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2018-11-15
Anas, su Dibennardo c’è il veto grillino
ANSA
Per comprendere l'importanza del mondo che ruota intorno all'Anas, prima stazione appaltante in Italia, gestore di 25.000 chilometri di autostrade, bisogna riprendere un'intercettazione dell'inchiesta sul G8 del 2010 che portò a processo anche l'ex senatore di Ala, Denis Verdini. A parlare al telefono, intercettato, è Mario Sancetta, magistrato della Corte dei conti, che a Rocco Lamino, socio del Consorzio stabile novus, dice: «È più conveniente, come magistrato della Corte dei conti, occuparsi del ramo Anas o di quello Eni?». Lamino replica: «L'Anas è la prima. Perché con l'Eni si va fuori. Ma la prima è la migliore perché veramente significa stare presenti su tutto il territorio nazionale, perché davvero ce n'è bisogno, voglio dire di entrare nell'ingranaggio delle manutenzioni, a vita, perché veramente le strade hanno bisogno di manutenzione tutta la vita».
È racchiusa in queste ultime parole la strategicità di un'azienda come Anas e sull'importanza di una figura come Verdini su quel mondo degli appalti, tanto che Sancetta cercherà in quei mesi di mettersi in contatto proprio con lui per entrare dalla porta principale di via Monzambano.
Per questo motivo dopo le dimissioni della scorsa settimana di Gianni Armani da amministratore delegato, è esplosa una polemica all'interno del Movimento 5 stelle sulla figura di Ugo Dibennardo, attuale direttore operazioni e coordinamento territoriale. L'ingegnere catanese avrebbe già un accordo di massima con il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, per diventare amministratore delegato oggi, quando si insedierà il nuovo consiglio di amministrazione. Ma il più battagliero tra i 5 stelle è il senatore Elio Lannutti, che sui social lunedì ricordava sempre la vicinanza di Dibennardo proprio alla cricca emersa nell'inchiesta sul G8 della Maddalena: «In concorrenza con le cricche degli appalti di Diego Anemone e del suo sistema gelatinoso, con le dotte consulenze degli Ercole Incalza e di Ugo Dibennardo?». Il punto sta proprio qui, il direttore operazioni Anas lavora in via Monzambano da più di vent'anni. Ha superato tutte le stagioni, è stato anche arrestato nel 2002 in un'inchiesta sulle infiltrazioni della 'ndrangheta sulla Salerno-Reggio Calabria, da cui è uscito completamente scagionato e rimborsato per gli ingiusti giorni passati in carcere. È sopravvissuto anche all'ultima stagione di Pietro Ciucci, ultimo boiardo, di cui era un fedelissimo. Non a caso il suo nome è emerso negli anni anche nelle indagini sulle grandi opere su Incalza, ex potentissimo capo della struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dal 2001 al 31 dicembre 2014. Non solo. Nel 2015 il nome di Dibennardo emerge nelle carte dell'inchiesta sulle presunte mazzette che giravano intorno alla Dama nera, al secolo Antonella Accroglianò, ex capo coordinamento tecnico amministrativo di Anas.
In sostanza è per questo motivo che una parte dei 5 stelle continua a opporsi alla nomina di Dibennardo, perché troppo legato al vecchio mondo politico della Prima repubblica. La vicinanza all'ex ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, di cui è amico d'infanzia (come emerge dalle intercettazioni sulla Dama nera), ma soprattutto l'amicizia con Verdini sono bocconi difficili da deglutire per una parte dei 5 stelle. Per di più proprio Dibennardo è venuto incontro all'ex senatore di Ala, il garante del patto del Nazareno tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, proprio quest'anno. La storia, raccontata anche dalla Verità, riguarda Rocco Girlanda, politico e giornalista, anche lui sfiorato nel 2010 dall'inchiesta sul G8, sponsorizzato proprio da Verdini. Nel 2016 Girlanda era un dirigente Anas, agli Affari istituzionali, distaccato al ministero dei Trasporti, non senza qualche polemica sulla nomina. Terminato il governo di Paolo Gentiloni è ritornato in via Monzambano, ma la direttrice relazioni istituzionali, Emanuela Poli, non lo ha voluto sotto la sua unità. Chi è stato disposto ad accoglierlo è stato appunto Dibennardo. Oggi l'incarico di Girlanda è quello di dirigente in staff alla direzione progettazione e realizzazione lavori. Niente male per un giornalista che lavorava alle relazioni istituzionali. Ma Verdini può tutto e Dibennardo lo sa bene.
Da «Torni a bordo» a «Vai a casa». Il M5s vuol buttare a mare De Falco
«Dimettermi in caso di espulsione? Prima serve un processo e ancora prima un'accusa. Ma non credo che sarò espulso, nessuno mi ha fatto sapere nulla». Ostentava sicurezza ieri il senatore M5s Gregorio De Falco, regolarmente a Palazzo Madama seppur finito nel mirino dei probiviri (con la collega Paola Nugnes) per aver espresso, martedì, il suo voto in dissenso con il Movimento e in linea con Pd e Forza Italia sul contestato condono di Ischia, mandando sotto la maggioranza in Commissione al Senato. Uno scivolone per il governo gialloblù che al capo politico del M5s, Luigi Di Maio, non è proprio piaciuto e definendo «gravissimo» il comportamento dei due senatori (l'astensione di Nugnes e il voto contrario di De Falco), aveva aggiunto: «Questo non è un caso isolato, sono diverse settimane che ci arrivano segnali di dissenso da parte di senatori che hanno firmato impegni con il M5s e che devono portare avanti il contratto di governo. De Falco e Nugnes sono già sotto procedura dei probiviri. I dissidenti verranno probabilmente cacciati, sembrano che vogliano solo questo».
In effetti, in questa legislatura, alla Camera già 38 deputati hanno votato contro il M5s, mentre al Senato sono stati in 69. Comunque l'emendamento di Forza Italia che aveva ristretto le maglie del condono (cancellando la legge del 1985 e lasciando quelle di Silvio Berlusconi del 1994 e del 2003) aveva diviso il M5s ma aveva provocato anche l'autosospensione di sei parlamentari azzurri campani. Sono i senatori Domenico De Siano, Vincenzo Carbone e Luigi Cesaro, e i deputati Antonio Pentangelo, Paolo Russo e Carlo Sarro, che in una nota avevano definito «irresponsabile l'azione di alcuni senatori di Fi», soprattutto nei loro confronti che «avevano sostenuto le ragioni dei cittadini di Ischia e della Campania, dall'abusivismo agli abbattimenti ai condoni». Ma ieri, dopo che la capogruppo di Fi, Anna Maria Bernini, ha annunciato libertà di voto sull'emendamento presentato dagli stessi azzurri, il Senato ha reintrodotto il condono edilizio a Ischia, respingendo l'emendamento all'articolo 25 che martedì aveva mandato sotto la maggioranza. Con la bocciatura, si torna all'applicazione della legge Craxi sul condono del 1985 per le istanze pendenti su immobili danneggiati dal sisma del 2017.
Tornando in casa grillina, l'ex capitano di fregata De Falco, divenuto famoso sei anni fa per la telefonata in cui intimava al comandante Francesco Schettino «Salga a bordo, ca...», durante il disastro della Costa Concordia, si ritrova lui in mezzo a un naufragio per aver «trasgredito» il codice etico che prevede le dimissioni e una multa da 100.000 euro in caso di espulsione dal gruppo. «Io non sono dissidente, ma coerente con le idealità del M5s», ha ribadito ieri De Falco. «La linea politica è quella designata dal programma e dal contratto, ricordo che una delle cinque stelle del Movimento è l'ambiente». Per l'ex ufficiale di Marina, che già sul dl sicurezza aveva espresso la sua contrarietà, sul condono di Ischia «c'è una deviazione rispetto ai principi e ai fondamenti del M5s e non credo che esaminare istanze di condono attraverso una legge del passato possa essere una deroga razionale al principio generale del diritto. Se quello introdotto dal governo nel dl Genova non è un condono dovrebbero spiegare perché si fa riferimento a una legge del 1985».
E se i vertici del Movimento sono furiosi, ai due senatori arriva via Facebook la solidarietà della senatrice Elena Fattori: «Un sentito grazie ai colleghi De Falco e Nugnes che hanno seguito la loro coerenza, hanno pensato prima al bene dei cittadini che agli ordini di scuderia. Grazie anche per il coraggio in un clima di terrorismo psicologico lontano da ogni forma di democrazia. A riveder le stelle».
Parola diverse dal sottosegretario grillino Stefano Buffagni: «De Falco aveva detto “Torna a bordo!". Io gli dico: “Se non ti trovi, torna a casa". De Falco rimane un genio che si sente troppo genio rispetto al gruppo. Ha votato contro e senza preavviso insieme con Pd e Fi. Noi dobbiamo tenere in piedi i conti del Paese, non quelli della famiglia De Falco». Va giù duro anche il sottosegretario all'Interno, Carlo Sibilia, altro big del M5s: «Chi ha deciso di anteporre i propri interessi a quelli del Paese dovrebbe tornarsene a casa. Non siamo stati eletti per ergersi ognuno a paladino di sé stesso. E delle proprie convinzioni personali a discapito di quelle di un gruppo intero e del governo. Se si è cambiato idea lo si dica in maniera chiara e si accettino le conseguenze con responsabilità. Si torni a casa con le proprie gambe». «Se qualcuno non si trova più bene all'interno del Movimento, c'è una regola che abbiamo sempre enunciato in campagna elettorale: fa un passo indietro e va a casa, lasciando il posto a qualcun altro» ha ribadito il ministro Riccardo Fraccaro aggiungendo: «Coerenza vuole questo, poi decideranno i senatori coinvolti. I provvedimenti potrebbe prenderli il capogruppo Stefano Patuanelli o il collegio dei probiviri M5s. Lo vedremo nelle prossime ore, nei prossimi giorni. Ora è inutile anticiparlo».
Comunque l'ex ufficiale, convinto che non lascerà il M5s, difende la sua posizione citando Beppe Grillo: «Ogni eletto deve rispondere al programma e alla propria coscienza e ha la libertà di esprimersi in Parlamento senza chiedere il permesso ai capobastoni. I cittadini si facciano Stato non si sostituiscano ai partiti con un altro partito». Di Maio aveva maliziosamente ventilato contro il «dissidente» l'accusa di non volersi tagliare lo stipendio per restituire soldi ai cittadini colpiti dal maltempo: «La solita macchina del fango. Restituirò la quota». Aspettando il verdetto.
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L'ala più dura cerca di impedire che il direttore operazioni diventi il nuovo ad: «Troppo vicino a Verdini e Incalza». Ma il ministro Danilo Toninelli oggi può tirare dritto.Non si abbassa la pressione nel Movimento sull'ex comandante. Luigi Di Maio: «Gravissimo votare con il Pd, i dissidenti vanno cacciati». La replica: «Seguo la mia coscienza». E in Aula torna il condono del 1985.Lo speciale contiene due articoli.Per comprendere l'importanza del mondo che ruota intorno all'Anas, prima stazione appaltante in Italia, gestore di 25.000 chilometri di autostrade, bisogna riprendere un'intercettazione dell'inchiesta sul G8 del 2010 che portò a processo anche l'ex senatore di Ala, Denis Verdini. A parlare al telefono, intercettato, è Mario Sancetta, magistrato della Corte dei conti, che a Rocco Lamino, socio del Consorzio stabile novus, dice: «È più conveniente, come magistrato della Corte dei conti, occuparsi del ramo Anas o di quello Eni?». Lamino replica: «L'Anas è la prima. Perché con l'Eni si va fuori. Ma la prima è la migliore perché veramente significa stare presenti su tutto il territorio nazionale, perché davvero ce n'è bisogno, voglio dire di entrare nell'ingranaggio delle manutenzioni, a vita, perché veramente le strade hanno bisogno di manutenzione tutta la vita». È racchiusa in queste ultime parole la strategicità di un'azienda come Anas e sull'importanza di una figura come Verdini su quel mondo degli appalti, tanto che Sancetta cercherà in quei mesi di mettersi in contatto proprio con lui per entrare dalla porta principale di via Monzambano. Per questo motivo dopo le dimissioni della scorsa settimana di Gianni Armani da amministratore delegato, è esplosa una polemica all'interno del Movimento 5 stelle sulla figura di Ugo Dibennardo, attuale direttore operazioni e coordinamento territoriale. L'ingegnere catanese avrebbe già un accordo di massima con il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, per diventare amministratore delegato oggi, quando si insedierà il nuovo consiglio di amministrazione. Ma il più battagliero tra i 5 stelle è il senatore Elio Lannutti, che sui social lunedì ricordava sempre la vicinanza di Dibennardo proprio alla cricca emersa nell'inchiesta sul G8 della Maddalena: «In concorrenza con le cricche degli appalti di Diego Anemone e del suo sistema gelatinoso, con le dotte consulenze degli Ercole Incalza e di Ugo Dibennardo?». Il punto sta proprio qui, il direttore operazioni Anas lavora in via Monzambano da più di vent'anni. Ha superato tutte le stagioni, è stato anche arrestato nel 2002 in un'inchiesta sulle infiltrazioni della 'ndrangheta sulla Salerno-Reggio Calabria, da cui è uscito completamente scagionato e rimborsato per gli ingiusti giorni passati in carcere. È sopravvissuto anche all'ultima stagione di Pietro Ciucci, ultimo boiardo, di cui era un fedelissimo. Non a caso il suo nome è emerso negli anni anche nelle indagini sulle grandi opere su Incalza, ex potentissimo capo della struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dal 2001 al 31 dicembre 2014. Non solo. Nel 2015 il nome di Dibennardo emerge nelle carte dell'inchiesta sulle presunte mazzette che giravano intorno alla Dama nera, al secolo Antonella Accroglianò, ex capo coordinamento tecnico amministrativo di Anas. In sostanza è per questo motivo che una parte dei 5 stelle continua a opporsi alla nomina di Dibennardo, perché troppo legato al vecchio mondo politico della Prima repubblica. La vicinanza all'ex ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, di cui è amico d'infanzia (come emerge dalle intercettazioni sulla Dama nera), ma soprattutto l'amicizia con Verdini sono bocconi difficili da deglutire per una parte dei 5 stelle. Per di più proprio Dibennardo è venuto incontro all'ex senatore di Ala, il garante del patto del Nazareno tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, proprio quest'anno. La storia, raccontata anche dalla Verità, riguarda Rocco Girlanda, politico e giornalista, anche lui sfiorato nel 2010 dall'inchiesta sul G8, sponsorizzato proprio da Verdini. Nel 2016 Girlanda era un dirigente Anas, agli Affari istituzionali, distaccato al ministero dei Trasporti, non senza qualche polemica sulla nomina. Terminato il governo di Paolo Gentiloni è ritornato in via Monzambano, ma la direttrice relazioni istituzionali, Emanuela Poli, non lo ha voluto sotto la sua unità. Chi è stato disposto ad accoglierlo è stato appunto Dibennardo. Oggi l'incarico di Girlanda è quello di dirigente in staff alla direzione progettazione e realizzazione lavori. Niente male per un giornalista che lavorava alle relazioni istituzionali. Ma Verdini può tutto e Dibennardo lo sa bene.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/anas-su-dibennardo-ce-il-veto-grillino-2619748000.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="da-torni-a-bordo-a-vai-a-casa-il-m5s-vuol-buttare-a-mare-de-falco" data-post-id="2619748000" data-published-at="1769967759" data-use-pagination="False"> Da «Torni a bordo» a «Vai a casa». Il M5s vuol buttare a mare De Falco «Dimettermi in caso di espulsione? Prima serve un processo e ancora prima un'accusa. Ma non credo che sarò espulso, nessuno mi ha fatto sapere nulla». Ostentava sicurezza ieri il senatore M5s Gregorio De Falco, regolarmente a Palazzo Madama seppur finito nel mirino dei probiviri (con la collega Paola Nugnes) per aver espresso, martedì, il suo voto in dissenso con il Movimento e in linea con Pd e Forza Italia sul contestato condono di Ischia, mandando sotto la maggioranza in Commissione al Senato. Uno scivolone per il governo gialloblù che al capo politico del M5s, Luigi Di Maio, non è proprio piaciuto e definendo «gravissimo» il comportamento dei due senatori (l'astensione di Nugnes e il voto contrario di De Falco), aveva aggiunto: «Questo non è un caso isolato, sono diverse settimane che ci arrivano segnali di dissenso da parte di senatori che hanno firmato impegni con il M5s e che devono portare avanti il contratto di governo. De Falco e Nugnes sono già sotto procedura dei probiviri. I dissidenti verranno probabilmente cacciati, sembrano che vogliano solo questo». In effetti, in questa legislatura, alla Camera già 38 deputati hanno votato contro il M5s, mentre al Senato sono stati in 69. Comunque l'emendamento di Forza Italia che aveva ristretto le maglie del condono (cancellando la legge del 1985 e lasciando quelle di Silvio Berlusconi del 1994 e del 2003) aveva diviso il M5s ma aveva provocato anche l'autosospensione di sei parlamentari azzurri campani. Sono i senatori Domenico De Siano, Vincenzo Carbone e Luigi Cesaro, e i deputati Antonio Pentangelo, Paolo Russo e Carlo Sarro, che in una nota avevano definito «irresponsabile l'azione di alcuni senatori di Fi», soprattutto nei loro confronti che «avevano sostenuto le ragioni dei cittadini di Ischia e della Campania, dall'abusivismo agli abbattimenti ai condoni». Ma ieri, dopo che la capogruppo di Fi, Anna Maria Bernini, ha annunciato libertà di voto sull'emendamento presentato dagli stessi azzurri, il Senato ha reintrodotto il condono edilizio a Ischia, respingendo l'emendamento all'articolo 25 che martedì aveva mandato sotto la maggioranza. Con la bocciatura, si torna all'applicazione della legge Craxi sul condono del 1985 per le istanze pendenti su immobili danneggiati dal sisma del 2017. Tornando in casa grillina, l'ex capitano di fregata De Falco, divenuto famoso sei anni fa per la telefonata in cui intimava al comandante Francesco Schettino «Salga a bordo, ca...», durante il disastro della Costa Concordia, si ritrova lui in mezzo a un naufragio per aver «trasgredito» il codice etico che prevede le dimissioni e una multa da 100.000 euro in caso di espulsione dal gruppo. «Io non sono dissidente, ma coerente con le idealità del M5s», ha ribadito ieri De Falco. «La linea politica è quella designata dal programma e dal contratto, ricordo che una delle cinque stelle del Movimento è l'ambiente». Per l'ex ufficiale di Marina, che già sul dl sicurezza aveva espresso la sua contrarietà, sul condono di Ischia «c'è una deviazione rispetto ai principi e ai fondamenti del M5s e non credo che esaminare istanze di condono attraverso una legge del passato possa essere una deroga razionale al principio generale del diritto. Se quello introdotto dal governo nel dl Genova non è un condono dovrebbero spiegare perché si fa riferimento a una legge del 1985». E se i vertici del Movimento sono furiosi, ai due senatori arriva via Facebook la solidarietà della senatrice Elena Fattori: «Un sentito grazie ai colleghi De Falco e Nugnes che hanno seguito la loro coerenza, hanno pensato prima al bene dei cittadini che agli ordini di scuderia. Grazie anche per il coraggio in un clima di terrorismo psicologico lontano da ogni forma di democrazia. A riveder le stelle». Parola diverse dal sottosegretario grillino Stefano Buffagni: «De Falco aveva detto “Torna a bordo!". Io gli dico: “Se non ti trovi, torna a casa". De Falco rimane un genio che si sente troppo genio rispetto al gruppo. Ha votato contro e senza preavviso insieme con Pd e Fi. Noi dobbiamo tenere in piedi i conti del Paese, non quelli della famiglia De Falco». Va giù duro anche il sottosegretario all'Interno, Carlo Sibilia, altro big del M5s: «Chi ha deciso di anteporre i propri interessi a quelli del Paese dovrebbe tornarsene a casa. Non siamo stati eletti per ergersi ognuno a paladino di sé stesso. E delle proprie convinzioni personali a discapito di quelle di un gruppo intero e del governo. Se si è cambiato idea lo si dica in maniera chiara e si accettino le conseguenze con responsabilità. Si torni a casa con le proprie gambe». «Se qualcuno non si trova più bene all'interno del Movimento, c'è una regola che abbiamo sempre enunciato in campagna elettorale: fa un passo indietro e va a casa, lasciando il posto a qualcun altro» ha ribadito il ministro Riccardo Fraccaro aggiungendo: «Coerenza vuole questo, poi decideranno i senatori coinvolti. I provvedimenti potrebbe prenderli il capogruppo Stefano Patuanelli o il collegio dei probiviri M5s. Lo vedremo nelle prossime ore, nei prossimi giorni. Ora è inutile anticiparlo». Comunque l'ex ufficiale, convinto che non lascerà il M5s, difende la sua posizione citando Beppe Grillo: «Ogni eletto deve rispondere al programma e alla propria coscienza e ha la libertà di esprimersi in Parlamento senza chiedere il permesso ai capobastoni. I cittadini si facciano Stato non si sostituiscano ai partiti con un altro partito». Di Maio aveva maliziosamente ventilato contro il «dissidente» l'accusa di non volersi tagliare lo stipendio per restituire soldi ai cittadini colpiti dal maltempo: «La solita macchina del fango. Restituirò la quota». Aspettando il verdetto.
Xi Jinping (Ansa)
Dopo una visita sia nel nuovo Centro di studi strategici di Pechino sia presso l’ufficio scenari (Net assessment) del Pentagono nei primi anni Novanta mi convinsi di raccomandare ai miei studenti in International futures (Futuri internazionali, cioè scenaristica) presso la University of Georgia, nei pressi di Atlanta, di studiare il gioco cinese del «Go» oltre che quello degli scacchi, cosa che continuo a fare all’Università G. Marconi, Roma, agli studenti che chiedono metodi per gli scenari di geopolitica. Il primo gioco richiede una capacità di strategia paziente per occupare in modo prevalente, circolare e flessibile uno spazio, derivabile dal pensiero strategico di Sun Tsu. Il secondo richiede una strategia rapida e strutturata per abbattere il re avversario, compatibile con l’idea di vittoria veloce di Carl von Clausewitz. Semplificando, la raccomandazione fu ed è di usare nell’analisi strategica il blitz quando c’erano/ci sono le condizioni di superiorità per farlo e la circolarità di lungo periodo nei casi di inferiorità in attesa di un’inversione.
Pechino mostra di saper usare molto bene le due azioni strategiche in relazione alle condizioni di realtà: nel caso del dominio di Hong Kong, violando gli accordi siglati con Londra nel 1997, ha fatto un blitz; in quello di Taiwan adotta una strategia di dominio nel lungo termine aspettando o la superiorità militare nei confronti degli Stati Uniti oppure un loro cedimento, ricercando ambedue. L’America ha condotto con perfezione un’azione lampo di dominio nei confronti del Venezuela, ma con scopi condizionanti e non sostitutivi del regime, mostrando una postura di minimo sforzo per ottenere il risultato. Buona interpretazione di von Clausewitz in relazione ai vincoli di consenso interno. E sia lo sbarramento geopolitico per contenere il potere cinese nel Pacifico via negazione alla crescente flotta cinese degli spazi marini sia il tentativo di staccare la Russia dalla Cina sono buoni esempi di impiego delle logiche del «Go», ma troppo influenzate dal tradizionale concetto di «contenimento» che implica stallo, ma non soluzione. Sarebbe imprudente pensare che a Pechino non valutino contromosse. E ci sono segni che lo stiano facendo cercando posizioni dove l’America è meno forte.
Pechino ha aumentato il corteggiamento delle nazioni colpite dalla strategia dazista, trasformandola in opportunità di convergenza con le stesse. Ha trovato molteplici aperture negli alleati dell’America è ciò influisce sulla postura di convergenza/divergenza tra Ue e Cina. Nei confronti degli Stati Uniti Pechino impiega tre azioni: a) confronto simmetrico, per esempio la minaccia di blocco delle forniture delle terre rare che ha costretto Washington a ridurre la frizione con Pechino e a varare una strategia (Pax Silica) per prendere il controllo di queste materie, ma con tempi lunghi; b) ridurre al minimo le frizioni dirette con l’America a conduzione Donald Trump; c) ma sostenendo in modi il più nascosti possibile una moltiplicazione dei focolai di guerra o geo-turbolenze per disperdere la forza statunitense, per esempio la sospettata sollecitazione a una parte del regime iraniano di attivare Hamas per attaccare Israele e così ottenere una reazione che impedisse la convergenza di Gerusalemme con le nazioni arabe sunnite. O le forniture indirette di missilistica agli Huthi. Ora questa strategia sta cambiando: aumentando l’azione a) della strategia; ammorbidendo il punto b); e non insistendo troppo sul punto c).
In sintesi, Pechino si contrappone all’America cercando di convincerne gli alleati ad avere relazioni positive, per isolarla, ma dando segnali a Washington di non eccessiva ostilità concreta, pur forte quella verbale. Ciò serve per autotutela nelle contingenze e a ridurre le possibili frizioni con l’Ue scossa dalla relazione problematica con l’America per riuscire a penetrarla di più: nel gioco del Go tra le due potenze la Cina tenta di separare gli europei dall’America, non contrastando (al momento) la sua strategia di trattati commerciali globali, e Washington tenta di staccare la Russia dalla Cina stessa. Ma c’è un cambiamento più profondo a Pechino: la sua economia ha bisogno di sostenere l’export e ciò la costringe a una strategia «buonista», ma sta tentando un colpaccio: generare una moneta elettronica con garanzie solide che sostituisca il dollaro nel lungo termine, ma con benefici rapidi. Probabilmente anche per tale motivo Trump ha scelto un nuovo banchiere centrale credibile e il ministro del Tesoro ha corretto Trump stesso dichiarando che la discesa del dollaro non sarà eccessiva. Ma il dato che mostra volontà e potenziale di dominio globale della Cina è l’accelerazione del riarmo e degli investimenti tecnologici. Solo una riconvergenza forte tra Ue e Stati Uniti potrà mantenere la superiorità dell’alleanza tra democrazie sulla Cina autoritaria per condizionarla. In caso contrario saremo condizionati noi.
www.carlopelanda.com
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Con lo slogan globale Safety for Everyone, Honda sta ampliando l'impegno nelle tecnologie avanzate di sicurezza e di assistenza alla guida, iniziative per aumentare la sicurezza e influenzare il comportamento dei conducenti, oltre ad azioni indirizzate a migliorare il sistema della sicurezza stradale attraverso la collaborazione con governi, industria e comunità locali. Tra queste rientrano nuove iniziative come il Proactive Roadway Maintenance System, sviluppato dal 2021.
Durante il progetto pilota, i membri del team ODOT hanno guidato auto Honda equipaggiate con sensori avanzati di visione e LiDAR (Light Detection and Ranging) per monitorare circa 4.800 km di strade nell’Ohio centrale e sud-orientale. I veicoli hanno operato in un’ampia gamma di condizioni, comprendendo diversi tipi di strade in contesti rurali e urbani, condizioni meteorologiche variabili e diversi momenti della giornata. Il sistema ha rilevato le condizioni stradali e le carenze infrastrutturali, fornendo a ODOT informazioni operative concrete tramite l’identificazione di segnali stradali usurati o ostruiti, danni ai guardrail e alle barriere stradali, presenza di buche con dimensioni e posizione, dislivelli delle banchine con profondità relativa, segnaletica orizzontale insufficiente che influisce sul funzionamento di alcune funzioni di assistenza alla guida, come il mantenimento della corsia e in generale la scarsa qualità del manto stradale.
Man mano che i veicoli di prova Honda rilevavano lo stato delle superfici stradali critiche, della segnaletica orizzontale e degli elementi a bordo strada, gli operatori ODOT hanno analizzato le criticità in tempo reale tramite dashboard web sviluppate da Honda e Parsons. ODOT ha utilizzato questi dati per confrontarli con le normali ispezioni visive.
I dati raccolti dai veicoli sono stati elaborati tramite modelli di Edge AI, trasmessi a una piattaforma cloud Honda per l’analisi e integrati nel sistema iNET® Asset Guardian di Parsons.
Ciò ha permesso di implementare una pipeline capace di generare automaticamente ordini di lavoro prioritizzati per i team di manutenzione ODOT. Gli ordini di lavoro possono essere raggruppati per gravità e prossimità, mentre il sistema iNET® Asset Guardian semplifica i flussi di lavoro, migliorando l’efficienza delle operazioni di manutenzione sul campo.
i-Probe ha fornito la validazione dei dati e competenze analitiche per la valutazione della rugosità stradale e delle condizioni della segnaletica orizzontale. L’Università di Cincinnati ha supportato Honda nell’integrazione dei sensori sui veicoli di prova, ha guidato lo sviluppo delle funzionalità di rilevamento dei danni (inclusi buche, guardrail, segnali e dislivelli delle banchine) e ha fornito il servizio di manutenzione del sistema a ODOT durante la fase di sperimentazione.
I risultati hanno confermato che il rilevamento automatizzato tramite il Proactive Roadway Maintenance System ha raggiunto un’elevata accuratezza per segnali, guardrail e dislivelli delle banchine, oltre a garantire un’ottima capacità di individuazione delle buche sulla maggior parte dei tipi di strada: 99% di accuratezza per segnali danneggiati o ostruiti 93% per guardrail danneggiati e 89% nel rilevamento delle buche.
È stata inoltre realizzata una pipeline di feedback basata sull’intelligenza artificiale che ha consentito ai membri del team ODOT di segnalare le rilevazioni errate, permettendo al sistema di apprendere e migliorare nel tempo.
Le analisi condotte hanno mostrato che solo una piccola percentuale presentava una segnaletica orizzontale insufficiente, suggerendo la possibilità di ottimizzare i programmi di ritracciatura. I dati dei sensori dei veicoli hanno inoltre misurato in modo affidabile i livelli di rugosità stradale, fornendo informazioni preziose per la pianificazione della manutenzione. Il Proactive Roadway Maintenance System ha anche individuato dislivelli delle banchine ad alta gravità, difficili da identificare tramite le ispezioni visive di routine, segnalando con successo queste condizioni lungo la rete stradale.
Riducendo la necessità di ispezioni manuali, il sistema migliora la sicurezza delle squadre di manutenzione e ne limita l’esposizione ai rischi del traffico. Il team di progetto stima che il rilevamento automatizzato delle condizioni stradali potrebbe consentire a ODOT un risparmio annuo superiore a 4,5 milioni di dollari, grazie alla riduzione del tempo dedicato alle ispezioni manuali, all’ottimizzazione dei programmi di manutenzione e alla prevenzione di costose riparazioni rinviate tramite controlli proattivi.
Nella fase successiva di test, il team di progetto sta valutando le modalità per scalare il prototipo del Proactive Roadway Maintenance System verso un utilizzo operativo reale. In futuro, Honda mira a consentire ai propri clienti di contribuire a strade più sicure e migliori attraverso la condivisione anonimizzata dei dati dei loro veicoli. Questo approccio orientato alla comunità crea un senso di responsabilità condivisa a livello di gestione della rete stradale, permettendo agli automobilisti di passare dal semplice utilizzo delle strade a un contributo attivo al loro miglioramento.
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