L’Austria blocca il nodo di Tarvisio. Il cane a sei zampe cerca le garanzie
Al valico di Tarvisio il gas proveniente dalla Russia resta bloccato. Con il passare dei giorni e delle ore però, risulta sempre più chiaro che a impedire il passaggio ci sia un impedimento burocratico piuttosto che una decisione politica. Il gas sarebbe fermo per via di alcune garanzie monetarie non fornite da Gazprom. Secondo quanto scritto da Eni: non ci sarebbero problemi tecnici sull’interruzione di fornitura perché il gas arriva fino all’Austria ma non può essere inviato in Italia a causa di un aggiornamento della normativa austriaca sulla quale Gazprom non ha ancora apposto la propria firma.
Ma l’amministratore delegato, Claudio Descalzi è stato anche più chiaro: «Il problema del gas russo che non transita da Tarvisio non è dovuto a fattori geopolitici» ha precisato. «È dovuto al fatto che Gazprom avrebbe dovuto dare una garanzia fisica in funzione del passaggio di questo gas al trasportatore che lo porta dall’Austria all’Italia, cosa che prima non c’era. Gazprom non ha pagato, quindi diventa difficile pensare che una società che vuole pagare in rubli possa mettere delle garanzie in euro per un passaggio», ha spiegato l’ad. Descalzi si è quindi offerto con Eni di risolvere il problema: «Noi stiamo vedendo come e se è possibile subentrare o al trasportatore o a Gazprom: si parla di 20 milioni di garanzie su miliardi di euro che passano. Quindi adesso vediamo se riusciamo a subentrare e facciamo questo sforzo monetario». Per chiarire definitivamente le responsabilità del blocco ha infine aggiunto: «Era una cosa che si poteva evitare. Ovviamente il gas è già in Austria in questo momento e non è nelle mani di Gazprom, è in Austria e in Germania».
Sul gas adesso c’è soprattutto un problema di flussi. L’Italia il gas adesso lo ha: «Nell’hub italiano costa tra i 140 e i 150 euro per megawattora, mentre al Ttf è a 180-200 euro» spiega Descalzi che chiarisce come la differenza sia dovuta al fatto che l’offerta in questo momento supera la domanda, anche gli stoccaggi sono pieni. Questi metri cubi in più che stiamo portando stanno andando verso mercati che hanno prezzi più attraenti e questo è un problema che dobbiamo risolvere». Il metodo potrebbe essere quello di riempire al 100% gli stoccaggi in modo da riuscire a mantenere dei picchi e coprire un periodo più lungo, ma ha aggiunto che è difficile essere positivi circa l’inverno: «Abbiamo fatto tutto il possibile per essere in una posizione positiva, ma siamo in una interconnessione globale. Questo vuol dire che se i prezzi sono altissimi e lo mettiamo in un hub il nostro gas ci sfugge».
La differenza di prezzo insomma potrebbe risultare fatale e gli stoccaggi fatti finora rischiano di andare a scaldare le case e ad alimentare le aziende di altri Paesi. «Ci sono delle variabili del sistema che non sono sotto controllo di nessuno» ha aggiunto l’amministratore delegato chiarendo che «non si possono chiudere le frontiere» e che «il contributo addizionale del gas russo che speriamo ritorni è fondamentale, 20 milioni di metri cubi al giorno che sono circa il 9-10% del supply che sta arrivando in Italia».
Infine, Descalzi ha ricordato l’importanza dei rigassificatori: «È importante che funzionino, come è importante che non ci siano problemi tecnici sulle produzioni in Algeria o in Egitto». Insomma, affinché l’inverno vada bene, nonostante le promesse, sono tante le cose che devono funzionare almeno quante sono tante le variabili.






