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2021-12-15
Animali selvatici, ecco dove ammirarli in Italia
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Quando si parla di animali selvatici si pensa subito a luoghi come l’Australia o l’Africa. Eppure non è necessario andare così lontano per avvistarne di stupendi. Anzi: rimanendo in Italia, si possono organizzare dei viaggi a tema indimenticabili.
Non è raro che uomini e donne di città che si recano in Val d’Orcia, per esempio, lancino esclamazioni di meraviglia di fronte a un tasso, a un capriolo o a un cinghiale che attraversa loro la strada (evento non raro, peraltro). Non si tratterà di leoni o pinguini, ma per i “metropolitani” si tratta di eventi tutt’altro che scontati. Del resto, se è vero che ormai i cinghiali abitano anche le grandi città (vedi Roma), non c’è da stupirsi che tra colli e boschi incontaminati si nasconda questo e altro.
Ma a chi è indicato un viaggio alla scoperta degli animali selvatici nostrani? A tutti. Lavoratori stressati, bambini di città e persone che hanno bisogno di rifugiarsi nella natura: chi non trae beneficio dall’osservare un falco in volo o un gruppo di fenicotteri? Gli animali ci rimettono in contatto con la nostra parte selvaggia, fin troppo addomesticata da una quotidianità restrittiva.
Un viaggio di questo genere, inoltre, permette di tenere i cinque sensi costantemente accesi: si respira aria pura, si aguzzano soprattutto vista e udito e si ha la possibilità di tornare alle nostre radici di esseri umani.
Segue un viaggio tra alcune regioni italiane che permettono tutto questo, fatta la necessaria premessa che ciascuna regione vanta specie endemiche molto spesso sconosciute ai più.
Abruzzo

iStock
L’Abruzzo è forse il primo luogo che viene in mente quando si parla dell’accoppiata animali selvatici-Italia. Orsi marsicani, camosci, cervi, martore… Poche altre regioni sono così selvagge, tanto che in alcuni punti sembra che l’essere umano sia semplicemente un ospite, non sempre troppo gradito.
Da dove partire? In Abruzzo esistono ben tre Parchi Nazionali (oltre a decine di riserve e oasi). Uno di questi è Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, casa prediletta di lupi, linci e caprioli (solo per fare qualche esempio).
Il borgo di Civitella Alfedena (AQ), per esempio, ospita l’Area Faunistica del Lupo Appenninico, una grande zona recintata che ospita alcuni esemplari di questa specie. Una semilibertà dovuta alle condizioni in cui questi mammiferi sono stati trovati. La particolarità consiste nel fatto che è possibile vederli circolare, con il loro tipico avanti e indietro, da diversi punti del paese.
Sempre a Civitella è possibile visitare il Museo del Lupo Appenninico, che spiega per filo e per segno (e in maniera piacevolmente facile) storia e caratteristiche di questo animale, che ancora, ingiustamente, inquieta molti.
Per qualunque informazione, scrivere a lupo.civitella@parcoabruzzo.it o chiamare lo 0864/890141.
Altro posto dove avvistare animali selvatici abruzzesi è Villetta Barrea (AQ): qui i cervi camminano in libertà, sia a bordo del lago che intorno al paese. Vederli dal vivo è uno spettacolo, anche perché la convivenza con gli esseri umani è pacifica, anche se ovviamente bisogna evitare di disturbarli.
Dormire e mangiare
- Affittacamere L’Airone, Via le Foci, 67030 Villetta Barrea – posizione di tutto rispetto.
- Ristorante La Poiana, Località Masseria, 67030 Barrea (AQ) – piatti tipici con un tocco innovativo.
Valle d'Aosta e Piemonte

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Simbolo del Parco Nazionale del Gran Paradiso, che si estende tra le due regioni del Nord Italia, è lo stambecco. Non è facilissimo avvistarlo, ma qualche accortezza può facilitare.
Pare che Cogne, considerato il vero e proprio ingresso del Parco, sia il luogo ideale. In particolare, salendo al Rifugio Sella si hanno molte più probabilità, anche se si tratta di una bella escursione di circa tre ore partendo da Valnontey. È richiesto un minimo di allenamento, ma vedere (soprattutto di sera e al mattino presto) marmotte e stambecchi è sicuramente un’esperienza unica.
Da fare durante le stagioni di mezzo.
Per avere informazioni, telefonare allo (011)-8606233 o scrivere a info@pngp.it
Dormire e mangiare
- Hotel De La Tor, Rue Dottor Grappein 76, 11012 Cogne – bella vista e ottima cucina.
- La Brasserie du Bon Bec, Via Bourgeois, 72, 11012 Cogne AO – la fonduta di fontina è un must.
Puglia

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Un tour assolutamente da fare è quello per avvistare i delfini a Taranto. Questo simpaticissimo mammifero è solo uno dei tanti motivi per venire in questa zona: dal cibo al mare turchese, dai borghi della Valle d’Itria alle tradizioni ancora vive, sono tanti gli input che invitano all’esplorazione del Tarantino, compresi i suoi animali selvatici.
Il Jonian Dolphin Conservation è un’organizzazione scientifica che si occupa di studiare i cetacei nel Golfo di Taranto. Il suo scopo è quello di rendere consapevoli le persone che in Italia esistono ancora i cetacei e, soprattutto, che vanno tutelati.
Per prenotare un’escursione in mare con loro, bisogna telefonare al +39 0994706269 o scrivere a areaprogetti@joniandolphin.it
Dormire e mangiare
- Hotel Europa, Via Roma 2, 74123 Taranto – elegante 4 stelle nel centro della città.
- Trattoria L’Orologio, Viale Duca D'Aosta, 27, Taranto – Locale tradizione, dalla cucina tanto semplice quanto buona.
Sardegna

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La Sardegna è un’altra regione privilegiata per l’osservazione di animali selvatici: testuggini, gatti selvatici, donnole... E fenicotteri, gli affascinanti volatili rosa che ormai ritroviamo riprodotti su tazze e gadget di ogni tipo.
Gli stagni e le paludi dell’Oristanese sono il loro habitat privilegiato. In realtà, i fenicotteri rosa si trovano sparsi per la Sardegna (se ne possono vedere anche a Cagliari), ma segnandosi gli stagni di Cabras, di Santa Giusta, di S’Ena Arrubia, di Sale ‘e Porcus e la laguna di Mistras si va sul sicuro.
Il periodo ottimale è giugno, ma tanto vale preparare il viaggio con un certo anticipo.
Dormire e mangiare
- Red Ginger, 35 Via Lombardia, 09170 Oristano – alloggi accessoriati e centrali.
- Trattoria Portixedda, Vicolo Solferino, 6, 09170 Oristano OR – pesce fresco e di qualità.
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Dalla Valle d'Aosta alla Puglia, passando per Piemonte, Abruzzo e Sardegna, ecco un itinerario da percorrere alla scoperta di luoghi dove avvistare specie selvatiche, dai tassi ai caprioli, fino a falchi e fenicotteri.Lo speciale contiene un articolo e un itinerario di quattro tappe.Quando si parla di animali selvatici si pensa subito a luoghi come l’Australia o l’Africa. Eppure non è necessario andare così lontano per avvistarne di stupendi. Anzi: rimanendo in Italia, si possono organizzare dei viaggi a tema indimenticabili. Non è raro che uomini e donne di città che si recano in Val d’Orcia, per esempio, lancino esclamazioni di meraviglia di fronte a un tasso, a un capriolo o a un cinghiale che attraversa loro la strada (evento non raro, peraltro). Non si tratterà di leoni o pinguini, ma per i “metropolitani” si tratta di eventi tutt’altro che scontati. Del resto, se è vero che ormai i cinghiali abitano anche le grandi città (vedi Roma), non c’è da stupirsi che tra colli e boschi incontaminati si nasconda questo e altro.Ma a chi è indicato un viaggio alla scoperta degli animali selvatici nostrani? A tutti. Lavoratori stressati, bambini di città e persone che hanno bisogno di rifugiarsi nella natura: chi non trae beneficio dall’osservare un falco in volo o un gruppo di fenicotteri? Gli animali ci rimettono in contatto con la nostra parte selvaggia, fin troppo addomesticata da una quotidianità restrittiva. Un viaggio di questo genere, inoltre, permette di tenere i cinque sensi costantemente accesi: si respira aria pura, si aguzzano soprattutto vista e udito e si ha la possibilità di tornare alle nostre radici di esseri umani.Segue un viaggio tra alcune regioni italiane che permettono tutto questo, fatta la necessaria premessa che ciascuna regione vanta specie endemiche molto spesso sconosciute ai più.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/animali-selvatici-ecco-dove-ammirarli-in-italia-2656027271.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="abruzzo" data-post-id="2656027271" data-published-at="1639499594" data-use-pagination="False"> Abruzzo iStock L’Abruzzo è forse il primo luogo che viene in mente quando si parla dell’accoppiata animali selvatici-Italia. Orsi marsicani, camosci, cervi, martore… Poche altre regioni sono così selvagge, tanto che in alcuni punti sembra che l’essere umano sia semplicemente un ospite, non sempre troppo gradito.Da dove partire? In Abruzzo esistono ben tre Parchi Nazionali (oltre a decine di riserve e oasi). Uno di questi è Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, casa prediletta di lupi, linci e caprioli (solo per fare qualche esempio).Il borgo di Civitella Alfedena (AQ), per esempio, ospita l’Area Faunistica del Lupo Appenninico, una grande zona recintata che ospita alcuni esemplari di questa specie. Una semilibertà dovuta alle condizioni in cui questi mammiferi sono stati trovati. La particolarità consiste nel fatto che è possibile vederli circolare, con il loro tipico avanti e indietro, da diversi punti del paese.Sempre a Civitella è possibile visitare il Museo del Lupo Appenninico, che spiega per filo e per segno (e in maniera piacevolmente facile) storia e caratteristiche di questo animale, che ancora, ingiustamente, inquieta molti.Per qualunque informazione, scrivere a lupo.civitella@parcoabruzzo.it o chiamare lo 0864/890141.Altro posto dove avvistare animali selvatici abruzzesi è Villetta Barrea (AQ): qui i cervi camminano in libertà, sia a bordo del lago che intorno al paese. Vederli dal vivo è uno spettacolo, anche perché la convivenza con gli esseri umani è pacifica, anche se ovviamente bisogna evitare di disturbarli.Dormire e mangiareAffittacamere L’Airone, Via le Foci, 67030 Villetta Barrea – posizione di tutto rispetto.Ristorante La Poiana, Località Masseria, 67030 Barrea (AQ) – piatti tipici con un tocco innovativo. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/animali-selvatici-ecco-dove-ammirarli-in-italia-2656027271.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="valle-d-aosta-e-piemonte" data-post-id="2656027271" data-published-at="1639499594" data-use-pagination="False"> Valle d'Aosta e Piemonte iStock Simbolo del Parco Nazionale del Gran Paradiso, che si estende tra le due regioni del Nord Italia, è lo stambecco. Non è facilissimo avvistarlo, ma qualche accortezza può facilitare.Pare che Cogne, considerato il vero e proprio ingresso del Parco, sia il luogo ideale. In particolare, salendo al Rifugio Sella si hanno molte più probabilità, anche se si tratta di una bella escursione di circa tre ore partendo da Valnontey. È richiesto un minimo di allenamento, ma vedere (soprattutto di sera e al mattino presto) marmotte e stambecchi è sicuramente un’esperienza unica.Da fare durante le stagioni di mezzo.Per avere informazioni, telefonare allo (011)-8606233 o scrivere a info@pngp.itDormire e mangiareHotel De La Tor, Rue Dottor Grappein 76, 11012 Cogne – bella vista e ottima cucina.La Brasserie du Bon Bec, Via Bourgeois, 72, 11012 Cogne AO – la fonduta di fontina è un must. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/animali-selvatici-ecco-dove-ammirarli-in-italia-2656027271.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="puglia" data-post-id="2656027271" data-published-at="1639499594" data-use-pagination="False"> Puglia iStock Un tour assolutamente da fare è quello per avvistare i delfini a Taranto. Questo simpaticissimo mammifero è solo uno dei tanti motivi per venire in questa zona: dal cibo al mare turchese, dai borghi della Valle d’Itria alle tradizioni ancora vive, sono tanti gli input che invitano all’esplorazione del Tarantino, compresi i suoi animali selvatici.Il Jonian Dolphin Conservation è un’organizzazione scientifica che si occupa di studiare i cetacei nel Golfo di Taranto. Il suo scopo è quello di rendere consapevoli le persone che in Italia esistono ancora i cetacei e, soprattutto, che vanno tutelati.Per prenotare un’escursione in mare con loro, bisogna telefonare al +39 0994706269 o scrivere a areaprogetti@joniandolphin.itDormire e mangiareHotel Europa, Via Roma 2, 74123 Taranto – elegante 4 stelle nel centro della città.Trattoria L’Orologio, Viale Duca D'Aosta, 27, Taranto – Locale tradizione, dalla cucina tanto semplice quanto buona. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/animali-selvatici-ecco-dove-ammirarli-in-italia-2656027271.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="sardegna" data-post-id="2656027271" data-published-at="1639499594" data-use-pagination="False"> Sardegna iStock La Sardegna è un’altra regione privilegiata per l’osservazione di animali selvatici: testuggini, gatti selvatici, donnole... E fenicotteri, gli affascinanti volatili rosa che ormai ritroviamo riprodotti su tazze e gadget di ogni tipo.Gli stagni e le paludi dell’Oristanese sono il loro habitat privilegiato. In realtà, i fenicotteri rosa si trovano sparsi per la Sardegna (se ne possono vedere anche a Cagliari), ma segnandosi gli stagni di Cabras, di Santa Giusta, di S’Ena Arrubia, di Sale ‘e Porcus e la laguna di Mistras si va sul sicuro.Il periodo ottimale è giugno, ma tanto vale preparare il viaggio con un certo anticipo.Dormire e mangiareRed Ginger, 35 Via Lombardia, 09170 Oristano – alloggi accessoriati e centrali.Trattoria Portixedda, Vicolo Solferino, 6, 09170 Oristano OR – pesce fresco e di qualità.
(Getty Images)
Il nodo ha un nome e un cognome: Sinochem. Primo azionista con il 37% del capitale, quota robusta, presenza ingombrante, nazionalità cinese. L’arrivo in Pirelli è datato 2015 quando ancora si chiamava ChemChina e l’Italia guardava a Pechino come al bancomat globale e non come al concorrente sistemico. Altri tempi. Oggi lo scenario è capovolto: l’alleato americano diffida, l’Unione europea prende appunti e Palazzo Chigi deve scegliere. In attesa, Pirelli continua a vendere negli Stati Uniti i suoi pneumatici «intelligenti», che servono a migliorare la precisione di guida con le informazioni che mandano a chi sta al volante. Ed è proprio qui che Washington ha messo il lucchetto: niente hardware e software riconducibili a interessi cinesi.
Pirelli senza cervello tecnologico non è più Pirelli.
Negli ultimi mesi, raccontano fonti ben informate, i funzionari americani hanno fatto sapere a Roma che il tempo delle ambiguità è finito. Il governo italiano valuta. Valuta un nuovo intervento, valuta una stretta, valuta soprattutto quanto sia sostenibile tenere insieme tutto. Perché la partita non è solo industriale, è politica. Sinochem non è un’azienda qualsiasi. È un gruppo controllato dallo Stato cinese, figlio della fusione con ChemChina avvenuta nel 2021. Ogni mossa ha inevitabilmente un riflesso diplomatico.
Ed è qui che il gioco si fa delicato. Roma non vuole uno scontro con Pechino, ma non può permettersi di perdere Washington. Un equilibrio delicato, quasi da funamboli, mentre sotto c’è il vuoto del mercato globale. Il management di Pirelli ha provato a chiudere la questione in modo ordinato. Ha presentato opzioni, ha suggerito vie d’uscita, ha lasciato intendere che una cessione sarebbe la soluzione più indolore. Dall’altra parte, però, nessuna fretta. Per mesi. Poi qualcosa si è mosso. Sinochem ha incaricato Bnp Paribas di esplorare possibili opzioni di vendita. Un segnale. Non una resa, ma nemmeno un muro. Un modo per dire: ascoltiamo.
Ma il calendario non è elegante. Marzo incombe. E se non arriva un compromesso, il governo ha già pronto il copione dell’ultimo atto: sospensione dei diritti di voto. Il Golden power nella sua versione più muscolare. Quella che non toglie le azioni, ma toglie la voce. Adolfo Urso prova a raccontarla come una storia di dialogo ritrovato. Dice che è positivo che le parti siano tornate a parlarsi. Ricorda che l’Italia farà la sua parte per evitare l’esclusione di Pirelli dal mercato Usa. È il linguaggio necessario quando si cammina sulle uova, ma sotto quelle uova c’è già il brontolare della crepa.
Perché le tensioni tra Pirelli e Sinochem non nascono oggi. Esplodono quando l’azionista cinese tenta di rafforzare il controllo dopo la fusione, quando la governance diventa un campo minato, quando Marco Tronchetti Provera vice presidente esecutivo, lancia l’allarme sui rischi della presenza cinese.
Da lì parte l’intervento del 2023: limiti all’accesso alle informazioni, protezione della tecnologia, maggioranze qualificate blindate nel consiglio di amministrazione. Nell’aprile 2025 arriva lo strappo vero: Sinochem perde il controllo della governance. Un colpo secco, che aumenta la tensione e costringe il governo a un lavoro diplomatico sotterraneo per evitare l’incidente internazionale. L’indagine archiviata a settembre sulla China National Rubber Company è il classico ramoscello d’ulivo: non risolve, ma calma.
Perché il rischio non è teorico. È scritto nero su bianco: senza una soluzione, Pirelli è tagliata fuori dal mercato Usa. E nessun comunicato stampa, nessuna formula di compromesso lessicale, potrà compensare un colpo del genere. Alla fine, la questione è semplice quanto brutale: chi comanda davvero. Se l’azionariato resta cinese, Washington chiude la porta. Se Roma interviene, Pechino prende nota. Se si tergiversa, il mercato decide. Per questo Palazzo Chgi ha messo sul tavolo l’aut aut: fuori dal controllo di Pirelli o tagliamo i diritti di voto utilizzando i poteri speciali del «golden power» . Non è una minaccia, è una constatazione. La geopolitica non fa sconti.
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Berlino durante il blackout del 3 gennaio 2026 (Ansa)
Decine di migliaia di case sono rimaste improvvisamente senza riscaldamento, Internet e telefono, a temperature sotto lo zero e di notte anche sotto i 10 gradi. Ma l’incendio doloso appiccato nel distretto di Steglitz-Zehlendorf è stato già rivendicato dal gruppo di estrema sinistra «Vulkangruppe», la cui denominazione è ispirata all’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull che nel 2010 ha disturbato il traffico aereo in Europa per settimane. «Stanotte abbiamo sabotato con successo la centrale a gas di Berlino-Lichterfelde», si legge nel documento. Gli autori definiscono l’azione un «atto di autodifesa e di solidarietà internazionale verso tutti coloro che proteggono la terra e la vita» nonché «un’azione orientata al bene comune».
«È stato un errore aver guardato per così tanti anni, unilateralmente, all’estremismo politico di destra (che ha criminalizzato il primo partito tedesco Afd, guidato da Alice Weidel, ndr) trascurando l’islamismo e l’estremismo di sinistra», ha dichiarato a Die Welt il ricercatore Hendrik Hansen. In effetti, secondo l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, dal 2011 gli incendi dolosi alle linee elettriche e alle infrastrutture pubbliche si sono moltiplicati, soprattutto a Berlino e Brandeburgo. Nel 2024, le autorità hanno contato undici sabotaggi criminali da quando il gruppo si è manifestato nel 2011, bruciando un ponte alla stazione di Berlino Ostkreuz. Nel marzo 2018, il distaccamento del «Vulkangruppe» a Berlino-Charlottenburg ha rivendicato un incendio doloso alle linee elettriche ad alta tensione. Circa 6.500 appartamenti e 400 aziende sono rimasti senza elettricità per ore, con danni per milioni di euro. Nel 2021, il «Vulkangruppe» ha appiccato un incendio doloso all’alimentazione elettrica dello stabilimento Tesla di Elon Musk a Grünheide. Lo stesso anno, Tesla ha subito altri atti di sabotaggio. Nel marzo 2024, un gruppo appartenente alla rete del Vulcano ha dato fuoco, sempre a Grünheide, a un grande palo dell’elettricità necessario all’approvvigionamento di Tesla: la produzione è stata interrotta per giorni a causa del sabotaggio. La Procura federale ha avviato indagini per sospetto terrorismo e l'Ufficio federale di polizia criminale ha anche indagato per sabotaggio incostituzionale. A maggio 2025, il gruppo ha confessato inoltre un incendio doloso a un impianto di trasformazione e a un impianto di tralicci radio a Berlino-Dahlem. Il messaggio di rivendicazione dell’attacco recitava: «Paralizza i quartieri delle ville. (...) Non possiamo più permetterci questi ricchi». Altri attacchi incendiari, non ultimi quello di febbraio 2025 ai cavi della ferrovia vicino a Tesla e quello di settembre 2025 all’alimentazione elettrica del parco tecnologico berlinese Adlershof, che ha coinvolto decine di migliaia di famiglie, non sono stati ufficialmente attribuiti al gruppo, nonostante le lettere di rivendicazione siano molto simili e riportino sempre la stessa firma degli «anarchici».
Hansen non circoscrive gli attacchi a Berlino: «Ovviamente abbiamo un problema nella capitale, dove si rifugiano gli anarchici. Ma abbiamo sempre più attacchi gravi in tutta la Germania». Lo studioso ha citato il gruppo radicale di sinistra «Angry Birds Kommando», che l’anno scorso ha rivendicato un attacco alla linea ferroviaria tra Duisburg e Düsseldorf. Anche a Monaco di Baviera, nel 2025 sono stati accesi diversi incendi. Pur non escludendo «collegamenti con la Russia», anche il portavoce del sindacato di polizia (GdP) Benjamin Jendro ha osservato una banalizzazione dell’estremismo di sinistra: «Nel nostro Paese lo abbiamo minimizzato per decenni».
Attivi e noti alle forze di sicurezza tedesche da molto tempo, la polizia li inquadra nell’ambiente degli anarchici della scena estremista di sinistra, orientata alla violenza. Nelle lettere di rivendicazione, i gruppi usano nomi diversi ma tutti ispirati a vulcani islandesi come Grimsvötn, Katla o Ok. I target dei gruppi sono quasi sempre i cavi delle linee ferroviarie, le torri radio, le linee dati e i mezzi di trasporto pubblici; l’obiettivo è mostrare la vulnerabilità delle infrastrutture di mobilità e comunicazione, disturbare l’ordine pubblico e causare gravi danni materiali. La matrice climatica è ostentata: il gruppo denuncia la «sete di energia» che distrugge le risorse naturali attraverso il riscaldamento globale. «Intere regioni stanno diventando inabitabili a causa del riscaldamento», dicono gli attivisti, «l’entità di questa devastazione è ignorata».
Gli autori del documento criticano particolarmente lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, per il suo elevato fabbisogno energetico e i pericoli sociali che comporta, per poi chiosare: «Un giorno moriremo di sete e di fame seduti davanti agli schermi luminosi o ai dispositivi spenti».
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Ursula von der Leyen (Ansa)
Il presidente del consiglio dà il via libera all’accordo con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay più altri sei Paesi latinoamericani «associati» lo ha annunciato commentando: «Esprimo soddisfazione per la decisione della Commissione europea di modificare, come richiesto dall’Italia, la proposta di nuovo quadro finanziario pluriennale». La Von der Leyen è stata sicuramente indotta a mollare i cordoni della borsa dal blitz americano in Uruguay. Era desiderosa di riguadagnare almeno una finestra sul cortile di casa di Donald Trump per far vedere che l’Europa (forse) c’è e la firma dell’accordo col Mercosur è prevista per il 12 gennaio in Paraguay.
In una lettera inviata ieri alla presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola (l’Europarlamento aveva bocciato i tagli alla Pac e l’abolizione, che comunque è confermata, del fondo per lo sviluppo rurale accorpato a quello di coesione) e al governo cipriota (ha la presidenza di turno dell’Europa) Ursula von der Leyen annuncia la disponibilità a utilizzare due terzi dei fondi accantonati per le spese non immediatamente disponibili nel bilancio 2028-2034 pari a circa 45 miliardi per aumentare gli stanziamenti per la Pac. In più vengono confermati altri 6,3 miliardi immediatamente attivabili.
Nulla però si dice sulla clausola di salvaguardia per i prodotti agricoli importati dal Sudamerica per quanto attiene pesticidi, salubrità e qualità paragonabili a quelli Ue. Su questo punto resta il no della Francia e la forte perplessità degli agricoltori italiani. Anche se il ministro per l’Agricoltura Francesco Lollobrigida in partenza per Bruxelles dove stamani si tiene - ospitata dalla Commissione - una sessione straordinaria di Agrifish, la riunione dei 27 ministri agricoli, proprio per sbloccare il sì al Mercosur, ha affermato: «La mossa della Von der Leyen è una bona notizia; non solo è stato annullato il taglio del 22% delle risorse destinate all’agricoltura per il periodo 2028-2034, ma la dotazione finanziaria è stata addirittura aumentata di 1 miliardo di euro». Forte perplessità su questi fondi aggiuntivi viene però dall’Istituto Jaques Delors che monitora i conti di Bruxelles.
A giudizio di Eulalia Rubio analista del centro studi «così si sta erodendo ancor prima di aver approvato il bilancio il fondo di riserva; utilizzare i soldi Ue per compensare i risultati degli accordi commerciali ha senso, ma se si vuole farlo bisogna creare uno strumento aggiuntivo, come è stato fatto dopo la Brexit, altrimenti i conti non tornano». La Francia comunque resta contraria al trattato. Gli agricoltori sono in marcia con i trattori verso Parigi. Fnsea e la Confederation Paysanne sono state ricevute ieri da Sébastien Lecornu, ma non sono soddisfatte. Il primo ministro e il ministro dell’Agricoltura Annie Genevard hanno promesso per oggi un decreto per impedire l’importazione in Francia di prodotti agricoli sudamericani trattati con sostanze chimiche vietate in Europa. È di fatto la clausola di salvaguardia che anche l’Italia chiedeva all’Ue e che Parigi ha deciso di farsi da sola anche perché gli agricoltori transalpini restano mobilitati sia per la crisi della zootecnia derivante dall’epidemia di dermatite bollosa che sta decimando le mandrie sia per la minaccia della concorrenza derivante dall’accordo Ue-Mercosur.
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Lo ha detto il ministro dell'Agricoltura nella conferenza stampa tenutasi a Bruxelles.