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Netflix dedica il terzo capitolo della docuserie «American Manhunt» alla cattura di Bin Laden

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Netflix dedica il terzo capitolo della docuserie «American Manhunt» alla cattura di Bin Laden
«American Manhunt: Osama Bin Laden» (Netflix)

La terza stagione della serie antologica, annoverata fra le produzioni originali di Netflix e disponibile online a partire da lunedì 10 marzo, è incentrata sull'uomo che ha rotto gli equilibri dell'Occidente, lasciando due buchi immensi nel mezzo di New York, voragini insanabili nelle relazioni internazionali: Osama Bin Laden.

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Iran, Trump: «Accordo in 15 punti, stop all’atomica e cambio di regime». Ma Teheran non conferma
Donald Trump (Ansa)
Il presidente americano annuncia che in Iran «è in corso un cambio di regime» e che Usa e Israele «hanno eliminato la leadership» di Teheran, rivendicando un’intesa in 15 punti con la rinuncia iraniana all’arma nucleare. Dalla Repubblica islamica arriva però una smentita su ogni negoziato.
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Spaccio e tifo identitario. Così le mafie maghrebine si prendono la Francia
Ansa
  • Gli ultimi arrivati sono i «Fennecs», che hanno scelto come simbolo il soprannome della nazionale di calcio algerina. Ma la gang più temuta resta la marsigliese DZ.
  • Le nuove sostanze psicoattive rappresentano un business a basso costo logistico e alta redditività: il modo ideale per finanziare attività terroristiche. Le periferie restano un grosso bacino di reclutamento.

Lo speciale contiene due articoli

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«L’affluenza è una buona notizia, in generale la democrazia è una buona notizia». Così il premier Giorgia Meloni, all’uscita del seggio di Spinaceto, a Roma, dove si è recata questa mattina per il voto al referendum sulla giustizia, rispondendo a una domanda.

Carolina Orlandi: «Non capisco perché i pm non riaprono il caso David Rossi»
Carolina Orlandi (Ansa)
La figlia del capo della comunicazione di Mps: «La commissione parlamentare ha certificato che fu ucciso. Ma a Siena c’è omertà».

«Quella mattina, prima di uscire per andare in banca, mi prestò le sue pantofole: è l’ultimo ricordo che mi resta di lui». Quella mattina era il 6 marzo 2013, esattamente tredici anni fa. David Rossi, il potente - come lo descrivono le cronache «guardone» - direttore della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, la banca rossa più antica del mondo trascinata dai rossi e non solo in uno scandalo finanziario gigantesco, non tornerà più a casa. Alle 19 e 59 le telecamere - ma solo un filmato sarà disponibile con l’orario peraltro sbagliato - registrano il volo di David dal terzo piano di Rocca Salimbeni.

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