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2023-01-25
L'impressionante ascesa della China National Tobacco Corporation
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A differenza di queste tradizionali società Big Tobacco, l’impressionante ascesa di China Tobacco è passata sotto silenzio in gran parte del mondo. Tutto questo però sta cambiando rapidamente mentre la società si espande in modo aggressivo in nuovi Paesi come parte della controversa iniziativa Belt and Road di Pechino. I giornalisti dell'Occrp (Organized Crime and Corruption Reporting Project) in una recente inchiesta hanno descritto come l’azienda cinese ha perseguito una strategia di espansione che è eticamente dubbia e non di rado illegale. Anche se CNTC è diventata la più grande compagnia di sigarette al mondo, si sa relativamente poco del gigante cinese del tabacco che grazie ad una complicatissima rete si società satellite, joint venture e altre società, alcune con collegamenti a reti di contrabbando, ha letteralmente inondato i mercati illegalmente con i suoi marchi.
L’ascesa è iniziata nel 2015 quando il gigante statale Cntc ha sfruttato la Belt and Road: il gigantesco piano per lo sviluppo delle infrastrutture e del commercio cinese a livello globale e così China Tobacco, ha spinto in modo aggressivo le sue sigarette in nuovi mercati e ha ampliato la produzione di tabacco in altri Paesi. Per la dottoressa Judith Mackay, nemica giurata delle aziende Big Tobacco, esperta dell'industria globale delle sigarette: «I cinesi stanno cercando il dominio globale e un posto nel mondo». L'azienda cinese si è conquistata il favore dei consumatori anche attraverso la pubblicità e finanziando progetti comunitari in patria e all'estero, entrambi i quali violano gli impegni della Cina nei confronti della Convenzione quadro sul controllo del tabacco (Fctc), un trattato globale supervisionato dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
China National Tobacco Corporation ha copiato i modelli di sviluppo delle Big Tobacco Philip Morris International (Pmi), British American Tobacco (Bat), Imperial Brands e Japan Tobacco International (Jti) che negli anni sono state tutte colpite da una serie di scandali riguardanti il contrabbando e le attività pubblicitarie giudicate non etiche: «Come modello, si potrebbe sostenere che questo è proprio ciò che la Cina sta facendo ora e non è diverso da quello che hanno imparato dal resto del mondo», ha affermato Judith Mackay. Ma i cinesi hanno imparato bene la lezione tanto che secondo una stima del 2019 del suo più grande concorrente, PMI, «China Tobacco controlla circa il 45% del mercato globale delle sigarette e delle unità di tabacco riscaldato. Questa è una quota maggiore rispetto a Pmi, Bat, Jti e Imperial Brands». Poiché Cntc è interamente di proprietà statale, a differenza dei suoi concorrenti Big Tobacco, il suo successo mette il governo cinese nella scomoda posizione di lavorare direttamente contro i propri obblighi Fctc.
Ma come sempre sono i soldi a fare la differenza e China Tobacco è la quarta azienda più redditizia del Paese e già nel del 2017 un articolo pubblicato sulla rivista Global Public Health raccontava che la Cntc forniva già allora più dell'11% delle entrate fiscali statali della Cina e secondo Jennifer Fang, una delle autrici dell'articolo ed esperta del settore del tabacco in Asia presso la Simon Fraser University, l'attenzione di China Tobacco per le vendite interne spiega molto bene la mancanza di informazioni sulle attività in altri Paesi: «Il mercato principale di Cntc rimane in Cina e non è ben noto all'estero al di là della diaspora cinese. Penso che questo sia il motivo principale per cui è passato inosservato ai ricercatori, alle istituzioni, ai media, sul controllo del tabacco». La ricercatrice ha aggiunto: «Più approfondiamo, più ci rendiamo conto di quanto sia stata aggressiva la Cntc riguardo alla sua strategia di globalizzazione, poiché prende di mira materie prime, prodotti, sviluppo del marchio e operazioni». L’inchiesta dei giornalisti dell'Occrp ha svelato che le filiali della Cntc continuano a moltiplicarsi in tutto il mondo: «Alcune sono responsabili dell'acquisto di foglie di tabacco e della produzione di sigarette. Anche le filiali in Paesi come il Brasile e lo Zimbabwe sono diventate attori importanti nella coltivazione, e tutto questo a danno degli agricoltori locali. China Tobacco sta anche forgiando nuovi mercati, spesso paesi in cui i loro marchi non sono venduti legalmente». L'indagine dell'Occrp rivela anche come persone e aziende collegate al Cntc hanno consegnato sigarette ai contrabbandieri per essere vendute sul mercato nero in Europa e in America Latina: «È una strategia ben documentata che Pmi ha utilizzato in Colombia negli anni Novanta, quando le sue sigarette Marlboro hanno invaso illegalmente il mercato. Il governo ha quindi deciso di legalizzare e tassare il marchio Pmi. In questi giorni, la Colombia è piena di marchi come Golden Deer e Silver Elephant».
L’Italia non è certo immune ai traffici illeciti e il sospetto è che la Cntc possa usare la stessa tattica, incoraggiando la proliferazione di sigarette poco costose, che vengono contrabbandate nel paese o fabbricate illegalmente. Secondo Cosimo De Giorgi, ufficiale della Guardia di Finanza, «le sigarette si chiamano Regina, un nome legato alla tradizione italiana, alla lingua italiana e questo potrebbe anche essere un cavallo di Troia».
Le principali rotte globali delle reti di contrabbando
Come detto il traffico di tabacco è un'attività che genera profitti multimiliardari in tutto il mondo. Una delle principali rotte globali di contrabbando passa attraverso i Balcani dall'Europa orientale fino al Nord Africa, dove la totale mancanza di sicurezza, la dilagante corruzione, i confini porosi e la scarsa cooperazione tra i paesi hanno creato un terreno fertile per ogni commercio illecito. Come si legge nel report Ittp Nexus in Europe and Beyond nel 2017 più di 10 miliardi di sigarette prodotte nella zona di libero scambio di Jebel Ali negli Emirati Arabi Uniti sono state contrabbandate in Nord Africa direttamente o attraverso la Grecia e i Balcani. Di questi, quasi quattro miliardi sono stati spediti in Tunisia e due miliardi in Libia. Molte di queste sigarette sono state poi trafficate verso i mercati illeciti dell'Europa occidentale. La Libia grazie alla sua posizione strategica tra l'Europa meridionale, gli Stati del Golfo e il Sahel, è un centro di traffico attraente per i contrabbandieri. Il caotico contesto politico e di sicurezza del Paese ha compromesso lo stato di diritto, consentendo ai sindacati dell'Europa sudorientale e alla mafia italiana di distribuire sigarette illecite a livello locale e regionale. Come scrive Abdelkader Abderrahmane, ricercatore senior presso l’Osservatorio regionale della criminalità organizzata dell'Africa occidentale, progetto Enact, Istituto per gli studi sulla sicurezza (Iss): «I volumi di contrabbando trafficati in Nord Africa sono sconcertanti. Tra il 2014 e il 2018, oltre 20 milioni di confezioni di sigarette Cleopatra sono state prodotte ogni anno in Albania ed esportate in Libia. Una volta lì, sono stati contrabbandati attraverso il confine in Egitto. Nel 2015, le autorità greche hanno intercettato una nave da carico che trasportava 146 tonnellate di sigarette Cleopatra diretta in Libia. Solo nel 2016, 11,5 milioni di spedizioni di sigarette Cleopatra sono state esportate dall'Albania alla Libia attraverso Malta». Sempre a proposito di Libia si stima che 1,5 miliardi di sigarette siano state contrabbandate dalla Grecia nel 2017. E nel 2018, la dogana maltese ha sequestrato 37 milioni di sigarette contraffatte legate alla mafia italiana e destinate alla Libia. Ma è la Tunisia il luogo prediletto dai contrabbandieri, che spostano i loro carichi direttamente dall'Europa meridionale o dalla Libia. Tra il 2018 e il 2020, la dogana tunisina ha intercettato almeno 15 milioni di pacchetti di sigarette di contrabbando. La Tunisia pare non avere gli anticorpi necessari per contrastare i fenomeni criminali, visto che dalla caduta del presidente Zine El Abidine Ben Ali durante la rivoluzione del 2011 di fatto ha minato lo stato di diritto della Tunisia. I criminali non temono più la polizia o le forze di sicurezza mal equipaggiate, e di conseguenza il numero di contrabbandieri e trafficanti è aumentato come racconta il report di Kpmg Illicit cigarette consumption in the Eu, Uk, Norway and Switzerland (2021) nel quale si racconta di come i contrabbandieri «spesso vedono la cooperazione con i funzionari statali e i servizi di sicurezza come il modo più sicuro per garantire la loro protezione. Le informazioni e i pagamenti vengono scambiati per la possibilità di perseguire attività illegali». Altro aspetto rilevante relativo alla Tunisia è la differenza di prezzo tra marchi stranieri fabbricati localmente o autentici e le importazioni illegali. Poiché il governo tunisino ha il monopolio dell’industria del tabacco, il mercato è altamente regolamentato. Ma gli individui corrotti coinvolti nel mercato legale delle sigarette creano deliberatamente carenze di scorte, aumentando la domanda di fumo di contrabbando e contraffatto. Secondo Abdelkader Abderrahmanen «i trafficanti usano due metodi principali per contrabbandare sigarette verso e all'interno del Nord Africa. Dall'Europa meridionale e dai Balcani, le merci vengono solitamente trasportate in Libia da una nave da un porto marittimo, come Bar in Montenegro, utilizzando scartoffie fittizie». Secondo un contrabbandiere libico che ha parlato con i ricercatori del Enact «i trafficanti europei organizzano anche il trasbordo tra navi in mare nel Mediterraneo. Con l'aiuto delle milizie, i contrabbandieri libici scambiano la benzina con sigarette illecite e talvolta alcol o altri prodotti».
La rotta balcanica
A proposito di instabilità endemica non ci si può certo dimenticare dei Balcani che svolgono un ruolo significativo nel contrabbando di sigarette verso il Nord Africa. Il continuo ribollire di tensioni etnico-religiose e nei Balcani non ha fatto altro che indebolire lo stato di diritto, un fatto che ha consentito ai funzionari statali di partecipare alla criminalità organizzata, tra cui il traffico di sigarette, droga e armi, estorsioni e rapimenti. Queste rotte illegali delle sigarette sono rese più complesse dalla fabbrica della China Tobacco International Europe Company (Ctiec) costruita nel 2007 in Romania. L'industria funge da principale avamposto della Cina per l'espansione delle vendite a livello globale. Evidente come per la Ctiec, la Libia sia la porta d'accesso ai mercati africani ed europei. Nel 2021, due contrabbandieri e un alto dirigente Ctiec sono stati sorpresi a pianificare di trafficare un container di 17 tonnellate di sigarette dall'Italia attraverso la Libia. Per contrastare questi traffici servirebbe una più stretta cooperazione in materia di sicurezza tra i paesi europei in particolare i Balcani, la Libia e la Tunisia che oggi presenta gravi carenze. Nella situazione attuale, tuttavia, è altamente probabile che il contrabbando di sigarette continui indisturbato per tutto il Nord Africa, i Balcani e l'Europa sudorientale.
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La Cntc è la più grande azienda di tabacco al mondo e rappresenta quasi la metà della produzione mondiale di sigarette. Sostenuta dallo Stato, detiene una sorta di monopolio virtuale nel gigantesco mercato del tabacco cinese, il più grande del mondo, che vende più di Philip Morris, British American Tobacco, Imperial Brands e Japan Tobacco International messi insieme.A differenza di queste tradizionali società Big Tobacco, l’impressionante ascesa di China Tobacco è passata sotto silenzio in gran parte del mondo. Tutto questo però sta cambiando rapidamente mentre la società si espande in modo aggressivo in nuovi Paesi come parte della controversa iniziativa Belt and Road di Pechino. I giornalisti dell'Occrp (Organized Crime and Corruption Reporting Project) in una recente inchiesta hanno descritto come l’azienda cinese ha perseguito una strategia di espansione che è eticamente dubbia e non di rado illegale. Anche se CNTC è diventata la più grande compagnia di sigarette al mondo, si sa relativamente poco del gigante cinese del tabacco che grazie ad una complicatissima rete si società satellite, joint venture e altre società, alcune con collegamenti a reti di contrabbando, ha letteralmente inondato i mercati illegalmente con i suoi marchi.L’ascesa è iniziata nel 2015 quando il gigante statale Cntc ha sfruttato la Belt and Road: il gigantesco piano per lo sviluppo delle infrastrutture e del commercio cinese a livello globale e così China Tobacco, ha spinto in modo aggressivo le sue sigarette in nuovi mercati e ha ampliato la produzione di tabacco in altri Paesi. Per la dottoressa Judith Mackay, nemica giurata delle aziende Big Tobacco, esperta dell'industria globale delle sigarette: «I cinesi stanno cercando il dominio globale e un posto nel mondo». L'azienda cinese si è conquistata il favore dei consumatori anche attraverso la pubblicità e finanziando progetti comunitari in patria e all'estero, entrambi i quali violano gli impegni della Cina nei confronti della Convenzione quadro sul controllo del tabacco (Fctc), un trattato globale supervisionato dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms).China National Tobacco Corporation ha copiato i modelli di sviluppo delle Big Tobacco Philip Morris International (Pmi), British American Tobacco (Bat), Imperial Brands e Japan Tobacco International (Jti) che negli anni sono state tutte colpite da una serie di scandali riguardanti il contrabbando e le attività pubblicitarie giudicate non etiche: «Come modello, si potrebbe sostenere che questo è proprio ciò che la Cina sta facendo ora e non è diverso da quello che hanno imparato dal resto del mondo», ha affermato Judith Mackay. Ma i cinesi hanno imparato bene la lezione tanto che secondo una stima del 2019 del suo più grande concorrente, PMI, «China Tobacco controlla circa il 45% del mercato globale delle sigarette e delle unità di tabacco riscaldato. Questa è una quota maggiore rispetto a Pmi, Bat, Jti e Imperial Brands». Poiché Cntc è interamente di proprietà statale, a differenza dei suoi concorrenti Big Tobacco, il suo successo mette il governo cinese nella scomoda posizione di lavorare direttamente contro i propri obblighi Fctc.Ma come sempre sono i soldi a fare la differenza e China Tobacco è la quarta azienda più redditizia del Paese e già nel del 2017 un articolo pubblicato sulla rivista Global Public Health raccontava che la Cntc forniva già allora più dell'11% delle entrate fiscali statali della Cina e secondo Jennifer Fang, una delle autrici dell'articolo ed esperta del settore del tabacco in Asia presso la Simon Fraser University, l'attenzione di China Tobacco per le vendite interne spiega molto bene la mancanza di informazioni sulle attività in altri Paesi: «Il mercato principale di Cntc rimane in Cina e non è ben noto all'estero al di là della diaspora cinese. Penso che questo sia il motivo principale per cui è passato inosservato ai ricercatori, alle istituzioni, ai media, sul controllo del tabacco». La ricercatrice ha aggiunto: «Più approfondiamo, più ci rendiamo conto di quanto sia stata aggressiva la Cntc riguardo alla sua strategia di globalizzazione, poiché prende di mira materie prime, prodotti, sviluppo del marchio e operazioni». L’inchiesta dei giornalisti dell'Occrp ha svelato che le filiali della Cntc continuano a moltiplicarsi in tutto il mondo: «Alcune sono responsabili dell'acquisto di foglie di tabacco e della produzione di sigarette. Anche le filiali in Paesi come il Brasile e lo Zimbabwe sono diventate attori importanti nella coltivazione, e tutto questo a danno degli agricoltori locali. China Tobacco sta anche forgiando nuovi mercati, spesso paesi in cui i loro marchi non sono venduti legalmente». L'indagine dell'Occrp rivela anche come persone e aziende collegate al Cntc hanno consegnato sigarette ai contrabbandieri per essere vendute sul mercato nero in Europa e in America Latina: «È una strategia ben documentata che Pmi ha utilizzato in Colombia negli anni Novanta, quando le sue sigarette Marlboro hanno invaso illegalmente il mercato. Il governo ha quindi deciso di legalizzare e tassare il marchio Pmi. In questi giorni, la Colombia è piena di marchi come Golden Deer e Silver Elephant».L’Italia non è certo immune ai traffici illeciti e il sospetto è che la Cntc possa usare la stessa tattica, incoraggiando la proliferazione di sigarette poco costose, che vengono contrabbandate nel paese o fabbricate illegalmente. Secondo Cosimo De Giorgi, ufficiale della Guardia di Finanza, «le sigarette si chiamano Regina, un nome legato alla tradizione italiana, alla lingua italiana e questo potrebbe anche essere un cavallo di Troia».Le principali rotte globali delle reti di contrabbandoCome detto il traffico di tabacco è un'attività che genera profitti multimiliardari in tutto il mondo. Una delle principali rotte globali di contrabbando passa attraverso i Balcani dall'Europa orientale fino al Nord Africa, dove la totale mancanza di sicurezza, la dilagante corruzione, i confini porosi e la scarsa cooperazione tra i paesi hanno creato un terreno fertile per ogni commercio illecito. Come si legge nel report Ittp Nexus in Europe and Beyond nel 2017 più di 10 miliardi di sigarette prodotte nella zona di libero scambio di Jebel Ali negli Emirati Arabi Uniti sono state contrabbandate in Nord Africa direttamente o attraverso la Grecia e i Balcani. Di questi, quasi quattro miliardi sono stati spediti in Tunisia e due miliardi in Libia. Molte di queste sigarette sono state poi trafficate verso i mercati illeciti dell'Europa occidentale. La Libia grazie alla sua posizione strategica tra l'Europa meridionale, gli Stati del Golfo e il Sahel, è un centro di traffico attraente per i contrabbandieri. Il caotico contesto politico e di sicurezza del Paese ha compromesso lo stato di diritto, consentendo ai sindacati dell'Europa sudorientale e alla mafia italiana di distribuire sigarette illecite a livello locale e regionale. Come scrive Abdelkader Abderrahmane, ricercatore senior presso l’Osservatorio regionale della criminalità organizzata dell'Africa occidentale, progetto Enact, Istituto per gli studi sulla sicurezza (Iss): «I volumi di contrabbando trafficati in Nord Africa sono sconcertanti. Tra il 2014 e il 2018, oltre 20 milioni di confezioni di sigarette Cleopatra sono state prodotte ogni anno in Albania ed esportate in Libia. Una volta lì, sono stati contrabbandati attraverso il confine in Egitto. Nel 2015, le autorità greche hanno intercettato una nave da carico che trasportava 146 tonnellate di sigarette Cleopatra diretta in Libia. Solo nel 2016, 11,5 milioni di spedizioni di sigarette Cleopatra sono state esportate dall'Albania alla Libia attraverso Malta». Sempre a proposito di Libia si stima che 1,5 miliardi di sigarette siano state contrabbandate dalla Grecia nel 2017. E nel 2018, la dogana maltese ha sequestrato 37 milioni di sigarette contraffatte legate alla mafia italiana e destinate alla Libia. Ma è la Tunisia il luogo prediletto dai contrabbandieri, che spostano i loro carichi direttamente dall'Europa meridionale o dalla Libia. Tra il 2018 e il 2020, la dogana tunisina ha intercettato almeno 15 milioni di pacchetti di sigarette di contrabbando. La Tunisia pare non avere gli anticorpi necessari per contrastare i fenomeni criminali, visto che dalla caduta del presidente Zine El Abidine Ben Ali durante la rivoluzione del 2011 di fatto ha minato lo stato di diritto della Tunisia. I criminali non temono più la polizia o le forze di sicurezza mal equipaggiate, e di conseguenza il numero di contrabbandieri e trafficanti è aumentato come racconta il report di Kpmg Illicit cigarette consumption in the Eu, Uk, Norway and Switzerland (2021) nel quale si racconta di come i contrabbandieri «spesso vedono la cooperazione con i funzionari statali e i servizi di sicurezza come il modo più sicuro per garantire la loro protezione. Le informazioni e i pagamenti vengono scambiati per la possibilità di perseguire attività illegali». Altro aspetto rilevante relativo alla Tunisia è la differenza di prezzo tra marchi stranieri fabbricati localmente o autentici e le importazioni illegali. Poiché il governo tunisino ha il monopolio dell’industria del tabacco, il mercato è altamente regolamentato. Ma gli individui corrotti coinvolti nel mercato legale delle sigarette creano deliberatamente carenze di scorte, aumentando la domanda di fumo di contrabbando e contraffatto. Secondo Abdelkader Abderrahmanen «i trafficanti usano due metodi principali per contrabbandare sigarette verso e all'interno del Nord Africa. Dall'Europa meridionale e dai Balcani, le merci vengono solitamente trasportate in Libia da una nave da un porto marittimo, come Bar in Montenegro, utilizzando scartoffie fittizie». Secondo un contrabbandiere libico che ha parlato con i ricercatori del Enact «i trafficanti europei organizzano anche il trasbordo tra navi in mare nel Mediterraneo. Con l'aiuto delle milizie, i contrabbandieri libici scambiano la benzina con sigarette illecite e talvolta alcol o altri prodotti».La rotta balcanicaA proposito di instabilità endemica non ci si può certo dimenticare dei Balcani che svolgono un ruolo significativo nel contrabbando di sigarette verso il Nord Africa. Il continuo ribollire di tensioni etnico-religiose e nei Balcani non ha fatto altro che indebolire lo stato di diritto, un fatto che ha consentito ai funzionari statali di partecipare alla criminalità organizzata, tra cui il traffico di sigarette, droga e armi, estorsioni e rapimenti. Queste rotte illegali delle sigarette sono rese più complesse dalla fabbrica della China Tobacco International Europe Company (Ctiec) costruita nel 2007 in Romania. L'industria funge da principale avamposto della Cina per l'espansione delle vendite a livello globale. Evidente come per la Ctiec, la Libia sia la porta d'accesso ai mercati africani ed europei. Nel 2021, due contrabbandieri e un alto dirigente Ctiec sono stati sorpresi a pianificare di trafficare un container di 17 tonnellate di sigarette dall'Italia attraverso la Libia. Per contrastare questi traffici servirebbe una più stretta cooperazione in materia di sicurezza tra i paesi europei in particolare i Balcani, la Libia e la Tunisia che oggi presenta gravi carenze. Nella situazione attuale, tuttavia, è altamente probabile che il contrabbando di sigarette continui indisturbato per tutto il Nord Africa, i Balcani e l'Europa sudorientale.
Pensata per i bambini, fa felici i grandi. Ecco una preparazione sfiziosa per rallegrare un pranzo, una cena veloce tra amici (basta un’ottima insalata d’accompagno e il gioco è fatto), per dare al pollo il giusto posto a tavola. Sappiate che potete fare questi bocconcini filanti in forno (180 gradi statico pre-riscaldato e dopo una quindicina di minuti saranno pronti) fritti, oppure, come abbiamo fatto noi, in friggitrice ad aria (ci vogliono una ventina di minuti). Per il resto tutto molto semplice, ma alla fine un trionfo di gusto croccante.
Ingredienti – 8 fette sottili di petto di pollo, 8 fette di prosciutto cotto, 8 fette di scamorza o altro formaggio a pasta filata, 3 uova, 60 gr di farina, 100 gr di pangrattato, olio per frittura se del caso oppure olio per friggitrice ad aria spray, olio extravergine, sale e pepe qb.
Procedimento – Battete col batticarne le fette di pollo e una volta ben spianate salatele appena, mettete un pizzico di pepe e farcitele con una fetta di prosciutto cotto e una di scamorza. Arrotolatele a involtino e fissatele con uno stecchino. Ora battete le uova in una ciotola con un po’ di sale e pepe. In due piatti distinti sistemate la farina e il pangrattato. Passate nella farina gli involtini, poi nell’uovo, poi nel pangrattato, di nuovo nell’uovo e in ultimo ancora nel pangrattato. Dovete fare agli involtini il cappotto come si dice in gergo! Ora cuocete secondo il metodo che avete scelto. Se in forno sistemateli su una placca foderata da carta forno e irrorateli con po’ di olio extravergine di oliva, se nella friggitrice ad aria sistemateli nel cestello e spruzzateli con l’olio apposito, se fritti fate scaldare il grasso in una padella e procedete come con qualsiasi frittura.
Come fa divertire i bambini – Fatevi aiutare nei diversi passaggi d’impanatura.
Abbinamento – In omaggio ai 400 anni di Francesco Redi abbiamo scelto un Chianti Superiore del Valdarno. Vanno benissimo un rosso di Montepulciano, un Rosso Piceno, ma anche un ottimo Pere e’ Palummo campano o una Schiava altoatesina. Altrimenti optate per una bollicina.
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Donald Trump (Ansa)
«Sulla base di un’analisi approfondita, dettagliata e completa...», scrive Donald Trump e l’economia internazionale trattiene il fiato. Annuncia la nuova tariffa globale che sale dal 10 al 15%, «con effetto immediato». Un aumento deciso - spiega il presidente - per rimediare a decenni in cui molti Paesi hanno «derubato» gli Stati Uniti. Promette ulteriori tariffe «legalmente ammissibili» nei prossimi mesi, lasciando intendere che le nuove aliquote potrebbero non essere il capolinea, ma solo una stazione intermedia. La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, nelle intenzioni avrebbe dovuto riportare ordine. Nella pratica, ha avuto l’effetto di scuotere il tavolo mentre sopra c’erano ancora le carte.
Il risultato è una situazione che gli operatori descrivono con una parola molto efficace: caos. Accordi firmati che rischiano di essere reinterpretati prima ancora di entrare a regime. Le aziende, che per loro natura preferiscono i calendari alle sorprese, si trovano a pianificare esportazioni come si organizza un viaggio in una zona sismica: pronti a cambiare strada da un momento all’altro. In teoria il nuovo prelievo non si applicherà ai prodotti già soggetti a tariffe settoriali, né a quelli provenienti dai partner nordamericani, e prevede eccezioni sensibili, come per il farmaceutico. In pratica, ogni esclusione genera una nuova domanda, ogni chiarimento ne richiede un altro. È l’effetto domino della regolazione commerciale contemporanea: una norma non chiude, ma apre scenari. Così il commercio internazionale entra in una dimensione curiosa, una specie di presente continuo dove tutto è provvisorio. Non c’è più la certezza - costosa ma rassicurante - delle regole stabili. C’è una sequenza di decisioni adattive, ciascuna delle quali obbliga imprese e governi a ricalcolare le proprie mosse. Per l’Unione europea il problema non è tanto il livello del dazio - quel 15% era già stato messo in conto nell’accordo siglato con Washington - quanto la sua natura mutevole. Se il quadro giuridico cambia mentre gli accordi sono ancora caldi di firma, diventa difficile capire quali condizioni resteranno in piedi e per quanto. Bruxelles attende chiarimenti, convoca riunioni straordinarie, aggiorna dossier. Per domani è previsto il voto dell’Europarlamento sull’accordo siglato la scorsa estate da Ursula von der Leyen. A questo punto c’è da chiedersi: che cosa si vota?
Le imprese, molto meno filosoficamente, cercano di capire se spedire o aspettare. Dai produttori di vino italiani ai gruppi chimici tedeschi, il timore è «l’effetto boomerang»: mesi di adattamento a nuove regole che rischiano di essere riscritte mentre sono ancora in fase di applicazione.
Un dazio, infatti, si può incorporare nei prezzi. Un dazio che cambia forma, durata e motivazione nel giro di settimane è un’altra cosa: diventa un fattore di instabilità strutturale.
Le catene globali del valore - costruite in trent’anni di integrazione - funzionano come orologi: precise, interdipendenti, allergiche agli scossoni. Ogni variazione improvvisa obbliga a ripensare forniture, logistica, investimenti. E quando le decisioni politiche viaggiano più veloci delle merci, l’economia rallenta per prudenza. In questo contesto, l’intervento di Fabio Panetta, al congresso Assiom Forex, suona come una nota di metodo in mezzo al frastuono. Il governatore della Banca d’Italia invita a non arrendersi alla frammentazione e a non archiviare con troppa leggerezza quel multilateralismo che ha sostenuto la crescita globale del dopoguerra.
Non entra nello scontro istituzionale americano - troppo presto per valutarne gli effetti - ma richiama il punto essenziale: l’economia mondiale sta cambiando rapidamente, sospinta dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale, e proprio per questo avrebbe bisogno di più cooperazione, non di meno. Da una parte c’è la politica commerciale che accelera, fatta di decisioni rapide, aggiustamenti continui, annunci immediati. Dall’altra c’è l’economia reale, che per funzionare ha bisogno di tempo, fiducia e prevedibilità. È lo scarto tra queste due velocità a generare l’incertezza che oggi preoccupa imprese e governi più dei dazi stessi. Perché l’economia mondiale può sopravvivere a molti aumenti di dazi, ma fatica molto di più a sopravvivere alla perdita delle regole comuni che l’hanno fatta crescere.
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Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi (Ansa)
All’evento «Non c’è sì-curezza senza giustizia» gli ospiti d’onore sono il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il ministro degli Interni Matteo Piantedosi. Per Fratelli d’Italia presenti i capigruppo alla Camera e al Senato, Galeazzo Bignami e Lucio Malan e poi Giovanni Donzelli, Augusta Montaruli e Elisabetta Gardini. La mattinata si è aperta con un video del premier Giorgia Meloni. Poi le interviste/dibattito con i due ministri Nordio e Piantedosi.
«Il referendum è un voto di merito sulla riforma. I governi si valutano nelle sedi e nei tempi propri», ha ribadito il ministro dell’Interno escludendo «scossoni istituzionali» a prescindere dall’esito del voto. Sul tema del rapporto tra polizia giudiziaria ha chiarito: «Sfido chiunque a indicare dove, nel testo costituzionale, sia previsto anche indirettamente un simile assetto. Non si incide sul rapporto tra polizia giudiziaria e autorità giudiziaria, che resta saldo e rappresenta una ricchezza del nostro ordinamento». Per quanto riguarda i toni della campagna ammonisce velatamente il suo collega Nordio quando dice: «Dobbiamo puntare sulla forza della ragione e non commettere falli di reazione rispetto alle provocazioni che arrivano da alcune parti. È legittimo che nel Paese ci sia chi sostiene il Sì e chi il No, ma il confronto deve restare nel merito».
Piantedosi ha parlato anche di immigrazione lamentando che «alcuni magistrati non fanno mistero di avere una posizione in qualche modo sfavorevole, concettualmente sfavorevole, non alle leggi ma alla filosofia del contrasto all’immigrazione irregolare». Il numero uno del Viminale ha parlato di «filosofia immigrazionista, legittima a livello di politica, di opinione pubblica, ma non si può immaginare che possa essere quella di un giudice». «Alcuni sono ben noti», ha proseguito, «altri hanno nomi ben precisi e hanno avuto anche l’accortezza di dire che in qualche modo ha chiesto la collocazione personale proprio nelle Sezioni specializzate, che curano questa materia proprio per intervenire in maniera che poi abbiamo visto in casi specifici. È così, noi l’abbiamo verificato», la sua grave accusa.
All’evento interviene anche Nordio. «La riforma tende anche a liberare le energie di tutti magistrati bravi, preparati e operosi che non essendo iscritti alla corrente fino adesso non hanno nessuna possibilità di assumere incarichi apicali». Sui toni usati nei giorni precedenti, Nordio spiega di non pentirsi «perché io non li ho mai inaspriti (i toni), a suo tempo mi sono limitato a citare quello che avevano detto altri. Nel complesso delle polemiche che sono state accese da varie parti, abbiamo condiviso e ringraziato il presidente Mattarella perché con il suo intervento speriamo, e siamo certi anzi, che i toni saranno ricondotti nell’ambito fisiologico della dialettica dei contenuti». E poi: «Parleremo del contenuto di questa riforma sperando che non ci diano degli eversori, anticostituzionalisti, piduisti, mafiosi o altro, ma semplicemente che si possano analizzare gli elementi di un codice di una riforma costituzionale che si inserisce nel percorso iniziato 40 anni fa da un eroe della Resistenza che era Giuliano Vassalli». Su Gratteri «non sono mai stato in lite, anzi» assicura. «Ogni volta che lo vedo, ci scambiamo la mano e qualche volta anche baci e abbracci. Lui ha un carattere un po’ fumino e un modo di esprimersi pittoresco che non è il mio. Però, quando si esagera con gli aggettivi bisogna anche cercare di abbassare i toni». Il padrone di casa è Galeazzo Bignami, Bologna la sua città. «Non c’è sicurezza senza giustizia e non c’è giustizia senza il coraggio di mantenere gli impegni presi con i cittadini», ha esordito aprendo l’incontro. «Il nostro interesse non è alimentare scontri o contrapposizioni, né costringere le nostre bravissime forze dell’ordine a dover difendere il diritto di tutti a parlare e manifestare. Abbiamo quindi ritenuto, pur sapendo che sarebbe stato più penalizzante in termini di partecipazione, di svolgere l’incontro in questa struttura, garantendo maggiore controllo e tranquillità. A noi interessa confrontarci nel merito». Quanto al referendum «se Bologna risponde così, e se l’Emilia-Romagna risponde così, credo che potremo avere soddisfazioni». Inevitabile affrontare l’argomento del Cpr a Bologna e a margine risponde: «È chiaro che dobbiamo farlo nel dialogo con le istituzioni e abbiamo apprezzato l’apertura del presidente Michele de Pascale. Per il governo la cosa migliore è trovare un accordo con i territori però è altrettanto importante introdurre questi strumenti dove c’è bisogno» e «noi riteniamo che Bologna sia un luogo utile».
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Eni inizia l’export di Gnl dal Congo. La Francia riduce gli obiettivi green. Alla conferenza Iea gli Usa minacciano l’abbandono. Scende il prezzo del rame. La Libia taglia le forniture di benzina dalla Russia.