
«Il vaccino è l'unica strada verso la libertà». La frase preferita dai virologi da talk show e da Roberto Speranza ormai è la melodia dell'estate, il premier Mario Draghi ne ha fatto anche un arrangiamento rap per sponsorizzare il green pass («Non ti vaccini/ ti ammali/ muori»). Sul tema nessuno può sollevare un sopracciglio, lasciarsi scappare un colpo di tosse, perché il rischio di passare per un negazionista criminale è altissimo. Le guardie rosse dell'impero sanitario vigilano. Poi una mattina arriva un tweet di Guido Crosetto e l'argomento riaffiora come i resti di un sommergibile affondato.
Scrive uno dei fondatori di Fratelli d'Italia, ex sottosegretario, raffinato e solitamente pacato politologo: «A grande richiesta. Ho fatto due dosi di Pfizer, la seconda l'11 aprile. Dopo mesi, con anticorpi, ho preso la variante Delta. Sono stato malissimo, poiché diabetico e cardiopatico mi hanno fatto monoclonali. Sono guarito. Non avrò il green pass per settimane. Se mi faccio domande, mi danno del No vax». C'è tutto, il cinguettio equivale a un inserto di Nature e manda in soffitta in un colpo solo un anno di chiacchiere dei Burioni boys. Crosetto è stato vaccinato, si è ammalato di variante Delta, da quel che dice l'ha vista brutta ed avendo patologie pregresse ha superato la crisi grazie alle cure monoclonali. È in attesa che gli venga sbloccato il pass dei miracoli e non va un centimetro più in là del riassunto fattuale per non essere bollato. Nel frattempo da oggi non può entrare nei ristoranti e nei bar al chiuso, ma neppure in palestre, piscine, musei e teatri. Pur avendo seguito le indicazioni del cittadino modello è di fatto un esodato del vaccino.
La vicenda Crosetto, comune a tutti gli italiani che nonostante la totale fiducia nel farmaco di Big Pharma si sono ritrovati dentro il delirio del virus cinese, pone due problemi. Il primo è sanitario ed è facilmente riassumibile in una domanda: siamo proprio sicuri che i vaccini siano l'unica via per uscire dall'emergenza? La santificazione dell'unico metodo avallato dall'Oms ha rallentato la produzione di cure classiche. E la dogmatica adesione dei due governi italiani della pandemia (con Speranza sempre lì a dirigere il traffico) ha affossato ogni procedura alternativa, snobbandola, ridicolizzandola con l'ausilio della batteria virologico-mediatica del pensiero unico.
Il secondo problema è politico e discende da quel «se mi faccio domande mi danno del No vax» che tocca il nervo scoperto del green pass. La pesante limitazione delle libertà individuali a fronte di benefici tutt'altro che assoluti è alla base di una certa diffidenza; non tutti hanno la propensione a seguire fideisticamente i diktat e non per questo meritano di finire dentro il calderone No vax. Anche perché basta leggere ciò che accade in alcuni Paesi-guida (per rigore ed efficienza) per veder aumentare le perplessità. In Israele i contagi risalgono nonostante la vaccinazione di oltre il 75% della popolazione e il governo ha dato il via al piano «terza dose» ai fragili.
In quattro giorni il «richiamo del richiamo» è stato somministrato a 262.000 persone che rappresentano il 21% degli ultrasessantenni già vaccinati con due dosi. Ieri i morti sono stati due. Due. Ma a Tel Aviv è allarme rosso e la parola lockdown è tornata a girare: entro due settimane il Paese potrebbe richiudere tutto. In Germania si sta adottando la stessa strategia. E in Italia, dove la campagna vaccinale sta andando obiettivamente bene (500.000 somministrazioni al giorno sono un punto esclamativo), lo scenario suscita ancora più dubbi, ancora più interrogativi che meritano approfondimenti e risposte, non refrain ideologici.
Le chiusure non bastavano, i vaccini non bastano. Eppure l'extramortalità da Covid è quasi azzerata, in Italia non c'è un reparto ospedaliero in sofferenza. Se si riparla ovunque di chiusure nonostante i ritmi vaccinali soddisfacenti, significa che la psicosi è tornata a mordere. Ma se l'obiettivo è «zero contagi» non ne usciremo mai. In questo contesto prende forma una domanda che congela le certezze: fino a dove vogliamo arrivare con le vaccinazioni? Tre, quattro, sei. È evidente che tutto ciò non può essere considerato una normale evoluzione. I vaccini non sono ciliegie.
È provato che i lockdown non sono sufficienti, ora si fa avanti l'ipotesi che non lo siano strutturalmente neppure le due dosi di vaccino. L'Australia è tornata in lockdown a macchia di leopardo, a Sydney sono stati schierati i militari per far rispettare le restrizioni. Il Queensland ha chiuso tutto con sette morti. Sette. Il timore è che il mondo abbia un obiettivo delirante: zero contagi. Se è così non ne usciremo mai, saremo schiavi dei vaccini fino a quando non lo decideranno i produttori. Per dirla con Crosetto, meglio non farsi altre domande. Sennò pure io, che di solito vaccino anche il gatto, mi sento dare del No vax.





