, che potranno essere esentati con un «certificato di rischio», se non si riuscirà a proteggerli negli uffici. In Italia, l’unica certezza è che fino al 31 dicembre rimane l’obbligo del vaccino anti Covid per medici e infermieri. E sul togliere la quarantena non è ancora stata emanata alcuna direttiva. Tutt’altra aria si respira in Stati federali tedeschi come la Baviera, dove a inizio luglio il ministro della Sanità Klaus Holetschek (Csu) aveva chiesto la fine anticipata dell’obbligo. O come sta accadendo nella Renania Settentrionale-Vestfalia (Nrw), dove il ministro della Salute Karl Josef Laumann (Cdu), ha già annunciato che vuole togliere l’imposizione per il personale sanitario considerato che «la vaccinazione non esclude l’infezione». Avete mai sentito l’omologo italiano affermare qualche cosa di simile? Perfino l’esponente di sinistra Ates Gürpinar ha dichiarato al quotidiano Welt che «continuare l’obbligo di vaccinazione per contenere la pandemia è inutile». La Federazione ospedaliera tedesca (Dkg), già si è espressa a favore della fine dell’obbligo di vaccinazione, che dovrebbe concludersi a fine anno come nel nostro Paese. «Secondo i dati attuali, non è sensato continuare così», sostiene il vicedirettore generale, Henriette Neumeyer. In Germania, il personale sanitario doveva mostrare di essere in regola con la vaccinazione entro lo scorso marzo e nella sola Renania Settentrionale-Vestfalia sono stati denunciati alle autorità 24.197 dipendenti o collaboratori di ospedali, cliniche, Rsa, non in regola. Tuttavia, secondo i dati del ministero della Salute, sono state applicate solo 1.479 sanzioni ed è stato vietato l’ingresso ad appena 66 lavoratori. Questo significa che i tedeschi, assai più lungimiranti, non hanno voluto ritrovarsi senza personale. Molte aziende sanitarie hanno detto chiaramente che non possono fare a meno dei dipendenti non vaccinati, questione emersa solo di recente in Italia e affermata a gran voce ancora da pochissimi dirigenti di Asl o governatori di Regione, in affanno perché senza medici e infermieri. In Assia, altro Land tedesco, a più di quattro mesi dall’introduzione dell’obbligo di vaccinazione contro il Covid per i dipendenti del settore sanitario, le autorità non hanno ancora imposto alcun divieto. Eppure, nella sola Francoforte, risultano 4.758 le persone segnalate al dipartimento sanitario perché non in regola con i requisiti vaccinali. Stessa situazione nel Baden-Württemberg, dove le autorità non hanno ancora imposto un divieto di attività o ingresso nei luoghi di lavoro per il personale non vaccinato. Secondo un’indagine di Bild am Sonntag tra tutti i 16 ministeri della Sanità tedeschi, sono stati identificati più di 190.000 operatori sanitari non vaccinati; tuttavia solo 70 divieti d’ingresso al lavoro sono stati emessi a livello nazionale. Ovvero in Renania settentrionale-Vestfalia (66 lavoratori preclusi dal lavoro), Bassa Sassonia e Brandeburgo (2 lavoratori ciascuno). In Baviera sono state identificate 56.000 persone senza prova di aver eseguito il ciclo vaccinale, ma non sono stati inflitti né divieti d’ingresso né multe. Medici e infermieri sono professionisti preziosi, che non vanno lasciati a casa solo perché non vaccinati contro il Covid. L’Italia, contrariamente alla Germania, non l’ha compreso subito, se ne sta accorgendo dopo troppi mesi e il conto lo stanno pagando centinaia di migliaia di pazienti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/austria-germania-eliminano-divieti-2657789436.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="casi-ancora-in-calo-londata-estiva-si-sta-esaurendo-senza-restrizioni" data-post-id="2657789436" data-published-at="1659418799" data-use-pagination="False"> Casi ancora in calo, l’ondata estiva si sta esaurendo (senza restrizioni) La curva dei contagi da Covid-19 continua il calo iniziato già due settimane fa. Senza grandi restrizioni e sostituendo l’obbligo con le raccomandazioni, l’ondata estiva, nonostante l’altissima contagiosità della variante Omicron, ha mantenuto decisamente basso l’impatto negli ospedali. Ieri si sono registrati 18.813 nuovi casi di Covid in Italia, a fronte dei 36.966 di domenica. Del resto anche il numero dei test, come accade nel weekend, è diminuito: 105.839 i tamponi processati rispetto ai 204.903 il giorno precedente. Il valore in grado di confrontare i dati, cioè il tasso di positività, segnala il trend, in calo, dal 18 al 17,8%. I decessi sono stati 121 in 24 ore (83, domenica). Negli ospedali, «dopo essere state recentemente interessate da due oscillazioni, le curve dell’occupazione dei reparti ordinari e delle terapie intensive a livello nazionale mostrano, tramite l’analisi delle differenze settimanali, di aver raggiunto il picco e sono all’inizio di una fase decrescente», sintetizza all’Ansa Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le applicazioni del calcolo «M.Picone», del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). «A livello regionale», prosegue, «le curve di occupazione dei reparti ordinari e delle terapie intensive sono quasi tutte in fase decrescente o di stasi, ad eccezione delle Marche e della Sardegna». Come si è sempre visto in questa ondata estiva, la maggiore contagiosità del virus si è accompagnata a una riduzione dei casi di polmonite grave. I ricoveri sono, infatti, aumentati di più nei reparti ordinari, rimanendo decisamente contenuti nelle terapie intensive. Se i posti occupati in «area non critica» da parte dei pazienti Covid in Italia è attualmente intorno al 16% - un punto percentuale in meno in 24 ore - resta invece stabile al 4% l’occupazione delle terapie intensive, secondo i dati diffusi ieri dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e relativi al 31 luglio 2022. Senza l’obbligo di mascherine quasi ovunque, a eccezione dei mezzi di trasporto e dei luoghi di cura, il ritorno a una socialità più diffusa, rispetto alle ultime due estati, dimostra una convivenza possibile con il virus. Inutile e fuori luogo il confronto con i pochissimi casi registrati nei mesi estivi del 2020 e 2021: c’era un altro virus, con un indice di infezione fino a 15 volte più basso. Va inoltre ricordato che l’80% dei positivi in ospedale sono ricoverati per altre ragioni cliniche e scoprono l’infezione al pronto soccorso. Certo, colpisce il numero ancora elevato di decessi, ma «come sappiamo, affinché questo dato scenda servono ancora 15 giorni», spiega l’epidemiologo Donato Greco, ex componente del Cts e consulente dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sentito dall’Adnkronos. «Ancora una volta», ricorda, «i decessi riguardano persone con un’età media alta, 85 anni, e con più di tre patologie», persone fragili che dunque «vanno protette», come per ogni altra malattia, influenza in primis. E mentre in Europa continuano a cadere le restrizioni, il nostro ministero della Salute è fisso solo sulla necessità della terza e quarta dose, senza considerare che, come ricordano gli esperti, l’immunità per le forme gravi di malattia da Covid, vero obiettivo sanitario in questa pandemia, è già stata raggiunta.
Insomma, Frey vuole mantenere Minneapolis una città santuario: un’amministrazione municipale, cioè, che si rifiuta di cooperare con le autorità federali nel contrasto all’immigrazione clandestina. Si tratta di una frenata, quella del sindaco, che contraddice in sostanza l’accordo concluso, lunedì, tra Trump e Walz: un accordo in base a cui le autorità locali del Minnesota avrebbero collaborato con gli agenti federali sull’immigrazione irregolare e, al contempo, Washington avrebbe ridotto le proprie forze presenti sul territorio. Non a caso, ieri Trump ha detto che, con l’arrivo di Tom Homan in Minnesota, l’Ice potrà avere un approccio «più rilassato».
Nel frattempo, martedì, durante un evento pubblico, la deputata dem del Minnesota, nonché feroce critica dell’Ice, Ilhan Omar, è stata raggiunta da un uomo che ha cercato di spruzzarle addosso un liquido ignoto: secondo gli inquirenti, pare si trattasse di aceto di mele. L’uomo, che ha precedenti penali per guida in stato d’ebbrezza, è stato arrestato con l’accusa di aggressione di terzo grado, mentre Trump ha lasciato intendere che, a suo parere, l’episodio sarebbe stato orchestrato ad arte, definendo la parlamentare una «truffatrice». Ricordiamo che la Omar, uscita illesa dall’accaduto, rappresenta l’ala sinistra del Partito democratico e che è una dei più irriducibili avversari del presidente americano.
Frattanto, il vicecapo dello staff della Casa Bianca, Stephen Miller, ha affermato che gli agenti federali «potrebbero non aver seguito» il protocollo corretto nel caso della sparatoria in cui è rimasto ucciso Alex Pretti. Nel mentre, gli agenti coinvolti in questa vicenda sono stati messi in congedo amministrativo per tre giorni: svolgeranno mansioni d’ufficio almeno fin quando l’inchiesta su questo caso non sarà conclusa. Dall’altra parte, Fox News ha rivelato che alcuni dei manifestati anti Ice arrestati lunedì sera dalla polizia di Maple Grove avrebbero dei precedenti penali. Uno di loro, Justin Neal Shelton, si dichiarò colpevole di rapina aggravata nel 2007, mentre nel 2020 fu condannato per possesso d’arma da fuoco dopo aver commesso un reato violento. Un altro, Abraham Nelson Coleman, ha subito condanne, nel 2003, per furto e danneggiamento di proprietà. Un altro ancora, John Linden Gribble, è stato condannato per guida in stato d’ebbrezza.
Non si placa frattanto la bufera attorno al segretario per la Sicurezza interna, Kristi Noem. Vari parlamentari dem hanno chiesto il suo impeachment, mentre dure critiche alla diretta interessata sono arrivate anche dai senatori repubblicani, Lisa Murkowski e Thom Tillis. Ieri, Trump ha difeso la Noem, bollando entrambi come dei «perdenti». Tuttavia sembra che, dietro le quinte, la fiducia del presidente verso di lei stia traballando. A certificarlo sta il fatto che, lunedì, Trump ha affidato le operazioni dell’Ice in Minnesota a Homan, scavalcando il Dipartimento per la Sicurezza interna. Non a caso, la Noem ha avuto, lunedì sera, un colloquio a porte chiuse con lo stesso Trump, che la Cnn ha definito «schietto».
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I vandalismi verso le città d’arte nemmeno. Per quanti crimini abbia commesso, uno straniero non può mai essere espulso. A Distopia regnano bizzarre figure, i cosiddetti Giudici amministratori, che fondono sia il potere legislativo sia quello giudiziario e che per un antico incantesimo, odiano il popolo e adorano gli stranieri. I poliziotti e un secondo tipo di uomini e donne d’armi chiamati carabinieri, a Distopia, possono essere aggrediti, è permesso insultarli, è permesso a sputare loro addosso. Se qualcuno stacca loro un dito con un morso, è punito con un buffetto. Se qualcuno li ferisce, possono difendersi instaurando una civile discussione. Se usano le armi anche solo per difendersi, sono duramente puniti, le armi le portano a scopo solamente ornamentale.
Se qualcuno li ferisce o li uccide, questo non è considerato grave e, soprattutto, se un altro poliziotto o carabiniere usa le armi per difendere un collega o un cittadino, è punito con pene draconiane, addirittura con anni di prigione, oltre che essere ridotto in miseria. A Distopia succede che i poliziotti e i carabinieri ne abbiano abbastanza. È evidente che, data la loro situazione, non possono fare scioperi, alle loro categorie non è permesso e, infatti, non ne fanno. Danno le dimissioni, tutti, tutti insieme.
E poi? Come fanno a mantenere le loro famiglie? Ma è evidente! Sono uomini forti, addestrati, sanno usare le armi. Conoscono il mondo della malavita, sanno come procurarsi le armi. Cominciano a fare furti e rapine, tanto le pene date per questi reati nella inesistente Repubblica di Distopia sono infinitesimali. Inoltre, nel caso qualcuno venga ferito o addirittura ucciso nell’esercizio delle funzioni di furto e rapina, a Distopia ottiene risarcimenti incredibili come mai da carabiniere o poliziotto si sarebbe sognato. Nel libro, i poliziotti e carabinieri diventati «cattivi» esercitano il loro nuovo mestiere di ladri e e rapinatori solo nei quartieri abbienti, non rapinano nelle metropolitane, non accoltellano sui treni regionali. I loro furti e le loro rapine avvengono solo nei quartieri alti, quelli dove vivono i Giudici amministratori. Non solo: diventano anche, cosa per carità sbagliatissima, giustizieri, come gli eroi della Marvel o della Dc Comics, anche loro con costumi fantastici e, quindi, ripuliscono le città.
I poliziotti sono vestiti da Spiderman e i carabinieri da Batman. Sto lavorando sul finale. Ci sono due possibilità. La prima è che Esmeralda e Reginaldo, figli rispettivamente di un poliziotto e di una carabiniera lei, di una poliziotta e di un carabiniere lui, trovano la grotta dove si nasconde il drago che ha fatto l’incantesimo che rende folli i Giudici amministratori, la distruggono e così liberano Distopia da tutti i suoi guai. Le istituzioni ricominciano ad amare i cittadini, gli stranieri tornano ai loro Paesi che aiuteranno a costruire e, una volta tornati a casa, Distopia torna a essere Utopia, il Paese del latte e del miele, quello che sempre avrebbe dovuto essere. L’altro finale alternativo potrebbe essere che Esmeralda e Reginaldo entrano in magistratura e la riformano, riportandola a un organo che amministra la giustizia non che impone distopie, ma mi sembra troppo fantastico. Il finale con il drago è più verosimile.
Si tratta di semplice opera di fantasia, assolutamente creativa, non è un’istigazione delinquere. Sto cercando un editore. Anche un produttore: il film potrebbe essere carino. Per chi fosse interessato, organizzo corsi di scrittura creativa, con in più un master gratuito sull’uso dell’ascia. È un ottimo strumento per spaccare la legna e non morire di freddo se e quando la nostra mamma Europa ci lascerà al gelo. Saper usare un’ascia è sempre utile. Just in case. Non si sa mai.
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